Normal view

TCU aprova com ressalvas contas do governo Lula de 2025 

Logo Agência Brasil

O Tribunal de Contas da União (TCU) aprovou nesta quarta-feira (10), por unanimidade, as contas do governo do presidente Luiz Inácio Lula da Silva referentes a 2025, mas com diversas ressalvas e alertas relacionadas à execução orçamentária e financeira.

Os ministros seguiram na íntegra o parecer do relator das contas da União, Benjamin Zymler, que em seu voto afirmou que “as contas são fidedignas”. Contudo, Zymler apontou problemas no controle de renúncias fiscais e na trajetória da dívida pública, entre outros.

Notícias relacionadas:

Entre aș principais ressalvas indicadas está o empréstimo de R$ 12 bilhões aos Correios, que, na avaliação do relator, foi aprovado pelo governo sem análise técnica adequada.

“Não houve um exame adequado do plano de recuperação nem dos riscos fiscais associados à concessão de garantia, pela União, ao empréstimo tomado à Empresa de Correios e Telégrafos”, disse Zymler ao apresentar o resultado do exame nas contas feito pelo corpo técnico do TCU.

As contas foram examinadas em sessão extraordinária na sede do TCU, em Brasília, que contou com a presença de três ministros de governo: Bruno Moretti (Planejamento), Vinícius de Carvalho (Controladoria-Geral da União) e Miriam Belchior (Casa Civil).

No relatório, Zymler reconheceu o cumprimento da meta fiscal para 2025, que era de gastos iguais às receitas, com tolerância de 0,25% de déficit. Contudo, ele ressalvou que o déficit do Governo Central (Tesouro Nacional, Previdência Social e Banco Central) ficou em 0,47%, o equivalente a R$ 58,6 bilhões.

Outro ponto ressalvado pelo relator foi o tamanho das despesas que ficaram, por aprovação do Congresso, de fora da meta fiscal formal, na ordem de R$ 48,7 bilhões. Isso prejudica a confiança nas regras fiscais, destacou Zymler.

O corpo técnico do TCU apontou a discrepância entre o esforço fiscal realizado e aquele necessário para estabilizar a trajetória da dívida pública. Segundo cálculos da corte de contas, seria necessário um superávit primário de 1,94% no Governo Central.

Entre os alertas, o relatório apontou, por exemplo, a rigidez na execução orçamentária, com 91,4% dos gastos realizados pelo governo sendo de natureza obrigatória.

Outro alerta diz respeito ao tamanho das renúncias fiscais, que chegam a R$ 544 bilhões, ou 4,7% do Produto Interno Bruto (PIB). Desse montante, 47% não têm prazo de vigência, enquanto mais de 47% de 21 das principais politicas não passam por avaliação periódica. Tais renúncias comprometem o esforço para que o governo cumpra a meta fiscal.

O TCU também destacou a pressão sobre as contas públicas exercida pelo patamar elevado da taxa básica de juros da economia, a Selic, que se encontra em 14,5% ao ano e majora o custo da dívida pública.

O parecer aprovado pelo plenário do TCU deverá agora ser encaminhado ao Congresso Nacional, a quem cabe a decisão final sobre a aprovação das contas de governo, ou seja, se elas atendem ao novo arcabouço fiscal.

La prigione dei Mondiali: a Kansas City il carcere per i tifosi costato 25 milioni. Da simbolo a flop: non sarà pronto per l’arrivo di Messi

10 June 2026 at 17:48

Doveva essere pronta prima dell’arrivo di Lionel Messi e delle centinaia di migliaia di tifosi attesi per il Mondiale 2026. Doveva rappresentare la risposta di Kansas City a quella che le autorità locali consideravano una delle principali sfide dell’evento: gestire l’inevitabile aumento di arresti, disordini e reati minori legati all’afflusso di visitatori. Invece la cosiddetta “prigione dei Mondiali” rischia di diventare il simbolo di un’altra storia: quella di un progetto costato 25,8 milioni di dollari che non sarà pronto in tempo. A Kansas City il calcio è arrivato accompagnato da promesse, investimenti e aspettative enormi.

Mondiali 2026, i gironi e il nuovo regolamento
Mondiali 2026, tutti i convocati e le formazioni tipo
Calendario Mondiali: date e orari, dove vedere le partite in tv
La mappa dei Mondiali: 16 città, 4 fusi orari
L’albo d’oro dei Mondiali

La città del Missouri ospiterà 6 partite della Coppa del Mondo e si prepara ad accogliere circa 650mila visitatori. Tra le attrazioni più attese c’è l’Argentina di Messi, ma anche le Nazionali di Inghilterra e Paesi Bassi hanno scelto l’area metropolitana come base operativa durante il torneo. Per una città di circa 2,2 milioni di abitanti, la più piccola tra le 11 sedi statunitensi del Mondiale, si tratta di un banco di prova senza precedenti. È proprio questo scenario che, negli ultimi due anni, è stato utilizzato dai politici locali per giustificare la costruzione di una struttura detentiva modulare da 100 posti letto. Kansas City non possiede una prigione municipale dal 2009: chi viola le ordinanze cittadine viene trattenuto nelle stazioni di polizia oppure trasferito in strutture situate a oltre 80 chilometri di distanza.

Un problema logistico che, secondo gli amministratori, sarebbe diventato ancora più grave durante il Mondiale. Come riporta The Athletic, già nel maggio 2025 il city manager Mario Vasquez aveva avvertito che la città doveva essere pronta ad affrontare “alcuni degli spiacevoli eventi che potrebbero verificarsi” durante la competizione, accelerando la realizzazione di una struttura capace di gestire eventuali violazioni penali o comportamenti scorretti dei visitatori. Da quel momento, media locali e attivisti hanno iniziato a ribattezzarla la “prigione dei Mondiali”. La struttura avrebbe dovuto aprire il primo giugno 2026, appena due settimane prima della gara tra Argentina e Algeria. Non accadrà. I ritardi nella consegna di alcuni componenti da parte dei produttori e quelli nella formazione del personale hanno fatto slittare l’entrata in funzione.

A fine maggio, l’ufficio del city manager ha confermato che durante il torneo i detenuti non saranno ospitati nella nuova struttura. Il paradosso è evidente. Per rispettare le scadenze, il consiglio comunale aveva perfino autorizzato deroghe alle consuete procedure ambientali. L’opera, inoltre, è stata finanziata interamente attraverso una tassa locale destinata alla sicurezza pubblica, ossia un’imposta dal valore di 24 milioni di dollari annui. Insomma, per questa prigione modulare è stato speso più dell’intero bilancio annuale. Ma le polemiche non riguardano soltanto i ritardi. Quando i consiglieri comunali hanno visionato le immagini aeree dell’edificio, alcuni lo hanno paragonato a un magazzino, altri a un centro di detenzione dell’Ice. Le fotografie della struttura, priva di finestre visibili e composta da moduli prefabbricati, hanno alimentato ulteriormente le critiche.

Le associazioni contrarie al progetto hanno organizzato manifestazioni con slogan come “Lo sport unisce, le carceri separano”. Secondo Dylan Pyles, del gruppo Decarcerate KC, la struttura sarebbe servita soprattutto a “ripulire le strade mentre la città è sotto i riflettori del mondo”. Un’accusa respinta dall’amministrazione, che insiste sul fatto che l’edificio sarà dotato di servizi medici, aree ricreative all’aperto e spazi progettati per garantire condizioni dignitose. Nel frattempo anche il racconto politico è cambiato. Se fino a pochi mesi fa i Mondiali venivano indicati come una delle ragioni principali dell’urgenza del progetto, oggi diversi amministratori preferiscono minimizzare il collegamento.

Nel luglio del 2025, il consigliere Wes Rogers dichiarò: “Che siamo pronti o no, i Mondiali arriveranno, quindi dobbiamo assolutamente costruire questa struttura. Lo scorso maggio ha invece parlato della Coppa del Mondo come di una semplice “nota a piè di pagina” in una questione più ampia: la necessità di dotare Kansas City di una prigione municipale”. Dei quasi 160 milioni di dollari di fondi pubblici e aiuti federali mobilitati per il torneo nell’area di Kansas City, quei 25,8 milioni rappresentano forse la spesa più controversa.

