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Caso ricina, denunciata per favoreggiamento un’amica della famiglia Di Vita: dalle chat incongruenze con la sua testimonianza

Si infittisce il mistero sul giallo di Pietracatella, il comune in provincia di Campobasso dove, tra il 27 e il 28 dicembre 2025, sono morte Sara Di Vita e sua madre Antonella di Ielsi per avvelenamento da ricina. Sono passati più di cinque mesi dall’apertura del fascicolo per omicidio aggravato dalla premeditazione: ora una stretta amica della famiglia Di Vita è stata denunciata a piede libero per favoreggiamento e per aver ostacolato le indagini.

Gli agenti hanno deciso di procedere dopo un’interrogatorio in questura della donna, l’ennesimo degli ultimi mesi. Tra gennaio e oggi, l’amica di famiglia è stata sentita tre volte negli uffici della Squadra Mobile come persona informata dei fatti e ha sempre negato tensioni e problemi all’interno del nucleo familiare. Le sue parole però sono state smentite, secondo gli investigatori, dai riscontri oggettivi: contrariamente a quanto dichiarato, la donna era a conoscenza dei problemi e gli agenti hanno ritenuto che abbia agito per ostacolare le indagini. La Squadra Mobile di Campobasso negli ultimi giorni ha ottenuto i primi responsi dai telefoni sequestrati nella casa di Pietracatella lo scorso 4 maggio. Proprio all’interno degli smartphone sono presenti alcune chat che proverebbero le tensioni familiari, soprattutto nel passato della coppia Di Vita, e quindi incongruenze con le testimonianze resa dall’amica di famiglia. Nel dettaglio i contenuti riguardano i telefoni delle due vittime, il cellulare della sorella maggiore Alice Di Vita, un tablet, un pc e due modem della casa.

Dall’inizio dell’inchiesta ci sono state oltre 160 sommarie informazioni testimoniali. Il numero dei verbali però è superiore a quello delle persone effettivamente ascoltate poiché diversi testimoni sono stati convocati più volte per approfondimenti e chiarimenti su aspetti ritenuti rilevanti.

Intanto proseguono gli interrogatori ad altri conoscenti dei Di Vita, ma non è ancora stato fissato il nuovo sopralluogo nella casa di Pietracatella, in via Risorgimento, sotto sequestro ormai da cinque mesi e mezzo. L’obiettivo è effettuare ulteriori verifiche e cercare eventuali tracce della tossina o altri elementi che possano contribuire alla ricostruzione delle modalità con cui la ricina sarebbe stata introdotta nell’abitazione. A inizio giugno la trasmissione televisiva Dentro la Notizia ha individuato una pianta di ricino in un terreno agricolo situato a circa quindici chilometri dal comune del presunto duplice omicidio. Per fine mese sono anche attesi i risultati delle autopsie sui corpi delle due vittime.

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Studente minaccia professore con una pistola a pallini: “Dammi le sigarette o ti sparo”. L’episodio a Mirandola (Modena)

Minacciato con una pistola a pallini. È successo all’istituto superiore Galileo Galilei di Mirandola, in provincia di Modena, dove uno studente ha puntato l’arma giocattolo su un professore, pretendendo le sue sigarette. “Dammi le sigarette o ti sparo”. A riportarlo la Gazzetta di Modena, secondo cui l’episodio sarebbe avvenuto il 21 maggio durante le ore di lezione in una classe prima del professionale, con il docente alla cattedra preso alle spalle da un gruppo di studenti, uno dei quali gli avrebbe puntato l’arma alla tempia.
La pistola a pallini era una riproduzione fedele di un’arma vera e l’episodio, da quanto si apprende, è stato ripreso con un video.

Il professore ha formalizzato la segnalazione con una nota sul registro di classe e informato il dirigente scolastico. La scuola mantiene il riserbo sui provvedimenti disciplinari. Della scuola in questione si era già parlato, perché vi era avvenuto un “incontro di boxe” durante la ricreazione, che aveva portato il consiglio d’istituto a escludere dagli scrutini di fine anno gli studenti protagonisti.

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Incendio in un casolare abbandonato a Campagnano di Roma: morto un senzatetto di 68 anni

Si era rifugiato in un casolare per dormire, una struttura abbandonata adibita a riparo di fortuna da altri senzatetto come lui. Un 68enne romeno è morto a Campagnano di Roma, vicino al lago di Bracciano, nella notte del 12 giugno, quando intorno alle 23.30 il complesso ha preso fuoco. Sul posto una squadra dei Vigili del Fuoco, con l’ausilio di un’autobotte, è intervenuta in vicolo del Tifo per cercare di domare le fiamme: una volta spento il rogo i soccorritori hanno ritrovato il corpo carbonizzato della vittima.

La salma dell’uomo è stata portata al Policlinico Gemelli per l’esame autoptico che dovrà accertare le cause della morte e verificare se al momento dell’incendio il 68enne fosse già senza vita. Sul posto sono intervenuti anche i Carabinieri per gli accertamenti di competenza e per cercare di ricostruire la dinamica del rogo e comprendere come possa essere divampato.

