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Comissão Europeia obriga Meta a reabrir WhatsApp a assistentes de IA de terceiros

A Comissão Europeia obrigou esta terça-feira a Meta a restabelecer o acesso de assistentes de IA de terceiros ao WhatsApp, até concluir uma investigação à empresa, afirmando que isso é imprescindível para impedir “danos irreparáveis” à concorrência no setor.

Esta decisão surge depois de, em fevereiro, a Comissão Europeia ter notificado a Meta sobre um potencial abuso de posição dominante no mercado, após a empresa tecnológica ter anunciado em outubro uma atualização dos termos do WhatsApp Business que impedia a utilização de assistentes de Inteligência Artificial (IA) de terceiros na aplicação.

Em reação a esta notificação da Comissão Europeia, a Meta decidiu, em março, voltar a permitir a utilização desses assistentes, mediante o pagamento de uma taxa, o que o executivo comunitário considerou ser, “na prática, equivalente à anterior proibição de acesso”, uma vez que a taxa em questão é “demasiado elevada”.

Num comunicado hoje divulgado, a Comissão Europeia considera que é necessário forçar a Meta a restabelecer o acesso de assistentes de IA de terceiros ao WhatsApp “para prevenir danos graves e irreparáveis à concorrência no mercado em crescimento dos assistentes de IA de uso geral”.

“A alteração de política da Meta corre o risco de prejudicar a concorrência num momento crucial para o desenvolvimento desse mercado, em que operadores de menor dimensão e novos concorrentes podem desafiar os grandes intervenientes já estabelecidos”, afirma o executivo.

Assim, a Comissão Europeia ordena à Meta que “restabeleça o acesso de assistentes de IA de uso geral de terceiros ao WhatsApp Business, nos mesmos termos e condições que vigoravam antes de 15 de outubro de 2025, altura em que esse acesso era gratuito para todos esses assistentes de IA”.

“A Meta deverá manter esse acesso nessas condições até que a Comissão adote uma decisão final sobre o caso. Tal é necessário para garantir a eficácia dos poderes da Comissão em matéria de aplicação do direito da concorrência, bem como de qualquer decisão final que venha a ser adotada relativamente à legalidade da conduta da Meta”, lê-se.

A Meta tem agora até cinco dias úteis para cumprir a ordem hoje anunciada pela Comissão Europeia.

Citada no comunicado, a vice-presidente da Comissão Europeia com a pasta da Transição Limpa, Justa e Competitiva, Teresa Ribera, refere que é necessário tomar esta medida provisória porque, “nos mercados em rápida evolução, pode-se perder competitividade” no tempo que a Comissão Europeia demora a chegar a uma decisão final.

“É por esta razão que estas medidas provisórias permanecerão em vigor durante toda a investigação, a fim de evitar danos que seriam praticamente impossíveis de reparar”, afirma.

A comissária salienta que a decisão hoje tomada irá “salvaguardar a concorrência no mercado em crescimento dos assistentes de IA, preservando um canal essencial para chegar aos consumidores na Europa – o WhatsApp – e permitindo que as empresas de IA inovem, ganhem escala e concretizem plenamente o seu potencial”.

“Com a decisão hoje adotada, garantimos também que os cidadãos europeus continuem a poder escolher os assistentes de IA que desejam utilizar com o WhatsApp, em vez de essa escolha lhes ser imposta”, acrescenta.

A Meta é a dona das redes sociais Facebook e Instagram, bem como de aplicações de comunicação para consumidores, como o WhatsApp e o Messenger.

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Spyware firm targeted WhatsApp users in defiance of US court order, Meta says

Tech company says it ‘caught and disrupted’ NSO Group’s attempts to access accounts in Jordan and Lebanon

A spyware firm has been targeting WhatsApp users with malicious links in contravention of a US court order forbidding it from doing so, Meta has said.

In a post, Meta said WhatsApp had “caught and disrupted spear phishing attempts” by NSO Group, which a spokesperson said targeted a handful of users in Jordan and Lebanon. It had also caught the group creating “test accounts and groups” on WhatsApp.

