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Diffusione dei giornali, Il Fatto Quotidiano cresce ancora: +2,8% nell’ultimo mese e +19% in un anno. Calano Corriere, Repubblica e Stampa

In controtendenza rispetto al panorama informativo italiano, Il Fatto Quotidiano si conferma in crescita e segna un +2,8% nella classifica della diffusione dei giornali che somma copie cartacee e digitali. Il trend è stato fotografato da Primaonline sulla base dei dati Ads relativi al mese di aprile. Segno positivo anche se si confrontano i numeri di marzo 2025 con quelli dello stesso mese di quest’anno: Il Fatto Quotidiano registra una crescita del 18,9%. Mentre sul totale delle vendite individuali il dato sale a + 19%.

In testa a tutte le tabelle di Primaonline si trova il Corriere della Sera, che tuttavia presenta un segno negativo in tutte le classifiche. Tra marzo e aprile 2026 il quotidiano di via Solferino registra un calo del 2,6% nella diffusione di carta e digitale, fermandosi poco più di 204mila e 600 copie vendute. Subito sotto la Gazzetta dello Sport con quasi 118mila copie, con un aumento dello 0,3%. Mentre in terza posizione si piazza Repubblica, con 115mila copie, in diminuzione dell’1.4%. Nella classifica mensile, gli unici con il segno verde, oltre al Fatto e alla Gazzetta, sono Avvenire (+0,6%), Dolomiten (+2.2%), Il Mattino di Napoli (+5,1%). Mentre la maglia nera va alla Nazione che perde il 3%, a La Verità (-2,9%) e al Corriere dello Sport (-2,4%).

Le perdite crescono nel raffronto anno su anno, che accosta i dati di marzo 2025 a quelli di marzo 2026. In questo caso il calo del Corriere sale a 8,8%. Peggio va a La Repubblica con -16%, alla Gazzetta dello Sport con un dato negativo del 15,1% e alla Stampa con -12,1%. Tutti in negativo nella graduatoria delle vendite individuali cartacee, che considera i dati delle edicole e del porta a porta. Qui le uniche eccezioni sono Tuttosport e L’Edicola.

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Libano, la fuga degli abitanti di Tiro dopo l’ordine di evacuazione israeliano

Gli abitanti di Tiro, nel sud del Libano, sono in fuga dopo che l’esercito israeliano, per la prima volta, ha intimato l’evacuazione dell’intera città in vista di possibili attacchi. “L’area è ora deserta al 99%“, afferma un residente

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Nucleare, Parisi: “Una distrazione rispetto ai problemi che abbiamo in Italia. Abbiamo un’enorme disponibilità di energia solare”

“Abbiamo un’enorme disponibilità di energia basata sul solare, però per usare l’energia solare è necessario anche ammodernare la rete per cui è necessario fare una serie di lavori sulle centrali elettriche per usarle come accumulatori”. Lo dice il premio Nobel, Giorgio Parisi, al seminario di studi sulla IA organizzato dal Pd. “Il nucleare adesso è una distrazione rispetto a dei problemi energetici che abbiamo in Italia e che vanno risolti in altra direzione”, aggiunge. “Gli Small Modular Reactor soluzione per il futuro? Penso di no, perché il problema è che l’installazione del nucleare costa moltissimo e per essere commercialmente utile deve essere utilizzata al 100%. Noi siamo nella situazione in cui andando avanti costerà molto di meno l’energia solare, che sarà disponibile moltissimo quindi il nucleare dovrà essere spento per tanto tempo – aggiunge -. Dal punto di vista commerciale una macchina che è costosa per la costruzione e non costosa per l’utilizzo, visto che bisognerà spegnerla tanto tempo, è commercialmente molto inutile“.

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Audi Q7 cambia pelle. Più tecnologica, fino a sette posti e col nuovo V6 diesel elettrificato – FOTO

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Audi rinnova uno dei suoi modelli più importanti. La nuova Q7, terza generazione del maxi suv dei Quattro Anelli, arriverà nelle concessionarie italiane a settembre con un progetto completamente rivisto sotto il profilo tecnico, digitale e dell’abitabilità.

Lunga poco più di cinque metri, la nuova Q7 nasce sulla piattaforma Premium Platform Combustion (PPC), la stessa utilizzata dagli ultimi modelli termici del marchio. Il design evolve senza stravolgere gli stilemi che hanno decretato il successo delle precedenti generazioni: il frontale è più verticale, i passaruota enfatizzano la presenza su strada e la silhouette punta a trasmettere maggiore robustezza.

