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Renzi scatenato contro Meloni: “Lei è diventata lady tax. Sotto ai suoi video va messa la scritta ‘contiene fake news'”

Duro intervento di Matteo Renzi in Aula al Senato durante la discussione generale sulle comunicazioni della premier Giorgia Meloni in vista del Consiglio europeo. “Noi siamo d’accordo con la presidente, quando c’è un video che contiene una fake news o un’immagine falsa è giusto dirlo. Ma non sarà il caso di mettere alcune di queste diciture anche su alcune sue dichiarazioni dell’ultimo periodo?”, esordisce il leader di Italia Viva.

La prima “fake” analizzata da Renzi è quella sulla pressione fiscale del governo Meloni, mai così alta dal post governo Monti. “C’è un video che circola, dice che con lei la pressione fiscale scenderà al 40% in Costituzione. La realtà è che oggi con lei è a livelli record. Riprendiamo questo video e ci mettiamo la dicitura ‘questo video contiene fake news’? – attacca Renzi – Perché lei è diventata nel giro di tre anni lady tax?”.

“Quando ci dice che con questo governo ora incidiamo, dobbiamo mettere la dicitura fake news o semplicemente state cercando di barcamenarvi su un posizionamento politico che, orfano del ponte di Trump, non vi fa più trovare a casa?”, affonda ancora Renzi. “Dovete smetterla con questa narrazione per cui da quando ci siete voi è cambiato il mondo”, si infervora l’ex premier, sottolineando infine l’ultima fake news, quella sul discorso fatto alla Camera da Meloni.

Quindi Renzi conclude rimarcando i dissapori interni allo stesso centrodestra. “Chi sta dicendo che lei ha fallito sulla sicurezza non è questa parte politica, è Vannacci – attacca – La novità politica di oggi è che lei è attaccata da destra. E ci sono due mozioni nell’ambito del centrodestra perché questa è la rottura politica”.

Video Youtube Matteo Renzi

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Peter Gomez: “Il Fatto cresce del 19% perché diciamo ai lettori quello che qualcuno non vuole che si sappia”

Ospite di Battitori liberi, su Radio Cusano, Peter Gomez, direttore de ilfattoquotidiano.it e di Fq Millennium, scatta una fotografia nitida, e per certi versi inquietante, dello stato della stampa in Italia: un’analisi che non riguarda solo i bilanci o le copie vendute, ma tocca le fondamenta stesse del pluralismo e della libertà di critica.

Alla constatazione amara del conduttore Savino Balzano, che esprime stupore nel vedere testate e giornalisti che, dopo la richiesta milionaria di Cipriani e Minetti, fanno quasi il tifo perché qualcuno riesca a far chiudere Il Fatto, Gomez individua due ragioni fondamentali: “Mentre il panorama editoriale arranca, ad aprile il nostro giornale ha registrato un aumento del 19% delle copie, risultando l’unica testata in crescita insieme a Il Giornale di Tommaso Cerno (+1,1%). Il secondo motivo di questo astio sta nel fatto che, per vari motivi, i quotidiani dipendono tutti più o meno dalla politica ormai o dalle istituzioni. Poi probabilmente non saremo simpatici a tutti, però io credo che queste siano le due ragioni principali”.

Secondo il direttore, il segreto di questo successo è banale quanto rivoluzionario: “Il nostro giornale ha aumentato le copie non solo in virtù delle sue prese di posizioni diverse rispetto alla gran parte della stampa sulla Palestina e sulla guerra tra Russia e Ucraina, ma soprattutto in virtù dell’unico segreto per vendere i giornali: dire alle persone qualcosa che non sanno. Qualcosa che qualcuno non vuole che si sappia“. Una missione che oggi sembra diventata un’anomalia in un mercato dove i quotidiani appaiono “generalmente tutti uguali”.

