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Spremuta fino all’osso dal circuito delle corse, rinasce grazie al coniglietto di peluche rosa: la storia della levriera Poppy

Per anni è stata allevata per correre. Nel circuito delle corse dei levrieri, migliaia di cani vengono selezionati fin da cuccioli con un unico obiettivo: diventare i più veloci. Quando la loro “carriera” finisce, molti si ritrovano senza una destinazione certa. È da questo mondo che arriva la storia di Poppy, una levriera australiana che, dopo decine di gare e diverse cucciolate, ha trovato una seconda possibilità grazie all’adozione. Ma il passaggio dalla pista al divano non è stato immediato. Quando la levriera è stata adottata dalla sua nuova famiglia in Australia, le prime settimane sono state difficili. Di notte si svegliava, si aggirava per casa e piangeva. Un comportamento che ha subito fatto capire ai suoi adottanti quanto il passato fosse ancora presente.

“Per le prime due settimane si svegliava durante la notte e girava per casa piangendo. Ci spezzava il cuore pensare a quanto dovesse sentirsi triste e confusa”, ha raccontato la proprietaria Emma. La famiglia ha quindi provato a offrirle un piccolo punto di riferimento: un morbido coniglietto di peluche rosa. Quello che sembrava un semplice giocattolo si è trasformato in qualcosa di molto più importante. Poppy ha iniziato a portarlo con sé durante il riposo, stringendolo sotto la zampa e trattandolo con una delicatezza riservata a nessun altro oggetto.

Con gli altri giochi si comportava come qualsiasi cane curioso e vivace. Con quel coniglietto, invece, il rapporto era diverso. Non lo scuoteva, non lo mordicchiava, non lo lanciava in aria. Lo custodiva. Con il passare del tempo, però, qualcosa ha iniziato a cambiare. “Dopo un paio di mesi, ha iniziato a mostrare segni di sentirsi al sicuro e rilassata. Il coniglietto rosa ha iniziato a diventare meno importante”, ha spiegato Emma. A distanza di diciotto mesi dall’adozione, Poppy è ormai un cane completamente diverso. Le paure che la accompagnavano nelle prime settimane hanno lasciato il posto a una quotidianità fatta di affetto, gioco e tranquillità: “È sicura di sé, giocherellona, felice, un po’ impertinente e super affettuosa e amorevole. Il coniglietto rosa è sempre vicino al suo letto e a volte la sorprendo con la testa appoggiata accanto a lui”, racconta ancora la proprietaria.

Una seconda possibilità

Dietro questa rinascita c’è però una storia che riaccende i riflettori sul destino di molti levrieri impiegati nelle competizioni. Prima dell’adozione, Poppy aveva partecipato a 53 gare ed era stata utilizzata anche per la riproduzione, dando alla luce tre cucciolate. Secondo le associazioni che si occupano di tutela animale, ogni anno migliaia di levrieri vengono allevati con la speranza di ottenere il campione perfetto. Non tutti, però, trovano una sistemazione una volta terminata la carriera sportiva.

Emma si è avvicinata a questa razza quasi per caso, dopo aver conosciuto il cane di un vicino: “Mi sono resa conto molto rapidamente di quanto fossero gentili e dolci. Poi ho scoperto quanti venivano scartati dopo la loro carriera nelle corse e che semplicemente non c’erano abbastanza case per tutti loro. È stato questo il motivo che mi ha spinto ad adottare un levriero”. Una scelta che ha cambiato due vite: quella della cagnolina e quella della famiglia che l’ha accolta.

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“Mettevo due maglioni sotto le giacche per riempire i vestiti, ho perso 38 chili. Prima di entrare in studio mi sono portato la mia siringa di cellule staminali”: Costantino Vitagliano torna a parlare della malattia

Costantino Vitagliano è tornato a parlare delle sue condizioni di salute a La Volta Buona, il programma di Rai 1 condotto da Caterina Balivo. Durante l’intervista, ha spiegato come una rara malattia autoimmune abbia drasticamente cambiato il suo corpo e come stia affrontando il percorso di guarigione attraverso una nuova terapia. Vitagliano ha raccontato la transizione dalle cure ospedaliere massicce a base di cortisone a un nuovo trattamento con le cellule staminali, necessario per contrastare gli effetti collaterali che gli avevano bloccato l’appetito portandolo a perdere circa 40 chili: “Prima di entrare in studio mi sono portato la mia bella siringa di cellule staminali che mi danno comunque un aiuto molto importante. Hanno sostituito il cortisone che per un anno ho dovuto prendere a un grammo al giorno. Quello, logicamente, il cortisone, è l’unico antinfiammatorio che avevo per rallentare quello che ho, e mi chiudeva la bocca dello stomaco. Il cortisone non ti fa mangiare, quindi io, dopo la terapia in ospedale, dopo aver comunque dovuto fare determinati esami, per 40 giorni ho perso di botto 38 kg”.

Lo shock del ritorno a casa

L’ex tronista ha poi descritto la difficoltà nel confrontarsi con la propria immagine riflessa dopo le dimissioni dall’ospedale: “Sono cambiato, l’ultima volta che ero qua da te, ma è un annetto fa, io avevo la giacca col maglione di quelli doppi per mettermi l’abito che avevo di solito, che mi stava attillato. Oggi, in un anno e mezzo, grazie”. Davanti alla considerazione di Caterina Balivo sul fatto che spesso in televisione si parli dell’opposto, ovvero della volontà di dimagrire, Vitagliano ha aggiunto: “Non mi stavano i vestiti e quindi per utilizzare i miei vestiti, a cui ero abituato ad una determinata forma, li dovevo riempire con due maglioni sotto le giacche. Ma più che altro era perché mentalmente, quando sono rientrato a casa dopo l’ospedale e mi sono guardato. Quando sono rientrato a casa e mi sono visto allo specchio, ho detto: ‘Oh, e quello chi è?’. Cioè, io all’ospedale non avevo lo specchio per guardarmi, mi guardavo il viso quando andavo in bagno, ma mentalmente guardavo altro. Ero sempre col pigiama e con tutte le flebo attaccate, tutte le varie terapie, esami che facevo fino a quando hanno realizzato cosa avessi”.

La ripresa e il ritorno agli allenamenti

Il recupero del peso corporeo e della massa muscolare è iniziato solo con l’interruzione del cortisone, che aveva pesantemente alterato anche i suoi ritmi del sonno: “Io con la nuova terapia ho iniziato giustamente a sostituire ciò che è un farmaco vero come il cortisone, che ti aiuta da una parte ma ti toglie altre cose. Giustamente io non dormivo, e quando non dormi, o mi addormentavo alle 6:00 di pomeriggio e mi svegliavo alle 6:00 di mattina, non avevo fame. Andare a fare le passeggiate sì, aiuta, ma per riprendere un muscolo devo mangiare, devo allenarmi in un determinato modo. E adesso, da tre mesi, grazie alle mie amicizie, e grazie a Elia che è una persona che in questo momento mi sta dando una grossa mano a farlo, io vado in palestra e ho ripreso non dico ad allenarmi come una volta perché non so se ci ritornerò ad essere com’ero una volta, però sicuramente ho ripreso 30 kg mangiando. Ho iniziato a mangiare“.

L’intervista si è conclusa con una battuta dello stesso Vitagliano sulla sua forma fisica attuale: “Ho fatto una pubblicità per una determinata cosa dove ero a petto nudo, ho messo la pancetta!”. A Caterina Balivo, che gli ha fatto notare che a 50 anni sia una cosa normale, Vitagliano ha risposto: “Eh, ma ero abituato ad avere gli addominali, no?”

