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Weekend di cultura e sport a Pietrasanta: il 5-6 giugno c’è “Sportcity cult”. Il presidente: “Un modo per parlare alle coscienze di tutti”

4 June 2026 at 19:46

Nato per trasformare piazze, teatri e territori in luoghi di incontro tra benessere, arte e partecipazione, “Sportcity cult” arriva anche in Versilia. Il 5 e il 6 giugno va in scena la prima edizione del format pensato da Fondazione Sportcity in collaborazione con il Comune di Pietrasanta. L’evento avrà anche ospiti d’eccezione del mondo dell’arte, della cultura e dello sport.

“Il nostro obiettivo è ‘sportivizzare‘ le città, ma ci siamo resi conto che per farlo occorre parlare anche alle coscienze: è qui che arte e sport si incontrano”. Così Fabio Pagliara, presidente della Fondazione Sportcity, presenta l’evento al Fatto Quotidiano. “Sport significa educazione e formazione ma anche cultura – prosegue -. Noi abbiamo pensato di farlo in strada, per renderlo accessibile a tutti e a tutte. Tra spettacoli, incontri, eventi, film: tutto sul palcoscenico perfetto di Pietrasanta, un museo a cielo aperto”. Per Pagliara Sportcity cult significa “contaminazione” perché “lo sport deve avere la forza e il coraggio di uscire dalla propria auto-referenzialità e la cultura è un ottimo modo per farlo”.

Venerdì mattina ci sarà l’anteprima di questo laboratorio sociale, con partecipazione gratuita. Allo stabilimento Nimbus Surfing Club di Marina di Pietrasanta, si terrà l’iniziativa “Sport in spiaggia“, durante la quale si potrà partecipare a vari sport, tra cui beach volley e bocce, ma anche apprendere qualcosa in più sull’educazione al mare. In parallelo, tra le 9.15 e le 13.00, si terrà l’incontro “Lo sport in Costituzione 3.0 – Un patto fra generazioni“: alla Green House della Versiliana ragazzi e personalità del mondo scolastico, sportivo e giuridico si confronteranno su temi come lo sport a scuola, la figura dello studente-atleta, i mestieri nello sport e i luoghi di pratica sportiva.

“Pietrasanta è, per natura, una città-laboratorio – ha detto l’assessore allo sport Andrea Cosci – non solo per l’artigianato ma per le idee che qui nascono, prendono forma e si perfezionano, fino a diventare eventi consolidati di livello nazionale. La Fondazione Sportcity ha colto questa nostra prerogativa e ci ha scelto come sua fucina ideale: è stato così, lo scorso anno, per ’Sportcity Edu’ e così sarà anche quest’anno con ’Sportcity cult’. Due giorni in cui la nostra città dimostrerà ancora una volta come lo sport sia cultura, incontro e crescita sociale”.

L’evento clou della giornata sarà alle 18 con il taglio del nastro che darà l’avvio ufficiale a “Sportcity cult”. Sul palco di piazza Duomo di Pietrasanta ci sarà l’incontro “Tra sport e cultura”, durante il quale dialogheranno il comico Dario Vergassola, il presidente di “Cultura Italiae” Angelo Argento, Fausto Brizzi, sceneggiatore e regista e i giornalisti sportivi Jacopo Volpi e Simona Rolandi. La due giorni però avrà molti incontri e molti nomi noti al mondo dello sport e non solo. Sono attese Alessia Mesiano, campionessa del mondo di pugilato femminile nei 57 chili, e Cinzia Monteverdi, presidente dell’Accademia di Belle Arti di Carrara e amministratrice delegata di Seif. Monteverdi il 5 giugno riceverà il premio Cultura Italiae, a cura del comune di Pietrasanta. Oltre a loro, anche Massimiliano Finazzer Flory, regista e attore di cinema e teatro, e il professor Marco Macchia, docente dell’Università di Pisa e membro della Commissione Federale Antidoping della Figc. Chiuderà l’evento un ospite di eccezione: il noto pilota di Formula Uno, Giancarlo Fisichella, in un’inedita versione dj che sabato sera farà ballare la piazza della città fino a mezzanotte.

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Ahuva Zeloof arriva a Milano con “Faith”: libro e mostra dal 5 al 14 giugno alla Galleria Rubin

4 June 2026 at 16:28

Il lancio di un libro e una mostra personale. Doppio appuntamento dal titolo Faith che segna l’approdo milanese del lavoro artistico di Ahuva Zeloof. Alla Fondazione Sozzani verrà presentato l’opera dell’autrice che ripercorre il suo percorso scultoreo, e quale occasione migliore per mostrare per la prima volta al pubblico del capoluogo lombardo, in questo caso alla Galleria Rubin, le creazioni raccontate tra le pagine del libro. La mostra, curata dall’art director Avshalom Gur, inizierà il 5 giugno e si concluderà il 14 in via Santa Marta 10.

Faith ripercorre lo sviluppo dell’ultima serie scultorea di Zeloof e si propone come una guida visiva per “riconnettersi con la propria anima” e ritrovare pace e armonia con il mondo naturale. Un impianto che si muove tra immagine e materia, e che restituisce la complessità di un lavoro in cui la scultura viene osservata tanto nella sua forma tridimensionale quanto nella sua trasposizione fotografica.