L'articolo La prigione dei Mondiali: a Kansas City il carcere per i tifosi costato 25 milioni. Da simbolo a flop: non sarà pronto per l’arrivo di Messi proviene da Il Fatto Quotidiano.

Progetto Itaca Roma, il volontariato per la salute mentale: “Così facciamo prevenzione nelle scuole, parlando di ansia e dei fattori di rischio”

10 June 2026 at 17:39

Non di solo pane. Fare i volontari, oggi, può significare anche occuparsi della salute mentale delle persone e lavorare perché lo stigma intorno alla malattia mentale si riduca, attraverso progetti che mettono insieme le persone, malati, famiglie, e persino aziende. È la visione dell’associazione Volontari per la salute mentale, Progetto Itaca Roma. Andrea Garzia, 59 anni, è un ingegnere elettronico ed uno dei volontari. “In realtà sono sempre stato attratto dal volontariato”, racconta, “sono passato infatti per Sant’Egidio, dove ho lavorato con i senza dimora per molto tempo. E forse proprio lì ho cominciato a notare il tema della salute mentale. Da lì sono transitato per Telefono Amico, fino a che ho incontrato, appunto, Itaca Roma e sono rimasto colpito dai loro progetti. Ho fatto un corso di dieci incontri e sono diventato volontario”. L’associazione Progetto Itaca nasce oltre 20 anni fa a Milano, poi nel tempo si è diffusa ed oggi è presente in 18 città. A Roma i progetti sono moltissimi. Andrea li racconta uno dopo l’altro, partendo da quello di cui si occupa di più. “È il progetto ‘Prevenzione nelle scuole’, che ha l’obiettivo di sensibilizzare i ragazzi delle scuole superiori sui temi della salute mentale, spiegando ad esempio la differenza tra una normale emozione e un potenziale disturbo. Come facciamo? Organizziamo degli incontri in cui andiamo nelle scuole con uno psichiatra, che è una figura molto meno conosciuta rispetto allo psicologo, meglio se giovane, che possa entrare subito in contatto con i ragazzi. E si parla di tutto, dall’ansia, ai disturbi ossessivo-compulsivi, al disturbi dell’umore o dell’alimentazione. Si discute di fattori di rischio e dell’importanza di parlare e non isolarsi. Cerchiamo di rendere la presentazione coinvolgente, se possono usare il cellulare utilizziamo anche un’applicazione che consenta di interagire in modo anonimo”.

Un altro progetto importante è la “Club House Itaca”, importata dal mondo anglosassone. Si tratta della possibilità di offrire uno spazio diurno residenziale, dove gli utenti, persone che hanno qualche problema nell’ambito della salute mentale, possono andare in sede a passare la giornata, coordinati e supportati dai volontari che cercano di organizzare la giornata in attività. “Si tratta di un’attività preziosa”, spiega Andrea, “Qui ci sono corsi per imparare a usare il computer, di giardinaggio, cucina, aperti a tutti, con l’obiettivo di favorire il reinserimento sociale”. Abbinato alla Club House, di cui è un prolungamento, c’è il progetto che si chiama Job Station, che mette in contatto gli utenti che vengono alla Club House, quelli interessati ad un inserimento nel mondo del lavoro, con le aziende che offrono lavoro. “Per le persone fragili l’idea di iniziare un lavoro ‘di botto’ può essere difficile, allora cerchiamo di rendere questo passaggio soft affiancando al ragazzo o ragazza all’utente un tutor concordato con l’azienda, a cui chiediamo magari la possibilità di fare una prima fase di lavoro in smart working dalla nostra sede: in questo modo la percentuale di successo nel mantenimento del lavoro cresce sensibilmente”, continua Andrea.

Ma i progetti non finiscono qui: ci sono i gruppi di mutuo aiuto (GAMA): persone con problematiche simili si incontrano una volta a settimana in un posto sicuro e riservato, all’interno della sede, con l’aiuto di un facilitatore che sa gestire i gruppi. “È stato dimostrato”, continua il volontario, “che incontrarsi periodicamente e condividere le proprie esperienze ha un valore terapeutico, è molto efficace e a costo quasi zero, che può ad esempio integrare un percorso psicoterapeutico individuale o farne in parte le veci quando questo non è possibile (ad esempio per problemi economici)”. Ma non basta. C’è una linea di ascolto, un numero a cui i volontari danno informazioni su quello che fa il progetto Itaca, ma anche sui servizi pubblici a cui rivolgersi, dal centro di salute mentale al consultorio. E infine, poiché quando una persona si ammala si ammala anche tutta la famiglia, ecco il progetto “Famiglia a Famiglia”. “Ci rivolgiamo al nucleo familiare attraverso gruppi famiglia, in cui c’è sempre un facilitatore, in questo caso esperto rispetto all’avere in casa un parente con problemi di salute mentale e che quindi può aiutare quei familiari che si trovano ad affrontare questo tema per la prima volta. Organizziamo i gruppi in modo da far incontrare i familiari, che si scambiano esperienze, e si sentono meno soli: non è una cosa che abbiamo inventato noi”, conclude Andrea, “quando le famiglie erano allargate le persone si aiutavano, ma oggi quello che un tempo era spontaneo non c’è più e bisogna ricostruirlo”. Itaca Roma fa soprattutto questo: mettere insieme persone e famiglie con fragilità, attivare una condivisione che, immediatamente, cura, sconfiggendo la solitudine. Solitudine che non può che aggravare disturbi, malesseri e patologie, quando non è direttamente la causa.

L'articolo Progetto Itaca Roma, il volontariato per la salute mentale: “Così facciamo prevenzione nelle scuole, parlando di ansia e dei fattori di rischio” proviene da Il Fatto Quotidiano.

Povertà e assenza di reti alimentano i maltrattamenti infantili: Emilia-Romagna la Regione più attenta, criticità al Sud

10 June 2026 at 12:42

Una delle principali cause che alimenta il maltrattamento infantile oggi è la povertà relazionale, cioè la più generale mancanza di adulti di riferimento, legami significativi, comunità e spazi sicuri, che espone bambini e bambine a isolamento, disagio e, appunto, possibili abusi. Ad aumentare i rischi, ci sono l’instabilità economica, la disoccupazione e persino l’inflazione, che mettendo a rischio la salute mentale degli adulti incidono sulla sicurezza dei minorenni. È quanto emerge dalla settima edizione dell’“Indice regionale sul maltrattamento e la cura dell’infanzia in Italia” della Fondazione Cesvi (organizzazione umanitaria laica e indipendente) e presentata oggi a Roma alla presenza, tra gli altri, della presidente e del direttore generale di Cesvi, Ilaria Dallatana e Stefano Piziali e della ministra Eugenia Roccella. L’Indice, che si basa su 65 indicatori, non misura il numero dei casi di maltrattamento, ma la capacità delle regioni di contrastarlo con politiche pubbliche e servizi territoriali. Cura, salute, sicurezza, conoscenza, lavoro e accesso ai servizi sono le sei capacità analizzate.

La crescita degli abusi emotivi

Il messaggio è netto: la povertà non è solo la mancanza di risorse materiali, ma anche la carenza o il deterioramento di relazioni significative e di adulti e comunità capaci di proteggere. Solitudine, assenza di ascolto, fragilità dei legami familiari, mancanza di amici e scarsa presenza di adulti che intercettino il disagio. “Il maltrattamento dell’infanzia non è un fenomeno confinato alle mura domestiche, ma una sfida collettiva che affonda le radici nelle condizioni relazionali e sociali in cui bambini e famiglie vivono”, afferma Stefano Piziali. Se la famiglia è il primo spazio di protezione emotiva, può essere però intaccata da criticità, come conflitti di coppia, tensioni economiche e carichi di lavoro. Fondamentali le relazioni tra pari, anch’esse però potenzialmente segnate da esperienze dolorose come bullismo, razzismo e omofobia.

