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Orsi tra le case e vicino alle scuole: in una città giapponese scattano chiusure e misure straordinarie

9 June 2026 at 15:13

È emergenza nella città giapponese di Utsunomiya, a circa 100 chilometri a nord di Tokyo, dove la presenza di orsi nei pressi e all’interno del centro abitato ha portato alla chiusura di 94 scuole elementari e medie. Le autorità locali hanno adottato misure straordinarie dopo una serie di avvistamenti che hanno generato forte preoccupazione tra i residenti. La decisione di sospendere le lezioni è arrivata dopo che diversi esemplari, presumibilmente orsi neri asiatici, sono stati segnalati nelle aree urbane. In un episodio recente, un animale è stato ripreso dalle telecamere di sorveglianza mentre attraversava una strada del centro nelle prime ore del mattino, passando vicino a due giovani visibilmente spaventati.

Misure di sicurezza

Le autorità cittadine hanno invitato la popolazione a mantenere la massima prudenza, raccomandando di tenere porte e finestre chiuse, evitare spostamenti non necessari e rifugiarsi nell’edificio più vicino in caso di avvistamento. Sono stati inoltre attivati veicoli dotati di altoparlanti per diffondere avvisi nelle zone interessate.

Parallelamente, decine di cacciatori, insieme a polizia e funzionari locali, sono stati mobilitati per le operazioni di ricerca e contenimento. Non è ancora chiaro se gli avvistamenti riguardino uno o più esemplari, ma la loro presenza ravvicinata ai quartieri abitati ha spinto le autorità ad agire con urgenza. Le amministrazioni locali stanno valutando anche soluzioni tecnologiche, come sistemi di sorveglianza avanzati e analisi basate sull’intelligenza artificiale, per monitorare gli spostamenti degli animali e prevenire nuovi episodi.

Un fenomeno in crescita

Secondo quanto riportato da Il Messaggero, il fenomeno non è isolato. Negli ultimi mesi il Giappone ha registrato un aumento significativo degli avvistamenti di orsi, con circa 50.000 segnalazioni in tutto il Paese nell’ultimo anno, un dato considerato record e concentrato soprattutto nelle regioni nord-orientali. In alcuni casi recenti, gli animali si sono spinti fino a zone altamente frequentate: nei dintorni dell’area metropolitana di Tokyo un escursionista è rimasto ferito, mentre in altre occasioni gli orsi sono stati avvistati in città satelliti e persino all’interno di edifici industriali.

Secondo le stime, sull’isola principale di Honshu vivrebbero tra i 12.000 e i 42.000 orsi neri asiatici, mentre sull’isola di Hokkaido è presente una popolazione di orsi bruni più grandi, che può raggiungere esemplari di notevole stazza. Gli esperti hanno sottolineato come l’aumento degli avvistamenti possa essere legato a cambiamenti ambientali e alla crescente interazione tra fauna selvatica e aree urbane.

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“I miei figli avranno poco da ereditare: avranno le camicie da notte e i miei abiti. Quando hanno i soldi diventano bambaccioni”: così Orietta Berti

9 June 2026 at 15:09

Ospite di Caterina Balivo a La Volta Buona, Orietta Berti ha ripercorso alcuni momenti della sua vita privata e professionale, soffermandosi soprattutto sul rapporto con i figli Omar e Otis e sui sacrifici imposti da una carriera che l’ha tenuta per anni lontana da casa. Nel corso della trasmissione è stato trasmesso anche un momento di confronto con il figlio Otis, che ha ricordato come lui e il fratello siano cresciuti principalmente con le nonne mentre la madre era impegnata tra concerti, tournée e impegni televisivi: “Mio figlio Otis mi ha seguito per vent’anni poi ha detto ‘io voglio vedere crescere le mie bambine e voglio stare a casa, perché non voglio fare come hai fatto tu che ci hai fatto crescere dalle nonne’. Perché io ero sempre in giro per lavoro, non volevo portarli con me perché è una vita brutta nei camper”, ha raccontato Orietta.

Omar ha spiegato di non aver vissuto quella situazione come un trauma: “Mi sono abituato alla fine. Forse è mancata più a mio fratello”. Una riflessione che la cantante ha collegato all’età diversa dei due figli: “Perché era più piccolo”. Poi il ricordo delle nonne, figure fondamentali nella crescita di Omar e Otis: “Quando loro hanno perso le nonne è come se avessero perso la mamma. Sono stati proprio male perché li hanno cresciuti”.

Il momento più intenso dell’intervista è arrivato quando Caterina Balivo ha chiesto alla cantante se, guardandosi indietro, provasse dei sensi di colpa. La risposta è stata immediata: “Sì, sì, perché adesso che vedo le mie nipotine crescere giorno per giorno, ho detto: “I miei figli non li ho visti così”, capisci? Sentire le prime paroline, portarle a scuola tutti i giorni. Ci andavano le nonne. Mi è mancato questo e ho sbagliato. Ho sbagliato che prima devono essere il marito, i figli, la famiglia, poi dopo il lavoro. Invece io ho sempre fatto il contrario”.

Il matrimonio del figlio e il rito contro la pioggia

Durante l’intervista non sono mancati momenti più leggeri. Parlando delle prossime nozze del figlio Otis, Orietta ha scherzato: “Hanno una bambina di 4 e una di 7 anni, si sposano il 13 giugno, il giorno di Sant’Antonio da Padova. A me non piace andare ai matrimoni, ma a quello di mio figlio ci devo andare per forza”. E sul suo con Osvaldo Petarlini invece: “Siamo insieme da 59 anni. È proprio una cosa da me quella di stare tanti anni con una persona. Perché la mia vita così è stata tranquilla e mi ha permesso di concentrarmi sul lavoro che amo”.

Eredità

Spazio anche al tema dell’eredità. La cantante ha rivelato di possedere migliaia di abiti accumulati nel corso della carriera, molti dei quali indossati una sola volta: “È vero che i figli, quando hanno i soldi, diventano bambaccioni. Io non ho tanto da lasciargli perché ho investito tanto su me stessa, mi produco da sola i video e i dischi. Faccio tutto con i miei soldi. I miei figli avranno poco da ereditare: avranno le camicie da notte e i miei abiti“, ha rivelato.

Tra intelligenza artificiale e Sanremo

A 60 anni dall’inizio della sua carriera, Orietta Berti continua a guardare al futuro. Nel salotto di Rai 1 ha raccontato di utilizzare anche strumenti di intelligenza artificiale per il suo lavoro: “Ho scritto nuove canzoni con l’intelligenza artificiale. Ci lavoro già da un po’ perché il mio tecnico mi fa il provino con una voce generata che assomiglia alla mia, così capisco subito se la canzone fa per me. In questo modo imparo a intonarmi di più e a lavorare meno”. E alla domanda su un possibile ritorno al Festival, la cantante non chiude la porta: “Sanremo 2027? Vedremo, chi lo sa”.

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“Seguo una mia disciplina mentale e fisica, perché quando non ti fermi nemmeno un giorno alla fine puoi anche crollare”: così Paola Ferrari si prepara per i Mondiali 2026

9 June 2026 at 14:48

I Mondiali 2026 si avvicinano, ma il dibattito sui volti che racconteranno la competizione in televisione è già iniziato. Tra questi anche Diletta Leotta, che sarà impegnata nella copertura della Coppa del Mondo tra Stati Uniti, Canada e Messico, un’edizione senza precedenti con 48 squadre partecipanti e una distribuzione su tre Paesi. In questo contesto è intervenuta la giornalista e conduttrice Paola Ferrari, che in un’intervista a Nuovo tv, ha commentato sia il lavoro delle colleghe in televisione sia le difficoltà legate alla gestione di eventi sportivi così lunghi e impegnativi: “Orgogliosa di essere stata la prima donna a condurre un programma di sport importante come la Domenica sportiva in Italia, per cui sono contenta che la Rai abbia avuto il coraggio di scegliere una donna, come Tiziana Alla, come telecronista. È un passo avanti importantissimo che si poteva fare anche prima. Tiziana se lo merita perché ha fatto tutta la gavetta e sarà certamente all’altezza di questo importante compito”.

