Reading view

“Salviamo il sistema sanitario dal governo e dalle lobby dei farmaci”. A Milano, presentata la legge popolare

“Una firma per salvare il sistema sanitario nazionale da chi governa e dalla lobby dei farmaci”. Lo dicono i rappresentanti del comitato promotore della legge di iniziativa popolare per la sanità pubblica che è stata presentata oggi a Milano. L’obiettivo delle oltre cento associazioni promotrici, tra cui Cgil, Acli, Arci, Auser, Medicina Democratica, Libera e Udu, è quello di raccogliere cinquantamila firme per una proposta che vuole “rafforzare il Ssn garantendo il diritto alla salute e valorizzare il personale sanitario e sociosanitario”. Come? “Tornando a un finanziamento dignitoso del Ssn che prevede di arrivare al 7.50 % del Pil entro il 2030”. Ma attenzione: “Un aumento che è destinato direttamente alle strutture della sanità pubblica”. La proposta di legge affronta anche altri temi: la valorizzazione del personale, l’assistenza territoriale, la non autosufficienza, i tempi di attesa, la salute mentale, la salute e sicurezza, la salute di genere e il supporto alla genitorialità, le esternalizzazioni e gli appalti, il governo pubblico del sistema sanitario.

L'articolo “Salviamo il sistema sanitario dal governo e dalle lobby dei farmaci”. A Milano, presentata la legge popolare proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Siamo alle solite: scelte sbagliate in sanità che fanno sprecare soldi

Nuova legge, nuovo inganno: i cittadini come al solito gabbati. Prendo spunto da un articolo di Milena Gabanelli sul Corsera dal titolo emblematico: lo Stato ora paga i farmaci più di quanto costano! “E’ in questo contesto che va letta la modifica al sistema voluta dal governo Meloni e dal sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato, farmacista con delega alla farmaceutica. Un meccanismo in cui, fino agli 8 euro a confezione, più il prezzo del farmaco è basso maggiore è il margine di guadagno.”

In pratica se il prezzo del farmaco si abbassa il SSN lo paga di più alle farmacie a scapito di altre spese. Io credo invece che lo Stato da subito debba andare alla ricerca di spese inutili, non aggiungerne, come ad esempio il caso che ricorderete di Avastin-Lucentis, due farmaci sovrapponibili per efficacia clinica ma con enorme differenza di prezzo, fino a settanta volte, a scapito delle casse pubbliche che io, insieme all’aiuto di Sabrina Giannini, di Report e del Corsera, sono riuscito a risolvere.

E c’è di più. Perché lo Stato non si organizza e invia direttamente al domicilio del cittadino-paziente almeno le terapie croniche con risparmio almeno del 30%? Ovviamente un sistema tipo History Health bloccherebbe l’invio se non ci si sottopone ai programmati controlli di una medicina di base efficace e non relegata spesso solo a ricopiare ricette croniche inutili.

Naturalmente per l’accordo Stato-Regioni per cui le spese economiche sono di derivazione locale, su controllo del centrale, anche la Regione Lombardia, proprio in questi giorni, riferisce di aver raggiunto la possibilità di acquisti centralizzati nella sanità ma i costi aumentano! Un ossimoro, altri soldi sprecati.

Nel documento del 30 aprile 2026 la centrale unica regionale, pensata per fare massa critica e spuntare prezzi migliori, viene descritta come un fattore di rigidità: meno fornitori, meno concorrenza, prezzi che non scendono. Anche di questo parlai molti anni addietro in un articolo di Thomas Mackinson il cui titolo è attualissimo: “Appalti, azzeccare il vincitore è un gioco. Il nome in un cassetto della redazione”

Senza un valido sistema di controllo indipendente a livello regionale e nazionale il sistema si ammalerà sempre più senza avere le risorse utili al bene comune.

L'articolo Siamo alle solite: scelte sbagliate in sanità che fanno sprecare soldi proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

La carne congelata è davvero sicura? Perché il freezer non elimina tutti i rischi e cosa sapere prima di mangiarla per evitare salmonella e listeria

Succede spesso: si rientra dalla spesa con un taglio di carne e, con un gesto quasi automatico, lo si affida al freezer, certi di aver messo al sicuro freschezza e qualità. La carne, alimento prezioso ma delicato, trova nel congelatore il suo alleato più fidato, capace di prolungarne la conservazione e di garantire una riserva sempre pronta per ogni occasione. Ma dietro questa abitudine quotidiana si nasconde una domanda tutt’altro che banale: il gelo è davvero in grado di eliminare ogni rischio microbiologico?

