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Legge elettorale, vertice di maggioranza: blitz in aula della destra per evitare l’ostruzionismo. Ancora scontro sulle preferenze

9 June 2026 at 17:50

Niente emendamenti e tagliola sui tempi per andare in aula se l’opposizione farà ostruzionismo. La legge elettorale Stabilicum deve proseguire il suo percorso senza modifiche e tensioni interne alla maggioranza. I temi si affronteranno in aula, anche quello delle preferenze. È questa la linea emersa da una riunione di maggioranza a via della Scrofa con i delegati di Fratelli d’Italia, Forza Italia e Lega sul tema della legge elettorale.

Giovedì dunque, quando scadranno i termini per presentare gli emendamenti, la maggioranza valuterà il da farsi in base all’atteggiamento delle opposizioni: se il centrosinistra presenterà migliaia di proposte di modifica, la destra ha trovato l’accordo per non presentarne. A quel punto si inizierà a discutere e poi il presidente della commissione Affari Costituzionali Nazario Pagano prenderà atto che non ci sono le condizioni per arrivare in aula entro fine giugno:si voterà il testo base della legge senza dare il mandato al relatore tagliando i tempi della discussione e senza votare gli emendamenti.

Diverso è il caso in cui l’opposizione dovesse essere dialogante e a quel punto le modifiche alla legge si potrebbero fare anche in commissione. La maggioranza, d’altronde, ha già pronte due correzioni: l’introduzione del Trentino Alto Adige all’interno del premio di maggioranza e la denominazione del “premio di governabilità” a cui sarà cambiato il nome in premio di circoscrizione. Due piccoli aggiustamenti obbligati che, a seconda dell’atteggiamento delle opposizioni, saranno presentati in commissione Affari Costituzionali alla Camera o direttamente in aula.

Sicuramente in aula arriverà invece la questione delle preferenze che oggi non sono previste nel testo della legge elettorale e su cui la maggioranza sta litigando. Giorgia Meloni spinge per reintrodurle e Fratelli d’Italia con Giovanni Donzelli sta studiando un modello simile a quello toscano: un sistema con i capilista bloccati e gli altri candidati scelti con le crocette. Ma Lega e Forza Italia continuano a opporsi. Il rischio resta quello che la maggioranza si spacchi a voto segreto. Di questo, comunque, si parlerà a luglio quando il testo arriverà in aula.

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Crosetto: “L’Anthropic l’abbiamo chiamata noi. L’intelligenza artificiale in due anni cambierà tutto”

9 June 2026 at 14:59

Il ministro della Difesa Guido Crosetto, nel corso dell’audizione congiunta con il ministro degli Esteri Tajani in Senato davanti alle commissioni Esteri e Difesa di Montecitorio e Palazzo Madama ha detto che “con gli ultimi satelliti lanciati e con la quantità di lanci in corso il divario costruito da Musk rispetto al resto del mondo aumenta. Oggi non c’è nessuno in Europa, neppure mettendo insieme tutti i paesi, che sia minimamente in grado, nei prossimi dieci anni, di raggiungere qualcosa che assomigli a quello che Musk è in grado di fare oggi.

La Cina come possibile alternativa? “Sì, i cinesi probabilmente sono l’alternativa, ma come lanci anche loro sono a un decimo rispetto a quelli che riesce a fare Musk oggi”.

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Per Mentana La7 è la ‘Tele anti Meloni’: che male c’è? Ora non si tiri fuori la storiella del pluralismo

9 June 2026 at 13:32

Ha destato scalpore e la solita prevedibile serie di commenti una recente presa di posizione di Enrico Mentana riguardo alla linea politica della rete televisiva in cui lavora ricoprendo incarichi di vertice. Tutto è cominciato sotto i miei occhi, a Tv talk. Si parlava con vari ospiti delle tendenze dell’informazione televisiva quando Mentana ha espresso una sua visione delle cose che ha provocato una certa sorpresa: se nel panorama televisivo italiano esiste una teleMeloni, bisogna riconoscere che in queste stagioni La7 ha svolto il ruolo di TeleantiMeloni.

Ovviamente la lettura è stata subito ripresa, sottolineata e diffusa dagli ambienti filogovernativi che hanno visto nelle parole di Mentana l’occasione per smentire tutte le polemiche sul telemelonismo. Ma la storia non si è esaurita perché pochi giorni dopo, negli incontri previsti annualmente a Dogliani, è toccato proprio a Mia Ceran, già protagonista del primo confronto, il compito di intervistare il direttore del TgLa7. E la questione ovviamente è riemersa, con Mentana che ha avuto tempo e modo di chiarire la sua posizione e di approfondire la sua analisi, osservando come l’antitelemelonismo di La7 si manifesti per esempio nella presenza prevalente, nei numerosi talk della rete, di ospiti dichiaratamente appartenenti all’area dell’opposizione al governo di destra.

