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“La tua forza è questa: renderci partecipi di un sogno, dimostrandoci che si possono realizzare”. Perché Ultimo è diventato un fenomeno di massa? C’entrano Renato Zero e Vasco Rossi

“Quando ascoltavo la gente parlare mentre dava lezioni / non ho saputo imparare ed ora disegno le delusioni, le conclusioni / […] Ero un bambino diverso […] / Sempre collocato nel gruppo dei perdenti”. Sono le parole di Ultimo in una delle sue canzoni più amate e considerata ormai un vero e proprio manifesto per il suo popolo: “Sogni appesi”. E non è un caso.

Proprio in quelle parole si nasconde il segreto del successo di quello che non è un fenomeno musicale, ma un vero e proprio fenomeno di massa. Ma come nasce questa ondata di donne e uomini che culminerà nel concerro evento del “Raduno degli ultimi” che si terrà il 4 luglio a Tor Vergata a Roma? Lo spiega il volume “Il popolo di Ultimo” (Gallucci editore) di Mattia Marzi, dal 12 giugno in libreria.

“La tua forza è questa: renderci partecipi di un sogno, dimostrandoci che si possono realizzare. Anche quando parti da Ultimo” e “Sono una grandissima fan di Vasco da sempre ma ora Nic ci ha rubato l’anima: tu porterai avanti la storia e la favola di tutti noi”. Sono sono alcuni dei commenti dei fan del cantautore che si cullano sulle note di “Colpa delle favole”, Piccola stella”, “Rondini al guinzaglio” e “Il ballo delle incertezze”. Ma c’è di più oltre alle canzoni.

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“Basta col massacro a Gaza, Ucraina, Sudan e i 56 massacri in corso nel mondo”: il messaggio di Ligabue a Roma con “Il mio nome è mai più” – IL VIDEO

Luciano Ligabue durante il concerto allo Stadio Olimpico di Roma, il 12 giugno, ha mandato un messaggio molto chiaro sulla sua posizione contro le guerre. Il palco è immerso nell’oscurità. L’artista, con la chitarra acustica tra le mani, si esibisce in solitaria sull’estremità della passerella. Al ritornello, la band entra in scena con la propria musica mentre il palco si accende di un’intensa luce rossa. Sugli schermi compaiono le scritte “Basta col massacro a Gaza”, “Basta col massacro in Ucraina”, “Basta col massacro in Sudan” e “Basta con i 56 massacri in corso nel mondo”.

Ma non è tutto perché più avanti con il concerto il cantautore parla della violenza sulle donne con l’ultimo inedito “Nessuno è di qualcuno”. “Adesso vi facciamo sentire l’ultima canzone che ancora non è uscita, ma l’abbiamo già fatta dal vivo un po’ di tempo fa. – ha detto – È una canzone che io voglio dedicare a tutte le donne e le ragazze che hanno subito un qualsiasi tipo di violenza e in Italia, a quanto pare, è una su tre”.

Il palco è illuminato da luci rosse e bianche. Sullo schermo centrale, su uno sfondo nero viene proiettato il testo della canzone scritto in bianco e arricchito da grafiche rosse che rappresentano il mondo e grafiche astratte. Su tutti gli schermi viene proiettato un video in bianco e nero con alcuni volti dello spettacolo che ripetono “Nessuno è di qualcuno” seguito dalla scritta bianca su fondo nero “Una Nessuna Centomila”. A parlare sono: Pierfrancesco Favino, Linus, Marco D’Amore, Rosario Fiorello, Marco Bocci, Luca Zingaretti, Luca Argentero, Salvatore Esposito, Stefano Fresi, Edoardo Leo, Giorgio Panariello, Marco Giallini, Raul Bova, Giuseppe Fiorello, Vinicio Marchioni, Amadeus e, naturalmente, Fiorella Mannoia.

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Ligabue all’Olimpico di Roma: “De Gregori è patrimonio italiano, ma non condivido più di tanto il suo pensiero. Sul palco parlo delle 56 guerre nel mondo. Sanremo è col coltello tra i denti. Se mi invitano come ospite? Mai dire mai”

Luciano Ligabue è tornato allo Stadio Olimpico di Roma stavolta per la celebrazione “La notte di certe notti”. Erano in 54mila, come confermato dagli organizzatori, ad applaudire ieri 12 giugno l’artista che ha proposto una scaletta di 26 brani suddivisi in quattro parti per ogni album: “Ligabue” (1990), “Miss Mondo” (1999), “Fuori come va?” (2002), “Lambrusco, coltelli, rose & pop corn” (1991). Il bis è affidato a “I ragazzi non in giro” e naturalmente “Certe Notti”.

Abbiamo incontrato l’artista che ha raccontato la genesi dello spettacolo pensato per gli stadi, che proseguirà mercoledì 17 giugno all’Allianz Stadium di Torino, sabato 20 giugno (a un anno da Campovolo 2025) allo Stadio San Siro di Milano e a settembre e ottobre con un tour nei palazzetti. Si inizia il 22 settembre dall’Arena di Verona per poi chiudere il 24 ottobre all’Unipol Dome, ultima data live di Ligabue per il 2026. E il 2027? “Mi fermo in Italia, ma all’estero succederà qualcosa”.

Su un prossimo album le idee sono chiare. “Allora diciamolo chiaramente, – ha concluso Ligabue – io di canzoni ne ho un fottio. È l’ultimo dei problemi avere delle canzoni. Poi da qui a pubblicarle è un’altra cosa proprio perché il mondo è cambiato. Qualcosa uscirà prima o poi. Abbiamo un brano che non abbiamo fatto uscire, ma c’è del materiale che è già stato realizzato in buona parte”.

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Irama: “Ai concerti dopo due ore mi annoio mortalmente per questo a San Siro ho fatto la festa. A X Factor Jake La Furia mi fa sempre ridere. Sono meno malinconico e più positivo del solito”

Irama ha messo a segno, per i suoi dieci anni di carriera, il primo Stadio San Siro di Milano, l’11 giugno. Un vero e proprio viaggio nel suo repertorio con ospiti Giorgia, Arisa, Rkomi e Annalisa. Un periodo d’oro per il cantautore che è attualmente impegnato anche come giudice di “X Factor”, a settembre in onda su Sky e Now. Abbiamo incontrato l’artista per un primo bilancio del nuovo percorso artistico.

Qual è l’aspetto che ti ha emozionato di più dello show?
Tante cose ma soprattutto il fatto di “battezzare” la nuova terrazza di San Siro in alto a inizio concerto su “Tu no”, in versione acustica, una terrazza panoramica che dà su San Siro. Mi sono cag*ato addosso da subito, al pensiero di dover cantare in cima.

Come mai la scelta di iniziare con “Tu No”?
Per cercare di fare cantare più possibile le persone… e connettermi con “loro. È una sorta di ‘riscaldamento’, ma anche un dire ‘grazie’ a chi c’è stato fino ad oggi. Anziché partire con i fuochi e le fiamme, parto con l’intimità totale (ride, ndr).

È stata lunga la gestazione di questo tuo primo stadio?
Molto, è partito da lontano. Sono orgoglioso del mio palco, che peraltro nel nostro Paese credo non sia stato ancora fatto da nessun italiano. È fighissimo ho rotto le palle fino alla morte per averlo…

Di cosa si tratta?
È tutto un palco in led praticamente quindi lo stage, i visual, saranno visibili direttamente sul palco anziché alle mie spalle. Poi nello show non mi piace tanto l’idea di avere i visual e quindi mi piaceva l’idea che fossero per terra, in una chiave completamente diversa con questo cerchio in mezzo al pubblico. Il palco avrei voluto farlo un po’ diverso con un cerchio che abbracciasse la platea, ma avevano già venduto tutto il parterre e non si poteva, purtroppo.

