Reading view

Denuncia la scomparsa dell’anziana madre, ma la sua versione non convince gli investigatori: poi la sconvolgente scoperta

Per settimane avrebbe convissuto con il corpo della madre, per poi trasportarlo e abbandonarlo in un fiume nel tentativo di occultarne le tracce. È l’accusa rivolta a Joshua Cullen, 47 anni, arrestato in Florida nell’ambito di un’indagine avviata dopo la scomparsa della donna. Nei suoi confronti sono stati contestati i reati di negligenza verso una persona anziana e vilipendio di cadavere. A dare il via all’inchiesta è stata proprio la denuncia di scomparsa presentata dall’uomo. Agli agenti avrebbe raccontato di non avere più notizie della madre da mesi, sostenendo che, dopo un ricovero in ospedale a seguito di un ictus, la donna si fosse allontanata insieme a “un uomo ricco non identificato”. Una versione che avrebbe iniziato quasi subito a mostrare diverse incongruenze.

Approfondendo gli accertamenti, gli investigatori hanno scoperto che Cullen aveva avuto accesso ai conti correnti della madre e che nel frattempo avrebbe utilizzato parte del denaro per acquistare un camper. Non solo. All’interno della casa mancavano numerosi effetti personali della donna, compresi alcuni mobili e perfino il letto, circostanze che hanno contribuito ad aumentare i sospetti degli inquirenti.

La scoperta nel fiume

La svolta è arrivata mentre le ricerche della donna risultavano ancora ufficialmente aperte. Alcuni diportisti hanno segnalato alle autorità la presenza di un oggetto sospetto nelle acque del Peace River. Quando gli agenti sono intervenuti sul posto, hanno recuperato un tappeto legato con catene e appesantito da blocchi di cemento. All’interno c’erano resti umani. Gli esami effettuati dal medico legale hanno poi confermato che appartenevano proprio alla madre di Cullen.

Da quel momento l’attenzione degli investigatori si è concentrata interamente sul figlio. Attraverso le immagini delle telecamere e i sistemi di rilevamento targhe, gli agenti sono riusciti a ricostruire alcuni movimenti del quarantasettenne. In particolare, la sua auto sarebbe stata ripresa il 28 marzo mentre si dirigeva verso l‘area di Hunters Creek con una carriola fissata sul tetto del veicolo. Successivamente, gli investigatori hanno scoperto che una carriola era stata ritrovata proprio nei pressi del luogo in cui è stato recuperato il corpo. Un dettaglio considerato particolarmente importante nell’inchiesta e che avrebbe contribuito a collegare Cullen alla scena.

Le parole dello sceriffo

Commentando il caso, lo sceriffo Carmine Marceno ha parlato di una vicenda che ha assunto contorni sempre più inquietanti con il passare dei giorni. “Quella che era iniziata come un’indagine su una persona scomparsa ha presto rivelato una rete di bugie, inganni e uno scioccante disprezzo per la dignità umana”, ha dichiarato annunciando l’arresto del sospettato.

Secondo la ricostruzione degli investigatori, la donna sarebbe morta all’interno dell’abitazione e il figlio avrebbe continuato a vivere lì per settimane prima di disfarsi del corpo: “Riteniamo che la donna sia morta in casa e che Cullen abbia continuato a vivere accanto al suo cadavere”, ha spiegato Marceno. Lo sceriffo non ha nascosto la propria indignazione, aggiungendo: “Questo spregevole individuo ha abbandonato la donna, lasciandola sola e abbandonata, mentre lui, egoisticamente, continuava la sua vita”. Le indagini proseguono e gli investigatori stanno continuando a raccogliere prove per chiarire ogni aspetto della vicenda. “Al termine, valuteremo se siano necessarie ulteriori accuse”, hanno fatto sapere le autorità.

L'articolo Denuncia la scomparsa dell’anziana madre, ma la sua versione non convince gli investigatori: poi la sconvolgente scoperta proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Morti tre cani al World Dog Show di Bologna: chiusi nel furgone per ore senza cibo e acqua. Due persone sono state denunciate per maltrattamento di animali

Dovevano partecipare alle esposizioni canine del World Dog Show, l’importante manifestazione internazionale in corso presso il quartiere fieristico di Bologna fino a domenica, ma sono stati invece lasciati per ore rinchiusi in due furgoni, senza acqua né cibo. La notizia è stata riportata dall’edizione bolognese del quotidiano Il Resto del Carlino.

Un epilogo drammatico quello che ha coinvolto sei cani, vittime di quello che si configura come un grave caso di maltrattamento animale. Alla scoperta della situazione, uno degli animali era già privo di vita all’interno dei mezzi. Gli altri, in condizioni critiche, sono stati immediatamente trasportati presso una clinica veterinaria di Ozzano dell’Emilia, dove però altri due esemplari non hanno retto e sono deceduti nelle ore successive.

Le autorità competenti hanno provveduto a denunciare due espositori — un cittadino italiano e uno straniero, entrambi proprietari dei cani — con l’accusa di maltrattamento di animali.

A chiamare i militari sono stati gli stessi organizzatori della fiera: i furgoni, secondo quanto ricostruito, sono arrivati al mattino intorno alle 6.30 e sono stati parcheggiati nel cortile del distretto fieristico. I proprietari si sono allontanati lasciando nei container i cani. Dopo ore hanno riaperto le porte. I tre animali morti erano dei Drahtthaar, cani da ferma tedeschi.

Stefano Vaccari, deputato Dem della commissione Agricoltura e segretario di Presidenza della Camera ha commentato: “La morte di tre cani lasciati all’interno di furgoni parcheggiati sotto il sole durante il World Dog Show di Bologna, organizzato dall’Enci, è un fatto sconvolgente e gravissimo, incompatibile con i principi di tutela animale che dovrebbero essere alla base di ogni manifestazione cinofila. Occorre accertare immediatamente tutte le responsabilità, individuali e organizzative, verificando eventuali omissioni nei controlli, carenze nei protocolli di sicurezza e nella vigilanza. Per questo presenterò un’interrogazione parlamentare al ministro Francesco Lollobrigida affinché riferisca urgentemente sull’accaduto, sulle iniziative che intende assumere e sul sistema di vigilanza esercitato nei confronti dell’Enci anche a tutela della maggioranza dei cinofili ed allevatori che si comportano in modo corretto”.

E ancora: “Chiederò inoltre al ministro per quale motivo continui a mantenere un atteggiamento di sostanziale inerzia nei confronti dell’Enci nonostante le vicende che negli ultimi mesi hanno coinvolto l’ente e che risultano all’attenzione delle procure. La morte di tre cani non può essere archiviata come una fatalità ma servono verità, responsabilità e misure immediate perché tragedie simili non si ripetano mai più”.

L'articolo Morti tre cani al World Dog Show di Bologna: chiusi nel furgone per ore senza cibo e acqua. Due persone sono state denunciate per maltrattamento di animali proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Arrestato il pornostar Drake Von. La polizia: “Ha tentato di strangolare il suo compagno ed è anche accusato di violenza domestica”

Il pornostar bisessuale 23enne Drake Von (vero nome Dawson Bacon) è stato arrestato a Las Vegas, martedì 2 giugno, con pesanti accuse. Come riporta il sito TMZ, le accuse sono di violenza domestica per strangolamento e coercizione con minaccia o uso della forza fisica e anche percosse in ambito domestico.

