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Vannacci attacca (ancora) Marina Berlusconi: “Non capisco perché parli a nome di Forza Italia, non ha ruolo politico”

6 June 2026 at 14:55

Roberto Vannacci torna ad attaccare Marina Berlusconi. Dopo aver parlato di Forza Italia come di un partito “eterodiretto dal denaro e dall’editoria”, a margine della presentazione oggi a Viareggio dei nuovi ingressi in Futuro Nazionale, il leader, ex leghista, ha rincarato la dose: “Marina Berlusconi mi può stare simpaticissima, non capisco perché parli a nome di Forza Italia quando non svolge un ruolo politico“.

Il riferimento è al “veto” della primogenita di Berlusconi che ha dato la linea al partito affermando che “non è possibile” stare “in coalizione con Vannacci”.

“Le coalizioni sono possibili purché le nostre linee rosse non vengano oltrepassate, sono quelle che definiscono la curva in viluppo entro la quale si può intavolare discussione, negoziazione e possibilità di collaborare”, ha detto ancora il leader di Futuro Nazionale.

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Ue, Conte: “Meloni non è riuscita a prendere l’aereo per un vertice importantissimo, ma lo guidava Salvini?”

5 June 2026 at 18:19

“Io non finisco di sorprendermi. Meloni ha cercato di accettare tutte le richieste di Trump ed è stata mollata da Trump. Poi si è associata alla scommessa sulla vittoria militare dell’Europa e della Nato sulla Russia e ieri hanno fatto il vertice Germania, Regno Unito e Francia e non l’hanno invitata. Adesso l’ultima è che non è riuscita a prendere l’aereo e a raggiungere un vertice Ue-Balcani importantissimo. Mi chiedo, ma l’aereo lo guidava Salvini?”. Così il presidente del M5S Giuseppe Conte a margine di un evento elettorale a Molfetta, ha commentato l’assenza della premier al vertice Ue-Balcani. “Ma è possibile che l’Italia sia caduta così in basso. Abbiamo ancora un presidente che parla di ritrovo della centralità, di riconquista dell’autorevolezza e della credibilità. Ma quale credibilità? Manco forse i suoi familiari ci credono più”, ha continuato Conte.

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Meloni assente al vertice Ue-Balcani: era alla presentazione di un francobollo. Conte: “Siamo caduti così in basso?”

5 June 2026 at 16:26

Giorgia Meloni salta un vertice internazionale per partecipare alla presentazione di un francobollo. Venerdì la premier ha dato forfait al summit Ue-Balcani occidentali a Tivat, in Montenegro, dove i capi di Stato e di governo europei si sono incontrati alle 15 per discutere dell’allargamento dell’Unione agli stati balcanici e delle sorti dell’Ucraina. Meloni avrebbe dovuto volare oltre l’Adriatico dopo la festa per l’anniversario dell’Arma dei Carabinieri a Reggio Calabria, terminata verso le 13. Dopo la cerimonia, però, la leader di FdI ha voluto recarsi in Prefettura – insieme ai ministri Guido Crosetto, Matteo Piantedosi, Paolo Zangrillo e Marina Calderone – per l’annullo filatelico di un francobollo celebrativo dell’anniversario, evento non previsto nel programma originario. Così, intorno alle 14, palazzo Chigi ha comunicato che “a causa del protrarsi della cerimonia“, la premier non avrebbe più partecipato al vertice, decollando invece direttamente per Roma. Meloni, informa il suo staff, “ha informato personalmente il presidente montenegrino Milatović e il presidente del Consiglio europeo Costa esprimendo il proprio rammarico per l’impossibilità di raggiungere in tempo la riunione, la cui conclusione è prevista per le 15:30″.

Sulla vicenda si scatenano le opposizioni. “Io non finisco di sorprendermi. Meloni ha cercato di accettare tutte le richieste di Trump ed è stata mollata da Trump. Poi si è associata alla scommessa e sulla vittoria militare dell’Europa e della Nato sulla Russia e ieri hanno fatto il vertice Germania, Regno Unito e Francia e non l’hanno invitata. Adesso l’ultima è che non è riuscita a prendere l’aereo e a raggiungere un vertice Ue-Balcani importantissimo. Mi chiedo, ma l’aereo lo guidava Salvini? Ma è possibile che l’Italia sia caduta così in basso?”, attacca il presidente M5s Giuseppe Conte a margine di un evento elettorale a Molfetta (Bari). Anche il leader di Italia viva Matteo Renzi ironizza sui social: “Tutti i leader europei sono nei Balcani a discutere del futuro dell’Europa e della pace in Ucraina. Unica assente: l’Italia. Giorgia Meloni non è andata, dice che ha fatto tardi con l’aereo a Reggio Calabria”. Per il portavoce di Europa Verde Angelo Bonelli, il forfait è “Un’immagine plastica dell’irrilevanza in cui questo governo sta trascinando l’Italia. Non è una gaffe di protocollo: è un fatto politico. Meloni parla ogni giorno di patriottismo, ma nei tavoli in cui si decidono gli equilibri europei e il ruolo dell’Italia il governo non c’è”, accusa.

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Formigli esplode con Borgonovo: “Noi facciamo propaganda? Non te lo consento. Levati il cappello davanti alla nostra inchiesta”

5 June 2026 at 12:42

Scontro durissimo a Piazzapulita (La7) tra il conduttore Corrado Formigli e il vicedirettore de La Verità Francesco Borgonovo, sull’inchiesta realizzata dall’inviata Emanuela Pala all’interno della rete che fa capo a Martin Sellner e al movimento della Remigrazione.
Il reportage, frutto di oltre un anno di lavoro sotto copertura, porta le telecamere della trasmissione dentro gli ambienti riconducibili a Sellner, attivista austriaco e fondatore del Movimento Identitario, nonché sostenitore della cosiddetta “remigrazione”, ossia il rimpatrio degli immigrati verso i Paesi d’origine.
Nel servizio vengono documentate alcune affermazioni di stampo filo-nazista pronunciate da persone che gravitano nell’orbita del movimento. Un’impostazione che Borgonovo, collegato da remoto, contesta apertamente, sostenendo che quelle posizioni non possano essere estese all’intero universo dei sostenitori della remigrazione.
Il giornalista, autore anche della prefazione all’edizione italiana del manifesto di Sellner, Remigrazione. Una proposta, pubblicato da Passaggio al Bosco, difende strenuamente il concetto politico elaborato dall’attivista austriaco. In studio, oltre a Pala, sono presenti Stefano Cappellini di Repubblica e l’ex magistrato Gianrico Carofiglio.

A innescare l’acceso confronto è una domanda diretta di Formigli: “Tu appoggi quelle teorie espresse da Sellner?”.
Borgonovo respinge immediatamente la premessa: “Intanto, non c’è nessuna teoria, c’è una proposta politica fatta in chiaro, che si potrebbe discutere se non facessimo tutte le volte questa pantomima col bau bau. Io penso che la remigrazione sia un atto umanitario“.
Il vicedirettore de La Verità sostiene che l’immigrazione di massa produca sfruttamento e condizioni di schiavitù, Formigli replica chiamando in causa la recente tragedia dei quattro lavoratori morti carbonizzati in un minivan ad Amendolara, ma Borgonovo respinge con forza l’accostamento e contrattacca: “Se vuoi, rispondi tu alle tue stesse domande. Del resto, ve la siete cantata e suonata tra di voi finora“.