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© Photograph: Martin Meissner/AP

© Photograph: Martin Meissner/AP

© Photograph: Martin Meissner/AP

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Milan, Rangnick non si fida: vuole pieni poteri e garanzie scritte da Cardinale. E Glasner aspetta…

Glasner aspetta l’incastro tecnico, Mateta torna nel mirino per l’attacco rossonero

Il Milan vuole ripartire da Ralf Rangnick, ma il sì non è ancora arrivato. Il ct dell’Austria è tentato dalla possibilità di entrare nel club rossonero con un ruolo di vertice nell’area sportiva, ma prima di firmare vuole certezze. Non promesse generiche. Garanzie scritte.

Secondo il quotidiano austriaco Wiener Zeitung, Rangnick non si fida al cento per cento del quadro che gli è stato prospettato dal Milan. L’idea di guidare la rifondazione tecnica di un club storico lo intriga, ma il tedesco teme che gli impegni presi nei colloqui non vengano poi rispettati fino in fondo. Rangnick vorrebbe mettersi al capo della piramide sportiva, scegliere gli uomini con cui lavorare, controllare scouting e mercato, intervenire sull’organizzazione tecnica e muoversi senza interferenze esterne. In sintesi, vuole comandare l’area sportiva.

La richiesta al Milan è chiara: impegni definiti, ruoli separati, autonomia operativa. Il riferimento riguarda anche la presenza di figure influenti attorno al club, a partire da Zlatan Ibrahimovic, senior advisor di Gerry Cardinale e molto coinvolto nelle scelte rossonere. Rangnick non vuole sovrapposizioni né zone grigie nelle decisioni.

Seduto al tavolo, però, non c’è solo il Milan, la ÖFB, la Federcalcio austriaca, vuole trattenere Rangnick fino all’Europeo 2028. Il presidente Josef Pröll ha ottenuto il via libera per lavorare al rinnovo dopo una fase di stallo. Le richieste dell’ex Hoffenheim erano considerate alte e dentro la federazione c’era chi temeva un controllo troppo ampio da parte del ct. La proposta economica austriaca è cresciuta. Dopo una prima offerta vicina all’attuale ingaggio, poco sopra il milione di euro, l’ingresso degli sponsor Raiffeisen, IMMOUnited, Uniqa e Sporteo avrebbe consentito di raddoppiare la cifra. Ma per Rangnick i soldi non sono l’unico fattore. Il suo obiettivo, secondo la stampa austriaca, è professionalizzare la federazione, la nazionale e il calcio austriaco nel suo complesso. Anche con la ÖFB, quindi, la richiesta è la stessa fatta al Milan: libertà tecnica, controllo dello staff e margine di intervento sulle strutture.

La scelta di Rangnick può incidere anche sulla panchina. Oliver Glasner resta uno dei nomi favoriti per il Milan e avrebbe già allontanato le voci legate al Feyenoord. L’idea di allenare un club del peso dei rossoneri lo attrae, anche senza Champions League. La trattativa sarebbe in stato avanzato dopo l’incontro positivo con Cardinale e Ibrahimovic. Per Glasner sarebbe pronto un biennale con opzione per il terzo anno da circa 3,5 milioni di euro a stagione. La sua posizione, però, va letta anche insieme a quella di Rangnick. I due hanno lavorato insieme al Salisburgo e si conoscono bene. Un eventuale no del ct dell’Austria non bloccherebbe automaticamente Glasner, ma potrebbe spingerlo a riflettere sul progetto rossonero.