L’identità della presunta vittima non è stata resa pubblica. Von, figura nota nell’industria dell’intrattenimento per adulti grazie alle sue numerose collaborazioni e alla sua presenza online, si trova al centro di una vicenda che presenta ancora diversi elementi da chiarire. Alcune fonti riportano informazioni contrastanti riguardo all’identità del partner coinvolto nella vicenda.

Il pornostar ha respinto con fermezza tutte le accuse a suo carico. In dichiarazioni rilasciate all’agenzia TMZ, Von ha definito le accuse infondate, sostenendo che i fatti siano stati amplificati e distorti. L’uomo ha parlato di un “malinteso”, lasciando intendere che la vicenda avrebbe potuto avere una eco mediatica, e ha espresso la convinzione che le accuse vengano ritirate nel corso del procedimento.

Drake Von è anche noto per il suo legame con il fratello gemello, Silas Brooks. I due hanno inizialmente fatto il loro ingresso nel cinema per adulti insieme, poi il rapporto è diventato conflittuale fino alla separazione artistica e anche personale. Drake Von ha iniziato a realizzare contenuti per adulti poco dopo aver compiuto 18 anni ed è diventato particolarmente noto per aver recitato in film per adulti gay, nonostante in passato avesse avuto relazioni con donne e si fosse inizialmente definito eterosessuale. Bacon è particolarmente noto per la sua sfida di “1.000 uomini”.

Nella sua impresa poi diventata virale, Bacon intendeva filmarsi mentre aveva rapporti sessuali separati con 1.000 uomini diversi nell’arco di 24 ore. Prima del suo arresto, non era stata ancora confermata pubblicamente una data ufficiale per l’evento.

L'articolo Arrestato il pornostar Drake Von. La polizia: “Ha tentato di strangolare il suo compagno ed è anche accusato di violenza domestica” proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

“Rapito, ucciso e poi mangiato”: il cane influencer Chutou scompare nel nulla mentre il proprietario è all’estero, poi la scoperta choc

Si chiamava Chutou ed era un Border Collie di otto anni diventato una piccola celebrità online. Con oltre 1,5 milioni di follower su Douyin, la versione cinese di TikTok, non era soltanto un animale domestico, ma un vero e proprio “compagno di viaggio digitale” seguito da una vasta community. Accanto al suo proprietario, conosciuto sui social come Guo, aveva attraversato la Cina raccontando una vita nomade fatta di paesaggi estremi, tende montate ovunque e lunghe giornate in viaggio. Negli ultimi giorni, però, la sua storia ha preso una piega drammatica che ha lasciato sotto shock il pubblico. Mentre Guo si trovava all’estero per un viaggio in solitaria, il cane era rimasto nella casa di famiglia, affidato al padre. È lì che, secondo quanto ricostruito, l’11 maggio Chutou sarebbe stato portato via da due persone riprese dalle telecamere di sicurezza. Le immagini mostrano i sospetti allontanarsi in bicicletta elettrica con il cane.

Dopo giorni di tentativi, Guo riesce a rintracciare un uomo che ritiene coinvolto nel furto e gli propone una somma di denaro per riavere il cane. L’uomo, però, sostiene di averlo trovato e di averlo seguito spontaneamente, una versione che non convince il proprietario, anche perché Chutou indossava collare e dispositivo GPS. Poco dopo arriva la notizia più dura da accettare: il cane sarebbe stato venduto a un ristorante per una cifra irrisoria e successivamente ucciso e consumato.

La battaglia legale di Guo

Il proprietario si è rivolto anche al personale del ristorante nella speranza di recuperare almeno qualche traccia del cane, ma avrebbe scoperto che non era rimasto nulla: anche il pelo sarebbe stato gettato via. A questo punto Guo ha deciso di procedere per vie legali, denunciando il caso alle autorità.

La situazione è complessa anche dal punto di vista giuridico: in Cina il furto è punibile solo oltre una certa soglia di valore economico, e stabilire quello di un animale domestico, soprattutto uno famoso sui social, non è semplice. Inoltre, il riconoscimento del danno emotivo non è sempre previsto in modo diretto.

La vicenda ha riacceso il dibattito sulla tutela degli animali da compagnia nel Paese. Pur essendo stati fatti alcuni passi avanti negli ultimi anni, come l’esclusione dei cani dal catalogo del bestiame in diverse aree urbane e alcuni divieti locali sul consumo di carne di cane e gatto, non esiste ancora una normativa nazionale univoca che protegga pienamente gli animali domestici. Sui social, intanto, migliaia di utenti hanno espresso rabbia e tristezza, ricordando i video di Chutou e la sua vita accanto al proprietario.

L'articolo “Rapito, ucciso e poi mangiato”: il cane influencer Chutou scompare nel nulla mentre il proprietario è all’estero, poi la scoperta choc proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Pollica, Baunei e Otranto: la classifica del “mare più bello” d’Italia e tutte le località premiate con le Cinque Vele 2026

Pollica in provincia di Salerno, Baunei in provincia di Nuoro e Otranto in provincia di Lecce: è questo il podio delle migliori località marine per l’estate 2026. A decretarlo è la nuova guida “Il Mare più bello“, presentata a Venezia durante la Venice Climate Week 2026 da Legambiente e Touring Club Italiano in occasione della Giornata mondiale dell’Ambiente. Il riconoscimento delle “Cinque Vele” sventola quest’anno su 30 località (20 marine e 10 lacustri) che si sono distinte per un turismo consapevole, una gestione sostenibile e per le soluzioni adottate in risposta all’attuale crisi climatica.

Dopo il terzetto di testa, la top ten delle destinazioni costiere prosegue confermando il predominio del Sud Italia. Le posizioni successive sono occupate da:

  • Domus De Maria (Sud Sardegna)
  • San Giovanni a Piro (Salerno)
  • Nardò (Lecce)
  • San Teodoro (Sassari)
  • Santa Teresa di Gallura (Sassari)
  • Cabras (Oristano)
  • Castiglione della Pescaia (Grosseto)

La classifica regionale: la Sardegna guida la costa

Analizzando i dati su scala regionale, la Sardegna guida la classifica nazionale vantando ben sei località a Cinque Vele. Sulla costa nordorientale figurano Posada e San Teodoro, a nord Santa Teresa di Gallura, a est Baunei e a sud Domus de Maria. Sulla costa occidentale il vessillo va a Cabras, nel Golfo di Oristano, che include l’area marina protetta della Penisola del Sinis e l’Isola di Mal di Ventre.

Segue la Puglia con cinque località: Nardò e Gallipoli nell’Alto Salento Ionico, Otranto e Melendugno nell’Alto Salento Adriatico, e Vieste come migliore località sul Gargano. La Toscana ottiene quattro riconoscimenti, tutti concentrati nella provincia di Grosseto: Castiglione della Pescaia, Marina di Grosseto, Capalbio e Isola del Giglio. La Campania si aggiudica tre località, tutte nel salernitano: Castellabate, Pollica-Acciaroli-Pioppi e San Giovanni a Piro. Chiudono la classifica marittima Liguria e Basilicata con una destinazione a testa, rispettivamente le Cinque Terre e Maratea.

