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“Mia figlia di 13 anni è l’unica della sua classe che non ha telefono. Quella m***a lì che divora il tempo dei bambini”: parla Fabregas

“Mi piacerebbe che i miei figli provassero quella gioia, quella sensazione di libertà creativa“. Quando parla della sua infanzia, Cesc Fabregas quasi si commuove. L’ex calciatore, oggi allenatore e protagonista dell’impresa del Como qualificato alla prossima Champions League, è convinto che smartphone e social network stiano facendo perdere tempo alle nuove generazioni: “Ora il tempo è occupato dall’iPad, dai social, da tutta quella merda lì che divora il tempo dei bambini“, accusa il tecnico spagnolo, nel corso della sua intervista a Walter Veltroni per il Corriere della Sera.

È una versione inedita di Fabregas, poco conosciuta. Che investe il suo ruolo di allenatore ma anche di padre: “Mia figlia di tredici anni è l’unica della sua classe che non ha telefono. Ma anche se lei si innervosisce per questo, io tengo duro. Fino a sedici o diciassette anni, l’età minima che dovrebbe essere prevista, non lo avrà. No Instagram, no Twitter, cerco di proteggere la sua adolescenza. Voglio che faccia di questo un uso consapevole, non che si faccia mangiare il tempo della sua vita da un telefono”, spiega Fabregas.

L’allenatore del Como racconta il suo tempo da bambino: “D’estate i miei mi lasciavano dai nonni. Davanti alla loro casa c’era un campetto da cinque contro cinque e io, dalla mattina alla sera, stavo lì. Mi bastava sentire dalla finestra il rumore del pallone e scendevo di corsa. Era una magnifica ossessione“. Oggi, invece, a suo dire tutto è occupato dalla società digitale, che considera pericolosa per una ragione: “L’illusione di vivere in un mondo che non è reale, non esiste. Tutta la gente che ti esalta o che ti insulta sui social, non esiste. Spesso sono dei robot, persone frustrate, rancorose, gente che abita dall’altra parte del mondo e dopo cinque minuti neanche si ricorda di essersi occupata di te“.

È un problema che Fabregas riscontra anche sul campo da calcio, confrontandosi con i suoi calciatori: “Non hanno pazienza, non riescono più a concentrarsi per più di due minuti, devono cambiare sempre tema, non riescono a fare una cosa per volta. Se un giocatore sbaglia un passaggio sembra sia la fine del mondo, ma sbagliare è naturale, direi necessario. Chi debutta in prima squadra dovrebbe essere emozionato, legato al collettivo. Invece no, alcuni di loro stanno seduti con il telefonino in mano. Dov’è la gioia?”. Per questo il tecnico spagnolo lavora a un antidoto: “Li faccio festeggiare. Tutto. Un esordio, un compleanno, il primo gol. Devono percepire l’importanza di quello che fanno”. Anche questo fa parte della ricetta vincente del suo Como: “Bisogna vivere la gioia, celebrare ogni piccolo passo della vita”.

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Florentino Perez rieletto presidente del Real Madrid: dal ritorno di Mourinho al colpo da 150 milioni (che “non è Olise”). Cosa cambia adesso

Non è stata una vittoria netta, schiacciante, come le altre volte. Ma è stata una vittoria. Florentino Perez rimane il presidente del Real Madrid dopo aver ottenuto il 65% dei voti alle elezioni, contro l’avversario 37enne Enrique Riquelme, che il 12 maggio scorso era sconosciuto alla quasi totalità dei soci e che in pochi giorni è stato premiato con il 35% dei voti. Riquelme prometteva Rodri, Haaland e Klopp, mentre Florentino Perez aveva promesso – e così sarà – José Mourinho in panchina, due nuovi acquisti di spessore quali sono Ibrahima Konate dal Liverpool e Denzel Dumfries dall’Inter, ma anche un “colpo da 150 milioni”.