In attacco, il nome che può tornare d’attualità è Jean-Philippe Mateta. Il francese era stato vicino al Milan già a gennaio, dopo una trattativa impostata con il Crystal Palace intorno ai 35-36 milioni di euro. L’operazione si era poi fermata per le valutazioni mediche sul ginocchio. Da allora Mateta è rimasto a Londra, ha scelto una terapia conservativa, ha saltato otto partite tra Premier e Conference ed è tornato protagonista nel finale di stagione. Ha segnato cinque gol tra metà marzo e la fine dell’anno, compreso quello decisivo nella finale europea contro il Rayo Vallecano. Le prestazioni gli sono valse anche la convocazione della Francia per il Mondiale. Glasner lo conosce bene e lo avrebbe indicato come rinforzo per l’attacco. Insieme hanno vissuto una stagione storica al Crystal Palace, con la vittoria di FA Cup, Community Shield e Conference League. Il Milan ci pensa, anche perché il contratto di Mateta scade nel 2027 e il prezzo potrebbe scendere sotto la richiesta iniziale, superiore ai 30 milioni.

La concorrenza è tanta. La Juventus aveva seguito Mateta già nel mercato invernale e lo considera un’alternativa di livello a profili come Sorloth e Kolo Muani. Il Milan può provarci, ma prima deve capire chi comanderà la parte tecnica.

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Edgar Morin è vivo e lotta insieme a noi. La complessità contro il ‘riduzionismo’ bellicista

Edgar Morin è stato uno dei maggiori intellettuali del ‘900 e del primo quarto del secolo in corso, ma illuminerà ancora il futuro. Queste righe, scritte tra la sua morte avvenuta il 29 maggio scorso e il 105esimo compleanno che sarebbe stato il prossimo 8 luglio, non possono certamente ricostruirne la vita e l’opera monumentale centrata sul metodo, per la quale rimando, oltre ai testi dell’Autore, al volume curato da Mauro Ceruti, Cento Edgar Morin, per i cento anni dell’“umanista planetario”. Non mi soffermo neanche sulla trilogia dell’educazione – dalla Testa ben fatta, ai Sette saperi necessari all’educazione del futuro al Manifesto per cambiare l’educazione – che pure non deve mancare nella formazione di ogni educatore. Metto a fuoco, invece, il Morin ultracentenario che fino alla fine non ha smesso di denunciare “l’isteria di guerra” nella quale siamo precipitati.

Ero presente all’Arena di pace a Verona il 18 maggio 2024, insieme a migliaia di costruttori e costruttrici di pace quando, rispondendo all’appello di papa Francesco e non potendo essere presente fisicamente, Morin mandò un breve videomessaggio registrato in ospedale nel quale ribadiva che di fronte “a tanti pericoli, tante guerre, tanta difficoltà a trattare i problemi fondamentali dell’umanità, c’è bisogno di una coscienza fortissima della necessità di lavorare insieme per fare un movimento ardente e forte per la pace”. La costruzione di questa “coscienza fortissima” è stata al centro degli ultimi interventi pubblici attraverso tutti i canali, compresi i profili social dove fino a pochi mesi fa decostruiva lucidamente ed essenzialmente il bellicismo dominante sui media: “Dobbiamo resistere all’oscurantismo, alle illusioni, alle visioni unilaterali. Dobbiamo sempre verificare le informazioni e le verità ufficiali. Non dobbiamo lasciarci trascinare nell’isteria collettiva”, scriveva su X il 7 novembre 2024. E il 5 giugno 2025 – lui di origini ebraiche sefardite, autore dell’importante saggio su Il mondo moderno e la questione ebraica – segnalava: “l’identificazione quasi viscerale con Israele rende insensibili e ciechi”.

