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The silent change in soccer: From 45-minute halves to four quarters

The first time FIFA announced cooling breaks in World Cup matches, in 2014, the matter ended up in court. Players, worried about the heat and humidity in Brazil, did not trust soccer’s world governing body, which left the decision for each match to the discretion of its medical staff. The players went to a labor court and obtained an order that the pauses would be automatic at the 30th minute of each half if temperatures reached 32 degrees Celsius. Twelve years later, FIFA has mandated three-minute hydration breaks at the 22nd minute of every match at the 2026 World Cup, regardless of temperature or humidity. The move, announced as being for the “well-being of the players,” signals a fundamental change in how the game is played: from two 45-minute halves, as it has been since 1897, to four quarters of roughly 22 minutes.

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© Agustin Marcarian (REUTERS)

Chelsea's Pedro Neto and Reece James during a hydration break at the Club World Cup, June 28, 2025.
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Il silenzio degli insipienti mentre si ridisegna la mappa del potere bancario

Fa un certo effetto leggere della proposta di acquisizione del Monte dei paschi di Siena da parte di una cordata formata da Intesa e Unipol, dopo tutto quello che gli allora manager di Unipol passarono, esattamente vent’anni fa, per avere solo osato pensare di scalare una banca (la Bnl).

Per certi aspetti, considerando la posizione assunta allora da Mps, il suo ruolo nella guerra finanziaria che si combatté attorno a quella e ad altre operazioni più o meno collegate, e tutto quello che capitò dopo, con l’acquisto dell’Antonveneta e le sue conseguenze sui bilanci di Mps, il risultato somiglia a una grande rivincita, o anche a una nemesi, a seconda dei punti di vista. E lo stesso si potrebbe dire dei vertici dei Democratici di sinistra, perché il Partito democratico non c’era ancora, e anche per questo – per riequilibrare con le cattive i rapporti di forza in vista della fusione Ds-Margherita – Francesco Rutelli e tutto il suo partito appoggiarono senza riserve la violentissima campagna di stampa che sulla scorta di virulente iniziative giudiziarie mise alla gogna la sinistra, ponendo le basi della non-vittoria elettorale del 2006 (la prima di una lunga serie).

Molte cose ci sarebbero da dire, ripensando a tanti indignati editoriali di allora, ai dirigenti di un partito di opposizione messi sotto processo per il reato di «tifo», per avere espresso simpatia per il movimento cooperativo e per la possibilità che acquisisse una banca. Tanto più se si confronta quella sfilza di invettive con il silenzio che ha accompagnato le spericolate manovre finanziarie della destra di oggi, direttamente dal ministero dell’Economia.

Potrei andare avanti così per ore, solo con l’elenco delle cose che ci sarebbero da dire, ma se non le dicono i dirigenti della sinistra, se nemmeno loro si azzardano a dire mezza parola su tutto questo, è possibile che debba sempre far tutto io?

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Risiko bancario, Rinaldi: “L’Opas su Mps è molto più di un’acquisizione”. Ecco cosa c’è davvero in gioco

Mps, Rinaldi: “Dietro l’Opas non c’è solo una logica industriale”

Mentre il risiko bancario italiano entra in una nuova fase e le grandi manovre della finanza ridisegnano gli equilibri del settore, l’Opas lanciata da Intesa Sanpaolo su Mps si candida a diventare una delle operazioni più rilevanti degli ultimi anni. Non si tratta soltanto di una partita tra istituti di credito: sul tavolo ci sono asset strategici, rapporti di forza tra i principali gruppi finanziari del Paese e il futuro assetto del sistema bancario nazionale.

Dopo il lungo percorso di risanamento che ha riportato Monte dei Paschi di Siena al centro dell’interesse del mercato, l’operazione apre interrogativi cruciali. Siamo di fronte a una mossa destinata a rafforzare la competitività del settore o a una partita che va ben oltre la logica industriale? E chi potrebbe trarre i maggiori benefici da un eventuale successo dell’operazione?

