Normal view

Guardian Australia’s Matilda Boseley wins major award at 2026 Walkley mid-year media prizes

18 June 2026 at 12:00

Boseley won for her high-profile, multiplatform political explainer series, Parliamen-Tea: explaining the chaos of Australian politics

Guardian Australia’s Matilda Boseley has taken out one of the top honours at the 2026 Walkley mid-year media prizes, winning the award for innovative storytelling.

Boseley won for her high-profile, multiplatform political explainer series, Parliamen-Tea: explaining the chaos of Australian politics, engaging a younger generation in national policy debate. The category recognises journalism that breaks standard structural moulds to reach and inform audiences through dynamic digital platforms and creative production formats.

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© Photograph: Lisa Favazzo/The Guardian

© Photograph: Lisa Favazzo/The Guardian

© Photograph: Lisa Favazzo/The Guardian

Media union blasts Pauline Hanson’s ‘bitter, unprofessional’ attack on Guardian journalist

Union calls for journalists to stand with colleagues when they are targeted by politicians as Anthony Albanese says media organisations play ‘vital roles in our democracy’

The media union has condemned One Nation leader Pauline Hanson’s attack on Guardian Australia senior correspondent Sarah Martin, as Anthony Albanese called on journalists to defend public broadcasters SBS and the ABC.

After her landmark address to the National Press Club in Canberra on Wednesday, Hanson called Martin “trashy” for asking about her daughter Lee Hanson’s employment by a NSW One Nation senator, despite living and working in Tasmania.

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© Photograph: Hollie Adams/Reuters

© Photograph: Hollie Adams/Reuters

© Photograph: Hollie Adams/Reuters

Por dia, IMT dá equivalência a 231 cartas estrangeiras

18 June 2026 at 07:40
DN: troca de cartas de condução estrangeiras cresce 26%. Público: Tribunal obriga PJ a repetir concurso. No Reino Unido, eleição parcial pode ditar o futuro político do primeiro-ministro britânico.

Por dia, IMT dá equivalência a 231 cartas estrangeiras

18 June 2026 at 07:40
DN: troca de cartas de condução estrangeiras cresce 26%. Público: Tribunal obriga PJ a repetir concurso. No Reino Unido, eleição parcial pode ditar o futuro político do primeiro-ministro britânico.

La sinistra deve rispondere a Vannacci o ignorarlo? La terza via è quella giusta: smettere di rincorrerlo

18 June 2026 at 07:00

Nell’agosto del 2023, Roberto Vannacci pubblicò su Amazon il libro Il mondo al contrario, che in pochi giorni divenne il più venduto. Non era il frutto di una raffinata operazione di marketing, ma la conferma di un meccanismo comunicativo vecchio come il detto “Nel bene o nel male, purché se ne parli”, che risale al Ritratto di Dorian Gray di Oscar Wilde (1890).

Da allora, ogni dichiarazione o apparizione pubblica del generale – oggi europarlamentare – segue lo stesso copione:

  1. una provocazione studiata per scardinare un tabù del discorso pubblico (diritti LGBTQ+, gestione dei migranti, concetto di “normalità”);

  2. una sollevazione indignata dei media e di opinionisti/e di area progressista, inclusa qualche denuncia formale;

  3. lo sgonfiamento giudiziario, politico e mediatico, per cui tutto finisce nel nulla, lasciando Vannacci nella posizione del “martire del buonsenso” e della censura delle élite.

La strategia punta alla legittimazione del politicamente scorretto: Vannacci usa la lingua italiana, citando spesso i dizionari (ovviamente solo ciò che gli fa gioco), per tracciare il confine fra un “noi” (la maggioranza silenziosa che pensa cose “scorrette” ma non osa dirle) e un “loro” (le élite custodi del politicamente corretto).