Poche ore dopo le sue dichiarazioni sull’offerta da 150 milioni, il nome che si è diffuso è quello di Michael Olise, ma Florentino Perez smentisce. Da capire se per bluffare o se ha in mente un altro top player. Si parla di Kvaratskhelia, ma anche di Vitinha e Joao Neves. Insomma, sono tanti i possibili nomi in ballo. “Abbiamo vinto le elezioni e continueremo a lavorare per continuare a vincere titoli. Abbiamo vinto in tutti i seggi elettorali e abbiamo ottenuto il secondo miglior risultato nella storia delle elezioni del Real Madrid. Il primo lo abbiamo ottenuto sempre noi nel 2004. È un risultato straordinario. E devo dirvi che le cose avrebbero potuto andare meglio, perché quasi mille voti per corrispondenza, voti certificati da un notaio, sono stati annullati a causa di problemi procedurali sui quali faremo ricorso, poiché crediamo di essere nel giusto“, ha dichiarato Florentino Perez.

“Sono ancora qui, e sono qui per difendere il Real Madrid. Continueremo a lavorare affinché il Real Madrid continui a vincere titoli e lotteremo fino alla fine per conquistare la sedicesima Coppa dei Campioni. Avete dimostrato il vostro impegno e la vostra lealtà al club. Il Real Madrid ha vinto. Abbiamo dato al mondo un esempio di democrazia, trasparenza e convivenza. Abbiamo dimostrato di essere una grande famiglia, di amare il Real Madrid e di essere pronti per il futuro”, ha concluso il patron del Real Madrid.

Come ripartirà quindi il Real Madrid? Da una certezza: José Mourinho in panchina. Florentino Perez ha rivoluto l’allenatore che guidò i Blancos dal 2010 al 2013, vincendo La Liga. Con lui due nuovi acquisti: Konate e Dumfries, ma è solo l’inizio. Da capire adesso chi sarà il colpo da 150 milioni promesso dal presidente dei Blancos: da Olise (smentito) a Kvaratskhelia, fino a Vitinha, Joao Neves e Dembele. Sono diversi i nomi che si fanno in queste ore. Manca poco e poi Florentino Perez svelerà anche questo.

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Mondiali, allarme serpenti nei ritiri: la Svizzera si allena accanto alla “Snake Area”, pericoli anche per la Norvegia. “Non provocateli”

Snake area“. È la scritta che compare nella mappa del ritiro della Svizzera a San Diego, dove la nazionale rossocrociata sta preparando i Mondiali in programma dall’11 giugno. A renderlo noto è stata l’Associazione svizzera di football (ASF), che sui social ha pubblicato una panoramica del centro sportivo indicando campi di allenamento, spogliatoi, palestra e una zona espressamente segnalata come off limits a causa della presenza di serpenti a sonagli. Il messaggio che accompagna il post è breve ma eloquente: “Attenzione ai serpenti“, con due emoji che raffigurano proprio un serpente e degli occhi spalancati.

La contea di San Diego, infatti, è considerata una delle zone statunitensi con la maggiore varietà di rattlesnake, che popolano colline, canyon e aree di vegetazione vicine anche a impianti sportivi e centri abitati. Tra le specie più diffuse figura il Southern Pacific rattlesnake (Crotalus oreganus helleri), un serpente generalmente schivo ma dotato di un morso potenzialmente pericoloso. La sua attività aumenta soprattutto durante i mesi più caldi, dalla primavera all’autunno.

Pur non essendo animali aggressivi, i serpenti a sonagli tendono a segnalare la propria presenza attraverso il caratteristico rumore del sonaglio quando si sentono minacciati. Per questo motivo vengono adottate precise misure di prudenza: restare sui percorsi segnalati, evitare di avvicinarsi a rocce e cespugli e ricorrere immediatamente all’assistenza medica in caso di morso. Per una delegazione europea, poco abituata a questo tipo di fauna, si tratta di un aspetto tutt’altro che secondario.

Secondo quanto riferito da Cronache di Spogliatoio, le autorità locali avrebbero inoltre chiesto alla nazionale svizzera di effettuare gli spostamenti tra il centro sportivo e l’hotel Fairmont Grand Del Mar esclusivamente in autobus, scoraggiando l’utilizzo di mezzi alternativi come le biciclette. Se si avvista un serpente a sonagli, consigliano i siti specializzati, bisogna mantenere una distanza di almeno due metri. Il serpente può colpire a una distanza pari a circa la metà della sua lunghezza corporea.