Il prossimo Mondiale sarà trasmesso dalla Rai solo in parte, mentre la copertura principale sarà affidata a Dazn, che detiene i diritti dell’intero torneo. Un’edizione storica, sia per il numero di squadre sia per la distribuzione geografica. Proprio l’intensità del lavoro televisivo nei grandi tornei internazionali è stata al centro delle riflessioni di Paola Ferrari, che ha poi spostato il discorso sull’impegno dei volti chiamati a raccontare la competizione.

Parlando della collega Diletta Leotta, la giornalista Rai ha sottolineato la difficoltà del ruolo che la attende: “Non la vedrò perché saremo in onda contemporaneamente. Abbiamo tutte e due un grande impegno e una grossa responsabilità. Credo che sia il primo Mondiale che lei segue come conduttrice, per cui le auguro buon lavoro e tanta fortuna: è un impegno molto difficile anche dal punto di vista della fatica e della concentrazione. Quando ci sono questi lunghi eventi, io seguo una mia disciplina mentale e fisica, perché quando non ti fermi nemmeno un giorno alla fine puoi anche crollare”.

Infine, un passaggio anche personale sulla collega: “Diletta è appena diventata mamma per la seconda volta, abbiamo entrambe due figli, lei è un po’ più giovane di me, sta seguendo una bella strada e lo sta facendo molto bene”.

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E’ morto Ulrico Carlo Hoepli, si è spento a 91 anni mentre i abbassavano in via definitiva le serrande della storica libreria di famiglia a Milano

9 June 2026 at 14:31

Sarà forse un segno del destino o solo una coincidenza, vedetela come volete, ma Ulrico Carlo Hoepli è morto proprio mentre si abbassavano in via definitiva le serrande della storica libreria di famiglia. Il padre di Giovanni, Matteo e Barbara si è spento martedì a Milano all’età di 91 anni. Era stato ricoverato al Policlinico a causa di una polmonite bilaterale e, la settimana scorsa, era stato trasferito in un hospice. Con lui scompare la figura che per decenni ha rappresentato il punto di equilibrio di una dinastia attraversata da profonde tensioni e contenziosi, esattamente nel momento in cui l’icona culturale milanese è arrivata alla fine della sua corsa.

Sgombero entro il 30 giugno e cessione del marchio

La libreria a pochi passi dal Duomo ha già chiuso definitivamente al pubblico. Entro il 30 giugno l’intero palazzo dovrà essere completamente svuotato: scaffali, uffici e magazzini dovranno essere liberati. Un passaggio materiale che allontana sempre di più la prospettiva di conservare intatto il luogo in cui, per 156 anni, generazioni di milanesi hanno cercato libri, manuali e dizionari. Nel frattempo, la procedura di liquidazione ha progressivamente smontato il gruppo editoriale. Il ramo della scolastica è stato ufficialmente ceduto a Mondadori, e con esso è passato di mano anche il marchio Hoepli. Un dettaglio tecnico fondamentale per il futuro: chi dovesse riuscire a rilanciare la libreria non potrà utilizzare il nome storico nella sua forma attuale e sarà costretto a individuare una soluzione diversa.

L’offerta della cordata Graziani e il piano da 20 milioni respinto

Nelle prossime settimane si capirà se qualcosa potrà ancora essere salvato. Entro il 15 giugno è attesa la proposta formale di una cordata di imprenditori che ha scelto come figura di riferimento Vittorio Graziani, storico libraio della Centofiori. L’obiettivo è rilevare l’attività e provare a dare continuità alla tradizione. La condizione “sine qua non” che apparirà nella proposta di acquisto, tuttavia, è mantenere la libreria nella sede originaria, un’operazione resa difficile dallo svuotamento dell’immobile ormai avviato. In precedenza, sul tavolo della liquidatrice Laura Limido era arrivata un’altra offerta. La società DaB, di Vittoria Loro Piana e Raffaella Redaelli de Zinis, aveva messo a disposizione oltre 20 milioni di euro per conservare l’integrità del gruppo, salvaguardare gran parte dei posti di lavoro e trasformare via Hoepli in un hub dedicato alla cultura e alla formazione. La proposta non è stata presa in considerazione e il percorso della liquidazione è proseguito senza intoppi.

Il nodo giudiziario in Cassazione

Su questa fase conclusiva e sul futuro dell’azienda continua a pesare la lunga faida legale interna alla famiglia. Giovanni Nava, cugino dei tre fratelli Barbara, Giovanni e Matteo Hoepli, detiene attualmente il 33 per cento della società. La disputa societaria non è ancora chiusa: Nava attende proprio entro il mese di giugno la sentenza della Corte di Cassazione in merito alla sua richiesta per una diversa attribuzione delle quote. Una battaglia giudiziaria che da anni accompagna la storia della dinastia e che resta lo scenario di fondo del definitivo smembramento del gruppo.

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“Hulk Hogan è morto per cause naturali”, lo afferma un rapporto della polizia della Florida che chiude l’indagine. Il campione aveva avuto leucemia, aritmia cardiaca, polmonite e insufficienza renale

9 June 2026 at 13:35

Il rapporto della polizia della Florida ha stabilito che la leggenda del wrestling professionistico Hulk Hogan è morto “per cause naturali l’anno scorso. I risultati chiudono formalmente l’indagine sulla sua morte. Il dipartimento di polizia di Clearwater ha pubblicato venerdì un rapporto di 72 pagine che riassume un’esaustiva revisione di dichiarazioni, cartelle cliniche, filmati di sorveglianza e un’ispezione visiva del corpo. Hogan, il cui vero nome era Terry Bollea, è morto lo scorso luglio all’età di 71 anni.

I familiari hanno detto agli investigatori che Hogan aveva sofferto di diversi problemi di salute nelle settimane precedenti la sua morte, tra cui leucemia, aritmia cardiaca, polmonite e insufficienza renale. Aveva anche subito molti ricoveri e interventi chirurgici negli anni precedenti la sua morte.

Il dipartimento di polizia di Clearwater ha pubblicato venerdì 5 giugno un rapporto di 72 pagine che riassume un’esaustiva revisione di dichiarazioni, cartelle cliniche, filmati di sorveglianza e un’ispezione visiva del corpo. Hogan, il cui vero nome era Terry Bollea, è morto il 24 luglio scorso all’età di 71 anni. “Non ci sono prove che indichino che la morte di Terry Bollea sia stata diversa da cause naturali”, afferma il rapporto.

E ancora: “Nel corso dell’indagine, non ci sono prove che indichino alcun illecito penale correlato alla sua morte. Questo caso sarà chiuso e sarà considerato risolto, non penale“. Secondo il rapporto, la moglie di Hogan, così come un’assistente domiciliare e un terapista occupazionale, erano tutti con Hogan nella sua casa quando ha smesso di respirare. Sua moglie, Sky Daily Hogan, ha chiamato il 911, e poi i tre hanno praticato la rianimazione cardiopolmonare a Hulk Hogan fino all’arrivo dei vigili del fuoco e dei paramedici.

I familiari hanno riferito agli investigatori che Hogan aveva sofferto di diversi problemi di salute nelle settimane precedenti la sua morte, tra cui leucemia, aritmia cardiaca, polmonite e insufficienza renale. Aveva anche subito numerosi ricoveri e interventi chirurgici negli anni precedenti. Le prime dichiarazioni rilasciate alla polizia dal terapista occupazionale avevano fatto ipotizzare che la morte di Hogan fosse correlata a un danno al nervo frenico subito durante un recente intervento chirurgico. Tuttavia, il terapista occupazionale ha poi affermato di essere ancora scosso per aver praticato la rianimazione cardiopolmonare e di aver parlato a sproposito.

Il medico legale locale aveva concluso che Hogan era morto per un attacco cardiaco e si era rifiutato di eseguire un’autopsia completa. Un’autopsia privata, pagata dalla famiglia, ha confermato la valutazione iniziale, non riscontrando “alcun contributo tossicologico traumatico o terminale plausibile“.

Hulk Hogan è stato una delle più grandi stelle nella lunga e gloriosa storia della WWE, celebre tanto per la sua personalità travolgente quanto per le sue straordinarie imprese sul ring. Protagonista indiscusso della prima WrestleMania nel 1985, rimase un punto di riferimento costante per molti anni, affrontando leggende del calibro di Andre The Giant e Randy Savage, fino ad avversari più recenti come The Rock e persino il co-fondatore della WWE, Vince McMahon. Nel corso della sua carriera, Hogan conquistò almeno sei titoli WWE e venne inserito nella Hall of Fame nel 2005. Tuttavia, nel 2015, fu rimosso da tale riconoscimento in seguito alla diffusione di registrazioni nelle quali l’ex campione pronunciava gravi insulti di natura razziale nei confronti delle persone di colore, episodio per il quale in seguito si scusò pubblicamente. Dopo un periodo di riflessione e a seguito delle sue scuse, Hogan venne reintegrato nella Hall of Fame nel 2018.