Chi hai voluto con te per questi festeggiamenti?
Giorgia con cui stiamo facendo insieme X Factor. È molto bello che sia con me per cantare assieme ‘Buio’. Annalisa è presente in ‘Tu No’ nella versione ‘normale’, dopo l’intro acustico. Poi ci sarà Arisa per cantare ‘Senz’anima’. Secondo me, lei è perfetta per questa canzone. Con Rkomi facciamo ‘Luna piena’ per ringraziarlo anche del percorso che abbiamo fatto insieme.

Come hai lavorato alla scaletta per festeggiare i dieci anni?
Purtroppo posso suonare solo fino alle 23:30 perché poi mi mandano fuori da San Siro, quindi non posso fare tutto quello che vorrei. Infatti mi stanno già bastonando le gambe le persone che mi vogliono bene perché volevano tutte le robe dei primi dischi. Crescendo è più difficile fare le scalette. Quando hai solo due dischi all’attivo è più facile, al settimo disco entri in crisi…

Perché?
Inizi a dire ‘no, questa non posso toglierla. No quest’altra nemmeno’. Quindi non sai più come girarti. Ci sono comunque brani come ‘Ovunque sarai’ che non possono essere sostituiti. Iniziano a essere una decina che non riesco a levare. Poi pensi ‘cazzo, che palle quelli che hanno magari 40 anni di carriera come fanno?’ (ride, ndr).

C’è chi arriva a fare tre ore e mezza di concerto…
No per me è troppo perché non voglio che chi lo guarda pensi ad un certo punto ‘ma quando finisce?’ Anzi spero che un pochettino gli rimanga la voglia di tornare a vederci. Almeno parlo dal mio punto di vista che è soggettivo. C’è a chi piace assistere a quattro ore di concerto, a me dopo due ore, ecco come dire inizio a dire ‘minchia’ (ride, ndr). Ma anche se sei Michael Jackson, eh, io da spettatore dico ‘minchia’. Abbiamo cercato di suddividere il mio concerto il più possibile per non fare annoiare, perché la mia paura più grande nei concerti è annoiare, per me deve essere una cosa divertente. Si vede che sono uno che si rompe le scatole facilmente, ho una soglia dell’attenzione bassa, quindi ho bisogno di tanti input.

Cremonini ha detto che da parte di certa organizzazione c’è la tendenza a inculcare nei giovani l’idea del “se fai lo stadio significa che hai successo”. Sei d’accordo?
Ci sono artisti che ci arrivano prima di altri, ci arrivano dopo la difficoltà di chi fa questo mestiere e io me ne rendo conto. Più cresco e più mi rendo conto che la vera sfida è quella di rimanere nel tempo. Poi chiaramente ci sono gli up e i down, come è normale. Momenti che tutti abbiamo vissuto. Quindi per me la vera difficoltà è continuare con la carriera, creando il repertorio, quello è quello che ti rende solido. È importante creare una serie di eventi e di canzoni che ti legano ai ricordi delle persone. Se arriva un alieno da un altro mondo, pensa che noi siamo pazzi perché la musica su di noi ha un potere molto forte. Stiamo parlando di emozioni.

In che stato d’animo sei?
Sono più positivo del solito, forse sono meno malinconico. Ho questa malinconia più latente, ma non so quanto freghi alle persone di questa cosa. È una cosa molto sincera, spontanea, una fase di grazia.

Chi o cosa contribuisce alla tua serenità?
Non so dirti ma di certo sento che sto fluendo molto, cioè sto seguendo molto le cose. Per me è una cosa nuova, visto che scavo sempre molto dentro me stesso e prima di fare una cosa ci muoio 100.000 volte. E poi non mi soddisfa mai. Ora sto allentando la corda.

Pensavo che, in qualche modo, anche i tuoi pappagalli contribuissero al tuo rinnovato stato d’animo…
Ci sono, vivono in uno stanzone a casa mia, a volte li lascio liberi di svolazzare. Io amo tantissimo gli animali e vorrei avere con me anche i gatti, ma sono allergico. Comunque un giorno mi prendo una bella casa nel bosco.

È un caso che questa positività nasca dal tuo ruolo come giudice a X Factor?
Non è un caso perché X Factor è un luogo dove hai la possibilità di scovare i talenti ed è anche un luogo dove hai l’opportunità di raccontarti in maniera più intima. Sono in un momento in cui ho voglia di fare vedere anche altri lati di me, magari di raccontarmi con più serenità e anche positività e quindi, secondo me, è una bella cosa che arrivi in questo momento.

Qual è il tuo bilancio dopo qualche giorno di registrazione?
Mi sento addosso una grande responsabilità perché comunque sei lì di fronte a dei ragazzi che vogliono iniziare la loro carriera. Cerco di dargli dei consigli che possano anche guidarli, aiutarli ad affrontare una carriera.

Con i colleghi in studio come va?
Con Giorgia ho un ottimo rapporto, con Gabbani ho iniziato a Sanremo Giovani 2015, Jake La Furia fa morire dal ridere, ha sempre la risposta prontissima e poi c’è Paola Iezzi che è adorabile e mi aiuta molto perché è al mio fianco e mi dà qualche dritta, a livello tecnico.

E Achille Lauro, che hai sostituito, l’hai sentito?
Ma certo, siamo in ottimi rapporti e mi ha dato tanti consigli. È stato super carino, è una persona squisita e sono molto contento del suo percorso artistico.

Che giudice sei?
Cerco di essere onesto, sincero. A volte è difficile perché quando vedi che ci sono dei cantanti molto giovani devi cercare di dire le cose nel modo migliore. Cerco sempre di fare il bene di chi ho di fronte, quindi per non farlo ‘sfracellare’ lo invito a ripresentarsi in un altro momento.

Vorresti partecipare a Sanremo 2027?
Cavolo ti direi di sì! Ma tutto dipenderà dalla canzone, che ancora non ho in tasca in questo momento. Sono sempre stato molto tradizionalista, cioè se ho una canzone che ha un senso raccontare allora la presento al Festival.

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“Magari dico una bestialità, ma ascoltare Lucio Dalla a teatro equivale ad ascoltare Beethoven”: Pierdavide Carone nell’opera “L’anno che verrà”, dedicata al grande artista

Le musiche, le parole, le canzoni e il talento di Lucio Dalla vengono celebrati con l’opera “L’anno che verrà” da dicembre in tour nei teatri. Il progetto è ideato da Marcello Corvino e diretto da Manuel Renga. La storia si svolge in un grande hotel sul mare, alla vigilia di Capodanno, dove si incrociano le vicende di alcuni viaggiatori: una giovane coppia in fuga, una cantante di piano bar alla ricerca di un amore perduto, un musicista disilluso e un uomo d’affari colpito da una crisi esistenziale. Ad accoglierli è un enigmatico portiere, che avrà il volto di Pierdavide Carone, che Dalla lo ha conosciuto bene. Il cantautore scomparso, infatti, non solo ha prodotto l’album “Nanì e altri racconti”, ma è salito sul palco del Festival di Sanremo 2012 per dirigere l’orchestra e duettare con Carone.

“Sarebbe assurdo immaginare un futuro in cui i ragazzi non conoscano Lucio Dalla o lo scoprano solo attraverso le piattaforme digitali – ha dichiarato Carone -. Magari dico una bestialità, ma ascoltare Dalla a teatro equivale ad ascoltare Beethoven. La musica pop che supera il tempo deve avere lo stesso peso della sinfonica, perché parla alle generazioni e le attraversa”.

E ancora: “La vocalità di Dalla era talmente esuberante che l’unico modo per cantare, soprattutto quando si aggiungerà l’orchestra, è quasi ‘aggredire’ le canzoni, cercando di farlo in modo degno. Quando devo cantare Lucio sono sempre preoccupato, però il concetto di preoccupazione si trasforma in sfida, per quel senso di gratitudine nei confronti di una persona a cui dobbiamo molto”.

