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Explícale a un niño el aborto o la “prioridad nacional”

La visita del Papa a España ha tenido tanta enjundia que su análisis es casi inabarcable. Podría reflexionarse largo y tendido sobre las cuestiones relativas a la Doctrina Social de la Iglesia que el Pontífice ha escogido destacar en nuestro país y por qué. Podría discutirse si la aconfesionalidad del Estado ha quedado en entredicho, amenazada por la presencia del Pontífice en el Congreso, como hemos oído clamar a liberales de izquierdas y derechas. Podría analizarse si el aplauso de siete minutos que recibió León XIV por parte de nuestra casta política es un gesto de humildad o de oportunismo. Y, en caso de que sea lo segundo, preguntarnos por qué es oportuno, por qué da rédito en este momento aplaudir un discurso como el del Papa. También podríamos analizar la jeta de nuestros políticos de uno y otro signo troceando lo que dijo León XIV en el hemiciclo y arrojándoselo a la cara al contrario, incapaces de atisbar que el Evangelio no cabe en sus dogmas.

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© Alessandra Tarantino (AP/LaPresse)

El papa León XIV abrazaba el miércoles a Renzo, de seis años, en la iglesia de Sant Agustí de Barcelona.
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Perde il bambino durante la gravidanza e viene licenziata: “Troppe assenze dal lavoro”

Prima il dolore per la perdita del bambino, poi la comunicazione che nessun lavoratore o lavoratrice vorrebbe ricevere. Una dipendente di 36 anni di Taranto, assente dal lavoro dopo un aborto spontaneo avvenuto nel corso della gravidanza, si è vista recapitare una lettera di licenziamento perché avrebbe superato il cosiddetto periodo di comporto, ossia il limite massimo di giorni di assenza per malattia oltre il quale il datore di lavoro può interrompere il rapporto. A raccontare la vicenda è il quotidiano La Repubblica.

La donna lavora per una multinazionale tedesca operante nel comparto calzaturiero. Dopo l’interruzione della gravidanza è rimasta lontana dal posto di lavoro per il tempo necessario alle cure e al recupero fisico. Al termine del periodo di assenza, però, ha ricevuto una comunicazione formale con cui l’azienda le notificava il licenziamento, allegando il conteggio delle giornate non lavorate. Secondo la società, la lavoratrice avrebbe accumulato 211 giorni di assenza, superando il limite di 180 giorni previsto dal contratto collettivo nazionale del Terziario per la conservazione del posto di lavoro in caso di malattia. Proprio su questa base sarebbe stata adottata la decisione di interrompere il rapporto di lavoro.

La vicenda è ora destinata a spostarsi nelle aule giudiziarie. La donna, attraverso il proprio legale Fabrizio Del Vecchio, ha infatti deciso di impugnare il licenziamento sostenendo che le assenze collegate all’aborto spontaneo non possano essere assimilate a una comune malattia e, di conseguenza, non debbano essere conteggiate nel periodo di comporto. Secondo la tesi difensiva, la normativa che tutela la maternità prevederebbe una disciplina differente rispetto alle ordinarie assenze per motivi di salute. Per questo motivo il provvedimento viene definito “ingiurioso e illegittimo” e sarà contestato davanti al Tribunale del Lavoro di Milano, competente per territorio in ragione della sede della società.

Al centro del futuro contenzioso ci sarà dunque la qualificazione giuridica dell’assenza dal lavoro successiva all’interruzione della gravidanza. Da un lato l’azienda rivendica l’applicazione delle norme contrattuali sul comporto; dall’altro la lavoratrice sostiene che la sua situazione rientri nell’ambito delle tutele riconosciute alla maternità e non possa essere trattata come una semplice malattia. Sarà ora il giudice a stabilire se il conteggio effettuato dall’azienda sia conforme alla normativa e se il licenziamento possa essere considerato legittimo.

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Alla Camera convegno degli esponenti delle rete anti-aborto mondiale. Il presidente Fontana autorizza e manda un messaggio

Alcuni dei principali esponenti della rete antiaborto nel mondo si sono incontrati il 28 maggio scorso nella Sala della Regina della Camera dei deputati italiana, su invito dell’associazione Pro Vita e Famiglia e accolti dal saluto del presidente leghista della Camera Lorenzo Fontana. L’evento, intitolato “il grande bavaglio”, è stato organizzato per denunciare una presunta censura nei confronti di chi sostiene opinioni come “l’unica famiglia è quella naturale” e “la vita va difesa dal concepimento fino alla morte naturale” o di chi critica “l’industria abortista”. Tra gli ospiti: l’influencer olandese e una delle rappresentanti Maga in Europa Eva Vlaardingerbroek; l’attivista pro-life Livia Tossici-Bolt, condannata nel Regno Unito per avere violato la zona cuscinetto vicino alle cliniche per l’aborto; Adina Portaru, esponente della rete Alliance Defending Freedom, nota per le campagne contro l’interruzione di gravidanza. Tra gli esponenti politici in sala e relatori, l’eurodeputato di Fratelli d’Italia Paolo Inselvini. Hanno preso la parola anche la consigliera regionale del Lazio Chiara Iannarelli (Fdi) e l’assessora regionale Simona Baldassarre (Lega).