L’intervento da Lilli Gruber

L’ennesima conferma di questa strategia va in scena il 10 giugno 2026, durante una puntata di Otto e mezzo su La7. Incalzato da Lilli Gruber su temi divisivi, Vannacci applica il suo consueto jujutsu retorico: usare la forza di indignazione dell’interlocutrice per rigirarla contro di lei. Quando Gruber lo accusa di essere “ossessionato dagli omosessuali”, ribatte freddamente: “Forse lo è lei, visto che ha portato questo argomento in una discussione politica”. Il risultato? Vannacci appare sempre calmo e “in comando” della situazione, in un contesto tutto impostato sui temi da lui dettati.

Due giorni dopo, il 12 giugno 2026, Pier Luigi Bersani è ospite della stessa trasmissione, anche per essere stato assolto, nell’ottobre 2024, dall’accusa di diffamazione mossa dal generale. Lancia un appello: “Ci vuole una battaglia delle idee, la sinistra deve reagire”. Ma davvero la sinistra italiana dovrebbe rispondere a Vannacci?

La reazione di Giorgia Meloni

Nel frattempo, la Presidente del Consiglio fa la sua mossa. Non affronta Vannacci sul terreno dei valori e del politicamente scorretto, perché rischierebbe solo di legittimarlo o di perdere voti a destra, ma reagisce in modo istituzionale e accorto. Attaccando i deputati vicini alle posizioni del generale che hanno votato contro i provvedimenti del governo, Meloni liquida la questione con durezza pragmatica: “Avete votato sei volte contro la fiducia insieme a Schlein e Conte. La vera destra non è mai funzionale alla sinistra”. Spostando l’attenzione sulla responsabilità di governo, Meloni depotenzia il generale senza offrirgli il martirio culturale.

L’errore del centrosinistra: pensare all’elefante

Al contrario della destra di governo, il centrosinistra italiano soffre da sempre di una sindrome cronica che il linguista cognitivo George Lakoff ha ben spiegato nel celebre saggio Non pensare all’elefante (2004): se chiedi a qualcuno di non pensare a un elefante, la persona inevitabilmente visualizza l’animale. Nel dibattito politico significa che quando evochi il frame del tuo avversario, anche solo per smentirlo o criticarlo, stai già perdendo, perché confermi e rinforzi i suoi termini di discussione, la sua posizione, i suoi concetti, invece di imporre i tuoi.

Morale della favola

Chi insegue ogni provocazione di Vannacci – giornalista, opinionista o leader che sia – accetta di discutere temi scelti dal generale (l’identità, la “normalità”) nei suoi termini, invece di imporre i propri (salario minimo, sanità, precarietà), e regala a Vannacci il centro del palcoscenico, confermando la favola destrorsa secondo cui la sinistra si occuperebbe solo di battaglie sui diritti civili e sul linguaggio, ignorando i problemi materiali delle persone e della vita di tutti i giorni. Se i media e la politica italiana vogliono davvero spezzare la catena di successi mediatici di Vannacci, devono smettere di rincorrerlo. L’unica reazione efficace è imporre un proprio percorso linguistico, concettuale e politico sui bisogni concreti del Paese. Questi bisogni riguardano, ovviamente, anche molti diritti civili mancanti e non rispettati, ma la questione dei diritti civili andrebbe trattata dal centrosinistra, una buona volta, in modo originale e autonomo, stando ben lontani del terreno scivoloso del “politicamente corretto”, perché questo è da molti anni solidamente in mano al centrodestra e dal 2023 è presidiato da Vannacci.

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Attenzione a definire ‘censura’ ogni esclusione di artisti e intellettuali dalle manifestazioni pubbliche

18 June 2026 at 06:46

Correzione. Da circa una settimana stiamo pubblicando articoli sulla libertà di espressione che purtroppo sono viziati da un errore ricorrente: definiamo censura ogni esclusione di artisti e intellettuali dalle manifestazioni pubbliche, argomentando con semplificazioni che fanno torto all’intelligenza del lettore.

