Vannacci non è un problema per la destra liberale

In questi giorni si parla molto del generale Roberto Vannacci, per i sondaggi sempre più incoraggianti, per il successo di pubblico delle sue iniziative e per il crescente numero di parlamentari che abbandonano i partiti del centrodestra, specialmente la Lega, per passare con Futuro nazionale. Si dice che il centrodestra si trovi ora in grave difficoltà: tenerlo fuori significherebbe rinunciare a un pacchetto di voti che i sondaggi cominciano valutare piuttosto consistente, e in crescita; riaccoglierlo dentro, potrebbe significare perderne altrettanti al centro, oltre a creare ovvi problemi agli alleati, e anzitutto alla Lega da cui è uscito con una scissione a freddo, poco dopo esservi entrato (ed essere stato eletto parlamentare europeo, e pure vicesegretario del partito). Per non parlare dei problemi relativi alla politica estera, posti dalle sue posizioni smaccatamente filorusse. Tutto perfettamente comprensibile. Al tempo stesso, però, c’è qualcosa che non mi convince nel modo in cui la vicenda viene raccontata e analizzata. In breve, non penso che il generale Vannacci, con le sue posizioni, costituisca un problema per la destra liberale, per la semplice ragione che in Italia la destra liberale non esiste.
Non voglio rivangare vecchie polemiche su Silvio Berlusconi e la natura del berlusconismo che non mi appassionavano nemmeno quando Berlusconi era vivo, figuriamoci adesso. Ricordo solo agli smemorati che alle elezioni del 2006 la coalizione guidata dal Cavaliere comprendeva il Movimento sociale – Fiamma Tricolore, quello fondato da Pino Rauti in contrasto con la svolta di Fiuggi del Msi di Gianfranco Fini, nonché Forza Nuova di Roberto Fiore e Fronte sociale nazionale di Adriano Tilgher, federati con Libertà di azione di Alessandra Mussolini sotto il simbolo, di sicuro richiamo per i rispettivi elettorati, «Alternativa sociale con Musssolini» (e c’era pure una lista «No euro iniquo»).
A conferma del fatto che già vent’anni fa, nel centrodestra guidato da Berlusconi, non costituiva nemmeno motivo di discussione accogliere nella coalizione movimenti e leader neofascisti come quelli summenzionati, personaggi con ruoli non secondari nella storia dell’eversione nera, rispetto ai quali i giochi di parole di Vannacci sulla Decima Mas, francamente, appaiono cose da bambini. Non voglio ripetere quello che qui ho già scritto e declamato, e che vi invito a non rileggere né riascoltare, ammesso lo abbiate mai fatto, affinché io possa rivendervelo come nuovo alla prima occasione (cioè molto presto, visto il tasso di innovazione della politica italiana), ma il punto è sempre quello, c’è poco da fare: la logica centrifuga del bipolarismo maggioritario.
Contrariamente alla favola propalata dai suoi indefessi sostenitori, secondo cui il meccanismo avrebbe portato gradualmente alla costituzionalizzazione delle estreme, quello che è accaduto in questi trent’anni è semplicemente che le posizioni delle frange più estreme sono diventate la bandiera delle maggioranze. Del resto, non c’è una sola parola, iniziativa o slogan lanciato da Vannacci, dalla remigrazione alla propaganda putiniana, che non sia stato già ampiamente sbandierato, a suo tempo, da Lega e Fratelli d’Italia. Dunque, al di là delle questioni personali e di potere, se restiamo sul piano delle idee e dei valori, non si vede proprio perché mai adesso dovrebbero fare tanto i difficili.
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