Il giornalista cita Soros, attribuisce lo sfruttamento dei braccianti a un sistema economico fondato sulla libera circolazione della manodopera e accusa anni di politiche favorevoli all’apertura delle frontiere e alla globalizzazione di avere alimentato tensioni sociali e impoverimento. Infine, aggiunge un riferimento ai seguaci filo-nazisti di Sellner, ripresi nel reportage: “Poi vi stupite se c’è qualche imbecille che dice bestialità. Con questa propaganda ne produrrete molti di più e non vi spiegate perché la gente vota a destra”, afferma.
È proprio il riferimento alla “propaganda” a far esplodere definitivamente il confronto. Formigli interrompe Borgonovo e lo incalza: “Ma chi è che fa la propaganda, scusa? Voi chi?”. ”
“Anche qui si fa, si è fatta stasera”, risponde il vicedirettore de La Verità.

A quel punto il conduttore difende con decisione il lavoro della propria inviata e alza i toni: “Quindi, per te questa inchiesta è propaganda? Tu ti devi levare il cappello di fronte a questa inchiesta, se sei un giornalista, hai capito? Non importa da che parte stai: ti levi il cappello di fronte a una giornalista e a una collega che è andata lì a suo rischio e pericolo per raccontare delle cose che tu non puoi smentire. Quindi, levati il cappello e non parlare di propaganda qua”.
Borgonovo prova a replicare, ma Formigli lo interrompe nuovamente: “Tu stai insultando il lavoro giornalistico di una mia inviata”.
“Io non ho insultato nessuno – ribatte il giornalista – Allora parla tu, così dai lezioni di democrazia e di giornalismo”.
La tensione resta altissima fino agli ultimi secondi dello scambio. “No, tu stai insultando un lavoro giornalistico in questa trasmissione e non te lo consento”, insiste Formigli.
Borgonovo nega ancora: “Stiamo facendo un dibattito e non sto assolutamente insultando nessuno”.
Il conduttore ribatte: “Se tu dici che fa propaganda qualche partito, puoi dirlo, ma se tu dici che noi facciamo propaganda attraverso il lavoro giornalistico, non te lo consento, fine”.
“E allora sai che c’è? – chiosa Borgonovo – Parla tu, raccontatevela fra di voi”.

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Caso Minetti, Travaglio a Mieli: “I giornalisti esistono per dubitare delle verità ufficiali, non per fotocopiarle”. Su La7

5 June 2026 at 09:36

Botta e risposta a Otto e mezzo (La7) tra Paolo Mieli e Marco Travaglio sul caso della grazia concessa da Mattarella a Nicole Minetti. L’editorialista del Corriere della Sera e il direttore del Fatto Quotidiano si confrontano sulla decisione della Procura Generale di Milano, guidata dalla procuratrice generale Francesca Nanni, che ha confermato il proprio parere positivo alla grazia dopo le verifiche chieste dal Quirinale. Nella sua nota ufficiale, Nanni ha scritto che “i fatti riportati nelle notizie di stampa” (quelle pubblicate dal Fatto Quotidiano) “non corrispondono al vero”.

Mieli, pur riconoscendo la validità dell’inchiesta del Fatto, invita Travaglio a prendere atto delle verifiche istituzionali: “Quando un giornale, a meno che non vada avanti per partito preso, ha di fronte un insieme di persone, cioè giudici, poliziotti, carabinieri, capo dello Stato, che ribadiscono il punto, devi prenderne atto“.
Ti piacerebbe – replica ironicamente il direttore del Fatto – Quello è l’ipse dixit, noi giornalisti esistiamo per dubitare delle verità ufficiali, non per fotocopiarle“.
Mieli insiste: “Andare avanti per partito preso non è un buon modo, ci deve essere una volta in cui riconosci che il risultato di una decisione del capo dello Stato ti dà torto e fai il signore”.
“Ma neanche per sogno – ribadisce Travaglio, che cita la procuratrice generale Francesca Nanni, autrice della nota che ha smentito le rivelazioni del Fatto – Vorrei vedere te se avessi intervistato una persona con tutti i riscontri fatti prima di pubblicare l’intervista e ti sentissi dire da una che manco l’ha sentita e che ha l’insegna di Procura Generale di Milano che sei un falsario. Vorrei un po’ vedere se faresti pippa o se risponderesti come si merita questa signora”.

Mieli commenta: “No, falsario non me lo prenderei, però lascerei passare un giorno dai, secondo me si fa miglior figura”.
“Ma io non faccio passare un minuto”, replica il direttore del Fatto.
“Ma ti è mai capitato una volta di dire che questa cosa dà torto a una tesi che io sostenevo e ne prendo atto? Punto”, chiede Mieli.
“Se avevo torto, sì – risponde Travaglio – Io ho fatto il mio mestiere: ho pubblicato un’intervista a una persona reale con nome e cognome che la Procura Generale non ha voluto sentire perché contraddiceva quello che aveva deciso”.

Mieli rilancia: “Ma allora perché Mattarella ha fatto riaprire il caso? Bastava che non dicesse niente e basta”.
“Perché ha letto le notizie del Fatto Quotidiano – spiega il direttore – Dato che sa che non siamo dei falsari ma che raccontiamo cose vere, si è preoccupato e si è affidato alla Procura Generale. Il caso però è stato affidato allo stesso magistrato che aveva deciso la prima volta. Abbiamo appena votato addirittura per separare le carriere, ma non potevano almeno affidare il caso a un magistrato diverso da quello che aveva firmato il primo parere? Hanno chiesto a quello che ha firmato il parere se il suo parere era buono”.
“Ma allora, avendo preso Mattarella questa cosa per buona, è ingenuo e sprovveduto?”, chiede provocatoriamente Mieli.
“Secondo me, è un amante del pericolo – risponde Travaglio – è un uomo che nonostante la sua fama di prudenza è uno spericolato, perché il rischio a cui va incontro con un caso così spinoso, con dei peperini come i personaggi di cui stiamo parlando e con le notizie che continuano ad arrivarci dall’Uruguay, dove basta tendere l’orecchio per sapere quello che succedeva, secondo me è un amante del brivido”.