I laghi: il Trentino-Alto Adige si conferma al vertice

Sul fronte delle acque dolci, il Lago di Molveno (Trento) primeggia nuovamente nella classifica 2026. Seguono il Lago del Mis (Belluno) in Veneto e il Lago di Monticolo (Bolzano). Il Trentino-Alto Adige si conferma la regione al top del settore, piazzando tre laghi a Cinque Vele, tra cui anche il lago di Fiè.

Gli altri bacini lacustri premiati in Italia includono:

  • In Piemonte: il lago di Avigliana e Cannero Riviera sul lago Maggiore.
  • In Veneto: il lago di Santa Croce.
  • In Lombardia: Gardone Riviera e Toscolano Maderno sulla riva bresciana del lago di Garda.
  • In Abruzzo: il lago di Scanno (L’Aquila), che si conferma al settimo posto nel centro Italia.

Itinerari e adattamento alla crisi climatica

La guida del 2026 dedica una rubrica specifica, intitolata “Una vacanza a Cinque Vele”, alle località che stanno adattando la propria offerta turistica al cambiamento climatico, proponendo alternative alle sole spiagge. La sezione raccoglie 20 itinerari rivolti a chi cerca escursioni nell’entroterra e temperature più miti. Tra le proposte figurano il “sentiero dell’Infinito” (trekking ligure che collega Portovenere a Riomaggiore), il Giardino dei Tarocchi a Capalbio (opera scultorea di Niki de Saint Phalle) e la Riserva naturale Lago di Burano, indicata per il birdwatching. Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente, analizza il fenomeno: “La crisi climatica, con temperature sempre più bollenti e l’aumento degli eventi meteo estremi sta ridisegnando anche la scelta delle vacanze. Le persone che amano andare in ferie al mare e al lago cercano sempre più luoghi di refrigerio, per questo è importante che le località e i territori mettano in campo proposte e soluzioni che vadano in questa direzione”. Ciafani sottolinea inoltre la necessità di “politiche efficaci e un lavoro di squadra che veda uniti politica nazionale e territoriale, cittadini, mondo delle imprese e amministratori”.

Sulla stessa linea Ottavio Di Brizzi, direttore editoriale del Touring Club Italiano: “In un momento in cui cambiamento climatico, erosione costiera e tutela della biodiversità sono temi sempre più urgenti, crediamo sia importante continuare a promuovere un modello turistico consapevole, capace di coniugare bellezza, rispetto dell’ambiente e valorizzazione delle comunità locali“. Durante la presentazione sono state assegnate anche quattro menzioni speciali ai sindaci di Spotorno, Custonaci, Bacoli e Jesolo per specifici interventi legati all’ampliamento delle spiagge libere, alla rivalutazione culturale, alla lotta contro le occupazioni abusive e all’adattamento climatico.

La tutela della biodiversità: tartarughe e fratini

La guida “Il Mare più bello” pone l’accento sulla biodiversità. Con l’innalzamento delle temperature, le tartarughe Caretta Caretta scelgono sempre più frequentemente le coste italiane per nidificare. I “Comuni amici delle tartarughe marine”, segnalati nella guida con un apposito simbolo, sono saliti a 124 nel 2026, rispetto ai 102 del 2025. Queste amministrazioni, firmatarie del protocollo nell’ambito del progetto europeo Life Turtlenest, adottano misure quali la pulizia delle spiagge, la riduzione dell’inquinamento luminoso e la formazione degli operatori per tutelare i nidi. La Campania detiene il primato regionale con 25 comuni aderenti, seguita da Calabria (19) e Puglia (16). Inoltre, il comune di Barletta è diventato il primo in Italia ad assumere il ruolo di “custode del fratino” firmando un protocollo d’intesa all’interno del progetto europeo Life Alexandro, finalizzato a proteggere questa specie di uccello (Anarhynchus alexandrinus) attraverso la riduzione del disturbo antropico e campagne di sensibilizzazione.

L'articolo Pollica, Baunei e Otranto: la classifica del “mare più bello” d’Italia e tutte le località premiate con le Cinque Vele 2026 proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Nonno scopre un biglietto vincente della Lotteria del valore di 50mila dollari nel suo camion, mesi dopo l’estrazione

Un anziano residente di West Plains, nel Missouri in America, si è sorpreso quando ha scoperto che, nel vano portaoggetti del suo pick-up, c’era un biglietto della Lotteria Powerball del valore di 50mila dollari. Il vincitore ha dichiarato di voler condividere parte della sua fortuna con la famiglia, compresi i nipoti.

Il tagliando vincente giaceva lì da mesi, dimenticato dopo l’estrazione di febbraio, senza che il fortunato proprietario ne fosse a conoscenza. La scoperta è avvenuta in modo del tutto casuale: l’uomo si trovava nello stesso punto vendita in cui aveva acquistato i biglietti quando ha deciso, finalmente, di verificarne i numeri. Solo in quel momento ha realizzato di aver guidato per mesi con una piccola fortuna custodita a bordo del suo veicolo.

“È stato uno di quei momenti in cui ho pensato: ‘Beh, probabilmente devo tirarli fuori dal vano portaoggetti del mio pick-up’ – ha dichiarato il giocatore, rimasto anonimo. Secondo un comunicato stampa del 26 maggio della Lotteria del Missouri, l’uomo mentre si è fermato a fare benzina, “ha deciso di scansionare uno dei biglietti nello stesso negozio dove lo aveva acquistato”, hanno riferito i funzionari della lotteria.

L’uomo ha detto di essere rimasto senza parole quando l’impiegato gli ha rivelato l’importo del premio a cinque cifre. “Non sapevo davvero cosa dire. Gioco da anni e questa è la vincita più grande che abbia mai avuto!“, ha affermato.

Poi un aneddoto divertente. Lo shock per l’inaspettata vincita è stata tale da distrarlo dal motivo per cui si era fermato: “Avevo già pagato la benzina e mi ero persino allontanato, dimenticandomi di fare rifornimento!”

L'articolo Nonno scopre un biglietto vincente della Lotteria del valore di 50mila dollari nel suo camion, mesi dopo l’estrazione proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

“Ognuno deve poter fare ciò che vuole del proprio patrimonio”: il miliardario fondatore di Smartbox vuole diseredare i suoi 5 figli e chiede aiuto al Senato per salvare l’eredità da 1,4 miliardi

Chissà come saranno felici i suoi figli di sapere che non vuole lasciare loro neanche un centesimo in eredità. Sì, Pierre-Edouard Sterin, cinquantaduenne fondatore del marchio Smartbox, ha formalmente chiesto al Senato di Parigi di modificare la legge per poter diseredare i suoi cinque figli. Il miliardario, che vanta un patrimonio stimato in 1,4 miliardi di euro, ha sollevato una questione legale che scuote la Francia dei grandi patrimoni e riapre il dibattito normativo sulla libertà di disporre della propria ricchezza senza vincoli familiari.

