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MSG Sports criticizes NYPD and Mamdani over Knicks Game 4 security
James Dolan’s company slams mayor and police commissioner as ‘party poopers’ over large restricted zone
The owner of the New York Knicks basketball team sharply criticized both the New York police department and Zohran Mamdani after city officials announced an extensive security strategy for Game 4 of the NBA finals, featuring a large restricted zone and additional access controls.
The expanded security measures follow Monday’s Game 3 watch party at Bryant Park, where disorder erupted and led to arrests, damage to property, and incidents involving assaults on police officers.
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© Photograph: Eduardo Muñoz/Reuters

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- Inter, Bastoni resta? Ausilio guarda all’Udinese: spunta Atta, mentre Koné e Curtis Jones si complicano
Inter, Bastoni resta? Ausilio guarda all’Udinese: spunta Atta, mentre Koné e Curtis Jones si complicano
L’Inter blinda Bastoni e intanto studia il centrocampo. Il club ha chiesto informazioni all’Udinese per Arthur Atta, valutato intorno ai 30 milioni di euro. Sullo sfondo restano Manu Koné e Curtis Jones, ma entrambe le piste oggi sono complicate.
L’Udinese valuta Atta circa 30 milioni, mentre il Napoli resta alla finestra
L’Inter lavora su più tavoli, come riporta calciomercato.com. Il primo messaggio arriva da Alessandro Bastoni, che non sembra destinato a lasciare Milano. Il secondo riguarda il centrocampo, dove i nerazzurri hanno iniziato a guardare anche in casa Udinese. Il nome nuovo è Arthur Atta, classe 2003, una delle rivelazioni dell’ultima stagione di Serie A.
A chiarire il futuro di Bastoni è stato il suo agente, Tullio Tinti, dopo il passaggio nella sede dell’Inter. Il procuratore ha spiegato di essere stato nel quartier generale del club per un saluto al presidente Beppe Marotta: “Ero qui per salutare Marotta, mio presidente al Varese quando ero calciatore e capitano”.
Poi il chiarimento sul difensore: “Alessandro è un giocatore dell’Inter a tutti gli effetti e ha un contratto ancora per due anni. Bastoni ha la maglietta dell’Inter addosso, l’ho sempre detto. Rispetterà il contratto ed è felice all’Inter, quindi non c’è mai stato alcun problema”.
Negli ultimi mesi il nome di Bastoni è stato accostato anche al Barcellona, ma Tinti ha raffreddato le voci di mercato:”Resterà sicuramente all’Inter, poi nel calcio può succedere di tutto. Un giocatore come Bastoni ha l’interesse di tutte le grandi squadre, nella vita non si sa mai, ma lui è felice dov’è. È sicuramente un momento in cui Bastoni è super contento di rimanere dov’è, nella sua casa”.
L’agente è tornato anche sui momenti più complicati vissuti dal difensore durante la stagione: “Ci sono state delle difficoltà, secondo me accentuate. Non voglio ritornare su questa cosa che è stata talmente ridicola… lui è molto forte caratterialmente, è sereno e i problemi gli sono scivolati addosso”.
Tinti ha parlato anche del futuro di Matteo Darmian, altro giocatore che rappresenta. Il difensore deve ancora sciogliere le riserve sulla prossima tappa della carriera. “Potrebbe restare in Serie A, deve ancora capire cosa vuole fare. Il mercato non è ancora effettivamente partito, trasferimenti non ne sono stati fatti. C’è da lavorare”.
La permanenza di Bastoni dà continuità alla difesa, ma l’Inter guarda anche al centrocampo. In parallelo alle trattative con l’Udinese per Oumar Solet, il club nerazzurro ha chiesto le prime informazioni per Arthur Atta, centrocampista francese classe 2003 arrivato a Udine dal Metz nell’estate del 2024.
Per ora non si parla di una trattativa vera e propria. Il ds nerazzurro Piero Ausilio ha sondato la disponibilità del collega bianconero Gianluca Nani e ha chiesto i primi parametri economici dell’operazione. L’Udinese aveva investito una cifra complessiva non lontana dai 10 milioni di euro per prendere Atta dal Metz. Dopo una stagione da 6 gol e 4 assist in 34 presenze, la valutazione può già salire verso quota 30 milioni.