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Caso Minetti, scontro Bocchino-Travaglio. “Il Fatto chieda scusa”. “Pretendi di dare lezioni di giornalismo, non so da quale cattedra”. Su La7

5 June 2026 at 09:35

Scontro acceso a Otto e mezzo (La7) tra Italo Bocchino e Marco Travaglio sul caso della grazia concessa dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella a Nicole Minetti.
L’ex parlamentare del Pdl attacca frontalmente il direttore del Fatto Quotidiano: “Penso che Il Fatto dovrebbe chiedere scusa. Io non ho simpatia per Nicole Minetti, però tutti possono redimersi. Intanto, è il fondamento dell’inchiesta che non mi convince. Poi ci sono dei dati che sono falsi”.
Bocchino contesta anche l’attendibilità della principale testimone intervistata dal Fatto, che secondo lui avrebbe parlato per dispetto dopo essere stata licenziata da Cipriani. E aggiunge: “La Procura l’ha sentita perché non era possibile la rogatoria e poi perché lei stessa aveva parlato di una fragilità della sua tesi, si era contraddetta”
Travaglio scoppia a ridere e commenta: “Ma cosa stai dicendo?”.
Il direttore del Secolo d’Italia rincara: “È stato addirittura fatto per credere al lettore che fosse stata uccisa l’avvocatessa che seguiva i genitori che volevano tenere il bambino. Quando si fanno queste inchieste, mandi là un inviato che si affida a un giornalista del posto, e quindi probabilmente qualcuno ha pasticciato. Uno chiede scusa rispetto ai pasticci”.

Tranchant la replica di Travaglio: “Il racconto fantasy di Bocchino è strepitoso almeno quanto la sua pretesa di dare lezioni di giornalismo, non so da quale cattedra. Non c’è nulla di vero in quello che ha raccontato. Noi non ci siamo mai affidati a giornalisti locali. Noi ci affidiamo a giornalisti del Fatto Quotidiano che verificano scrupolosamente quello che scrivono e quindi per smentirli bisogna sentire le stesse persone e fare le indagini”.
E aggiunge una bordata alla Procura Generale di Milano: “Se non fai le indagini perché sostieni di non poterle fare, non dici che quello che Il Fatto Quotidiano ha scritto è falso e che quello che sostengono le indagini difensive è vero, perché io non ho mai visto un magistrato prendere i testimoni della difesa per oro colato. Qui invece manca l’altra parte, questo è il problema. Ma per me possono darle pure la beatificazione, possono dedicarle pure l’aeroporto di Malpensa, visto che l’aeroporto di Linate è già impegnato dal suo ex principale: a me non interessa”.

Il direttore del Fatto ribadisce: “Quello che è offensivo è dire che noi abbiamo scritto cose false, mentre le cose che abbiamo scritto non sono smentibili. E quelle che la Procura smentisce non c’entrano niente con la grazia. Circa la storia dell’avvocata bruciata viva, noi non abbiamo mai detto che sia stata ammazzata da persone di questo caso. Noi abbiamo parlato dei due capisaldi della grazia che sono farlocchi: l’esigenza di fare espatriare la Minetti perché il figlio poteva essere curato soltanto in America e il fatto che, dopo avere mollato Berlusconi ed essersi messa con Cipriani, avesse cambiato vita e mestiere. Abbiamo plurime testimonianze del fatto che non è vero”.
E sottolinea: “Tutto il resto è fuffa per confondere le acque, perché non si possono smentire coloro che sono stati chiamati a smentirsi. Se fosse un procedimento penale normale, non sarebbe lo stesso procuratore generale a decidere se il suo parere primigenio era buono o meno. Qui – conclude – abbiamo una serie di osti che chiedono fra di loro se il vino è buono e tutti si rispondono che il vino è buono. È un complotto? No, è umano, devono salvarsi tutti la faccia e quindi c’è una enorme convergenza di interessi a darsi tutti ragione per non dover smentire una decisione scriteriata che è stata presa “a umma a umma” il 18 febbraio 2026″.

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Sindaco del Riminese in camicia nera alla Festa della Repubblica, proteste dell’Anpi. De Pascale: “Non si può festeggiare se non si è antifascisti”

5 June 2026 at 09:24

In camicia nera alla Festa della Repubblica. La scelta stilistica del sindaco di Pennabilli, in provincia di Rimini, è apparsa ai critici soprattutto una scelta ideologica: quella di partecipare ai festeggiamenti della Repubblica italiana con un simbolo da sempre associato al regime fascista. “Riteniamo gravissimo che un sindaco della provincia abbia partecipato alla celebrazione indossando una camicia nera, simbolo storicamente e politicamente associato al fascismo“, ha denunciato l’Anpi provinciale ricordando che il tutto è avvenuto “alla presenza del Prefetto, delle autorità civili e militari, delle associazioni combattentistiche e della cittadinanza”. “Non si può festeggiare la Repubblica se non ci si riconosce nei valori dell’antifascismo“, ha poi rincarato il governatore dell’Emilia Romagna Michele de Pascale.

Il sindaco in questione non viene citato direttamente, ma si tratta di Mauro Giannini. Le critiche nei suoi confronti sono arrivate anche perché di uscite infelici sul fascismo il primo cittadino ne aveva già avute, ad esempio quando ha dichiarato di essere nato e di voler morire con la camicia nera addosso. “Se non vado alla festa della Liberazione mi danno del fascista – ha commentato sui social taggando Roberto Vannacci -, se vado alla Festa della Repubblica mi danno del repubblichino. Spero almeno che i patrioti mi diano del futurista”.

L’Anpi, però, non ci sta e definisce quello del sindaco “un gesto incompatibile con il significato della ricorrenza che celebra la nascita della Repubblica democratica e della Costituzione antifascista. La circostanza assume una rilevanza ancora maggiore alla luce delle ripetute dichiarazioni pubbliche con cui lo stesso amministratore ha rivendicato la propria appartenenza all’identità fascista e si è definito orgogliosamente ‘fascista’ e ‘camicia nera’. Una grave offesa alla memoria della Resistenza e ai valori su cui si fonda la Repubblica”.

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Caso Minetti, Travaglio: “La Procura non può accusare il Fatto di falso, è diffamazione. Si rimangino tutto e ci chiedano scusa o li denunciamo”. Su La7

4 June 2026 at 22:02

“Possono anche raccontare che gli asini volano, ma l’unica cosa che la Procura Generale non può fare è accusare il Fatto Quotidiano di falso, perché questa è una diffamazione. E non possono farlo perché non hanno sentito le persone che abbiamo sentito noi. Quella cosa lì se la rimangiano e ci chiedono scusa, altrimenti li denunciamo“. Sono le parole pronunciate a Otto e mezzo (La7) dal direttore de Il Fatto Quotidiano, Marco Travaglio, sul caso della grazia concessa a Nicole Minetti e sulle verifiche della Procura Generale di Milano che ha smentito l’inchiesta del quotidiano.

Il direttore sottolinea: “Continueremo a lavorare su questa vicenda invereconda per dare delle notizie. Non sta a noi del Fatto Quotidiano dare o togliere le grazie. Le grazie le danno o le tolgono eventualmente quelli che ne hanno la competenza. Noi ci siamo semplicemente occupati di una grazia che non stava né in cielo né in terra – continua – Abbiamo fatto interviste a testimoni che hanno smontato punto per punto il parere favorevole alla grazia dato a gennaio dalla Procura Generale di Milano. Abbiamo offerto ai nostri lettori delle notizie: intanto che era stata concessa la grazia, visto che il Quirinale se l’era inguattata. Abbiamo fatto interviste che non possono essere smentite per la semplice ragione che i testimoni che noi abbiamo intervistato non sono stati sentiti dai magistrati“.