La vicenda, riportata dal quotidiano Corriere della Sera, vede al centro l’imprenditore francese e la sua cassaforte di famiglia, la Otium Capital. In collegamento video dal Belgio, dove risiede attualmente come esiliato fiscale, Sterin ha esposto le sue intenzioni ai parlamentari in modo inequivocabile: “Vorrei donare l’intero mio patrimonio a cause filantropiche”. A bloccare il suo progetto non sono le polemiche politiche legate alle sue posizioni vicine alla destra conservatrice, ma le norme in vigore. L’attuale legislazione d’Oltralpe prevede infatti che tre quarti del suo patrimonio debbano essere obbligatoriamente trasmessi alla prole. Di fronte a questo ostacolo normativo, la posizione dell’imprenditore resta netta: “Sono favorevole al fatto che ognuno possa fare ciò che vuole del proprio patrimonio”.

Il desiderio di Sterin si scontra contro il Codice Napoleonico del 1804, vero e proprio pilastro del diritto in gran parte dell’Europa continentale. Questo sistema è basato sulla successione necessaria e considera i figli come eredi legittimari, garantendo loro una quota intoccabile dei beni dei genitori, a prescindere da eventuali volontà espresse nel testamento. Si tratta di un principio diametralmente opposto a quello in vigore nei Paesi di Common Law, come il Regno Unito e gli Stati Uniti. Oltreoceano domina la libertà testamentaria totale: un individuo può decidere di lasciare i propri averi a una fondazione o a un perfetto estraneo, escludendo completamente i figli purché maggiorenni e finanziariamente indipendenti. È la strada percorsa da grandi miliardari e filantropi come Bill Gates e Warren Buffett, forti sostenitori della filosofia secondo cui la ricchezza accumulata non deve trasformarsi in una rendita garantita e incondizionata per la discendenza.

Se la vicenda si svolgesse in Italia, la richiesta dell’imprenditore francese si scontrerebbe con un impianto normativo altrettanto severo. Il nostro Codice Civile divide in modo netto l’eredità in due porzioni: la cosiddetta quota disponibile, che la persona può donare o assegnare liberamente a chiunque, e la quota di legittima, che spetta per legge ai familiari più stretti. Nel caso di un genitore che muore lasciando soltanto dei figli, a questi ultimi è riservata obbligatoriamente una fetta che varia dalla metà ai due terzi dell’intero patrimonio, da dividere in parti uguali.

L’unica eccezione legale che permette a un cittadino italiano di escludere un erede è l’indegnità a succedere. Si tratta però di una misura punitiva estrema che scatta esclusivamente in presenza di reati gravissimi e accertati, come l’omicidio o il tentato omicidio del genitore, la calunnia grave o la falsificazione del testamento. In tutti gli altri scenari, compresi quelli di totale rottura dei rapporti familiari, anche il diritto italiano impedisce la diseredazione, imponendo al patrimonio una funzione di protezione e solidarietà a cui il singolo individuo non ha modo di sottrarsi.

L'articolo “Ognuno deve poter fare ciò che vuole del proprio patrimonio”: il miliardario fondatore di Smartbox vuole diseredare i suoi 5 figli e chiede aiuto al Senato per salvare l’eredità da 1,4 miliardi proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Selvaggia Lucarelli e Alvin conducono “L’Isola dei Famosi”. Mediaset: “Scelta che nasce dalla volontà di proporre una nuova interpretazione editoriale del format”

Cambio della guarda a “L’Isola dei Famosi”. Mediaset con una nota ha ufficializzato che al timone del reality arriverà Selvaggia Lucarelli, che così sostituirà Ilary Blasi, al suo fianco invece il “veterano” Alvin. Ulteriori dettagli sul cast e sulle novità di questa edizione, format Banijay Italia, saranno resi noti nelle prossime settimane. Lo show andrà in onda su Canale 5 prossimamente.

“Le registrazioni del programma prenderanno il via a breve nelle Filippine, nuova cornice di uno dei format più amati dal pubblico italiano. Insieme, Selvaggia Lucarelli e Alvin accompagneranno concorrenti e telespettatori nel racconto di questa nuova avventura”, si legge nella nota.

E ancora l’azienda di Cologno Monzese fa sapere che “la scelta di Selvaggia Lucarelli nasce dalla volontà di proporre una nuova interpretazione editoriale del format, valorizzandone la capacità di raccontare i protagonisti, le dinamiche umane e gli aspetti più spettacolari del programma attraverso uno sguardo autorevole, originale e contemporaneo. Alvin, volto storico de ‘L’Isola dei Famosi’ e presenza ormai profondamente legata all’identità del programma, garantirà continuità, esperienza e conoscenza del format”.

L'articolo Selvaggia Lucarelli e Alvin conducono “L’Isola dei Famosi”. Mediaset: “Scelta che nasce dalla volontà di proporre una nuova interpretazione editoriale del format” proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

“Ho scoperto di avere un linfoma di Hodgkin all’ottavo mese di gravidanza. Dopo il parto ho iniziato la chemioterapia, ce la devo fare per le bimbe”: così Natalia Paragoni

“Tutto è iniziato il 27 aprile con una telefonata che mi ha cambiato la vita”. Con queste parole l’influencer Natalia Paragoni rivela di aver ricevuto la diagnosi di un linfoma di Hodgkin durante l’ottavo mese di gravidanza. Attraverso un post pubblicato su Instagram, accompagnato da un’immagine scattata in un letto d’ospedale, Paragoni rompe il silenzio delle ultime settimane e ufficializza l’inizio del trattamento chemioterapico intrapreso dopo la nascita della figlia Beatrice.

La diagnosi durante la maternità

Nel suo messaggio, Paragoni ripercorre il momento della comunicazione medica e l’impatto sulla gravidanza in corso: “Ero incinta all’ottavo mese, dentro di me cresceva la piccola Beatrice e io avrei dovuto pensare solo alla sua nascita. Invece, una notizia inaspettata ha trasformato quel periodo di attesa e felicità in un tempo di paura, domande e incertezza”. La necessità di elaborare la diagnosi ha portato all’allontanamento dai social, una circostanza che lei stessa motiva nel testo: “Oggi vi racconto il motivo dei miei silenzi di quest’ultimo mese. Mi è stato diagnosticato un linfoma di Hodgkin e, dopo aver dato alla luce Beatrice, ho iniziato il percorso di chemioterapia“. Un arco temporale segnato dal contrasto tra l’arrivo della figlia e la patologia: “In questo mese ho provato dolore, paura e ho pianto tantissimo, quando invece avrei dovuto solo gioire”.

La rete familiare e il post di Andrea Zelletta

Paragoni sottolinea il ruolo del supporto ricevuto nell’affrontare la situazione clinica: “Mi sono fatta mille domande e ci sono stati momenti davvero difficili. Per fortuna, però, non sono mai stata sola”. Il riferimento è ai legami più stretti: “Ho avuto accanto tutta la mia famiglia, nessuno escluso: Andrea, i miei genitori e gli amici più cari mi hanno dato forza, amore e sostegno ogni giorno, e vi assicuro che non è una cosa scontata”. A questo si somma l’attaccamento alle figlie: “E poi ci sono le mie bambine che, con il loro amore e i loro sorrisi, riescono a darmi una forza immensa”. A pochi minuti di distanza dal post, anche il compagno Andrea Zelletta ha condiviso una fotografia scattata all’interno della struttura ospedaliera, commentando il quadro clinico: “In questo ultimo periodo ho visto la donna che amo affrontare qualcosa di enorme. L’ho vista avere paura, piangere, sentirsi fragile… ma non smettere mai di essere una mamma straordinaria, una compagna incredibile e la persona più forte che io conosca”. Il messaggio si conclude confermando l’impegno ad affiancarla: “Non importa quanto sarà lunga o difficile questa strada, la affronteremo insieme. Passo dopo passo. E torneranno giorni leggeri. Ne sono sicuro”.