Sul centrocampista non c’è solo l’Inter. Anche il Napoli ha seguito il giocatore con attenzione nelle ultime settimane. I rapporti tra il presidente Aurelio De Laurentiis e la famiglia Pozzo, proprietaria dell’Udinese, possono diventare un fattore se il club azzurro decidesse di entrare con forza nell’operazione.
In casa Inter, Atta non risulta al momento la prima scelta per il centrocampo. Cristian Chivu gradirebbe un profilo più muscolare o comunque più completo e già definito rispetto a un talento ancora in crescita. Il francese dell’Udinese resta però un nome da monitorare, anche per il dialogo già aperto tra i club sul dossier Solet.
La pista Manu Koné oggi appare più lontana. Curtis Jones del Liverpool piace molto, ma viene giudicato troppo caro: i Reds sperano di ricavare una cifra tra 30 e 40 milioni di euro. In questo quadro Atta diventa una soluzione da tenere viva, soprattutto se l’Inter dovesse cercare margini diversi tra costi, età e potenziale.
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- Valerio Bianchini: “Saremo pronti per Serie A e Nba Europe con la nuova squadra, si chiamerà Roma Basket Club”
Valerio Bianchini: “Saremo pronti per Serie A e Nba Europe con la nuova squadra, si chiamerà Roma Basket Club”
“Il Fatto a spicchi” è la rubrica dedicata a chi ama il rumore dei rimbalzi e il fischio delle suole sui parquet dei templi del basket o sul cemento dei campetti di quartiere, a chi non rinuncia a giocare con gli amici neppure se più vecchio e meno tutto di Lebron o a chi vorrebbe farlo senza rompersi le ossa, a chi sogna di diventare campionessa o campione, a chi si commuove quando la figlia o il figlio fanno canestro in palestra e poi nella vita. Perché il basket può essere una scuola di vita. Vediamo come con grandi personaggi che ne hanno fatto e ne fanno la storia in Italia. Settima puntata
Prima puntata: Datome
Seconda puntata: Capobianco
Terza puntata: Sottana
Quarta puntata: Bufacchi
Quinta puntata: Linton Johnson
Sesta puntata: Luca Banchi
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Valerio Bianchini, 80 anni il prossimo 22 luglio, è sempre proiettato al futuro con una tenacia che, mentre parla, pare ancora di vederlo a bordo parquet mentre dirige come un direttore d’orchestra il suo quintetto. É talmente proiettato al futuro che è stato scelto per “posare la prima pietra” della nuova società che si propone di riportare Roma in Serie A (con il titolo sportivo acquisito dalla Vanoli Cremona dalla cordata americana di Donnie Nelson e Luka Doncic) e, soprattutto, di aprirle le porte della nuova massima competizione continentale Nba Europe che dovrebbe cominciare nell’autunno 2027. Infatti, è una sorta di senior advisor della nuova compagine, proprio Bianchini che da coach negli anni Ottanta tra Cantù e Roma (Virtus) vinse ben due volte la vecchia Coppa dei Campioni.
Come si chiamerà la nuova squadra di Roma?
Roma Basket Club. Forse ci sarà un suffisso, un nickname, come da tradizione americana. Ma siccome non vogliamo neppure fare un’americanata, può anche essere che rimanga solo Roma Basket Club, è allo studio. In ogni caso il 25 giugno ci sarà la presentazione e sarete invitati. Saranno svelati anche i colori delle canotte.
I colori? Giallorossi? Biancocelesti? Lupi? Aquile?
Assolutamente no. Niente di questo. É tutto ancora allo studio, ma ci siamo quasi.
C’è un po’ di affollamento attorno all’idea di Nba Europe per Roma: c’è anche il progetto di Paul Matiasic che si è aggiudicato già il PalaEur per giocare…
La differenza è che il nostro gruppo è tutto di gente di sport. Donnie Nelson, figlio di Don, è stato il general manager dei Mavericks che ha portato a Dallas prima Dirk Nowitzki e poi Luka Doncic. Insomma, uno che se ne intende sia di Nba sia di pallacanestro europea direi… e quel che mi ha convinto a partecipare e metterci il mio impegno è l’interesse primario per approdare a Nba Europe, ma soprattutto un’idea di sviluppo della pallacanestro romana e di tutte le sue risorse che condivido e sposo in pieno. Faremo un accordo con una realtà esistente e di pregio per far crescere anche un settore giovanile. Rispetto al PalaEur che dire… è stato fermato con cifre vertiginose dall’avvocato Matiasic per una squadra che presto sapremo se ci sarà veramente o no. Noi partiremo al Palazzetto dello Sport di viale Tiziano.