Gomez ricorda che l’autonomia editoriale del Fatto Quotidiano è resa possibile da un modello economico che, con orgoglio, rifiuta il cordone ombelicale dello Stato: nonostante un bilancio complesso dovuto all’incremento dei costi del personale, la società ha scelto di tutelare ogni singolo dipendente. “Al contrario di gran parte dei giornali – sottolinea Gomez – abbiamo deciso di non dichiarare lo stato di crisi, quindi di non mandare via nessuno e di non ridurre l’orario di lavoro”. In un momento di incertezza, la testata aveva inizialmente inoltrato la richiesta per accedere al contributo di 10 centesimi a copia previsto per legge, ma una volta ottenuta l’approvazione ufficiale, è arrivato il rifiuto: “Quando da Palazzo Chigi ci hanno comunicato che eravamo stati ammessi, abbiamo detto di no. È una questione di coerenza“.

Una scelta che Gomez rivendica con forza, lanciando una frecciata ai sedicenti campioni del libero mercato che sopravvivono solo grazie ai sussidi: “In questo Paese, molti di quelli che predicano il neoliberismo e sostengono che il costo del lavoro sia troppo alto vivono di fondi pubblici, fondazioni o cooperative. Sono tutti liberali alle vongole. Noi siamo liberali, ma certamente non siamo alle vongole“.

Tuttavia, il prezzo del dissenso in Italia si paga con la moneta della delegittimazione. A Balzano che ricorda con sarcasmo le inchieste “risibili” volte a dimostrare un fantomatico finanziamento putiniano dietro le posizioni del giornale sulla guerra in Ucraina, Gomez ribadisce che il clima è diventato tossico: “Quello che non si accetta più è che ci sia gente che ha opinioni diverse semplicemente perché la pensa così. Evidentemente c’è tanta di quella gente che è pagata in qualche modo dall’altra parte, che pare impossibile che questo avvenga”.

Il direttore del Fatto online cita gli attacchi scomposti alla testata sul racconto dei massacri a Gaza. Pur ribadendo il diritto di Israele a reagire dopo l’orrore del 7 ottobre, Gomez ha denunciato il superamento di ogni limite umanitario: “Già dopo un mese ci siamo resi conto che quella reazione era spropositata: non era più giustizia, era vendetta“. Per questa analisi, il direttore è stato marchiato con l’infamia di essere “filo-Hamas”, un esempio plastico di una strategia volta a silenziare il dibattito: “Si viene associati a terroristi o dittatori solo perché si hanno opinioni diverse basate su analisi dei fatti differenti. Ma questa non è democrazia, perché la democrazia vive di confronto”

In ultima analisi, Gomez punta il dito contro la crisi d’identità della professione, stigmatizzando i troppi colleghi che passano con disinvoltura dal giornalismo ai ruoli di portavoce politico: “Noi giornalisti, un po’ come si dice dei magistrati, non dobbiamo essere solo indipendenti. Dobbiamo anche apparire tali”. La chiusura è affidata a un monito di Paul Valéry, che fotografa perfettamente la barbarie del dibattito pubblico attuale: “Quando non puoi attaccare il ragionamento, attacchi il ragionatore“.

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Conte attacca Meloni: “Non partecipa più ai summit europei, non può fare una fuga alla Schettino”

“Meloni non si affaccia più ai summit europei, non si è presentata a quello in Montenegro, perché, cosa doveva fare? Stentavo a crederci: doveva presentare un francobollo. Poi il vertice di Londra con Francia, Germania e Regno Unito non siamo stati invitati. In queste ore adesso si è consumato un incontro degli ambasciatori di questi Paesi in Russia a Mosca, ma dico almeno vi hanno avvertito?”. Così il presidente del Movimento 5 stelle, Giuseppe Conte, durante le dichiarazioni di voto dopo le comunicazioni della presidente del Consiglio Giorgia Meloni prima del Consiglio europeo del 18 e 19 giugno.

“Ormai non contiamo proprio più, non ci siamo più. Ma cosa fate, gli offesi? Non può fare l’offesa perché fino all’ultimo giorno dovete difendere l’interesse nazionale, non si può permettere una fuga alla Schettino“, attacca ancora Conte.