Secondo l’OMS, gli abusi si distinguono in fisico, sessuale, emotivo e trascuratezza. L’abuso emotivo è la forma più frequente (36,3%), seguito da quello fisico (22,6%) e sessuale (12,7%). Quest’ultimo colpisce più le bambine (18% contro il, 7,6% dei maschi). I reati contro minorenni in Italia hanno raggiunto 7.204 casi nel 2024 (+35% nell’ultimo decennio). Nel 2023 i servizi sociali in Italia seguivano oltre 113.000 minorenni vittime di maltrattamento (+58% rispetto al 2018). “Ma la violenza sui minorenni”, spiegano dal Cesvi, “è ancora fortemente sottostimata, a causa della paura, della vergogna e anche della normalizzazione culturale delle pratiche violente”. Le conseguenze sono gravissime, sia nel breve che nel lungo periodo: oltre a lesioni e infezioni, anche ansia, depressione, aggressività, disturbi del sonno, disturbo post traumatico da stress, compromissioni di sviluppo cognitivo e relazioni sociali, autolesionismo, abbandono scolastico, tentativi di suicidio.

Nord-sud, le differenze che pesano

L’Indice regionale analizza fattori di rischi e servizi delle singole regioni, mettendo in evidenza grandi disparità territoriali. La regione con la migliore capacità complessiva di fronteggiare il tema del maltrattamento all’infanzia è l’Emilia-Romagna, seguita da Veneto, Trentino-Alto Adige e Friuli-Venezia Giulia. Le regioni che presentano maggiori criticità sono, invece, Campania, Puglia, Calabria e Sicilia.

Le regioni che presentano una situazione negativa sono quelle in cui i fattori di rischio si combinano a servizi sotto la media. E non a caso i servizi a sostegno della genitorialità (pratici e psicologici), in ripresa dopo la pandemia, raggiungono in Italia 144.627 utenti, 495 ogni 100.000 abitanti: ma sono molto più diffusi al nord (741) rispetto al centro e al sud (322,1 e 271 sempre ogni 100.000 abitanti).

In generale, gli utenti dei servizi sociali professionali (bambini e adulti) registrano un aumento dopo la pandemia (da 725.440 del 2018 a 775.220 nel 2022 (+6,9%). L’assistenza domiciliare per famiglie e minorenni cresce ma resta inferiore al 2018: 32.281 utenti (-8,3%). Aumenta anche il numero di utenti dei servizi sociali per dipendenze (da 21.408 a 27.261) e il tasso di dimissioni ospedaliere per disturbi psichici tra minorenni (da 5,5 a 8,1 dimissioni nel 2023 ogni 10.000 abitanti). Scende il numero assoluto dei pediatri, da 7.499 a 6.962.

Rafforzare le ‘antenne sociali’

Sulla base dei dati, Cesvi invita, per contrastare povertà relazionale e maltrattamenti, a rafforzare gli spazi educativi e di aggregazione, sostenere le famiglie, valorizzare il ruolo della scuola e promuovere reti territoriali integrate tra servizi, terzo settore e comunità locali, mettendo il minorenne al centro di una vera ‘comunità di cura’. Anche il quartiere può essere decisivo: centri diurni, biblioteche, campetti sportivi possono diventare fattori protettivi. “Occorre rafforzare quelle che definiamo ‘antenne sociali’, cioè pediatri, insegnanti e operatori sociali che intercettino la vulnerabilità prima che si trasformi in maltrattamento e per questo serve anche più formazione degli operatori”, afferma sempre Piziali. Proprio in quest’ottica, Cesvi ha sviluppato un programma di “Case del Sorriso” in contesti territoriali fragili come i quartieri periferici di Napoli, Bari, Siracusa ma anche Milano, offrendo sostegno psicologico, supporto alla genitorialità, sport, proposte educative. Per rafforzare socialità, protezione e senso di appartenenza.

L'articolo Povertà e assenza di reti alimentano i maltrattamenti infantili: Emilia-Romagna la Regione più attenta, criticità al Sud proviene da Il Fatto Quotidiano.

Is the far right exploiting the 'sickening' attack by a refugee in Belfast?

10 June 2026 at 10:42
PRESS REVIEW – Wednesday, June 10: British papers talk about the unrest in Belfast in the aftermath of a knife stabbing. Next: what does it mean to be a trillionaire? Elon Musk might soon find out. Also: Pope Leo met with Bad Bunny, but the Vatican says it won't be releasing the photos. Finally, donkeys enjoy new socks from Arsenal Football Club.

East Med. Dagli Usa nuovo impulso alla cooperazione energetica regionale

10 June 2026 at 10:01

Una settimana di incontri ad alto livello negli Stati Uniti sta imprimendo nuovo slancio alla cooperazione energetica nel Mediterraneo orientale. Da un lato, a Washington, i Paesi membri dell’East Mediterranean Gas Forum (Emgf) hanno riaffermato il loro impegno a favore dello sviluppo delle risorse energetiche nel rispetto del diritto internazionale. Dall’altro, a Houston, è in programma il lancio ufficiale dell’East Med Energy Center, una delle principali iniziative previste dall’EastMed Act approvato dal Congresso statunitense nel 2019.

Le due iniziative si inseriscono in un più ampio sforzo di rafforzamento delle partnership energetiche e strategiche nella regione, coinvolgendo governi, organizzazioni internazionali, università, centri di ricerca e settore privato.

Nel corso della riunione ministeriale dell’Emgf, ospitata a Washington sotto la presidenza greca, i partecipanti hanno adottato all’unanimità un comunicato congiunto che sottolinea come lo sviluppo delle risorse di gas naturale del Mediterraneo orientale debba avvenire nel quadro del diritto internazionale e nel pieno rispetto dei diritti sovrani degli Stati sulle proprie risorse naturali.

Il messaggio politico emerso dall’incontro è stato quello di promuovere un modello di cooperazione regionale fondato su regole condivise, interessi comuni e stabilità, in contrapposizione a logiche di confronto e ad azioni unilaterali. In un contesto internazionale segnato da tensioni geopolitiche e conflitti in corso, la riunione ha riunito allo stesso tavolo rappresentanti di Grecia, Cipro, Egitto, Giordania, Israele, Palestina e Italia, oltre a Stati Uniti e Banca Mondiale.

Secondo il ministro greco dell’Ambiente e dell’Energia, Stavros Papastavrou, l’importanza di queste iniziative va oltre il settore energetico. “Stiamo costruendo un quadro di cooperazione fondato sul pieno rispetto del diritto internazionale, di valori condivisi e di regole commerciali, un quadro che rafforza la stabilità e scoraggia azioni unilaterali e aggressive. Il nostro obiettivo comune è la sicurezza energetica e la prosperità dei nostri popoli”, ha dichiarato.

L’incontro ha inoltre evidenziato l’evoluzione dell’Emgf, che dal 2021 ha lo status di organizzazione internazionale con sede al Cairo. Nato per coordinare lo sviluppo e l’utilizzo delle risorse energetiche della regione, il Forum ha progressivamente ampliato il proprio raggio d’azione, diventando una piattaforma di dialogo tra governi, autorità di regolazione, organizzazioni internazionali e operatori privati, con l’obiettivo di promuovere progetti comuni, maggiore connettività energetica e integrazione regionale.

Anche l’Italia ha ribadito il proprio sostegno all’iniziativa. L’ambasciatore italiano negli Stati Uniti, Marco Peronaci, ha ringraziato il segretario all’Energia statunitense Chris Wright per aver presieduto la riunione dell’Emgf e ha sottolineato che «in qualità di membro fondatore, l’Italia è impegnata a rafforzare la cooperazione nel settore energetico nella regione», elogiando al contempo la leadership esercitata dalla presidenza greca.

L’attenzione si sposta ora su Houston, dove l’11 giugno verrà inaugurato l’East Med Energy Center presso il Baker Institute della Rice University. Il nuovo centro rappresenta l’attuazione di una delle disposizioni chiave dell’EastMed Act e punta a rafforzare la cooperazione tra Stati Uniti, Grecia, Cipro e Israele nell’ambito del formato 3+1.