Anche per la Norvegia c’è il “pericolo serpenti”

La Svizzera, però, non è l’unica squadra ad aver ricevuto raccomandazioni simili. Anche la Norvegia di Erling Haaland, in ritiro a Greensboro, nella Carolina del Nord, è stata avvertita della presenza di serpenti nell’area. Alle persone presenti è stato consigliato di non disturbare né provocare questi animali, particolarmente diffusi nella zona.

Sul sito ufficiale della città si legge infatti che i serpenti Copperhead sono molto comuni nell’est e nel sud-est degli Stati Uniti e particolarmente presenti a Greensboro. L’invito rivolto ai visitatori è chiaro: non tentare di catturarli, non avvicinarli e non interferire in alcun modo con loro, poiché qualsiasi comportamento diverso dal lasciarli indisturbati può risultare estremamente pericoloso. Una situazione che non ha lasciato indifferenti i giocatori norvegesi, tra cui il centrocampista del Sassuolo Kristian Thorstvedt, che avrebbe ammesso di non essere affatto felice di aver scoperto la presenza dei serpenti nei pressi del ritiro.

Campi rovinati, il Giappone cambia due volte sede di allenamento

Serpenti, ma anche fulmini, problemi con i visti e anche campi rovinati. I problemi logistici e organizzativi per le nazionali impegnate ai Mondiali sono diversi e tra quelle coinvolte c’è anche il Giappone che, arrivato in Messico questa settimana per prepararsi al torneo iridato, ha dovuto cambiare campo di allenamento due volte in due giorni a causa delle pessime condizioni del terreno di gioco. Lo riportano i media nipponici, spiegando che inizialmente, i “Samurai Blu” avrebbero dovuto utilizzare il campo del Tigres de Monterrey, ma le sue condizioni sono peggiorate per le piogge dei giorni scorsi, e la squadra si è quindi spostata su una struttura universitaria. Insoddisfatta anche di questa alternativa, la nazionale giapponese ha cambiato ancora, allenandosi infine presso il centro sportivo del CF Monterrey.

“È a causa del maltempo, non possiamo farci nulla. Vogliamo garantire una preparazione ottimale” per i Mondiali, ha dichiarato Masakuni Yamamoto, direttore tecnico della Federcalcio giapponese. Domani la nazionale si trasferirà nel suo ritiro pre-campionato americano a Nashville. “Ci è stato detto che i preparativi stanno procedendo senza intoppi“, ha aggiunto Yamamoto. Il Giappone, inserito nel gruppo F, affronterà l’Olanda nella prima partita il 14 giugno, a seguire Tunisia e Svezia.

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Come sta oggi Christian Eriksen, il messaggio dall’ospedale: “È di buon umore”. Le condizioni dopo il malore e il ruolo del defibrillatore

Christian Eriksen sta bene ed è in fase di recupero dopo il malore che lo ha colpito domenica sera durante l’amichevole tra Danimarca e Ucraina. A meno di 24 ore dall’episodio che ha riportato alla mente il dramma degli Europei del 2021, arrivano segnali rassicuranti dall’ospedale dove il centrocampista è stato ricoverato per accertamenti. Restano ancora molti interrogativi sulle cause dell’accaduto, ma le notizie diffuse dalla federazione danese e dal medico della Nazionale hanno contribuito ad allentare la preoccupazione che aveva travolto il mondo del calcio.

Le condizioni di Eriksen: “Sta bene ed è di buon umore”

L’aggiornamento più importante è arrivato lunedì mattina da Morten Boesen, medico della Nazionale danese, che ha parlato direttamente con il giocatore. “Ho parlato con Christian questa mattina e sta bene. Si trova con la sua famiglia ed è di buon umore. L’aspettativa è che venga dimesso presto e possa tornare a casa. Ci stiamo prendendo cura dei giocatori e dello staff e rimaniamo in regolare contatto con loro”.

Parole che confermano come la situazione sia sotto controllo dopo i momenti di paura vissuti a Odense. Eriksen, 34 anni, ha perso conoscenza per alcuni istanti durante il secondo tempo della sfida contro l’Ucraina, provocando l’immediata sospensione della partita. Dopo i primi soccorsi, però, il centrocampista si è ripreso rapidamente ed è stato trasportato in ospedale per ulteriori controlli.