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Bianca Censori e il video hard per Kanye West: munge una mucca, si cosparge di latte e ammicca sensuale. Le immagini di “Gemini Season”

9 June 2026 at 13:02

Se da un lato ha visto sfumare l’occasione di esibirsi nel nostro Paese in seguito alla cancellazione dei concerti previsti a Campovolo, Kanye West (più noto come Ye) ieri, 8 giugno, era raggiante per il suo 49esimo compleanno ma anche per il regalo di compleanno che gli ha fatto la compagna Bianca Censori.

“Gemini Season” (la stagione dei Gemelli, nel senso del segno zodiacale, ndr) del video interpretato e diretto niente di meno che da dalla stessa Censori. Lei appare con un bianco, corsetto e lingerie piumata. Le premesse sexy ci sono tutte, ma non è finita. Censori inizia a mungere una mucca, tra montagne nuvole, poi beve del latte che cade sul petto. Insomma un video ad alto tasso sensuale.

West, dopo i festeggiamenti, si esibirà ancora con dei concerti, tra il 12 giugno in Georgia e poi al Raymond James Stadium il 26 e il 28 giugno, a Tampa Bay mentre il 19 giugno dovrebbe l’edizione deluxe di “Bully”.

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“Sono entrati nell’ufficio con una capra, poi l’hanno sgozzata e sacrificata in un rituale di magia nera. Dietro c’è la setta Quimbanda”: il caso a Londra

9 June 2026 at 12:54

Le telecamere di videosorveglianza hanno registrato tutto, ma dell’animale nessuna traccia. Una capra è entrata viva in un moderno edificio di uffici nel quartiere londinese di Hackney ed è scomparsa poche ore dopo. Le prove indiziarie e una serie di video pubblicati sui social media puntano tutti in una direzione: l’animale è stato sgozzato e sacrificato nel corso di un rito di magia nera all’interno di uno spazio commerciale. A sollevare il caso è stato il sito investigativo London Centric, che ha ottenuto e pubblicato i filmati della sicurezza interna dell’edificio. La vicenda è stata successivamente ripresa e approfondita dal quotidiano Daily Star, che ha ricostruito i movimenti degli individui coinvolti e il presunto movente religioso dietro l’episodio.

La ricostruzione: la capra, la notte e il sacco della spazzatura

I fatti risalgono allo scorso 17 aprile. Le telecamere a circuito chiuso dell’edificio di Hackney inquadrano un uomo mentre fa entrare, spingendola e tirandola, una capra viva all’interno del palazzo. Per diverse ore non si registra alcuna anomalia. Poi, nel cuore della notte, alle 4:31 del mattino, le stesse telecamere inquadrano un gruppo di uomini che lascia l’ufficio. Trasportano con fatica un pesante sacco nero dell’immondizia e un grande contenitore trasparente: stando alle immagini descritte dal Daily Star, l’animale non è mai stato visto uscire dall’edificio. La conferma di quanto presumibilmente accaduto all’interno di quelle mura (le cui pareti, come emerso dalle indagini, sono dipinte di nero e di rosso) è arrivata il giorno successivo attraverso i social. Un video, postato su Instagram e poi rimosso, mostrava la stessa capra tenuta saldamente per le corna. In un secondo filmato, pubblicato sempre online, l’animale giaceva immobile a terra, mentre un uomo inginocchiato su di esso teneva le mani alzate in aria e intonava dei canti rituali.

Quimbanda e cimiteri: il profilo del sospettato

L’individuo ripreso dalle telecamere di sicurezza mentre trascina la capra nell’ufficio non è nuovo a questo tipo di pratiche. Secondo quanto riportato dal Daily Star, l’uomo vanterebbe uno storico di attività macabre e sacrifici animali ampiamente documentati sui propri profili social negli ultimi anni. Le sue pagine Instagram mostrano immagini di lui che tiene per le zampe uccelli morti, posa con una testa di capra mozzata e preme nel terreno cuori di animali avvolti in foglie, con le mani completamente insanguinate.

Le indagini hanno inoltre portato alla luce altri video che mostrano il gruppo intento a svolgere cerimonie elaborate all’interno dei cimiteri pubblici di Londra. In questi filmati, gli individui utilizzano parti del corpo di animali, esplosivi e bruciano bare in miniatura accanto alle tombe di persone con le quali, apparentemente, non hanno alcun legame. Sempre il Daily Star evidenzia come l’uomo sembri essere un seguace della Quimbanda, una religione diasporica afro-brasiliana sviluppatasi in Sud America durante l’era della tratta transatlantica degli schiavi, spesso etichettata e praticata come “magia nera”. I rituali della Quimbanda (chiamati trabalhos) sono studiati per essere altamente sensoriali e hanno lo scopo di attrarre e “nutrire” gli spiriti. Il sacrificio di animali e l’offerta di sangue fanno parte integrante di determinate richieste religiose.

La pratica pone un enorme problema giurisdizionale. In Brasile, ad esempio, nel 2019 il Tribunale Federale Supremo ha stabilito che il sacrificio animale rituale è costituzionale, tutelandolo sotto l’ombrello della libertà religiosa. Nel Regno Unito, tuttavia, la legislazione è drastica: la macellazione degli animali è rigidamente regolamentata, può avvenire esclusivamente all’interno di macelli autorizzati e richiede lo stordimento preventivo dell’animale.

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Torna l’incubo del batterio mangiacarne: “Dopo 60 anni il parassita è tornato ad uccidere anche i cani”. Individuati 5 focolai negli Usa, pioggia di mosche sterili dal cielo

9 June 2026 at 12:01

Per oltre mezzo secolo è stato solo un brutto ricordo, un capitolo chiuso nei manuali di veterinaria americani. Oggi, però, l’incubo è tornato a materializzarsi: il New World screwworm (il verme della vite del Nuovo Mondo) ha varcato nuovamente i confini statunitensi. E questa volta, la minaccia non riguarda soltanto i grandi allevamenti bovini. Tra i casi confermati, che hanno fatto scattare un’emergenza nazionale, c’è anche un cane. Un campanello d’allarme che dimostra come le barriere tra animali da reddito e animali domestici siano fragili, e di come malattie ritenute debellate possano riemergere all’improvviso. Ma cos’è esattamente questo parassita? Perché è così pericoloso e come si sta muovendo la scienza per fermarlo?

Il predatore che si nutre di carne viva

Il nome comune, “verme”, è in realtà ingannevole. Non parliamo di un batterio o di un nematode, ma della larva di una mosca: la Cochliomyia hominivorax. Ciò che rende questo insetto biologicamente terrificante è il suo ciclo riproduttivo. A differenza delle comuni larve di mosca che si sviluppano nei tessuti morti o in decomposizione, le femmine di questa specie depongono centinaia di uova esclusivamente nella carne viva degli animali a sangue caldo. Basta una ferita minuscola: il morso di una zecca, un graffio, un taglio accidentale. Quando le uova si schiudono, le larve iniziano letteralmente a scavare nei tessuti dell’ospite, nutrendosi della sua carne. Più larve possono infestare la stessa ferita contemporaneamente, provocando un rapido allargamento delle lesioni, infezioni secondarie gravissime, dolore atroce e, se non si interviene in tempo, la morte. Come spiegato dall’American Veterinary Medical Association (AVMA), i segnali clinici inequivocabili sono ferite che non guariscono ma si espandono, emanando un forte cattivo odore, secrezioni anomale e, nei casi avanzati, la presenza visibile di larve in movimento.