Questi ospiti internazionali sono entrati a Montecitorio per denunciare la “dittatura del politically correct“. Ad accoglierli, il messaggio del presidente della Camera, letto da Antonio Brandi, presidente di Pro Vita e Famiglia. La terza carica dello Stato ha detto che le istituzioni hanno “il compito di garantire adeguati spazi di libertà che consentano a ogni individuo di esprimere il proprio pensiero senza condizionamenti. Il confronto, soprattutto con opinioni diverse, rappresenta un’opportunità di crescita e arricchimento”. Contattata da ilfattoquotidiano.it, la presidenza della Camera ha dichiarato che è una prassi istituzionale inviare questo tipo di messaggi e che non era a conoscenza di tutti i partecipanti che avrebbero preso la parola nell’evento. Ha aggiunto che lo svolgersi dell’incontro non è stato seguito direttamente. Come è noto, il presidente non invia messaggi a tutti gli eventi che si svolgono a Montecitorio. Inoltre, la stessa Sala della Regina viene concessa solo su autorizzazione dello stesso presidente. Contattata da ilfattoquotidiano.it, Pro Vita e Famiglia ha detto di avere indirizzato la richiesta di prenotazione della sala alla presidenza della Camera dei deputati.

Fontana nel 2019, allora ministro per la Famiglia, era stato tra i principali sponsor del Congresso mondiale delle famiglie di Verona. Quando nel novembre 2022 era stato nominato presidente della Camera, Pro Vita e Famiglia aveva espresso apprezzamento per la decisione definendolo vicino alle sue “battaglie politiche e culturali”. Da tempo, il principio della libertà di parola viene richiamato da realtà pro-life e di destra per promuovere pubblicamente posizioni anti-abortiste e conservatrici su diritti civili, bioetica e immigrazione. Eva Vlaardingerbroek, ad esempio, ha evocato Charlie Kirk, ucciso negli Stati Uniti nel 2025, citandolo come un esempio di libertà di espressione.

Non è nuovo che Pro Vita e Famiglia affermi di essere stata censurata. Questa volta nel mirino è finito il Digital Services Act (DSA), la normativa dell’Unione Europea sui servizi digitali intermediari che ha l’obiettivo di rafforzare le responsabilità delle grandi piattaforme e dei motori di ricerca, istituendo un sistema comune di vigilanza e sanzioni. Il DSA rappresenta “una delle minacce più gravi alla libertà di espressione online nel mondo occidentale contemporaneo”, ha detto Adina Portaru, senior counsel di Alliance Defending Freedom (ADF), filiale di Alliance Defending Freedom International. Organizzazione conservatrice cristiana, ADF si occupa di assistenza legale ed è nota per le sue campagne volte a limitare l’accesso all’aborto. Nel 2022 aveva avuto un ruolo centrale nell’annullamento della sentenza Roe v. Wade che garantiva il diritto costituzionale all’interruzione volontaria di gravidanza negli Stati Uniti. ADF ha difeso la stessa Livia Tossici-Bolt, condannata per avere violato le “buffer zones” (zone cuscinetto) attorno alle cliniche per aborti, sostandovi con un cartello con la scritta “Here to talk, if you want”. Tossici-Bolt fa parte di “40 Days for Life”, una campagna internazionale anti-aborto che tiene veglie di preghiera fuori dagli ospedali e dai consultori.

In sala anche l’eurodeputato Fdi Paolo Inselvini, secondo il quale oggi sono state “dimenticate le basi della vita“, cioè “il rispetto della famiglia come prima cellula fondante della nostra società e della nostra civiltà, la difesa della vita dal concepimento fino alla morte naturale, la libertà d’educazione e la difesa non solo della nostra identità cattolica e cristiana ma della nostra fede”. Inselvini a Bruxelles siede con European Conservatives and Reformists: insieme a Patriots for Europe (in cui rientrano partiti come Lega e Vox), il gruppo era stato promotore del “VII Transatlantic Summit”, tenutosi a febbraio scorso nel Parlamento Europeo a Bruxelles. L’evento era stato organizzato dalla Political Network for Values (PNfV), piattaforma di lobbying che collega attori e organizzazioni di estrema destra a livello globale e promuove un’agenda volta a imporre valori cristiano-conservatori. Il PNfV si oppone ai diritti delle persone LGBTQ+, all’aborto e all’eutanasia, e promuove la teoria complottista della “grande sostituzione“. Inselvini aveva partecipato al summit insieme a Carlo Fidanza, altro europarlamentare di Fratelli d’Italia. Tra i partecipanti c’era anche Lucy Akello, parlamentare ugandese che ha contribuito all’approvazione di una legge che impone l’ergastolo e la pena di morte come pena massima per l’omosessualità in Uganda.