Le novità più interessanti riguardano però l’abitacolo. Per la prima volta la Q7 sarà disponibile non solo nelle tradizionali configurazioni a cinque e sette posti, ma anche con sei posti individuali. Una soluzione pensata per privilegiare il comfort dei passeggeri posteriori e rafforzare il carattere da grande viaggiatrice del modello.

Anche la tecnologia fa un salto in avanti. La plancia è dominata da tre schermi, con strumentazione digitale, display centrale da 14,5 pollici e monitor dedicato al passeggero anteriore. Debutta inoltre una nuova architettura elettronica che integra il sistema operativo Android Automotive e funzioni di assistenza vocale basate sull’intelligenza artificiale.

Al lancio la gamma sarà composta esclusivamente da motori diesel V6 3.0 TDI mild hybrid a 48 Volt, disponibili nelle versioni da 245 e 299 cavalli. Il sistema elettrificato non si limita al classico supporto nelle fasi di avviamento, ma contribuisce direttamente alla trazione grazie a un powertrain generator capace di fornire coppia aggiuntiva e recuperare energia in frenata. A migliorare la risposta ai bassi regimi interviene anche un compressore elettrico che lavora insieme al turbocompressore tradizionale.

Sul fronte dinamico restano elementi distintivi come la trazione integrale permanente quattro e il cambio automatico Tiptronic a otto rapporti. A richiesta saranno disponibili sospensioni pneumatiche adattive e sterzo integrale: soluzioni che promettono di migliorare sia la maneggevolezza in città sia la stabilità alle velocità autostradali.

Più avanti arriveranno anche varianti benzina e plug-in hybrid. Intanto Audi apre gli ordini con prezzi a partire da 87.150 euro per la versione da 245 cavalli e da 89.850 euro per quella da 299 cavalli.

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Robotaxi a Londra entro pochi mesi. Uber accelera sulla guida autonoma

Londra si prepara ad accogliere i primi robotaxi. Uber ha annunciato che gli utenti britannici potranno registrarsi per provare il nuovo servizio di trasporto autonomo sviluppato insieme a Wayve, la startup specializzata in AI applicata alla guida. Il debutto potrebbe avvenire nei prossimi mesi, dopo il via libera delle autorità competenti.

E’ senza dubbio un passaggio importante per il mercato continentale. Mentre negli Stati Uniti e in Cina i taxi senza conducente operano già in diverse città, in Europa la diffusione della guida autonoma procede con più cautela, complice un quadro normativo complesso e un contesto urbano meno prevedibile.

In questo scenario, Londra rappresenta una sfida impegnativa. Tra traffico intenso, strade strette, autobus, ciclisti e pedoni, la capitale britannica è considerata un banco di prova ideale per verificare la maturità della tecnologia. Non a caso Uber e Wayve vedono questo progetto come un passaggio fondamentale per dimostrare che la guida autonoma può funzionare anche in una delle metropoli più congestionate d’Europa.

I veicoli scelti per il servizio saranno Ford Mustang Mach-E equipaggiate con telecamere e radar che raccolgono continuamente dati sull’ambiente circostante. Le informazioni vengono elaborate in tempo reale da un sistema di intelligenza artificiale sviluppato da Wayve. Nella fase iniziale, tuttavia, a bordo sarà comunque presente un operatore qualificato seduto al posto di guida, pronto a intervenire se necessario.

Secondo l’azienda britannica, la tecnologia viene testata sulle strade londinesi dal 2018. L’obiettivo è creare veicoli capaci di adattarsi alle situazioni del traffico in modo naturale, senza dipendere esclusivamente da mappe dettagliate o percorsi preimpostati. Un approccio che, nelle intenzioni della società, dovrebbe rendere più semplice l’espansione del servizio in altre città.

Per gli utenti l’esperienza sarà simile a quella di una normale corsa Uber. Quando l’app proporrà un veicolo autonomo, il cliente potrà decidere se accettarlo oppure richiedere un’auto tradizionale con conducente. Uber ha inoltre precisato che il costo del servizio non sarà superiore a quello delle corse convenzionali.