Le prospettive cliniche

La dichiarazione di Paragoni termina affrontando il percorso terapeutico appena iniziato: “Adesso dovrò affrontare un nuovo viaggio. Non so ancora cosa mi aspetta, ma so che ce la devo fare e ce la farò. Per le mie bimbe. Per le persone che amo. Ma soprattutto per me”. La decisione di rendere pubblica la malattia è maturata al termine di un iter privato e personale: “Avevo bisogno di tempo prima di raccontarlo, ma oggi sento di volerlo condividere con voi con sincerità. Un passo alla volta”.

L'articolo “Ho scoperto di avere un linfoma di Hodgkin all’ottavo mese di gravidanza. Dopo il parto ho iniziato la chemioterapia, ce la devo fare per le bimbe”: così Natalia Paragoni proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Robot umanoide colpisce con un calcio un bambino durante uno spettacolo di arti marzialI – IL VIDEO

Durante uno spettacolo in una località turistica dello Xinjiang, in Cina, un robot umanoide ha colpito con un calcio un bambino tra il pubblico mentre si stava esibendo in una dimostrazione. L’episodio è stato ripreso in video e ha iniziato rapidamente a circolare online, sollevando nuove domande sulla sicurezza di queste performance in contesti aperti.

Il robot si trovava all’interno di un’area dedicata alle esibizioni e stava eseguendo una sequenza di movimenti ispirati alle arti marziali quando, durante la performance, ha colpito il piccolo spettatore facendolo cadere a terra. Secondo le ricostruzioni, l’automa non operava in autonomia, ma sarebbe stato controllato manualmente da un addetto della struttura. Il bambino non avrebbe riportato ferite. La madre ha comunque criticato la gestione dell’accaduto, sostenendo che il personale sarebbe intervenuto con ritardo dopo l’incidente.

Robot umanoidi, la nuova frontiera dello spettacolo

Negli ultimi mesi, i robot umanoidi sono sempre più spesso utilizzati non solo in ambito industriale o sperimentale, ma anche come attrazione in eventi pubblici e turistici. Le dimostrazioni puntano a mostrare agilità, coordinazione e capacità di intrattenimento. Tutto questo, rende queste macchine veri e propri strumenti di spettacolo.

Non è raro che le performance includano movimenti ispirati alle arti marziali, coreografie o sequenze di intrattenimento pensate per il pubblico. In un altro episodio diventato virale, un robot umanoide è stato ripreso mentre eseguiva una danza sulle note di “Billie Jean” di Michael Jackson, simulando una vera performance dal vivo.

Visualizza questo post su Instagram

Un post condiviso da Hook NewsFeed (@hooknewsfeed)

L'articolo Robot umanoide colpisce con un calcio un bambino durante uno spettacolo di arti marzialI – IL VIDEO proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Le polpette dell’IKEA ora si possono leccare: ecco per la prima volta il Chupa-Chups al gusto di carne

“Sono reali. Sono strani. Sono divertenti e un po’ folli”. Con queste parole IKEA lancia una novità golosa e sorprendente: da oggi, venerdì 5 giugno, i clienti dei ristoranti, bistrot e bar del celebre colosso svedese dell’arredamento potranno ricevere in omaggio un Chupa Chups dal gusto insolito e tutto originale.

La catena ha infatti annunciato l’arrivo di un lecca-lecca in due versioni esclusive: al gusto di polpetta, richiamo diretto al piatto simbolo della cucina IKEA, e al gusto di fragola, per i palati più “tradizionali”. L’iniziativa, presentata dall’azienda con il motto “Sono reali. Sono strani. Sono divertenti e un po’ folli”, celebra il matrimonio tra due grandi passioni svedesi: le iconiche polpette, amatissime dai clienti di tutto il mondo, e la tradizione dolciaria scandinava.

“Hai mai assaggiato un lecca-lecca al gusto di polpette, salse e mirtilli rossi? Non in molti l’hanno fatto”, recita il claim dell’iniziativa, sottolineando il carattere dell’operazione.

L’omaggio sarà riservato a tutti coloro che effettueranno una consumazione nelle aree ristorazione dei punti vendita IKEA.

L'articolo Le polpette dell’IKEA ora si possono leccare: ecco per la prima volta il Chupa-Chups al gusto di carne proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Diavolo della Tasmania fugge di notte dal parco: scatta la caccia alla femmina “Mary” – IL VIDEO

È scattata una vera e propria caccia a un diavolo della Tasmania fuggito da un parco faunistico della Gold Coast, in Australia. L’animale, una femmina di nome Mary, è riuscito a scappare il 2 giugno da un’area di quarantena del Paradise Country, nello stato del Queensland, facendo perdere le proprie tracce poco dopo la fuga. Le ultime immagini disponibili arrivano dalle telecamere di sorveglianza del parco, che l’hanno ripresa mentre si muoveva da sola in una zona esterna della struttura nelle ore notturne, intorno alle 4 del mattino, prima di scomparire nel nulla.

Da quel momento sono scattate le ricerche da parte dei guardiaparco e delle squadre specializzate nella fauna selvatica, supportate anche da droni con visione termica. Nonostante gli sforzi, l’esemplare risulta ancora disperso e la sua localizzazione non è stata individuata. Mary non viveva in libertà, ma si trovava in quarantena all’interno della struttura zoologica insieme a un altro esemplare, in una fase di osservazione. La sua fuga ha immediatamente attirato l’attenzione dei media locali e delle autorità ambientali, che hanno diffuso avvisi alla popolazione della zona.

Secondo quanto riportato dal “The Guardian” a coordinare le informazioni alla cittadinanza è la direttrice della struttura, Lauren Mousley, che ha descritto l’animale come poco abituato al contatto e potenzialmente schivo. L’appello è chiaro: evitare qualsiasi tentativo di avvicinamento. “Non avvicinatevi all’animale. I diavoli della Tasmania possono reagire in modo aggressivo se provocati o se qualcuno tenta di catturarli”, ha spiegato. Secondo quanto riferito, Mary sarebbe un esemplare timido, che tende a nascondersi in presenza di movimento o disturbo. Proprio questo comportamento rende più complicate le operazioni di recupero, che si stanno concentrando nelle aree boschive e periferiche attorno alla struttura.

Oltre al rischio per la sicurezza pubblica, gli esperti sottolineano anche un possibile impatto sull’ecosistema locale. Il diavolo della Tasmania è infatti un piccolo marsupiale carnivoro, capace di cacciare attivamente e di nutrirsi di diverse specie di fauna selvatica, tra cui piccoli mammiferi e uccelli. Per questo motivo la sua presenza fuori controllo viene monitorata con attenzione, mentre proseguono le ricerche in un’area che si estende ben oltre il perimetro del parco.