Come esponenti della maggioranza però, non c’era solo Inselvini. Durante il dibattito ha preso la parola anche la consigliera regionale in Lazio Maria Chiara Iannarelli che ha parlato di “ideologia gender” e di “transizioni di genere pericolose e affrettate” che avverrebbero nelle scuole. In suo sostegno è arrivata poi Baldassarre che ha aggiunto che se oggi si affermasse che “i bambini nascono da una mamma e un papà si verrebbe accusati di essere politicamente scorretti”.

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El Gobierno aplaude el discurso del Papa por estar "alineado" con sus posiciones sobre paz, multilateralismo e inmigración

(I-D) El presidente del Gobierno, Pedro Sánchez; la presidenta del Congreso, Francina Armengol, y el Papa León XIV, durante la visita del Pontífice al Congreso de los Diputados, a 8 de junio de 2026, en Madrid (España). León XIV es el primer papa que pronuncia un discurso como jefe del Estado Vaticano ante diputados y senadores, en el marco de su viaje oficial a España. Carlos Luján / Europa Press 08/6/2026

El Ejecutivo de Pedro Sánchez se siente reflejado en las palabras del Papa. Al menos, en algunas de ellas. Porque para el Gobierno la clave de su histórico discurso de este lunes ante la Cortes Generales reside en el enfoque del Pontífice acerca de los grandes temas de debate que orbitan el mundo: la defensa de la inmigración y la paz y por otro lado el respeto a la "dignidad" humana. Resta así importancia a que, ante la sede de la soberanía nacional, León XIV también aludiera al aborto y a la eutanasia, conforme a la doctrina de la Iglesia.

Sánchez recibió al Papa junto a los Reyes el pasado sábado en el aeropuerto Adolfo Suárez Madrid-Barajas, a su llegada a Madrid, y también estuvo en el Palacio Real en su primer acto en España, en su discurso ante el Rey. Y este lunes acudió a la Nunciatura Apostólica a primera hora. Ambos volvían a reunirse a solas por segunda vez en apenas semana y media, puesto que el 27 de mayo el jefe del Ejecutivo fue recibido en audiencia en el Vaticano. Ambos se reunieron en esta ocasión por unos 30 minutos, y el presidente compartió con él el "éxito y la trascendencia" de la visita apostólica, que está "recibiendo una extraordinaria respuesta por parte de la sociedad española", según indicaban fuentes de la Moncloa. El viaje del Papa, agregaron, "consolida la relación bilateral y permite avanzar en dos prioridades que ambas partes comparten: la cooperación en materia migratoria y el compromiso con la paz y la estabilidad internacional".

Fueron esos dos puntos en los que hizo hincapié el ministro de la Presidencia, Justicia y Relaciones con las Cortes, Félix Bolaños, tras la intervención del Pontífice ante las Cortes Generales. Un discurso "muy claro" y "muy valiente" que "interpela" a todos, "tanto en el Gobierno como en el Parlamento": "Su apuesta por la paz, por el multilateralismo, por la dignidad de las personas, también de las personas migrantes, cómo hay acogerlas en los países ricos, cuando ellos vienen de países donde no pueden prácticamente ni comer, ni vivir y buscan un futuro mejor".

Bolaños destaca el discurso "muy claro" y "muy valiente" del Pontífice, que "interpela" a Gobierno y Parlamento: "Su apuesta por la paz, por el multilateralismo, por la dignidad de las personas"

León XIV dedicó buena parte de su alocución al drama migratorio, uno de los ejes de su visita apostólica a España, que está recorriendo varios de sus actos y que alcanzará su cénit en su parada, este jueves y viernes, en Canarias. "La situación de los migrantes y refugiados exige una respuesta que mire a las personas, afronte las causas que las obligan a partir y vaya más allá de la mera gestión de flujos", clamó. También reivindicó la paz como una "aspiración política" y una "verdadera exigencia moral", y criticó el rearme en diversos lugares del mundo, también en Europa. "La verdadera seguridad, en cambio, nace de la justicia, del diálogo paciente, del respeto al derecho internacional y de una política capaz de poner la vida de los pueblos por encima de los intereses que se benefician de la guerra", sostuvo.

Ha sido un honor mantener este nuevo encuentro con el Papa León XIV antes de su intervención histórica ante las Cortes.

Compartimos el compromiso de defender el valor de las migraciones y los derechos de todas las personas.

España seguirá apostando por el diálogo, el… pic.twitter.com/tqoi1onLMH

— Pedro Sánchez (@sanchezcastejon) June 8, 2026

Para Bolaños, el Papa está diciendo claramente que "hay que apoyar la paz, la diplomacia, los derechos humanos, el derecho internacional", que "no hay que dejarse llevar por la ley del más fuerte". Y en materia migratoria también aboga, incidió el ministro, por "apoyar a los débiles, a los vulnerables, a los que no tienen de nada", que viajan hasta Europa o Estados Unidos buscando un "futuro" mejor.