Immagine d’archivio

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Tra alpinisti sono morti precipitando dalla parete Nord del Gran Paradiso: “Due sono italiani”

Tre alpinisti sono morti dopo essere precipitati dal Gran Paradiso, sul versante della Valle d’Aosta. Secondo quanto si apprende due di loro sono italiani e sarebbero precipitati per quattrocento metri lungo la parete Nord.

Dopo aver dormito al rifugio Federico Chabod, in Valsavarenche, a 2.750 metri di quota, sono partiti venerdì mattina, alle tre circa, in direzione della cima (4.061 metri). La chiamata di soccorso è arrivata alla centrale unica di Aosta poco dopo le 19.30, per il loro mancato rientro. Sono immediatamente partite le operazioni del soccorso alpino valdostano e del soccorso alpino della guardia di finanza di Entreves. Grazie anche a un localizzatore Gps, attivato da uno degli alpinisti, i corpi sono stati individuati a una quota di circa 3.600 metri.

La salita, classificata come “Abbastanza Difficile Superiore” e “Difficile Inferiore”, richiede un’ottima preparazione fisica, tecnica e la conoscenza dell’ambiente d’alta quota. A fine maggio, sempre sulla parete Nord del Gran Paradiso, in un incidente era morto un altro alpinista.

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“È iniziato El Niño”. L’allarme del servizio meteorologico Usa: “Probabile che diventi un evento ‘super'”

Lo si annunciava da mesi, ora è arrivato. Il Servizio Meteorologico degli Stati Uniti, Noaa, ha annunciato che El Niño è iniziato nel Pacifico tropicale. L’agenzia federale americana prevede che il fenomeno meteorologico si intensificherà fino a raggiungere un livello moderato o forte in autunno. Stando alle previsione dei meteorologi c’è una probabilità del 63% che le temperature superficiali del mare aumentino di 2,0 gradi nella regione del Pacifico monitorata. Superata quella soglia la Noaa riqualifica l’evento come Super Niño: un’anomalia per quell’area del globo che si verifica in media ogni 15 anni con effetti devastanti.

El Niño è un evento raro ma che si forma ciclicamente, in media ogni 2-7 anni. Quando si verifica, produce un riscaldamento da 0,5 a 3 gradi delle acque superficiali del Pacifico centro meridionale ed orientale, di fronte alle coste dell’America Latina, producendo però effetti in tutto il mondo. Dura dai 9 ai 12 mesi e tra gli effetti principali ci sono inverni caldi e secchi nel Nord degli Stati Uniti e tempeste e neve negli stati meridionali. Nonostante la sua ciclicità, si tratta di un fenomeno difficile da prevedere perché, come spiegato da Ken Graham, direttore della Noaa, “ogni El Niño è diverso. Ognuno è unico e lascia la propria impronta sul nostro clima”.

Di solito è proprio nel periodo invernale che El Niño tende ad essere più intenso, soprattutto per l’emisfero settentrionale del mondo. In un tipico inverno caratterizzato da questo evento atmosferico, la corrente sull’Oceano Pacifico settentrionale si sposta verso sud, muovendo le tempeste verso la fascia meridionale degli Stati Uniti. Per questi motivi, spesso si traduce in un inverno più caldo del normale nell’America del Nord. Come un effetto a catena, i venti in quota più forti tendono a sopprimere lo sviluppo di tempeste e uragani nel bacino atlantico, mentre quelli più deboli favoriscono lo sviluppo di cicloni tropicali nei bacini del Pacifico orientale e centrale. Da qui il rischio di inondazioni dovute all’alta marea, soprattutto nella costa occidentale degli Stati Uniti.

Gli effetti di El Niño colpiscono anche la fauna marina e gli altri organismi oceanici, provocando cambiamenti nella migrazione dei pesci. Le specie di acqua calda infatti si spostano verso nord, mentre quelle che prediligono temperature più fredde si spostano ancora più a nord del normale, prediligendo acque profonde. Tutti comportamenti fuori dalla normalità che influiscono negativamente su crescita, sopravvivenza e riproduzione, provocando, come accaduto in passato, anche la formazione di alghe nocive nelle coste a ovest degli Stati Uniti.

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Garlasco, Stasi verso l’affidamento in prova ai servizi sociali: parere favorevole dalla procura

Alberto Stasi potrebbe presto uscire dal carcere. Condannato in via definitiva per l’omicidio della fidanzata Chiara Poggi, uccisa nella sua villetta di Garlasco nel 2007, Stasi potrebbe presto ottenere l’affidamento in prova ai servizi sociali. Un provvedimento che dovrà arrivare dal tribunale di sorveglianza di Milano.

A differenza di quanto emerso in un primo momento, infatti, per cui sembrava una decisione già stabilita, i giudici, dopo l’udienza che si è svolta nel pomeriggio di oggi in gran segreto, sono tecnicamente in riserva dopo la camera di consiglio, e dovrebbero depositare l’ordinanza entro cinque giorni, come riporta l’Ansa.

La procura generale, diretta da Francesca Nanni e con il sostituto pg Valeria Marino, aveva già dato parere favorevole vista la buona condotta da detenuto in questi anni e per le relazioni positive dell’equipe del carcere di Bollate.

Stasi si trova già in regime di semilibertà. La concessione dell’affidamento in prova non è collegata con l’eventuale procedimento di revisione del suo processo, per il quale la difesa presenterà istanza. Per il caso Garlasco, infatti, è attualmente aperto un nuovo filone di inchiesta che vede Andrea Sempio come unico indagato per l’omicidio di Chiara Poggi.