Il regista Manuel Renga ha aggiunto: “Questa nuova opera pop è un lavoro che non racconta la vita del grande Lucio Dalla, ma prende a piene mani dalla sua creatività musicale e traduce in scena il grande affresco umano che le sue canzoni compongono. Lucio Dalla diventa per noi il ‘custode dei sogni’ colui che è in grado di leggere chiaramente le paure, i desideri, i sogni e le delusioni dell’uomo e trasformarle in situazioni musicali popolari, dirette, emozionanti”. Lo spettacolo è composto dai brani più conosciuti come “La sera dei miracoli” e “L’anno che verrà” e quelli contenuti in album meno popolari “per tenere conto di tutte le anime musicali di Dalla”. È un viaggio onirico, “dove i personaggi sono le incarnazioni di quei sogni, di quelle paure e speranze, racconti di vita che si intrecciano sulle note musicali”.

Il debutto è previsto per l’11 e 12 dicembre a Ferrara, si proseguirà il 18, 19 e 20 dicembre con tre spettacoli a Reggio Emilia, per poi salutare il 2026 il 22 e 23 dicembre con una doppia data a Ravenna. In tabellone a gennaio anche appuntamenti a Piacenza e Modena, mentre il Teatro Duse di Bologna ospiterà lo spettacolo il 10, 11 e 12 settembre. Sul palco ci saranno fino a cento artisti, tra attori, orchestra sinfonica e la compagnia di danza di Michele Merola, che curerà le coreografie.

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Achille Lauro apre le porte del suo paradiso ai 60mila all’Olimpico. Gavetta e successo: “Il mio primo concerto? Nessuno mi faceva suonare, mi affittavo il locale, pagavo le guest e mi mettevo in scaletta”

Il paradiso terrestre, una bellissima Eva circondata dalle divinità, il diavolo tentatore nei panni del serpente, il morso della mela, la caduta negli inferi per poi risalire e purificarsi alla Fontana di Trevi nella città eterna, con un chiaro riferimento alla iconica scena del bagno di Anita Ekberg in “La dolce vita” di Fellini. Benvenuti nel Paradiso di Achille Lauro (suddiviso in 4 atti) che ha così aperto le porte ai 60mila, come dichiarato dall’organizzatore, accorsi allo Stadio Olimpico di Roma. Non è un caso che la frase conclusiva del cortometraggio proiettato sui mega schermi (nato da una idea di Lauro e del suo team, che lascia presagire anche una incursione nel cinema prossimamente) siano le parole: “E così persero il cielo e con esso il diritto all’eterno condannati a vivere una vita soltanto. Comuni Immortali”. Un omaggio alla sua gente, al popolo composto da nonne, mamme, nipoti e coppie di fidanzati.

“Più che un concerto ho realizzato per gli stadi un film narrativo, legato allo spettacolo, tenuto in piedi dalle canzoni. – ci ha raccontato l’artista poche ore prima dello show – Per mia fortuna ho molti brani che sono diventati, in qualche modo, parte della storia della mia fanbase. Vengo dalla data zero di Rimini e ancora prima dai 15 palazzetti, sull’onda di una magia bellissima perché si vede quanto le canzoni poi siano entrate nelle vite delle persone. Questo è un anno davvero fortunato con questi tre stadi (7 e 10 giugno allo Stadio Olimpico di Roma e il 15 giugno allo Stadio San Siro di Milano, ndr) che mi aspettano e il prossimo anno ce ne saranno altri dieci che stanno andando benissimo. Posso dire che con un anno di anticipo l’Olimpico è già sold out mentre questa sera aggiungiamo una data il primo luglio 2027. Anche le altre date del 2027 sono molto vicine alla chiusura dei biglietti”.

Una delle sorprese della serata è stata la presenza di Antonello Venditti con “Che tesoro che sei” (esce il 12 giugno; ndr): “Io, come tutti gli italiani, siamo cresciuti con lui. – ha detto il cantautore – Gli ho chiesto anche di suonare insieme ‘Notte prima degli esami’. Se c’è un ospite che ho voluto fortemente è Antonello per tutto quello che ha rappresentato nella nostra adolescenza e poi è anche il simbolo della mia città”.

Lauro anche all’Olimpico – dopo le date nei palazzetti – conferma di essere in una fase felice della sua carriera e ha messo a segno un traguardo importante nella sua città. Un traguardo che però viene da lontano, dalla gavetta fatta di porte sbattute in faccia: “Il mio primo concerto? – ha confessato Lauro – Nessuno mi faceva suonare, mi affittavo il locale, pagavo le guest e mi mettevo in scaletta”.

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Achille Lauro e Antonello Venditti all’Olimpico di Roma duettano in anteprima su “Che tesoro che sei”. Poi i cori per “Notte prima degli esami” – IL VIDEO

Sul palco dello stadio Olimpico di Roma di Achille Lauro, mercoledì 10 giugno, davanti a 60mila spettatori come dichiarato dall’organizzatore, è apparso Antonello Venditti. I due artisti hanno duettato in anteprima su “Che tesoro che sei”, brano del 1999 di Venditti, che uscirà nelle piattaforme dal 12 giugno. Al termine dell’esecuzione Venditti ha intonato “Notte prima degli esami” con un coro fortissimo da tutto lo stadio.

“Antonello è veramente come questa città. – ha detto Lauro – Quando ero piccolo andavamo al mare e con gli amici ascoltavamo le canzoni di Venditti. Devo ringraziarlo per aver deciso di duettare con me ‘Che tesoro che sei’. E oggi veramente stiamo realizzando qualcosa incredibile”.

E ancora: “Una sorpresa per questo brano che uscirà venerdì 12 giugno. E poi ho chiesto ad Antonello un altro regalo. Non potevamo andare via così. Quindi adesso ragazzi mi tolgo le cuffie e chiedo un applauso al maestro Venditti”.

I due si sono salutati affettuosamente al termine dell’esibizione. Un vero attestato di stima e di amicizia tra due artisti romani.

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“Ho trovato strepitoso Bruce Springsteen contro Trump. Non sono d’accordo per niente con De Gregori, anche se lo amo. La Costituzione è il punto più alto della nostra politica”: così Daniele Silvestri

Si intitola “Canzoni a sdraio (Live in studio)”, il nuovo progetto discografico di Daniele Silvestri, disponibile dal 12 giugno, che raccoglie alcuni brani meno noti della sua ricca discografia, riletti e riarrangiati in trio. Il progetto sarà accompagnato anche da “Canzoni a sdraio Tour 2026”, prodotto e organizzato da OTR Live, al via il 26 giugno da Porto Torres. Ad anticipare il disco è stato l’inedito, unico del disco, “Sana e robusta Costituzione”. E non è un caso.

“Eravamo in studio e ci separavamo pochi giorni dal Referendum sulla Giustizia – ha affermato Silvestri nel presentare il suo ultimo progetto discografico -. Un tema che ci ha appassionato. La Costituzione ha una storia meravigliosa, che va raccontata. Ha tantissimi pregi perché non è solo un insieme di articoletti di leggi è proprio una scoperta. Secondo il mio punto di vista è il momento più alto della nostra storia politica”.

La scelta della sedia a sdraio è precisa: “Quando sono in studio, e le persone che lavorano con me lo sanno bene, gli orari non esistono più. Riesco a lavorare solo con persone che condividono la stessa passione che non è abnegazione è proprio quella roba che ‘finché non sei contento di quello che hai fatto non smetti’. E devo dire che si sono fatte anche le quattro di mattina (ride, ndr). La sdraio si inserisce in questo contenso. Questo è un disco che non ci è stato ordinato da nessuno, c’era però l’urgenza di comunicare, ma di farlo con il giusto relax. Intendiamoci non è il relax vacanziero, ma quello che si toglie dal flusso a cui siamo abituati, che ci impone sempre di correre e andare veloci. Questo disco ha senz’altro un ritmo diverso”.