Il percorso dell’artista, iniziato negli anni Novanta attraverso la sperimentazione con diversi media, è segnato da un rapporto costante e quasi magnetico con la pietra. Un materiale che Zeloof non intende semplicemente modellare, ma interrogare, esplorando quel confine sottile tra ciò che viene scolpito e ciò che la natura ha già inscritto nella materia. Il progetto nasce anni fa su una spiaggia della Terra Santa, nei pressi di Cesarea, dove l’artista inizia a raccogliere pietre nubiane levigate dal mare. Con il tempo, quelle forme organiche sembrano rivelare ai suoi occhi scenari biblici e iconici: il Muro del Pianto, Mosè, il Monte Sinai. Ecco perché Zeloof sceglie di rinunciare alla manipolazione fisica della materia: “perché l’Arte è già lì”. L’artista si concentra quindi sulla composizione e sulla disposizione degli elementi, sperimentando per oltre un anno con materiali diversi, dal plexiglass al legno, affinché siano le forme stesse a raccontare una storia.

Il riferimento alla natura e alla sua capacità di generare meraviglia si intreccia con una sensibilità che richiama i maestri del Romanticismo. In questa prospettiva, la natura diventa luogo di rigenerazione di senso, capace di restituire speranza e unità in contrasto con la vita urbana contemporanea. La fede, suggerisce il progetto, emerge così come sentimento universale, inscrivibile anche nelle forme più umili, semplicemente “trovate” dall’artista. “Questa volta non cerco volti, ma figure bibliche. Monumenti sacri e scene di pellegrinaggio appaiono ai miei occhi quando guardo queste collezioni di pietre. Creato dalla natura e trovato dall’artista”, spiega Zeloof.

Faith 25 in bronze (foto di Georgia Metaxas)

Figura nota per le sue sculture in pietra e per le figure in bronzo, Zeloof ha attraversato un lungo percorso di ricerca sul tema della texture e della completezza artistica. Dopo aver cresciuto quattro figli, ha iniziato a scolpire solo quando questi hanno lasciato la casa: un passaggio biografico che ha segnato l’avvio di una nuova fase creativa, culminata in un successo sviluppatosi negli ultimi quindici anni. L’artista ha esposto a livello internazionale accanto a nomi come Tracey Emin e David Hockney, e ha presentato tre grandi mostre personali a Londra. Faith è un ulteriore punto di svolta del suo percorso, in cui la manipolazione della materia si riduce per lasciare spazio a una dimensione più essenziale e spirituale, affidata allo sguardo di chi osserva.

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A giugno apre a Bari il Centro Europeo Ricerche Musicali, il fondatore: “Sarà un acceleratore professionale per tutto il territorio”

4 June 2026 at 16:15

Da giugno a Bari suonerà una melodia diversa. Nel capoluogo pugliese aprirà il Cerm, Centro Europeo Ricerche Musicali, un istituto di formazione, un luogo dove i giovani potranno studiare l’universo della musica e il suo funzionamento. Fondato e diretto da Antonio Princigalli, il Centro vuole essere un “acceleratore professionale, creativo e culturale”, come lo definisce lui stesso, un’occasione per apprendere, condividere e sviluppare le conoscenze relative a ogni aspetto dell’ecosistema del settore e dove favorire la crescita occupazionale.

I primi corsi istituiti per l’anno accademico 2026/2027 saranno presentati agli open days previsti il 13, 20, 27 giugno e il 4 luglio. Si tratta di Music Business e Management, con Dino Lupelli e il contributo di oltre trenta docenti; Fundraising e relazioni istituzionali, coordinato da Silvia Tarassi; From Sound to Story, dove Dario Tatoli sarà un maestro per chi vuole imparare a raccontare storie tramite il suono; Tecnico/a Audio Video Luci; Oltre l’Oriente immaginato, nel quale Nabil Bey Salameh offrrirà una panoramica critica e approfondita del mondo arabo attraverso la musica; e infine il Corso Popolare di Chitarra grattugiata in cui Massimo Zamboni suggerirà un “manuale d’istruzioni per sopravvivere suonando”.

“Il sistema musicale va rigenerato di continuo”. spiega Princigalli al Corriere della Sera. Serve immettere nuova linfa vitale in un settore in “netta involuzione a livello nazionale e regionale”, anche perché, come racconta, “ho sempre considerato quello musicale un sistema produttivo che, come gli altri, sopravvive e si sviluppa solo se c’è una ricerca continua, se c’è nuova produzione, nuovi ricercatori, nuove aziende”. Una mancanza di cui invece il manager si è accorto circa dieci anni fa: “In Italia e nella nostra regione (la Puglia ndr) c’è un tappo generazionale gigantesco”, conclude.

Il Cerm darà quindi vita a un vero punto di riferimento per la musica sul territorio, attraverso corsi, seminari, masterclass e workshop. Un’iniziativa che ha già avuto un grande seguito con più di venti partner tra festival, agenzie, centri di produzione ed etichette. Si tratta di alcune delle realtà più vivaci del panorama nazionale e regionale: secondo l’Osservatorio culturale della Puglia, nel 2024 nelle Regione i soli festival ed eventi musicali hanno creato oltre 1.200 posizioni lavorative stagionali. Occorre quindi avere figure professionali sempre più specializzate per un settore chiave nell’economia del territorio. Su questa scia, oltre allo studio, ci sarà in parallelo l’attività di ricerca, motivo per il quale è stato istituito un fondo aperto all’implementazione da parte di enti pubblici e soggetti privati con il quale si promuovono e sostengono la produzione creativa di artisti emergenti. Ci si dedicherà anche allo studio del patrimonio musicale materiale e immateriale e ai progetti sull’evoluzione dell’ecosistema musicale in tutte le sue declinazioni, con un focus specifico sullo sviluppo dell’ecosistema locale. A gennaio 2027 saranno pubblicati i primi avvisi di borse di ricerca.