"Son dos líneas del discurso del Papa en las que el Gobierno está absolutamente alineado, porque nosotros creemos en la paz, en la diplomacia, en el derecho internacional y en la dignidad de todas las personas, vengan de donde vengan", glosó el ministro, encargado de las relaciones con la Iglesia.

Por supuesto que respetamos todas las posiciones políticas y todas las posiciones que tiene la Iglesia católica. Hay diferencias, y ¿cómo se abordan? Con respeto al otro, escuchándole e intentando entendernos", dice sobre aborto y eutanasia

Bolaños enfatizó el carácter "histórico" del discurso del Pontífice en la sede de la soberanía española y de la propia visita en sí misma, puesto que España es el primer país de la UE al que León XIV, elegido como sucesor de Francisco hace poco más de un año, ha querido viajar. El ministro, en ese sentido, mostró su satisfacción por el hecho de que la organización de la visita esté siendo "absolutamente ejemplar", "impecable, milimétrica", de forma que todas las horas de trabajo que han dedicado el Gobierno, la Iglesia y distintas entidades están dando como resultado un "éxito absolutamente sin paliativos", además de que es perceptible el "cariño indiscutible" que está recibiendo el propio Papa.

El Pontífice, no obstante, sí que criticó el aborto y la eutanasia, aunque sin utilizar ambos sustantivos. "La defensa de la vida humana no es una cuestión parcial ni un interés confesional: es una meta de civilización. Toda vida humana debe ser reconocida y custodiada desde su concepción hasta su ocaso natural, en cada circunstancia de su existencia", defendió. "Por supuesto que respetamos todas las posiciones políticas y todas las posiciones que tiene la Iglesia católica", respondió Bolaños, sin recrearse en las diferencias con Roma.

#EnDirecto | El Papa advierte sobre la polarización, exige "respeto a quien piensa distinto", instituciones "al servicio del encuentro" y memoria histórica "que busque la verdad y la reconciliación": "Respeto mutuo en medio de la discrepancia" https://t.co/4AYhAn3vlm pic.twitter.com/NqCnC4cdCp

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Es más, puso en valor los cuatro grandes acuerdos trenzados con la Iglesia en los últimos cinco años, los primeros que llegaron desde 2006 —sobre la exhumación de Franco y la resignificación del Valle de Cuelgamuros, las inmatriculaciones, dos exenciones fiscales y la reparación a las víctimas de abusos sexuales—. Consensos "sólidos" que suponen también el "respeto mutuo, como ha dicho el Papa en su discurso". "Hay diferencias, claro que sí, y ¿cómo se abordan? Con respeto al otro, escuchándole e intentando entendernos".

El ministro pone en valor los grandes acuerdos alcanzados por Gobierno e Iglesia en los últimos años, sobre todo el firmado para la reparación de las víctimas de los abusos sexuales

El titular de la Presidencia enfatizó la importancia del pacto sobre las víctimas de la pederastia en la Iglesia, visto "fuera de nuestras fronteras con admiración" porque "en ningún otro país del mundo" se ha alcanzado un acuerdo en el que el Estado, a través del Defensor del Pueblo, decide si una víctima tiene derecho a ser reparada y es la Iglesia la que asume esa indemnización. "Esos acuerdos, créanme, nunca fueron sencillos, pero llegamos a ellos respetando las posiciones de partida y allí donde hay discrepancia, escuchándonos. Eso es lo que nos ha dicho el Papa, que la sede de la soberanía popular [...] es escucharse para intentar encontrar un puntos de entendimiento y de acuerdo".

#EnDirecto | El Papa habla sobre los migrantes y refugiados en el Congreso y apuesta por "justicia social, acogida respetuosa e integración": "Exige una respuesta que mire a las personas, que afronte las causas que les obliga a partir y vaya más allá de la gestión de flujos" pic.twitter.com/0z6i86Apw7

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De modo que el Gobierno evita totalmente el choque y "respeta las posiciones de la Iglesia" en aquellos asuntos en los que discrepan, pero sobre todo pone el acento en que "en los dos grandes debates" que hay no ya en España ni en Europa, sino en el mundo, que son la "defensa de la paz y del derecho internacional y la defensa de la dignidad humana", el discurso del Pontífice, remachó el ministro, es "absolutamente concordante, absolutamente coherente con la posición del Gobierno de España".

Para el Gobierno, la visita del Papa es una suerte de "paréntesis" en la cascada de casos judiciales que cercan al partido y al Ejecutivo desde las elecciones andaluzas del 17 de mayo

Fuentes de la Moncloa no ponían peros a la alocución de León XIV. "Un discurso maravilloso, que habla por sí mismo. Estamos encantados", señalaban. En el Grupo Socialista también fueron acogidas con agrado las palabras del Papa, y entendían que sus referencias al aborto y la eutanasia eran "esperables", porque no deja de ser la doctrina de la Iglesia y porque expresamente buscó un equilibrio. Y es que Sánchez y su partido intentan buscar refugio durante esta semana en el Papa, una suerte de "paréntesis" en la cascada de casos judiciales que llevan presionando al Gobierno y al PSOE desde las elecciones andaluzas del pasado 17 de mayo.