Secondo quanto annunciato, il centro promuoverà attività congiunte nei settori della sicurezza energetica, della ricerca, dell’innovazione e delle tecnologie avanzate, mettendo in rete università, laboratori di ricerca e aziende private. La struttura sarà inoltre chiamata a svolgere un ruolo di supporto nell’analisi delle minacce alla sicurezza energetica e delle dinamiche geopolitiche che interessano il Mediterraneo orientale.

Alla cerimonia di lancio parteciperanno il segretario all’Energia degli Stati Uniti Chris Wright, il ministro greco Stavros Papastavrou, il ministro cipriota Michalis Damianos e rappresentanti israeliani. Sono inoltre previsti incontri dedicati a infrastrutture critiche, cybersicurezza e stabilità regionale.

Nel loro insieme, gli appuntamenti di Washington e Houston mostrano come la cooperazione energetica nel Mediterraneo orientale stia assumendo una dimensione sempre più ampia. Accanto allo sviluppo delle risorse naturali, i governi della regione e i loro partner statunitensi puntano infatti a costruire un quadro di collaborazione che includa sicurezza, tecnologia, ricerca e resilienza strategica, rafforzando al tempo stesso i meccanismi di dialogo e coordinamento regionale.

(Foto: X, @MPeronaci)

Auto e difesa sempre più vicine, ma il riarmo non basta a salvare il settore

10 June 2026 at 07:30

L’acciaccata industria automobilistica europea conta sulla difesa per rimettersi in carreggiata, mentre la classe politica confida che i massicci investimenti nel riarmo possano contribuire anche a salvaguardare i livelli occupazionali. I due comparti non sono mai stati così vicini – almeno in Germania, dove il governo ha previsto spese per 108 miliardi nel solo 2026 (in parte a debito) – anche se di sicuro non quanto prima della seconda guerra mondiale, quando, nel 1938, venne posata la prima pietra dello stabilimento Volkswagen. La città che ancora oggi lo ospita venne ribattezzata Wolfsburg dai vittoriosi alleati che sconfissero il nazismo solo nel 1945, anno in cui cominciò anche la vera produzione di vetture destinate al mercato privato, visto che il regime che voleva motorizzare il paese all’insegna del motto “un’auto per tutti” l’aveva impiegato soprattutto per fabbricare il cosiddetto Kübelwagen (VW Typ 2), un veicolo militare paragonabile alla Jeep e realizzato in 55.000 esemplari sulla piattaforma sviluppata da Ferdinand Porsche, che dirigeva Volkswagen.

Quasi 80 anni dopo lo stesso gruppo “procede con mentalità aperta” rispetto all’ipotesi di collaborare con il comparto militare, come aveva dichiarato Oliver Blume, il Ceo: “Se possiamo contribuire a sostenere l’industria della difesa locale con la nostra esperienza e capacità, lo faremo”, aveva precisato il top manager a margine della conferenza di bilancio. In ballo c’era e c’è in particolare lo stabilimento di Osnabrück, uno di quelli a rischio chiusura (2.300 addetti), che il colosso tedesco era stato costretto a rilevare nel 2009 dalla fallita Karmann, dove potrebbero venire prodotti veicoli e componenti (ma non armi) nell’ambito di una joint venture con l’israeliana Rafael Advanced Defense Systems che lavora al sistema di interdizione aerea Iron Dome. Non è escluso il coinvolgimento di altri siti per la costituzione di una sorta di “filiera”.

Con parole non troppo diverse, Ola Källenius, numero uno del gruppo Mercedes-Benz, al Wall Street Journal non aveva nascosto un interesse analogo: “Il mondo è diventato più imprevedibile e credo sia assolutamente chiaro che l’Europa debba rafforzare le proprie capacità di difesa. Se potessimo svolgere un ruolo positivo in questo senso, saremmo pronti a farlo”. Come altri costruttori, con la divisione Daimler Trucks la casa con la Stella è impegnata nello sviluppo e nella produzione di veicoli militari, impiegati anche nello logistica, come conferma il bando per la fornitura di 7.000 Zetros che si era aggiudicata in Francia all’inizio dell’anno assieme alla Arquus.

E proprio in Francia (almeno 57 miliardi di spesa per la difesa previsti nel 2026), Renault ha confermato che tra i siti di Le Mans (telai) e Cléon (motori) produrrà fino a 600 droni al mese nell’ambito di una cooperazione con la Turgis Gaillard per conto del ministero della Difesa. Negli Stati Uniti, l’amministrazione Trump starebbe discutendo forme di collaborazione con Ford e General Motors: le indiscrezioni hanno in qualche modo coinvolto anche Stellantis, proprietaria delle americane Jeep, Chrysler, Dodg e Ram, il cui titolo ne aveva beneficiato. In questo risiko del riarmo l’Italia non è esclusa, visto che Leonardo (il cui azionista di riferimento è il ministero del Tesoro, che possiede il 30% delle azioni) è la seconda azienda europea del comparto della difesa e ha rilevato la divisione Defence Vehicles di Iveco (inclusi i marchi IDV e Astra) per 1,6 miliardi di euro.

L’industria automobilistica non è alle prese con una riconversione, ma è alla ricerca di opzioni percorribili per aumentare il tasso di utilizzo dei propri impianti produttivi, che secondo uno studio dell’European Policy Center condotto con il supporto dell’ACEA, l’associazione dei costruttori di veicoli che operano nel Vecchio Continente, e citato da Automotive News è attualmente inferiore del 23% rispetto al 2017.

Gli 800 miliardi di spese militari previsti in Europa potrebbero consentire una sorta di “travaso” occupazionale: l’industria dell’auto espelle addetti, quella della difesa ne assorbe, almeno 760.000 entro il 2030 secondo le stime. L’analisi dice tuttavia anche che per movimentare attrezzature e personale nei prossimi 10 anni esisterebbe un potenziale di vendita per oltre 50 miliardi. Poiché il 60% della spesa per la difesa riguarda personale, amministrazione e manutenzione, secondo l’economista Patrick Kaczmarczyk dell’università di Mannheim citato da EuroNews “il boom degli armamenti non compenserà ciò che si perde in altri settori”. Assieme a Tom Krebs stima che il moltiplicatore fiscale della spesa militare sia al massimo di 0,5, significa per ogni euro speso si possano contabilizzare fino ad un massimo 50 centesimi di produzione economica aggiuntiva.

L'articolo Auto e difesa sempre più vicine, ma il riarmo non basta a salvare il settore proviene da Il Fatto Quotidiano.

Governo prevê aumento de etanol na gasolina de 30% para até 32%

Logo Agência Brasil

O ministro de Minas e Energia, Alexandre Silveira, anunciou, nesta terça-feira (9), que submeterá ao Conselho Nacional de Política Energética (CNPE) uma proposta para elevar a mistura de etanol anidro na gasolina dos atuais 30% (E30) para até 32% (E32). A medida atende a uma demanda do setor de biocombustíveis e deve ser avaliada nos próximos 15 dias.

A declaração ocorreu após reunião com o presidente Luiz Inácio Lula da Silva, outros ministros de Estado e líderes de associações e empresários do setor, no Palácio do Planalto.

Notícias relacionadas:

“Sabemos que podemos ir até E35, mas os estudos técnicos necessários para se avançar na mistura nos permitem ir até o E32. Foi uma reivindicação trazida hoje pelo setor”, disse Silveira.

De acordo com o ministro, a iniciativa faz parte da agenda de descarbonização e fortalecimento da segurança energética do país, impulsionada pela Lei Combustível do Futuro, que incentiva a produção e uso de combustíveis sustentáveis. Ele destacou que o aumento da mistura reduzirá a dependência externa do país, estimando uma economia de 450 milhões de litros de gasolina importada.

"É segurança energética, é modicidade no preço do combustível, é descarbonização, é desenvolvimento nacional, é mais plantio, é mais emprego, é mais renda. São políticas públicas focadas no desenvolvimento do país", afirmou Silveira, reforçando que a medida ainda minimiza as oscilações de preço dos combustíveis causadas por conflitos internacionais.

Representantes da indústria de biocombustíveis que participaram do encontro classificaram a reunião como muito produtiva e reforçaram o papel do etanol na segurança energética do país e na redução de preços ao consumidor.