Il freezer, simbolo di praticità e organizzazione domestica, è spesso percepito come una sorta di “cassaforte del cibo”, capace di fermare il tempo e rendere gli alimenti completamente sicuri. In realtà, la scienza racconta una storia più sfumata e interessante. Secondo l’EFSA, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare, il congelamento non sterilizza la carne, ma ne rallenta o arresta semplicemente la crescita batterica. Una precisazione tutt’altro che banale, che ha alimentato il dibattito tra esperti e istituzioni europee. Proprio per fare chiarezza su questi aspetti e colmare alcune lacune delle normative vigenti, la Commissione europea ha affidato all’EFSA un mandato volto a valutare i rischi microbiologici lungo la filiera delle carni bovine, ovine e suine destinate al congelamento.

Il parere scientifico dell’EFSA

Da questo incarico è nato il recente parere scientifico dell’EFSA, intitolato “Microbiological safety of ungulates meat intended to be frozen and defrosting of frozen ungulates meat”, che non si limita a fotografare la situazione, ma potrebbe rappresentare la base per una revisione delle normative europee, con un impatto diretto sull’industria e sulla grande distribuzione. Nel documento si evidenzia come le modalità di conservazione adottate dagli operatori del settore alimentare prima che la carne raggiunga il consumatore possano influire in modo significativo sulla proliferazione microbica, sia per quanto riguarda batteri patogeni come Salmonella e Listeria monocytogenes, sia per quelli responsabili del deterioramento dell’odore e dell’aspetto del prodotto.

Il vero nodo critico non è il congelamento in sé, ma tutto ciò che accade prima: tempi, temperature e modalità di conservazione tra macellazione e freezer influenzano in modo decisivo la crescita batterica. Se la catena del freddo non viene rispettata in ogni fase – dal trasporto allo stoccaggio fino alla vendita – i microrganismi possono proliferare prima ancora che la carne arrivi nelle nostre case, rendendo il congelamento una misura utile ma non sufficiente a garantire la sicurezza dell’alimento. A fare ulteriore chiarezza interviene la dottoressa Lara Lanuzza, biologa nutrizionista e docente universitaria, che evidenzia un aspetto spesso frainteso dai consumatori: “Il congelamento non rende la carne sterile, ma ne blocca o rallenta la crescita batterica. Se la carne è stata contaminata in precedenza a causa di una non corretta gestione della catena del freddo, i microrganismi possono essere già presenti. Il freezer, quindi, non sterilizza l’alimento e il consumatore non può avere la certezza di ciò che è accaduto prima dell’acquisto”.

La nutrizionista prosegue offrendo indicazioni pratiche e preziose per la vita quotidiana: “Le armi che il consumatore ha per evitare la contaminazione batterica sono legate anche alla fase di acquisto. È importante osservare visivamente la carne, verificando che presenti un colore naturale e conforme alla tipologia, prestare attenzione all’odore, che non deve essere sgradevole o acido, ed evitare prodotti con superfici viscide o appiccicose. Anche la confezione deve essere integra, senza rigonfiamenti e priva di eccessivi liquidi al suo interno”.

Il processo

Una volta arrivati a casa, la gestione corretta diventa fondamentale. “Se la carne non viene consumata a breve”, spiega la dottoressa Lanuzza, “è consigliabile congelarla il prima possibile. Nel caso in cui si intenda utilizzarla entro poche ore, è bene riporla in frigorifero all’interno di un contenitore chiuso e separato dagli altri alimenti. È preferibile evitare di lasciarla nei classici piatti di ceramica, perché il liquido di sgocciolamento può contaminare ciò che si trova nelle vicinanze sui ripiani. Quando si decide di congelarla, è opportuno poi dividerla in monoporzioni e sigillarla in contenitori chiusi o in sacchetti per alimenti, così da garantire una conservazione più sicura e pratica”.

Grande attenzione va posta anche alla fase di scongelamento, spesso sottovalutata. “Deve avvenire in maniera sicura e mai a temperatura ambiente”, precisa la biologa nutrizionista, “il metodo migliore è quello di trasferire la carne in frigorifero in un contenitore, per mantenere le temperature basse e costanti, evitando la proliferazione batterica. Il microonde può essere utilizzato solo se la carne viene poi cotta immediatamente; in questo caso è comunque consigliabile prolungare i tempi di cottura per assicurarsi che il calore raggiunga anche le parti interne”.