L’affidamento in prova si tratta di una richiesta standard per i condannati che sono alle prese con l’ultima parte della pena. Dal 2015 Stasi, condannato in via definitiva a 16 anni per l’omicidio della fidanzata, è detenuto a Bollate e dal 2023 lavora all’esterno dell’istituto penitenziario con mansioni amministrative e contabili, rientrando in cella la sera. La sua fine pena è prevista nel 2028.

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“Quasi 7 laureati su 10 dicono no ai lavori sottopagati”: la fotografia dell’ultimo Rapporto AlmaLaurea

Sette giovani su dieci non accettano più lavori sottopagati, aumenta il tasso di occupazione tra i neolaureati e quasi il 60% di loro è donna. È la fotografia del “XXVIII Rapporto AlmaLaurea su Laurea e Occupazione” presentato all’Università degli Studi della Basilicata: dallo studio, che ha coinvolto 700mila laureati di 81 università diverse, emerge un Paese in cui i laureandi sono diventati sempre più attenti alle proposte di lavoro. Per la direttrice di AlmaLaurea, Marina Timoteo, il rapporto segnala che “lo sguardo di laureate e laureati sul lavoro è uno sguardo attento e ha precise direzioni sul piano valoriale”.

Occupazione all’80%: più coerenza tra studio e lavoro

Il report registra un netto aumento del tasso di occupazione che ruota intorno all’80% tra i neolaureati. A cinque anni dal conseguimento del titolo la quota sale al 91,7%. Numeri ottimi, considerando anche che, alla vigilia della laurea, il 76,4% degli studenti e delle studentesse dichiara di non voler accettare lavori non coerenti con il proprio percorso (nel 2016 la quota era dell’87,2%). Cresce anche la percezione che ci sia una buona coerenza tra studio e lavoro, giudicata da due persone laureate su tre “molto efficace o efficace”. Rimane però sempre un 39,4% (tra chi ha una laurea di primo livello) e un 32,5% (di secondo livello) che a un anno dal titolo non considerano utili per il mondo del lavoro le competenze acquisite in università. Gli strumenti di accompagnamento offerti dagli atenei pesano su queste statistiche, anche perché dal report emerge che chi ha preso parte alle iniziative di orientamento al lavoro, tra cui i tirocini curricolari, ha mostrato una probabilità di occupazione più alta del 10,1% a un anno dalla laurea e un minore disallineamento rispetto a chi non ne ha usufruito.

No ai lavori sottopagati: rimane però gender gap e divario territoriale

Una netta differenza rispetto a dieci anni fa, che si riflette anche sulle retribuzioni ritenute adeguate. Sette persone su dieci di chi sta per laurearsi dichiara di non essere disposto ad accettare compensi netti mensili inferiori a 1.500 euro per un impiego a tempo pieno: nel 2016 era solo il 24,4%. Una presa di posizione che sembra ottenere anche buoni riscontri nella realtà. A un anno dalla laurea la media mensile netta è di circa 1500 euro, a cinque anni dal titolo si arriva a 1.903 euro per chi possiede una laurea di secondo livello (circa 100 euro in meno per il titolo di primo livello).

Dati positivi, al netto però di divari strutturali sempre presenti: il gender gap ad esempio fatica ad essere eliminato considerando che a parità di condizioni, gli uomini hanno mostrato il 13,7% di probabilità in più di essere occupati rispetto alle donne e una retribuzione superiore in media di 67 euro netti al mese, nonostante la quota rosa rappresenti il 59,6% delle persone laureate. “A fronte di carriere universitarie mediamente migliori delle donne, più regolari negli studi e con voti di laurea più alti – si legge nel rapporto – permane una loro minore valorizzazione nel mercato del lavoro”.

Sempre evidenti anche le differenze territoriali: chi risiede al Nord ha avuto il 34,8% di probabilità in più di lavorare rispetto a chi risiede al Sud. La stessa differenza permane anche nelle retribuzioni dal momento che chi lavora al Nord ha percepito in media 68 euro netti in più al mese rispetto a chi è occupato nel Mezzogiorno.

Statale di Milano, Torino e Bicocca tra gli atenei più virtuosi

Tra i poli più virtuosi rimane stabile l’Università Statale di Milano che si posiziona sopra la media per la maggior parte degli indicatori di qualità degli studi. Le retribuzioni sono superiori alla media nazionale e anche dal punto di vista occupazionale la Statale vanta tassi elevati, in aumento rispetto allo scorso anno (a cinque anni il tasso dei laureati di secondo livello è del 95,3%). Dati che “rafforzano il ruolo della Statale come ateneo attrattivo e competitivo a livello internazionale, capace di coniugare qualità della formazione e solidità degli sbocchi occupazionali” , commenta la rettrice Marina Brambilla secondo cui è “particolarmente significativo è il risultato sull’internazionalizzazione, soprattutto nei percorsi magistrali”.