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“Rappresenta qualcosa che oggi rischiamo di perdere: il piacere di stare insieme”: prete regala un pallone arancione ai bimbi della Prima Comunione, il gesto diventa virale

Un pallone arancione consegnato ai bambini al termine della Messa della Prima Comunione. È accaduto nella parrocchia della Madonna dei Fiori e San Carlo, nel quartiere San Carlo di Isola del Liri, dove il viceparroco don Florin D’Amata ha scelto un regalo insolito per i piccoli che hanno ricevuto l’Eucaristia.

Come riportato da Il Messaggero, al termine della celebrazione di domenica 31 maggio, sei bambini che avevano appena ricevuto l’Eucaristia hanno trovato ad attenderli un regalo insolito: un Super Santos, il classico pallone arancione che per generazioni ha rappresentato il gioco all’aperto, le partite improvvisate in strada e l’infanzia vissuta in gruppo. Un gesto semplice, ma pensato per andare oltre il simbolo: “Perché non volevo fare semplicemente un regalo, ma consegnare un segno. Il pallone rappresenta qualcosa che oggi rischiamo di perdere: il piacere di stare insieme. Un Super Santos invita a uscire di casa, a incontrare gli altri, a creare un gruppo, a condividere il tempo e le emozioni. È un oggetto semplice, ma racchiude valori enormi. Come il pane eucaristico ci unisce in un solo corpo, così anche il gioco vissuto insieme educa alla fraternità, all’amicizia e alla gioia dello stare con gli altri”, ha spiegato don Florin D’Amata.

Il senso del gesto

Dietro l’iniziativa non c’è stata improvvisazione, ma un percorso di riflessione condiviso anche fuori dalla parrocchia: “Questa iniziativa è nata anche grazie a un confronto avuto a scuola con il referente per il cyberbullismo, il professor Gianluca Carbone. In quell’occasione abbiamo riflettuto sull’importanza di evitare che, in una giornata così significativa come la Prima Comunione, i bambini ricevano in dono smartphone o dispositivi elettronici, privilegiando invece regali semplici che favoriscano il gioco, la socializzazione e le relazioni autentiche. Da questa riflessione è nata la scelta del pallone, come segno concreto di un invito a riscoprire la gioia dello stare insieme, del giocare all’aperto e del costruire amicizie vere”, ha aggiunto. “Viviamo in un tempo in cui spesso i ragazzi rischiano di chiudersi dietro uno schermo. Il pallone, invece, costringe a guardarsi negli occhi, a parlare, a collaborare, a confrontarsi. Oggi molti bambini ricevono come regalo della Prima Comunione uno smartphone. Non voglio demonizzare la tecnologia, che può essere uno strumento utile, ma credo sia importante non privare i più giovani di esperienze fondamentali per la loro crescita. Il rischio è quello di perdere tempo prezioso da dedicare alle relazioni autentiche, all’amicizia e al dialogo”, ha sottolineato.

Il gesto ha coinvolto direttamente anche le famiglie: “Durante il percorso di preparazione abbiamo coinvolto molto i genitori, perché l’educazione dei figli è una responsabilità condivisa. Con questo gesto ho voluto ricordare che i bambini hanno bisogno di essere accompagnati a vivere esperienze vere. Regalare un pallone significa regalare la possibilità di incontrarsi, di giocare, di costruire amicizie e ricordi. Sono convinto che la felicità non si trovi soltanto negli oggetti tecnologici, ma soprattutto nelle relazioni. Un pallone può sembrare poca cosa, ma in realtà può diventare uno straordinario strumento di crescita”, ha concluso il viceparroco.

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La vacanza la decide l’algoritmo: il 79% dei giovani sceglie mete e itinerari dai social ed è disposto a fare qualcosa di completamente fuori dall’ordinario al solo scopo di poterlo raccontare online

Il viaggio moderno non inizia in agenzia o preparando la valigia, ma scorrendo il feed di uno smartphone. Oggi il 79% dei Millennials e della Generazione Z dichiara di lasciarsi guidare dai social media per pianificare i propri itinerari, e l’82% ammette di essere disposto a fare qualcosa di completamente fuori dall’ordinario al solo scopo di poterlo raccontare online. I dati delineano uno scenario rivoluzionato: il turismo è ormai un ecosistema plasmato dall’Intelligenza Artificiale e dal social selling, dove le esperienze non vengono cercate solo per essere vissute, ma per risultare “condivisibili“.

La “Trendification” del viaggio: l’algoritmo come tour operator

Il 35% dei viaggiatori utilizza le piattaforme social per organizzare le proprie vacanze, registrando una crescita del 13% anno su anno. Il contenuto digitale non si limita più ad accompagnare il settore turistico, ma ne orienta attivamente la domanda attraverso dinamiche ben precise:

  • Ispirazione costante: su Instagram, la parola “travel” è associata a oltre 700 milioni di post; il 76% degli utenti che consuma contenuti di viaggio afferma di aver trovato l’ispirazione per partire proprio grazie a queste piattaforme.
  • L’ossessione per la condivisione: quasi un viaggiatore su due sceglie la propria meta valutando quanto questa sarà esteticamente e culturalmente “condivisibile”, con l’intento esplicito di pubblicare foto e video durante il soggiorno.
  • La caccia alla viralità: secondo il report Global Travel Trends 2026, oltre il 75% dei giovani appartenenti a Millennials e Gen Z pianifica in anticipo di assaggiare cibi o pietanze diventati virali sul web.

Questo fenomeno, battezzato dagli analisti come trendification, permette agli algoritmi di rendere virale una località nel giro di poche settimane, influenzando pesantemente i flussi turistici, le disponibilità delle strutture e l’andamento dei prezzi.

La fine della vecchia pubblicità e l’ascesa del Social Selling

In questo panorama, la qualità del servizio resta un pilastro, ma non è più l’unico. A fare la differenza è la reputazione online. Gianni Adamoli, Presidente del Consiglio di Amministrazione di Execus S.p.A. (MarTech Company quotata su Euronext Growth Milan), fotografa così il cambiamento: «Per gli operatori del settore questo significa ripensare il modo di presentarsi al pubblico. La qualità della struttura o del servizio resta centrale, ma da sola non basta più. Conta anche la capacità di presidiare le conversazioni digitali, costruire una reputazione credibile e mantenere un dialogo costante con gli utenti».

La semplice promozione unidirezionale ha lasciato il posto a interazioni reali: «È in questo contesto che il social selling è ormai sempre più necessario», aggiunge Adamoli. «Non si tratta di una semplice promozione sui social network, ma di una strategia di marketing fondata sulla costruzione di relazioni autentiche e sulla condivisione di valore attraverso i social media, con l’obiettivo di avvicinare gli utenti e accompagnarli fino alla decisione d’acquisto». I numeri confermano l’efficacia di questo dialogo:

  • Oltre il 60% delle persone ha maggiore propensione a visitare un’attività in seguito a un’interazione positiva sui social media.
  • Il 52% dei turisti si dice più propenso a prenotare dopo aver visto contenuti online, e il 67% usa i social per cercare raccomandazioni durante la vacanza stessa.
  • Più del 70% condivide le proprie esperienze positive post-soggiorno, innescando una visibilità organica che spesso risulta più incisiva della pubblicità tradizionale.