Nessuna corsa alla performance né ai numeri: “Ci sono tante sfumature di grigio, ma c’è stato il Circo Massimo pure per me e miei due amichetti (Niccolò Fabi e Max Gazzè; ndr). Ci siamo ritrovati dentro la ‘bolla’, ma magari ci torneremo. Comunque è una esperienza che non rinnegherò mai. Sicuramente non ho l’esigenza di rincorrere i numeri, annunciare sold out, insomma non mi interessa, non mi riguarda e ti dirò di più non ho nemmeno i mezzi per arrivarci. Noi artisti abbiamo bisogno di connessione. C’è chi lo fa con show spettacolari che hanno come obbiettivo quello di stupire le persone che vengono ad ascoltarti e poi c’è chi, invece, preferisce una dimensione intima per affascinare la comunità”.

Infine sul dibattito acceso da De Gregori sull’opportunità o meno degli artisti di esporsi e sulla utilità di Springsteen di fare proclama contro Trump, Silvestri ha le idee chiare: “Nonostante io ami De Gregori, credo che abbia perso un’occasione per non dire nulla, forse era meglio nel suo caso. Io sono totalmente contrario a quelle sue parole. A parte che, nello specifico, quando ho sentito quello che aveva scritto Bruce Springsteen e gliel’ho visto cantare un istante dopo, nell’immediatezza delle cose che stavano succedendo (Trump e le guerre, ndr), l’ho trovato strepitoso. Non ci ho visto proprio niente di ridicolo come è sembrato dire Francesco. Ognuno ha le sue opinioni ed è libero di esprimerle”.

E ancora: “La mia storia credo chiarisca abbastanza bene che, dal mio punto di vista, non penso sia un obbligo che ogni artista debba per forza prendere posizione. Ognuno ha il diritto di ritagliarsi un ruolo diverso che può essere altrettanto utile alla società, anche se non c’entra con lo schierarsi. Non penso che si svaluti chi è solo poeta nel senso più lirico del termine, perché anche dentro quello, dal mio punto di vista, c’è una visione dell’essere umano. La politica è quella che cerca di mettere insieme gli esseri umani nel loro essere società e collettività. Però, per come sono fatto io e per quello che ho sempre pensato, non sono capace di descrivere il mondo che vedo intorno senza darne la mia interpretazione. Non lo riesco a fare, perché è l’unico modo in cui poi sento che sia vero quello che scrivo, che nel mio caso ha spesso a che fare con una dimensione sociopolitica. Quindi è molto improbabile che io possa essere d’accordo con quel tipo di posizione, e nello specifico non lo sono per niente. Però amo De Gregori”.

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Francesca Michielin: “Che tempi di me**a di finto ordine, ma di vera guerra. La libertà di Emma e la mia danno fastidio. Mi sposo con Davide, che è empatico e vede il buono in ogni cosa”

Nuovo management (dopo dieci anni con Marta Donà), nuova visione artistica e il coronamento del suo rapporto con il compagno Davide Spigarolo con un matrimonio. In tutto questo c’è il nuovo album dal titolo “Magia Bianca”, in uscita il 12 giugno. Insomma Francesca Michielin sorprende ancora una volta e lo fa trattando temi e figure lontane nel tempo come il Medioevo, la magia bianca e nera, le streghe, per analizzare, criticare anche duramente, la società di oggi. Un lavoro che dal punto di vista produttivo e musicale si attesta come tra i migliori realizzati dalla cantautrice e musicista. I riferimenti sono: dungeon synth, suggestioni fantasy, pop contemporaneo, R&B, Anni 90, casse Anni 80, videogiochi fantasy, Kate Bush, Peter Gabriel, Mike Oldfield e Jethro Tull.

L’album è stato anticipato dai singoli “Una donna non può”, accompagnato dal videoclip diretto da The Rings con la partecipazione di Giovanna Mezzogiorno, e “Strega Comanda”, uscito il 5 giugno insieme al videoclip ufficiale girato durante il Mi Ami Festival. Proprio al festival, Francesca Michielin è apparsa sul palco sotto lo pseudonimo di Costanza D’Este, presentando in anteprima il nuovo progetto attraverso un immaginario sonoro e visivo completamente inedito.

Francesca Michielin tornerà live per l’estate 2026 con Strega comanda Summer Tour. I live estivi, che vedranno in azione due formazioni (trio acustico e full band), anticipano gli appuntamenti nei teatri italiani in programma il prossimo autunno.

“Questo disco è un omaggio alle mie terre (è nata a Bassano del Grappa, ndr). Tutto è iniziato da un viaggio di ricerca sugli elementi magici, folclorici, esoterici che poi mi hanno portato a decidere di scrivere un concept album sulle streghe. Elisa nel 2019 mi ha detto una cosa, che ho realizzata a disco fatto finito e masterizzato. Lei mi disse: ‘Dobbiamo decidere se fare musica con la magia bianca o con quella nera. Se seguire una logica commerciale o vivere questo lavoro come missione’. E questo per me racchiude l’essenza di questo progetto. Chiaro che io avrei potuto fare scelte molto più convenienti, molto più comode, molto più sensate per molti. Però con questo disco volevo prendermi tante libertà sia per il sottotesto politico, ma anche la libertà sonora di giocare”.

Nel brano che apre il disco “1484” non le mandi a dire: che mondo noioso, che tempi di merda di finto ordine ma di vera guerra. Come mai parti subito diretta?
Mi riferisco a un momento storico specifico che è il tardo Medioevo che è proprio l’inizio di quella che è veramente l’epoca oscura. È l’anno della bolla papale che diede avvio alla caccia alle streghe. Quindi di roghi, di caccia, di inquisizioni facendo un parallelismo, chiaramente con la società italiana di oggi.

Come trovi l’Italia?
La nostra è una società che riflette un mondo noioso, perché io, su tante cose, lo trovo estremamente noioso e ripetitivo, dove nessuno ha più voglia di rischiare e lanciare il cuore oltre l’ostacolo. Ma è tutto molto rassicurante perché quando c’è inquietudine, in qualche modo, sentiamo tutti che dobbiamo rassicurare e non stridere. E poi c’è la guerra lì fuori, però sembra tutto molto composto, molto rigoroso, anche se c’è il caos totale, in realtà.

Dici anche che viviamo nella mediocrità perché?
Perché viviamo in una società mediocre che vuole ancora una donna sempre perfetta, composta, pulita tutta, senza una virgola fuori posto, magra, anche lì c’è un un tema che si apre.

Quale?
Perché io non posso essere un po’ sbagliata?

Che risposta ti sei data?
Perché devo essere per forza dotta e sapiente, non sbagliare nulla È impossibile perché poi c’è una mediocrità spesso maschile che viene manifestata serenamente e non so come dire, anzi, è diventata quasi un un valore. Essere basic è, in realtà, un valore.

Qual è il modo per superare ciò?
Dovrebbe essere un valore essere innanzitutto riconoscere che siamo tutti imperfetti, ma soprattutto i valori sono ben altri.

Emma, tu, ma anche altre tue colleghe siete costantemente criticate sui social, perché?
Emma la stimo tantissimo, proprio non gliene frega più niente di certe cose ed è estremamente libera e questa libertà purtroppo a tante persone dà fastidio.

Come mai?
Perché se tu non riesci ‘incasellare’ una persona allora, come le streghe, sei perturbante, crei uno scompiglio. Ci si chiede ‘perché questa si veste così?’ oppure ‘perché si trucca così’. Invece è bene che ci siano queste figure che, in qualche modo, vanno a creare una sorta di frizione, perché questa cosa ci aiuta tantissimo. E credo che il motivo sia perché più andiamo avanti nell’era digitale, più tutto si polarizza e quindi tutto sia assolutizza.

In “Solstizio d’estate” canti “è così bello, sembra un velo da sposa”. Alla fine ti sposerai veramente?
Eh sì. Anche se non ho mai amato parlare della mia vita privata e soprattutto non avrei mai detto del matrimonio, ma sono apparse le pubblicazioni nei nostri Comuni…

Perché hai deciso di sposarti?
Sono felice di sposare Davide, perché comunque è una persona che è vero che fa tutt’altro lavoro, fa l’osteopata, il preparatore atletico. Però lui arriva dal mondo dell’atletica, è stato un atleta e forma atleti, quindi sa che cos’è sacrificio. Sa soprattutto che cosa significhi cadere, farsi male, infortunarsi, vivere anche un rapporto con il proprio corpo che è costantemente di dialogo. Sa che cos’è essere affaticati, perché devi fare un tour, non puoi tornare mai a casa e soprattutto è una persona che ha una grandissima empatia e sa sempre trovare il buono in ogni cosa. Sono molto felice poi, in realtà, non c’è mai un motivo secondo me, perché se ti metti a fare la lista dei pro e contro vuol dire che non è quello giusto ed è meglio essere semplicemente sicuri.