Aveva aperto gli anni Venti del XXI secolo Edgar Morin con uno scritto dal titolo La fraternità, perché? (2020) nel quale indicava il paradosso della mondializzazione che, mentre ha creato “una comunità di destino per tutta l’umanità” ha generato pericoli globali, tra i quali “la moltiplicazione delle armi nucleari di distruzione di massa, così come delle armi chimiche e informatiche capaci di paralizzare una nazione intera”. Rispetto ad essi l’orizzonte di salvezza è costruire percorsi di fraternità che “deve diventare scopo senza smettere di essere mezzo” ossia cammino “dell’avventura umana”. Ma le cose non sono andate così, la pandemia di Covid ha pienamente dispiegato i pericoli della mondializzazione senza governo, amplificando le pericolose “regressioni” indicate da Morin nel libro Cambiamo strada (2020). Tra di esse le guerre e il riarmo, intraviste lucidamente nel rischio di conoscere ancora “ciò che avvenne a Sarajevo nel 1914 o a Danzica nel 1939: una bomba e la rivendicazione di un esaltato hanno provocato, entrambe le volte, attraverso reazioni a catena del tutto impreviste, la conflagrazione e l’ecatombe di due guerre mondiali”. Di fronte a questo possibile scenario, cambiare strada non è utopia ma realismo: “il vero realismo può proporre delle idee che sembrano utopiche ai realisti ufficiali. Il vero realismo sa che l’improbabile è possibile e che la cosa più importante e frequente è il sopraggiungere dell’inatteso nel reale”.

Perché il messaggio sia più chiaro, l’agile libro successivo s’intitola Svegliamoci! (2022), dove svolge una precisa analisi della situazione di precarietà globale, tra dimensione delle minacce e consapevolezza del pericolo. Da Hiroshima e Nagasaki in avanti, “il progresso della potenza umana è sfociato nell’impotenza umana di controllare la propria forza. Ma tutto questo è come anestetizzato dal sonnambulismo generale della nostra vita quotidiana”. Siamo nel pieno della policrisi planetaria e, se abbiamo sperato che la pandemia svegliasse le coscienze a portasse ad un cambiamento di rotta, al contrario “le misure di controllo e sorveglianza delle popolazioni, ufficialmente giustificate da ragioni sanitarie, costituiscono anche le prime impalcature di una società della sorveglianza e della sottomissione”, come accade in Italia con il susseguirsi dei “decreti sicurezza”. Per uscirne è necessario, prima di tutto, un cambio di paradigma nel modo stesso di pensare ed è il centro dell’impegno culturale di Morin: sostituire i pensieri semplificanti, unilaterali e parziali, con “principi che permettano di riconoscere, distinguere, e riunire antagonismi complementari”. Quanto di più difficile in tempi di guerra.

“Già in tempi cosiddetti normali, è predominante la conoscenza compartimentata e decontestualizzata” – scrive nel successivo libro Di guerra in guerra (2023) – “Quando imperversa l’isteria fanatica o l’isteria di guerra, essa diventa sovrana e provoca l’odio di ogni conoscenza complessa e di ogni contestualizzazione”. E’ uno scritto fondamentale per comprendere la regressione del pensiero, dell’informazione, del linguaggio in Europa a partire dalla guerra russo-ucraina, per il quale lo stesso Morin è stato incredibilmente accusato in Francia di “putinismo”. Ma, concludeva Morin, “più la guerra si aggrava, più la pace è difficile ed urgente. Evitiamo una guerra mondiale. Sarebbe peggio della precedente”.

L’appello più recente di Morin è del 29 novembre 2025, Dove va il mondo, pubblicato su il manifesto e su ytali., nel quale accusa lucidamente i governi europei di contribuire all’escalation della guerra in Ucraina, anziché favorire il negoziato, agitando la minaccia russa anziché guardare alle catastrofi ecologiche, politiche e militari. Ciò che c’è da fare oggi, prima di ogni altra cosa, è dunque agire “con l’intenzione di salvare l’umanità dalla autodistruzione”. Nel tempo del riduzionismo bellicista il pensiero della complessità di Edgar Morin è vivo. E lotta insieme a noi.

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Enchimento artificial de areia depois das tempestades “salvou a época balnear” no Algarve – SIC

Fica concluída já no início desta semana a intervenção de enchimento do areal da praia da Fuzeta. A promessa foi deixada pela ministra do Ambiente numa visita ao local. Também as praias de Loulé, muito afetadas pelas tempestades de inverno, conseguiram com a alimentação artificial ganhar 50 metros de areal até ao mar, como mostra a reportagem da SIC.

A Fuzeta teve também a época balnear em perigo. Foi preciso avançar com uma intervenção de emergência: 400 mil euros e 40 mil metros cúbicos de areia vão permitir abrir a praia aos banhistas.