L’impatto dell’Intelligenza Artificiale: un mercato da 13 miliardi

A potenziare enormemente l’efficacia di questi strumenti intervengono i Big Data e l’Intelligenza Artificiale. Le stime di mercato indicano una traiettoria impressionante: il mercato globale dell’AI applicata al settore turistico, partito da 2,95 miliardi di dollari nel 2024, potrebbe superare la soglia dei 13 miliardi entro il 2030. «L’AI è già utilizzata in diversi ambiti operativi: chatbot per l’assistenza continua, sistemi di pricing dinamico, suggerimenti personalizzati basati sui comportamenti degli utenti e strumenti di analisi delle conversazioni online», chiarisce Adamoli. «Questo si traduce soprattutto in una maggiore capacità di anticipare bisogni, intercettare tendenze emergenti e adattare l’offerta in tempo reale».

Il rischio “Instagram vs Realtà” e il ritorno all’autenticità

Nonostante la precisione algoritmica, esiste un’insidia che la tecnologia non può risolvere: l’effetto delusione. La sovraesposizione a immagini e video fortemente estetizzati ha innalzato le aspettative, e i dati lo dimostrano senza appello: il 60% degli utenti ammette di aver visitato destinazioni che, online, sembravano decisamente più attraenti rispetto alla realtà concreta. Una discordanza che rischia di generare un pericoloso boomerang reputazionale. Su questo punto, l’analisi di Adamoli è perentoria: «Per questo motivo la sfida per gli operatori turistici non riguarda soltanto la visibilità, ma soprattutto la coerenza tra racconto digitale ed esperienza reale. Chi lavora costruendo aspettative irrealistiche paga prima o poi il conto in termini di reputazione. Il social selling autentico è quello che mostra la vera identità di una struttura o di una destinazione: i suoi limiti, le sue peculiarità, ciò che la rende unica. È la strada più lunga, ma anche quella che porta a clienti soddisfatti, recensioni positive e fidelizzazione nel tempo».

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“Poteva essere un disastro, un compleanno senza invitati, invece l’umanità ha fatto la differenza”: la festa di un bimbo di 6 anni rischia di essere un fiasco ma un appello cambia tutto

Un appello pubblicato sui social per aiutare un bambino rimasto quasi senza invitati nel giorno del compleanno ha mobilitato decine di persone e la festa che rischiava di essere deserta si è rivelata un successo. La vicenda, raccontata da Il Messaggero, è avvenuta a Monfalcone, in provincia di Gorizia. A lanciare il messaggio è stato Ernesto Feletti, animatore incaricato di intrattenere gli ospiti durante il compleanno di un bambino di 6 anni. A poche ore dall’inizio della festa, molte delle persone che avevano confermato la loro presenza, hanno comunicato che non sarebbero riuscite a partecipare.

Temendo che il piccolo si ritrovasse a festeggiare con pochissimi coetanei, Feletti ha deciso di rivolgersi ai social network. Il suo appello, rilanciato rapidamente tra Facebook, WhatsApp e gruppi locali, ha ottenuto una risposta ben superiore alle aspettative. Nel corso del pomeriggio il luogo della festa si è riempito di famiglie, bambini e cittadini arrivati anche dai comuni vicini. Alcuni hanno portato piccoli regali, altri si sono semplicemente fermati per partecipare ai giochi e fare gli auguri al festeggiato. Tra le sorprese della giornata anche la visita dei Vigili del Fuoco, che hanno voluto salutare il bambino contribuendo a rendere ancora più speciale il suo compleanno.

“Poteva essere un disastro, un compleanno senza invitati; invece l’umanità ha fatto la differenza e il festeggiato è diventato il bambino più felice del mondo”, le parole di Feletti. Nei giorni successivi la madre del piccolo ha voluto ringraziare pubblicamente tutte le persone che avevano risposto all’appello. “Vi ringraziamo dal profondo del cuore per tutto quello che avete fatto per nostro figlio. Il suo sorriso è tornato, ha giocato e si è divertito con tutti coloro che, pur non conoscendoci, sono corsi da noi”, ha scritto. E ancora: “Ci avete regalato qualcosa di veramente speciale. Non dimenticheremo mai quello che avete fatto per noi”.

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“Ci sono i pazzi che hanno portato illegalmente in Italia un cane con la rabbia e gli altri pazzi che invitano a non vaccinare gli animali”: la rabbia di Burioni

“Ci sono quelli che hanno portato illegalmente in Italia un cane con la rabbia e quelli che invitano a non vaccinare gli animali: sono due categorie di pazzi”. Roberto Burioni interviene così sul caso del cucciolo proveniente dal Marocco e risultato positivo alla rabbia, una vicenda che negli ultimi giorni ha riacceso il dibattito sui vaccini anche nel mondo degli animali domestici. Come riporta il Corriere della Sera, il virologo ha affidato il suo sfogo ai social dopo che, accanto alle notizie sull’animale arrivato in Veneto e poi morto, sono comparsi online numerosi messaggi contrari alla vaccinazione antirabbica di cani e gatti.

“La situazione, già molto pericolosa a causa di questi pazzi che hanno riportato illegalmente in Italia un cane e con esso la rabbia che da molti anni nel nostro Paese non c’è più, viene aggravata da una seconda categoria di pazzi che non vogliono vaccinare i loro animali domestici“, ha scritto Burioni. Il riferimento è ai gruppi che in queste ore stanno contestando le campagne vaccinali rivolte agli animali, sostenendo che sarebbero inutili o addirittura dannose. Una posizione respinta dal mondo scientifico e anche dall’Associazione nazionale medici veterinari italiani (Anmvi), che ha definito la vaccinazione antirabbica “l’azione più efficace e sicura per proteggere cani, gatti e persone”.

I veterinari hanno inoltre ricordato che l’Italia è tornata ufficialmente indenne dalla rabbia oltre dieci anni fa grazie a una lunga attività di prevenzione e controllo sanitario. Per questo invitano a prestare particolare attenzione all’importazione di animali provenienti da Paesi dove la malattia è ancora diffusa e a rispettare tutte le procedure previste. “L’indennità sanitaria è una dura conquista“, sottolinea l’associazione, che raccomanda di informarsi sempre sullo stato sanitario dei Paesi da cui provengono gli animali e di non sottovalutare una malattia che, una volta manifestatasi, è quasi sempre mortale.

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Mesi di indiscrezioni e incontri segreti, poi la foto che conferma tutto: Kim Kardashian e Lewis Hamilton sono una coppia

Dopo settimane di indiscrezioni e avvistamenti a distanza ravvicinata, la relazione tra Kim Kardashian e Lewis Hamilton sembra essere uscita definitivamente dalla zona “rumor” per entrare in quella delle conferme social. Il primo segnale pubblico è arrivato direttamente da lei, con un post che sembrerebbe una vera e propria dichiarazione implicita. Tutto parte da un carosello pubblicato su Instagram dall’imprenditrice americana, accompagnato da una copy semplice e neutro: “lately”. Dentro quella sequenza di immagini, compare improvvisamente anche una foto di coppia: i due sorridono, rilassati, mentre pedalano insieme in bicicletta. A rafforzare l’idea di una complicità ormai evidente c’è anche un breve video inserito nello stesso carosello, che mostra la coppia in un momento di quotidianità.

Come riportato da Vanity Fair, secondo diverse fonti vicine ai due, non si tratterebbe di una semplice frequentazione recente. La relazione avrebbe infatti basi più solide, anche grazie a una conoscenza che dura da anni. Hamilton e Kardashian si conoscono da tempo, complici anche i legami del pilota con l’ambiente frequentato in passato da Kanye West, ex marito di Kim.

Un elemento che ha attirato particolare attenzione riguarda il rapporto tra Hamilton e i figli di lei: Psalm, Chicago, Saint e North. A tal proposito, una fonte citata da People ha raccontato: “Kim è molto selettiva riguardo alle persone che permette di frequentare ai suoi figli. È molto protettiva nei loro confronti e non prende alla leggera le nuove conoscenze. Il fatto che Lewis abbia trascorso del tempo con i bambini dimostra quanta fiducia riponga in lui”.