I nuovi focolai e il caso del cane in New Mexico

Il Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti (USDA) ha confermato cinque nuovi focolai autoctoni in pochi giorni, localizzati tra il Texas e il New Mexico. I soggetti colpiti sono stati tre vitelli, una capra e un cane residente nella contea di Lea (New Mexico). Quest’ultimo caso è quello che desta maggiore preoccupazione. Inizialmente attribuito al Texas, si è poi scoperto che l’animale viveva in New Mexico, anche se un suo recente viaggio in Messico (dove il parassita è endemico) confonde le tracce del contagio. “Riteniamo si tratti di un caso isolato“, spiegano le autorità dell’USDA, precisando però di aver “disposto controlli sugli altri animali presenti nell’abitazione e un’intensificazione della sorveglianza nell’area”. Il rischio, infatti, non è limitato all’industria zootecnica. Il parassita può colpire cavalli, pecore, fauna selvatica, gatti e, in casi rari ma documentati, persino gli esseri umani. Negli ultimi due anni, l’epidemia che ha colpito il Centro America e il Messico ha registrato oltre 171.700 infestazioni animali e più di 2.000 casi umani.

La controffensiva: pioggia di mosche sterili dal cielo

L’USDA sta trattando la situazione come un’emergenza di massima priorità, rispolverando la stessa, geniale, tecnica di controllo biologico che permise l’eradicazione del parassita nel 1966: il rilascio di mosche sterili. La strategia è un capolavoro di entomologia applicata. Milioni di mosche maschio vengono allevate in laboratori specializzati e sterilizzate tramite radiazioni. Una volta rilasciate nell’ambiente, queste mosche si accoppiano con le femmine selvatiche. Poiché le femmine di questa specie si accoppiano una sola volta nella vita, l’unione con un maschio sterile produce uova infeconde, portando al progressivo collasso della popolazione. La macchina bellica dell’USDA è già partita: due milioni di mosche sterili vengono disperse per via aerea due volte a settimana sulle zone colpite del Texas, mentre altri quattro milioni a settimana vengono rilasciati tramite postazioni a terra.

Frontiere chiuse e il ruolo dei proprietari

L’emergenza ha avuto immediate ripercussioni internazionali. Il Messico ha sospeso le importazioni di numerose specie provenienti dagli USA, inclusi i cani da compagnia, mentre il Canada ha introdotto rigide restrizioni sui movimenti di bestiame dal Texas. In questo scenario, l’American Veterinary Medical Association (AVMA) ha lanciato un appello diretto ai proprietari di animali, ricordando che la tempestività è l’unica arma di difesa. I veterinari invitano a ispezionare quotidianamente i propri cani, soprattutto se vivono all’aperto o in zone a rischio. Bisogna prestare attenzione a ogni minimo segno di disagio, a ferite che non si rimarginano, a secrezioni maleodoranti o a comportamenti anomali dettati dal dolore.

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“Belen Rodriguez denunciata per omissione di soccorso dopo i due incidenti a Milano: patente ritirata”

9 June 2026 at 11:54

Belén Rodríguez è stata denunciata all’autorità giudiziaria per omissione di soccorso in relazione ai due incidenti stradali avvenuti a Milano lo scorso 23 maggio. Lo riporta Fanpage. La Polizia Locale avrebbe inoltre disposto il ritiro della patente di guida della showgirl al termine degli accertamenti svolti nelle settimane successive.

La vicenda riguarda due episodi avvenuti nel centro del capoluogo lombardo. Nel primo caso il suv guidato dalla conduttrice avrebbe urtato lo specchietto di un’auto in sosta senza fermarsi. Successivamente il veicolo sarebbe rimasto coinvolto in un secondo incidente che avrebbe interessato uno scooter e alcune auto parcheggiate, provocando lievi ferite a tre persone.

Come precisa Fanpage, il fascicolo è stato trasmesso alla Procura ma al momento alcun processo già disposto. La vicenda si trova nella fase delle indagini preliminari e sarà il magistrato a valutare gli sviluppi del procedimento. Gli episodi contestati risalgono a poche ore prima del malore che aveva portato Rodriguez al ricovero in ospedale il 25 maggio.

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La villa di Shannen Doherty venduta (al ribasso) due anni dopo la morte a 7.6 milioni di dollari: 442 metri quadrati, 4 camere da letto e una piscina vista Oceano

9 June 2026 at 11:53

La storica casa di Shannen Doherty (morta il 13 luglio 2024 all’età di 53 anni a causa di un tumore al seno, ndr) a Malibu ha trovato finalmente un acquirente dopo nove mesi di permanenza sul mercato immobiliare, concludendosi con una significativa riduzione rispetto alla cifra inizialmente richiesta. A riportarlo è il sito TMZ.

L’abitazione dell’indimenticata attrice è stata ceduta per 7.650.000 dollari, segnando un ribasso sostanziale rispetto ai 9.450.000 dollari fissati come prezzo di partenza nell’agosto del 2024. L’elegante proprietà, che si sviluppa su una superficie di 442 metri quadrati, offre quattro camere da letto e una piscina con una suggestiva vista panoramica sull’Oceano Pacifico.

La suite principale è dotata di un maestoso letto a baldacchino e offre un accesso diretto al solarium della piscina, mentre il terreno circostante è protetto da alberi e cespugli che garantiscono la massima riservatezza. La tenuta sorge sulla collina che domina la spiaggia e, secondo alcune fonti, sarebbe stata sottoposta a lavori di ristrutturazione in seguito ai danni causati dal fumo dell’incendio di Woolsey del 2018.

Il quartiere in cui si trova la proprietà non è stato tuttavia direttamente colpito dal devastante incendio di Palisades dello scorso anno, che ha invece ridotto in cenere numerose abitazioni in altre aree di Malibu.

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“Prima di Kasia Smutniak la mia vita era disordinata. Tra i 18 e i 20 anni non ero socievole e a disagio. Se mi fossi fatto aiutare sarei una persona migliore”: così Domenico Procacci

9 June 2026 at 11:12

Moretti, Sorrentino, Garrone, Albanese, Archibugi, Comencini e tanti altri. Sono solo alcuni dei “mostri” sacri del cinema italiano che hanno lavorato con il fondatore della casa di produzione Fandango, Domenico Procacci, sulla cresta dell’onda da quai 40 anni. Il produttore si è raccontato a Il Corriere della Sera. Eppure l’uomo di oggi è diverso dal ragazzo di ieri.

“Ero un ragazzo che all’epoca non era tanto socievole, anzi era perennemente a disagio. – ha detto Procacci – Ma questa è una cosa che non è passata anche se faccio finta che lo sia. C’era il mio amico Ennio, un po’ più grande di me, amico ancora oggi, che mi recuperava dopo che me ne andavo dalle feste perché mi veniva male a stare lì. Tra i 18 e i 20 anni non ero un caso umano ma insomma… Forse se mi fossi fatto aiutare sarei una persona migliore oggi”.

Nel concreto Procacci fa un esempio: “Mi ricordo quando alla Mostra di Venezia si annunciavano anche i produttori, come gli attori e i registi. Ecco, solo per il fatto di dover fare così (e mima uno che si alza in piedi e piega la testa da un lato e dall’altro in segno di saluto al pubblico; ndr) il cuore mi batteva a mille, avevo la tachicardia. Adesso non mi fa più effetto e forse neanche questo è bello: era meglio quando mi batteva il cuore in quel modo esagerato”.

Oggi la sua esistenza è migliorata e sembrano lontane le ansie: “La mia vita è cambiata molto da 15 anni a oggi. Mio figlio Leone ne ha meno di 12, quindi io ne avevo 54 quando è nato. Il primo figlio biologico quando uno dice basta figli perché ne ha già 2 o 3. Considero però mia figlia anche Sophie, avuta da Kasia con Pietro Taricone, che ha 21 anni. Sì, prima di Kasia la mia vita era disordinata. Con alcune relazioni importanti ma sostanzialmente disordinata”.

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Talay Riley ucciso a coltellate a Londra: è morto a 35 anni l’autore di Dua Lipa e Britney Spears, indagini in corso

9 June 2026 at 11:04

Ucciso a coltellate e lasciato in fin di vita nel giardino di una casa nell’East London. È morto così a 35 anni Talay Riley, cantautore britannico vincitore di un Grammy Award e autore di brani per artiste come Dua Lipa e Britney Spears. Il musicista, all’anagrafe Mark Orabiyi, è stato rinvenuto la mattina del 5 giugno nel quartiere di Silvertown con ferite da arma da taglio talmente gravi da rendere inutile l’intervento dei soccorritori, che non hanno potuto fare altro che constatarne il decesso sul posto.