Foi mesmo para salvar a época balnear e ainda bem que o fizemos”, afirma a ministra do Ambiente, Maria Graça Carvalho, que aproveitou o Dia Mundial do Ambiente, na sexta-feira, para visitar a reta final da intervenção na Fuzeta.

As tempestades de inverno chegaram, nalgumas zonas, a ‘comer’ 15 metros de areal. Foi preciso uma intervenção de mais de 14 milhões de euros para assegurar que nos sete quilómetros do Forte Novo a Vale do Lobo e Vale Garrão houvesse época balnear.

Imagem extraída da reportagem da SIC

Seguem-se dentro de meses dragagens nos portos também da Fuzeta, Tavira e Lagos. No final do verão, será retomada a intervenção entre a Praia da Rocha e a dos Três Castelos.

Temos tido problemas técnicos, tem sido difícil o transporte da mistura de areia e água. Não conseguimos acabar antes da época balnear por isso interrompeu-se e tirou-se tudo. Retomamos a seguir à época balnear”, explicou a ministra.

Entre obras concluídas, em curso ou contratualizadas, o investimento na reposição de areias e proteção costeira do Algarve aproxima-se dos 20 milhões de euros. Em média, a linha de costa tem recuado três metros por ano no Algarve.

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Il ‘crepacuore’ esiste davvero: una possibile spiegazione clinica del caso di Marjane Satrapi

Il tempo della medicina ci ha permesso di diagnosticare e dare un nome a ciò che, fino a pochi anni fa, veniva semplicemente chiamato “crepacuore”. Oggi sappiamo che molte condizioni cardiache transitorie che possono insorgere in seguito a eventi emotivi particolarmente intensi possono essere ricondotte alla sindrome di Takotsubo, nota anche come “sindrome del cuore infranto” o “cuore in gabbia”. Questa parrebbe essere stata la causa della morte della fumettista iraniana Marjane Satrapi.

La ricerca e la clinica consentono di attribuire, a posteriori, un nome a molte morti che appaiono incomprensibili a chi non conosce la profondità con cui il dolore può incidere sul corpo umano.

Nel mio paese natale, in Toscana, tutti conoscono ancora la storia di Alma. Aveva un figlio disperso in Russia e trascorreva le giornate fissandone la fotografia. Gli amici cercavano di proteggerla da quello che allora veniva chiamato semplicemente “crepacuore”, una sorte che, secondo il sapere popolare, aveva già colpito molti familiari di soldati mai tornati dalle guerre.

Le tolsero la fotografia dal comodino. Per qualche tempo la sua vita sembrò riprendere un corso normale, almeno in apparenza. Poi, un giorno, senza dire nulla ai nipoti, si recò al cimitero e si fermò davanti all’ossario dei caduti in Russia. Lì era conservata anche la fotografia del figlio. Rimase a lungo ad accarezzarla e a contemplarla.

La trovarono morta quella sera, senza che nessuno si fosse accorto di nulla.

La vulgata popolare vuole che quando la trovarono, avesse sulle labbra un sorriso appena accennato, come se fosse certa di aver finalmente rivisto il figlio perduto per sempre.

Per comprendere eventi come questo, occorre guardare non soltanto all’organo, bensì alla struttura stessa del legame affettivo. La sindrome di Takotsubo è infatti frequentemente associata all’impossibilità di elaborare un lutto, di dare una collocazione simbolica alla perdita e al distacco.

Freud insegna che, quando l’oggetto amato scompare, la sua ombra cade sul soggetto e lo ammanta di nero, inaugurando il tempo depressivo del lutto. Il lavoro dell’elaborazione consiste nel progressivo disinvestimento dell’oggetto perduto, affinché l’energia affettiva possa trovare nuove destinazioni e la vita possa tornare a scorrere. Non sempre, però, questo processo si compie. Talvolta il soggetto resta fissato all’istante della separazione. Il tempo cronologico procede, ma quello soggettivo si arresta. La persona scomparsa continua a vivere in modo immaginario nei suoi gesti, nelle sue parole, nelle sue abitudini; il ricordo ritorna incessantemente e ogni immagine riapre una ferita che non riesce a cicatrizzarsi.