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“Insulti, botte e sigarette spente sulle gambe”: madre arrestata per torture sui quattro figli

4 June 2026 at 15:19

Una donna di 38 anni residente in provincia di Bergamo si trova in carcere dal 17 aprile con l’accusa di aver maltrattato e torturato per anni i suoi quattro figli minorenni. Una vicenda, come riporta il Corriere della Sera, che ha portato il gip di Bergamo Riccardo Moreschi a confermare la custodia cautelare in carcere dopo l’interrogatorio di garanzia. Secondo le indagini coordinate dalla procuratrice Annaelena Mencarelli e condotte dai carabinieri, i bambini sarebbero stati sottoposti non soltanto a punizioni e percosse, ma a un sistematico percorso di umiliazione e sopraffazione. Nell’ordinanza si parla di comportamenti finalizzati ad “annichilire lo spirito” dei figli, vittime di vessazioni quotidiane indipendentemente dalla loro condotta.

La vicenda era emersa per la prima volta nel 2019, quando il padre della donna aveva segnalato alle autorità presunte condizioni di trascuratezza nei confronti dei due figli gemelli. Il fascicolo era stato però archiviato dal Tribunale per i minorenni di Brescia nell’agosto del 2020. L’inchiesta è stata riaperta lo scorso novembre dopo una relazione consegnata ai carabinieri dal dirigente scolastico frequentato dai bambini, contenente le confidenze raccolte da un’educatrice. Nei giorni scorsi, in incidente probatorio, è stata affidata a due psicologhe una perizia per valutare la capacità testimoniale dei minori. I racconti raccolti dagli investigatori delineano un quadro particolarmente grave.

Uno dei gemelli, oggi dodicenne, ha riferito che la madre lo avrebbe insultato e picchiato continuamente, vietandogli perfino di ridere perché “non meritava di essere felice”. Ha raccontato inoltre di essere stato costretto a dormire nella doccia, mandato a scuola in pigiama o con scarpe femminili per essere umiliato e di essere stato legato a una sedia insieme ai fratelli prima di essere percosso. Tra gli episodi più inquietanti, il ragazzo ha riferito che la madre gli avrebbe spento sigarette sulle gambe.

Lo stesso minore ha ricordato anche un episodio avvenuto nel marzo 2025, quando avrebbe riportato ustioni al volto. La sorella maggiore, oggi tredicenne, ha raccontato agli inquirenti che il fratello stava soffiando sulla minestra perché troppo calda e che la madre, sostenendo il contrario, gli avrebbe afferrato la testa spingendogliela nel piatto. Il giorno successivo, a scuola, il ragazzino avrebbe giustificato le ustioni dicendo di essersi scottato al sole. La ragazza ha inoltre riferito che la madre avrebbe colpito tutti e quattro i figli con il bastone della polenta e con il manico di una scopa, ripetendo ai gemelli che non li voleva.

Anche il più piccolo dei fratelli, oggi decenne, ha raccontato episodi di violenza. In un caso, secondo la sua testimonianza, la madre gli avrebbe lanciato un coltello, ferendolo a una mano; in un’altra occasione glielo avrebbe puntato contro per una gruccia lasciata fuori posto. Il secondo gemello non è stato ancora ascoltato nell’ambito dell’incidente probatorio. Dal luglio 2025 si trova infatti in una comunità terapeutica a causa di gravi difficoltà nella gestione delle emozioni. Gli altri tre fratelli sono ospitati in strutture differenti e sono assistiti da una curatrice speciale nominata dal tribunale.

Alla donna vengono contestati i maltrattamenti aggravati nei confronti della figlia maggiore e del figlio più piccolo, condotte che sarebbero andate avanti dal 2016 fino all’arresto, oltre al reato di tortura.Durante l’interrogatorio di garanzia, assistita dall’avvocato d’ufficio Manuel Ghezzi, la 38enne ha respinto ogni addebito, definendo le accuse “fantasie” e sostenendo che i gemelli avessero già formulato in passato racconti analoghi. Una versione che non ha convinto il giudice. Nell’ordinanza il gip evidenzia infatti come alle dichiarazioni dei gemelli si siano aggiunte quelle degli altri due fratelli, ritenute “perfettamente convergenti” e supportate dalle fotografie delle lesioni riportate dai minori. Per questo il giudice ha confermato la misura della custodia cautelare in carcere, respingendo la richiesta della difesa di attenuarla. Secondo quanto emerso finora, la donna ha escluso di avere problemi di dipendenza e non sarebbero stati rilevati disturbi psichiatrici. Al momento la difesa non avrebbe chiesto accertamenti specialistici in tal senso.

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Milano, arrestato un insegnante della scuola militare Teuliè: violenza sessuale, concussione e maltrattamenti sugli allievi

4 June 2026 at 14:56

Violenza sessuale, concussione e maltrattamenti nei confronti di “diversi allievi della Scuola” (almeno 7): l’accusa è infamante ed è rivolta a un insegnante della scuola militare Teuliè di Milano. Il professionista ha 48 anni ed è stato arrestato (ai domiciliari). L’indagine delle pm Letizia Mannella e Alessia Menegazzo, condotta dai carabinieri della sezione di Polizia giudiziaria, ha ricostruito anche la “condizione di assoggettamento psichico degli studenti”, oltre a sopraffazioni, umiliazioni e vessazioni e agli abusi sessuali.