Cosa è cambiato dopo la chiusura dei rapporti con il vecchio management La Tarma. Quanto ha influito nel nuovo processo di creazione?
Io ho lavorato 10 anni con uno dei team manageriali più capaci e importanti in Italia. Avevo 16 anni quando ci siamo incontrate io e Marta (Donà, ndr). Quindi ho assimilato tanto di quel modo di lavorare e vedere le cose. Però Marta mi ha sempre riconosciuto che comunque ho sempre avuto tante idee… Ho una visione, un certo modo di vivere la musica. Sono una stacanovista, cioè non faccio solo ‘l’artista’ ma penso alle grafiche, mi scrivo i videoclip. Cioè sono molto dentro le cose che faccio, quindi semplicemente ad un certo punto, volevo provare a fare questa cosa, sempre con gratitudine nei suoi confronti, volevo provare a prendere proprio le redini della mia visione artistica. Poi io penso che, in generale, gli artisti debbano sempre sentirsi appunto liberi di poter esprimere la propria visione artistica. Io faccio questo lavoro da metà della mia vita, sono 15 anni. Ho imparato un sacco di cose e avevo forse anche il bisogno di sbattere il muso per terra.

L'articolo Francesca Michielin: “Che tempi di me**a di finto ordine, ma di vera guerra. La libertà di Emma e la mia danno fastidio. Mi sposo con Davide, che è empatico e vede il buono in ogni cosa” proviene da Il Fatto Quotidiano.

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Noemi: ”Ho scoperto la mia femminilità con il tango e Nikita Perotti. Mio marito si è pure ingelosito! Insultare sui social? Ho paura che possa diventare ‘normale’. Tiziano Ferro è un artista meraviglioso e va rispettato”

Si intitola “Tu cosa fai questa sera”, il nuovo brano inedito di Noemi, che rappresenta un tassello in più nel suo percorso di ricerca e sperimentazione musicale dopo “Non sono io”, “Oh ma!” con Rocco Hunt e “Bianca”. Da fine maggio la cantante è impegnata con Noemi Live 2026, il tour che in giro per l’Italia che culminerà a dicembre il 14 al Teatro Arcimboldi di Milano e il 22 all’Auditorium Parco della Musica di Roma,

“Questa nuova canzone è il frutto di una collaborazione molto bella con Paolo Antonacci e Vito Salamanca – ci ha raccontato Noemi – che hanno questo spirito molto moderno ma allo stesso tempo, mi si perdoni il termine, antico. Mi ricorda un po’ gli Anni 60, la spiaggia, la solitudine, per questo mi sono agganciata a questa dinamica un po’ teatrale. È un brano molto leggero, ma molto consapevole nello stesso tempo. C’è il racconto di questa persona che vuole vivere il rapporto con quest’altra persona con la leggerezza del divertimento e della irrazionalità”.

E ancora: “Ho cercato di fare un passo in avanti verso una dimensione musicale diversa, nuova, però porto anche me stessa perché mantengo la mia natura un po’ blues, dove ho bisogno della poesia e del teatro. Avevo voglia di raccontare con questa canzone la passione di raccontare questa questa voglia di guidare il rapporto a due, attraverso la consapevolezza di quello che siamo, delle nostre volontà e anche della nostra natura. Per esempio il contatto con la sensualità e con la femminilità che poi sono riuscita anche a fare io stessa”.

E come?
Per raccontare questa canzone con un video abbiamo scelto di lavorare con il movimento. E qui la scelta è caduta sul ballerino (vincitore di Ballando con le stelle 2025, ndr) Nikita Perotti, che è bravissimo, con le coreografie di Marcello Sacchetta. È stato bello anche prendere lo spunto dal tango, io che non l’ho mai ballato.

Com’è andata?
Abbiamo cercato attraverso il movimento di raccontare proprio questa dinamica anche di guidare di farsi, guidare, di avvicinarsi e di respingersi. Mi sono preparata per 34 giorni e ho visto che i ballerini sono pazzeschi.

Perché?
Hanno un rapporto con loro corpo molto dinamico, molto vicino a se stessi. Io invece non tocco nessuno (ride, ndr)… Invece ho preso consapevolezza anche del mio movimento. Nikita mi diceva come fare le cose, ad esempio la postura, lo stare dritti, appoggiarsi all’altro. E qui ho scoperto una cosa…

Cosa?
La mia femminilità. A volte, anche nei rapporti, sono anche molto bambina faccio difficoltà a percepirmi come una donna e invece questa cosa che ho fatto mi ha mi ha fatto in qualche modo avvicinare a questa parte di me, anche se un po’ mi faceva paura. È stato bello, divertente e mio marito si è pure un po’ ingelosito (ndr). È stato uno dei video più divertenti che abbiamo fatto.

Che voto ti dai come ballerina? 

Come impegno direi otto! È stato bello perché è stato anche un viaggio dentro me stessa e la mia parte più passionale, più sensuale. Una lezione di tango la consiglio a tutti!

”Forse è meglio andare, forse voglio stare”, canti nel brano. L’amore come contraddizione?
Ci sono quei momenti in cui ti accorgi che hai un dubbio dentro di te, che poi è anche un po’ il sale della vita. Ci si divide spesso tra la tentazione di vivere una passione oppure scappare via, ma con il rimpianto. Sempre in bilico tra la paura della delusione e la paura del rimpianto. Secondo me è sempre meglio la tensione perché è sempre meglio restare e viverle le cose con la consapevolezza di poterle anche superare con più leggerezza.

Questo nuovo percorso musicale potrebbe portati a Sanremo?
Sanremo è sempre bellissimo, è sempre un grande palco. Capisco le persone che hanno paura di quel palco, anche quelli che per anni lo hanno allontanato, ma poi hanno partecipato. Perché è un palco importante, pieno di energie, dove una canzone viene anche raccontata per immagini. Sarei felice di poter portare il mio nuovo progetto. Poi c’è questo direttore artistico, Stefano De Martino, super determinato e mi piace perché moderno e contemporaneo, come tutti i napoletani!

Cosa accadrà per i tuoi due eventi di dicembre a Milano e Roma?
Voglio capire come arriverò a settembre-ottobre. Amo il live, mi piace cantare con le persone e condividere ogni attimo sul palco. Per me è sempre un grande regalo sentire gli altri che cantano le mie canzoni, le nostre canzoni. Sto pensando alla dimensione da dare allo show, che sicuramente sarà teatrale. Insomma ci stiamo pensando.

Si è molto parlato del pensiero di De Gregori e sul fatto che un artista non debba esporsi. Tu sei sempre stata in prima linea, che ne pensi?
Credo profondamente nella democrazia, quindi chi vuole esporsi deve farlo mentre chi non si sente perché magari non ha le idee chiare, può anche evitare. Tutto questo sempre nell’ottica di essere sempre sinceri con le persone che ci seguono e con il pubblico a cui ci rivolgiamo. Insomma ritengo che sia una scelta totalmente personale. Io, nel mio piccolo, lo faccio anche con le iniziative di Una Nessuna Centomila e per la difesa delle donne. Mi sembra un po’ di restituire, a chi è meno fortunata, quella che è la mia fortuna, di vivere la vita che amo.

Sui social donne e uomini dello spettacolo vengono insultati ormai giornalmente. Non ultimo le critiche feroci contro Tiziano Ferro. Che impressioni ne hai?