Per quanto riguarda i laureati più richiesti è il Politecnico di Torino a distinguersi, con un esito occupazionale del 96,1% dei laureati magistrali a un anno dal titolo. A cinque anni dalla laurea la quota di occupati raggiunge addirittura il 98,8%. Non è però solo quantità ma anche qualità dei lavori a dare lustro al polo del capoluogo piemontese: oltre il 77% degli occupati può contare su un contratto a tempo indeterminato con una media di stipendio di 1.824 euro al mese, che sale a 2.250 euro a cinque anni dalla fine degli studi. Dal punto di vista dell’internazionalizzazione, il Politecnico di Torino registra i risultati migliori, triplicando la media nazionale: i laureati con cittadinanza straniera sono oggi il 18,1% del totale. Alla luce di questi numeri, non stupisce che l’83,5% dei laureati dichiara che sceglierebbe nuovamente l’Ateneo.

Record di velocità invece per l’università statale di Milano-Bicocca, dove gli studenti si laureano prima degli altri con il primo titolo di studio conseguito a 23,9 anni, a fronte di una media nazionale di 27,9 anni. Rapidità che va di pari passo con la qualità della formazione, perché stando ai numeri di Almalaurea, 9 su 10 lavorano a un anno dal titolo di studio. “Quasi 8 laureati su 10 alla Bicocca hanno avuto esperienze lavorative durante gli studi, contro circa 7 su 10 a livello nazionale. – sottolinea la pro-rettrice Sonia Migliorati – e questo, oltre a testimoniare l’attenzione dell’ateneo rispetto all’integrazione tra studio ed esperienze lavorative, può favorire l’occupabilità e l’acquisizione di competenze trasversali”.

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Studentessa violentata a Milano, due ragazzi si presentano dalle pm e negano le violenze: “Rapporto solo con uno, era consenziente”

Due ragazzi si sono presentati spontaneamente dai pm che indagano sulla presunta violenza sessuale avvenuta nella notte tra il 22 e il 23 maggio scorso a Milano. La vittima, una studentessa 20enne spagnola in Erasmus, aveva denunciato mezz’ora da incubo con un gruppo di ragazzi. Ora però almeno tre dei quattro presunti aggressori, a indagini ancora in corso, hanno deciso di farsi avanti.

Prima, davanti all’ufficio della pm Letizia Mannella, capo del pool di contrasto ai reati sessuali, che con la collega Rosaria Stagnaro coordina l’inchiesta della Squadra mobile della Polizia, è comparso un 24enne italiano, assistito dall’avvocato Francesco Furnari. Il giovane ha chiesto di essere sentito con testimonianza o interrogatorio ma le pm gli hanno detto di rendere dichiarazioni spontanee, ancora da non indagato, alla polizia giudiziaria. Il 24enne ha negato qualsiasi stupro, parlando invece di rapporti consenzienti non con lui ma con un altro dei quattro giovani. “Mi rendo disponibile a collaborare con l’autorità giudiziaria per ogni ulteriore chiarimento”, ha concluso il ragazzo, dicendo pure di voler “precisare che nel parcheggio dove abbiamo sostato ci sono delle telecamere comunali di cui chiedo l’acquisizione delle immagini”.

Secondo la sua versione la giovane sarebbe uscita volontariamente dal locale con lui e un altro amico e poi, sempre spontaneamente, sarebbe entrata in auto. Lì li avrebbe raggiunti il terzo con cui la studentessa avrebbe avuto “rapporti consenzienti”, mentre il quarto ragazzo “stava male” dopo la serata.

Anche un altro 20enne ha raccontato una versione simile. Difeso dall’avvocato Gianluigi Bonifati, è arrivato in Procura poco dopo e ha reso anche lui dichiarazioni spontanee davanti alla polizia giudiziaria.

In precedenza anche un altro ragazzo, il terzo, si era presentato davanti al commissariato di Milano. Il suo avvocato, Lorenzo Mascherpa, ha raccontato che il suo assistito ha letto notizie di cronaca e ha trovato “somiglianze” con la nottata passata da lui e i tre amici, che “avevano conosciuto” una studentessa spagnola. “Così si è messo a disposizione per spiegare di aver avuto lui un rapporto consenziente quella notte, ammesso poi che stiamo parlando della stessa vicenda, perché noi non abbiamo ricevuto alcun atto con contestazioni”, ha chiarito il difensore.

Intanto, investigatori e inquirenti lavorano da giorni per ricostruire quanto accaduto, sia con le analisi scientifiche che con le immagini di videosorveglianza e i dati delle celle telefoniche.

La studentessa, stando alle indagini scattate dopo la sua denuncia, avrebbe subito violenze definite “brutali”. In due l’avrebbero avvicinata all’interno del locale e l’avrebbero trascinata fuori. Poi, sarebbero arrivati gli altri due e gli abusi sarebbero proseguiti all’interno di un’auto e nel parcheggio. La ragazza, accompagnata da un’amica, è andata in taxi in ospedale, al presidio specialistico Mangiagalli dove le violenze sono state accertate, e poi in Questura a denunciare. Ascoltata a verbale, successivamente è rientrata in Spagna.

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Elicottero precipita sul Lago Maggiore: un morto e tre feriti. Era da poco decollato da una villa

Un elicottero è precipitato vicino al Lago Maggiore, nella zona di Solcio di Lesa, in provincia di Novara. Una persona è morta, altre tre sono rimaste ferite: due sopravvissuti sono stati trasportati in codice giallo all’ospedale di Novara, il terzo all’ospedale di Borgomanero. Il velivolo privato era da poco decollato da una villa della zona, sulla foce dell’Erno, sulla sponda piemontese del Lago.