Le indagini della Procura di Milano, in particolare dei dipartimenti di contrasto ai reati ai danni delle ‘fasce deboli” e nella pubblica amministrazione, come si legge in una nota del procuratore Marcello Viola, “svolte dai Carabinieri della Sezione di Polizia Giudiziaria” hanno portato “all’applicazione di un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di un insegnante della Scuola Militare Teuliè”, molto nota in città e frequentata da ragazzi che hanno l’età degli ultimi tre anni delle superiori. L’arresto è “per i reati di violenza sessuale, concussione e maltrattamenti, commessi nei confronti di diversi allievi della Scuola”. Le contestazioni, stando alle indagini, “rappresentano un quadro di costanti pressioni svolte dall’insegnante, il quale, abusando della posizione educativa ricoperta“, e in particolare del ruolo “di componente interno della Commissione al prossimo esame di maturità”, e della condizione “di assoggettamento psichico degli studenti, sottoposti a un regime di sopraffazione, vessazione, umiliazione e manipolazione, costringeva i giovani allievi a subire abusi sessuali, a condividere particolari della vita intime”. Da quanto si apprende la pm Menegazzo, che coordina l’inchiesta, sta sentendo in queste ore professori e ufficiali dell’istituto militare di corso Italia, colleghi del docente arrestato.

Che, stando a quanto si legge nell’ordinanza del gip, anche “dopo aver saputo di essere sottoposto a indagine ed essendo perfettamente conscio dell’illegittimità del suo comportamento, ha cercato di inquinare le prove arrivando a chiedere a degli studenti” di “mentire ai magistrati requirenti“. Tra le condotte contestate, come emerge dalle oltre 20 pagine del provvedimento emesso su richiesta della Procura diretta da Marcello Viola, c’è anche il fatto che gli studenti – alunni liceali a cavallo della maggiore età – erano “costretti” a subire abusi, perché altrimenti il 48enne li avrebbe “ostacolati“, così gli diceva, “nell’esame e nel conseguimento della maturità” di quest’anno. L’inchiesta è scattata dopo le dichiarazioni rese lo scorso marzo da uno degli allievi “ai suoi superiori”.

Uno studente ha raccontato a verbale di aver “percepito” una “richiesta” del docente come “una velata minaccia” e il fatto che poteva “venire meno il suo sostegno scolastico”. E ancora: “Io non vado molto bene a scuola – ha detto il ragazzo – e quindi potrei rischiare la bocciatura“. Un altro ha spiegato che il prof avrebbe potuto “assumere un atteggiamento ostile“, se non sottostava alle sue richieste. L’insegnante dava anche soldi ai ragazzi, dai 100 ai 300 euro, sempre stando agli atti, e chiedeva in alcuni casi anche di inviargli “fotografie erotiche“. Su Telegram scriveva: “Mi mandi una fotina?”. Un alunno ha raccontato di essere rimasto “pietrificato” durante un abuso. Due studentesse hanno messo a verbale che, “pur non avendo mai assistito direttamente” alle violenze “nei confronti dei compagni maschi” sapevano dei “netti favoritismi” nei confronti di alcuni allievi. La giudice mette in rilievo tutte le “condotte sessualmente violente e manipolatorie nei confronti di un significativo numero di studenti“. E oggi le pm Mannella e Menegazzo, coi carabinieri, stanno ascoltando una serie di testimoni, tra cui altri docenti della scuola.

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Scoperto un bunker con cunicoli di 120 metri e camere di fuga in provincia di Reggio Calabria

4 June 2026 at 12:55

Una camera da letto, un servizio igienico e una camera di fuga. Sembra uscito da un fumetto di Diabolik e invece è il bunker trovato dai carabinieri ad Ardore, in provincia di Reggio Calabria. Era perfettamente nascosto e progettato per garantire una via di uscita sicura per un latitante, in caso di necessità. Secondo gli agenti che hanno scoperto la struttura, si tratta di uno dei rifugi più complessi e sofisticati mai scoperti sul territorio della Locride.

L’operazione, condotta dai militari del Nucleo operativo della Compagnia di Locri, era iniziata come una normale attività di perquisizione alla ricerca di armi. Una volta entrati in un edificio però, gli agenti hanno trovato l’impensabile. Dietro delle pareti all’apparenze anonime e sotto il pavimento, si nascondeva un labirinto sotterraneo composto di tre ambienti. L’accesso avveniva grazie a un sofisticato meccanismo elettrico in grado di aprire una pesantissima botola in cemento armato, invisibile dall’esterno e realizzata con notevole precisione. Oltre la botola si snodava uno stretto tunnel sotterraneo lungo circa 120 metri, progettato per consentire una rapida via di fuga verso un’area rurale nelle vicinanze.

L’operazione, resa particolarmente complessa dalla conformazione del bunker, ha richiesto ore di lavoro e il contributo specializzato di più reparti: oltre ai carabinieri, all’azione hanno partecipato anche lo Squadrone eliportato Cacciatori ‘Calabria’ e i Vigili del fuoco di Bianco. Le indagini ora proseguono e l’autorità giudiziaria ha avviato le ricerche per accertare chi abbia realizzato e utilizzato il bunker e per individuare il proprietario della struttura.