“Hoje, o litro do etanol custa em média R$ 2,40 menos do que o litro da gasolina. Ou seja, um aumento da mistura de 2% vai trazer uma redução equivalente a essa para o consumidor”, explicou o presidente da União da Indústria de Cana-de-Açúcar e Bioenergia (Unica), Evandro Gussi.

Ele acrescentou que, nos últimos três meses, desde o início do conflito no Irã, a diferença de preço entre etanol e gasolina gerou uma economia de cerca de R$ 2 bilhões aos consumidores brasileiros e evitou o gasto de R$ 8 bilhões do país com importações de gasolina.

Sobre os debates em torno do comportamento dos motores com a nova composição do combustível, Gussi garante a viabilidade técnica da mudança e destacou que a mistura de 32% já foi testada com sucesso quando houve o aumento para 30%, em junho do ano passado.

Ainda, sobre a permanente demanda por etanol anidro no país e os impactos na produção agrícola, o presidente da Bioenergia Brasil, Mário Campos, afirmou que as políticas públicas estruturadas nos últimos anos impulsionaram o setor. Para este ano, ele projeta um acréscimo de mais de 4 bilhões de litros de etanol na produção.

“Então, é uma oportunidade para o Brasil, para descarbonizar ainda mais a nossa matriz de transporte, e para o consumidor brasileiro é um excelente momento de, realmente, utilizar a tecnologia que ele tem no veículo e optar por etanol, que está mais barato do que a gasolina em diversas regiões”, disse Campos.

CNJ apre processo contra desembargador acusado de crimes sexuais

Logo Agência Brasil

O plenário do Conselho Nacional de Justiça (CNJ) decidiu nesta terça-feira (9), por unanimidade, abrir um processo administrativo disciplinar (PAD) contra o desembargador Magid Nauef Láuar, do Tribunal de Justiça de Minas Gerais (TJMG). Ele é investigado por ter absolvido o acusado por estuprar uma menina de 12 anos

Láuar está afastado das funções desde o fim de fevereiro, também por decisão do CNJ. O órgão passou a investigar o desembargador após a repercussão da decisão em que ele absolveu um homem de 35 anos acusado pelo crime de estupro de vulnerável, no Triângulo Mineiro. 

Notícias relacionadas:

As investigações, contudo, foram ampliadas e passaram a abranger também suspeitas de crimes sexuais praticados no período em que Láuar foi juiz nas cidades mineiras de Ouro Preto e Betim. 

Segundo o corregedor-nacional de Justiça, ministro Mauro Campbell, ao menos sete vítimas foram identificadas e depuseram ao CNJ. Elas relataram comportamentos inadequados ao longo da carreira do desembargador, com investidas contra funcionárias de sua casa, estagiárias e servidoras, algumas menores de idade à época do crime. 

A maior parte desses relatos foram apresentada de forma espontânea por pessoas que buscaram o CNJ, destacou Campbell. Além disso, a corregedoria promoveu uma série de diligências para investigar as condutas do desembargador, incluindo uma operação da Polícia Federal (PF). 

“Ao analisar as vítimas, constatou-se que muitas delas se encontravam em situação de vulnerabilidade, possuindo tenra idade ou atuando como estagiárias, servidoras com vínculo precário, ou em situação de dependência ou subordinação em relação ao requerido”, descreveu Campbell em seu voto. 

O ministro também ressaltou haver uma percepção generalizada de que qualquer denúncia não resultaria em consequências para Magid Láuar, em face do prestígio social do desembargador. 

“Em quase todos os casos o requerido forçava situações de contato físico solicitando abraços das vítimas quando se encontrava a sós em sua companhia”, acrescentou Campbell. 

O advogado Daniel Calazans Palomino Teixeira, que representa Magid Láuar, disse que tais relatos dizem respeito a episódios ocorridos “há 30 anos, há 15 anos”, e pediu que o CNJ reconheça a prescrição dos supostos crimes. O defensor sustentou que os depoimentos podem “configurar falsas memórias”. 

Com a abertura do PAD contra o desembargador, será feita uma nova instrução do processo, durante o qual o magistrado poderá novamente apresentar sua versão para os fatos investigados. 

Experts say ‘bare bones’ US laws are unfit to regulate nascent deep-sea mining industry

This is part 2 of a two-part series examining the U.S.’s efforts to begin deep-sea mining in federal waters. Part 2 examines the regulations that would govern the industry. Part 1 explored the process behind proposed lease sales in U.S. federal waters and reactions to those plans. The deep-sea mining industry could launch in the near future in U.S. federal waters. Yet legal experts and former government officials warn that the regulations that would govern this industry are outdated and lack important oversight provisions. In April 2025, the Trump administration signaled its intention to enter the global race to mine the deep sea when it released an executive order calling for the development of the industry. Following the administration’s direction, in April 2026 the U.S. Department of the Interior (DOI) announced its plans to hold a series of seabed lease sales over the course of this year and into early next. The first one is slated for August in American Samoa, with subsequent lease sales planned for the Commonwealth of the Northern Mariana Islands (CNMI) and Alaska. If these go forward, they could mark the first commercial lease processes for deep-sea mining anywhere in the world. Critics say deep-sea mining could cause large-scale and irreversible damage to the marine environment, and some governments in areas slated for leasing have even taken steps to ban deep-sea mining. In 2024, the governor of American Samoa enacted a moratorium on seabed mining from its territorial waters, which extend 3 nautical miles (5.6 kilometers)…This article was originally published on Mongabay

Brasileiros sacaram em abril R$ 482,8 milhões esquecidos em bancos

Logo Agência Brasil

Os brasileiros sacaram, em abril deste ano, R$ 482,8 milhões em valores esquecidos no sistema financeiro, de acordo com dados divulgados nesta terça-feira (9) pelo Banco Central (BC). No total, o Sistema de Valores a Receber (SVR) já devolveu R$ 15 bilhões a clientes bancários.

Até abril, ainda haviam R$ 10,3 bilhões disponíveis para saque, mas, no mês passado, governo federal transferiu parte dos recursos do SVR para o programa Desenrola Brasil 2.0. Segundo o Ministério da Fazenda, R$ 5,7 bilhões já foram destinados ao Fundo de Garantia de Operações (FGO), fundo público que servirá como garantia para renegociação de dívidas no programa de combate à inadimplência.

Notícias relacionadas:

Os valores transferidos ao FGO ainda podem ser reivindicados pelos titulares. Um edital de chamamento público deverá ser publicado para regulamentar o procedimento de contestação e devolução dos recursos.

Após a publicação, os cidadãos terão prazo de 30 dias para pedir os valores transferidos ao fundo público. Caso não haja contestação, o dinheiro será incorporado definitivamente ao FGO.

O SRV é um serviço do BC por meio do qual o cidadão pode consultar se ele próprio, sua empresa ou pessoa falecida tem dinheiro esquecido em algum banco, consórcio ou outra instituição, como financeiras e corretoras.

Para a consulta, não é preciso fazer login, basta informar o Cadastro de Pessoa Física (CPF) e data de nascimento ou o Cadastro de Pessoa Jurídica (CNPJ) e a data de abertura da empresa, inclusive para empresas já fechadas.

Caso haja algum valor, é preciso acessar o sistema e verificar quanto há para receber, a origem desse valor, a instituição que deve fazer a devolução; além de informações de contato e outras adicionais. Para isso, é necessário fazer login com a conta Gov.br, nos níveis prata ou ouro e verificação em duas etapas.

Resgate

O dinheiro pode ser resgatado de três formas: a primeira é entrar em contato diretamente com a instituição responsável pelo valor e solicitar o recebimento; a segunda é fazer a solicitação pelo próprio Sistema de Valores a Receber; e a terceira é a função de solicitação automática de resgate de valores.

Com a ferramenta, o cidadão não precisará consultar o sistema periodicamente nem registrar manualmente a solicitação de cada valor que existe em seu nome.

Caso seja disponibilizado algum recurso por instituições financeiras, o crédito será feito diretamente na conta do cidadão. A solicitação automática de resgate é exclusiva para pessoas físicas e está disponível apenas para quem tem chave Pix do tipo CPF. A adesão ao serviço é facultativa.