L'articolo Diavolo della Tasmania fugge di notte dal parco: scatta la caccia alla femmina “Mary” – IL VIDEO proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Orietta Berti, regina (ma non troppo) dei luna park malesi di “Money Road”: la prova non va benissimo. Ecco cos’è successo – VIDEO

Nel terzo episodio di “Money Road – Ogni tentazione ha un prezzo”, andato in onda ieri 4 giugno e disponibile su Sky, in streaming su NOW e on demand, Orietta Berti ha sorpreso il pubblico con un ruolo del tutto inedito: quello di regina dei luna park malesi.

La celebre cantante ha guidato la Compagnia in una prova di ricarica del montepremi, ambientata in un luna park immerso nella giungla, dove ogni sfida superata avrebbe fruttato 500 euro al gruppo. L’esperienza, tuttavia, si è rivelata deludente, con un bottino finale di soli 500 euro.

A quel punto, Orietta Berti ha deciso di scendere in campo personalmente, cimentandosi nel classico gioco dei barattoli da abbattere. Fabio Caressa, direttore dell’esperimento sociale, ha colto l’occasione al volo, alzando la posta in gioco con una proposta da 1.000 euro in caso di successo. Il risultato, però, non è stato all’altezza delle aspettative.

Per il terzo episodio lo strategy game Sky Original prodotto da Blu Yazmine ieri sera ha raggiunto, su Sky Uno/+ e on demand, una Total Audience di 283mila spettatori medi con l’1,2% di share, +16% rispetto all’episodio precedente e +35% nel confronto con la scorsa stagione su pay. I dati nei sette giorni per l’episodio 2: tra free e pay Total Audience di 1.390.000 spettatori medi, in leggera crescita rispetto all’episodio del debutto.

Immagini concesse da Sky”; https://programmi.sky.it/programmi-tv/money-road; “Money Road – Ogni tentazione ha un prezzo è ogni giovedì alle 21.15 su Sky e in streaming su NOW, sempre disponibile on demand; il martedì in chiaro su TV8

L'articolo Orietta Berti, regina (ma non troppo) dei luna park malesi di “Money Road”: la prova non va benissimo. Ecco cos’è successo – VIDEO proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

“Massacrati in modi barbari, gridano dal dolore. Sono costretti a nuotare nel sangue dei loro familiari”: la denuncia degli ambientalisti sulla mattanza di 706 cetacei alle Isole Faroe

“Gli animali gridano dal dolore. Intere famiglie vengono massacrate e alcuni animali vengono visti nuotare nel sangue dei loro familiari per ore“. È attraverso le dichiarazioni di Elisa Allen, vicepresidente dei programmi di PETA affidate al quotidiano “The Independent”, che le organizzazioni per la tutela marina descrivono la tradizionale mattanza consumatasi il 27 maggio al largo delle Isole Faroe. In una singola giornata, le acque dell’arcipelago si sono tinte di rosso per l’uccisione di 706 tra balene pilota e delfini dai fianchi bianchi dell’Atlantico, spinti verso le baie poco profonde e abbattuti. Una caccia tradizionale, il “grindadrap“, che la direttrice della campagna locale di Sea Shepherd, Valentina Crast, ha inquadrato in “scene caotiche di estrema crudeltà”, denunciando un prolungamento dell’agonia dei mammiferi direttamente sugli arenili.

I numeri degli abbattimenti

Le autorità locali difendono le operazioni considerandole una tradizione secolare e un metodo di sussistenza alimentare privo di finalità commerciali, in cui carne e grasso vengono distribuiti tra i residenti. Tuttavia, il conteggio effettuato dagli osservatori di Sea Shepherd restituisce le dimensioni di una macellazione massiva: in poche ore sono stati uccisi 402 balene pilota e quattro tursiopi nella capitale Tórshavn, 168 delfini dai fianchi bianchi a Skalabotnur e altri 132 a Hvalvik. Durante le operazioni, due membri dell’equipaggio di Sea Shepherd presenti in veste di osservatori sono stati arrestati dalla polizia. Il fermo è scattato a seguito delle denunce dei cacciatori locali, che li hanno accusati di interferenza, una circostanza che l’organizzazione ambientalista ha formalmente smentito.

View this post on Instagram

A post shared by Sea Shepherd (@seashepherd)

L’appello a “The Independent”

Di fronte alle carcasse sventrate e ammassate sulle spiagge dell’Atlantico, le organizzazioni hanno chiesto l’intervento dei governi europei. Elisa Allen ha sollecitato un bando immediato e permanente rivolgendosi direttamente al primo ministro faroese: “Ogni anno, con orrore del resto del mondo, centinaia di balene e delfini vengono massacrati in modi barbari con ami di metallo, che vengono conficcati negli sfiatatoi dei mammiferi spiaggiati prima che vengano tagliate loro le spine dorsali”. Allen ha ribadito a “The Independent” la necessità di fermare la pratica ricordando che “le balene e i delfini sono altamente intelligenti e provano dolore e paura tanto quanto gli esseri umani”.

Le modifiche normative e la carenza di strumenti

Le contestazioni degli attivisti non si limitano alla tradizione in sé, ma sollevano problemi legali e procedurali. L’organizzazione ambientalista OceanCare ha evidenziato come gli abbattimenti del 27 maggio si siano verificati a poche ore di distanza da un voto all’unanimità del parlamento faroese su una specifica modifica normativa. Questa delibera stabilisce che i regolamenti locali sulla caccia prevalgono sulle leggi relative al benessere animale, proteggendo i cacciatori da eventuali procedimenti giudiziari per violazioni di tale natura. Le associazioni denunciano inoltre che, durante le tre battute di caccia, si è registrata una carenza di lance spinali. Si tratta degli unici strumenti specializzati e autorizzati per recidere rapidamente il midollo spinale e limitare i tempi di macellazione. L’assenza di queste attrezzature ha costretto alcuni partecipanti all’uso di lunghi coltelli non regolamentari, incrementando i tempi di abbattimento e le sofferenze inferte agli animali.

L'articolo “Massacrati in modi barbari, gridano dal dolore. Sono costretti a nuotare nel sangue dei loro familiari”: la denuncia degli ambientalisti sulla mattanza di 706 cetacei alle Isole Faroe proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

“C’era molto playback. Ma era inevitabile”: Madonna e il concerto a sorpresa a Times Square per il mese del Pride e per promuovere “Confessions on a Dance Floor II”

C’era grande attesa ieri 4 giugno per l’apparizione di Madonna a Times Square, a New York, dove ha dato il via al mese del Pride. Per qualche fan è rimasto deluso per il playback della superstar della musica. La diva del pop ha cantato alcuni brani per lanciare il prossimo disco in uscita il 3 luglio “Confessions on a Dance Floor II”, come riporta il sito showbiz411.

L’artista ha proposto il nuovo brano “I Feel So Free”, il duetto con Sabrina Carpenter “Bring Your Love”, l’altro inedito del nuovo album “Love Sensation”, mentre da “Confessions on a Dance Floor” del 2005 “Get Together”, “I Love New York” e “Hung Up”.

Ma c’è chi ha storto il naso. “La sua voce suona nasale e più naturale, non così artefatta come nei suoi tanti successi del passato. Questa è la sua voce ‘vera’, nel bene e nel male. Certo, c’era molto playback. Ma era inevitabile, considerando la produzione”, scrive showbiz411.