Da amici a coppia: la svolta ad Aspen

Non meno interessante è la ricostruzione di come sarebbe nata la scintilla sentimentale. Alcuni insider indicano un momento preciso: la festa di Capodanno organizzata da Kate Hudson ad Aspen. Da lì, pur senza apparizioni ufficiali insieme, i due avrebbero iniziato a vedersi con maggiore frequenza, fino a trasformare gradualmente un’amicizia di lunga data in qualcosa di più. Dopo le prime indiscrezioni rilanciate dai media internazionali, tra cui un weekend romantico nelle Cotswolds e vari avvistamenti tra Parigi e Los Angeles, la coppia ha scelto infine una strada diversa: non una dichiarazione tradizionale, ma una “ufficializzazione” affidata ai social.

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Gruppi di persone entrano ed escono dai tombini nel cuore della notte: la polizia apre un’indagine sull’inquietante scena ripresa dalle telecamere di sorveglianza

A New York City sta circolando un clima di curiosità e interrogativi dopo una serie di strani avvistamenti legati al sistema fognario sotterraneo della metropoli. Negli ultimi giorni, infatti, le autorità hanno iniziato a indagare su episodi ripresi da telecamere di sorveglianza che mostrerebbero persone entrare ed uscire dai tombini in diverse zone della città, soprattutto tra Brooklyn e Queens. In almeno tre occasioni documentate durante le ore notturne, gruppi di individui sono stati visti muoversi attraverso i punti di accesso alle fognature urbane. Uno dei filmati, registrato nelle prime ore del mattino a Williamsburg, mostra circa sette persone emergere da un condotto al centro di un incrocio trafficato, mentre le auto rallentano fino a fermarsi per la scena inaspettata.

Dalle immagini si notano alcuni dettagli che hanno alimentato ulteriormente il mistero: diverse persone indossano lampade frontali e trasportano oggetti che sembrano attrezzi da lavoro, come pale o strumenti simili. Dopo essere usciti, il gruppo avrebbe anche richiuso il tombino prima di allontanarsi, lasciando gli automobilisti visibilmente sorpresi.

Le autorità cittadine, tramite il Dipartimento per la Protezione Ambientale, hanno dichiarato di aver effettuato controlli nelle aree interessate sia a Brooklyn che a Queens. Secondo le verifiche preliminari, non sarebbero emersi danni o anomalie strutturali all’interno della rete fognaria. Resta però aperta la domanda su cosa stia davvero accadendo sotto le strade della città: un’attività autorizzata non comunicata, un’azione clandestina o semplici episodi isolati ancora da chiarire. Le indagini, nel frattempo, proseguono.

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“Un’elaborata farsa”: uccide la compagna incinta e per crearsi un alibi trasmette una finta diretta su YouTube, condannato a 31 anni di carcere

Ha ucciso la compagna trentaduenne, incinta di 15 settimane, accoltellandola e strangolandola nella sua abitazione, mentre sul suo canale YouTube veniva trasmesso un finto video in diretta per garantirsi un alibi. Per il brutale assassinio, definito “a sangue freddo e calcolato”, il trentaseienne Stephen McCullagh è stato condannato mercoledì dalla Belfast Crown Court a 31 anni di carcere. È l’epilogo giudiziario dell’omicidio di Natalie McNally, avvenuto nel dicembre del 2022 a Lurgan, in Irlanda del Nord, un delitto che ha profondamente scosso l’opinione pubblica. La pena, emessa dopo un processo di cinque settimane conclusosi a marzo con un verdetto di colpevolezza all’unanimità, dovrà essere scontata per intero prima di poter richiedere il rilascio.

Il finto streaming su YouTube: “Un’elaborata farsa”

Uno degli aspetti più sconvolgenti della vicenda è stata l’elaborata strategia messa in atto dall’omicida per costruirsi un alibi. Mentre commetteva l’omicidio a casa della donna a Lurgan, a 17 miglia di distanza, sul suo canale YouTube veniva trasmesso un video di 6 ore che lo ritraeva intento a giocare a Grand Theft Auto. Nel video, il 36enne indossava un cappello di Babbo Natale, scherzava, mangiava snack e beveva Guinness, affermando esplicitamente: “Stasera non esco di casa“. Tuttavia, le indagini hanno rivelato che il presunto livestream era stato registrato in realtà quattro giorni prima, dettaglio che si è rivelato parte integrante del suo piano criminale, un alibi completo curato nei minimi dettagli e definito in tribunale come una “farsa elaborata”. L’uomo aveva anche indossato guanti e travestimenti durante il tragitto per recarsi a casa della compagna, cercando inoltre, con una svolta definita “sinistra”, di incastrare per il delitto un ex fidanzato della vittima, spargendo prove fittizie.

I dettagli dell’omicidio “raccapricciante”

Secondo il giudice Patrick Kinney, McCullagh ha perpetrato un attacco descritto come “brutale e insensato” e di una violenza “eccessiva e gratuita” contro una donna vulnerabile in virtù del suo stato di gravidanza, uccisa all’interno del proprio appartamento, considerato un “luogo sicuro”. La donna è stata pugnalata, strangolata e picchiata a morte. Durante la sentenza, è emerso che McCullagh, in un atto di umiliazione e “degradazione“, avrebbe anche inserito la testa della donna, senza vita, in una ciotola per cani. Il giudice ha sottolineato l’intenzione precisa dell’assassino di porre fine non solo alla vita di Natalie, ma anche a quella del feto che portava in grembo, sottolineando come la morte del piccolo Dean costituisca un’aggravante di “peso significativo” nella condanna. Il magistrato ha dichiarato di aver faticato a “trovare le parole” per descrivere “l’abominio” del gesto compiuto dall’imputato.

Il dolore della famiglia e la veglia funebre

Oltre al delitto efferato, l’imputato ha orchestrato una rete di bugie e manipolazioni per celare la propria colpevolezza. L’assistente procuratore Catherine Kierans ha rimarcato l’efferatezza e la natura insidiosa di tali tentativi, evidenziando in particolare le “pressioni e le manipolazioni” ai danni della famiglia. Dopo aver compiuto il crimine, si è presentato alla veglia funebre di Natale, apparendo distrutto dal dolore, trascorrendo anche diverso tempo da solo con le spoglie della donna. È arrivato al punto di nascondere il proprio telefono in registrazione a casa della famiglia della vittima per scoprire se sospettassero di lui, mentendo anche sulla dinamica del ritrovamento del corpo e accentuando, dinanzi alla madre della vittima, il dettaglio angosciante e fittizio del corpo con la “testa in una ciotola per cani”.

La famiglia McNally, profondamente segnata dalla tragedia, è intervenuta a seguito del processo. Il padre di Natalie, Noel McNally, ha parlato di “dolore e lutto inimmaginabili” e ha ringraziato le forze dell’ordine e la magistratura per aver portato l’assassino in tribunale. “Oggi non festeggiamo la condanna inflitta”, ha detto fuori dal tribunale. “Siamo noi a scontare un ergastolo da quando abbiamo perso la nostra amata Natalie. Ma speriamo che questa condanna funga da deterrente per arginare la violenza contro le donne e le ragazze nel nostro Paese”. Il giudice ha infine rivolto un commosso omaggio alla figura di Natalie, definendola una donna “forte, affettuosa e indipendente”, “intelligente, appassionata e divertente”. La procuratrice Catherine Kierans ha concluso ricordando che l’assassinio di donne in Irlanda del Nord non è un fenomeno isolato: “La violenza contro donne e ragazze è un problema pervasivo in questa società e dobbiamo tutti collaborare per combatterlo. Ogni vittima è sempre una di troppo”.