Le indagini di Scotland Yard e gli arresti

La polizia metropolitana londinese ha immediatamente aperto un’inchiesta per omicidio, transennando l’area e avviando i rilievi scientifici. “Si tratta di un tragico episodio e il mio pensiero va alla famiglia e ai cari di Mark”, ha dichiarato l’ispettore Joanna Yorke, responsabile delle indagini. Gli inquirenti hanno lanciato un appello pubblico, invitando chiunque si trovasse nella zona di Silvertown al momento dei fatti a farsi avanti, richiedendo in modo particolare la condivisione di eventuali immagini di videosorveglianza privata o registrazioni video che possano fornire elementi utili all’inchiesta.

Nelle ore immediatamente successive al ritrovamento del corpo, le forze dell’ordine hanno proceduto all’arresto di tre persone con l’accusa di omicidio. Tuttavia, il quadro indiziario è ancora in via di definizione: un uomo di 27 anni è stato rilasciato su cauzione in attesa di ulteriori accertamenti da parte degli investigatori, mentre gli altri due fermati (un uomo di 24 anni e una donna di 25) sono stati liberati senza alcun ulteriore provvedimento a loro carico.

Da “Last Dance” al Grammy: una carriera di successi

Nato a Londra il 10 luglio 1990, Talay Riley aveva costruito una carriera di altissimo livello dietro le quinte dell’industria discografica, affermandosi come uno degli autori e compositori più richiesti a livello globale. Nel triennio tra il 2013 e il 2015 aveva messo la propria firma su brani di artisti internazionali del calibro di Usher, Chris Brown, Iggy Azalea, Nick Jonas e il gruppo vocale Pentatonix. Il 2016 fu un anno cruciale per la sua consacrazione: Britney Spears scelse di incidere la sua canzone “Clumsy” inserendola nell’album “Glory”, mentre Dua Lipa registrò “Last Dance”, brano scritto proprio da Riley e destinato a lanciare l’artista britannica verso il successo planetario.

Il traguardo più alto e prestigioso della sua carriera arrivò però grazie alla collaborazione con H.E.R. (pseudonimo della cantautrice statunitense Gabriella Sarmiento Wilson). Riley contribuì infatti alla scrittura e alla composizione del brano “Lights On”, traccia contenuta nell’album omonimo della cantante che nel 2017 si aggiudicò il Grammy Award. Prima di dedicarsi quasi interamente alla scrittura per altri artisti, Talay Riley aveva ottenuto ottimi riscontri anche come interprete solista: nel 2011 scalò le classifiche del Regno Unito con il singolo “Make You Mine”, arrivando a condividere i palcoscenici dei tour internazionali con artisti hip-hop e R&B di primo piano come Skepta, Trey Songz e lo stesso Usher.

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“Con Iannone vivo il bello che c’è, ci siamo l’uno per l’altra. Raoul Bova? Aprire il cuore, dopo che hai sofferto, non è facilissimo. Ma il sole c’è ancora”: parla Rocío Muñoz Morales

9 June 2026 at 10:54

Quella con Andrea Iannone è “una bella amicizia speciale, dove ci siamo l’uno per l’altra”. Non c’è “bisogno di dargli un titolo”, spiega Rocío Muñoz Morales al settimanale F. Poi sottolinea: “Io sono serena. Mi vivo il bello che c’è con una persona che in questo momento è positiva per me”. Insomma, per l’attrice un periodo di pace dopo la turbolenta separazione da Raoul Bova, con il quale ha due figlie, Luna di 10 anni e Alma di 7: “Quello che è successo tra me e il loro papà è nostro. Io non ho mai parlato male di lui alle bambine, non lo farò mai perché credo che un punto di riferimento maschile per una donna sia molto importante”.

Muñoz Morales ammette di avere sofferto per via della fine del matrimonio e spiega che “aprire il cuore, dopo che hai sofferto, non è facilissimo”, dopo un’esperienza del genere: “Ma non ha nemmeno senso trascinarsi dietro il passato, come un fardello. Quindi ho il cuore aperto, con i miei tempi, senza sentire l’esigenza di dare un nome o una forma a quello che vivo”. Poi, sul tradimento diventato pubblico: “La modalità mi ha ferita. Quando una cosa molto intima, molto forte e molto spiacevole diventa di tutti, fa più male. Però non ho mai voluto sentirmi vittima di quello che è successo. Il sole c’era ancora, c’è sempre stato, bastava cercarlo. Certo che ho sofferto. Ma con la consapevolezza che la rinascita era un dovere nei confronti di Luna e Alma. E nei miei confronti: me la meritavo“.

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“Nella rete di Epstein”, l’estratto esclusivo del libro sul caso che scuote Trump, governi e imperi finanziari

9 June 2026 at 10:47

E’ uscito in libreria il 13 aprile, “Nella rete di Epstein. Il caso che sta facendo tremare governi, imperi finanziari e reputazioni” di Pino Casamassima. In uscita per i tipi di Compagnia editoriale Aliberti, il libro traccia fatti e analisi del caso Epstein che sta facendo tremare i potenti di tutto il mondo e le cui conseguenze politiche sono ad oggi difficilmente prevedibili.

Riportiamo, per gentile concessione dell’editore, alcuni stralci del libro:

Con i suoi Files, il cosiddetto «Caso Epstein» ha provocato un terremoto politico, oltre a inficiare seriamente l’immagine di molte personalità appartenenti anche ad altri mondi, a cominciare da quello finanziario. Conseguenze, quelle politiche, che oggi – nel marzo del 2026 – sono difficilmente immaginabili nella loro reale portata, soprattutto per quegli Stati Uniti – caput mundi di questo tempo segnato dai nazionalismi – che a novembre saranno chiamati alle Midterm Elections: elezioni di metà mandato che si prospettano in modo assai pericoloso per l’attuale inquilino della Casa Bianca, che vorrebbe trascorrere in serenità i restanti anni del suo (ultimo e definitivo) mandato.

Una tranquillità tuttavia messa in pericolo perché il nome di Donald Trump è presente in 3.200 dei 3,5 milioni di file resi pubblici fra gennaio e febbraio 2026 dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti. A permettere – anzi, obbligare – la loro pubblicazione, è stato l’Epstein Files Transparency Act: un documento sulla trasparenza firmato ed esposto a braccia levate dallo stesso presidente il 20 novembre 2025. Quando si dice, la zappa sui piedi, perché – come detto – il nome del presidente è quello che svetta su tutti gli altri. Intuendo – anzi, sapendo quasi per certo – che i file relativi al finanziere pedofilo morto (forse) suicida in carcere il 10 agosto 2019 avrebbero potuto creargli più di un problema, nel luglio del 2024, in piena campagna elettorale per le presidenziali poi vinte a novembre, il tycoon aveva bollato gli Epstein Files come «invenzioni del Partito Democratico». A «scandalo» ancora di là dallo scoppiare, il tycoon aveva poi vinto le elezioni con il voto nelle urne, senza dover ricorrere a un nuovo assalto a Capitol Hill, come quello del 6 gennaio 2021. Tornate clamorosamente e pericolosamente in auge fra gennaio e febbraio 2026, quelle «invenzioni» rischiano ora di provocare uno sgambetto dolorosissimo per Trump, man mano che ci si avvicina alle Midterm Elections di novembre. C’è infatti da scommettere che, da qui ad allora, lo scandalo Epstein si arricchirà di nuovi capitoli, e che in quei capitoli il nome dell’attuale presidente americano ci sarà (anche se la sostanza la trovate già in questo libro).

In funzione di quelle elezioni di medio termine, sono tornati utili gli iraniani per l’atomica in procinto di realizzare. Come utili idioti, in realtà. Il Paese degli ayatollah e dei pasdaran – già diffidato a suon di bombe nel giugno del 2025 dal procedere nella produzione di uranio impoverito – è stato infatti oggetto di una nuova pioggia di bombe a partire dalla fine del febbraio 2026. Una pioggia di fuoco più torrenziale e duratura, non come il lampo del giugno 2025. Come prologo del nuovo intervento, gli strilli d’aquila di Netanyahu: «Gli iraniani vogliono distruggerci con l’atomica». Una guerra provvidenziale anche per il premier israeliano, insomma. Anzi, a insistere con Trump per riprendere le ostilità contro il Paese degli ayatollyah sarebbe stato proprio il premier israeliano. Quella guerra è infatti utile per distrarre un’opinione pubblica inferocita con lui per la mala gestione del problema degli ostaggi nelle mani di Hamas dopo il raid del 7 ottobre 2023. Alla base di tutto, c’è quel che pende sulla testa del primo ministro più longevo e l’unico mai finito sotto processo nella storia israeliana: accuse di corruzione, frode e abuso di fiducia in tre procedimenti penali distinti. Come se non bastasse, Netanyahu è anche accusato di aver accettato insieme alla moglie Sara beni di lusso in cambio di favori politici, e di aver insistentemente chiesto una copertura mediatica favorevole da parte di organi di stampa, a cominciare da una società di telecomunicazioni e dall’editore del quotidiano «Yedioth Ahronoth».