E ancora: “Ha speso più di quanto guadagnerà? Certo, ma chi se ne importa? Non è questo il punto. Madonna vuole essere rilevante. Si sta appoggiando molto ai suoi fan gay, scegliendo il Pride Month e apparendo nei locali gay. Sembra un piccolo ritorno in termini di vendite, ma chi lo sa? In ogni caso, questo la tiene impegnata e ci regala qualche aneddoto”.

(Video TikTok @holdmymeatpurse)

L'articolo “C’era molto playback. Ma era inevitabile”: Madonna e il concerto a sorpresa a Times Square per il mese del Pride e per promuovere “Confessions on a Dance Floor II” proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Basta panna e multipiano, arriva il tiramisù lungo metri: è questo il nuovo trend per la torta di matrimonio, il video virale

Non più solo dessert da fine pasto o simbolo della cucina casalinga italiana: il tiramisù si prende anche le scene dei matrimoni e diventa protagonista assoluto delle torte nuziali. L’ultima dimostrazione arriva da un video diventato virale sui social, che mostra una versione monumentale del dolce italiano per eccellenza. Si tratta di un tiramisù lungo tre metri, realizzato con numeri tutt’altro che simbolici: quattordici chili di mascarpone, novantasei uova, quattro chili di zucchero, tremilacinquecento pavesini e un chilo di caffè. Una struttura imponente preparata dal catering Tonino da Cortona per un matrimonio a Villa di Maiano, in Toscana, e immortalata dalla wedding planner Marilena Zambelli.

Il video pubblicato su Instagram ha iniziato a circolare rapidamente, fino a superare in sei giorni 69 milioni di visualizzazioni, diventando uno dei contenuti più condivisi nel mondo del wedding food. A colpire non è solo la dimensione della torta, ma il fatto che un dolce tradizionale come il tiramisù venga ormai sempre più spesso scelto al posto delle classiche torte scenografiche a più piani. Una tendenza che si inserisce in un cambiamento più ampio nel mondo dei matrimoni, dove la ricerca di elementi riconoscibili, “familiari” e meno formali sta guadagnando terreno rispetto alle soluzioni più classiche.

Il tiramisù, del resto, ha da tempo superato i confini del semplice dessert. Nato come simbolo della pasticceria italiana moderna e diventato negli anni un vero e proprio emblema gastronomico nazionale, è oggi uno dei dolci più riconoscibili al mondo. La sua forza sta proprio nella semplicità degli ingredienti e nella capacità di adattarsi a versioni sempre diverse, mantenendo però un’identità immediatamente riconoscibile. Non è un caso che proprio lui, tra tutti i dolci della tradizione, stia diventando sempre più spesso protagonista di eventi e celebrazioni.

L'articolo Basta panna e multipiano, arriva il tiramisù lungo metri: è questo il nuovo trend per la torta di matrimonio, il video virale proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

“Pensavo che morissero solo gli altri. Ci ho pensato incessantemente per giorni e più volte al giorno, leggevo i manifesti funebri e mi facevo il calcolo”: la confessione di Peppe Iodice

“Pensavo che morissero solo gli altri”. Con questa frase Peppe Iodice affronta il tema della morte ai microfoni del “De Core Podcast”, condotto da Alessandro Pieravanti e Danilo da Fiumicino. Nell’intervista, ripresa dal quotidiano Il Mattino, Iodice parla ininterrottamente per due ore e ripercorre i passaggi della sua vita: le paure subentrate dopo i cinquant’anni, i ricordi dell’infanzia a Barra, la genesi del programma “Peppy Night” e il rifiuto all’offerta della Rai per evitare limiti editoriali.

Il rapporto con la fine della vita è diventato un pensiero pressante dopo il compimento dei cinquant’anni: “Ci ho pensato incessantemente per giorni e più volte al giorno. Leggevo i manifesti funebri e mi facevo il calcolo“, ha ammesso. Questa riflessione si è tradotta in scelte artistiche precise per il suo recente progetto cinematografico: “Volevo raccontare una storia, non fare un film di gag. Assisto al mio funerale, dentro una bara vera, in una chiesa vera. E ho voluto accanto amici e parenti”. Una decisione non banale date le sue radici: “Trattare la morte era pericoloso, soprattutto rappresentando una città molto scaramantica”.

L’infanzia a Barra e il legame viscerale con Napoli

Dalla paura della fine al principio di tutto. Iodice, per tutti semplicemente “Pinuccio“, è cresciuto nella periferia orientale di Napoli. “Barra, San Giovanni e Ponticelli erano un bel triangolo. Diciamo scoppiettante”, ricorda parlando degli anni Ottanta. Nessun cliché di miseria nel suo passato, come lui stesso ci tiene a smitizzare: “Peccato, sarebbe stato bello fare il racconto alla Nino D’Angelo o Massimo Ranieri. Invece avevo una famiglia normale”. Il padre lavorava all’Enel, la madre era casalinga: “Ci potevamo permettere tante cose. Come la villeggiatura… prima non si chiamava vacanza. E noi facevamo un mese. Sempre in posti decisi dai miei genitori. Oggi le mie figlie sono le mie tour operator. Ero già simpatico ma non conquistavo”. Oggi risiede a Portici, che definisce ironicamente “praticamente i Parioli”. Il legame con la città resta il motore della sua identità. “La mia prima lingua è il napoletano, è la lingua del cuore”, afferma, ribadendo che, qualora diventasse sindaco, non avrebbe dubbi sulle priorità: “Partirei dalle periferie”. Una passione che si riflette anche sul calcio: “Io non sono sportivo, sono tifoso. A Napoli il tifo si chiama malattia”.

Il “no” alla Rai e il successo arrivato con la maturità

Il podcast ha toccato anche i retroscena professionali, a partire dalla nascita del fortunato format “Peppy Night“. L’idea si è concretizzata durante la pandemia, in seguito a una promessa fatta al produttore Pino Oliva appena dimesso dalla rianimazione: “Mi disse: se sopravvivo dobbiamo fare uno spettacolo il primo gennaio”. La prima edizione si svolse in un clima anomalo: “Il primo anno avevamo il teatro vuoto e solo amici. Gli ascolti furono pazzeschi”. Il successo ha poi attirato le attenzioni della televisione di Stato, rispedite al mittente per salvaguardare la propria libertà espressiva: “Mi hanno proposto di portarlo in Rai. Prima ho detto sì, poi ho cambiato idea. Come lo faccio lì non potrei farlo da nessun’altra parte. Avrei troppi limiti”. Una lucidità garantita da una popolarità raggiunta con l’età adulta: “Forse se fosse successo prima mi sarei montato la testa”. Un pensiero va anche ai colleghi della nuova generazione, con un elogio netto a Stefano De Martino: “È un top player. Ha un futuro incredibile davanti ed è uno dei pochissimi che non si atteggia mai”.