La corsa alla guida autonoma, nel frattempo, si fa sempre più affollata. A Londra sono già in fase di sperimentazione anche i veicoli di Waymo, società controllata da Alphabet, mentre Uber e Lyft hanno annunciato collaborazioni con la cinese Baidu per testare i robotaxi Apollo Go. La capitale britannica si candida così a diventare uno dei principali laboratori europei per la mobilità autonoma.

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Dalle Alfa Romeo alla Campagnola, i veicoli storici dell’Esercito alla 1000 Miglia – FOTO

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Fiat 508C 1100 Mimetica

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Alfa Romeo 6C 2500 Coloniale del 1942

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Alfa Romeo 6C 1750 SS “Zagato” del 1929

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Fiat Campagnola del 1951

La 1000 Miglia è una gara di regolarità per auto storiche, ma anche e soprattutto una vetrina itinerante che permette di riscoprire una parte importante della storia automobilistica, italiana e non. Nell’edizione 2026, che prende il via oggi e andrà avanti fino al 13 giugno, ci sarà spazio anche per alcuni veicoli provenienti dal Museo Storico della Motorizzazione Militare dell’Esercito Italiano.

Lungo il tradizionale percorso da Brescia a Roma e ritorno sfileranno infatti quattro modelli che raccontano epoche e utilizzi molto diversi tra loro: l’Alfa Romeo 6C 1750 SS Zagato del 1929, la Fiat 508C 1100 “Mimetica” del 1938, l’Alfa Romeo 6C 2500 “Coloniale” del 1942 e la Fiat AR51 Campagnola del 1951.

La più affascinante dal punto di vista collezionistico è probabilmente l’Alfa Romeo 6C 1750 SS Zagato. Con il suo sei cilindri sovralimentato da 85 cavalli e una velocità massima di circa 150 km/h, rappresenta una delle vetture che contribuirono a costruire la reputazione sportiva dell’Alfa Romeo negli anni Venti. L’esemplare conservato dall’Esercito ha attraversato diverse trasformazioni nel corso della sua vita prima di assumere l’attuale configurazione firmata Zagato.

Molto diversa la storia della Fiat 508C 1100 “Mimetica”, derivata dalla Balilla di serie e adattata per impieghi militari. Utilizzata soprattutto in Nord Africa, era apprezzata per robustezza e semplicità costruttiva. Pur nascendo da una normale vettura stradale, anticipava in parte alcune caratteristiche che sarebbero diventate tipiche dei futuri veicoli da ricognizione.

Tra i mezzi più rari presenti alla corsa spicca poi l’Alfa Romeo 6C 2500 “Coloniale”. Realizzata in appena 150 esemplari all’inizio degli anni Quaranta, era stata progettata per affrontare le difficili condizioni delle colonie italiane in Africa. Per questo disponeva di soluzioni particolari per l’epoca, come serbatoi supplementari e sistemi per adattare la carburazione alle diverse altitudini. Oggi gli esemplari sopravvissuti sono pochissimi.

Chiude il quartetto la Fiat AR51 Campagnola, uno dei veicoli che più hanno accompagnato l’Italia del dopoguerra. Presentata nel 1951, divenne rapidamente un punto di riferimento tra i fuoristrada nazionali grazie alla trazione integrale e alla capacità di muoversi su terreni difficili. Non a caso, dalla sua piattaforma nacquero anche diverse versioni destinate all’impiego militare.

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Rula Jebreal sul Nove: “Caro De Gregori, chiedere agli artisti di stare in silenzio è ormai qualcosa di criminale”

“Netanyahu, latitante per crimini di guerra, dice che sta commettendo questo massacro dei bambini, questo genocidio in mondovisione, nel nome dell’Occidente”. Lo ha dichiarato Rula Jebreal ad Accordi & Disaccordi, il programma condotto da Luca Sommi con la partecipazione di Marco Travaglio e Andrea Scanzi, in onda ogni sabato sul Nove, commentando le dichiarazioni di Francesco De Gregori.

“Non saranno i governi a fermare quella strage. Sarà soltanto la discesa in campo dei popoli, perché l’unico modo per fermare davvero questa strage è cominciare a boicottare, a parlare e, soprattutto, a usare ciascuno il mezzo che preferisce. Gli artisti possono usare le parole, i pittori possono usare la pittura, i musicisti possono usare la loro musica. Chiedere loro di stare in silenzio, significa chiedere loro di continuare nella complicità e, soprattutto, nell’omertà, che io trovo non solo intollerabile, ma a questo punto veramente criminale”.