Il premier israeliano nega ogni addebito e, in maniera molto simile a quanto fatto da Donald Trump, ha definito le inchieste «una caccia alle streghe». Netanyahu ha anche impedito a più riprese l’apertura di un’inchiesta sui fallimenti della sicurezza israeliana di quel 7 ottobre 2023 dell’incursione criminale di Hamas. È qui che le vicende giudiziarie del premier e la politica israeliana creano un vero e proprio cortocircuito: diversi organi di stampa, tra cui il «New York Times», lo accusano da tempo di aver prolungato volontariamente l’invasione di Gaza e recentemente l’attacco all’Iran col sodale Trump, per allontanare lo spettro di un procedimento giudiziario dalle conseguenze imprevedibili, anzi, che potrebbero anche prevedere la galera. Procedimenti che si trascinano da anni, tra ritardi legati alla pandemia e numerose mozioni – anche pretestuose – presentate dagli avvocati di Netanyahu per annullare le udienze. Ecco quindi come i fronti a Gaza, in Libano, in Siria e ora in Iran tornano assai utili.

Detto dei problemucci di Netanyahu, va ribadito che al sodale presidente americano non era parso vero di sostenerlo nella pulizia, alias, la distruzione degli impianti iraniani per l’impoverimento dell’uranio: operazione indispensabile per arricchire i propri arsenali di «armi di distruzione di massa». Come quelle dell’Iraq. Ve le ricordate? Le avevano cercate furiosamente, per scoprire poi che no, si trattava di una bufala, una fake news, come si dice sui social; una cazzata, come si sproloquia al bar. Insomma, una autentica falsità. Intanto, avevano fatto fuori Saddam Hussein. Vi ricordate anche di lui? Ma sì… Quello impiccato vent’anni fa a favore di telecamere di tutto il mondo (ah, ci fossero state anche in una nota piazza milanese in un aprile di qualche tempo fa…).

Dopo averlo «giustiziato», gli americani hanno dovuto spiegare che… ehm… ma sì, insomma!, hanno dovuto ammettere d’essersi sbagliati. Di «armi di distruzione di massa non ce n’era manco mezza» avevano strillato i giornali fino in Papuasia. Ci si può sbagliare, o no? E poi, quello lì era un tiranno. Un dittatore che manco quel Mussolini appeso in quella piazza milanese. Vent’anni dopo, la stessa sorte è toccata ad Ali Khamenei. Gli hanno tirato un missile sulla testa con tanto di stella di David. Ma pure lui – la guida suprema dell’ex Persia – tiranneggiava il suo Paese, come aveva fatto prima di lui Khomeyni, e come farà il di lui figlio, Mojtaba, prima di riuscire a spedire anche lui da Allah, col risultato di promuovere alla guida di quel «Paese canaglia» con novanta milioni di abitanti e grande cinque volte l’Italia, nuove leadership più radicali perché provenienti dai pasdaran, le Guardie della Rivoluzione islamica. Si tratta di una classe dirigente che ha come obiettivo una guerra totale su più fronti nella regione mediorientale in nome di una resistenza che può contare su milizie proxy, quali Hezbollah e Houthi.

Se è vero che il nuovo fronte di guerra americano distoglie gli elettori a stelle e strisce dai diversi problemucci (anche da galera) di Trump, parimenti, bombardare l’Iran, distrae gli israeliani dalle marachelle di Netanyahu (anch’esse – come abbiamo visto – da sole a scacchi). Chi rischia di più è tuttavia il tycoon, perché c’è da giurare che, come abbiamo detto, da qui a novembre usciranno altri Epstein Files. Pubblicazioni fastidiose per chi aspira a mantenere ben saldo il joystick del comando (ovviamente, internazionale), considerando che perfino il mondo MAGA gli ha voltato le spalle. A far girare lo sguardo ai sostenitori principali del leader del suprematismo bianco è stata la guerra in Iran.

Quando le leadership iraniane avvertono gli Stati Uniti che quella guerra potrebbe essere il loro nuovo Vietnam – al netto di una propaganda risibile – non vanno troppo lontani dalla realtà relativamente alla percezione interna. Soprattutto il mondo MAGA, quello dell’«America first», che – coerentemente con il suo imperativo categorico – è ripiegato talmente su sé stesso da non voler nemmeno vedere oltre il naso delle sponde atlantiche. Nick Fuentes, guru del suprematismo bianco, ha accusato Trump di aver tradito i valori grazie ai quali è stato eletto, e – storicamente – per l’elettorato americano (repubblicano o democratico che sia) non c’è colpa peggiore del tradimento del mandato ricevuto. In Italia, per la nostra cifra più bizantina, più segnata dal compromesso continuo, da Depetris in avanti, consentiamo trasformismi vergognosi dai tanti, troppi esempi, senza bisogno di scomodare il Vate, anche se l’episodio è troppo gustoso per non essere ricordato. E insomma, accadde che durante un dibattito parlamentare sulla legge Pelloux presentata dallo stesso presidente del Consiglio del governo di destra in carica – che mirava a limitare la libertà di stampa, di associazione e di sciopero – il poeta-soldato passasse clamorosamente dai banchi della destra a quelli della sinistra, spiegando il suo gesto con il «disprezzo per la fogna della moralità nazionale» ormai rappresentata dal governo Pelloux. Con i suoi modi così sobri, Fuentes ha invocato la punizione di Dio sulla testa del tycoon, invitando – nell’attesa di un fulmine inceneritore – i camerati della destra attivista a votare per i democratici a novembre.

Nel frattempo, ad aleggiare come droni iraniani sulla testa di Trump ci sono i famigerati Epstein Files non ancora usciti, anche se recentemente (laddove, per “recentemente” s’intende sempre il marzo 2026) si sono arricchiti di immagini fotografiche che lo ritraggono con ragazzine in abiti succinti. In una di esse, l’unto dal Signore, salvato (altro che incenerito!) a suo dire da Dio in persona dall’attentato del 2024, esattamente il 14 luglio (pensa, anniversario della Rivoluzione francese, e chissà se voglia dire qualcosa), è ritratto con una ragazzina sulle ginocchia. Con assoluta certezza, non in procinto di raccontarle una favola dei Grimm: più probabilmente, un attimo prima di diventare, lui, l’orco. Un orco come tutti quelli che troverete in questo libro. C’è perfino un «piccolo principe» che di tanto in tanto amava trasformarsi in orco. «Piccolo» per statura morale, e «principe» per diritto dinastico. Quel diritto che suo fratello, re Carlo III, gli ha tolto, chiedendo alla giustizia di «fare il suo corso».

Tutta questa storia, la storia qui raccontata, si è scritta da sola, con i racconti usciti dalle testimonianze presenti negli Epstein Files. Testimonianze che ci precipitano in quella vergogna sbattuta in faccia a Trump con i cartelli esibiti davanti alla Casa Bianca: «Shame». Una vergogna che coniuga l’istinto predatorio su carni giovani con quello sul potere tout-court. Un potere assoluto, che artiglia economia e politica, ma pure i corpi di ragazzine che nel momento della predazione perdono la loro identità per diventare oggetti di divertimento. Un potere esercitato per garantire sé stesso a ogni costo. Anche a costo di scatenare una guerra. Una di quelle guerre moderne, modernissime. Quelle che per il 90 per cento dei casi si sviluppano contro i civili. Guerre lontane milioni di narrazioni da quella guerra di Troia. Quella che vedeva i Troiani assistere dalle «alte mura di Ilio» agli scontri fra i loro guerrieri e quelli degli Achei, con i principi che al calar del sole si scambiavano doni tornando nelle rispettive tende. Adesso, i leader di un popolo li si uccidono con un missile o li si rapiscono. Quale sarà il destino di Cuba? Sì, perché nel risiko di Trump è finalmente entrata Cuba: quell’isola caraibica che qualche tempo fa diede un gran dispiacere agli americani nella Baia dei Porci. Se non la ricordate, quella figuraccia stellare (intesa come a stelle e strisce) la trovate pure su Wikipedia.