Dove adesso gioca la Virtus Roma, la storica squadra della capitale, che sta provando a risalire dalla B nazionale alla A2 proprio in questi giorni con le finali dei playoff. Non ci sarebbero poi troppe squadre?
Tre sarebbero troppe, due sarebbe perfetto e l’altra per quel che mi riguarda dovrebbe essere la Virtus con il nome e la storia che porta avanti. E sarebbe preziosa, anzi, una collaborazione di ampio livello tra noi e la Virtus.
Avete già pensato al coach? Matiasic, si legge, cerca Ettore Messina…
Mi auguro che ci riescano… Il mio preferito in assoluto sarebbe Luca Banchi, ma è il ct della nazionale. Bisogna vedere se arriverà dal bacino americano o da quello europeo. Probabile alla fine sia un italiano, che conosca bene l’ambiente. Anche se ricordatevi di Dan Peterson, è vero che prima di venire qua ebbe un’esperienza in Cile, ma era pur sempre americano. E che allenatore è stato…
Per Nba Europe si parla di due squadre per nazione, quindi Milano e Roma. Certo alla Virtus Bologna avrebbero di che lamentarsi, no?
Io penso che se la città produce pallacanestro e infrastrutture per la pallacanestro gli americani capiranno che potranno essere anche più di due per paese. Anche a Napoli, proprietà americana per altro, stanno provando a perseguire questo progetto e fanno bene. Il punto è non solo sognare più l’Nba, ma averla qui. Come richiamo e immaginario, perché il livello della pallacanestro in Italia e in Europa è già altissimo. Eppure provate a chiedere ai ragazzini delle scuole nomi di giocatori italiani, risponderanno Bargnani, Datome, Gallinari, Fontecchio… quelli che sono stati o sono in Nba, insomma.
A Milano si è parlato anche dei club di calcio ma alla fine dovrebbe essere l’Olimpia?
L’Olimpia è molto legata all’Eurolega. Ma sarà importante un accordo di Nba con Eurolega e Fiba per avere una sola competizione europea di massimo livello e credo che ormai il tempo sia maturo perché ciò avvenga.
L’Olimpia Milano vincerà lo scudetto o ci sarà la sorpresa Reyer Venezia? (Gara 1 è giovedì 11 giugno).
Venezia è stata una mina vagante per tutta la stagione. Ha rotto il duopolio Milano-Bologna. Ha Amedeo Tessitori, per cui stravedo e non a caso recuperato in ottica nazionale dal ct Banchi. Un pivot che sa giocare la pallacanestro con intelligenza, sapendo cosa fare, in un’epoca in cui in quel ruolo conta soprattutto la fisicità. Infatti, una delle cose più belle della finale sarà la sfida tra i due pivot, tra il talento di Tessitori e la fisicità di Josh Nebo.
Qual è il valore che il basket le ha dato?
Enormi valori. Ero un ragazzino che si nascondeva dietro ai libri. Vivevamo a Milano. Avevo difficoltà ad avere amici, non volevo andare in cortile a giocare a calcio con gli altri, odiavo giocare a calcio. Invece, un giorno, verso i 10 anni credo, mia mamma mi portò in parrocchia dove c’era un campetto di pallacanestro. É stato subito amore. Poi arrivarono gli anni Sessanta, l’American Dream, prima fui un modesto giocatore e poi un allenatore, ma non è stata Milano ma Roma a farmi diventare un grande allenatore. Prima con la Stella Azzurra, in Serie B, quando la società ebbe il coraggio di riportare il basket al PalaEur. Ricordo di aver portato i ragazzi a vedere il parquet e ricordo cosa dissi loro: “Qui ci sono ancora le impronte di Jerry West” (la leggenda dei Lakers, l’uomo-logo dell’Nba, che a Roma nel 1960 vinse l’oro olimpico con la nazionale statunitense). E uno dei miei ragazzi ruppe la poesia rispondendo: “Per forza coach, non hanno più spazzato qui”. Luciano e Alberto Acciari, proprietari della Stella Azzurra, erano secoli avanti, s’inventarono gli spettacoli tra primo e secondo tempo, rivitalizzarono il movimento della pallacanestro a Roma. Poi arrivò la Serie A e poi, per me, anche scudetti e coppe Campioni prima con il passaggio a Cantù e poi col ritorno nella capitale alla Virtus.