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El Ejecutivo está volcándose en la visita del Pontífice, y en los distintos hay un representante. El propio Bolaños y el titular de Derechos Sociales, Pablo Bustinduy, estuvieron en el centro CEDIA 24 horas de Cáritas el pasado sábado acompañándolo; o ayer mismo la responsable de Educación, Milagros Tolón, acudió a la misa en Cibeles que congregó a más de un millón de personas, igual que los vicepresidentes Carlos Cuerpo, Yolanda Díaz y Sara Aagesen se desplazaron por la tarde al Movistar Arena al encuentro con la sociedad civil. Este lunes, Sánchez fue primero a la Nunciatura y después al Congreso, en este caso acompañado de todos sus ministros salvo el de Transportes, Óscar Puente —de viaje oficial a Luxemburgo—.

El presidente, durante su encuentro en la Nunciatura, regala al Papa un ejemplar bonsái de olivo españo, de 13 años de edad. "Representa el equilibrio perfecto entre tradición e innovación"

En su encuentro en la legación diplomática del Vaticano en España, el presidente regaló al Pontífice un ejemplar bonsái de olivo español, de 13 años de edad y de hoja perenne. El presente, señalaban fuentes de la Moncloa, busca reflejar el papel del olivo, que "lleva siglos enraizado en la historia, la cultura y la economía de España". Este árbol "representa el equilibrio perfecto entre la tradición y la innovación, entre el respeto por las raíces históricas y la adopción de la vanguardia tecnológica". Pero al mismo tiempo, el cultivo del olivar "es reflejo de los retos que plantea el siglo XXI y de la adaptación al cambio climático, la agricultura de precisión y la apuesta por un futuro sostenible, como un puente entre lo rural y lo global".

👏 El Papa León XIV recibe una ovación de 7 minutos tras terminar su discurso en el Congreso de los Diputados https://t.co/4AYhAn3vlm pic.twitter.com/EPyBS8l1MN

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"En España", continúan describiendo en la Moncloa, "el olivar ha definido la fisonomía de comunidades enteras, extendiéndose por millones de hectáreas, creando ecosistemas que frenan la desertificación y protegen la fauna ibérica autóctona, además de generar espacios de vida compartida. El olivo es símbolo universal de paz, diálogo y entendimiento, valores compartidos por España y el Vaticano".

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El Papa critica en el Congreso el aborto y el rearme y defiende la inmigración y los valores de la familia

El papa León XIV, en el Congreso de los Diputados.

El papa León XIV protagonizó este lunes el primer discurso de un pontífice en el Congreso de los Diputados ante las Cortes Generales, con motivo de su visita apostólica a España, iniciada este sábado con varios actos en el Palacio Real, Cibeles o la plaza de Lima junto a jóvenes y autoridades. En él hizo hincapié en temas polémicos a nivel político como la inmigración, a la par que reivindicó la paz ante unas Cortes donde predomina la polarización. Destacó el legado histórico y moral de España, el reto que hay ante la inteligencia artificial, la diplomacia o la libertad religiosa. Pero al mismo tiempo hizo una defensa de la doctrina de a Iglesia en aspectos como el aborto o la eutanasia. Se refirió a los abusos de la Iglesia y pidió a los obispos responder a ellos con "verdad, justicia y reparación".

El también jefe de Estado del Vaticano llegó a la Cámara baja, por el patio de Floridablanca, después de una reunión con el presidente del Gobierno, Pedro Sánchez en la Nunciatura Apostólica —donde descansa estos días—. Fue recibido por los presidentes de Congreso, Francina Armengol, y Senado, Pedro Rollán. También por Sánchez. Posteriormente fue saludado por los presidentes del Tribunal Supremo y del Consejo General del Poder Judicial (CGPJ), Isabel Perelló, y del Constitucional, Cándido Conde-Pumpido. Se rindieron honores y se interpretó el himno de Ciudad del Vaticano y de España, interpretados por la Banda Sinfónica de Música de la Policía Nacional. Acudió al Salón de los Pasos Perdidos para firmar el libro de honor y saludar a los miembros de las mesas de ambas Cámaras, a los portavoces de grupos y al líder de la oposición, Alberto Núñez Feijóo.