La vittima, stando alle prime informazioni, è un uomo ultrasettantenne, cittadino svizzero, che abitava nella villa da dove è decollato l’elicottero. Gli agenti ipotizzano che fosse lui ai comandi del velivolo, precipitato a terra in fase di decollo. I tre feriti sono di nazionalità straniera ed erano amici della vittima. Non appena è scattato l’allarme si sono attivati i soccorsi disponibili nell’area: sul posto diverse ambulanze e l’elisoccorso del 118. Le squadre di emergenza stanno ancora operando sul luogo dell’impatto ma non si conoscono al momento le cause e la dinamica dell’incidente. Sul posto si è recato il sindaco di Lesa, Luca Bona, per seguire lo sviluppo delle operazioni.

Articolo in aggiornamento

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Mantova, incendio nell’impianto Versalis: a fuoco magazzino di materiale plastico. “Chiudete le finestre, non uscite”

Un incendio è divampato in un magazzino di materiale plastico riconducibile a Versalis, nella zona industriale di Mantova, generando una densa nube di fumo nero visibile a chilometri di distanza e facendo temere possibili criticità ambientali.

Circa 800 operai al lavoro nel perimetro industriale sono stati evacuati e al momento non risultano feriti. Anche gli studenti di una scuola media, impegnati nell’esame di fine triennio, sono stati allontanati. Sul posto sono intervenute dieci squadre dei vigili del fuoco, mentre le forze dell’ordine hanno isolato l’area.

Per motivi di sicurezza è stata sospesa la circolazione ferroviaria sulla linea Mantova-Monselice e sono state chiuse alcune strade della zona. Sono state anche spostate tre ferrocistrene all’interno delle quali era presente cloruro di titanio. Al momento le cause del rogo restano ignote.

Il Comune di Mantova come quello di Trevenzuolo hanno inoltre disposto un’ordinanza precauzionale che invita la popolazione a chiudere le finestre e limitare le attività all’aperto, in attesa delle valutazioni sulla qualità dell’aria e sull’evoluzione del rogo.

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Investito mentre tornava a piedi da una festa: morto 17enne nel Foggiano

Un ragazzo di 17 anni è stato investito e ucciso intorno alle quattro del mattino di venerdì a San Nicandro Garganico (Foggia) mentre con alcuni amici rientrava a piedi da una festa di compleanno, percorrendo una strada sul lato della carreggiata. Il gruppo si trovava all’altezza di una curva, a circa un chilometro dal centro del paese, quando la vittima è stata travolta in pieno da un’auto, guidata da un altro giovane partecipante alla festa.

I soccorritori giunti sul posto hanno tentato ogni manovra per tentare di salvare la vita al ragazzo, ma ma non c’è stato nulla da fare. Sono in corso accertamenti da parte delle forze dell’ordine. La famiglia del 17enne è molto conosciuta nella zona. il papà è consulente del lavoro, mentre la mamma è un’insegnante.

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Milano, scontro con un’auto: muore un 18enne “passeggero” di un monopattino elettrico

Un ragazzo di 18 anni, Eros Gagliardi, che viaggiava come “passeggero” su un monopattino elettrico, è morto all’ospedale Niguarda di Milano a causa delle ferite riportate nello scontro con un’automobile, avvenuto poco dopo la mezzanotte di venerdì in via dell’Innovazione, alla periferia del capoluogo lombardo. Ferite lievi per il conducente del monopattino, ventenne, e per la giovane donna di 21 anni alla guida dell’auto, una Kia Picanto. Entrambi sono stati portati in ospedale, ma le loro condizioni non destano preoccupazione.

La dinamica dell’incidente è in via di ricostruzione da parte degli agenti della Polizia locale: da una prima ricostruzione si ipotizza che il mezzo elettrico non abbia rispettato la precedenza. La conducente dell’auto risulta negativa ai test sull’assunzione di alcol e stupefacenti. Sul posto, al momento dell’intervento delle forze dell’ordine, non sono stati trovati caschi eventualmente indossati dai giovani a bordo del monopattino. Il pm ha disposto l’autopsia sul cadavere della vittima e il sequestro di entrambi i veicoli.

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Morto a novant’anni il giurista Natalino Irti: avvocato e accademico, è stato maestro del diritto civile

È morto a novant’anni Natalino Irti, tra i più autorevoli giuristi italiani del secondo Novecento e una delle voci più influenti del diritto civile contemporaneo. Originario di Avezzano (L’Aquila), avvocato e professore ordinario, è stato accademico dei Lincei, presidente emerito dell’Istituto italiano per gli studi storici e dal 1977 docente all’Università La Sapienza di Roma, dove ha insegnato istituzioni di diritto privato, diritto civile e teoria generale del diritto, contribuendo alla formazione di generazioni di magistrati, avvocati e accademici. È stato anche presidente del Credito Italiano, vicepresidente dell’Enel, membro del consiglio d’amministrazione dell’Iri (Istituto per la ricostruzione industriale) e del Comitato per le privatizzazioni. Il nome di Irti resta legato soprattutto a “L’età della decodificazione”, opera con cui ha interpretato la progressiva perdita di centralità del codice civile e la nascita di sottosistemi normativi autonomi, governati da logiche e principi propri. Una riflessione che ha segnato in profondità il modo di leggere il diritto privato nell’Italia contemporanea, aprendo un confronto sul ruolo della dottrina, sulla certezza del diritto e sul rapporto tra codici, leggi speciali, economia e potere politico.