Qual è l’errore che un genitore non deve fare portando al minibasket i figli?
Pensare che nel basket sia più importante una prospettiva da professionista rispetto alla capacità formativa straordinaria che questo sport ha. Un giocatore timido impara a prendersi le sue responsabilità tirando quando è nella posizione migliore rispetto ai compagni e viceversa il cestista egoista per giocare bene deve imparare a passarla quando ha compagni in posizione migliore per il tiro. E s’impara il rispetto per l’avversario che nella pallacanestro comincia dall’essere un no contact game per definizione.
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- The Guardian - World news

- UFC champion says he has been banned from White House fight over criticisms of Trump
UFC champion says he has been banned from White House fight over criticisms of Trump
Sean Strickland claims he was not cleared to attend the UFC event because he ‘made fun of Israel and Epstein’
The only current men’s US UFC champion says he has been barred from Sunday’s fight card on the south lawn of the White House because he dared to criticize Donald Trump, Israel and Jeffrey Epstein.
On Tuesday night, middleweight champion Sean Strickland wrote on X that he had been informed by the Ultimate Fighting Championship that he had not been cleared to attend the event by the White House.
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© Photograph: Dan Himbrechts/EPA

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World Cup 2026: France, Spain, Argentina... Who are the favourites?
Eight red cards shown to Brazil in fiery friendly against US women
- France 24 - English

- Somali referee denied US visa gets hero’s welcome back home, vows to attend next World Cup
Somali referee denied US visa gets hero’s welcome back home, vows to attend next World Cup
Mexico vs South Africa: World Cup group match – teams, start and lineups
Hero’s welcome for Somali referee denied entry to US World Cup tournament
- Belfast Telegraph

- Belfast boxer recalls missing weight: ‘Jamie Conlan told me my fight had been pulled... I genuinely didn’t believe him’
What’s happening at the World Cup one day before tournament starts?
Where to watch the World Cup in Portugal?
Football fans in Portugal will have a wide range of options for following the 2026 FIFA World Cup, whether from the comfort of their homes, on mobile devices or in
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Why is the FIFA World Cup 2026 being held in three countries?
- Affaritaliani.it

- Sinner, il retroscena del malore al Roland Garros. D’Errico: “Il corpo non è una macchina”
Sinner, il retroscena del malore al Roland Garros. D’Errico: “Il corpo non è una macchina”
Il malore di Jannik Sinner al Roland Garros ha riacceso il dibattito sui limiti fisici degli atleti di alto livello
Il malore di Jannik Sinner al Roland Garros ha riaperto il dibattito sui limiti fisici degli atleti di alto livello. Caldo, disidratazione, recupero, stress, calendario e pressione mentale sono fattori che possono incidere sulle prestazioni e sulla tenuta di un campione. Affaritaliani ne ha parlato con la Dott.ssa Valeria D’Errico, medico dello sport e dell’esercizio fisico e medico subacqueo.
D’Errico ha seguito per diversi anni squadre olimpiche e giovanili di scherma ed è appassionata di sport e movimento in tutte le sue declinazioni. Senza entrare in diagnosi a distanza, la dottoressa analizza i possibili fattori che possono portare un atleta a un calo fisico, il ruolo del caldo e l’importanza degli accertamenti prima del rientro.
L’intervista di Affaritaliani a Valeria D’Errico, medico dello sport e dell’esercizio fisico e medico subacqueo
Dottoressa, partiamo dalla domanda che si fanno tutti: cosa può succedere a un atleta quando ha un malore improvviso come quello di Sinner al Roland Garros?
“Bisogna contestualizzare. Parliamo di un atleta al quale viene richiesta una performance continua, spesso non solo al suo standard, ma anche oltre. Le condizioni che possono portarlo a un esaurimento fisico, ma anche psicologico, possono essere diverse.