Os valores esquecidos são originados de:

  • contas-correntes ou poupanças encerradas;
  • cotas de capital e rateio de sobras líquidas de ex-participantes de cooperativas de crédito;
  • recursos não procurados de grupos de consórcio encerrados;
  • tarifas cobradas indevidamente;
  • parcelas ou despesas de operações de crédito cobradas indevidamente;
  • contas de pagamento pré ou pós-paga encerradas;
  • contas de registro mantidas por corretoras e distribuidoras encerradas; e
  • outros recursos disponíveis nas instituições para devolução.

 Beneficiários

As estatísticas do SVR são divulgadas pelo BC com dois meses de defasagem, com atualização de novas fontes de valores esquecidos no sistema financeiro.

Em relação ao número de beneficiários, até o fim de abril, 41.465.905 correntistas haviam resgatado valores, sendo 36.955.690 pessoas físicas e 4.510.215 pessoas jurídicas. Deixaram de sacar seus recursos 50.333.796 beneficiários, sendo que 45.323.751 são pessoas físicas e 5.010.045 pessoas jurídicas.

A maior parte das pessoas e empresas têm direito a pequenas quantias. Os valores a receber de até R$ 10 concentram 64,57% dos beneficiários. Os valores entre R$ 10,01 e R$ 100 correspondem a 23,42% dos correntistas. As quantias entre R$ 100,01 e R$ 1 mil representam 9,91% dos clientes. Só 2,1% tem direito a receber mais de R$ 1 mil.

Golpes

O Banco Central alerta os correntistas a terem cuidado com golpes de estelionatários que alegam fazer a intermediação para supostos resgates de valores esquecidos.

O BC ressalta que todos os serviços do Sistema de Valores a Receber são totalmente gratuitos, e que não envia links, nem entra em contato para tratar sobre valores a receber ou para confirmar dados pessoais.

A autarquia também pede que nenhuma pessoa forneça senhas e esclarece que ninguém está autorizado a fazer esse tipo de pedido.

MAHA has inspired a wave of medical professionals to run for office

9 June 2026 at 15:57

President Donald Trump’s first term sent a wave of national security professionals into politics. His second term is doing the same for public health experts.

Across the country, doctors, scientists and public health officials are running for state and federal office, citing their frustrations with cuts to public health funding, diminished support for vaccination and disease prevention, and the sidelining of experts in public health.

Among the most prominent is Dr. Nirav Shah, who was head of the Maine Center for Disease Control and Prevention during the coronavirus pandemic. He is considered the front-runner in a competitive Democratic primary for Maine governor on Tuesday.

Other candidates include Dr. Amy Acton, a pediatric physician and researcher who is the Democratic gubernatorial nominee in Ohio, and Jasmine Clark, who is poised to become the first Black woman Ph.D. scientist in Congress after securing the Democratic nomination for Georgia’s 13th District. In Michigan, Dr. Abdul El-Sayed, a former public health official, is currently ahead in the polls for the Democratic Senate primary in August.

They are part of a broader wave of scientists getting involved in politics. The 314 Action Fund, a political action committee dedicated to recruiting and electing Democratic STEM professionals, has committed more money than ever before to the 2026 primary cycle. 

Doctors are nothing new in politics, of course. There are already 20 physicians serving in Congress, including four senators. 

But the current group of elected officials is disproportionately Republican, while the new wave of candidates is centered in Democratic primaries. 

Health and Human Services Secretary Robert F. Kennedy Jr.’s deep cuts to staff at federal health agencies and controversial changes to vaccine policy seem to have inspired a number of the candidates. 

But on the campaign trail, they are much more likely to talk about Trump allowing expanded subsidies for health insurance under the Affordable Care Act to expire than on public health policy.

Dr. Richard Pan, a pediatrician running for Congress in California, gave a typical statement in a social media post last week. 

“People in the district are struggling as the cost of gas, food, and housing spike and health care is being taken away by the Trump Administration,” he wrote.

Just 4 in 10 U.S. adults say they support the Make America Healthy Again movement championed by Kennedy, according to polling last month from health policy organization KFF.

But when asked to choose the most important health priority for the federal government, 42% of MAHA backers chose lowering healthcare costs, twice as many as the next agenda item, restricting chemical additives to food.

Once in office, medical professionals will sometimes cite their expertise when trying to win a political argument, but there are limits. 

Republican Sen. Bill Cassidy of Louisiana, a gastroenterologist, led the effort against Kennedy’s nomination in 2025 before reluctantly voting for him. Last month he lost a Republican primary for re-election after Trump endorsed his opponent. 

A focus on costs also helps candidates stay focused on the economy. Only 2% of voters say healthcare is the most important issue in the election, according to a May poll by Gallup, well below the economy and immigration. 

Like any other group of political newcomers, healthcare professionals have also faced setbacks. In Texas, emergency room physician Dr. Ada Cuellar lost a Democratic congressional primary to a Tejano music star. 

But these kinds of waves can have a long-term impact. Among the class of national security pros who won in 2018 were future senators Elissa Slotkin and Andy Kim and future governors Abigail Spanberger and Mikie Sherrill. 

This is a preview of MS NOW’s Project 47 Newsletter. As President Trump continues implementing his ambitious agenda, get expert analysis on the administration’s latest actions and how others are pushing back sent straight to your inbox every Tuesday. Sign up now.

The post MAHA has inspired a wave of medical professionals to run for office appeared first on MS NOW.

La Corea del Nord di Kim? Per il Wall Street Journal è «la più sorprendente storia di successo economico al mondo»: ecco perché

I ristoranti servono pizza cotta nel forno a legna, si paga tramite cellulare, sulle strade sfrecciano veicoli elettrici cinesi, sono state costruite migliaia di case, scrive il quotidiano finanziario. Certo: il «miracolo economico» nordcoreano ha molte più ombre che luci. Ma dietro questi dati ci sono gli elementi necessari per capire le ragioni della visita di Xi da Kim

TSE julga liminar que suspendeu pesquisa desfavorável a Flávio

Logo Agência Brasil

O plenário do Tribunal Superior Eleitoral (TSE) deve julgar nesta terça-feira (9), em sessão marcada para as 19h, se mantém ou derruba uma decisão liminar do ministro Nunes Marques que mandou suspender a divulgação de uma pesquisa que havia mostrado queda nas intenções de voto no senador Flávio Bolsonaro (PL-RJ), pré-candidato à Presidência.

O levantamento fora realizado e divulgado em maio, após o vazamento de áudios nos quais Flávio aparece pedindo dinheiro para financiar um filme sobre seu pai, o ex-presidente Jair Bolsonaro, ao ex-banqueiro Daniel Vorcaro, dono de extinto Banco Master e investigado por fraudes financeiras bilionárias.

Notícias relacionadas:

Pela decisão, a empresa responsável pela pesquisa eleitoral, a AtlasIntel, deve retirar o levantamento de seus canais de comunicação e interromper qualquer divulgação da pesquisa.

A decisão de Nunes Marques, que é presidente do TSE, é liminar, ou seja, tem caráter provisório e deve ser referendado ou não pelo plenário, que é composto, além dele, por mais seis ministros. São eles: André Mendonça, Dias Toffoli, Antonio Carlos Ferreira, Ricardo Villas Bôas Cueva, Floriano Azevedo Marques Neto e Estela Aranha.

Na decisão, Marques concordou com os argumentos apresentados pelo PL, que alegou ter havido direcionamento negativo contra Flávio. O partido apontou que de 49 perguntas que compunham o questionário do levantamento, oito eram relativas ao Master e faziam ligação do pré-candidato com o escândalo financeiro, de forma indevida.