Quando ciò accade, il cuore sembra ammalarsi perché incapace di reggere l’assenza.

L’esperienza clinica mostra che una delle situazioni più critiche per il verificarsi dello Takotsubo è rappresentata dalla privazione forzata della funzione genitoriale. La cronaca è piena di genitori consumati dal trauma di un figlio scomparso.

Alcuni mesi dopo la morte del figlio, un militare dell’esercito britannico che si era tolto la vita, Dawn Turner, una donna di 57 anni, venne colpita da un improvviso e violentissimo dolore toracico. Era il marzo del 2026 e i sintomi apparivano del tutto compatibili con quelli di un infarto: oppressione al petto, difficoltà respiratoria e la sensazione di essere in pericolo di vita. Gli accertamenti diagnostici esclusero tuttavia la presenza di un infarto miocardico e confermarono la sindrome da “cuore in gabbia”.

Oltre al lutto, anche le separazioni forzate dai figli sono terreno di coltura di tale patologia. Quando l’accesso al figlio viene impedito — per separazioni conflittuali, provvedimenti giudiziari o circostanze lavorative particolarmente gravose — chi ha costruito la propria identità attorno alla funzione genitoriale può sperimentare una sofferenza devastante.

“Non ha più senso che io viva, dottore, se non posso vederlo crescere”, mi disse un paziente il cui cuore sembrò consumarsi lentamente dopo il distacco dal figlio, mentre trascorreva mesi di isolamento osservando ossessivamente le foto del ragazzo allontanato dal tribunale.

In questi casi si osservano spesso forme di supplenza affettiva: fotografie guardate ossessivamente, filmati rivisti all’infinito, vecchie immagini custodite come reliquie. Si cerca di mantenere vivo un legame che la realtà ha interrotto, ma che la psiche continua a considerare indispensabile. Nelle festività, in occasione di particolari anniversari, nel momento di sfogliare le foto dei ricordi, per chi rientra in queste condizioni il “crepacuore” può rivelarsi in tutta la sua tragica verità.

La morte della principessa Padmé Amidala alla fine di Star Wars Episodio III rappresenta probabilmente uno degli esempi più celebri, nella filmografia , di morte per Takotsubo. Dopo aver dato alla luce i gemelli Luke e Leia, si spegne senza che i medici riescano a individuare una causa organica capace di giustificarne la fine. Il suo corpo appare integro, ma il suo universo affettivo è andato completamente in frantumi. Ha assistito alla trasformazione dell’uomo che amava nel temibile Darth Vader, alla dissoluzione della Repubblica e al crollo degli ideali ai quali aveva consacrato la propria esistenza. In altre parole, ha visto scomparire, nel giro di pochi giorni, tutto ciò che dava significato alla sua vita. Il droide medico, mentre la aiuta a dare alla luce i due figli, pronuncia la famosa frase: “Dal punto di vista medico è completamente sana. Per ragioni che non riusciamo a spiegare, la stiamo perdendo”. Alla domanda di Obi-Wan: “Sta morendo?”, il droide risponde: “Non sappiamo perché. Ha perso la volontà di vivere”

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Brasileirão tem recorde de jogadores convocados para uma Copa do Mundo

Logo Agência Brasil

Sete entre as 48 seleções da Copa do Mundo, que inicia nesta quinta-feira (11), possuem jogadores que atuam no Campeonato Brasileiro. Ao todo, são 32 atletas, que representam dez clubes da primeira divisão.

A marca supera o recorde anterior, de 27 nomes, na edição de 1974, sendo que 22 representavam a própria equipe verde e amarela - os demais estiveram distribuídos por três seleções (Uruguai, Chile e Argentina). Além disso, o número é 357% maior que o da Copa passada, em 2022, que reuniu somente sete jogadores que atuavam no Brasil.