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“Mi fanno sorridere quelli che si improvvisano psicologi e sostengono che Belén abbia fatto tutto questo perché non le hanno affidato la conduzione di un programma”: parla Vladimir Luxuria

“Si pensa sempre che successo e felicità coincidano con le copertine delle riviste e la notorietà. Ma cosa sappiamo davvero di ciò che vivono le persone, indipendentemente da quanto siano famose? Cara Belén, ti auguro di riprendere in mano la tua vita. Fallo per chi ti vuole bene e soprattutto per i tuoi figli. Forza”. Con queste parole, Vladimir Luxuria era intervenuta sui social dopo i recenti episodi che hanno visto protagonista Belén Rodriguez.

Ospite de La Volta Buona, l’ex conduttrice dell’Isola dei Famosi è tornata sull’argomento, soffermandosi in particolare sulle reazioni del pubblico: “Mi hanno fatto sorridere quelli che si improvvisano psicologi e sostengono che Belén abbia fatto tutto questo perché non le hanno affidato la conduzione di un programma”.

Il riferimento è alle indiscrezioni, mai confermate, secondo cui il malessere della showgirl sarebbe legato alla mancata riconferma alla guida dell’Isola dei Famosi. “Ancora una volta si pensa che il benessere di una persona dipenda esclusivamente dal successo o dalla conduzione di una trasmissione televisiva. Magari dietro c’è qualcosa di più profondo che questi psicologi de noantri non conoscono. Evitiamo diagnosi e spiegazioni affrettate”, ha aggiunto Luxuria.

Sulla stessa linea anche Guillermo Mariotto, presente nel salotto di Caterina Balivo: “Mi è rimasta impressa una frase di Paolo Villaggio. Eravamo seduti vicini e mi disse: ‘Noi italiani siamo un popolo di provinciali’. E, diciamoci la verità, la disgrazia del vicino spesso suscita una certa soddisfazione. Oggi tutti fanno i buonisti, ma davanti alle disgrazie altrui c’è sempre qualcuno che si strofina le mani”.

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Bill Cosby nei guai, il tribunale conferma la condanna per aggressione sessuale. L’attore dovrà risarcire la vittima della violenza con 19.25 milioni di dollari

Bill Cosby subisce un’ulteriore sconfitta in sede giudiziaria. Il tribunale ha respinto la richiesta dell’attore, 88 anni, di ottenere un nuovo processo nell’ambito di una causa civile per aggressione sessuale del valore di oltre 19 milioni di dollari.

Il giudice della Corte Superiore della Contea di Los Angeles ha emesso la propria sentenza stabilendo che Cosby non ha fornito prove sufficienti a sostegno della sua tesi, secondo la quale presunte irregolarità processuali gli avrebbero impedito di beneficiare di un giudizio equo. La notizia è stata riportata dai principali organi di stampa statunitensi.

La Corte d’Appello ha confermato la condanna nei confronti di Bill Cosby, stabilendo che il risarcimento danni di 19,25 milioni di dollari riconosciuto alla sua accusatrice, Donna Motsinger, non risulta “eccessivo”. Lo scorso marzo, una giuria civile aveva stabilito che l’attore avesse drogato e aggredito sessualmente l’ex cameriera nel 1972, dopo averla condotta a uno dei suoi spettacoli.

La giuria ha deliberato in favore della Motsinger, oggi 84enne, disponendo l’ingente risarcimento e rigettando la tesi difensiva di Cosby, secondo cui sarebbe stato vittima di una “giustizia sommaria” e avrebbe sempre negato qualsiasi aggressione nei confronti della donna.

Il procedimento giudiziario, avviato a oltre cinquant’anni dai fatti contestati, è stato reso possibile grazie a recenti modifiche legislative che permettono alle vittime di violenze sessuali, commesse in passato, di promuovere azioni civili contro i propri aggressori.

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Shia LaBeouf condannato alla libertà vigilata dopo essersi dichiarato colpevole. L’attore ha preso a pugni alcuni clienti di un bar durante il Mardi Gras

Shia LaBeouf è stato condannato alla libertà vigilata dopo essersi dichiarato colpevole di aver aggredito diversi avventori in un locale durante i festeggiamenti del Mardi Gras. Secondo quanto stabilito, mercoledì 3 giugno, dal giudice di Orleans, LaBeouf dovrà inoltre sottoporsi a un programma di disintossicazione dall’alcol.

Un video dell’episodio, risalente al 17 febbraio scorso, mostra l’attore a torso nudo mentre spinge violentemente a terra una persona e colpisce un’altra in volto, provocandole, secondo il rapporto della polizia di New Orleans, una probabile lussazione al naso.

La polizia ha affermato che LaBeouf ha ripetutamente usato insulti omofobi, anche durante l’arresto. LaBeouf si è dichiarato colpevole di tre capi d’accusa per lesioni personali semplici. Il giudice Juana Marine-Lombard della parrocchia di Orleans ha inflitto all’attore una pena sospesa di sei mesi e due anni di libertà vigilata.

LaBeouf dovrà inoltre tenersi lontano dalle vittime e dal locale. Chervinsky ha affermato che LaBeouf voleva “assumersi la responsabilità del suo ruolo in quanto accaduto” e ha definito l’episodio una “piccola rissa da bar durante il Mardi Gras”. Chervinsky ha aggiunto che “non c’erano prove che si trattasse di pregiudizi o discriminazioni”.

Il procuratore distrettuale Jason Williams, ha dichiarato in un comunicato che il suo ufficio si è consultato con le vittime per assicurarsi il loro sostegno prima di offrire a LaBeouf il patteggiamento. Jeffrey Damnit, un artista locale identificato dalla polizia come Jeffrey Klein, ha affermato di essere stato una delle persone aggredite dal divo di Hollywood.

Ha raccontato che l’attore lo aveva spinto da dietro al bar all’inizio della serata, urlando insulti omofobi e minacciandolo di morte. L’avvocato di Damnit ha affermato che il suo cliente spera che il comportamento di LaBeouf migliori dopo che l’attore si sarà sottoposto a un trattamento per la tossicodipendenza. “A New Orleans siamo tutti uguali, dovremmo tutti sentirci al sicuro e non trattiamo le persone in modo diverso in base alla loro fama”, ha dichiarato l’avvocato Michael Kennedy.

Dopo l’incriminazione di LaBeouf a febbraio, un giudice gli ha ordinato di tornare in un centro di riabilitazione per tossicodipendenti e alcolisti. Pochi giorni dopo, LaBeouf ha negato di avere un “problema di alcolismo” in un’intervista con il giornalista e YouTuber Andrew Callaghan.

La star del cinema ha affermato di dubitare che la riabilitazione lo avrebbe aiutato. Ha detto a Callaghan che i problemi che avevano portato al suo comportamento aggressivo durante il Mardi Gras erano più radicati nella “rabbia e nell’ego” che nell’alcol. LaBeouf ha anche detto che “le persone gay corpulente mi spaventano”. “Quando sono da solo e tre ragazzi gay mi stanno accanto toccando la gamba, mi spavento – ha detto a Callaghan – Mi dispiace. Se questo è omofobia, allora lo sono”.