Travaglio aggiunge: “Non so se avete letto il tragicomico comunicato della Procura Generale di ieri che dice che l’intervista alla massaggiatrice che lavorava a casa di Cipriani non è vera, perché è stata smentita dalle indagini difensive. Cioè praticamente tu affidi le indagini sulla Minetti alla Minetti, agli avvocati della Minetti e ai testimoni che hanno trovato gli avvocati della Minetti. È l’oste che dice che il vino è buono, ma va benissimo. Noi abbiamo un inviato in loco – prosegue e continueremo a documentare che i due presupposti alla origine della grazia non ci sono: che Minetti ha cambiato vita e che sottrarla ai servizi sociali che le avrebbero tolto il passaporto avrebbe pregiudicato il trasporto del bambino malato all’unico ospedale al mondo che poteva curarlo”.

Circa la richiesta di risarcimento danni pari a 250 milioni di euro avanzata da Minetti e Cipriani contro Il Fatto, Travaglio precisa: “Mi occuperò di fare causa anch’io a quelli che hanno diffamato noi, così vediamo chi vince. Se bastasse chiedere dei soldi per ottenerli, saremmo tutti lì che li chiediamo. Non basta chiedere dei soldi per ottenerli: di solito chi fa richieste di soldi per liti temerarie non solo non li incassa ma li sborsa”.

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Consenso informato per l’educazione affettiva a scuola: il ddl Valditara è legge tra le proteste. “Vincono la paura e l’oscurantismo”

4 June 2026 at 18:13

Approvato tra le proteste di associazioni ed esperti il ddl Valditara in materia di consenso informato in ambito scolastico per l’educazione sessuoaffettiva. Il Senato ha dato il via libera definitivo con 78 voti favorevoli e 38 contrari: il testo, già approvato dalla Camera, è così diventato legge. Esulta il ministro dell’Istruzione: “Tuteliamo i bambini dalla confusione della propaganda gender e ridiamo voce ai genitori sulle tematiche della identità di genere per i figli adolescenti minorenni”, ha sostenuto.

Cosa prevede la legge

Il succo del provvedimento sta nella richiesta del consenso informato preventivo dei genitori (o degli stessi studenti se maggiorenni) per poter partecipare alle attività che riguardano i temi della sessualità. Le scuole dovranno mettere a disposizione il materiale didattico utilizzato per i progetti e richiedere loro un’autorizzazione scritta. In assenza di essa, saranno chiamate a garantire ai ragazzi “attività formative alternative”. Altro perno della norma, è lo spartiacque tra materne e elementari da una parte e medie e superiori dall’altra. Nei primi due casi, “fermo restando quanto previsto dalle indicazioni nazionali”, le attività sui temi della sessualità sono escluse; dalle scuole secondarie sono, invece, possibili con il benestare delle famiglie. Come ricostruito da ilfattoquotidiano.it, già adesso era necessario il via libera dei genitori, ma così ogni iniziativa dei docenti sarà disincentivata.

Pd: “Il Parlamento ha scelto la paura”. M5s: “Oscurantisti”

Per le deputate Pd Irene Manzi e Sara Ferrari “con l’approvazione definitiva della legge sul consenso informato a scuola, il Parlamento ha scelto da che parte stare: non dalla parte dei ragazzi e delle ragazze , non dalla parte della scuola. Ha scelto la paura, l’ideologia e l’oscurantismo. Il ddl Valditara non rafforza i rapporti tra scuola e famiglia. Li burocratizza, sminuendo l’autorevolezza dei docenti e colpendo proprio i ragazzi più fragili, quelli che in classe trovano l’unico spazio di ascolto che non trovano altrove, anche a casa”. Per il 5 stelle Luca Pirondini “è una marchetta al mondo retrogrado”: “L’esultanza di Pro Vita, l’associazione anti-abortista e pro-Medioevo, segna il vero obiettivo raggiunto dal governo con la legge Valditara sul consenso informato appena approvata dal Senato: fare una marchetta a quel mondo retrogrado e oscurantista che per Giorgia Meloni rappresenta un orticello elettorale da curare. Oggi è un giorno buio per la scuola pubblica, umiliata nella sua missione educativa e additata come fonte di paura e di sospetto”.

Una nessuna centomila: “Italia morosa sui diritti e peggiorerà ancora”

Durissima la presa di posizione della Fondazione Una Nessuna Centomila: “Chiedere alle famiglie di approvare progettualità che investano la sfera dell’affettività all’interno delle scuole”, ha dichiarato al vicepresidente Celeste Costantino, “significa, in primis non avere chiara qual è la fotografia di questo Paese, e, di fatto, privare i bambini, le bambine, i ragazzi e le ragazze del nostro Paese di quello che invece viene considerato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità un diritto per tutti”. Sono tantissime le organizzazioni internazionali che chiedono all’Italia di inserire all’interno degli ordinamenti scolastici l’educazione sessuo-affettiva, non ultima la Convenzione di Istanbul, ratificata nel nostro Paese nel 2013, ricorda la Fondazione. “L’Italia – dice ancora – arriva nel 2026 ancora senza poter disporre di questo sapere all’interno delle scuole e le responsabilità sono trasversali. Ma con questo ddl addirittura la situazione peggiora. Perché prima, con l’autonomia scolastica, le progettualità di educazione sessuo-affettiva potevano tranquillamente trovare spazio all’interno delle scuole. Oggi, con questo allarmismo diffuso dal ministero e con la poca informazione sul tema, nel momento in cui verranno presentati questi progetti, di fronte alla mancanza dell’unanimità sulla scelta del progetto, lo si sacrificherà a favore di progetti ‘più facili’. Credere il contrario o dichiararlo, significa non avere contezza di quella che è la condizione della scuola pubblica oggi. Nessun dirigente scolastico, nessuna insegnante, si prenderà mai la responsabilità di dover trovare un’attività alternativa, e quindi servirà sempre l’unanimità”. E ancora: “Il vero problema delle famiglie riguardo questo tema è l’informazione. Non si sa cosa sia veramente l’educazione sessuo affettiva. Gli stereotipi e la violenza domestica sono un fenomeno diffuso nel nostro Paese, quindi, presumibilmente, saranno molti i genitori che non daranno il consenso ai propri figli ad aderire ai corsi. La situazione di morosità in cui il nostro Paese versa, con questa approvazione del provvedimento, è destinata a peggiorare sensibilmente. Noi lo consideriamo un ulteriore passo indietro che pagheranno soprattutto i ragazzi e le ragazze del nostro Paese”.

Proteste anche da Save the children: “Il consenso preventivo obbligatorio da parte dei genitori per attività di educazione alla sessualità a scuola rischia di indebolire l’alleanza educativa tra scuola e famiglia e rafforzare le disuguaglianze educative”, ha dichiarato Giorgia D’Errico, direttrice relazioni Istituzionali di Save the Children. “L’obiettivo di informare le famiglie e rafforzare il dialogo con la scuola è condivisibile, ma l’introduzione di un obbligo generalizzato di consenso per percorsi educativi su affettività e sessualità rischia di accentuare i divari educativi e culturali già esistenti, penalizzando soprattutto le ragazze e i ragazzi che avrebbero maggiore bisogno di strumenti informativi e di confronto”.