“Con Natalino Irti scompare uno dei protagonisti assoluti del pensiero giuridico italiano”, lo ricorda il presidente del Consiglio nazionale forense (l’organismo di vertice dell’avvocatura) Francesco Greco. “La sua riflessione ha attraversato il diritto nella sua dimensione più profonda, interrogandosi non solo sugli istituti ma sul senso stesso dell’ordinamento. Ha ridefinito il modo di leggere il codice civile e il diritto privato contemporaneo ed è stato sempre un osservatore attento alle trasformazioni profonde della società. Il Consiglio nazionale forense tutto lo ricorda con gratitudine e reverenza e si stringe al dolore della famiglia”. Antonio Patuelli, presidente dell’Associazione bancaria italiana, “ricorda commosso la limpida figura di Natalino Irti, che è stato anche banchiere e che fino alla scomparsa era proboviro” dell’associazione: “Di Natalino ho sempre ammirato la profonda cultura giuridica dell’insigne docente, le grandi e poliedriche sensibilità culturali e l’impegno professionale rigoroso. Con lui già negli anni Ottanta parlavamo di privatizzazioni bancarie, in anticipo rispetto a quanto poi sarebbe avvenuto”, dichiara in una nota.

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Investì più volte e uccise il ladro con il Suv a Viareggio: l’imprenditrice Cinzia Dal Pino condannata a 18 anni. La pm aveva chiesto l’ergastolo

Investì e uccise, inseguendolo con il suo Suv, il ladro che le aveva rubato la borsa. L’imprenditrice Cinzia Dal Pino, 65 anni, è stata condannata a 18 anni di carcere dalla Corte di Assise di Lucca. La donna è ritenuta colpevole di omicidio volontario per la morte del 52enne di origini marocchine, Noureddine Mezgui, ucciso l’8 settembre 2024 nel quartiere Darsena di Viareggio. Le telecamere di videosorveglianza immortalarono gli ultimi minuti della dinamica particolarmente violenta: nella clip, diventata centrale nel processo, si vedeva il suv guidato dalla donna inseguire il ladro, raggiungerlo e investirlo più volte fino a schiacciarlo contro una vetrina e contro i piloni di un edificio.

La pm, Sara Solino, aveva chiesto per l’imprenditrice la pena dell’ergastolo perché la 65enne non avrebbe “solo” tentato di fermare l’uomo, ma di aggredirlo e sopraffarlo, agendo con “volontà omicidiaria” e con l’intento di “punirlo come forma di giustizia privata”. L’impianto accusatorio ha sempre sostenuto la sussistenza dell’omicidio volontario, aggravato da crudeltà, futili motivi, uso del mezzo insidioso e approfittamento della minorata difesa della vittima.

La difesa di Dal Pino, i legali Enrico Marzaduri e Alberto Gargani, aveva chiesto invece di riformulare il reato contestato, ridimensionandolo a eccesso colposo di legittima difesa o a eccesso preterintenzionale. Secondo gli avvocati la donna voleva recuperare la borsa con effetti personali, ma senza l’intenzione di vendicarsi. Per la difesa, inoltre, quella era una “rapina” perché Mezgui avrebbe minacciato la donna, aggredendola con un coltello mai ritrovato. Nel corso del processo una perizia psichiatrica aveva escluso qualsiasi vizio di mente per l’imputata, ritenendola pienamente capace di intendere e di volere al momento dei fatti.

In attesa della sentenza definitiva, Dal Pino resterà in custodia cautelare ai domiciliari. L’imprenditrice, come affermato dai suoi legali, “sperava in una soluzione meno pesante” ma “poteva andare anche peggio”. Non è ancora chiaro se la difesa farà appello. “Aspettiamo le motivazioni, ma penso di sì”, ha detto Marzaduri.

Intanto le parti civili costituite hanno annunciato che presenteranno ricorso in appello. “È stata accolta la tesi dell’accusa sull’omicidio volontario, che ha retto”, ha dichiarato l’avvocato Enrico Carboni, legale dei familiari della vittima, aggiungendo che la Corte ha riconosciuto la componente della volontarietà. Nonostante ciò, la sentenza verrà comunque impugnata.

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Dà fuoco al padre e lo lascia morire tra le fiamme: arrestato 47enne nel Milanese

Ha cosparso il padre 73enne di liquido infiammabile, poi gli ha dato fuoco lasciandolo morire tra le fiamme. È successo nelle prime ore del mattino a Cinisello Balsamo, nel Milanese, dove un uomo di 47 anni italiano è stato arrestato dai carabinieri. Gli agenti erano intervenuti nell’abitazione per un incendio in corso, ma una volta arrivati sul luogo hanno scoperto cosa lo avesse provocato.