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“Il senso del dovere e la competenza? Non bastano più. Non vince chi sa di più ma chi collega meglio. Se l’Intelligenza Artificiale sa rispondere, il talento umano starà nel fare domande”: parla Arturo Artom

Divertirsi mentre si lavora conta più della competenza e del senso del dovere? Sì, secondo Arturo Artom, imprenditore e innovatore nel settore delle telecomunicazioni, che nel libro La nuova intelligenza – Connetti le idee. Esplora. Divertiti (Piemme) riflette sui cambiamenti imposti dall’era digitale. In un’intervista al Corriere della Sera si sofferma proprio sul concetto di “nuova intelligenza”: “È la nostra intelligenza che cambia. In 40 anni di esperienza col digitale, si è creato un nuovo ambiente cognitivo e siamo a un salto evolutivo. La competenza e il senso del dovere, centrali nel Novecento, non bastano più, perché la nuova intelligenza è la capacità di collegare i nodi: mondi, idee e persone diverse. Non vince chi sa di più, ma chi collega meglio”.

Un approccio non immediato da accettare, tanto che la giornalista Candida Morvillo gli chiede in che senso il tradizionale senso del dovere possa essere considerato superato. “Funzionava in un mondo con regole chiare e obiettivi riconoscibili, in cui, se facevi bene, il sistema ti premiava. Ma quando il contesto cambia di continuo, puoi fare tutto ‘come si deve’ e scoprire che non serve. E il dovere, da solo, non innova. A innovare è il divertimento, ovvero piacere di fare, curiosità, coraggio di sbagliare. Nel Novecento funzionava il bravino: studiava, obbediva, faceva carriera. Ma il bravino rischia di essere sostituito dall’intelligenza artificiale, perché il suo è un sapere verticale. Il futuro sarà delle menti orizzontali”.

Artom ha parole positive persino per una pratica spesso demonizzata come lo scrolling sui social: “È un radar ed è un allenamento che abitua alla selezione rapida, al passaggio da un contesto all’altro. Il lavoro del futuro chiederà questo: meno fissità, più velocità decisionale e capacità di collegare mondi diversi (…). Lo scrolling è la ginnastica della nuova intelligenza”.

L’intervista, pur breve, offre diversi spunti di riflessione, compreso quello sulla scuola che, secondo l’imprenditore, “dovrebbe insegnare a fare domande. Se l’intelligenza artificiale sa rispondere, il talento umano starà nel fare domande collegando storia, tecnologia, arte, scienze e persone”.

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Si ritrova con 20 miliardi sul conto mentre fa la spesa: il bonifico misterioso che nessuno in banca riesce ancora a spiegare

Stava facendo una normale spesa al mercato quando sul suo telefono è apparso qualcosa che ha dell’incredibile: un saldo bancario da capogiro, pari a circa 20 miliardi di dollari. Un importo sufficiente a collocarlo, almeno sulla carta, tra le persone più ricche del pianeta. Protagonista della vicenda è Ahmad Jahangard Takalo, 32 anni, residente nella città turca di Van. Un cittadino qualunque che, nel giro di pochi istanti, si è ritrovato proprietario di una fortuna incompatibile con qualsiasi logica bancaria ordinaria.

Secondo quanto riportato da Il Messaggero, tutto sarebbe nato da un malfunzionamento legato alla carta di credito e a un bonifico di origine sconosciuta. Una cifra spropositata, pari a circa un trilione di lire turche, comparsa improvvisamente sul conto senza alcuna giustificazione apparente. Lo stesso Takalo ha raccontato di aver vissuto quei momenti con incredulità, quasi sospeso tra realtà e paradosso. Una situazione che, però, non è durata a lungo.

I conti sono stati infatti subito bloccati dall’istituto bancario, che ha avviato un’indagine interna. La vicenda è poi finita sotto la lente della Masak, l’unità di intelligence finanziaria turca, chiamata a verificare la provenienza e la natura dell’anomalia: “Quando ho visto quella cifra, non riuscivo a capire cosa stesse succedendo. Anche i dipendenti della banca erano sconcertati” , ha raccontato l’uomo all’emittente turca Ntv.

Un patrimonio fantasma e le risposte dell’IA: tra stadi, oro e nuovi Stati

Per qualche ora, la domanda è stata inevitabile: cosa si può fare con una somma del genere? Una curiosità che Takalo ha provato a soddisfare anche rivolgendosi a un’intelligenza artificiale, chiedendo ipoteticamente come potrebbe essere impiegata una ricchezza simile. La risposta, riportata dallo stesso protagonista, ha assunto toni quasi surreali: “Potresti costruire mille stadi, comprare nove camion carichi d’oro o fondare un Paese con una popolazione di 300.000 abitanti”. Oggi, però, quella fortuna resta solo teorica. I conti sono congelati e l’indagine dovrà chiarire se si sia trattato di un errore tecnico, di un’anomalia nei sistemi bancari o di qualcosa di più complesso.

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“Stavo ascoltando il Rosario alla radio e non me ne sono accorta”: suora si distrae e guida contromano sull’autostrada Napoli-Salerno:

Attimi di panico sull’autostrada Napoli-Salerno. Gli automobilisti hanno segnalato subito alle autorità un’auto che procedeva contromano la carreggiata in direzione Napoli. Alcune vetture hanno frenato bruscamente, altre hanno evitato la traiettoria per evitare il tamponamento a catena.

Poi un’auto civetta della Polizia allertata dalle segnalazioni, si trovava per caso proprio in quell’aera e gli agenti hanno potuto constatare sul posto cosa stesse accadendo in quel momento. A riportarlo è Salerno Today.

Una volta avvicinata la vettura in contromano la grande sorpresa. A bordo della Panda c’era una suora “in stato confusionale, che secondo quanto riferito stava ascoltando il Rosario alla radio nel momento dell’accaduto“.

La religiosa ha infatti dichiarato agli agenti che era concentrata sulle preghiere e che si era distratta, non rendendosi conto che stava mettendo a repentaglio la vita di centinaia di automobilisti che transitavano sulla sua stessa traiettoria.

I soccorsi sono stati immediatamente allertati: sul luogo dell’incidente sono intervenuti gli agenti della Polizia Stradale, il personale Anas e i sanitari del 118, ai quali è stata affidata la donna per ricevere le cure e l’assistenza necessarie.

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“Mia madre mi chiedeva di fotografarle il sedere di fianco alle altre per controllare se fossi ingrassata. Sulla grassofobia si regge un’industria intera”: l’Estetista Cinica e Clio Make Up si alleano nella “Beauty League”

«Là fuori è diventato Hunger Games. Col carico di insicurezza dei vent’anni, secondo me, la salute mentale non la porti a casa». Cristina Fogazzi (l’Estetista Cinica) e Clio Zammatteo (ClioMakeUp) squarciano il velo patinato dei social network per mostrare il lato più feroce dell’esposizione mediatica. Per le due pioniere della cosmesi in Italia, la popolarità ha presentato un conto salato a base di odio online. Clio ricorda ancora il suo primo hater, una truccatrice che, sotto falso nome, la definì «un’inetta che nella vita non avrebbe combinato niente», confessando senza filtri: «Se avessi vent’anni oggi non riuscirei a reggere il colpo». Ancora più dura la testimonianza di Fogazzi, che ha fatto dell’esposizione dei propri difetti fisici un manifesto comunicativo: «Non mi frega di chi mi scrive cicciona o abominio: mostrarmi sui social in mutande, alla soglia dei cinquant’anni e in premenopausa, è stata una liberazione». La vera rabbia, confessa a Vanity Fair, scaturisce dal classismo delle critiche: «Ciò che mi fa impazzire è quando mi dicono che sono un’estetista ignorante, una Wanna Marchi, una cafona arricchita e una parvenu. E dico io, meno male che ci possono essere ancora le parvenu, in questo Paese dove l’ascensore sociale per le donne è bloccato. Vogliamo che restino ricchi sempre gli stessi?».