Il leader pentastellato parla anche di un post Meloni. “Ormai siete in campagna elettorale – dice ancora – FdI in particolare. Ma se questa è la campagna siete messi male, non ci spaventa. Fatevi sotto, non temiamo nulla”. E conclude: “Toccherà a noi rilanciare l’Italia, sappiamo come si fa”

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Polemiche sulle frasi di Silvestri (M5s): “Meloni non si è mai rialzata, ha cambiato ginocchiere”. Lei: “Mancato rispetto delle donne”

Polemiche per la dichiarazione del deputato M5s Francesco Silvestri che, nel corso del dibattito dopo le comunicazioni di Giorgia Meloni in vista del Consiglio europeo, l’ha accusata “di non aver raddrizzato la schiena nei confronti di Netanyahu e Trump”, ma “di aver semplicemente indossato delle ginocchiere per stare più comoda”. A lui ha replicato direttamente la premier: “Boldrini si è indignata perché il collega si rivolgeva alla sottoscritta dicendo ‘signor presidente’. Mi chiedo se questo sia davvero il punto del rispetto delle donne. O sia piuttosto quello di ascoltare un collega che mi dice che ho indossato delle ginocchiere. Collega Silvestri, quello che voi non riuscite ad accettare è che c’è una donna che è arrivata dove è arrivata senza mai indossare delle ginocchiere, senza favoritismi e senza scorciatoie. Vi dà fastidio che la prima donna presidente del Consiglio sia arrivata dalla destra perché voi non siete stati capaci di proporla”.

Le frasi di Silvestri hanno scatenato le proteste della maggioranza, ma hanno raccolto anche solidarietà tra le opposizioni. La vicepresidente dem della Camera Anna Ascani si è scusata con l’Aula: “Se avessi colto nelle parole di Silvestri il senso che poi è stato descritto sarei intervenuta”, ha detto. “Valuterà il collega se intervenire per chiarire quelle parole. Mi scuso per quello che è stato colto come una mia mancanza. Non ho colto questo senso e di questo mi scuso”.

Silvestri, intercettato in Transatlantico, ha chiesto di “non strumentalizzare le sue parole”: “Sono quattro anni che questo governo è inginocchiato a Trump e alla politica di Netanyahu: ecco spiegato l’arcano delle mie parole”, ha dichiarato. “Se poi qualcuno ha voluto trasformare l’accusa che ho rivolto ad una chiara postura politica in un atteggiamento sessista, allora c’è malafede al solo fine di strumentalizzare e nascondere la verità. Tra l’altro lo ha fatto non avendo nessuna contezza della mia storia politica né di quella del Movimento 5 Stelle. La mia cultura è diversa da quella di qualcun altro: io mi chiamo Silvestri e il mio cognome finisce con la I e non con la O”.

In sua difesa è intervenuto anche il capogruppo M5s Riccardo Ricciardi che ha ricordato l’indagine per violenza sessuale nei confronti del senatore Fi Silvestro. “Tra le fila della maggioranza milita il presidente di una commissione bicamerale, Francesco Silvestro, non Silvestri, accusato di molestie sessuali, il cui primo commento sulla vicenda è stato: io sono carino, lei è normale quindi è impossibile che sia accaduto quello di cui mi si accusa. Oggi, questa maggioranza prende a pretesto una frase del nostro Francesco Silvestri per inscenare un pietoso teatrino vittimistico, accusandolo di sessismo. Noi lo ribadiamo con forza perché detto centinaia di volte: la politica estera della presidente del Consiglio Meloni è stata completamente prona, succube, di Trump e Netanyahu. Avevano espresso la volontà di alzare la testa dopo il referendum, ma tutto ciò non è accaduto. Non sono d’accordo su un passaggio con Silvestri: questo governo non si inginocchia ma striscia“.