"Con el deseo de que los derechos de todos estén siempre en el ejercicio de la actividad legislativa de esta sede democrática de la soberanía nacional española".
Estas son las palabras que Su Santidad ✝️ el Papa León XIV ha escrito en el Libro de Honor del #Congreso. 📷 🏛️ pic.twitter.com/b7rY8rBvLa

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Durante su discurso de media hora, el más político de todos los pronunciados desde su llegada a España y en el que más equilibró entre izquierdas y derechas —ningún Papa acudía a nuestro país desde 2011—, León XIV hizo una profunda reflexión moral sobre la dignidad inviolable de la persona humana, como elemento fundamental para toda labor política y legislativa. Para la construcción social y la elaboración de las leyes. Volvió a recordar el legado histórico y moral de España, como hizo el sábado ante los Reyes y el resto de representantes públicos en el Palacio Real. Citó a Miguel de Cervantes, Santa Teresa de Ávila y a Miguel de Unamuno, incidiendo en que en nuestro país se ha sabido mirar al ser humano como alguien dotado de libertad y abierto a la verdad. Destacó el papel histórico de la Escuela de Salamanca y de fray Francisco de Vitoria, quienes introdujeron hace siglos la defensa de los derechos humanos frente a la fuerza, recordando que todo poder tiene límites morales y que existe una comunidad que trasciende a lo particular.

León XIV hace una profunda reflexión moral sobre la dignidad inviolable de la persona humana, como elemento fundamental para toda labor política y legislativa

Para él, el legado cultural basado en la dignidad, la moral y la libertad "vive también en estas Cortes, cada vez que el legislador se pregunta cómo hacer que lo posible sea justo, que lo legal sea verdaderamente humano y que la voluntad de la mayoría custodie aquellos bienes que pertenecen a todos y respete aquello que ninguna mayoría puede legítimamente vulnerar". "La pregunta salmantina sigue acompañando la tarea de quienes sirven a la vida pública", y cada vez, dijo, esta es más complicada porque toca ámbitos más y más "delicados de la vida personal y social". Pero para él, el "progreso ofrece posibilidades".

El Papa volvió a abordar la cuestión de la IA. Destacó que en el caso tecnológico de este ámbito, ese progreso no es neutral y requiere a una persona que ocupe el centro de las decisiones. "Como he recordado en mi reciente encíclica [Magnifica humanitas], la tecnología en sí misma no es neutral porque toma el rostro de quien la concibe, la financia, la regula y la utiliza, por eso ante las transformaciones de nuestro tiempo, nuestro discernimiento debe centrarse en el lugar que ocupa la persona humana en nuestras decisiones, y cómo se plantean hoy, de manera nueva, la dignidad del trabajo, la solidaridad, la política social y el bien común". Mencionó especialmente el uso de esas tecnologías en el ámbito militar, en un contexto de guerra entre otros puntos en Ucrania y en Oriente Medio. Pidió una vigilancia ética rigurosa para que las decisiones sobre la vida y la muerte nunca sean delegadas a automatismos de la IA, lo que eximiría a las personas de su responsabilidad moral.

#EnDirecto | El Papa avisa de que la pluralidad política no debe acabar "en la descalificación permanente" del adversario: "La firmeza no exige desprecio. La discrepancia no conlleva humillación" https://t.co/4AYhAn3vlm pic.twitter.com/xNHCnaEkVh

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León XIV lamentó que actualmente el mundo experimenta "una profunda crisis espiritual y cultural, que se manifiesta en múltiples formas de violencia, polarización y desconfianza recíproca". Por ello, "la paz se presenta como una aspiración política y, más aún, como una verdadera exigencia moral". Lo reivindicó ante los legisladores, sabiendo de la importancia de los mismos en esa toma de decisiones.

Crítica del aborto y de la eutanasia

El Papa entró de lleno en un mensaje de defensa de la vida en todo su ciclo, pero sin utilizar palabras gruesas, evidenciando su deseo de utilizar un tono conciliador. "Toda vida humana debe ser reconocida y custodiada desde su concepción hasta su ocaso natural, en cada circunstancia de su existencia. Cuando esta certeza se oscurece, los más vulnerables son las primeras víctimas y la ley pierde su significado más profundo: servir y proteger a cada persona. Por eso, la grandeza moral de una nación se manifiesta, sobre todo, en su capacidad de acompañar, proteger y armar aquellas vidas que atraviesan mayor fragilidad". Consideró que una sociedad no es verdaderamente justa si abandona a los más vulnerables: "Al niño que aún no ha nacido, al anciano, al enfermo, a quien sufre en silencio o a quien depende enteramente del cuidado de los demás".

La pluralidad política no debería degenerar en descalificación permanente del adversario. En una convivencia madura, incluso el conflicto puede convertirse en camino hacia la paz

Papa León XIV en el Congreso

Con ello, el Pontífice hace alusiones a cuestiones como el aborto o la eutanasia, ahora en el foco político y de la confrontación entre los bloques de derechas e izquierdas. Advirtió de que una convivencia justa no puede subordinar la dignidad a consensos sociales o mayorías cambiantes, ya que esta precede a cualquier concesión del Estado. Defender estas cuestiones, dijo, es una "meta de la civilización".