L’ombra del Pandorogate e la fine dell’intoccabilità

L’ecosistema dei social è stato recentemente travolto dal caso Ferragni, tracciando un confine netto per chi lavora sul web. Fogazzi è perentoria: «Credo di poter dire che la parola “influencer”, dopo il caso Ferragni, sia diventata una definizione di cui vergognarsi». Clio racconta il disorientamento del settore: «Intorno a me c’è stato il panico, tutti dicevano: ora non verremo più creduti». Curiosamente, anche lei aveva collaborato con Dolci Preziosi (legando il progetto a un’associazione benefica), ma ne è uscita indenne per un approccio diametralmente opposto: «Ero ben attenta a spiegare che l’ammontare delle vendite non aveva alcun collegamento con l’entità della cifra destinata in beneficenza, stabilita fin dall’inizio». Zammatteo riflette poi sul senso di onnipotenza che colpisce chi raggiunge determinati vertici: «Forse, semplicemente, quando si diventa così grandi, si pensa di essere intoccabili, e che qualsiasi cosa si faccia il pubblico la perdonerà. Io, grande o intoccabile, non mi sono considerata mai. E non avendo mai basato l’immagine sulla ricchezza e su una vita sfavillante, la mia credibilità ne è uscita intatta». La regola per il futuro è ormai fissata: «Collaborazioni commerciali mischiate a operazioni di charity, mai più». Su questo fronte, la Cinica rivendica la propria solidità: «Come numeri sono sempre stata più grande di Chiara. E so con certezza che Selvaggia Lucarelli mi beccherebbe volentieri in fallo, se potesse. Ma la voglio rassicurare: non ce la farà».

L’indipendenza femminile e i successi economici

Parlare di denaro è un tabù che entrambe vogliono infrangere. Cristina Fogazzi guida un’azienda da 180 dipendenti (VeraLab) e l’ingresso di un fondo d’investimento le ha fruttato trenta milioni di euro. Una ricchezza che non intacca le sue convinzioni, radicate in una famiglia operaia della Valtrompia, ma che diventa strumento di emancipazione: «Se parlo di soldi è per muovere le cose, perché a noi donne non l’hanno insegnato: “Col carattere che hai, quello ricco non lo troverai mai”, mi diceva mamma. Quella ricca, rispondevo, sarò io». Una visione supportata e ampliata da Elena Midolo, CEO di ClioMakeUp: «Ricordatevi sempre che il vostro ruolo è insegnare alle ragazze a non autosabotare la propria ambizione».

Da rivali ad alleate: la nascita di Beauty League

La loro alleanza nasce dopo otto anni di gelo, causati da un’incomprensione. Tutto scaturì dal commento negativo di Cristina a un articolo di un blog di Clio. «Più che altro se la prende il mio ex marito Claudio, che risponde in malo modo. Da lì, il patatrac», racconta Clio. Nonostante i tentativi della Cinica di riallacciare i rapporti, Clio ha ammesso di aver esitato per “quieto vivere familiare”, alludendo all’ex marito. Un anno fa, finalmente, l’incontro chiarificatore: «E mi sono trovata davanti una donna tostissima ma estremamente approcciabile: prima di conoscerla, pensavo fosse una iena». Cristina ha scoperto una persona «morbida fuori e croccante dentro. Senza doppia faccia, il che, nel nostro ambiente, non è scontato. Ma soprattutto onesta: non a caso è la prima volta che accosto la mia immagine a qualcuno, nel mondo dell’online».

Così nasce Beauty League. La collaborazione, che unisce le community storiche delle “Ciompettis” (di Clio) e delle “Fagiane” (di Cristina), dimostra che la sororità imprenditoriale può battere le logiche del discredito. «Mi piace l’idea che due realtà femminili collaborino, visto che spesso, noi donne, siamo portate a fare meno sistema», concordano. Hanno inoltre sottolineato come la via del litigio fosse economicamente più vantaggiosa per i numeri: «La soglia di attenzione sui social non supera ormai il minuto e mezzo, quindi funzionano solo i messaggi polarizzanti e senza sfumature: se al posto di unirci ci fossimo esercitate in un dissing sanguinoso, avremmo fatto le visualizzazioni che non abbiamo fatto negli ultimi tre anni». Invece, scelgono la normalità. «Noi invece portiamo avanti il nostro racconto di persone normali. Per come la vedo io, siamo le low profile ladies del patinato universo del beauty», sintetizza brillantemente Cristina.

I demoni del passato, le fragilità e la perfezione tossica

Dietro l’impero cosmetico, entrambe nascondono cicatrici profonde. La Cinica racconta per la prima volta il dramma di essere cresciuta con genitori affetti da sindromi bipolari acute, tra dissesti finanziari e tentativi di suicidio della madre a cui ha assistito da bambina. Un trauma che ha gestito con sedici anni di psicoterapia e attacchi di panico: «Io ho visto mia madre polverizzarsi. Il medico sostiene che non so accettare il punto di rottura e di debolezza, ma non è facile: io devo funzionare».

Anche Clio porta i segni di un’infanzia complessa, con genitori spesso assenti per lavoro e una madre ossessionata dal peso della figlia («In giro per il paese mi chiedeva di fotografarle il sedere di fianco alle altre, per controllare che non fossi ingrassata: certe storture ce le inculcano sin da bambine, per controllare che non fossi ingrassata»). Oggi, uscita da un divorzio che ha scosso anche la sua community e da una relazione finita in lacrime («Mi innamoro di rado e delle persone sbagliate»), riflette sulle insicurezze sentimentali di una madre single a 44 anni.

Tra le battaglie condivise spicca quella contro l’irrealtà dei social e la vigoressia mascherata da benessere. Cristina denuncia chi si spaccia per modella grazie a un prodotto quando in realtà «si spacca di palestra, non mangia e ha una genetica fortunata: questo modo di comunicare è meschino». Quindi si sofferma sull’ipocrisia contemporanea legata ai corpi: «La grassofobia è talmente interiorizzata che tutti adesso si scandalizzano per i farmaci dimagranti, e lo volete sapere il perché? Perché rendono il sogno accessibile a tutti. Ma se è accessibile a tutti cessa di essere un valore. E su quel valore, e sulle lacrime e sangue che occorrono per raggiungerlo, si regge un’industria intera». La magrezza, osserva Clio, «è considerata quasi un valore morale».

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Maddox Pitt, figlio di Brad Pitt e Angelina Jolie, ha presentato domanda per rinunciare al cognome del padre

Continuano le tensioni famigliari in casa Jolie-Pitt. Maddox Pitt, figlio di Brad Pitt e Angelina Jolie, avrebbe depositato una richiesta formale per modificare legalmente il proprio nome in Maddox Chivan Jolie, adducendo motivazioni di carattere personale a sostegno della decisione. Lo riporta Uinterview.

Non si tratta di un episodio isolato. Il ragazzo aveva già anticipato questa scelta all’inizio dell’anno, omettendo il cognome paterno nei titoli di coda del film “Couture”, dove aveva scelto di essere accreditato semplicemente come Maddox Jolie. Maddox non è tuttavia il primo dei figli della ex coppia a compiere un passo simile.

Sua sorella Shiloh Jolie lo aveva preceduto nel giugno dello scorso anno, rinunciando anche lei al cognome del padre e presentandosi come Shi Jolie nel comunicato stampa ufficiale di un evento pubblico a cui aveva preso parte.

Quando Shiloh annunciato per la prima volta, nel luglio 2024, di voler rinunciare al cognome del padre, una fonte vicina a Pitt ha rivelato a People che l’attore era rimasto profondamente addolorato dalla notizia: “Ama i suoi figli e sente la loro mancanza. È molto triste”.