 

Brasília (DF), 30/06/2023 - O ministro Kássio Nunes Marques durante sessão que retoma o julgamento da ação (Aije nº 0600814-85) que pede a inelegibilidade de Jair Bolsonaro e de Walter Braga Netto, candidatos à Presidência da República nas Eleições 2022. Foto: Marcelo Camargo/Agência Brasil Brasília (DF), 30/06/2023 - O ministro Kássio Nunes Marques durante sessão que retoma o julgamento da ação (Aije nº 0600814-85) que pede a inelegibilidade de Jair Bolsonaro e de Walter Braga Netto, candidatos à Presidência da República nas Eleições 2022. Foto: Marcelo Camargo/Agência Brasil
Brasília (DF), 30/06/2023 - O ministro Kássio Nunes Marques, presidente do TSE. Foto-arquivo: Marcelo Camargo/Agência Brasil - Marcelo Camargo/Agência Brasil

A sigla argumentou ainda que as perguntas, além de tendenciosas, foram feitas em sequência, influenciando o entendimento do entrevistado. Além disso, o partido alegou que áudio que embasou as perguntas ainda não teve a autenticidade auferida pela Justiça, motivo pelo qual não poderia ter embasado o levantamento.

O ministro escreveu que os argumentos da legenda são plausíveis e vão além da “mera discordância quanto às escolhas metodológicas da representada, mas envolve alegação objetiva de possível utilização do questionário como mecanismo de indução do entrevistado”.

AtlasIntel

Em nota divulgada após a liminar, o instituo AtlasIntel defendeu a pesquisa e disse que “a situação será devidamente esclarecida a partir da análise técnica dos fatos e da metodologia empregada e confiamos no colegiado do TSE para afirmar a robustez técnica e a legalidade do estudo".

La nuova rotta del Levante, così Arabia Saudita e Turchia ridisegnano i corridoi regionali

9 June 2026 at 14:55

La Turchia e l’Arabia Saudita hanno firmato a Riyadh un memorandum d’intesa sulla cooperazione ferroviaria, imprimendo una nuova accelerazione al progetto di rilancio della storica Hejaz Railway. L’iniziativa punta a creare un corridoio ferroviario che colleghi il Regno alla Turchia attraverso Giordania e Siria, recuperando una delle principali direttrici terrestri del Medio Oriente.

Secondo il ministro saudita dei Trasporti e della Logistica Saleh al-Jasser, gli studi sul collegamento dovrebbero essere completati entro la fine dell’anno. Sul versante turco, il ministro Abdulkadir Uraloğlu ha confermato l’obiettivo di modernizzare la storica linea e, nel lungo periodo, estenderla verso l’Oman e dunque fino all’Oceano Indiano, segnando un’altra potenziale rotta indo-mediterranea per collegare Asia ed Europa, oltre a quella che attraversa il Mar Rosso e a quella immaginata dall’India-Middle East-Europe Economic Corridor (IMEC).

Dietro l’idea di recuperare un lineamento ferroviario storico, il progetto racconta qualcosa di più ampio. Il tentativo di ricostruire le connessioni terrestri del Levante dopo oltre un decennio di guerre e frammentazione regionale è parte di una nuova consapevolezza sulla gestione delle rotte strategiche. Serve ridondanza, servono nuove connessioni, servono corridoi alternativi capaci di garantire continuità ai flussi commerciali anche in presenza di crisi, conflitti o interruzioni lungo le principali vie di transito.

La geografia del corridoio è significativa quanto il progetto stesso. Collegando la Penisola Arabica alla Turchia attraverso Giordania e Siria, la linea punta infatti a creare una direttrice terrestre alternativa a una serie di chokepoint che negli ultimi anni hanno evidenziato la vulnerabilità delle catene commerciali regionali.

Nelle dichiarazioni turche il riferimento più esplicito è allo Stretto di Hormuz. Ankara presenta infatti il possibile prolungamento verso l’Oman come uno strumento per raggiungere l’Oceano Indiano e ridurre la dipendenza da una delle principali strozzature marittime del commercio globale. Ma il corridoio avrebbe anche l’effetto di diminuire il ricorso alle rotte che attraversano il Mar Rosso e il Canale di Suez, offrendo un collegamento terrestre tra il Golfo e il Mediterraneo orientale. L’obiettivo di aggirare i punti di maggiore vulnerabilità si riflette anche nell’esclusione di Israele e del Libano dalla mappa del progetto. Non si tratta di un dettaglio geografico, ma di una precisa architettura regionale.

In questo schema la Siria torna ad assumere una funzione che aveva progressivamente perduto con la guerra civile. Damasco e Aleppo riemergono come nodi di transito indispensabili per collegare la Penisola Arabica all’Anatolia. Non è un caso che il rilancio della ferrovia sia stato preceduto da un accordo raggiunto nel settembre 2025 tra Turchia, Siria e Giordania. Quell’intesa prevedeva il completamento di segmenti mancanti della linea, la cooperazione tecnica tra i tre Paesi e la riattivazione dei collegamenti terrestri interrotti durante il conflitto.

La rinascita della Hejaz Railway appare quindi come una manifestazione concreta del graduale reinserimento della Siria nelle reti economiche regionali. Prima ancora che sul piano diplomatico, la normalizzazione del Paese sembra avanzare attraverso infrastrutture, logistica e commercio.

Il progetto si inserisce inoltre in una strategia di connettività più ampia perseguita dalla Turchia. Negli ultimi anni Ankara ha promosso contemporaneamente il Development Road, destinato a collegare Bassora al confine turco attraverso l’Iraq, e il Zangezur Corridor, tassello del Middle Corridor verso il Caucaso e l’Asia Centrale. Il rilancio della Hejaz Railway aggiunge una direttrice meridionale a questa rete di collegamenti, rafforzando l’ambizione turca di trasformarsi in uno snodo logistico tra Europa, Medio Oriente ed Eurasia.

La crescente convergenza con l’Arabia Saudita rappresenta uno degli aspetti più rilevanti del progetto. Per anni Ankara e Riyadh hanno sostenuto priorità regionali spesso divergenti. Oggi sembrano invece condividere un obiettivo più pragmatico: costruire infrastrutture capaci di aumentare la resilienza delle catene commerciali e di consolidare il ruolo del Medio Oriente come piattaforma di transito tra Asia ed Europa.

Le dichiarazioni di al-Jasser riflettono questa impostazione. Il ministro saudita ha collegato il progetto ferroviario alla rete portuale del Regno e alla sua capacità di gestire volumi crescenti di container, suggerendo una visione integrata tra porti, ferrovie e corridoi logistici. La Hejaz Railway non viene concepita come un’infrastruttura isolata, ma come l’estensione terrestre delle ambizioni saudite nel settore della logistica.

Questa direttrice assume ulteriore rilievo in un momento in cui altre architetture regionali incontrano ostacoli politici. L’IMEC è stato concepito per collegare India, Golfo ed Europa attraverso una rete di infrastrutture che dovrebbe beneficiare anche di una progressiva normalizzazione tra Arabia Saudita e Israele per consentire lo sbocco del corridoio nel Mediterraneo. La guerra a Gaza e il deterioramento del quadro di sicurezza regionale hanno però rallentato quella prospettiva.

La Hejaz Railway non nasce come alternativa formale a IMEC, ma di fatto rischia di diventarlo. Propone una geografia diversa che disegna una mappa che riflette gli equilibri politici emersi nella regione dopo gli sconvolgimenti degli ultimi anni.

La linea fu costruita tra il 1900 e il 1908 per collegare le province arabe dell’Impero ottomano alle città sante dell’Hijaz. Concepite per facilitare il pellegrinaggio e rafforzare il controllo amministrativo sui territori meridionali (ai tempi era nota come “Ottoman Rail”), quelle infrastrutture vengono oggi reinterpretate secondo una logica completamente diversa: container, corridoi multimodali, catene logistiche e accesso ai mercati globali. Alcuni segmenti sono già stati recuperati e modernizzati nel corso degli anni, mentre altri restano da ricostruire quasi integralmente. Da notare che Israele ha già ristrutturato e riattivato a uso interno la tratta tra Beit She’an e Haifa.

Resta da capire quanto rapidamente il progetto turco-saudita potrà trasformarsi in infrastruttura reale. Nella regione i grandi corridoi ferroviari richiedono normalmente anni di studi, finanziamenti e coordinamento politico prima dell’avvio dei cantieri. Da questo punto di vista, la firma del memorandum tra Riyadh e Ankara appare soprattutto come un segnale strategico, spiega una fonte regionale che pronostica tempi ben più lunghi di quelli annunciati – “Ci vorranno quattro anni per gli studi di fattibilità!”.