Gli studenti: “Netta contrarietà”

Protesta compatta l’Unione degli studenti: “Ancora una volta il governo sceglie di affrontare temi fondamentali per la crescita delle nuove generazioni con divieti, controlli e ostacoli burocratici”, hanno dichiarato in una nota. “Invece di riconoscere il valore educativo e preventivo dell’educazione sessuo-affettiva, si costruiscono nuove barriere che rischiano di limitare l’accesso alla conoscenza, alla consapevolezza e agli strumenti necessari per costruire relazioni sane, rispettose e libere dalla violenza”. Quindi annunciano: “L’Unione degli Studenti continuerà a mobilitarsi dentro e fuori le scuole per rivendicare l’introduzione strutturale dell’educazione sessuo-affettiva in tutti gli istituti del Paese. “Non sarà l’ennesimo disegno di legge a fermare il bisogno di conoscenza e consapevolezza che attraversa le nuove generazioni. Ne parleremo nelle nostre classi, nelle nostre assemblee, nelle nostre famiglie e nelle nostre piazze. Perché una parola oggi può salvare una vita domani”, hanno concluso gli studenti.

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Legge elettorale, approvato il testo base: tempi compressi sugli emendamenti. Le opposizioni: “Umiliante forzatura”

4 June 2026 at 17:07

La Commissione Affari costituzionali della Camera ha adottato la nuova proposta della maggioranza, il cosiddetto “Bignami bis” (dal nome del capogruppo di Fratelli d’Italia Galeazzo Bignami) come testo base per la discussione sulla legge elettorale. Rispetto alla versione licenziata nei mesi scorsi dal Consiglio dei ministri, il premio di maggioranza resta fissato in settanta seggi alla Camera e 35 al Senato, ma verrà assegnato solo se la stessa lista o coalizione arriverà prima in entrambi i rami del Parlamento e supererà la soglia del 42% (non più del 40%). Il tetto massimo dei seggi raggiungibili con il premio, poi, scende da 230 a 220 alla Camera e da 114 a 113 al Senato, così da impedire il raggiungimento del 60% che permetterebbe alla maggioranza del momento di eleggere da sola vari organi di garanzia. “Abbiamo accolto molti elementi emersi dalle audizioni. Le modifiche apportate rendono il premio ragionevole e proporzionato perché arriva al massimo al 13%. Credo e spero ci sia la disponibilità a fare proposte che possano essere accolte e magari oggetto di valutazione”, ha detto in Commissione il relatore del testo, il deputato di Fratelli d’Italia Angelo Rossi.

L’approdo in Aula del provvedimento per la discussione generale è calendarizzato al 26 giugno: dopo le proteste delle opposizioni in Ufficio di Presidenza, il termine per la presentazione di emendamenti in Commissione è stato fissato tra una settimana, giovedì 11 giugno alle 12, mentre la destra avrebbe voluto anticiparlo addirittura a lunedì 8. In base al calendario concordato, il 15 giugno la Presidenza comunicherà le inammissibilità l’esame degli emendamenti è previsto tra il 26 e il 23, mentre il 24 dovrebbe tenersi il voto sul mandato al relatore. “Le continue compressioni dei tempi da parte della maggioranza rappresentano un’umiliante forzatura su una legge elettorale che dovrebbe essere frutto di un confronto ampio tra tutte le forze politiche. Invece si procede con testi definiti fuori dal Parlamento, nei vertici di maggioranza a palazzo Chigi, e poi semplicemente portati in commissione per essere ratificati in fretta e furia“, attaccano in una nota congiunta i capigruppo di opposizione nell’organo, Simona Bonafè (Pd), Filiberto Zaratti (Avs), Alfonso Colucci (M5s), Maria Elena Boschi (Iv) Riccardo Magi (+Europa) e Matteo Richetti (Azione).

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Caso Minetti, il comunicato del Quirinale: “Mattarella ha preso atto delle conclusioni della Procura. Nessun motivo per rivalutare la grazia”

4 June 2026 at 14:30

La grazia a Nicole Minetti resta. “Non ci sono motivi per rivalutarla”. È questa la presa di posizione di Sergio Mattarella in un comunicato ufficiale della Presidenza della Repubblica, dopo gli accertamenti sollecitati dallo stesso Quirinale in seguito agli articoli del Fatto Quotidiano. La decisione del Capo dello Stato era attesa alla luce di quanto prodotto dalla Procura Generale di Milano, che mercoledì aveva chiuso le porte concludendo al termine della nuova istruttoria – e citando le indagini difensive della stessa ex consigliera regionale lombarda e del suo compagno Giuseppe Cipriani, senza considerare la testimonianza di una massaggiatrice che aveva parlato con Il Fatto – che il quadro era rimasto invariato rispetto al primo parere: nessun festino con escort e droga nel ranch uruguaiano della coppia, ma solo incontri conviviali.

“L’Autorità Giudiziaria competente ha condotto gli accertamenti, richiesti dalla Presidenza della Repubblica e sollecitati dal Ministero della Giustizia, sulla asserita infondatezza delle condizioni che hanno portato alla concessione della grazia alla signora Minetti”, ricorda il Quirinale parlando di “accurate verifiche in ogni direzione necessaria” attraverso polizia e Interpol “giungendo alla conclusione” che le notizie alla base dei dubbi del Fatto “non corrispondono al vero”. Il presidente della Repubblica “ringrazia” il ministero della Giustizia per aver “sollecitamente provveduto” a disporre gli accertamenti e spiega di aver “preso atto con rispetto delle conclusioni della Procura Generale di Milano, in base alle quali non si ravvisano motivi per una rivalutazione del provvedimento di clemenza adottato, ribadendo la propria fiducia nella magistratura”.

Il comunicato del Quirinale prosegue con una rivendicazione: “Da oltre undici anni, quando una domanda di grazia è accompagnata dal parere favorevole degli organi giudiziari competenti”, il presidente la “concede abitualmente” e lo fa “senza farsi influenzare da considerazioni estranee alle finalità umanitarie della grazia”. In particolare, il riferimento è alle critiche sulla “segretezza” del provvedimento. Nel caso di Minetti, il Quirinale “non si è discostato dai comportamenti abituali, senza alcuna inconsueta segretezza: nella maggior parte dei casi di concessione di grazia non viene emesso comunicato, in ragione della presenza di dati sensibili – malattie, vicende e relazioni familiari, coinvolgimento di bambini e altri aspetti delicati – che vanno doverosamente tenuti al riparo da forme di divulgazione”. Durante il mandato presidenziale in corso, conclude il Colle, “da oltre quattro anni sono state concesse 42 grazie: per 12 di esse vi è stato un comunicato che le ha rese note, mentre non vi è stato comunicato per 30 casi perché questi coinvolgevano dati sensibili. La Presidenza della Repubblica – conclude la nota – osserva il rispetto del divieto della loro diffusione”.