Ma le fratture non si sono mai sanate.

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Colpo di scena tra Wanda Nara e Icardi: il tribunale respinge la richiesta da 250.000 euro al mese. Ecco perché non ci sarà alcun assegno provvisorio

Secondo quanto riportato da Adnkronos, il Tribunale di Milano ha respinto la richiesta avanzata da Wanda Nara di ottenere un assegno di mantenimento provvisorio da 250.000 euro al mese nei confronti del marito Mauro Icardi. La decisione è arrivata con un’ordinanza del 1° giugno e rappresenta un passaggio importante nella lunga vicenda giudiziaria che riguarda la coppia. Secondo quanto stabilito dal giudice, la richiesta economica non sarebbe giustificata dalla situazione attuale. Nelle motivazioni viene infatti sottolineato che Wanda Nara dispone di una condizione patrimoniale e reddituale già molto solida, tale da garantirle una piena autonomia economica. In altre parole, non emergerebbe un reale stato di bisogno che possa giustificare un contributo provvisorio da parte del marito.

Il tribunale ha inoltre evidenziato come la showgirl e imprenditrice sia ancora giovane, attiva professionalmente e perfettamente in grado di generare reddito in modo indipendente. Questo elemento ha avuto un peso rilevante nel rigetto della richiesta, insieme alla documentazione presentata dalla difesa di Icardi.

Di conseguenza, il giudice ha ritenuto non sussistenti i presupposti per riconoscere un assegno temporaneo in questa fase del procedimento. La questione economica resta comunque aperta e sarà affrontata in modo definitivo nelle prossime decisioni del tribunale. Per il momento, quindi, non è previsto alcun pagamento mensile provvisorio da parte di Icardi, in attesa della sentenza finale che chiarirà in modo più completo gli equilibri economici tra le parti.

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“Baby Gang ha uno spiccato profilo di pericolosità con svariati precedenti per rissa, detenzione illegale di arma, resistenza”: ecco le motivazioni della sentenza

Il trapper Baby Gang, all’anagrafe Zaccaria Mouhib, 24 anni, è stato condannato a 2 anni e 8 mesi di reclusione con rito abbreviato. La sentenza, emessa il 4 marzo dalla giudice per l’udienza preliminare di Milano Chiara Valori, è accompagnata da motivazioni che tratteggiano un profilo allarmante del giovane artista.

Secondo quanto scritto dalla Gup, Mouhib presenta uno “spiccato profilo di pericolosità” e vanta un lungo elenco di precedenti penali risalenti al 2018, quando era ancora minorenne, fino all’anno scorso. Tra i reati contestati figurano lesioni personali, rissa, detenzione illegale di arma e resistenza. La gup sottolinea inoltre come, durante il periodo di detenzione domiciliare in una comunità, il trapper abbia ripetutamente e consapevolmente violato le prescrizioni imposte. Una vicenda giudiziaria intrecciata con una carriera musicale di grande successo: Baby Gang è infatti protagonista delle classifiche di streaming con milioni di follower e collaborazioni di rilievo nel panorama della musica italiana.

Condanna, stavolta, per ricettazione e detenzione di una pistola clandestina con matricola abrasa. Era finito in carcere ancora una volta, infatti, l’11 settembre 2025 dopo che i carabinieri, in un’inchiesta più ampia della Procura di Lecco, avevano trovato in una camera d’albergo a Milano, dove dormiva dopo essersi esibito al concerto di Emis Killa (estraneo all’inchiesta), una semiautomatica con matricola abrasa dentro un porta tovaglioli. Inchiesta lecchese nell’ambito della quale è di nuovo finito in carcere nei mesi scorsi, dopo che nel procedimento milanese aveva ottenuto i domiciliari.

La difesa del cantante, con l’avvocato Niccolò Vecchioni, potrà comunque fare appello dopo la condanna arrivata a seguito delle indagini della pm Maura Ripamonti. “Adesso basta, solo musica”, aveva detto il 24enne dopo il verdetto, ma qualche giorno dopo era stato ancora arrestato. La gup Valori, spiegando che al trapper non possono essere concesse le attenuanti generiche, scrive, tra l’altro, che non ha voluto “indicare il canale attraverso il quale si è procurato l’arma” e si è difeso “minimizzando i fatti”.

La giudice segnala, inoltre, che Baby Gang, quando era ai domiciliari con braccialetto elettronico in una comunità ha usato il telefono, cosa che non poteva fare, per parlare con alcune persone. E davanti alla stessa gup, in udienza, il cantante ha detto: “Sono stato dentro per delle cazz..te Non per cose grosse secondo me. Lo so che per altri forse sono cose grandi. Io non ho fatto niente di male, non ho portato amici in comunità, non ho fatto cose brutte in comunità, l’unica cosa che ho fatto è stata chiamare la mia ragazza”. E ha sostanzialmente accusato i carabinieri, si legge ancora, “di eccedere nei controlli nei suoi riguardi, evidenziando così la perdurante incapacità di autocritica”.

Nel rapporto degli educatori risalente allo scorso marzo emergeva, tuttavia, una “maggiore consapevolezza critica nei confronti dei propri comportamenti trasgressivi e del mancato rispetto delle regole”. Un giudizio che la giudice ha definito “indubbiamente positivo e con buone prospettive di consolidamento nel tempo”, ma che allo stato attuale non risulta sufficiente per riconoscere al giovane di 24 anni le circostanze attenuanti, trattandosi, a suo avviso, di “una semplice apertura verso il futuro, ancora lontana dal tradursi in un cambiamento concreto e tangibile”.

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“Lo filmeremo mentre darà i documenti alla guardia all’ingresso. A tutti i suoi fan, fatevi trovare qui alle 12:15”: Fiorello annuncia il ritorno di Amadeus negli studi Rai di Via Asiago

Amadeus tornerà negli studi Rai di Via Asiago e possiamo dire che si tratta di un evento di fine stagione. Ad annunciarlo è stato Fiorello nel corso dell’ultima puntata de “La Pennicanza“, il programma condotto insieme a Fabrizio Biggio su Rai Radio2.

“Domani ci sarà il ritorno in Rai di Amadeus!”, ha annunciato lo showman siciliano. “Lo filmeremo mentre entrerà in via Asiago e darà i documenti alla guardia all’ingresso. Per tutti i suoi fan: fatevi trovare alle 12.15 qui fuori per dargli il benvenuto”.

Nel corso della puntata, Fiorello ha alternato battute e commenti sull’attualità televisiva. Parlando degli ascolti della Festa della Repubblica, che ieri ha raccolto il 44,1% di share, ha scherzato: “Mettiamola al posto di Sanremo, facciamo solo parate in tv”. Poi una frecciata sul maltempo che ha colpito Roma: “Qui c’è stata una tromba d’aria pazzesca, ma gli alberi invece di cadere si sono rimessi in piedi“.

Non è mancato un nuovo appello ai telegiornali sul progetto eolico Phobos in Umbria, tema già affrontato nella puntata precedente. “Il Times di Londra se n’è occupato, ma non voi”, ha detto rivolgendosi ai direttori dei Tg. “Possibile che questa notizia non vi interessi neanche un po’? C’è un veto? Devo chiamare Report?”.

Spazio infine alle immancabili battute sul Festival di Sanremo 2027, condotto da Stefano De Martino. “Ho già contato 47 ospiti”, ha ironizzato Fiorello. “Manca solo Godzilla”.

Ma l’attesa, adesso, è tutta per la reunion con Amadeus.

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