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Travaglio sul Nove: “Vannacci dice quello che dicevano Meloni e Salvini in campagna elettorale. Quando entrerà in coalizione smetterà di dirlo, come hanno fatto loro”

“Vannacci non dice altro che quello che dicevano la Meloni e la Lega in campagna elettorale”. Queste le parole del direttore de Il Fatto Quotidiano, Marco Travaglio, ospite dell’ultima puntata di stagione di Accordi&Disaccordi, il talk condotto da Luca Sommi, in onda in prima serata sul Nove.

“Loro hanno fatto il contrario e lui continua a dire le stesse cose – ha aggiunto Travaglio -. Ma perché le dice? Perché sta al Parlamento europeo e può permetterselo. A un certo punto, quando entrerà in coalizione, se andrà al governo dovrà fare pippa anche lui, come tutti gli altri”.

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Padellaro, Jebreal, Orsini e Appendino ospiti di Sommi ad Accordi&Disaccordi sabato 6 giugno. Con Travaglio e Scanzi

Ultimo appuntamento di stagione di “Accordi & Disaccordi”, il talk di attualità di NOVE condotto da Luca Sommi: in prima serata sabato 6 giugno alle 21:30.

Ospiti la deputata del Movimento 5 stelle Chiara Appendino, i giornalisti Antonio Padellaro, Rula Jebreal e il professore Alessandro Orsini.

Al centro della discussione i continui tira e molla tra il presidente americano Donald Trump e l’Iran, fra bombardamenti e bozze di accordo minacciate anche dall’atteggiamento del premier israeliano Netanyahu.

Come da tradizione, il direttore de Il Fatto Quotidiano Marco Travaglio e il giornalista Andrea Scanzi analizzano i fatti più importanti della settimana.

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Le prove dell’esistenza di Dio? Ci interessano ancora: ristampato “MillenniuM”

Non possiamo sapere se Dio esiste, ma certo interessa ai lettori. Il numero di Millennium su “Tutte le prove dell’esistenza di Dio“, uscito il 15 maggio, è stato appena ristampato per soddisfare le richieste. Lo potete (ri)trovare in libreria (cerca qui la più comoda per te) e negli store online (Amazon, Ibs, Feltrinelli, Mondadori, Unilibro, Libreria Universitaria, Hoepli).

Con un taglio fra filosofia, scienza e teologia, il mensile diretto da Peter Gomez racconta “la più gigantesca inchiesta umana, mai terminata”, per dirla con Fabrizio d’Esposito, che ne ripercorre le tappe in un lungo articolo che spazia da Platone ad Heidegger, mentre Laura Margottini dà voce a scienziati e divulgatori – come Telmo Pievani e Francesco Sylos Labini – su limiti della scienza e conseguenti letture metafisiche. Di fede e scienza discutono, con erudizione e ironia, Jacopo Fo e Piergiorgio Odifreddi.

In un’epoca dominata dal materialismo, le grandi domande continuano ad attrarci, come sa bene l’imprenditore-teologo francese Olivier Bonnassies, coautore del best seller internazionale “Dio. La Scienza. Le prove” (firmato con Michelle- Yves Bolloré, fratello del famoso finanziere Vincent). Intervistato da Martina Castigliani, illustra presunte prove “scientifiche” dell’esistenza di un’intelligenza superiore basate principalmente sul Big Bang, sulla meccanica quantistica e sugli studi che cercano di tracciare l’origine della vita sulla Terra.

Tornando coi piedi per terra, MillenniuM propone un bellissimo colloquio fra lo scrittore giramondo Lawrence Osborne e Nanni Delbecchi. E ancora, due reportage italiani: uno da Ponte, il paese in provincia di Benevento assediato dai cantieri delle grandi opere, di Valentina Barile e Manuel Dorati; l’altro da Voghera, in provincia di Pavia, da dove Antonio Armano descrive la mesta decadenza di una cittadina del Nord, partendo da un suo illustre cittadino, lo scrittore Alberto Arbasino. Ultima segnalazione, un Portfolio fotografico tutto declinato al femminile. Anche se non è il numero di marzo.

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Auto più pulite, ma il ricambio resta lento. Servirebbero oltre 15 anni per svecchiare il parco circolante

In occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente del 5 giugno, il Centro Studi di AutoScout24 ha tracciato un aggiornamento sullo stato del parco auto italiano. L’analisi, realizzata su dati ACI, evidenzia alcuni progressi nella diffusione delle tecnologie a minore impatto ambientale, ma conferma anche la lentezza del processo di rinnovo delle vetture in circolazione.