Hilando con este asunto, el Papa protagonizó una defensa de la familia como el núcleo de la sociedad, como "la realidad humana primera y fundamento natural de la comunidad". Una garantía de estabilidad que "fortalece también la estabilidad espiritual y social de las naciones" y la convivencia. "Es la primera escuela de la humanidad", donde se aprende a "recibir la vida, cuidar al otro, perdonar, servir y pertenecer". Recalcó, por ello, el vínculo que debe haber entre las escuelas y las familias, pero igualmente hizo un alegato por la libertad educativa y el derecho de los padres a definirla en estricta coherencia "con sus propias convicciones morales, culturales y religiosas". Apostó por esa amplitud y por la libertad de credo de los ciudadanos en general. Ahora bien, expresó que si bien "la fe no pretende imponerse mediante privilegios ni coerciones, sin embargo, tampoco puede ser relegada al silencio como si fuese irrelevante para la vida pública".

El deber ético ante la crisis migratoria

El Santo Padre abordó el tema de la inmigración alejándose de cuestiones económicas o demográficas y lo encapsuló en un asunto "eminentemente moral" y jurídico. Rechazó la discriminación de cualquier signo nacional, ético, religioso, lingüístico o en la condición socioeconómica, y defendió la dignidad: "El extranjero siempre debe ser acogido conforme a su dignidad". Una referencia a la inmigración irregular y a la crisis migratoria que ha azotado a nuestro país por rachas, en Canarias o en la parte del Mediterráneo.

Instó a actuar en dos frentes, en mejorar las vías legales para la acogida, de forma segura, para quien desea hacerlo. De forma "respetuosa" y ofreciendo oportunidades. Pero también llamó a fomentar el derecho a permanecer en los propios territorios, trabajando por eliminar los problemas de origen que promueven esa inmigración forzada y a la desesperada. En temas de desigualdad social, de paz ante los conflictos bélicos o por los efectos de la crisis climática.

León XIV apuesta por ofrecer "vías seguras y legales" a los inmigrantes, una "acogida respetuosa y posibilidades reales de integración", y también promover el derecho a quedarse en la propia tierra

El asunto genera polémica en España, con una izquierda que lidera, con PSOE y Sumar en el Gobierno, cuestiones como la regularización extraordinaria de 500.000 inmigrantes irregulares que ya trabajan o residen en el país, y frente a una derecha de PP que busca restringir la inmigración vinculándola al trabajo o un Vox que aboga por procesos de deportaciones masivas o de cierre de fronteras. Todo con el concepto de "prioridad nacional" en el centro, protagonizando los últimos pactos autonómicos entre populares y ultraconservadores. Las entidades sociales vinculadas a la Iglesia, como Cáritas, han defendido con vehemencia esta regularización. Empezando por el propio Papa.

#EnDirecto | El Papa habla sobre los migrantes y refugiados en el Congreso y apuesta por "justicia social, acogida respetuosa e integración": "Exige una respuesta que mire a las personas, que afronte las causas que les obliga a partir y vaya más allá de la gestión de flujos" pic.twitter.com/0z6i86Apw7

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Respecto a esa inmigración irregular y las situaciones que expulsan a los ciudadanos de sus lugares de origen, el Pontífice denunció la actuación de las mafias. Alertó de que muchas personas caen en sus manos y que estos se aprovechan de su desesperación. Llamó al legislativo a fortalecer las labores de prevención, de rescate y de asistencia a las víctimas, y a promover la cooperación multilateral para transformar las fronteras. Para dar una respuesta solidaria a nivel internacional. "Las fronteras deben dejar de ser lugares de abandono para convertirse en verdaderos espacios de protección responsable".

Para acabar, León XIV apostó nuevamente por la paz, por la diplomacia y por el "desarme del lenguaje". Rechazó la escalada armamentística en Europa, recordando que las armas solo imponen silencios temporales y que la verdadera seguridad nace del diálogo paciente y la justicia. Pidió a los diputados concordia: "La firmeza no exige desprecio y la discrepancia no conlleva humillación". Porque la "pluralidad política no debería degenerar en descalificación permanente del adversario", porque "en una convivencia madura, incluso el conflicto puede convertirse en camino hacia la paz, cuando las diferencias se dejan mitigar por la escucha y se ordenan al reconocimiento de las necesidades, los anhelos y las capacidades de todos".

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Desde la tribuna de invitados asistieron a su discurso todo el Gobierno —salvo el ministro de Transportes, Óscar Puente, de viaje oficial en Luxemburgo—, los representantes de los grupos y principales líderes políticos, como Feijóo o Santiago Abascal, o los expresidentes del Gobierno Mariano Rajoy y José María Aznar.

Acuden los expresidentes Aznar y Rajoy, varios expresidentes del Congreso, los presidentes Illa y Barbón y los líderes de CEOE y CCOO. Solo faltan los representantes de Podemos y BNG

También ocuparon la tribuna los expresidentes del Congreso Luisa Fernanda Rudi, José Bono, Federico Trillo, Jesús Posada, Meritxell Batet y Ana Pastor, y los presidentes autonómicos de Cataluña, Salvador Illa, y de Asturias, Adrián Barbón. También Antonio Garamendi de la CEOE y Unai Sordo de CCOO. Las únicas ausencias parlamentarias fueron las de los diputados de Podemos y el del BNG. Hubo presencia de todos los demás, incluido Junts, ERC o EH Bildu.