A Meloni ha risposto anche la dem Laura Boldrini: “La presidente del Consiglio non perde occasione per usare le istanze femministe a proprio uso e consumo, strumentalizzandole, anche nell’aula di Montecitorio. Sì, ho manifestato insofferenza quando il collega di Fdi continuava a dire “signor presidente” rivolgendosi a Giorgia Meloni perché considero ridicolo che una donna si faccia chiamare al maschile. Ridicolo e contrario alla grammatica italiana. Come considero deprecabile dire a una donna che ‘indossa le ginocchiere’ per rappresentarne la subordinazione politica a un uomo. Una frase, per altro, successivamente chiarita dal collega Silvestri. La difesa delle donne, signora Presidente, passa da molte cose”.

Presa di distanza anche dal leader di Azione Carlo Calenda: “Mi faccia dire, immagino anche da parte di tutte le opposizioni, che siamo lontani e indignati dalle cose dette alla Camera su ginocchiere o non ginocchiere”, ha dichiarato. Mentre Fratelli d’Italia chiede “si apra un’istruttoria”: “È vergognoso – ha stigmatizzato nel suo intervento Paolo Trancassini di FdI – dire che qualcuno dovrebbe mettersi le ginocchiere anziché alzare la testa, lo dico alle belle anime della sinistra: sapete perfettamente quando si dice a una donna che si debe mettere le ginocchire davanti a un uomo. Questo è un fatto vergognoso!”. Trancassini ha chiesto alla presidenza di intervenire: “mi auguro che si apra una istruttoria“. “Verificheremo assolutamente”, ha detto il presidente Lorenzo Fontana.

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Laura Ravetto (Futuro Nazionale) contro Meloni: “Questo governo ha tradito la fiducia degli elettori, smentite voi stessi”

“Noi non votiamo la fiducia al governo, non per fare un favore alla sinistra, ma perché questo governo ha tradito la fiducia degli elettori ed è chi tradisce il programma del centrodestra con cui è stato votato che fa un favore alla sinistra”. Così in Aula Laura Ravetto, deputata di Futuro Nazionale ex deputata leghista, ha attaccato Giorgia Meloni rispondendo alle parole della premier contro i vannacciani che aiuterebbero la sinistra non votando la fiducia al governo. “Il monito lo rivolga ai partiti alleati”, ha aggiunto Ravetto. “Pur di non darci ragione – ha sottolineato – e di non dare ragione a Vannacci state smentendo anche voi stessi”.

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Meloni attacca Fratoianni: “Ha preso contributi da Soros”. Bonelli sbotta: “Bugie inammissibili, ci aspettiamo le scuse”

Botta e risposta alla Camera tra Nicola Fratoianni di Avs, la premier Giorgia Meloni, e Angelo Bonelli. “Voi la patrimoniale l’avete fatta sul ceto medio, togliendo diritti e opportunità, aumentando il carico fiscale. Il punto sono le scelte politiche”, ha attaccato Fratoianni intervenendo in Aula in occasione delle comunicazioni della premier in vista del Consiglio europeo.

Poco dopo la risposta di Meloni che ha accusato il deputato di aver preso soldi da Soros. “L’unica patrimoniale l’abbiamo messa sui patrimoni altissimi, tassando le banche e anche ultimamente le società energetiche. Se aveste avuto voi lo stesso coraggio negli anni passati le cose sarebbero andate meglio. Ma capisco che non si possa avere quel coraggio quando si accettano contributi finanziari da uno speculatore finanziario del carico di Soros…”, ha attaccato Meloni durante la replica in Aula.

Immediata la replica di Angelo Bonelli, di Avs, che al termine dell’intervento della presidente del Consiglio l’ha accusata di dire bugie “inammissibili”. “Ci aspettiamo delle scuse”, ha aggiunto.

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Olimpiadi Milano-Cortina, dirigente del ministero dei Trasporti indagata nell’inchiesta sulla cabinovia Socrepes

L’inchiesta sulle Olimpiadi invernali Milano-Cortina arriva nelle stanze del ministero dei Trasporti. La procura di Belluno, guidata da Massimo De Bortoli, ha iscritto nel registro degli indagati Elisabetta Pellegrini, coordinatrice della Struttura Tecnica di Missione e braccio destro di Matteo Salvini.