Nel 2025 il parco auto nazionale contava circa 41,7 milioni di autovetture. Nell’ultimo lustro il cambiamento più evidente riguarda la crescita delle alimentazioni ibride. Tra il 2020 e il 2025 il numero di queste vetture è infatti aumentato del 573,2%, portando la quota sul totale dall’1,4% all’8,7%. Un incremento significativo che testimonia il crescente interesse degli automobilisti verso soluzioni elettrificate.

Più contenuta, invece, la diffusione delle auto elettriche. Nonostante l’attenzione mediatica e gli investimenti dei costruttori, le vetture a batteria rappresentano ancora appena lo 0,9% del parco circolante italiano. Cresce il peso delle auto Euro 6, passate dal 26,2% del 2020 al 41,8% del totale attuale.

I dati mostrano però come il percorso verso un rinnovo completo sia ancora lontano. Sulle strade italiane circolano infatti circa 17,6 milioni di automobili Euro 4 o inferiori, pari al 42% del totale. Di queste, oltre 4,2 milioni appartengono addirittura alle categorie Euro 0 ed Euro 1. A ciò si aggiunge l’elevata età media del parco: più di 18,2 milioni di vetture, il 43,7% del totale, hanno almeno 15 anni.

Secondo le stime elaborate dal Centro Studi di AutoScout24, incrociando i dati sulle radiazioni e sull’evoluzione del parco circolante, sarebbero necessari oltre 15 anni per arrivare a una situazione in cui le auto in circolazione siano esclusivamente Euro 6, ibride o elettriche. Una tempistica che evidenzia quanto il ricambio naturale del mercato non sia sufficiente ad accelerare la transizione.

Per questo sembra necessario ampliare le misure di sostegno, estendendo gli incentivi non solo alle auto nuove ma anche al mercato dell’usato. La disponibilità economica continua infatti a rappresentare l’elemento chiave che influenza la decisione di sostituire il proprio veicolo.

L’analisi evidenzia inoltre forti differenze territoriali. Sul fronte delle alimentazioni elettriche, solo il Trentino-Alto Adige e la Valle d’Aosta superano il 2% di quota sul totale circolante. Per quanto riguarda le ibride, la Valle d’Aosta guida la classifica con il 23,8%, seguita dal Trentino-Alto Adige con il 22% e dalla Toscana con il 13,6%. All’estremo opposto si trovano Campania, Sicilia e Molise, tutte sotto il 4%.

Anche osservando le classi di emissioni emergono profonde disparità. Calabria, Sicilia e Campania registrano le percentuali più elevate di vetture Euro 0-4, rispettivamente con il 59,3%, il 58,5% e il 57,6% del parco circolante. La situazione appare invece più favorevole nelle regioni del Nord e in alcune aree del Centro Italia: Valle d’Aosta, Trentino-Alto Adige, Toscana e Lombardia presentano le quote più elevate di auto Euro 6.

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Toyota porta l’idrogeno a Le Mans. Debutto sportivo per il prototipo TR LH2 Racing

Toyota compie un nuovo passo nello sviluppo delle tecnologie a idrogeno applicate al motorsport. In occasione della 94ª edizione della 24 Ore di Le Mans, il costruttore giapponese porterà in pista per la prima volta davanti al pubblico il prototipo TR LH2 Racing, una vettura alimentata a idrogeno liquido che esplora le potenzialità di questa soluzione nelle competizioni.

Il modello, sviluppato sulla stessa base tecnica della Hypercar impegnata nella gara francese, sarà protagonista di due sessioni dimostrative sul Circuit de la Sarthe, in programma l’11 e il 13 giugno. L’obiettivo è quello di evidenziare le possibilità offerte da un motore a combustione interna alimentato a idrogeno, tecnologia sulla quale Toyota sta investendo da tempo.

Il progetto rappresenta infatti l’ultima evoluzione di un percorso iniziato cinque anni fa con la partecipazione della GR Corolla H2 alle competizioni della serie giapponese Super Taikyu. In una prima fase il costruttore ha utilizzato idrogeno gassoso, per poi passare all’idrogeno liquido nel 2023, soluzione che consente una maggiore densità energetica e quindi una migliore gestione di autonomia e prestazioni.