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Nessy Guerra vede uno spiraglio in Egitto: “Sono fiduciosa”. Attesa la decisione sull’affidamento della figlia

4 June 2026 at 12:41

Si apre uno spiraglio nella complessa vicenda giudiziaria che da mesi vede coinvolta Nessy Guerra, la donna di Sanremo bloccata in Egitto insieme alla figlia di tre anni. Davanti al tribunale di Hurghada, si è svolta come riporta La Stampa una nuova udienza sull’affidamento della minore, un passaggio che potrebbe rappresentare una svolta nella lunga battaglia legale tra la donna e l’ex marito, cittadino italo-egiziano. Al centro del procedimento c’è il futuro della bambina. Tra le ipotesi al vaglio del tribunale vi sarebbe infatti l’affidamento di alla nonna materna, soluzione che consentirebbe di superare l’attuale situazione di stallo. “Sono fiduciosa”, ha dichiarato Guerra al termine dell’udienza, lasciando trasparire un cauto ottimismo in attesa delle prossime decisioni dei giudici egiziani.

La vicenda si inserisce in un contenzioso che si trascina da tempo e che ha già avuto importanti sviluppi giudiziari. L’ex marito della donna è stato infatti condannato in via definitiva in Italia per violenza e stalking. Nonostante ciò, tra i due continua una battaglia legale che si svolge su più fronti. In Egitto, infatti, l’uomo ha promosso nei confronti dell’ex moglie anche un procedimento per adulterio. Un’accusa che ha portato alla condanna di Guerra a sei mesi di carcere, aggravando ulteriormente una situazione già particolarmente complessa sul piano personale e giudiziario.

A rendere ancora più tesi i rapporti tra le parti è quanto sarebbe accaduto all’esterno del tribunale al termine dell’udienza. Secondo il racconto della donna, l’ex marito avrebbe cercato di avvicinare il suo legale con una proposta economica. “All’uscita dal tribunale, ha fermato il mio avvocato proponendogli un’ingente somma di denaro se lo avesse aiutato a risolvere la situazione; un comportamento delirante”, ha riferito Guerra. Nelle prossime ore potrebbe arrivare un chiarimento decisivo sul futuro della vicenda. A breve il tribunale dovrebbe infatti comunicare se sarà necessario fissare una nuova udienza oppure se il collegio giudicante riterrà di avere già gli elementi sufficienti per pronunciarsi nel merito della causa.

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Operaio muore per il crollo del tetto in un’azienda metalmeccanica del Livornese

4 June 2026 at 11:20

Un operaio di 34 anni ha perso la vita mentre era impegnato in un intervento presso un’azienda metalmeccanica di Rosignano Solvay, in provincia di Livorno. Secondo una prima ricostruzione, l’uomo, dipendente di una ditta specializzata con sede in Lombardia, stava effettuando la sostituzione di una copertura in eternit quando il tetto su cui si trovava avrebbe improvvisamente ceduto. Il cedimento lo ha fatto precipitare al suolo da un’altezza di circa sei metri.

Sul luogo dell’incidente sono intervenuti immediatamente i soccorritori del 118, ma per l’operaio non c’è stato nulla da fare: i sanitari non hanno potuto far altro che constatarne il decesso. Presenti anche gli operatori tecnici dell’Asl, incaricati di effettuare gli accertamenti necessari per ricostruire con precisione la dinamica dell’accaduto e verificare il rispetto delle condizioni di sicurezza sul lavoro. L’area è stata messa a disposizione dell’autorità giudiziaria. Le indagini proseguono per chiarire eventuali responsabilità.

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Fu condannata per aver rifiutato la chemioterapia per la figlia Eleonora Bottaro, morta per un cancro non curato Rita Benini

4 June 2026 at 10:44

A dieci anni di distanza dalla morte della figlia, è morta a 60 anni Rita Benini, per un tumore non curato volontariamente. La donna, insieme al marito Lino Bottaro, erano stati condannati in Cassazione nel 2023 a due anni di carcere per omicidio colposo, perché nel 2016 avevano contribuito, secondo i giudici, alla morte della giovane Eleonora Bottaro. La ragazza, morta il 29 agosto del 2016, aveva appena compiuto 18 anni e la famiglia si era sempre opposta alle cure mediche tradizionali, scegliendo per la figlia il metodo antiscientifico Hamer, che cura i tumori con vitamina C, psicoterapia, agopuntura e cicli di cortisone. Secondo i medici, il cui parere era stato fondamentale per la condanna dei due coniugi, avrebbe avuto una possibilità di guarigione attorno all’80%.

A Benini era stato diagnosticato un tumore alla lingua ma, come ha riferito il marito 70enne, “mi ha detto che se quello era il destino, doveva fare il suo corso”. L’uomo, ricordando i fatti giudiziari riguardo alla figlia, ha ribadito che “in tutta la vicenda di Eleonora siamo stati vittime dell’ingiustizia, sia dei medici che dei mezzi dell’informazione. Mia moglie è la nuova martire e la morte di mia figlia Eleonora è stata propedeutica a far capire come non vi sia giustizia a questo mondo”.

La scelta dei genitori di non usare le cure scientifiche per la figlia era dovuta al loro credo, secondo cui dietro ogni passaggio della vita ci fosse qualcosa di spirituale e di mistico e che non fosse necessario sottoporsi alle cure. Nello specifico, il cancro secondo questa filosofia di pensiero totalmente antiscientifica e ovviamente pericolosa si forma a seguito di un conflitto psichico.