Abbiamo scritto, per esempio, che “il patentino antifascista è ridicolo perché gli editori non sono partiti politici e gli autori non devono giurare sulla Costituzione”: ma la dichiarazione di adesione ai principi democratici richiesta da una manifestazione culturale non è equivalente al giuramento imposto ai funzionari dello Stato. Chiedere l’adesione ai valori antifascisti non equivale a imporre un giuramento ideologico: una manifestazione culturale sceglie sempre chi invitare sulla base di propri criteri. Un festival può decidere di privilegiare determinati valori culturali o politici: questo non elimina il diritto degli esclusi di pubblicare libri, organizzare eventi o esprimersi altrove!

Poi abbiamo scritto che “la Costituzione riconosce il diritto di parola anche ai fascisti”. Ma il diritto di esprimersi non coincide col diritto a un pulpito. La libertà di espressione tutela il cittadino contro la repressione di Stato, ma un editore può rifiutare un testo, un giornale può non pubblicare un articolo, un festival può selezionare gli ospiti. Questa è ordinaria autonomia culturale. Altrimenti ogni scelta editoriale diventerebbe una forma di censura!

Chi chiede di non invitare uno scrittore o un artista esercita, a sua volta, la libertà di parola e di associazione: una campagna di protesta non è una censura. Per accreditare la tesi della censura dilagante abbiamo elencato i casi Gergiev, Nori, Orsini, Rovelli, Zaki, Di Cesare, Barbero, Albanese, De Luca, West, Nevo; ma un elenco non è una dimostrazione; e le questioni vanno valutate caso per caso: c’è una differenza tra chiedere l’arresto di un autore, impedirgli con la forza di parlare o esercitare una pressione pubblica perché un’istituzione riveda una scelta.

Non sono equivalenti la sospensione di un corso su Dostoevskij, l’esclusione di artisti che fanno propaganda per la Russia o per Israele, una relatrice Onu criticata dal governo, uno scrittore contestato per il suo silenzio su Gaza, un cantante che ha pubblicamente espresso slogan nazisti e antisemiti, e le polemiche mediatiche sui “putiniani”. I nostri articoli eliminavano queste distinzioni mettendo insieme casi diversi. Una cosa è discriminare qualcuno solo perché è russo o israeliano; un’altra è valutare il ruolo pubblico di un artista o di un intellettuale che sostiene un governo o ne rappresenta gli interessi culturali.

Definirla sempre “censura” cancella differenze importanti e sostituisce l’analisi dei fatti con un vocabolario già orientato, come abbiamo fatto scrivendo di “liste di proscrizione”, “messa al bando”, “patenti”, “furia bipartisan”, “mordacchia”, “commissari del popolo” e “pubblico pentimento e sottomissione al supremo magistero dei buoni e dei giusti”. Avremmo dovuto dimostrare che tutti quei casi hanno la stessa causa, gli stessi meccanismi, gli stessi principi di esclusione: non l’abbiamo fatto perché i casi erano diversissimi.

Quindi abbiamo affermato che “i liberali sono tolleranti a giorni alterni”. Questa è una classica fallacia induttiva: il tu quoque; ma l’ipocrisia dell’avversario non prova la propria tesi. Anche ammesso che alcuni abbiano applicato due pesi e due misure nel caso della Russia o di Israele, questo non dimostra che qualsiasi richiesta di esclusione sia sbagliata. Una contraddizione altrui può essere moralmente rilevante, ma non stabilisce la verità del proprio argomento.

Poi abbiamo scritto che “le colpe del governo israeliano non ricadono sugli israeliani; quelle russe non ricadono sui russi”. Giusto, il principio della responsabilità individuale è fondamentale: non si può considerare una persona colpevole per la sua nazionalità. Ma esiste una differenza tra un cittadino qualunque, il rappresentante ufficiale di uno Stato e un artista noto che sostiene una politica governativa. La responsabilità politica di chiunque dipende dalle sue azioni e dal suo ruolo pubblico.