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18 euro per due cappuccini e due brioche: lo scontrino “folle” della colazione in centro a Milano fa discutere

9 June 2026 at 10:33

Una colazione al bar che costa quanto un pranzo veloce. È quanto accaduto a Milano, dove uno scontrino da 18 euro per due cappuccini e due brioche ha scatenato nuove polemiche sul caro-vita e sui prezzi nel centro della città. La segnalazione, pubblicata dal Corriere della Sera, arriva da un cliente rimasto sorpreso dal conto ricevuto dopo una consumazione in una pasticceria situata tra piazza Duomo e Cordusio, una delle zone più frequentate e prestigiose del capoluogo lombardo. Nel dettaglio, il conto comprendeva due cappuccini e due brioche, tutti venduti a 4,50 euro ciascuno. Il totale finale è stato quindi di 18 euro, una cifra che ha sorpreso il cliente e che ha rapidamente attirato l’attenzione per il suo valore ben al di sopra della media di una tradizionale colazione al bar.

A segnalare il caso è stato Massimo Minoliti, che al Corriere ha espresso il proprio disappunto per il costo della consumazione: “Buongiorno, a proposito di prezzi e costo della vita: quanto costa far colazione in centro a Milano? Invio una foto di uno scontrino relativo alla consumazione di due cappuccini e due brioche in una pasticceria tra Duomo e Cordusio che ritengo una follia di questa città. Un cappuccino 4,50 euro, per due 9,00 euro. Brioche farcita 4,50 euro, per due 9,00 euro. Totale complessivo, 18,00 euro di cui 1,64 Iva. Comprendo che nel centro storico di Milano i prezzi siano generalmente più elevati rispetto ad altre zone della città, ma spendere 18 euro per due cappuccini e due brioche mi sembra davvero eccessivo”, ha dichiarato.

Prezzi giustificati o eccessivi? Il dibattito si accende

Sul caso si è acceso anche un ampio dibattito tra i lettori. Da una parte c’è chi ritiene che prezzi simili siano una conseguenza inevitabile della posizione del locale, e ha evidenziato come nel centro di Milano non si paghi soltanto il prodotto, ma anche il contesto, il servizio e la location. Secondo questa visione, i consumatori hanno sempre la possibilità di consultare il listino prima di ordinare e decidere se effettuare o meno l’acquisto. Dall’altra parte, invece, c’è chi considera cifre di questo tipo sproporzionate per una semplice colazione, e sostiene che il crescente aumento dei prezzi stia rendendo la città sempre meno accessibile anche a chi dispone di redditi medio-alti.

Credit foto: Corriere della Sera

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Chiara Ferragni a Ballando con Le Stelle? Il tentativo di Milly Carlucci e le sue parole sulla nuova giuria: “Rifletteremo quest’estate”

9 June 2026 at 10:25

Milly Carlucci ha messo nel mirino Chiara Ferragni. Nuovamente, verrebbe da dire, perché già lo scorso anno aveva corteggiato l’imprenditrice da quasi trenta milioni di follower: “Chiara Ferragni a Ballando con le Stelle? L’ho chiamata ma al momento non se l’è sentita”, aveva dichiarato lo scorso anno la conduttrice. Carlucci, come svela il settimanale ‘Chi‘, è tornata alla carica e con il suo gruppo di lavoro ha chiesto all’ex moglie di Fedez di scendere in pista su Rai1 come concorrente il prossimo autunno.

“Ferragni ha declinato, seppur con cortesia, l’invito. Chiara è corteggiatissima dal piccolo schermo ma è concentrata sui nuovi progetti e sul fronte televisivo, come svelato da “Chi”, potrebbe dire sì solo a una docuserie su Netflix”, spiega il settimanale diretto da Massimo Borgnis. Carlucci, da sempre molto abile nella formazione del cast, riserverà sorprese e affronterà l’incognita giuria. Com’è noto, Selvaggia Lucarelli ha salutato lo show del sabato sera dopo dieci anni, accettando la conduzione del reality show “L’Isola dei Famosi“.

“Tutti fanno esercizio di fantasia. Noi siamo molto felici di questo esercizio di fantasia perché vuol dire tenere ‘Ballando con le stelle’ al centro dell’attenzione nazionale. Non faccio nessun toto-giuria perché, veramente, non ne stiamo parlando. È un argomento su cui dovremmo riflettere tutta l’estate per arrivare poi a una soluzione a settembre, visto che la giuria è il motore del programma. Adesso il primo argomento è il cast perché, senza cast, non c’è Ballando, poi vedremo chi siamo e capiremo che succederà. Selvaggia ha dichiarato di avere un percorso diverso con grande affetto e grande amicizia da parte nostra, ma penseremo più avanti a cosa dovrà succedere“, ha dichiarato Milly Carlucci nei giorni scorsi a margine della presentazione dell’evento ‘Campioni del mondo. Italia loves Unesco‘. “Comunque rimane il fatto che la nostra giuria è la più iconica e chiacchierata di tutto lo spettacolo italiano”, ha aggiunto. Se ci sarà una sostituzione secca o un cambio radicale si capirà nei prossimi mesi, quello che è certo è che la giuria non alzerà le palette per giudicare una performance di Chiara Ferragni.

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Apple presenta la nuova Siri: ecco come funziona la nuova assistente con l’AI, quali iPhone potranno utilizzarla e perché non in Europa

9 June 2026 at 09:38

Apple ha ufficialmente svelato la nuova generazione di Siri, un aggiornamento che segna uno dei cambiamenti più importanti nella storia dell’assistente vocale dell’azienda. Presentata durante la WWDC 2026, la nuova Siri sfrutta le tecnologie di Apple Intelligence e promette un’esperienza molto più avanzata rispetto al passato, avvicinandosi finalmente agli assistenti AI che negli ultimi anni hanno rivoluzionato il settore. La novità principale è che Siri non si limita più a eseguire semplici comandi vocali o a fornire risposte predefinite. Grazie a un nuovo motore basato sull’intelligenza artificiale generativa, l’assistente è ora in grado di comprendere meglio il linguaggio naturale, gestire richieste più complesse e interagire in modo più efficace con le applicazioni e i contenuti presenti sul dispositivo.

Siri diventa un vero assistente personale

Uno degli aspetti più interessanti della nuova versione riguarda la capacità di operare direttamente all’interno dell’ecosistema Apple. Siri può cercare contenuti nelle foto, recuperare informazioni personali, condividere file e completare operazioni tra diverse applicazioni senza che l’utente debba aprirle manualmente. In pratica, sarà possibile chiedere all’assistente di trovare una determinata immagine nella galleria e inviarla a un contatto, oppure recuperare informazioni presenti sul dispositivo attraverso semplici comandi vocali. Una funzionalità che avvicina Siri al concetto di assistente personale intelligente e che va oltre il tradizionale chatbot.

Collaborazione con Google per il nuovo modello AI

Tra le novità più rilevanti emerse durante la conferenza c’è anche la collaborazione tra Apple e Google. Secondo quanto illustrato dai dirigenti dell’azienda, parte della nuova architettura AI sfrutta la tecnologia Gemini, il modello di intelligenza artificiale sviluppato da Google. L’obiettivo è migliorare la comprensione delle richieste vocali e aumentare la qualità delle risposte, rendendo le conversazioni più naturali e precise.

Nuova grafica e interazione migliorata

Apple ha anche ridisegnato completamente l’interfaccia di Siri. Scompare il tradizionale effetto luminoso che caratterizzava l’assistente nelle versioni precedenti, e prende spazio a un design più elegante e minimalista con tonalità scure e animazioni dinamiche. L’attivazione avviene attraverso la Dynamic Island e gli utenti potranno personalizzare diversi aspetti dell’esperienza, comprese le voci disponibili. Migliora inoltre il sistema di riconoscimento vocale, che promette una trascrizione più accurata delle richieste.