Dal punto di vista fisico, per quello che è trapelato e anche per quello che lui stesso ha raccontato, può esserci una scarsa riserva energetica di partenza, magari legata ai numerosi impegni sostenuti negli ultimi mesi, alla stagione primaverile e agli appuntamenti che ha dovuto affrontare. Anche perché ha quasi sempre chiuso le sue competizioni arrivando in fondo, spesso da vincitore o comunque molto avanti. Può esserci, quindi, una condizione di overtraining o di inizio overtraining. Parliamo di quelle situazioni in cui si accumula uno stress cronico, non necessariamente già manifesto, ma in cui possono iniziare a sommarsi affaticamento e poco recupero, nonostante tutti gli accorgimenti che l’equipe può mettere in atto.
Secondo me è significativo anche il fatto che lui stesso abbia detto: “Quella mattina ho dormito male”. Questo è un segnale che l’atleta e l’equipe che lo segue devono sempre tenere presente. E sono certa che lo tengano davvero sotto controllo da questo punto di vista. Probabilmente gli è stato chiesto di fare quel qualcosa in più, pur non avendo magari la fisicità al massimo in quel momento. E poi ci sono i sintomi da disidratazione, in un contesto in cui si era arrivati a temperature molto importanti”.
Il caldo può aver inciso? Quanto pesa in una situazione del genere?
“Il caldo influisce moltissimo. Già una persona normale, sotto il sole a mezzogiorno, può percepire i classici sintomi di un colpo di calore o di surriscaldamento. Immaginiamoci cosa può succedere durante un’attività sportiva ad alta intensità. Il tennis richiede un impegno misto: alta intensità, a fasi alterne e continue, ma soprattutto prolungate nel tempo. Un incontro può durare da un’ora fino anche a cinque ore.
Oltre al contesto climatico, ci sono anche i sintomi della disidratazione. Il nostro corpo deve perdere liquidi per tenere bassa la temperatura e, durante la gara, non è sempre facile reidratare qualcosa che magari è già difficilmente recuperabile. Secondo me sono tanti i fattori che possono essere intervenuti. E questo, a mio avviso, può spiegare anche il fatto che, grazie al cielo, ad oggi non siano emerse problematiche importanti su Sinner. Ho letto che si parlava di risonanze magnetiche cardiache e che queste non avrebbero dato esito negativo. Escludendo patologie importanti sottostanti, questo mi fa pensare che il quadro clinico di Sinner in questo periodo possa essere stato legato soprattutto a un possibile inizio di sindrome da overtraining, associato a condizioni climatiche e ambientali non favorevoli”.
Quali controlli si fanno su un atleta prima del rientro? Gli accertamenti di Sinner devono preoccupare in vista di Wimbledon?
“In atleti di questo livello c’è sempre un po’ il rischio di correre troppo sui tempi, chiaramente. Il calendario è un calendario e la pianificazione diventa fondamentale. Gli accertamenti vengono fatti in tempi molto brevi proprio per questo: poiché l’esigenza c’è e il tempo è stretto, bisogna escludere patologie sottostanti. Bisogna capire se emerge qualcosa di francamente organico o patologico, oppure se si tratta di una condizione che non rientra in una patologia organica, ma in una sindrome generale di stanchezza cronica.
La tempestività degli accertamenti serve proprio a questo: capire se si può correre, se c’è il tempo per rimetterlo in campo rapidamente, oppure no. Chiaramente gli atleti non sono macchine e la risposta non è sempre lineare. Sinner può rispondere molto bene con una breve pausa, come ha fatto, in vacanza in famiglia, in un contesto confortevole, con più riposo e senza allenamenti. Oppure potrebbe volerci qualcosa in più. Dipende dalla risposta dell’organismo, da quanta fatica ha accumulato e da quanto il corpo è realmente in riserva.
Quanto ai controlli, le prime cose che si cercano di escludere sono problematiche di tipo organico, soprattutto cardiologiche, anche per i sintomi che aveva avuto Sinner: capogiri, svenimenti o quasi svenimenti. Quindi tutta la batteria elettrocardiografica, test sotto sforzo, risonanze e valutazioni cardiologiche sono fondamentali. Poi ci sono anche gli esami del sangue. Servono a capire, banalmente, se il ragazzo stava covando un’influenza o un’infezione. Sono fattori che, in un equilibrio che deve essere al 200% per un campione di questo livello, possono alterare lo stato fisico e incidere in modo importante”.