Notícias relacionadas:

"Os grandes [times] brasileiros não têm tantos concorrentes [de mercado] no continente quanto os ingleses, que competem com clubes como Real Madrid, Barcelona [ambos da Espanha], Bayern de Munique [Alemanha], Paris Saint-Germain [França], entre muitos outros", analisou, via assessoria de imprensa, Marcos Casseb, sócio da Roc Nation Sports Brazil, empresa que atua com gerenciamento de carreira.
Piquerez, Palmeiras, zagueiro Piquerez, Palmeiras, zagueiro
Joaquín Piquerez (foto), lateral do Palmeiras, defenderá a seleção uruguaia, assim como Guillermo Varela, Nico de la Cruz e Giorgian de Arrascaeta, que atuam no Flamengo - Cesar Greco/Palmeiras/proibida reprodução

Três países dividem o protagonismo: Brasil, Uruguai e Paraguai. Cada um tem sete atletas do Brasileirão nas respectivas seleções.

O time brasileiro conta com quatro nomes do Flamengo: os zagueiros Danilo e Léo Pereira, o lateral-esquerdo Alex Sandro e o meia Lucas Paquetá. Completam a relação de quem atua por aqui o goleiro Weverton (Grêmio), o volante Danilo Santos (Botafogo) e o atacante Neymar (Santos).

Na seleção uruguaia, a maioria dos convocados também vem do Rubro-Negro: o lateral Guillermo Varela e os meias Nico de la Cruz e Giorgian de Arrascaeta. Do Palmeiras, foram chamados o lateral Joaquín Piquerez e o volante Emiliano Martínez. Outros dois clubes do Brasileirão representados na Celeste Olímpica são o Internacional, com o goleiro Sérgio Rochet; e o Fluminense, com o atacante Agustín Canobbio.

A equipe paraguaia, por sua vez, tem o Verdão em destaque, com três nomes: o zagueiro Gustavo Gómez, o meia Maurício (que é brasileiro naturalizado) e o atacante Ramón Sosa. Também jogam no Brasileirão os zagueiros Fabian Balbuena (Grêmio) e Junior Alonso (Atlético-MG), o volante Damián Bobadilla (São Paulo) e o atacante Isidro Pitta (Red Bull Bragantino).

Outra equipe com três convocados de um mesmo clube do Brasil é a do Equador: o lateral Ángelo Preciado, o volante Alan Franco e o atacante Alan Minda, todos do Atlético-MG. A seleção tricolor conta, ao todo, com cinco atletas que jogam por aqui. Os demais são o zagueiro Felix Torres (Internacional) e o atacante Gonzalo Plata (Flamengo).

País que mais cresceu em representatividade no Brasileirão nas últimas cinco temporadas, a Colômbia convocou quatro dos 26 atletas que estão na Série A: os meias Juan Portilla (Athletico-PR) e Jorge Carrascal (Flamengo)  e os atacantes Jhon Arias (Palmeiras) e Andrés Gómez (Vasco).

Por fim, duas seleções têm, cada uma, um atleta do Brasileirão. Atual campeã, a Argentina convocou o centroavante Flaco Lopez, do Palmeiras. Desde a Copa de 2006, quando foram chamados o volante Javier Mascherano e o atacante Carlos Tévez, então no Corinthians, os hermanos não chegavam ao Mundial com jogadores atuando no Brasil.

Já o Corinthians será representado na Copa pelo atacante Memphis Depay. O camisa 10 é o maior artilheiro da história da seleção holandesa, com 54 gols. É a primeira vez que um atleta europeu é convocado para o Mundial jogando no Brasileirão.

"O futebol brasileiro deixou de ser apenas um exportador de talentos e passou a se posicionar também como um mercado estratégico dentro da cadeia global do esporte", concluiu, também por meio de comunicado à imprensa, Alexandre Frota, diretor-executivo da FutPro Expo, evento sobre a indústria do futebol, que ocorreu em Fortaleza no começo de maio.