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Lavoro, disuaguaglianze e grandi ricchezza: il confronto a sinistra per un programma progressista. L’iniziativa di Cernusco

4 June 2026 at 13:51

Negli ultimi decenni, e ancor più negli ultimi anni, si sono aggravate precarietà del lavoro, disuguaglianze economiche e concentrazione della ricchezza. Da questo dato di fatto parte l’iniziativa promossa dal Circolo di Sinistra Italiana dell’Adda-Martesana per un momento di riflessione e confronto di varie anime della sinistra su economia globale e locale, trasformazioni del mondo del lavoro e nuove forme di precarietà, redistribuzione della ricchezza e riorganizzazione fiscale: questioni da affrontare per elaborare un solido programma economico-sociale progressista. L’appuntamento è in programma giovedì 11 giugno alle 21 alla Biblioteca Civica Lino Penati in Via Fatebenefratelli 2 a Cernusco sul Naviglio.

Quale modello di economia, finanza, giustizia fiscale per una società più equa? Come modificare la distribuzione delle ricchezze globali e locali e quali sono le priorità di un programma progressista condiviso? E ancora: come cambia il mondo del lavoro nell’era della finanziarizzazione e dell’IA? Come combattere povertà lavorativa, precarietà, automazione e rilanciare rapporti sociali tra lavoratori e rappresenanza nei luoghi di lavoro? Intorno a questi quattro interrogativi – non certo semplici da sciogliere – si confronteranno Mikhail Maslennikov, policy advisor, giustizia economica di Oxfam Italia, Luca Stanzione, segretario generale della Camera del Lavoro di Milano, Tino Magni, senatore Verdi-Sinistra, Alessandro Alfieri, senatore Pd. A introdurre il dibattito sarà Claudio Corrà di Sinistra Italiana di Cernusco, mentre porterà i suoi saluti anche la sindaca Paola Colombo.

Per informazioni: sinistraitalianamartesana@gmail.com

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L’incredibile autodifesa di Pozzolo dopo l’incidente e l’alcoltest positivo: “Colpa dell’acquaplanning, non ero alterato”

4 June 2026 at 12:53

Denunciato per guida in stato di ebbrezza e senza patente. Ma comunque pronto a un’autodifesa al limite dell’incredibile. Il deputato di Futuro Nazionale, Emanuele Pozzolo, insiste con la sua linea dopo l’incidente stradale del 2 giugno, vicino a Cossato, che gli è costato il ritiro della patente perché risultato positivo all’alcoltest con un tasso alcolemico superiore di 2 volte al limite del consentito. Eppure, il parlamentare, già noto alle cronache per la condanna in primo grado a causa dello sparo di Capodanno a Rosazza, ha diffuso un video nel quale non menziona mai né il provvedimento amministrativo né la denuncia.

Perché è finito fuori strada con il suo Suv? Questa la sua spiegazione: “C’era un nubifragio in corso, condizioni climatiche estremamente avverse, il manto stradale era completamente ricoperto di acqua, l’auto ha fatto acquaplanning ed è uscita di corsia. Può capitare a chiunque”. Quindi la frase decisiva: “Non mi sono mai messo alla guida in stato alterato“, sostiene ignorando ciò che è noto a tutti da anni: la positività all’alcoltest con un valore attorno all’1, secondo i parametri riconosciuti, comporta generalmente una visione periferica ristretta e tempi di reazione ritardati. “Non avrei dovuto guidare con quelle condizioni climatiche. Quell’incidente può capitare a chiunque”, sottolinea sostenendo di voler querelare chi asserisca il contrario.

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Caso Minetti, Gomez: “Mai vista un’indagine per stabilire se qualcuno ha detto il vero e poi non viene interrogato”

3 June 2026 at 18:37

“In tutta la mia carriera non avevo mai visto un’indagine che si fa per stabilire se” una persona “ha detto ad un giornale o in tv delle cose vere e poi non viene interrogato“. A parlare è Peter Gomez, direttore de ilfattoquotidiano.it e condirettore del Fatto Quotidiano, intervistato da Giorgio Lauro e Nancy Brilli a Un Giorno da Pecora, su Rai Radio1. Il tema è la relazione conclusiva della Procura generale di Milano sulla nuova istruttoria che ha rivalutato l’iter che ha portato al provvedimento di grazia per l’ex consigliera regionale Nicole Minetti.

Gomez sottolinea che nel comunicato della procura generale “si scrive che non è stata fatta la rogatoria, perché non si poteva fare, quindi non hanno sentito la testimone che noi abbiamo intervistato”. “Non hanno fatto altri atti di indagine, se non appoggiandosi all’Interpol, ma hanno stabilito sulla base delle indagini difensive, e di qualcuno che hanno sentito, che non è vero quello che ha detto a noi la testimone”.

Continua il direttore de ilfatto.it: “Noi non facciamo le inchieste per far revocare qualcosa, noi abbiamo fatto un’inchiesta per raccontare una storia alla luce di un fatto preciso. La decisione di graziare Nicole Minetti ha provocato un enorme sconcerto dell’opinione pubblica perché è una decisione che è stata scoperta per caso perché è stata tenuta segreta inizialmente per motivi legati alla presenza di un minore. Dopodiché abbiamo avuto delle notizie, le abbiamo raccontate con nome e cognome e prendiamo atto che le notizie che abbiamo raccontato non vengono considerate vere senza sentire la fonte da cui provengono. Curioso”. Ad ogni modo, assicura Gomez, “le inchieste del Fatto non finiscono qui”.

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“Troppe spese per la difesa”: mozione unitaria di Pd, M5s, Avs e Iv per chiedere di “riconsiderare gli impegni Nato”

3 June 2026 at 17:39

Alla fine hanno trovato l’intesa. I gruppi alla Camera di Partito democratico, Movimento 5 stelle, Alleanza verdi e sinistra e Italia viva, hanno chiesto, in una mozione unitaria, di “riconsiderare urgentemente gli impegni assunti in sede Nato in materia di spese per la difesa“, considerando quanto queste abbiano un “impatto strutturale sulla finanza pubblica di fatto insostenibile alla luce dei dati Istat”.

Da giorni, come anticipato dal Fatto Quotidiano, i partiti dell’opposizione stavano lavorando per trovare una quadra unitaria che desse anche un segnale di alternativa possibile al governo Meloni.

Nel documento, presentato a prima firma dell’esponente del M5s Filippo Scerra, viene chiesta anche “una revisione integrale del patto di stabilità“.

Sono quindi due i punti chiave sui quali l’opposizione chiede che “un eventuale scostamento di bilancio sia esclusivamente indirizzato al contrasto della povertà assoluta, al sostegno per la sanità pubblica e per famiglie e imprese colpite dalla crisi energetica, escludendo che le risorse disponibili siano assorbite da impegni di spesa militare”. In aggiunta Pd, M5s, Avs e Iv chiedono di “promuovere una politica di difesa comune europea attraverso la pianificazione, l’acquisizione e la gestione di capacità condivise, al fine di efficientare le risorse già previste e sfruttando le economie di scala”.