La contaminazione crociata

Un altro punto cruciale riguarda la contaminazione crociata, una delle principali cause di infezioni alimentari domestiche. “È fondamentale prestare attenzione a dove si poggia la carne cruda. Utilizzare lo stesso coltello o tagliere per alimenti che si mangiano crudi, come le verdure, può favorire il trasferimento di batteri patogeni. L’ideale è organizzare la cucina dedicando un tagliere esclusivamente alla carne e lavare accuratamente utensili e superfici con acqua calda e detersivo prima del loro riutilizzo”, sottolinea la dottoressa Lara Lanuzza, che sfata un mito ancora molto diffuso: “Molti pensano che lavare la carne sotto l’acqua corrente sia utile per eliminare i batteri, ma è una pratica sbagliata. Se la carne è contaminata, gli schizzi d’acqua possono diffondere i microrganismi sui piani di lavoro e sugli attrezzi, aumentando il rischio di contaminazione crociata. È poi fondamentale curare l’igiene delle mani, lavandole sempre prima e dopo aver manipolato la carne cruda, per limitare la diffusione dei batteri”.

In definitiva, il congelamento rappresenta uno strumento prezioso per prolungare la conservazione della carne e ridurre gli sprechi alimentari, ma non sostituisce il rispetto delle buone pratiche igieniche. Informarsi e adottare comportamenti corretti significa trasformare gesti quotidiani in efficaci strategie di prevenzione, rendendo il freezer non una falsa garanzia di sterilità, ma un vero alleato della sicurezza alimentare. Con un pizzico di attenzione e consapevolezza, la tranquillità a tavola è davvero a portata di mano.

L'articolo La carne congelata è davvero sicura? Perché il freezer non elimina tutti i rischi e cosa sapere prima di mangiarla per evitare salmonella e listeria proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

“Attenzione, possono contenere steli di peperone”: lotti di burger vegetali MyVay ritirati dai supermercati Aldi

Un avviso di richiamo precauzionale è scattato per alcuni lotti di burger vegetali a marchio MyVay, commercializzati all’interno dei supermercati della catena Aldi. Il ritiro dal mercato si è reso necessario a causa di una non conformità dell’alimento, dovuta alla possibile presenza accidentale di steli di peperone all’interno del prodotto finito.

I prodotti interessati e le date di scadenza

Il provvedimento riguarda nello specifico i “Burger-polpette veg”, una variante di burger vegetali a base di soia e verdure. L’alimento in questione è prodotto dall’azienda specializzata del settore Vivera B.V. ed è distribuito per conto della catena dalla ditta Atlante S.r.l. I lotti sottoposti al blocco delle vendite, commercializzati in confezioni da 200/220 grammi, sono identificabili attraverso tre specifiche date di scadenza riportate sulla confezione:

  • 01/06/2026
  • 17/06/2026
  • 21/06/2026

La catena di discount ha precisato che l’articolo è stato regolarmente esposto e venduto in tutti i propri punti vendita fino alla giornata del 1° giugno 2026, momento in cui il produttore ha comunicato la criticità facendo scattare l’immediato ritiro delle confezioni ancora invendute dagli scaffali. Al momento, la comunicazione è stata diffusa attraverso i canali ufficiali dell’azienda e non compare ancora sul portale dedicato ai richiami alimentari del Ministero della Salute.

Le istruzioni per i consumatori e le modalità di rimborso

In via del tutto cautelativa, Aldi raccomanda a chiunque avesse già acquistato i burger vegetali corrispondenti alle date di scadenza segnalate di non consumare l’alimento. Il prodotto può essere restituito in qualsiasi filiale del gruppo Aldi, indipendentemente dal punto vendita specifico in cui è stato originariamente effettuato l’acquisto. Per agevolare i consumatori, la direzione ha confermato che il rimborso completo dell’articolo sarà garantito e autorizzato dal personale anche in assenza dello scontrino fiscale.

Per fornire ulteriore supporto e scusandosi per il disagio arrecato, l’azienda ha messo a disposizione dei clienti un contatto telefonico dedicato per eventuali dubbi o richieste di chiarimento. È possibile rivolgersi al Servizio Clienti Aldi chiamando il numero +39 045 6960590, attivo dal lunedì al venerdì nella fascia oraria 8:30-17:00 e il sabato dalle 8:00 alle 14:00.

L'articolo “Attenzione, possono contenere steli di peperone”: lotti di burger vegetali MyVay ritirati dai supermercati Aldi proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Otto grafici per il mese dedicato alla sensibilizzazione sulla salute mentale

Maggio è il mese della salute mentale. Tra posti letto, impatto economico, effetti sull'aspettativa di vita e uso dei social, esploriamo in 8 grafici lo stato del benessere psicologico in Italia e in Europa.

L'articolo Otto grafici per il mese dedicato alla sensibilizzazione sulla salute mentale proviene da Lavoce.info.

  •  
❌