Quando arriverà e quali iPhone saranno compatibili

Le nuove funzioni saranno introdotte con i prossimi aggiornamenti software di Apple, inclusi iOS 27, iPadOS 27 e macOS 27. Le versioni per sviluppatori sono già disponibili, mentre la beta pubblica dovrebbe arrivare entro la fine del 2026. Per quanto riguarda gli iPhone, l’aggiornamento sarà compatibile con tutti i modelli supportati da iOS 26, a partire da iPhone 11 e iPhone SE di seconda generazione.

Il nodo Europa resta aperto

Nonostante l’annuncio, il debutto di Siri AI in Europa rimane incerto. Apple ha confermato che alcune funzionalità potrebbero subire ritardi a causa delle discussioni in corso con le autorità europee riguardo alla conformità con il Digital Markets Act (DMA). L’azienda ha dichiarato di essere al lavoro per trovare una soluzione che consenta di portare le nuove funzioni AI anche agli utenti dell’Unione Europea nel più breve tempo possibile. Nel frattempo, alcune caratteristiche saranno comunque disponibili sui Mac e sugli Apple Watch aggiornati ai nuovi sistemi operativi. Con questa evoluzione, Apple punta a colmare il divario accumulato negli ultimi anni nel settore dell’intelligenza artificiale. La nuova Siri, infatti, non vuole essere soltanto un assistente vocale, ma il centro di controllo intelligente dell’intero ecosistema Apple.

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Stop ai concerti di Kanye West e Travis Scott e annullati gli show previsti il 4, 5 e 11 luglio alla RCF Arena di Reggio Emilia. Le modalità di rimborso dei biglietti

9 June 2026 at 09:17

Nulla da fare per i concerti di luglio previsti alla Rcf Arena di Reggio Emilia. “Avendo dovuto constatare che non sussistono le condizioni necessarie per lo svolgimento dei concerti del 4, 5 e 11 luglio 2026, si comunica l’annullamento delle date. I biglietti acquistati in prevendita verranno rimborsati secondo le modalità previste”.

Così in una nota gli organizzatori comunicano l’annullamento dei concerti della Rcf Arena, nota anche come Campovolo, la più grande venue per concerti all’aperto d’Europa. Dopo il divieto da parte del prefetto ai concerti di Travis Scott, previsto per il 17 luglio, e Ye/Kanye West, in programma il 18 luglio, i due eventi di punta del “Pulse of Gaia Festival”, gli organizzatori hanno deciso di annullare anche gli eventi previsti nelle altre tre giornate, quelli del 4, 5 e 11 luglio.

Il 4 luglio erano in cartellone Martin Garrix, Lost Frequencies, Offset, Ice Spice, Ty Dolla $ign, Wiz Khalifa, Poison Beatz e Baby Gang; il 5 luglio The Chainsmokers, Rita Ora, Ozuna, Nicky Jam, Lolita, Afrojack, Dimitri Vegas e Like Mike, DJ Snake, mentre l’11 luglio si sarebbero dovuti esibire invece Swedish House Mafia, Alok, Benny Benassi e Clean Bandit.

“Siamo profondamente dispiaciuti per la decisione che abbiamo dovuto prendere – dichiara Andrea Cattini, Presidente C.Volo S.p.A. – Il nostro obiettivo è sempre stato quello di creare degli eventi di qualità per il pubblico e fino all’ultimo abbiamo cercato una soluzione che ci permettesse di confermare i concerti di queste tre giornate ma, a seguito di una serie di valutazioni complesse, non possiamo procedere. Confidiamo nella comprensione di questa decisione, alla quale siamo giunti spinti da circostanze al di fuori del nostro controllo. Ringraziamo tutti i professionisti coinvolti per il sostegno e l’impegno dimostrati in questi mesi”.

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Ghali ha tifato per Flavio Cobolli a Parigi per la Finale Roland Garros. E spunta anche Lenny Kravitz – VIDEO

9 June 2026 at 09:08

C’era anche Ghali tra i protagonisti della Finale di Roland Garros 2026, sugli spalti del Court Philippe-Chatrier. L’artista, noto appassionato di sport, ha assistito in prima fila all’atto conclusivo del prestigioso Slam parigino per applaudire Flavio Cobolli.

Il cantautore era seduto accanto a numerose personalità provenienti dal mondo dello sport, dello spettacolo e della cultura internazionale. C’era anche Lenny Kravitz e i due artisti si sono salutati calorosamente.

Nel cuore di Parigi il grande tennis si è fuso ancora una volta con il glamour e l’esclusività che contraddistinguono uno degli appuntamenti più attesi del calendario sportivo mondiale. A rendere ancora più speciale questa edizione, la presenza in campo di Flavio Cobolli, che ha regalato all’Italia un posto al centro della scena nella finale più importante sulla terra rossa.

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“L’ape regina ha scelto di posarsi lì e tutte l’hanno seguita”: sciame di api invade la spiaggia di Cattolica e trasforma un ombrellone nel suo alveare, le immagini impressionanti

9 June 2026 at 09:05

Il profumo della crema solare, il rumore delle onde, la tranquillità di un libro aperto sotto il sole di inizio giugno. Poi, un ronzio sordo, in rapido avvicinamento. In pochi istanti, il cielo sopra la seconda fila degli stabilimenti balneari 31-32 di Cattolica si è riempito di un’ombra insolita. Una nuvola compatta e ronzante di migliaia di api è planata improvvisamente sulla spiaggia, costringendo i bagnanti a una rapida e concitata ritirata. Quella che doveva essere una tipica domenica di mare si è trasformata in una scena fuori dal comune, con un intero ombrellone “sequestrato” dalla natura.

L’arrivo della regina e l’evacuazione dell’area

Tutto è iniziato quando lo sciame, seguendo gli spostamenti dell’ape regina, ha cominciato a volteggiare a bassa quota tra i lettini, tra lo stupore e il timore dei presenti. Nel giro di pochi minuti, la regina ha individuato il suo punto di sosta temporaneo: un ombrellone situato in una delle posizioni più ambite, a pochissimi metri dal bagnasciuga. Come riportato anche dalla testata locale Vivere Riccione, la dinamica è stata rapida. “Si vede che l’ape regina ha scelto di posarsi sull’ombrellone e, in poco tempo, hanno cominciato ad arrivare api da tutte le parti, che si sono posate anche sul lettino corrispondente”, ha raccontato un testimone che ha assistito alla scena. “L’ape regina ha scelto di posarsi lì e tutto il resto dello sciame l’ha seguita”, hanno confermato altri presenti.

Per garantire l’incolumità pubblica, i gestori dello stabilimento sono intervenuti tempestivamente. L’area circostante, nonostante fosse densamente occupata, è stata evacuata e transennata. Molti bagnanti, superato l’attimo di panico iniziale, hanno mantenuto la calma posizionandosi a distanza di sicurezza, estraendo gli smartphone per filmare e fotografare l’inusuale spettacolo. I video del “quartier generale” dell’alveare hanno fatto in poche ore il giro dei social.

L’intervento dell’apicoltore e la messa in sicurezza

La situazione ha richiesto l’intervento di un professionista. “È stato necessario attendere l’arrivo dell’apicoltore per portare via in sicurezza lo sciame”, hanno spiegato i testimoni. Una volta giunto in spiaggia, l’esperto ha avviato le delicate operazioni di recupero. Il procedimento ha seguito le rigide regole della natura: l’apicoltore ha individuato e prelevato il nucleo di insetti in cui si trovava la regina, posizionandolo all’interno di un’apposita arnia. A quel punto, riconoscendo il richiamo della propria sovrana, tutte le altre api hanno abbandonato l’ombrellone e il lettino, incanalandosi ordinatamente all’interno del contenitore. L’operazione si è conclusa senza alcuna puntura e con la totale messa in sicurezza dell’area, permettendo ai bagnanti di riprendere possesso delle proprie postazioni.

I precedenti in Riviera

Il fenomeno, per quanto spettacolare e in grado di generare allarme in un ambiente affollato come una spiaggia, rientra nel normale ciclo biologico di questi insetti. Durante la stagione primaverile ed estiva, quando le api sciamano per formare nuove colonie, tendono a fermarsi temporaneamente in luoghi di sosta in attesa che le api esploratrici trovino una sistemazione definitiva adeguata. Non si tratta, peraltro, di un caso isolato per la Riviera romagnola in questo avvio di stagione. Soltanto pochi giorni prima, un episodio analogo aveva visto un altro gruppo numeroso di insetti nidificare nei pressi del litorale della vicina Riccione, confermando una particolare attività di sciamatura nella zona.

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