I carabinieri, con il personale della Sezione Radiomobile di Sesto San Giovanni, hanno cercato di domare le fiamme con gli estintori prima dell’arrivo dei Vigili del Fuoco. Intanto hanno fermato il 47enne che si trovava sul posto: l’uomo, pare affetto da disturbi della personalità, avrebbe prima colpito il padre con un corpo contundente e poi gli avrebbe dato fuoco non lasciandogli scampo. Le indagini sono coordinate dalla Procura di Monza per cercare di ricostruire l’intera dinamica dell’accaduto e accertare possibili moventi.

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“Voglio dire addio alla mia bambina”: la mamma di Beatrice potrà partecipare ai funerali della bimba di due anni

“Voglio dire addio alla mia bambina”. Ci sarà anche Emanuela Aiello, la mamma di Beatrice, la bambina di due anni morta lo scorso febbraio a Bordighera (Imperia), ai funerali della piccola. La donna, in carcere con l’accusa di maltrattamenti alla figlia aggravati dalla morte, come anticipa il Secolo XIX, ha chiesto e ottenuto di poter partecipare alle esequie la cui data non è ancora stata fissata.

Per poter organizzare la cerimonia, infatti, la procura di Imperia sta attendendo la relazione definitiva del medico legale che ha voluto eseguire ulteriori accertamenti sul Dna trovato sul corpo della piccola.

Aiello, per poter partecipare, dovrà essere trasferita dal carcere Cotugno Lorusso di Torino dove si trova in isolamento da circa tre mesi. La donna è accusata della morte della piccola insieme al compagno, Emanuel Iannuzzi.

Alle esequie parteciperà anche il padre biologico della piccola a sua volta detenuto per altri reati.

Intanto la zia di Beatrice ha chiesto di ottenere l’affidamento delle due sorelle della vittima, oggi in una struttura protetta: è anche grazie ai loro racconti che è stato possibile ricostruire quanto avvenuto alla piccola che sarebbe stata picchiata quasi quotidianamente nei due mesi precedenti alla morte.

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Treni, nuovi lavori a Firenze a luglio: percorsi cambiati e tempi più lunghi in 9 giorni per chi viaggia tra Nord e Sud

Quasi nove giorni di stop, divisi in due tranche, per rimuovere un ponte e varare quello nuovo. Non sarà una un luglio semplice per il nodo ferroviario di Firenze, a causa dei lavori di sostituzione del cavalcaferroviaria stradale Ponte al Pino. L’opera, realizzata da Rete ferroviaria italiana, rappresenta “un intervento significativo per il rinnovo e il potenziamento della sicurezza di un’infrastruttura” che collega il centro di Firenze con l’area di Campo di Marte, spiega l’azienda illustrando il piano di quei giorni che rientra in un più ampio quadro di interventi già illustrati nelle scorse settimane per preparare i passeggeri agli eventuali disagi ai quali andranno incontro a causa dei cantieri, in molti casi legati ai lavori previsti dal Pnrr.

Per quanto riguarda i lavori a Firenze, le attività entrano nella fase più complessa che richiederà due interruzioni della circolazione ferroviaria: dalle 23 del 5 luglio alle 4 del 10 luglio e dalle 23 del 26 luglio alle 11 del 30 luglio. Per garantire la continuità dei collegamenti, una parte dei treni a lunga percorrenza sarà deviata sulla linea Tirrenica, una parte avrà origine o destinazione a Firenze Santa Maria Novella per i collegamenti verso il Nord e a Firenze Campo di Marte per quelli verso il Sud, mentre alcuni collegamenti prevedranno un trasferimento in autobus tra le due stazioni.

Le modifiche di percorso si rendono necessarie per l’interruzione della circolazione sulle tratte Firenze Campo di Marte-Firenze Rifredi e Firenze Campo di Marte-Firenze Santa Maria Novella. La sospensione avrà effetti su tutta l’offerta di Trenitalia, dai Regionali fino all’Alta Velocità (anche di Italo) e, per tentare di restringere il perimetro dei disagi, sarà rimodulata con una riduzione di circa il 50% dei treni programmati. Nel dettaglio, spiega Ferrovie dello Stato, verranno instradati sulla linea Tirrenica due treni ogni ora tra quelli che coprono la tratta Roma-Milano-Torino; saranno inoltre garantiti quattro treni ogni ora da e per Firenze Santa Maria Novella verso il Nord e tre treni ogni ora da e per Firenze Campo di Marte verso il Sud.

I treni deviati sulla Tirrenica registreranno un incremento dei tempi di viaggio fino a circa 2 ore e 30 minuti, mentre per i collegamenti con trasferimento in autobus tra Santa Maria Novella e Campo di Marte l’allungamento sarà di circa un’ora e trenta minuti. Nel momento i cui si acquisterà un biglietto, il sistema di vendita sia di Trenitalia che di Italo indicherà già le modifiche di orario e di percorso così da permettere ai passeggeri di programmare gli spostamenti.

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“Ha fatto cose che non volevo, poi sono arrivati i suoi amici”: la studentessa spagnola violentata a Milano racconta la mezz’ora del terrore

“Ha iniziato a fare cose che non volevo” poi “ho visto arrivare altri suoi amici“. È il racconto della studentessa spagnola di 20 anni, a Milano per uno stage nell’ambito del programma Erasmus, che ha denunciato di essere stata violentata da un gruppo di ragazzi fuori da un locale la notte tra il 22 e il 23 maggio scorso.