Nella giornata di mercoledì le autorità le è stato sequestrato il cellulare e oggi è stata raggiunta da un avviso di garanzia. A quanto risulta, si tratta del filone di indagini sull’appalto per la costruzione della cabinovia Socrapes a Cortina d’Ampezzo, che vede indagate altre tre persone tra le quali il commissario straordinario per le opere Fabio Massimo Saldini. L’ipotesi di reato è di turbativa d’asta su presunte irregolarità nell’affidamento della realizzazione.

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Meloni vanta l’aumento delle spese per la Difesa al 2,8% del Pil. Ma poi precisa: “Dovuto soprattutto agli investimenti sulla sicurezza interna”

Sulle spese per la Difesa Giorgia Meloni cerca di dare un colpo al cerchio e uno alla botte. Nel corso del suo intervento alla Camera, come su altri temi la presidente del Consiglio si è messa sulla difensiva. Da una parte ha vantato un aumento delle spese in rapporto al Pil dello 0,71%, dall’altra, per il timore di proteste per spese militari eccessive in un momento di piena crisi energetica, ha comunque specificato che questa impennata è dovuta “soprattutto alle spese legate alla sicurezza sul proprio territorio“.

La leader di Fratelli d’Italia ha garantito che sulla Difesa “siamo pronti ad assumerci le nostre responsabilità e lo ribadiremo al vertice Nato, dove l’Italia si presenterà con il 2,8% del Pil investito in difesa e sicurezza”. Un dato che, rispetto agli accordi raggiunti dall’Alleanza, rispetta le aspettative del raggiungimento del 5% entro il 2035. Ma questa celerità nel rispettare standard che lo stesso governo aveva criticato nei mesi scorsi definendoli eccessivi rischiava di attirare sull’esecutivo critiche dalle opposizioni, ma anche dai alcuni sostenitori. Così ha precisato: “Segnalo un aumento dello 0,71%, garantito però soprattutto dalle spese legate alla sicurezza sul proprio territorio”. E ha poi spiegato: “La difesa è importante, certo, ma mettere al riparo le famiglie e le imprese italiane dalla crisi in atto, lo è altrettanto. E queste due priorità sono interconnesse. Senza sicurezza, l’energia finirebbe per costare sempre di più. Senza energia, non rimarrebbe più nulla da difendere con le armi. Abbiamo posto questa questione con chiarezza, scrivendo una lettera alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen con la quale chiedevamo di garantire maggiore flessibilità di bilancio agli Stati membri per affrontare la crisi energetica, utilizzando meccanismi finanziari simili a quelli previsti proprio per la difesa. Dopo un negoziato lungo e complesso abbiamo ricevuto la risposta che auspicavamo”.

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Scontro tra Vannacci e Gruber sulla remigrazione. “A lei piacciono i clandestini”. “Non dica sciocchezze”

Scontro incandescente aOtto e mezzo(La7) tra Lilli Gruber e Roberto Vannacci sulla remigrazione, uno dei cavalli di battaglia della proposta politica del fondatore di Futuro Nazionale.
A una domanda diretta della conduttrice, l’europarlamentare spiega che andrebbero rimpatriati i clandestini, includendo anche coloro ai quali è scaduto il permesso di soggiorno.
Gruber insiste sul piano pratico: “Ma come facciamo a remigrarli? Per rimpatriarli ci vogliono gli accordi bilaterali con i Paesi”.
Vannacci replica che gli accordi esistono già “con quasi tutti i Paesi” di provenienza degli immigrati, ma che non vengono applicati. Quindi, chiama in causa Forza Italia, più volte evocata polemicamente dal politico nel corso della trasmissione: “Il problema è che poi in Europa c’è qualcuno che fa parte di questa alleanza di centrodestra che quando c’è da votare l’implementazione degli accordi di rimpatrio, vota contro“.
Il leader di Futuro Nazionale entra poi nel merito della sua proposta, sostenendo la necessità di realizzare “tantissimi” Cpr (Centri di permanenza per i rimpatri) destinati a chi, dopo ripetuti decreti di espulsione, continua a permanere sul territorio nazionale.