La mia più grande paura è che la maleducazione sui social arrivi ad essere accettata nella vita di tutti i giorni, quindi diventi ‘normale’. Secondo me è molto importante che ci sia una regolamentazione sull’identità digitale, che tutti siano identificati e forse così le persone si sentono meno libere di sfogarsi online. Noi ci mettiamo la faccia, il nome cognome, abbiamo pure il ‘baffetto’ blu per il profilo verificato, perché non deve valere per tutti? Il problema è che questo modo di sfogarsi è molto becero. Trovo tristissimo che la gente insulti personalità come Tiziano Ferro e mi dispiace tantissimo per lui perché un grande artista con un repertorio meraviglioso. Al di là dell’artista che è un gigante, ci vuole proprio il rispetto per Tiziano Ferro come essere umano.

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Cesare Cremonini al Circo Massimo: il cantautore trascina, dedica alla madre “Vorrei”, accoglie Jovanotti, Elisa, Carboni e Valentino Rossi – La scaletta

Ha voluto metterci un bel punto (e che punto) Cesare Cremonini con CremoniniLive26 al Circo Massimo di Roma davanti a 65mila presenze sabato 6 giugno (si replica il 7 giugno). Cremonini è l’ultimo dei divi della nostra musica italiana: occhiali neri sempre presenti, sempre all’erta contro “il gossip”, meglio parlare degli strumenti come metafora di vita, disponibile sì ma con il giusto distacco, a ricreare l’aurea volutamente “alta” per certificare la patente del cantautore duro e puro. Guardare ma non toccare.

L’artista si è calato nei panni del perfomer per trascinare il suo “popolo”, ancora una volta, in uno dei suoi spettacolari show che hanno caratterizzato l’ultima parte della sua carriera live e musicale. Ma forse sarà l’ultima, prima di un ulteriore cambio di passo, come lui stesso ha preannunciato poco prima del concerto, verso il rock and roll e lontano dagli stadi.

Lo spettacolo – 2 ore e 30 minuti che racchiude oltre venticinque anni di carriera – ricalca in qualche modo il tour dello scorso anno, che si è tenuto nei principali stadi italiani tra giugno e luglio 2025, ma ci sono degli elementi importanti di novità. Soprattutto negli arrangiamenti e nella perfomance di tutto il rinnovato team musicale con Alessandro “Doc” De Crescenzo (chitarra e direzione musicale), Nicola “Ballo” Balestri (basso), Andrea Fontana (batteria), Andrea Morelli (chitarra), Giovanni Boscariol (pianoforte/tastiere), Alessio Natalizia (polistrumentista), Roberta Granà (coro), Yuri “Jury” Magliolo (coro), Daniele D’Alessandro (clarinetto, sax e arrangiamento fiati), Gabriele Polimeni (tromba), Federico Pierantoni (trombone) e Matteo Valentini (sax e arrangiamento fiati).

Sax e tromboni sottolineano diversi momenti dello show e non è un caso perché i fiati avranno parte preponderante nel nuovo album in uscita entro l’anno. Quindi è stata una sorta di anticipazione già subito evidente con il secondo brano in scaletta “Alaska Baby”, dove anche il corpo di ballo si trasforma in angeli serafini con la tromba, disposto ai lati del palco. Piccola chicca per i fan romani, Cremonini prima di “Latin Lover” alla chitarra intona “Roma Capoccia” di Antonello Venditti. Poi la dedica alla madre Carla presente a Roma. “Quando andavamo in vacanza tutti assieme a Maratea d’estate – ha ricordato -, il tempo non passava mai. Così ho scritto questa canzone ‘Vorrei’, a quindici anni che dedico a mia madre, ma anche a tutte le persone che amano”.

Tra i momenti più “caldi” dello show i duetti con Jovanotti su “Mondo” e “L’ombelico del mondo”, dove le percussioni travolgono il Circo Massimo. Se Cremonini definisce il collega “il numero uno”, Jovanotti lo “incorona” con gli occhiali da sole “imperatore” di Roma. A sorpresa tra i due spunta Valentino Rossi, direttamente dalla prima fila della transenna. Poi ancora la magica “Aurore Boreali” dove con un effetto di laser e fumo si ricrea il fenomeno atmosferico che si adagia sulla voce di Cremonini ed Elisa. Applausi ed ovazioni a Luca Carboni apparso per duettare su “San Luca”. E poi ancora la potentissima “Poetica”, il karaoke colletivo su “50 Special” e “Nessuno vuole essere Robin”. Chiusura affidata a “Un giorno migliore”.

Due i punti di forza il progetto e la regia luci di Mamo Pozzoli, lighting designer che collabora con Cremonini da diversi anni, e i contenuti video realizzati dallo studio creativo londinese NorthHouse, assieme alla direzione creativa e lo stage design dello spettacolo che portano la firma di Claudio Santucci, dello studio Giò Forma.

Insomma si chiude un cerchio, adesso c’è da scommettere che Cremonini torni per il prossimo disco e progetto live ad una dimensione più “intima”, forse anche una residency per più serate in una location suggestiva.

A tutto rock and roll.

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“A gennaio ero in una difficoltà personale molto grande, il sax mi ha ‘rubato’ dall’autodistruzione. Sarò rock ‘n’ roll nel nuovo disco. Ho detto basta (per ora) con gli stadi”: così Cesare Cremonini

Punto e capo, poi nuovo inizio. Così Cesare Cremonini con una battuta ha definito il CremoniniLive26, le cinque tappe, dopo la data zero a Gorizia, al Circo Massimo di Roma (6 e 7 giugno) all’Ippodromo Snai La Maura di Milano (10 giugno), alla nuova area all’Autodromo Enzo e Dino Ferrari – Music Park Arena di Imola (13 giugno) per chiudere alla Visarno Arena di Firenze (17 giugno). Oltre 350 mila persone attese. Il concerto di Cesare Cremonini al Circo Massimo sarà trasmesso il 2 settembre in prima serata su Rai1. Abbiamo incontrato il cantautore poche ore prima dell’inizio dello show romano.

“Questa è la prima volta per me al circo Massimo. – ha affermato poche ore prima dello show – Mi ha dato subito la sensazione di calma e di tranquillità e di sicurezza in me stesso. Mi sento grato, è un momento molto fortunato anche della mia carriera È tutto frutto di un percorso. Ma poi c’è una comunicazione importante che mi preme fare”. Poi arriva la sorpresa.

Cosa succede?
Ho pronto un album che ho fatto in questo periodo e che uscirà entro l’anno. È stato un lavoro particolarissimo per me. Anche se non credo che venderà 1.800.000 copie. Il presidente di Universal conferma (ride, ndr). Non mi era mai successo di interrompere questa ruota che gira da quando sono ragazzino: pausa, album nuovo tour, pausa, album nuovo tour.

Da dove nasce questa esigenza?
Ho forzato la mano perché la discografia mi chiamava più forte di qualunque altra cosa. A 46 anni è stata una scoperta, nel senso che la vita mi ha portato a vivere qualcosa che mi ha segnato molto.

In che modo?
La musica mi è venuta in soccorso e o forse io sono andato verso di lei. Ho creato questo disco negli ultimi quattro mesi e rappresenta un cambio di passo anche nel live. Quindi questi concerti di questa estate non si possono spiegare, senza parlare anche del futuro. Siamo a un punto a capo per me che ho suonato dal 1999 a oggi praticamente in tutte le location possibili dai club ai teatri, ai palasport piccoli tipo l’Alcatraz fino a quelli grandi, per arrivare ai primi stadi. Poi la pandemia che ha diviso un po’ le acque del mondo del live e poi sette stadi, poi 13, Imola e oggi siamo qua al Circo Massimo, un punto di arrivo dei sogni. Ma c’è un’altra cosa…

Cosa?
C’è una ossessione, quella dei numeri. Nel mio caso devo dire che vince e vincerà la voglia di evolvermi dal punto di vista umano, artistico e dal punto di vista discografico. Cosa che oggi sembra un po’ stramba da dire, ma nel mio caso è un orgoglio. Per il prossimo progetto ho chiesto di non suonare negli stadi perché non c’entrano niente con quello che sto per fare. Credo nella coerenza con quello che fai artisticamente e musicalmente. Chiudo coi lustrini e apro al rock ‘n’ roll.