La stessa posizione mantenuta anche per sé stessa da Benini: la donna si è operata con un intervento chirurgico alla lingua, ma quando ha capito che avrebbe dovuto seguire un programma di chemioterapia perché si trattava di un tumore, si è rifiutata di procedere. Come riporta il Messaggero, il marito ha raccontato che la donna “Si mordeva la lingua di notte, per il dolore che le avevano inflitto”. “Siamo persone serie e siamo sempre stati coerenti con il nostro pensiero – afferma Bottaro – abbiamo cresciuto i nostri figli insegnando proprio il pensiero libero, lontano da condizionamenti. Noi in tutta la vicenda di Eleonora siamo stati vittime dell’ingiustizia, sia dei medici che dei mezzi dell’informazione. E per questo Rita si mordeva la lingua, soffriva per quello che abbiamo subito”.

La morte della figlia 18enne non è l’unico lutto che ha colpito la famiglia. Nel 2013 era deceduto anche il figlio Luca, di soli 22 anni, per un aneurisma che lo aveva colpito mentre si trovava sulle piste da sci a Folgaria. Per i due coniugi era stato questo l’evento scatenante del cancro che aveva colpito Eleonora. “Sono convinto ci sia la vita oltre la vita – afferma Bottaro –, c’è una spiritualità che va oltre, che in questo mondo non è compresa. Ci hanno considerato dei dissidenti, ma noi non ci siamo mai opposti alle cure, siamo caduti in un ingranaggio che ci ha stritolati, dai medici ai giudici, fino alla Corte di Cassazione”.

All’inizio i due coniugi stati prosciolti dall’accusa di omicidio colposo. Secondo il pm, che aveva chiesto il rinvio a giudizio, i genitori avevano convinto la figlia, che quando si è ammalata era ancora minorenne, a non sottoporsi alla chemioterapia, e avrebbero anche cercato cure alternative rivolgendosi a una clinica in Svizzera. I due erano stati successivamente condannati con la motivazione l’avevano “sottratta alle cure che potevano guarirla”. I giudici della Cassazione, confermando la sentenza di condanna, avevano motivato la decisione sottolineando che alla ragazzina veniva detto che la chemioterapia era “nociva” e che quindi era stata condizionata a rifiutare il trattamento che avrebbe potuto salvarle la vita.

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Abusa per anni la figlia minorenne della compagna: 49enne condannato a quattro anni e mezzo di carcere a Roma

4 June 2026 at 10:17

Palpeggiamenti, abbracci non richiesti e mani che toccano le parti intime della figlia minorenne della compagna. Per anni la giovane ha subito le violenze senza raccontare nulla, fino a quando la madre non ha colto sul fatto l’uomo denunciandolo. Il 3 giugno, come riporta il Messaggero, dopo oltre tre anni di abusi i giudici della V sezione collegiale di piazzale Clodio, hanno condannato a 4 anni e mezzo di carcere F.D.G. con l’accusa di violenza sessuale aggravata.

Il 49enne aveva da diversi anni una relazione con la madre di Maria, nome di fantasia, e i due abitavano insieme. Nel corso del tempo l’uomo aveva iniziato ad assumere atteggiamenti sempre più molesti nei confronti della giovane, interrotti solo nel 2022 quando la compagna lo ha sorpreso mentre metteva la mano destra al di sotto del pigiama della figlia. Maria, che fino a quel momento era riuscita a confidarsi solo con un’amica, racconta ogni cosa. L’imputato, come si legge nelle carte del processo, costringeva la minorenne a “subire atti sessuali subdoli e repentini”. In molti casi, quando si trovavano sul divano, lui le metteva un braccio intorno alle spalle per poi arrivare alle parti intime. O ancora, la palpeggiava in cucina “nonostante lei si spostasse per evitarlo, finché non se ne andava nella propria camera”.

La giovane non aveva mai raccontato le molestie perché, come spiegato, si sarebbe sentita in colpa nei confronti della madre se, per colpa sua, la relazione tra i due fosse finita. Come ha ricostruito la sostituta procuratrice Barbara Trotta nella sua requisitoria, a poco a poco la ragazzina aveva capito che le attenzioni che il 49enne aveva nei suoi confronti non erano affatto normali. Come spiega il Messaggero, a causa delle violenze subite, Maria aveva sviluppato alcuni disturbi alimentari. Per tutti questi motivi, la pm aveva inizialmente chiesto sette anni di carcere per l’imputato. L’avvocata di parte civile, la penalista Patrizia Perugini, all’uscita dell’aula dopo il processo si è detta soddisfatta: “Tutti i bambini dovrebbero avere un’infanzia e un’adolescenza felice e protetta. Oggi può essere molto difficile, ma ancora una volta la giustizia ha riconosciuto una giusta tutela alle fasce più deboli”.

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Maturità 2026, debutta il nuovo modello: “caccia” ai commissari esterni. In arrivo i nomi

4 June 2026 at 09:58

Oltre un milione e mezzo tra studenti e famiglie attendono la pubblicazione delle commissioni della maturità 2026. Nella giornata di oggi il ministero dell’Istruzione renderà disponibili i nominativi dei commissari esterni e dei presidenti di commissione, informazioni particolarmente attese dai circa 500mila maturandi che tra poche settimane affronteranno l’esame conclusivo del secondo ciclo di istruzione.