A fare il punto è Antonio Maria Rinaldi, economista ed ex europarlamentare della Lega, che ad Affaritaliani analizza le implicazioni economiche, finanziarie e strategiche dell’Opas, tra opportunità, rischi e nuovi equilibri di potere: “Più correttamente, si tratta di una scommessa strategica di grande portata, caratterizzata da potenziali benefici molto elevati ma anche da un grado di complessità non trascurabile”. 

L’Opas di Intesa su Mps è una mossa geniale o un’operazione più complessa e rischiosa di quanto appaia?

“Probabilmente entrambe le cose. L’operazione presenta indubbiamente elementi di notevole sofisticazione strategica. Intesa Sanpaolo non sta semplicemente tentando di acquisire una banca commerciale: sta cercando di incorporare un gruppo che, attraverso Mediobanca e la partecipazione in Generali, occupa una posizione centrale negli equilibri della finanza italiana. Sotto questo profilo, l’operazione appare particolarmente ambiziosa.

Tuttavia, proprio l’ampiezza degli obiettivi rende l’operazione estremamente complessa. Non si tratta infatti di una normale acquisizione bancaria, ma di una manovra che coinvolge molteplici centri di potere economico e richiede il via libera di numerose autorità nazionali ed europee. Più correttamente, si tratta di una scommessa strategica di grande portata, caratterizzata da potenziali benefici molto elevati ma anche da un grado di complessità non trascurabile”.

Dopo anni di salvataggi pubblici, Mps è diventata improvvisamente la preda più ambita del sistema bancario italiano. Che cosa è cambiato davvero?

“È cambiata soprattutto la natura dell’asset. Per lungo tempo Monte dei Paschi di Siena è stata percepita come una criticità del sistema bancario. Oggi il quadro è radicalmente diverso. La banca è stata risanata, ricapitalizzata e riportata a livelli di redditività che la rendono nuovamente contendibile.

Ma il vero cambiamento non riguarda soltanto i conti economici. Ciò che rende oggi Mps particolarmente appetibile è la sua collocazione strategica nel sistema finanziario. Con l’integrazione prevista di Mediobanca, Mps non rappresenta più soltanto una rete bancaria tradizionale. Diventa una piattaforma capace di offrire accesso a segmenti ad elevato valore aggiunto quali l’investment banking, il wealth management e, indirettamente, gli equilibri azionari che ruotano attorno a Generali”.

Dietro questa operazione vede soprattutto una logica industriale o una partita di potere tra i grandi gruppi della finanza italiana?

“La risposta più plausibile è che le due dimensioni siano inseparabili. La logica industriale esiste ed è concreta. Le sinergie dichiarate da Intesa riguardano l’integrazione delle reti distributive, le economie di scala, la razionalizzazione tecnologica, il rafforzamento nel risparmio gestito e l’espansione nelle attività di corporate e investment banking.

Tuttavia sarebbe ingenuo ritenere che l’operazione si esaurisca in una semplice valutazione industriale. Quando una transazione coinvolge soggetti come Mediobanca, Generali, Delfin, Caltagirone, Unipol e lo stesso Ministero dell’Economia, il tema della governance e degli equilibri di potere diventa inevitabilmente centrale”.

Se l’operazione andasse in porto, chi sarebbe il vero vincitore: Intesa, Unipol, il governo o gli azionisti di Mps?

“A oggi il candidato più credibile a rivestire il ruolo di principale vincitore strategico è Intesa Sanpaolo. Se l’operazione dovesse essere completata secondo l’impianto attualmente delineato, Intesa rafforzerebbe ulteriormente la propria posizione nel mercato italiano e aumenterebbe il proprio peso competitivo a livello europeo. Anche Unipol potrebbe emergere tra i principali beneficiari dell’operazione. Il governo potrebbe rivendicare un risultato politico di rilievo.

Quanto agli azionisti di Mps, il giudizio richiede maggiore prudenza. L’offerta incorpora un premio rispetto alle quotazioni precedenti all’annuncio, ma il beneficio effettivo dipenderà dall’evoluzione dell’operazione e dalle condizioni definitive con cui verrà eventualmente realizzata. Per questo motivo non è ancora possibile individuare con certezza il vincitore finale della partita. Attendiamo gli sviluppi prima di formulare valutazioni definitive”.

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