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Brasileirão tem recorde de jogadores convocados para uma Copa do Mundo

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Sete entre as 48 seleções da Copa do Mundo, que inicia nesta quinta-feira (11), possuem jogadores que atuam no Campeonato Brasileiro. Ao todo, são 32 atletas, que representam dez clubes da primeira divisão.

A marca supera o recorde anterior, de 27 nomes, na edição de 1974, sendo que 22 representavam a própria equipe verde e amarela - os demais estiveram distribuídos por três seleções (Uruguai, Chile e Argentina). Além disso, o número é 357% maior que o da Copa passada, em 2022, que reuniu somente sete jogadores que atuavam no Brasil.

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Joaquín Piquerez (foto), lateral do Palmeiras, defenderá a seleção uruguaia, assim como Guillermo Varela, Nico de la Cruz e Giorgian de Arrascaeta, que atuam no Flamengo - Cesar Greco/Palmeiras/proibida reprodução

Três países dividem o protagonismo: Brasil, Uruguai e Paraguai. Cada um tem sete atletas do Brasileirão nas respectivas seleções.

O time brasileiro conta com quatro nomes do Flamengo: os zagueiros Danilo e Léo Pereira, o lateral-esquerdo Alex Sandro e o meia Lucas Paquetá. Completam a relação de quem atua por aqui o goleiro Weverton (Grêmio), o volante Danilo Santos (Botafogo) e o atacante Neymar (Santos).

Na seleção uruguaia, a maioria dos convocados também vem do Rubro-Negro: o lateral Guillermo Varela e os meias Nico de la Cruz e Giorgian de Arrascaeta. Do Palmeiras, foram chamados o lateral Joaquín Piquerez e o volante Emiliano Martínez. Outros dois clubes do Brasileirão representados na Celeste Olímpica são o Internacional, com o goleiro Sérgio Rochet; e o Fluminense, com o atacante Agustín Canobbio.

A equipe paraguaia, por sua vez, tem o Verdão em destaque, com três nomes: o zagueiro Gustavo Gómez, o meia Maurício (que é brasileiro naturalizado) e o atacante Ramón Sosa. Também jogam no Brasileirão os zagueiros Fabian Balbuena (Grêmio) e Junior Alonso (Atlético-MG), o volante Damián Bobadilla (São Paulo) e o atacante Isidro Pitta (Red Bull Bragantino).

Outra equipe com três convocados de um mesmo clube do Brasil é a do Equador: o lateral Ángelo Preciado, o volante Alan Franco e o atacante Alan Minda, todos do Atlético-MG. A seleção tricolor conta, ao todo, com cinco atletas que jogam por aqui. Os demais são o zagueiro Felix Torres (Internacional) e o atacante Gonzalo Plata (Flamengo).

País que mais cresceu em representatividade no Brasileirão nas últimas cinco temporadas, a Colômbia convocou quatro dos 26 atletas que estão na Série A: os meias Juan Portilla (Athletico-PR) e Jorge Carrascal (Flamengo)  e os atacantes Jhon Arias (Palmeiras) e Andrés Gómez (Vasco).

Por fim, duas seleções têm, cada uma, um atleta do Brasileirão. Atual campeã, a Argentina convocou o centroavante Flaco Lopez, do Palmeiras. Desde a Copa de 2006, quando foram chamados o volante Javier Mascherano e o atacante Carlos Tévez, então no Corinthians, os hermanos não chegavam ao Mundial com jogadores atuando no Brasil.

Já o Corinthians será representado na Copa pelo atacante Memphis Depay. O camisa 10 é o maior artilheiro da história da seleção holandesa, com 54 gols. É a primeira vez que um atleta europeu é convocado para o Mundial jogando no Brasileirão.

"O futebol brasileiro deixou de ser apenas um exportador de talentos e passou a se posicionar também como um mercado estratégico dentro da cadeia global do esporte", concluiu, também por meio de comunicado à imprensa, Alexandre Frota, diretor-executivo da FutPro Expo, evento sobre a indústria do futebol, que ocorreu em Fortaleza no começo de maio.

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