In tutto i punti su cui la mozione unitaria impegna il governo sono 10. Sul patto di stabilità le opposizioni chiedono al governo di “adottare iniziative urgenti in sede di unione europea volte a pro-muovere una revisione integrale del patto di stabilità che abbia come obiettivo quello di sostenere una crescita inclusiva e sostenibile, senza ricorrere a politiche di austerità, preservando la qualità e il livello di spesa pubblica”. Per questo, scrivono ancora, va sostenuto “un piano di investimenti comuni sul modello di Next Generation EU da 750-800 miliardi annui, anche ricorrendo a debito comune, finalizzato alla crescita economica, nonché a promuovere azioni volte a realizzare lo scorporo dal calcolo degli indicatori sul deficit per gli investimenti nazionali destinati ad interventi di carattere economico sociale a sostegno delle famiglie e imprese, evitando pesanti tagli allo Stato sociale e sostenendo una crescita inclusiva e sostenibile di medio e lungo termine”.

Il campo largo chiede inoltre di “adoperarsi per la revisione delle regole fiscali comprese nel Patto di stabilità e crescita, al fine di adattarle alle nuove sfide che l’Unione europea e i suoi Stati membri sono chiamati ad affrontare, nonché a perseguire politiche di bilancio sostenibili, prevedendo percorsi di rientro dal debito più realistici che tengano conto delle specificità degli Stati membri e del loro quadro macroeconomico complessivo” e a “promuovere iniziative volte a porre le basi di una riforma sul tema della creazione di un’adeguata capacità fiscale dell’Unione, che riveste un’importanza centrale per il processo di integrazione europea ed è strumento essenziale di governance economica in quanto strettamente complementare alla disciplina di bilancio per gli Stati, in particolare chiedendo che le politiche economiche nazionali siano sostenute e integrate da efficaci politiche europee, uniche in grado di far fronte a gravi shock (simmetrici o asimmetrici) o farsi carico della produzione di beni pubblici di interesse generale”.

Le opposizioni chiedono poi al governo di impegnarsi ad “adottare iniziative in sede europea volte ad adattare alcuni elementi di successo dell’esperienza del Dispositivo di ripresa e resilienza alla nuova architettura della politica di bilancio europea”. Un impegno possibile, secondo il documento, “trasformando il programma Next generation EU in uno strumento permanente, da finanziare attraverso il bilancio europeo con la conseguente istituzione di nuove fonti di entrate nella forma di risorse proprie dell’Unione europea e l’inclusione dell’emissione di debito comune europeo come strumento stabile, finalizzati a sostenere l’impegno comune per il rafforzamento degli investimenti nella produzione di ‘beni pubblici’ che consentano di rispondere al meglio alle esigenze concordate a livello europeo, come ricerca, innovazione, sicurezza e transizione energetica, al fine di assicurare all’Unione europea un proprio spazio fiscale autonomo, capace di avviare una politica economica anticiclica, che la sottragga a quelli che i firmatari del presente atto di indirizzo giudicano ‘ricatti’ dei contributi nazionali”.

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2 giugno, Ilaria Salis contro la parata militare: “Da abolire”. E Meloni risponde

3 June 2026 at 14:00

Mentre né Elly SchleinGiuseppe Conte (ma neppure il ministro Matteo Salvini) sono andati alla parata militare del 2 giugno, l’eurodeputata Avs Ilaria Salis è intervenuta per lanciare una proposta provocatoria: abolire la sfilata delle forze armate per “restituire alla Festa della Repubblica il suo originario carattere civile, popolare e democratico”, ha scritto su X. “In un’epoca pericolosamente segnata da riarmo, militarismo e guerre sempre più vicine, servirebbe il coraggio di compiere una scelta forte e controcorrente”. E per rispondere alla parlamentare, nota per essere stata incarcerata in Ungheria con l’accusa di aggressione durante uno scontro con un gruppo neonazista, è intervenuta la stessa presidente del Consiglio, seguita dal presidente leghista della Camera Lorenzo Fontana.

Una proposta inaccettabile per la maggioranza di governo. Tanto da spingere la premier a un intervento pubblico: “Reputo queste dichiarazioni”, ha scritto Meloni, “non solo vergognose, ma anche indegne verso i tanti uomini e donne in divisa che ogni giorno servono l’Italia con disciplina, onore e spirito di sacrificio”. Per Meloni “la Festa della Repubblica e la parata non celebrano soltanto una ricorrenza istituzionale”, ma “l’identità della Nazione, il senso dello Stato e il valore di chi quello Stato lo difende, lo rappresenta e lo onora. Disprezzare tutto questo da ruoli istituzionali significa non aver capito nulla della nostra storia, della Repubblica e del dovere che si ha verso di essa”. Stessa linea tenuta dal leghista Fontana, nonostante l’assenza del suo leader: “Penso”, ha detto su Rete4, “che i ragazzi delle Forze dell’ordine e delle Forze armate ci garantiscano la sicurezza, la libertà e la democrazia: sono essenziali per la sopravvivenza del Paese e di questi valori. È quindi credo che sia fondamentale invece ringraziarli per il fatto che ci sono, che ci garantiscono questi valori, che ci permettono di vivere in un paese libero”.

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Cacciari sbotta con Gruber: “Ce la prendiamo con Meloni, ma l’Europa di von der Leyen è infinitamente peggio di lei”

3 June 2026 at 13:41

Scintille a Otto e mezzo (La) tra la conduttrice della trasmissione, Lilli Gruber, e il filosofo Massimo Cacciari sulla posizione del governo italiano e dell’Unione europea di fronte alle guerre in corso. Al centro del dibattito, l’immobilismo della presidente del Consiglio Giorgia Meloni sul fronte internazionale e le responsabilità ben più gravi che, secondo Cacciari, ricadono sulle istituzioni europee.
Gruber chiede direttamente se Giorgia Meloni sappia ancora dove collocarsi sullo scacchiere globale e come possa ricostruire un posizionamento credibile in politica estera. Cacciari risponde che la premier si barcamena come può: non può certo applaudire le scelte di Trump e Netanyahu, ma allo stesso tempo non può permettersi di prenderne le distanze in modo netto. “Dove va? Con chi si allea? Con Putin? È una condizione totalmente obbligata”, sottolinea.

Poi sposta il tiro sull’Unione europea: “Noi ce la prendiamo con la Meloni. E l’Europa? È infinitamente peggio, perché forse l’Europa potrebbe almeno sforzarsi di approntare una politica estera decente, che manca totalmente. Se la Meloni è stata fin qui succube di Trump e di Netanyahu, allora cosa dire della von der Leyen? – continua – Soltanto sui dazi ha alzato un po’ la voce, ma neanche sulle più efferate stragi ha preso una posizione chiara e definita. Ha per caso proposto una qualche sanzione nei confronti di Israele? Quindi, ce la prendiamo con la Meloni?”.
E ribadisce: “Scenari addirittura apocalittici di questo genere possono essere affrontati soltanto da grandi spazi politici. Certo, l’Italia non fa niente, ma cosa potrebbe fare? In ogni caso, non potrebbe fare nulla. L’unico soggetto che potrebbe avere peso e incidere su queste tragedie sarebbe l’Europa. E l’Europa non solo non c’è, ma per quel poco che esiste è infinitamente peggiore della Meloni”.
Il filosofo lancia quindi una stoccata ai dem: “Certamente questa Europa è anche appoggiata da tutti, visto che la von der Leyen è stata votata dalla Meloni e pure dal Pd“.