Il ruolo del defibrillatore impiantato dopo Euro 2021

Secondo quanto riferito dai medici, il dispositivo ICD impiantato dopo l’arresto cardiaco subito agli Europei del 2021 ha funzionato correttamente. Già nella serata di domenica Boesen aveva spiegato che “Christian è uscito dal campo camminando da solo” e che “a quanto pare, il pacemaker funziona correttamente. Ha perso conoscenza per un breve periodo, ma si è ripreso subito e gli abbiamo parlato immediatamente”.

Quel defibrillatore sottocutaneo aveva consentito a Eriksen di tornare all’attività agonistica nel 2022, prima con il Brentford e poi con il Manchester United. In Serie A non aveva potuto proseguire la sua carriera con l’Inter proprio a causa delle normative italiane relative agli atleti portatori di ICD, che sono molto più stringenti e non consentono l’attività agonistica.

I messaggi di sostegno da tutto il mondo

Nel frattempo il profilo Instagram del giocatore è stato sommerso da messaggi di affetto provenienti da tifosi di ogni parte del mondo. “Dio sia con te”, “Guarisci presto. Ma credo che adesso basta, fratello”, “Non te lo meriti. Spero che tu stia bene”, sono alcuni dei commenti lasciati dai sostenitori. A quasi cinque anni dalle immagini che sconvolsero gli Europei del 2021, il calcio internazionale ha vissuto un nuovo momento di grande apprensione. Anche questa volta, però, le notizie che arrivano dall’ospedale sono incoraggianti: Eriksen è vigile, sereno, circondato dalla sua famiglia e potrebbe tornare a casa già nelle prossime ore. Il dubbio ora diventerà un altro: è il caso che torni a giocare?

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Baldini e il futuro ct: “Non dipende da me, nel calcio danno delle etichette che è difficile togliersi”. Lo scenario

Silvio Baldini ci spera? Forse. Anche se preferisce lasciar parlare gli altri. È stato Ct ad interim e, per ora, si prepara per i prossimi impegni della ‘sua’ Under 21, quella che in qualche modo ha portato in Nazionale maggiore per le due amichevoli disputate contro Lussemburgo e Grecia (entrambe vinte per 1-0, per quello che possano però contare). “Non dipende da me”, ha detto dopo la partita che, teoricamente, ha concluso il suo breve ciclo da allenatore azzurro. Ma qualche attestato di stima è arrivato. E, in qualche modo, nel calderone dei possibili candidati potrebbe rientrarci.

Outsider

Sarebbe un outsider senza alcun dubbio, Baldini. Che, ribadisce, non vuole passare per uno “scappato di casa. Il mio percorso mi ha portato a questo risultato incredibile. Ma nel calcio danno delle etichette che è difficile togliersi” e questo l’allenatore l’ha subìto sulla propria pelle. Per questo continua a preferire un atteggiamento sotto le righe. Sperandoci, forse, ma non troppo. Consapevole che per il rilancio del calcio italiano serva anche una figura molto carismatica. E il nome l’ha anche presentato.

Palla a Malagò

Vale a dire Antonio Conte. L’ex Napoli è a casa e resta in attesa, senza l’ansia di dover rientrare subito o per forza. “Se fossi nel presidente federale” aveva detto qualche settimana fa, “il nome di Conte lo valuterei eccome”. Ma quella che a tutti era parsa una candidatura palese, invece tanto candidatura non era. Conte, però, è libero e ora può intavolare una trattativa con il futuro presidente (Malagò è in netto vantaggio su Abete in vista delle elezioni del prossimo 22 giugno). Così come Mancini, che spera sempre in una chiamata per riprendere un discorso che ha interrotto per una scelta di cui – l’ha ribadito più volte pubblicamente – si è pentito.

La suggestione? Guardiola. Ma è destinata a rimanere tale. Al momento non risultano trattative, l’ex City vorrebbe fermarsi e non sembrano proprio esserci le condizioni per poter arrivare a un’intesa. Di certo, la scelta per il futuro Commissario Tecnico sarà molto ponderata e diventerà un po’ la cartina tornasole di un calcio che ha necessariamente bisogno di rinnovare. E, sempre di certo, nel domino degli allenatori che si sta scatenando in Serie A (manca ancora la panchina del Milan, ma la situazione è molto complessa), c’è da tenere conto anche della casella della Nazionale. Tra nomi altisonanti e possibili outsider, il futuro si decide adesso.

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