Come riporta il Corriere della Sera, la ragazza ha ricostruito davanti agli investigatori la mezz’ora, definita “brutale” dagli inquirenti, vissuta con quei ragazzi.

Tutto comincia alla discoteca The Beach, in zona Ortica. La giovane è lì con un’amica, una connazionale, per la serata “Fu…ing Beach”. A un certo punto perde di vista l’amica, anche se non ricorda l’ora esatta, e si va a “sedere sui divanetti presenti su una pedana in un angolo del locale”.

Lì viene avvicinata da dei ragazzi, due all’inizio. Sono coetanei, ricostruisce il Corriere, e italiani. “Non ricordo chi si è avvicinato per primo ma abbiamo iniziato a parlare”, racconta. Una situazione normalissima per una serata tra giovani. Poco dopo arriva l’invito di uno dei due ad accompagnarlo fuori. Lì, però, per la 20enne inizia l’incubo. Il coetaneo prima la porta lontano dal locale, tra le auto parcheggiate. Dietro di loro c’è l’altro amico che li sta seguendo. Iniziano così le violenze, “cose che non volevo” fare, racconta ancora la studentessa, descrivendo l’arrivo di altri amici dei due ragazzi. “Ricordo che avevo paura – dice ancora – non so se mi hanno spinto o preso per il braccio”. Il branco la strattona e si sposta in un posto ancora più appartato: l’auto di uno degli aggressori. Lì proseguono gli abusi.

Alla fine la ragazza viene buttata fuori dall’auto. Lei arriva all’ingresso del locale e racconta tutto prima al buttafuori, poi all’amica. Da lì la catena per l‘attivazione del codice rosso, la visita in ospedale, alla Mangiagalli, la denuncia in questura, e poi il rientro in Spagna.

Ora gli investigatori, coordinati dalle pm Letizia Mannella e Rosaria Stagnaro, stanno cercando di incrociare dati dei telefoni e immagini per risalire agli aggressori.

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Nessy Guerra: “Mio ex marito arrestato? Ora ho paura di ritorsioni, non posso ancora lasciare l’Egitto”

Dopo l’arresto dell’ex marito, Nessy Guerra, la cittadina italiana che da mesi si trova bloccata nel Paese insieme alla figlia di tre anni, accusata di adulterio e condannata a sei mesi di detenzione con divieto di espatrio, non si sente ancora al sicuro.

L’uomo è stato arrestato dalle autorità egiziane dopo una serie di denunce e segnalazioni che lo riguardavano, comprese quelle presentate da rappresentanti della rete diplomatica italiana, ma per Guerra, dice in una lunga intervista al Corriere della Sera, “non è cambiato quasi nulla”. “Lui è stato arrestato – spiega – io sono ancora qui. Non posso uscire di casa, non posso prendere un aereo, non posso tornare a Sanremo”.

La donna, infatti, vive in un posto sicuro a Hurghada con la figlia, ma “non è vita”, dice ancora. Alla piccola, che ha tre anni, racconta spesso dell’Italia ma, spiega, ha “paura di prometterle qualcosa che non dipende da me”.

Per l’italiana l’auspicio è che l’arresto del marito sia una “leva” per la giustizia egiziana. “Non cancella la condanna per adulterio né il blocco dell’espatrio di mia figlia, però dimostra che non siamo davanti soltanto a una lite familiare“, ribadisce, sottolineando poi di avere quasi più paura di lui che di una condanna in cassazione. “Finora non sono stata ascoltata – racconta ancora – La sentenza d’appello sembra la copia di quella di primo grado. Non è stato considerato che sono vittima di violenza, che lui è stato condannato in Italia, che il testimone indicato come mio presunto amante ha ritrattato. Invece sono stati ritenuti credibili tre testimoni portati da lui”.

Ora Guerra teme “ritorsioni” e anche di “essere arrestata” e che la figlia “continui a crescere senza una vita normale”. L’appello è anche all’Italia per fare un “atto politico”, vale a dire “un rimpatrio per motivi di sicurezza” e “protezione per me e per mia figlia”.

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Camionista fa inversione al casello di Bologna e imbocca l’autostrada A1 contromano: la manovra pericolosa ripresa dalle telecamere

Manovra pericolosa per un camionista, un autotrasportatore ungherese di 44 anni, al casello di Bologna Casalecchio. L’uomo ha imboccato contromano l’autostrada A1 dopo aver effettuato un’inversione di marcia al casello. L’episodio è avvenuto nella prima mattina di venerdì 5 giugno e si è concluso con la denuncia del conducente da parte della Polizia di Stato.

Il camionista guidava una bisarca carica di autovetture quando, anziché uscire regolarmente dal casello, ha invertito il senso di marcia percorrendo contromano lo svincolo di immissione. Una manovra ad alto rischio soprattutto per gli altri automobilisti che però, fortunatamente, non ha provocato incidenti. A immortalare la scena in tempo reale sono state le telecamere del Centro Operativo della Polizia Stradale. Così le pattuglie della Sottosezione di Bologna Sud della Polstrada sono subito intervenute fermando il veicolo e contestando al conducente la violazione dell’articolo 176, comma 20, del Codice della Strada. Per il camionista sono scattati la revoca della patente e il fermo amministrativo del mezzo per tre mesi.

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