Toyota ha portato avanti sperimentazioni del genere anche nei rally. Dopo la prima apparizione della GR Yaris H2 al Rally di Ypres nel 2022, il marchio ha continuato a sviluppare la tecnologia con successive dimostrazioni della GR Yaris Rally2 H2 Concept in eventi del Campionato Mondiale Rally.

Le Mans rappresenta, nondimeno, una vetrina particolarmente significativa. Già nel 2023 Toyota aveva portato sul circuito francese la GR H2 Racing Concept, anticipando una possibile futura categoria dedicata all’idrogeno. Da allora lo sviluppo è proseguito fino ad arrivare all’attuale TR LH2 Racing Prototype, che segna un ulteriore avanzamento nella ricerca.

Prima di scendere in pista, la vettura sarà esposta all’interno dell’Hydrogen Village, l’area dedicata alle tecnologie dell’idrogeno allestita nel contesto della manifestazione. Qui Toyota presenterà ai visitatori i propri progetti legati alla mobilità sostenibile e alla strategia di neutralità carbonica, utilizzando ancora una volta le competizioni come laboratorio per accelerare l’evoluzione tecnologica.

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MG punta sulla Spagna. Nel 2028 aprirà il primo stabilimento europeo

La presenza dei costruttori cinesi in Europa sta entrando in una nuova fase. Dopo anni trascorsi a esportare veicoli prodotti in patria, alcuni marchi stanno iniziando a investire direttamente nel Vecchio Continente. L’ultimo annuncio in ordine di tempo arriva da MG, che ha scelto la Spagna per realizzare il suo primo impianto produttivo europeo.

Il marchio controllato dal gruppo SAIC Motor investirà inizialmente circa 200 milioni di euro nella costruzione di uno stabilimento in Galizia, nel nord-ovest della Spagna. L’avvio della produzione è previsto nel 2028 e la capacità produttiva potrà raggiungere le 120.000 vetture all’anno. Per MG è un passaggio strategico che segna il consolidamento della propria presenza nel vecchio continente, che negli ultimi anni è diventato uno dei principali motori della sua crescita internazionale.

Il progetto dovrebbe generare oltre 2.000 posti di lavoro e dar vita a un vero polo industriale che integrerà attività di ricerca e sviluppo, produzione, fornitura di componenti e logistica. L’obiettivo è costruire una filiera più vicina ai clienti europei e meno dipendente dalle lunghe catene di approvvigionamento che collegano il continente alla Cina.

La scelta della Spagna non è casuale. Madrid sta lavorando da tempo per attrarre investimenti nel settore della mobilità elettrica attraverso incentivi pubblici, costi energetici competitivi e una filiera automotive già consolidata. Un contesto che ha convinto diversi costruttori, in primis il gruppo Volkswagen che qui ha tre siti produttivi, a rafforzare la propria presenza industriale nel paese.

Dietro l’operazione c’è però anche un’altra ragione, ancora più importante. Produrre all’interno dell’Unione Europea consentirà infatti a MG di ridurre l’impatto dei dazi introdotti da Bruxelles sulle auto elettriche importate dalla Cina. Attualmente il marchio è quello maggiormente penalizzato dalle misure europee e deve fare i conti con una tariffa complessiva del 45,3% sui veicoli elettrici costruiti in madrepatria ma destinati al mercato europeo.

L’annuncio, tra l’altro, arriva in un momento particolarmente positivo per MG. Tra gennaio e aprile 2026 il costruttore ha immatricolato 110.413 vetture in Europa, confermandosi il brand cinese più venduto nel continente. Alle sue spalle si trovano BYD con 102.068 unità e Chery con 95.564, entrambe protagoniste di una crescita particolarmente sostenuta.

Proprio questi numeri spiegano perché diversi costruttori cinesi stiano accelerando i propri piani industriali europei. BYD ha già avviato il progetto della sua fabbrica in Ungheria, Leapmotor produrrà alcuni modelli negli impianti spagnoli di Stellantis, mentre Chery assembla veicoli vicino a Barcellona attraverso una joint venture locale.

La decisione di MG conferma quindi una tendenza che appare sempre più evidente: l’Europa non è più soltanto un mercato di sbocco per l’industria automobilistica cinese, ma sta diventando una base produttiva strategica. Una trasformazione che potrebbe modificare in profondità gli equilibri del settore nei prossimi anni, aumentando la concorrenza ma anche portando nuovi investimenti, occupazione e competenze industriali sul territorio europeo.

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