L’autovalutazione: “Non mi sento mai bene”

Lontano dal palcoscenico, la sua stabilità poggia unicamente sugli affetti: “La famiglia è il mio posto felice. La mia isola che non c’è. Ho una famiglia solida, quella di una volta”. Ma Iodice non si fa sconti quando si tratta di autocritica. Sottopostosi a una pagella finale nel corso del podcast, il comico si è assegnato un “3” per il sesso e un “5” per la fame. Bocciatura totale per l’atletismo e il pollice verde, fermi a “0”. Si definisce poco invidioso (“2”), moderatamente egocentrico (“3 tendente a 4”) e ipocondriaco (“4”), pur respingendo il pessimismo (“0”). Il tutto chiuso da una battuta sulle proprie condizioni fisiche che sintetizza il suo sguardo sul mondo: “Non mi sento mai bene”.

L'articolo “Pensavo che morissero solo gli altri. Ci ho pensato incessantemente per giorni e più volte al giorno, leggevo i manifesti funebri e mi facevo il calcolo”: la confessione di Peppe Iodice proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

“Essere accusato di essere coinvolto nell’omicidio di Chiara mi ha fatto male”: Marco Poggi parla in esclusiva a Quarto Grado. E aggiunge: “Hanno rovinato l’immagine di mia sorella”

Per diciannove anni ha scelto il silenzio. Ora Marco Poggi, fratello di Chiara Poggi, parla per la prima volta in televisione. Lo fa nella puntata di Quarto Grado in onda stasera, venerdì 5 giugno, su Rete 4, in un’intervista esclusiva annunciata dal programma condotto da Gianluigi Nuzzi e Alessandra Viero.

Marco Poggi aveva 19 anni quando, il 13 agosto 2007, sua sorella Chiara fu trovata uccisa nella villetta di famiglia di Garlasco, in provincia di Pavia. Oggi ne ha 37, vive in Veneto, lavora come impiegato e ha sempre scelto di restare lontano dai riflettori e dall’attenzione mediatica che negli anni ha accompagnato il caso.

Nelle anticipazioni diffuse da Quarto Grado, Poggi torna sulle accuse e sulle ricostruzioni che nel tempo hanno coinvolto anche lui. “Essere accusato di essere coinvolto nell’omicidio di Chiara mi ha fatto male. Chi indagava poteva smorzare alcune piste”. Poi le parole dedicate alla sorella: “Quello che mi dispiace di più è che hanno rovinato l’immagine di Chiara”.

A presentare l’intervista è Gianluigi Nuzzi, che sui social la definisce un documento eccezionale: “Su Marco tante nuvole e tante fake news. Racconterà il suo rapporto con Andrea Sempio, cosa è successo quel giorno e se era davvero in montagna“.

La scelta di parlare arriva in un momento in cui il delitto di Garlasco è tornato al centro dell’attenzione mediatica e giudiziaria. Tra i temi affrontati nell’intervista c’è appunto anche il rapporto con Andrea Sempio, amico di lunga data di Marco Poggi e oggi nuovamente al centro delle indagini aperte dalla Procura di Pavia.

Nel corso della conversazione, Poggi parla anche dell’impatto che la vicenda ha avuto sulla sua famiglia: “Ci siamo tornati dentro, forse più di prima. Spero che prima o poi abbiamo la possibilità di voltare pagina”.

L'articolo “Essere accusato di essere coinvolto nell’omicidio di Chiara mi ha fatto male”: Marco Poggi parla in esclusiva a Quarto Grado. E aggiunge: “Hanno rovinato l’immagine di mia sorella” proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Il tenero bacio tra Giulia Stabile e Madame fa impazzire i fan: ma la foto viene pubblicata e poi “scompare”

Uno scatto affettuoso ha scatenato i fan di Giulia Stabile e Madame. Per pochi istanti, infatti, sul profilo Instagram ufficiale della cantautrice è apparso lo scatto assieme alla ballerina Giulia Stabile, già vincitrice di “Amici”. Le due si scambiavano un tenero bacio. Poi però la fotografia è “scomparsa”, rimossa dopo qualche secondo. Ma i follower di Madame più attenti hanno avuto il tempo di fare un frame e diffonderlo sui social.

Il bacio era non quello tra due innamorate, ma tra due grandi amiche che si conoscono da anni. E più precisamente dal 2021. Il minimo comune denominatore si chiama Sangiovanni. Il cantante è un amico storico di Madame ed anche l’ex fidanzato della ballerina di Rosalia. Da quel momento, la loro amicizia si è consolidata nel tempo, diventando un legame solido fatto di sostegno reciproco, esperienze condivise e difese pubbliche.

Un esempio significativo si è verificato quando la cantante ha preso apertamente le parti di Giulia, attualmente membro del corpo di ballo di Rosalía, rispondendo alle accuse di chi sosteneva che la ragazza avesse ottenuto la posizione grazie a raccomandazioni.

Insomma un semplice gesto di affettuosa amicizia, che però è svanito in un attimo. Il tempo di un “delete”.

L'articolo Il tenero bacio tra Giulia Stabile e Madame fa impazzire i fan: ma la foto viene pubblicata e poi “scompare” proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

“Non riusciva a reggersi in piedi”: soppresso elefante asiatico appena nato. Lo zoo di Zurigo: “Non potevamo fare altro”

Era nato da appena un giorno, ma i veterinari hanno deciso di sopprimerlo. È accaduto allo zoo di Zurigo, in Svizzera, dove un cucciolo maschio di elefante asiatico è stato abbattuto poche ore dopo la nascita perché affetto da gravi problemi fisici che gli impedivano di reggersi in piedi.

Il piccolo era venuto alla luce lunedì ed era figlio della femmina Indi e del maschio Thai. Fin dai primi momenti, qualcosa era sembrato non andare per il verso giusto. Nonostante ripetuti tentativi, il cucciolo non riusciva a mettersi in piedi né a sostenere adeguatamente il peso del proprio corpo sulle zampe posteriori.

“Il cucciolo maschio ha tentato ripetutamente e con forza di alzarsi, ma non è riuscito a caricare a sufficienza le zampe posteriori, rimanendo quindi sdraiato”, ha spiegato il direttore dello zoo, Severin Dressen, in dichiarazioni riportate dall’agenzia svizzera Keystone-SDA e riprese da diversi media locali. E ha aggiunto: “Razionalmente non possiamo fare nulla contro queste malformazioni”.

Di fronte a una situazione considerata irreversibile, i veterinari hanno optato per l’eutanasia. La decisione, ha spiegato lo zoo, è stata presa nell’interesse del benessere animale, ritenendo che l’elefantino non avrebbe avuto la possibilità di crescere e svilupparsi normalmente.

Non è la prima volta che lo zoo di Zurigo deve affrontare la perdita di un cucciolo di elefante. Secondo i dati forniti dalla struttura, dal 2014 sono nati otto elefanti asiatici. Quattro sono sopravvissuti, mentre altri sono morti poco dopo la nascita per differenti problemi di salute o malformazioni. Nel 2020 un altro cucciolo morì a causa di gravi ferite alla testa, presumibilmente provocate da altri elefanti del gruppo.

Lo zoo sostiene che casi di questo tipo, per quanto dolorosi, rientrino nei rischi che accompagnano la riproduzione di una specie minacciata come l’elefante asiatico, allevata nell’ambito dei programmi europei di conservazione.

L'articolo “Non riusciva a reggersi in piedi”: soppresso elefante asiatico appena nato. Lo zoo di Zurigo: “Non potevamo fare altro” proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  
❌