Al terminar, el Papa se ganó una ovación de siete minutos que le llevó a emocionarse. Además, se lanzaron algunos vivas.

"Identificarse" con el Papa es una "obligación ética de cualquier Estado"

La presidenta del Congreso, Francina Armengol, fue quien dio la palabra al Papa, la que en nombre de las Cortes Generales le agradeció su visita apostólica a España en un momento capital, "en tiempos de incertidumbre global y de una polarización que amenaza con debilitar las democracias". Por eso hacen falta, sostuvo, "espacios de encuentro capaces de convocarnos alrededor de aquello que compartimos: la lucha por la dignidad humana, la justicia y la esperanza". Las palabras de León XIV, las primeras de un Pontífice ante la sede de la soberanía española, serán recordadas, reivindicó, como un símbolo: "Ante la adversidad, nuestra fortaleza descansa en la unión y en el acuerdo".

Armengol destaca el compromiso del Papa con el orden internacional, con la paz, con el multilateralismo, com la "dignidad humana, la justicia y la esperanza"

Armengol trabó un discurso más político que el Papa. Coincidió con él en la defensa del "orden internacional" frente a un mundo en el que "solo unos pocos de los más fuertes" –una clara referencia a Donald Trump y Benjamin Netanyahu– "imponen la masacre de miles de los débiles con total impunidad". Insistió en que la paz "ha de ocupar de nuevo el centro de la acción política internacional", la paz "dialogada y con vocación de permanencia", de la que hablaba el filósofo y teólogo mallorquín Ramón Llull. Para Armengol, el multilateralismo, ese que también defiende el Gobierno de coalición y en el que converge León XIV, es una "condición para la posibilidad de la convivencia internacional y una garantía frente a la fragmentación, el aislamiento y la imposición de la fuerza y la sinrazón". En definitiva, que deben "imperar las leyes, no la fuerza" y deben "vencer el humanismo y la solidaridad".

Pero estos, alertó la presidenta del Congreso, "solo vencerán" si las democracias se empeñan en tareas como la lucha contra la pobreza, contra la precariedad, contra la crisis climática o contra las violencias: la de género, la racista o la que "premia el privilegio frente a la vulnerabilidad". Ahí Armengol introdujo algunos de los temas a los que no aludió el Papa, como la necesidad de luchar contra la desigualdad de hombres y mujeres o la defensa de la salud como un derecho universal. Sí convergió con él en que hay que preservar "la dignidad de todos, también de las personas migrantes" y de las "más desfavorecidas". Pero la jefa de la Cámara se acordó igualmente de las víctimas de los abusos de la Iglesia. El Pontífice no las citó en su discurso de este lunes ante las Cortes Generales, pero sí que hizo referencia en su viaje hacia Madrid, en el avión papal, a la "llaga abierta" que suponen esas personas afectadas para la Iglesia. Fue esa alusión la que Armengol introdujo en su alocución, a pocas horas de que León XIV se encuentre con algunas de ellas. Esa "llaga abierta", de la que "tanto se ha hablado en las Cortes a raíz del riguroso informe que presentó el Defensor del Pueblo", debe ser cerrada, vino a decir.

La presidenta del Congreso alude a las víctimas de los abusos de la Iglesia, utilizando la misma expresión que empleó el Pontífice en su viaje, "llaga abierta". Pero León XIV no hace alusión a ellas en su intervención ante la Cámara

"Identificarse con las palabras de Su Santidad es una obligación ética de cualquier Estado democrático", apuntó la presidenta del Congreso, para convenir que también hay que compartir el contenido de su primera encíclica, Magnifica humanitas, y sobre todo el eje que la sustenta, que la tecnología "ha de estar al servicio de la humanidad". "Debemos reorientar la economía hacia la dignidad y la tecnología hacia la igualdad, la estabilidad y la inclusión, impongamos de una vez nuestras políticas humanistas y responsables, porque ninguna innovación será verdaderamente valiosa si erosiona aquello que nos define como sociedades libres y democráticas", resumió.

#EnDirecto | El Papa llega al Congreso de los Diputados entre aplausos de varias personas allí congregadas y saluda a Armengol, Rollán, Sánchez, Conde-Pumpido y Perelló https://t.co/4AYhAn3vlm pic.twitter.com/lt24xfIDrX

— Europa Press (@europapress) June 8, 2026

Así que las Cortes, remachó, reafirman este lunes su "compromiso con la paz, con la cooperación internacional, con la igualdad, con la defensa de los derechos humanos y con la dignidad inviolable de todas las personas", objetivos que son también la enseña del Pontífice. Y recibiéndolo con "respeto y gratitud", acabó, las Cámaras se alían con él en una "responsabilidad compartida, una que allane el necesario camino hacia la esperanza".

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