I docenti interni, designati dai consigli di classe nei mesi scorsi, sono già noti agli studenti. L’incognita riguarda invece i commissari esterni, che avranno un ruolo decisivo sia nella correzione delle prove scritte sia durante il colloquio orale, esaminando i candidati in due discipline specifiche.

Il calendario delle prove

L’esame prenderà il via giovedì 18 giugno con la prima prova scritta di Italiano, comune a tutti gli indirizzi di studio. Il giorno successivo sarà la volta della seconda prova, differenziata in base al percorso scolastico: Matematica al liceo scientifico, Latino al liceo classico e Lingua straniera 1 al liceo linguistico, tra gli esempi più significativi.

Le nuove commissioni volute dal governo

Quella del 2026 rappresenta la prima maturità organizzata secondo il nuovo assetto introdotto dal ministro Giuseppe Valditara. La principale novità riguarda la composizione delle commissioni, ridimensionate per contenere la spesa pubblica. Dopo oltre vent’anni di commissioni formate da sette esaminatori più il presidente, il nuovo modello prevede cinque componenti effettivi: due commissari interni, due commissari esterni e un presidente esterno. Ogni commissione continuerà comunque a operare su due classi quinte abbinate. La riduzione del numero dei commissari comporta un alleggerimento dell’apparato organizzativo e una significativa diminuzione del personale coinvolto.

I numeri dell’esame

Negli ultimi anni le commissioni di maturità si sono attestate intorno alle 14mila unità. Con il nuovo assetto, il numero complessivo di docenti e presidenti impegnati negli esami dovrebbe restare sotto le 100mila persone. Secondo le stime, rispetto all’anno precedente il contingente degli esaminatori si ridurrà di circa 40mila unità, generando un risparmio stimato in circa 27 milioni di euro tra compensi e rimborsi per trasferte. Gli oltre 500mila candidati saranno distribuiti tra commissioni che seguiranno due classi ciascuna, con i commissari esterni chiamati a valutare gli studenti di entrambe.

Compensi fermi da quasi vent’anni

La pubblicazione delle commissioni riaccende anche le proteste del mondo della scuola. Docenti e dirigenti contestano infatti il mancato aggiornamento delle indennità riconosciute per il lavoro svolto durante gli esami. I compensi restano infatti invariati dal 2007: 399 euro lordi per i commissari interni, 911 euro per quelli esterni e 1.249 euro per i presidenti di commissione. A tali importi si aggiunge un’indennità di 171 euro per chi deve raggiungere sedi situate a oltre trenta minuti dal comune di servizio o di residenza.

Le organizzazioni sindacali evidenziano come, al netto delle trattenute fiscali, le somme effettivamente percepite risultino sensibilmente inferiori. Inoltre, la riduzione del numero dei commissari comporterà una maggiore mole di lavoro per ciascun docente, con possibili ripercussioni sui tempi di correzione delle prove scritte.

La “caccia” ai commissari esterni

L’annuncio delle commissioni segna tradizionalmente anche l’inizio della ricerca di informazioni sui commissari esterni. Se in passato gli studenti si affidavano al passaparola, oggi gruppi WhatsApp, forum e social network consentono una rapida circolazione di notizie e testimonianze.

Tra i maturandi si condividono indicazioni sul metodo di valutazione dei docenti, sugli argomenti ritenuti più importanti, sul carattere degli insegnanti e sulle modalità con cui conducono gli esami orali. Una sorta di “profilazione informale” che, pur senza garantire vantaggi reali, viene considerata da molti studenti uno strumento utile per arrivare più preparati e meno sorpresi all’appuntamento con l’esame. Con la pubblicazione delle commissioni si entra così nella fase più intensa della maturità: quella in cui l’attesa lascia spazio alla preparazione finale e al conto alla rovescia verso la prima prova.

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Le previsioni in Italia: in arrivo forti temporali. Cosa succederà da Nord a Sud

4 June 2026 at 09:44

Dopo giorni di temperature elevate, le condizioni meteorologiche virano sull’instabilità con due fronti temporaleschi alle porte. Il miglioramento ci sarà da venerdì. La causa, spiega Mattia Gussoni de ilmeteo.it, è la vasta e profonda area di bassa pressione sul Nord Atlantico che spinge a più riprese impulsi instabili verso le medie latitudini, trovando un varco verso il bacino del Mediterraneo. “L’aria fredda – spiega Gussoni – essendo più pesante, scivola sotto l’aria calda e umida preesistente, costringendo quest’ultima a salire violentemente verso l’alto. È proprio questo moto ascendente repentino a generare imponenti nubi cumuliformi cariche di precipitazioni”.

Già da oggi forti temporali con fulmini e colpi di vento interesseranno il Triveneto e gran parte delle regioni centrali. Il fronte si muoverà poi progressivamente verso sud-est portando precipitazioni anche su Campania e Puglia. Giovedì 4 è atteso il passaggio di una seconda perturbazione che porterà nuovi rovesci in particolare sulle Alpi e sulle regioni di Nord Ovest. Da venerdì 5, e nel corso del weekend, torna il bel tempo. Le condizioni meteo inizieranno a migliorare grazie ad una prima rimonta dell’anticiclone che porterà il sole su buona parte del Paese.