Le parole di Cacciari provocano la reazione immediata di Gruber, che si rivolge alla storica Michela Ponzani: “Dobbiamo prendercela con l’Europa e non con Giorgia Meloni, né coi sovranisti che minano in realtà l’Europa e che fanno di tutto per disunire?”.
A quel punto Cacciari sbotta: “Scusi Gruber, cerchi di non equivocare in questo modo quello che dico. È chiaro che bisogna prendersela con i sovranisti e con tutti gli altri, ma certamente le responsabilità non sono di quattro scemi che fanno i populisti e i sovranisti, sono responsabilità della Commissione Europea e delle leadership effettive. E queste non sono certamente i sovranisti o qualche fascista in giro per l’Europa, che non contano niente di niente. Certo che me la prendo con i sovranisti, ma sono ben altre le responsabilità”.
La conduttrice insiste: “Ho capito, ma bisognerebbe anche ricordare che sulla maggioranza delle questioni cruciali c’è ancora il diritto di veto in Europa, quindi per essere più operativi l’Unione Europea ha bisogno di toglierlo“.
Cacciari dissente con fermezza: “Ma non c’è bisogno di toglierlo, perché la Commissione Europea su quelle questioni è andata davanti sparata. Sono stati sempre tutti compatti e uniti nella politica estera che hanno adottato. Ma scherziamo?”.

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Bersani a La7: “La ricchezza si sta concentrando sempre più in mano a pochi. È ora che paghino qualcosa, altrimenti la gente si incazza”

3 June 2026 at 12:09

“Questi qui devono rendersi conto che è ora che paghino qualcosa perché dopo un po’ la gente si incazza“. Con questa frase durissima, pronunciata a Dimartedì (La7), Pier Luigi Bersani mette il dito nella piaga di un’Italia sempre più divisa tra chi accumula ricchezza a ritmi vertiginosi e chi fatica a mettere insieme il pranzo con la cena. L’occasione della riflessione dell’ex ministro è data dalle immagini dell’inaugurazione del Tala Beach, il nuovo stabilimento balneare di lusso firmato da Daniela Santanchè e dal compagno Dimitri Kunz d’Asburgo Lorena a Marina di Pietrasanta, in Versilia. Si tratta di un video che la stessa ex ministra del Turismo ha voluto diffondere sui social con orgoglio: una festa notturna tra dj set, cocktail, spettacoli, personaggi famosi (tra cui spiccano Ignazio La Russa) e arredi di pregio, con tende da sole da 12mila euro l’una, lettini esclusivi, area relax con piscina e un’atmosfera da salotto buono per vip.

Bersani non ci gira intorno: “Io penso che questa cosa disveli al meglio quello che ci dicono le statistiche, comprese le parti che non si riprendono mai della relazione del governatore della Banca d’Italia, e cioè che è in corso un fenomeno di concentrazione della ricchezza galoppante nel mondo e in Italia“.
Secondo l’ex segretario del Pd, che la grande maggioranza degli italiani possa riconoscersi in quel mondo dorato è un’illusione che si allontana sempre di più man mano che la ricchezza si concentra nelle mani di pochi. Il confronto con l’era Berlusconi arriva subito, ma Bersani lo respinge con decisione: “No, ma non mi paragoni Berlusconi con la Santanchè. Berlusconi aveva tante frecce al suo arco. Era simpatico Berlusconi, a me non molto, ma insomma a tanta gente risultava simpatico e questo fenomeno però non era così galoppante allora“.

Oggi, invece, l’accelerazione è evidente e preoccupante. “Credo che per tenere assieme questa società – osserva Bersani – bisognerà averne consapevolezza. Non è un fenomeno che genera automaticamente una risposta politica organizzata, quanto piuttosto un aggravamento del distacco tra cittadini e istituzioni, cioè il rischio è che aumenti la fascia di popolazione che dice se il mondo è così non venitemi a cercare oppure lo rifiuto in toto: la politica, la democrazia, tutto”.
La riflessione di Bersani si chiude con una domanda diretta rivolta al governo Meloni: “Ma noi possiamo o no andare a chiedere un contributo a quel 5% di italiani che hanno il 49% delle ricchezze? Possiamo leggere quel che dice Banca Italia, l’Istat, Oxfam, sul dirompente fenomeno di concentrazione delle ricchezze che abbiamo in atto? Pensiamo di arrenderci?”.

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Travaglio a La7: “La parata del 2 giugno puzza di ipocrisia. Se sfilano droni, diciamo chiaramente che l’Italia non ripudia più la guerra”

3 June 2026 at 11:07

“A me questa parata del 2 giugno puzza, distante un miglio, di ipocrisia, di fasullume, di vuotaggini“. Sono le parole pronunciate a Otto e mezzo (La7) dal direttore del Fatto Quotidiano, Marco Travaglio, che, interpellato da Lilli Gruber sul discorso tenuto ieri alla festa della Repubblica del presidente Mattarella e sul contesto internazionale segnato da riarmo e tensioni, sceglie la via della sincerità senza filtri.
“Purtroppo come in ogni 2 giugno mi cogli al punto più basso del mio spirito patriottico – esordisce il giornalista – Io ho sentito dire che la nostra Costituzione ripudia la guerra mentre sfilavano droni, carri armati, missili, bombardieri e quindi o è vera una o è vera l’altra”.

Travaglio non contesta il principio della difesa, ma mette in discussione la scelta simbolica di celebrare l’ottantesimo anniversario della Repubblica con un’esibizione di armamenti. Quest’anno, in particolare, l’attenzione si è concentrata sui droni, presentati come vanto della produzione nazionale. Per il direttore del Fatto si tratta invece di un simbolo problematico: “Il drone è l’arma più vile che esista perché la telecomandi a distanza, perché fa un sacco di vittime civili, perché può essere deviata, perché non fa vittime tra i tuoi ma solo tra gli altri e quindi deresponsabilizza completamente chi la utilizza. Ma che gli è saltato in mente di far sfilare i droni? Per carità li producono tutti, li produciamo anche noi, ma perché dovrebbero diventare il simbolo e il vanto della nazione?”.

E aggiunge: “Facciamo sfilare dei diplomatici, dei cooperanti, dei volontari, dei facilitatori, della gente che mette insieme il dialogo fra i popoli, non degli strumenti che mai come in questo momento distruggono e uccidono”.
Il giornalista richiama poi episodi recenti per rafforzare la sua tesi: “L’altro giorno i droni ucraini hanno fatto secchi 21 studenti in una scuola del Lugansk, poi c’è stato il drone deviato, a Gaza i droni sono stati utilizzati per sterminare la popolazione civile e adesso in Libano“.
Di fronte a queste immagini, conclude, l’articolo 11 della Costituzione rischia di suonare vuoto: “A questo punto, smettiamola di celebrare l’articolo 11 della Costituzione e diciamo che l’Italia ripudia la pace e che non ripudia la guerra, perché altrimenti suona tutto finto e tutto fasullo. E la gente non ci capisce più niente”.

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