“Quindi li mettiamo in galere a cielo aperto – osserva Gruber – Ma se non abbiamo accordi bilaterali con i Paesi d’origine come facciamo?”.
Vannacci richiama allora il decreto europeo sui Paesi sicuri: “Possiamo portare queste persone in un Paese terzo, considerato sicuro, e da lì potranno essere accompagnate nel Paese di origine. L’importante è che non stiano da noi. Le piace come soluzione?“.
La conduttrice non nasconde il proprio dissenso: “No, guardi, io sono per una soluzione molto rigorosa. Sono per il governo del fenomeno dell’immigrazione, non per gli slogan vuoti con promesse irrealizzabili, come anche la sua remigrazione“.
“Lo dice lei che sono proposte irrealizzabili – ribatte Vannacci – Noi invece così governiamo il fenomeno dell’immigrazione. Il presidente Trump ha remigrato due milioni di persone in due anni, di cui un milione e mezzo volontariamente. Quindi è possibile e fattibile”.
Gruber accoglie con scetticismo i numeri citati dal politico: “Veramente quelli sono dati forniti dall’ex ministra di Trump”. Il riferimento è all’ex segretaria alla Sicurezza interna Kristi Noem, silurata dal presidente degli Stati Uniti nel marzo scorso.
Sono dati ufficiali – replica Vannacci – Lei ha altri dati? Clandestini?”.
“Non ho altri dati perché non sto in America”, risponde la giornalista.
Ma le piacciono i clandestini, quindi magari anche i dati clandestini“, rilancia il politico con tono provocatorio.
La conduttrice reagisce immediatamente: “No, guardi, a me non piacciono i clandestini. Lei non dica delle sciocchezze, per favore, perché io ho sempre detto che il fenomeno dell’immigrazione va governato, non va strumentalizzato, come fa lei e come fanno tanti altri“.
“Governare il problema vuol dire anche riportare nel Paese di origine gli immigrati clandestini”, insiste Vannacci.

Il confronto prosegue per diversi minuti in un crescendo di tensione. Gruber torna sul nodo centrale della discussione: “Mi risponda: con i Paesi con i quali non abbiamo un accordo bilaterale, come facciamo la remigrazione?”.
Vannacci ribadisce la soluzione del trasferimento nei Paesi terzi considerati sicuri.
“Quindi queste persone vanno deportate”, osserva la conduttrice.
“Certo”, replica l’europarlamentare. “Ma lei cosa intende per deportazioni? Movimentazione coatta al di là della loro volontà?”.
“La chiami come vuole”, taglia corto Gruber.

Negli ultimi minuti della trasmissione il confronto si sposta sul terreno dell’identità e dell’appartenenza. In un acceso scambio con la giornalista del Sole 24 Ore Lina Palmerini, che ricordava la presenza in Futuro Nazionale di numerosi esponenti provenienti da altre forze del centrodestra, Vannacci definisce orgogliosamente “rifiuti degli altri” e “sporca dozzina” i suoi nuovi compagni di viaggio, annunciando che vuole fare “solo gli interessi degli italiani”.
Gruber commenta sarcasticamente: “Io ho un passaporto italiano, sono sudtirolese di madrelingua tedesca, mi sento una cittadina del mondo e europea. Quindi pensi un po’ come siamo variegati noi italiani”.
Io no invece, non mi sento europeo ma italiano – ribatte Vannacci – Ho giurato fedeltà alla Repubblica italiana e non alla ‘rinsecchita’ di Bruxelles“.
La conduttrice gli ricorda: “Lei ha giurato sulla Costituzione italiana da generale. E c’è anche l’articolo 3 della Costituzione“.
Visibilmente irritato, l’europarlamentare replica: “Ho giurato sulla Costituzione da militare di leva e poi da ufficiale, non da generale”.
“Sembra che lei lo abbia dimenticato”, osserva Gruber.
“E chi è che ha violato l’articolo 3? Me lo dica lei invece di insinuare“, incalza Vannacci.
La risposta della conduttrice arriva con il punto di Pagliaro ormai imminente: “Per parlare di politica internazionale dovrò invitarla un’altra volta”.

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