Tutto ciò è molto evidente, direi inconfutabile, ma mi permetto di avanzare due obiezioni, la prima è un dettaglio, la seconda invece è radicale. La prima: forse sarebbe utile notare anche le sfumature dell’antimelonismo che si annida nei programmi di La7, osservare con che motivazioni e con che toni si manifesta, verificare come la critica al governo sia accompagnata in alcuni programmi da una critica non meno dura al lavoro dell’opposizione. A me personalmente piacerebbe sapere quali sono i motivi dell’avversione di Lilli Gruber nei confronti di Elly Schlein e della sua politica, apparsa in tutta evidenza nella lettura catastrofistica dei risultati del primo turno di amministrative.

Ma lasciamo da parte questi dettagli e consentitemi una domanda radicale: e se anche fosse? Se anche fosse vero, come sostanzialmente è, che La7 è profondamente, decisamente antimeloniana, antigovernativa, sempre critica nei confronti degli esponenti della maggioranza, dei loro atteggiamenti e delle loro posizioni, ebbene: che male ci sarebbe? Che male c’è se una rete privata, sia chiaro privata, che anche in considerazioni di scelte dettate dal marketing e dall’analisi del suo potenziale pubblico (qui nessuno è ingenuo) sceglie una linea così netta portandola avanti (sia chiaro anche questo) senza falsificazioni della realtà ma grazie a una sua lettura della realtà?

Spero che nessuno tiri fuori a questo punto la storiella del pluralismo, perché con cinque reti (e mezzo, visto il destino di Rai3) smaccatamente appiattite sul governo credo non sia proprio il caso. A meno che non si voglia pensare che tutte quelle reti nei loro programmi di informazione siano un esempio di obiettività tenendo ben separati i fatti dalle opinioni (ahahah…) mentre La7 è di parte, faziosa, ideologica ecc. Ma questo sono certo che non lo pensa neppure Mentana.

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Industria, marittimi, aeronautica. Meloni sprona l’Ue sull’Ets

9 June 2026 at 10:40

La competitività europea, di domani ma anche di oggi, passa inequivocabilmente dal dossier Ets. Ovvero dal meccanismo di neutralità climatica che potrebbe deindustrializzare il Vecchio continente. Per questa ragione, in occasione della videoconferenza ospitata dal presidente del Consiglio dei ministri Giorgia Meloni, dal Cancelliere federale tedesco Friedrich Merz e dal Primo Ministro belga Bart De Wever, è stata messa nero su bianco la necessità di una accelerata netta sul punto: ovvero che la prevista proposta di revisione della Direttiva Ets, attesa entro il prossimo luglio, si concentri sulla mitigazione del suo impatto sui prezzi dell’energia, sulla riduzione della volatilità delle tariffe e sull’eliminazione degli effetti asimmetrici sugli Stati membri.

Questa la posizione di Roma esplicitata dinanzi a un ricco parterre, composto dalla Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, e dai Leader di Austria, Bulgaria, Cipro, Estonia, Finlandia, Grecia, Lituania, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Romania, Spagna e Svezia.

Si tratta di un’esigenza particolarmente sentita da Confindustria, secondo cui il rischio è uno solo: “Senza una revisione profonda dell’Emissions Trading System usato per scambiare quote di emissioni di Co2, andiamo verso una deindustrializzazione, che l’Europa non si può permettere”. Parole dure quelle del vicepresidente di viale dell’Astronomia con delega all’Energia Aurelio Regina, intervenuto a Bruxelles in una conferenza stampa dedicata proprio al delicatissimo tema dell’Ets. L’associazione datoriale, aggiunge, “è determinata” a favorire una revisione dell’Ets che “non faccia perdere competitività” all’Europa, proprio in un momento in cui si trova in una “guerra commerciale dalla Cina senza precedenti”, perché “le merci cinesi stanno invadendo l’Europa”. Questa, avverte, “è l’ultima chiamata”.

Tra i riflessi diretti che accusano il colpo vanno menzionati anche due comparti specifici. Primo, quello marittimo, nella consapevolezza che la transizione ecologica deve procedere “con pragmatismo e apertura ai carburanti alternativi, evitando approcci ideologici che rischiano di penalizzare industria, lavoro e competitività”. Un passaggio che il viceministro alle infrastrutture Edoardo Rixi ha dedicato alla questione, intervenendo al Consiglio dei ministri dei Trasporti dell’Unione Europea, in programma a Lussemburgo, rappresentando il Governo italiano. Un desco a cui Rixi la posto la questione della revisione del meccanismo Ets applicato al trasporto marittimo, dal momento che il governo italiano teme che l’attuale impostazione andrebbe solo a foraggiare fenomeni di delocalizzazione dei traffici verso scali extraeuropei, con possibili ripercussioni negative sui porti nazionali e sull’intera economia marittima europea.