Il tempismo dell’intesa non passa inosservato. Mentre Arabia Saudita e Turchia rilanciano la direttrice della Hejaz Railway, gli Emirati Arabi Uniti hanno già avviato in Giordania un investimento da 2,3 miliardi di dollari per la Aqaba Port Railway, destinata a collegare il porto sul Mar Rosso alle aree minerarie del Paese e, in prospettiva, alla futura rete ferroviaria regionale.

Più che singole infrastrutture, le ferrovie stanno diventando strumenti di influenza economica e politica. Dietro il rilancio della Hejaz Railway e gli investimenti emiratini in Giordania si intravede una competizione sempre più evidente per il controllo dei corridoi che collegheranno Golfo, Levante, Mediterraneo e Oceano Indiano nei prossimi decenni. La firma del memorandum tra Riyadh e Ankara suggerisce che questa partita è appena iniziata.

Poupança tem entrada líquida de R$ 2,6 bilhões em maio

Logo Agência Brasil

O saldo da aplicação na caderneta de poupança subiu em maio deste ano, com registro de mais depósitos do que saques. As entradas superaram as saídas em R$ 2,6 bilhões, de acordo com relatório divulgado nesta terça-feira (9) pelo Banco Central (BC).

No mês passado, foram aplicados R$ 368,4 bilhões, contra saques de R$ 365,8 bilhões. Os rendimentos creditados nas contas de poupança somaram R$ 6,2 bilhões. O saldo da poupança é de pouco mais de R$ 1 trilhão.

Notícias relacionadas:

Esta é a primeira vez, neste ano, que a poupança tem entrada líquida. Nos últimos anos, a caderneta vem registrando mais saques que depósitos. Em 2023 e 2024, as retiradas líquidas foram de R$ 87,8 bilhões e R$ 15,5 bilhões, respectivamente. No ano passado, o saldo negativo da poupança chegou a R$ 85,6 bilhões.

Nos primeiros cinco meses deste ano, a caderneta já acumula R$ 39,1 bilhões em retiradas líquidas. Entre as razões para os saques está a manutenção da Selic – a taxa básica de juros – em alta, o que estimula a aplicação em investimentos com melhor desempenho.

De junho de 2025 a março deste ano, a Selic ficou em 15% ao ano, o maior nível em quase 20 anos.

Na última reunião, no mês de abril, o Comitê de Política Monetária (Copom) do BC fez um corte de 0,25 ponto percentual na Selic, pela segunda vez, para 14,5% ao ano. Apesar das tensões causadas pela guerra no Oriente Médio e das expectativas de inflação em alta, a autoridade monetária manteve o ciclo de redução da taxa básica, mas não deu pistas sobre a evolução dos juros.

A Selic é o principal instrumento do BC para garantir que a meta de 3% para o Índice Nacional de Preços ao Consumidor Amplo (IPCA), referência oficial da inflação no país, seja alcançada. Quando o Copom aumenta a taxa básica de juros, a finalidade é conter a demanda aquecida e isso causa reflexos nos preços porque os juros mais altos encarecem o crédito e estimulam a poupança.

Em abril, o preço dos alimentos pressionou a inflação oficial, que fechou em 0,67%. O IPCA acumulado em 12 meses ficou em 4,39%, de acordo com o Instituto Brasileiro de Geografia e Estatística (IBGE), ainda dentro do teto da meta de inflação.

A inflação de maio será divulgada na próxima sexta-feira (12) pelo IBGE.

Árvores na Praia do Carvoeiro cortadas pela Câmara porque danificavam «infraestruturas, pisos e piscina» de casa

9 June 2026 at 14:00

Três árvores frondosas da rua do Barranco, uma das principais artérias da Praia do Carvoeiro, foram ontem decepadas pelos serviços municipais da Câmara de Lagoa, como se pode ver nas fotografias.

Luís Encarnação, presidente da Câmara de Lagoa, contactado pelo Sul Informação, garantiu que o corte das árvores foi necessário porque estas estavam «a danificar, de alguns anos para cá, as infraestruturas, os pisos e a piscina da casa adjacente».

«Na sequência de várias queixas e elevados danos, tivemos de intervir», acrescentou.

Segundo informação prestada ao autarca pelos serviços da Câmara, também tem havido «diversos alertas apresentados por residentes da zona, em virtude da existência de ramos em risco de queda, quer para o espaço público, quer para o interior de propriedade privada».

Sul Informação

Por isso, garantem esses serviços, «a intervenção teve, para já, o objetivo de eliminar situações de potencial perigo, assegurando a integridade física de pessoas e bens, bem como prevenir a ocorrência de acidentes resultantes da queda de ramos degradados, secos ou estruturalmente comprometidos».

«A intervenção revelou-se necessária e justificada por razões de segurança pública, prevenção de riscos e proteção de pessoas e património», acrescentam.

«Infelizmente, as árvores plantadas na Rua do Barranco não são as mais adequadas para o local, o que já obrigou, no passado, à retirada de várias árvores daquela espécie», havendo até «várias caldeiras sem arvores na referida rua», informam os mesmos Serviços Municipais.

Nas suas declarações ao Sul Informação, o presidente da Câmara acrescentou que «vamos procurar transplantar estas árvores para outro local e plantar na Rua do Barranco, em substituição, árvores de raiz aprumada e mais adequadas ao meio urbano».

Quanto ao facto de o corte das árvores – que, pelas características da operação, deverá inviabilizar o seu transplante para outro local, ao contrário do que o edil afirma – ter sido feito em dias de muito calor, quase no início do Verão, diminuindo a pouca sombra que existe naquela rua da Praia do Carvoeiro, Luís Encarnação não deu qualquer explicação.

Sul Informação

Como escreveu, num artigo publicado no Sul Informação em Abril de 2023, o decano arquiteto paisagista Fernando Santos Pessoa, recente doutorado honoris causa pela UAlg, «a presença da Natureza na cidade já não oferece dúvidas, exceto aos negacionistas e aos especuladores fundiários».

«Uma das medidas mais eficazes para a redução do CO2 e para garantir condições de temperatura mais amenas é a reflorestação – e então no espaço urbano a sua função é fundamental», acrescentava.

«As cidades, e particularmente no Sul, como o Algarve, exigem que cada vez mais se aposte no arvoredo. Mais do que jardins de dispendiosa manutenção e exigência em água, o que precisamos no nosso Sul é de arvoredo, de sombras, aproveitando todos os recantos e espaços mortos para instalar árvores capazes de satisfazerem as exigências climáticas e garantirem um ambiente urbano saudável e acolhedor», escrevia ainda Fernando Santos Pessoa.

Mas já então salientava: «nem todas as autarquias têm correspondido a este requisito e tem que ser a opinião pública, os munícipes, a fazerem valer a sua vontade».

Sul Informação

Fotos: Tânia Marques | Sul Informação

Leia mais sobre este tema aqui:

«Há muito tempo que estamos a tratar mal as árvores»: Soluções? Inventariar, formar e investir
https://www.sulinformacao.pt/2026/05/ha-muito-tempo-que-estamos-a-tratar-mal-as-arvores-solucoes-inventariar-formar-e-investir/

e aqui

La sombra que salva Sevilla: los naranjos pueden bajar hasta 12 grados la temperatura de la calle
https://www.lavanguardia.com/local/andalucia/20260523/11545362/sombra-salva-sevilla-naranjos-bajar-12-grados-temperatura-calle.html

Gostou do que leu? Ajude-nos a continuar!
 
O nosso compromisso é levar até si notícias rigorosas, relevantes e próximas da sua comunidade. Para continuarmos a fazer o que fazemos, precisamos do seu apoio. Qualquer donativo, por mais pequeno que seja, faz a diferença e ajuda a garantir a continuidade deste projeto. Juntos, mantemos a informação viva no Algarve e no Alentejo.
Obrigado por fazer parte desta missão!
Contribua aqui!




O conteúdo Árvores na Praia do Carvoeiro cortadas pela Câmara porque danificavam «infraestruturas, pisos e piscina» de casa aparece primeiro em Sul Informação.

❌