Il prossimo anno dove ti esibirai?
Di certo non farò un tour piano voce. Mi sono appassionato al sassofono e l’ho portato anche in questi cinque appuntamenti. Queste sono le mie piccole, grandi, sfide personali.

Qual è la tua prospettiva?
Sono poco allineato anche alle discussioni quotidiane sulla discografia, però sento che c’è un po’ di tensione in questi ragazzi. Una certa imprenditoria del live italiano cerca di spingere questi ragazzi a un percorso quasi omologato che è quello di ‘prima fai gli stadi e prima esisterai’, ma non è non è così ovviamente. Io ho fatto il mio primo Forum 12 anni dopo il primo disco e ci ho messo una vita.

Perché ripartire dal sax?
Me lo dicevano anche i miei amici ‘perché ti metti in gioco adesso puoi andartene tranquillamente in vacanza, invece, vai a disturbare le tue ossessioni con uno strumento così complesso?’. Ho cercato di studiare per avere la decenza di portare uno strumento in modo da soffiarci dentro, senza sembrare un deficiente (ride, ndr). E poi il sassofono mi ha soccorso in un momento complesso della mia vita privata, mi ha dato un metodo ed è stata un’ossessione che ha ‘rubato’ le ossessioni negative per molti mesi. Era gennaio ed ero in una difficoltà personale molto grande. Più si cresce e più le difficoltà non è che siano più facili, pesano di più perché hai meno muscoli. Pensavo che questa fase mi avrebbe rubato anche il tempo della scrittura, invece è stato esattamente il contrario.

Cosa è accaduto?
Il sax mi ha rubato la parte ‘autodistruttiva’ perché l’ho messa tutta lì nello studio. Ho iniziato a produrre, come sinceramente credo non mi capitasse da un po’ di tempo, senza più pensare a quale fosse il mio percorso. Queste nuove canzoni sono testimonianza di quello che ho vissuto. Mi hanno tolto dai guai e quindi è un disco molto potente, rock and roll nel senso più letterale del termine. Un ‘incidente’ lo devi fare. Secondo me, l’incidente mi è servito. Se non ci fosse stato, forse non sarei qua.

In che misura studiare musica ti ha salvato?
Il mio sassofonista Matteo aveva smesso di suonare da qualche anno per motivi legati alla sua vita. Siccome il dolore non è un affare privato, è una cosa comune, lo aveva stoppato e non riusciva più a prendere in mano lo strumento. Quando mi sono ritrovato col sax in mano gli ho detto ‘guarda, inizia a darmi lezioni tu, non importa cosa succede l’importante è che ci facciamo del bene a vicenda, vediamo dove arriviamo’.

E dove siete arrivati?
Siamo arrivati che il sassofono sicuramente ha avuto un ruolo molto importante nella mia vita privata al punto da farmi fare un nuovo disco mentre Matteo l’ho portato su questo palco con me ed è tornato a suonare.

Hai parlato di un momento difficile, di un incidente. A cosa ti riferivi?

È preferibile lasciarlo nelle leggende perché è un tema, quello della vita personale, che io preferisco non affrontare in maniera così approfondita. Anche perché tutte le volte che ho provato a farlo, ho sbagliato… Per cui alla fine credo che il disco parlerà molto bene di quello che che ho attraversato. Avrà la stessa forza rock ‘n’ roll di ‘…Squérez?’ anche se non ho più la storia del 17enne, visto che oggi di anni ne ho 46.

Hai paura del futuro?

Ne ho vissute abbastanza di situazioni, anche mediaticamente improvvise, come tanti altri miei colleghi. Se pensi che mi sveglio la mattina e controllo se va tutto bene sui social, no proprio, non lo faccio.

In tutto questo che ruolo ha nella tua vita l’amore?
L’amore si impara tutti i giorni per cui non è una cosa di cui io posso parlare. Ad amare si impara piano piano, giorno dopo giorno, quindi non è una questione di definizione per me, non è un argomento per me.

Cosa vorresti che rimanesse di te?
Mi piacerebbe lasciare di me il ricordo delle persone che vengono non tanto e soltanto per lo spettacolo in quanto grandioso, straordinario e ben curato. Mi piacerebbe che la gente portasse a casa me come anima, come persona con le mie sofferenze, le mie gioie, le mie sfide personali.

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“Ad Amici ho stretto fortissimo la mano a Maria De Filippi perché non ci credevo. Le accuse di omofobia a Riccardo Stimolo? Si è scusato, è buonissimo. C’è la guerra, ma siamo speranzosi”: parla Elena D’Elia

Si intitola “Non è mica fantasia” il nuovo singolo di Elena D’Elia, finalista di “Amici di Maria De Filippi“. L’inedito dà il nome all’Ep, in uscita il 12 giugno nella versione fisica.

Com’è stato il post “Amici”?
Quando mi sveglio la mattina, mi guardo allo specchio e dico ‘Oddio! In che senso?’. Ancora sono un po’ incredula per tutto quello che ho vissuto. Mi porto tanto dietro i rapporti con tutte le persone che ho ‘coltivato’, ho accudito lì dentro. Mi porto tutte le forti emozioni, perché la bellezza di fare un percorso del genere ti fa vivere una quantità di emozioni folli e tante, concentrate.

Qual è il tuo ricordo più intenso?
Quando ho preso la maglia dorata della Finale. È stato proprio un lasciare scorrere le emozioni, tutto dopo aver scalato una montagna altissima. È stato bello guardarmi lì, in mezzo allo studio che tremava e che diventa tutto dorato mentre stringevo fortissimo la mano fortissima a Maria De Filippi per rendermi ancora più conto che stava succedendo davvero.

Un ricordo negativo?
Dopo aver vissuto queste esperienze così piene e forti, usciti fuori dalla scuola ‘rallenta’ tutto ed è straniante. A me piace sempre fare moltissime cose. Sono tornata a Firenze, ho ultimato il disco, ho avuto tempo per riflettere e per assorbire tutto.

Ci sei riuscita?
Non sono riuscita ad assorbire ancora tutto molto bene, ma penso che sia anche il bello di lasciare un po’ scorrere le emozioni e non metabolizzare tutto al 100%.

Cosa hai capito?
Sono incredula, ma consapevole del percorso fatto di crescita, della tanta voglia di fare che mi rimane sempre in corpo, da sempre da quando sono piccola.

Cosa ne pensi della vittoria di Lorenzo?
Sono felicissima perché è un fantastico artista. Molto giovane, ma anche tanto maturo anche per la sua età. Gli voglio tanto bene e gli auguro tutto il meglio, perché è tutto meritato. Ero affascinata da qualsiasi cantante o ballerino lì dentro perché erano mossi da tanta passione. Stare in mezzo alle ambizioni degli altri così è sempre stimolante. 
E io spero di non essere stata da meno.

Tra i brani di questo disco c’è “Non è mica fantasia” e tra gli autori di questo disco c’è Riccardo Stimolo. Come mai avete deciso di scrivere una canzone insieme?
Questo brano è nato assieme a Riccardo e Lorenzo ed è nato da una semplice domanda. A Riccardo voglio tanto bene e penso abbia anche una bellissima con una forte qualità interpretativa. Anche lui si merita veramente di raggiungere tutto quello che si è prefissato e tutto quello che si immagina dalla vita. Siamo stati compagni di squadra, uniti nelle vittorie e nelle sconfitte.

Riccardo è stato accusato di omofobia per alcune sue vecchie frasi. Come l’hai vissuta?
Non è come lo hanno descritto e penso che la vicenda sia tutta sbagliata.