Poi abbiamo scritto: “O la libertà vale per tutti o si abolisce l’articolo 21”. Ma questa è una classica “falsa alternativa”: le possibilità non sono solo quelle due (libertà assoluta e accesso garantito a tutti; oppure censura e fine della democrazia). Una democrazia funziona se c’è un equilibrio tra libertà di espressione, autonomia delle istituzioni culturali, responsabilità e limiti previsti dalla legge. Non ogni esclusione è censura, così come non ogni protesta è un attacco alla democrazia. (1. Continua)

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BBC made second Ashley Cain TV series despite alleged misconduct

18 June 2026 at 06:00

Filming in Las Vegas was suspended and Cain replaced as presenter after he appeared to be drunk, sources say

The BBC made a second documentary series fronted by the presenter Ashley Cain just months after it was informed about an incident of alleged misconduct on a separate production in Las Vegas, which caused filming to be suspended and another presenter flown out at short notice to replace him.

The BBC’s decision to hire Cain, and promote him as a rare talent who could appeal to young men, is under scrutiny after the Guardian revealed his history of highly offensive and misogynistic social media posts, including jokes about hitting women and degrading sexual practices.

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© Photograph: Scott Garfitt/Shutterstock

© Photograph: Scott Garfitt/Shutterstock

© Photograph: Scott Garfitt/Shutterstock

Españoles, ‘El Rosco’ de ‘Pasapalabra’ ha muerto: réquiem por una prueba que solo un juez pudo cerrar

18 June 2026 at 04:30

España está de luto oficial: el último Rosco de Pasapalabra ha llegado. Parecía que siempre estaría ahí, acompañándonos en la recta final de la tarde, cuando el sol va cayendo, cuando la jornada de trabajo va quedando atrás y ya pensamos en la cena. Pero mañana El Rosco de Pasapalabra será historia.

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Rosa Rodríguez y Manu Pascual, en 'Pasapalabra'.

Orestes y Rafa fueron los dos concursantes que despidieron 'Pasapalabra' en Telecinco y volvieron a enfrentarse durante meses en Telecinco.

Prime Video cumple 10 años en España: “Hemos encontrado nuestro sitio. No ha sido fácil”

18 June 2026 at 04:30
Ester Expósito y Hugo Diego García, en la película 'Marfil', que Prime Video estrenará en septiembre de 2026.

Fue en 2016, en concreto, en el mes de diciembre, cuando los españoles pudieron acceder por primera vez a Amazon Prime Video, la plataforma de vídeo bajo demanda del gigante tecnológico. Hacía poco más de un año que Netflix había aterrizado en España y pocos días del lanzamiento de HBO España (ahora, HBO Max). En ese 2016, Prime Video solo ofrecía contenido extranjero a los usuarios españoles. Una década después, la plataforma presume de haber estrenado más de 35 títulos de producción propia española. Este miércoles, celebraba su primera década en España con un evento en el que presentaron muchas de sus próximas apuestas en ficción y entretenimiento.

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Victoria Luengo y Hovik Keuchkerian, en la segunda temporada de 'Reina roja', que se estrena el 2 de octubre en Prime Video.Aura Garrido, durante el rodaje de 'Todo arde'.

RTP e Lusa: serviço público "seriamente comprometido"

17 June 2026 at 23:36
As comissões de trabalhadores reagiram às declarações do ministro Leitão Amaro no Parlamento, criticando ausência de plano concreto e receios de privatização.

© CARLOS M. ALMEIDA/LUSA

As estruturas representativas dos trabalhadores afirmam ainda estar disponíveis para discutir mudanças

RTP e Lusa: serviço público "seriamente comprometido"

17 June 2026 at 23:36
As comissões de trabalhadores reagiram às declarações do ministro Leitão Amaro no Parlamento, criticando ausência de plano concreto e receios de privatização.

© CARLOS M. ALMEIDA/LUSA

As estruturas representativas dos trabalhadores afirmam ainda estar disponíveis para discutir mudanças
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