In vista di Wimbledon, quindi, conta molto come risponderà il corpo. Anche il fattore psicologico può incidere?
“Sì, anche se Sinner da questo punto di vista ha una grande tenuta. Ho letto un po’ le interviste che ha fatto dopo il Roland Garros. Ha detto che c’è stato un momento in cui ha provato a reagire, ma si è proprio accorto che non ce la faceva. E, nonostante questo, ha spiegato che è stato un brutto momento, ma che ora si ferma e ci lavora. Se risponde bene fisicamente, se vengono calcolati bene i tempi di recupero e se viene reintegrato nel modo giusto, con la giusta pianificazione, è possibile che torni in campo al meglio delle sue possibilità. Quali saranno queste possibilità, però, verrà definito da come reagirà nelle prossime settimane. La testa, invece, credo sia un punto di forza di Sinner. È un atleta che, mi viene da dire, va tenuto un po’ a briglie strette. Perché tende ad andare sempre oltre il suo potenziale fisico del momento. Lo aiuta molto l’aspetto psicologico, perché è molto forte di testa.”
Allargando il discorso oltre Sinner: tra calendari sempre più fitti, caldo, casi come quelli di Bove ed Eriksen e infortuni sempre più frequenti nel calcio, si sta chiedendo troppo agli atleti?
“I nomi che hai fatto sono legati a casi organici e patologici importanti. Però sì, secondo me il nostro mondo attuale porta sempre a spingere sugli obiettivi e sulla performance. Non siamo macchine. L’organismo, il corpo umano, per quanto calcolato, gestito e seguito nella minuzia delle sue reazioni, resta un corpo, non una macchina.
Se gli si chiedono continuamente appuntamenti estremamente performanti, uno dopo l’altro, può non rispettare le aspettative. Forse stiamo chiedendo un po’ troppo. Forse bisognerebbe calendarizzare diversamente, ma gli appuntamenti sono tanti. Forse servirebbero rose diverse. Le risposte possono essere molte. All’atto pratico, però, gli atleti tendono a considerarsi sempre pronti per andare in campo. Per questo bisogna seguirli molto da vicino e cercare di calcolare, con tutta la strumentazione che oggi la medicina dello sport ci dà, il maggior numero possibile di parametri.
Oggi i parametri fisiologici ci permettono di valutare i carichi di lavoro quasi istantaneamente, dopo ogni sessione o quasi ogni sessione di allenamento. Questo consente di pianificare nel modo migliore e di creare un programma estremamente individualizzato, sia in base alle condizioni climatiche sia in base alle condizioni fisiche con cui l’atleta si presenta. L’organismo ha bisogno di spingersi, ma allo stesso tempo deve avere il tempo di ripristinarsi e recuperare fisiologicamente. Si può aiutarlo il più possibile, ma ci sono segnali che non vanno sottovalutati. La bravura sta nel riconoscerli il prima possibile e nel gestirli in modo da non arrivare a certi momenti: né all’infortunio, che è comunque un segnale di sovrallenamento o di qualcosa che è andato oltre, né a condizioni di stanchezza cronica, come può essere magari accaduto in situazioni tipo quelle di Sinner”.
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When are England playing in the World Cup 2026?

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Argentina World Cup 2026 preview: Players to watch, group matches and squad
- The Guardian - World news

- Omar Artan given hero’s welcome in Somalia after referee’s US entry blocked
Omar Artan given hero’s welcome in Somalia after referee’s US entry blocked
Artan deemed a threat to national security by US officials
‘I promise you that I will attend the next one’
The World Cup referee from Somalia who was denied entry to the US arrived on Wednesday in Somalia’s capital, Mogadishu, where he was received by a crowd of supporters and officials.
Omar Artan was due to be the first referee from Somalia to officiate at a World Cup after making Fifa’s final list for the tournament. He is one of Africa’s top referees and was named the continent’s best male referee in 2025.
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© Photograph: Feisal Omar/Reuters

© Photograph: Feisal Omar/Reuters

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