Perché?
Ha ammesso i suoi errori, ha capito e posso confermare che è assolutamente lontano dall’idea di quello di cui è stato accusato. Ha vent’anni ed è mosso da tanta bontà. Ha tanto amore da dare e quindi mi viene da dire solo questo su di lui. A me, come a tutti i nostri compagni, non è mai stata sfiorata l’idea per un attimo che fosse omofobo. È una accusa che non lo rappresenta proprio e può confermarlo chiunque entra in contatto con lui e lo conosce un minimo. Sbagliamo tutti nella vita e l’importante è riconoscerlo e non rifare gli stessi errori.

Canti: “Siamo giovani, lasciateci stare, siamo fatti per immaginare”. Difficile farlo per il clima di guerre e di odio che ci circonda?
È proprio per questo che canto quei versi. È importante che ci sia spazio per sognare, per amare, per sbagliare, per rialzarsi, per vivere la vita proprio in questo periodo così buio. C’è anche tanto vuoto attorno…

Come mai?
Siamo un po’ figli della ‘tecnologia’ che ci apre però a mondi sconosciuti, di solitudine… Per questo, secondo me, dobbiamo sempre essere aperti ad esprimerci, lottando per avere un qualcosa da dire, di avere un qualcosa da sognare nonostante il contesto.

Pensi davvero che possa esserci un mondo migliore per voi?
La speranza è l’ultima a morire, si dice, fino a quando possiamo crediamo nel meglio, perché siamo noi che siamo al comando del nostro pensiero e quindi se possiamo farlo ben venga.

In “Wanda” dici: “Volevo interrogarmi, gli errori sono tanti”. Ne hai fatti già così tanti nonostante la tua giovane età?
Eh per miei vent’anni sono tanti (ride, ndr). In tanti momenti della mia vita avrei voluto reagire in maniera diversa. C’è stato un momento in cui ho rallentato tutto perché avevo vissuto delle delusioni e avevo sbagliato nel giudizio di determinate persone, il che mi ha portato a tutto questo, ad attutirmi un po’ nei confronti non della vita. Avrei voluto non sbagliare, ma in realtà no perché se non avessi mai sbagliato non sarei mai cresciuta. E quindi mi interrogo sugli errori che sì, sono tanti, ma poi ricomincio a vivere.

in “Lolita” parli di aspettare il karma. Ti riferisci a chi ti ha deluso?
Si dice’ non fare agli altri quello che non vuoi venga fatto a te stesso’. Ci credo tanto perché se semini del male, tante volte è difficile raccogliere il bene.

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“Anche se la Rai ha dei muri enormi, io non ho paura e voglio superarli. Ho scartato Annalisa a Sanremo”: Amadeus torna dopo 2 anni. Fiorello scherza: “A settembre torni qui?”

Giornata storica per Amadeus e la Rai. L’ex conduttore di punta di Rai Uno, ora in forze a Warner Bros. Discovery con qualche incursione ad “Amici di Maria De Filippi” su Canale 5, è tornato dopo due anni nell’azienda di Stato, grazie all’amico Fiorello. Lo showman siciliano, infatti, ha accolto a braccia aperte Amadeus durante la penultima puntata de “La Pennicanza”, in onda su Rai Radio2 oggi 4 giugno.

“Amadeus non so se arriva, ogni volta che viene si lamenta del traffico”, sono le prima parole di Fiorello ad apertura di puntata. Ma poi manda in onda il filmato dell’arrivo di Amadeus in guardiola in Via Asiago, dove deve consegnare i documenti prima di entrare. Ma c’è qualche intoppo tecnico di troppo. Così Fiorello decide di raggiungere l’amico che si presenta con un “pass giornaliero valido fino alle 14:30”, ossia fino al termine de “La Pennicanza”.

L’inizio è esplosivo con Amadeus che canta in playback il singolo “Saltellare”, inciso dal conduttore insieme a “I Ragazzi Della Curva” nel 1991. Fiorello rivela: “L’ho cantato io un pezzo, mentre lui (Amadeus, ndr) intascava i soldi del diritto d’autore”.

Momento di commozione per Amadeus, al termine della clip che riassume i cinque anni del Festival di Sanremo da lui diretti e condotti, assieme all’amico di sempre. Fiorello chiede al suo ospite: “Ti manca Sanremo? Lo rifaresti?”. La risposta: “Sanremo non si rifiuta mai. Noi l’abbiamo vissuto con divertimento vero e grande gioia. Sai che amo le canzoni, in cinque anni ho ascoltato circa cinquemila canzoni”. Sempre a proposito di Sanremo Amadeus ripercorre con il conduttore del programma radiofonico i cantanti che sono stati scartati.

“Benji e Fede non li ho mai scartati – ha affermato -. Aspetta dicono due volte sono scartati due volte? Poi Massimo Ranieri non è stato mai scartato . Annalisa il primo anno (il brano era “Bellissima”, ndr). Emma mai scartata. Ma tieni presente che io ascoltavo le canzoni, quindi cercavo di prendere canzoni che pensavo potessero funzionare perché se prendi un cantante con una canzone che non funziona fai un danno al cantante e al Festival”.

Fiorello ad Amadeus: “Ti manca Sanremo? Lo rifaresti?”. Amadeus: “Sanremo non si rifiuta mai. Noi l’abbiamo vissuto con divertimento vero e grande gioia. Sai che amo le canzoni, in cinque anni ho ascoltato circa cinquemila canzoni

Fiorello poi rincara: “Quali sono i cantanti su cui tu hai puntato, mentre gli altri ti dicevano che era meglio lasciar stare. E alla fine i risultati ti hanno dato ragione”. Amadeus risponde: “Beh, visto che c’è Massimo Martelli che era l’autore della musica con me, abbiamo investito, diciamo così, su due nomi giovani Tananai e Olly“.

Poi Fiorello e Amadeus hanno cantato una irresistibile versione rivisitata di “Non amarmi” che però contiene anche un messaggio “in codice” per la Rai. “Anche se la Rai ha dei muri enormi, io non ho paura e voglio superarli”. Infine un “qui pro quo” nato durante una frase di Amadeus che, rivolgendosi a Fiorello, commentava delle istanze civili e sociali portate avanti durante la “Pennicanza”: “Chissà a settembre cosa potrai combinare qui”. L’amico sente: “Chissà a settembre cosa potrei combinare qui? Ma allora torni!”. Applausi e risate.

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Cinque Vasco Rossi appaiono in giro per le città italiane: 5 come 50 anni di carriera. Arriva l’annuncio dei più eventi del 2027 per 500mila persone?

Non uno, ma ben cinque Vasco Rossi sono apparsi sui manifesti elettronici di oltre venti città italiane da Milano a Roma, da Bologna a Napoli. Cinque espressioni del rocker a raffigurare le sue molteplici anime, cinque come cinquanta il numero degli anni di carriera che il prossimo anno l’artista si appresta a festeggiare “con più eventi per oltre 500mila persone”.

L’iniziativa diffusa compare mentre il tour 2026 entra nel vivo, dopo la data zero di Rimini, e si prepara a fare tappa a Ferrara, dove il 5 e 6 giugno sono attesi 120mila spettatori al Parco Urbano G. Bassani. Nessuna comunicazione ha accompagnato la comparsa delle immagini, il che ha naturalmente alimentato le interpretazioni più varie da parte del pubblico.

Sul profilo ufficiale del cantante invece qualche considerazione sul tour iniziato da Rimini con la data zero: “Giugno, ormai, arrivano due cose sicure: il caldo… E i concerti di Vasco. Quest’anno il tour sarà all’insegna della provocazione. Ironica. Feroce. Rock. Per sdrammatizzare… O forse per esorcizzare questo periodo storico così buio, pieno di odio, violenza e paura.

E ancora: “Noi continuiamo a considerare la musica e i concerti una forma di resistenza attiva. Contro la paura. Contro la violenza. Contro la legge del più forte. Quella esercitata brutalmente tra guerre di conquista e sterminio da arroganti prepotenti e sociopatici individui a capo di immense potenze. E allora noi rispondiamo così: con le canzoni. Con migliaia di persone insieme. Con la vita. Con un po’ di sana, scandalosa, felicità collettiva”.

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