Secondo, quello aeronautico: per questa ragione i leader di Airlines for Europe (A4E), Aci Europe, Asd, Canso Europe ed Era, hanno inviato una lettera aperta alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, al vicepresidente esecutivo Stéphane Séjourné e ai commissari Wopke Hoekstra e Maroš Šefčovič in rappresentanza dell’ecosistema dell’aviazione europea: chiedono che la revisione supporti e non ostacoli, il percorso del settore aeronautico verso le emissioni nette zero.

“Le decisioni prese nell’ambito della revisione – si legge nella missiva – saranno cruciali sia per la decarbonizzazione sia per la competitività del settore aeronautico europeo. In un momento di crescente concorrenza globale e di esigenze di investimento senza precedenti, l’Europa deve evitare misure che indeboliscano il settore aeronautico”. In sostanza la posizione del governo italiano, secondo cui il sistema Ets “rappresenta un’ulteriore tassa a carico delle imprese europee, con effetti sui costi di produzione e sulla competitività”.

Caso Minetti, Gratteri a La7: “Se dico quello che penso, domani mi aprono un procedimento disciplinare”

9 June 2026 at 07:56

“La grazia concessa a Nicole Minetti e la mancata convocazione della massaggiatrice Graciela Torres da parte della Procura generale di Milano? Se mi pronuncio, domani mattina alle 8 e 30 mi aprono un procedimento disciplinare. Voglio ancora fare il procuratore di Napoli perché mi piace”. Così a Otto e mezzo (La7) il magistrato Nicola Gratteri, risponde a Lilli Gruber sulla grazia concessa dal Quirinale a Nicole Minetti e sulla scelta della Procura generale di Milano di non sentire la testimonianza della massaggiatrice uruguayana Graciela Torres, spiegando i limiti che gli impone lo status di magistrato in servizio. Sul tema specifico della grazia, il procuratore capo di Napoli mantiene la stessa linea: “Non posso dire nulla anche perché ho letto proprio oggi che stanno facendo altre indagini e altri approfondimenti”. E precisa che solo da pensionato, tra due anni al compimento dei 70, si concederebbe il lusso di un’opinione personale.

La conversazione si sposta poi sulle dichiarazioni di Marina Berlusconi. Dopo l’archiviazione disposta dal Tribunale di Firenze sulle indagini riguardanti Marcello Dell’Utri come possibile mandante occulto delle stragi del 1993, la presidente di Fininvest ha definito la giustizia “un’emergenza del Paese”, citando il fatto che si tratterebbe della sesta volta in cui procedimenti a carico di esponenti vicini a Silvio Berlusconi non arrivano a sentenza definitiva. Gratteri riconosce l’esistenza di un’emergenza, ma la colloca su un piano diverso. Non è l’archiviazione di Firenze a crearla, ma l’assenza di riforme strutturali da parte della politica: “Il governo e il Parlamento non hanno fatto le riforme che servivano a velocizzare i processi e si potevano fare senza abbassare il livello di garanzia dell’indagato e dell’imputato”.

Il magistrato ricorda che l’emergenza nasce dalla lentezza cronica del sistema, non dalle singole decisioni giudiziarie. Quanto alle critiche di Marina Berlusconi sul ripetersi di archiviazioni, Gratteri sottolinea un principio cardine del nostro ordinamento: l’obbligatorietà dell’azione penale. E spiega: “Se domani mattina arrivano elementi nuovi su Dell’Utri, il pm può chiedere al gip la riapertura dello stesso fascicolo sul quale due, tre, quattro mesi fa lo stesso pm ha chiesto l’archiviazione. Questo è il codice di procedura penale. Se non vi piace, modificatelo. Avete fatto tante di quelle modifiche… se questo vi scandalizza, modificatelo, ma è inutile che andate a protestare e a contestare”.

Il procuratore di Napoli conclude con un passaggio di forte preoccupazione su un altro fronte: la recente riforma della Corte dei Conti voluta dal governo Meloni, la cosiddetta “legge Foti”. Oggi un pubblico amministratore che cagiona un danno erariale di 100mila euro risponde solo per 30mila. “Mi spiegate qual è la ratio di questa norma? – denuncia Gratteri – È quella di dire a qualsiasi pubblico amministratore: fai quello che vuoi, tanto più del 30% non paghi”. Una norma che definisce di “gravità assoluta” e sulla quale, a suo avviso, l’opposizione tace.

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