Nel dettaglio:
Mercoledì 3. Al Nord: instabilità sul Triveneto. Al Centro: tempo instabile, specie su adriatiche. Al Sud: rovesci in Campania e Puglia, meglio altrove.
Giovedì 4. Al Nord: temporaneo miglioramento. Al Centro: temporaneo miglioramento. Al Sud: temporaneo miglioramento.
Venerdì 5. Al Nord: ultimi temporali su Triveneto. Al Centro: piovaschi su settori adriatici, sole altrove. Al Sud: sole prevalente. Tendenza: da venerdì nuove precipitazioni soprattutto al Nord.

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Sequestra la moglie e le taglia capelli e sopracciglia: uomo arrestato ad Alghero

4 June 2026 at 08:44

Sequestrata in casa, imbavagliata e con i polsi legati, poi è stata aggredita e ha subito il taglio di capelli e sopracciglia. È successo a una donna ad Alghero, in provincia di Sassari, il cui marito è stato arrestato dai carabinieri, coordinati dalla Procura di Sassari, con l’accusa di maltrattamenti in famiglia e sequestro di persona. L’intervento delle forze dell’ordine nella tarda sera dell’1 giugno è scattato dopo una chiamata al 112 dei vicini che, allarmati dalle urla disperate di una donna, hanno segnalato una violenta lite domestica.

Quando gli agenti sono arrivati nell’abitazione nel quartiere Sant’Agostino-Mercede, l’uomo, di circa 50 anni, ha minimizzato l’accaduto parlando di una semplice discussione con la moglie. Dopo gli accertamenti però è emerso un quadro ben più grave: la donna è stata rinchiusa a chiave in una camera da letto, immobilizzata con una corda e imbavagliata. Poi è stata colpita più volte alla testa e al volto mentre il marito la rasava. La vittima è riuscita a fuggire approfittando di un momento di distrazione dell’uomo e a mettersi in salvo. L’aggressore si trova ora nel carcere di Sassari-Bancali in attesa dell’udienza di convalida. Come riporta l’Unione Sarda, tra le ipotesi di reato al vaglio degli inquirenti c’è anche quella di tortura contestabile in ambito familiare quando le violenze e le umiliazioni provocano gravi sofferenze fisiche o psicologiche.

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È morta la giornalista Carola Frediani, tra le voci più autorevoli sul mondo della tecnologia. Aveva 51 anni

3 June 2026 at 18:11

Una pioniera e poi un punto di riferimento fortissimo per la tecnologia digitale e cybersicurezza in Italia. Carola Frediani è morta a 51 anni dopo una breve malattia: lascia un figlio, il marito Luca e un grande vuoto nel mondo del giornalismo. Era nota soprattutto per la newsletter Guerre di Rete, nata nel 2018, poi diventata un sito web con diversi collaboratori e più di 15mila iscritti. Proprio la pagina web ne ha annunciato la scomparsa: “Lascia un vuoto incolmabile in tutti coloro che l’hanno conosciuta in questi anni”. L’ultimo saluto si terrà il 5 giugno alle 12.00 al tempio laico di Staglieno, nella sua Genova.

Nata nel capoluogo ligure, si è laureata in lettere per poi conseguire un master in Italian Literature all’University of Pittsburgh. Ha iniziato la sua carriera nella sua città natale nel 2000. Era stato Franco Carlini a darle una possibilità nell’agenzia Totem, tra i primi giornalisti italiani a occuparsi di Internet. Da lì in poi solo successi, a partire dal 2010 quando ha fondato l’agenzia EffeCinque, collaborando in parallelo con le maggiori testate del Paese, tra cui La Stampa, Corriere della Sera, Wired, Vice, L’Espresso. Tra le voci più autorevoli del settore, si occupava di social media, sicurezza informatica, hacking, sicurezza e diritto della rete in modo approfondito e autorevole: sempre con grande passione e professionalità. Un talento riconosciuto nel 2019 con il Premio Galilei per la divulgazione scientifica e nel 2021 con il Premio giornalistico Arrigo Benedetti.

Tutti i suoi progetti, soprattutto Guerre di Rete, non parlavano mai solo di tecnologia, ma anche di diritti. Una forte dimensione civile che ha caratterizzato tutta la sua carriera: ha fatto parte del team dedicato alla sicurezza globale del segretariato di Amnesty International e si è unita al dipartimento di sicurezza informatica di Human Rights Watch, tra le più note Ong i diritti umani. Entrambe le esperienze hanno rafforzato la sua visione del digitale come questione politica e sociale, non solo tecnica. Sicurezza informatica, sorveglianza e libertà online erano per Frediani aspetti strettamente legati alla difesa dei diritti delle persone. Su questa scia, dall’inizio del 2024 curava anche la newsletter Digital Conflicts, bisettimanale e in inglese.

Frediani è stata anche autrice di libri che hanno aiutato il pubblico a capire meglio i grandi temi del mondo digitale e della sicurezza informatica. Tra i titoli più noti DeepWeb, #Cybercrime (Hoepli), ls Rete oltre Google e L’inganno dell’automa, uscito lo scorso settembre. Tra le sue opere anche il thriller a sfondo digitale Fuori Controllo (Venipedia). In molti tra amici e colleghi hanno affidato un ultimo saluto ai social. Anche l’Ordine e l’associazione dei giornalisti liguri hanno espresso le condoglianze “al marito Luca, al figlio adolescente e alla mamma Luciana”. Frediani però è stata anche un orgoglio per la propria città, che l’ha ricordata con un messaggio della sindaca di Genova, Silvia Salis: “L’ufficio portavoce della sindaca e l’ufficio stampa del Comune di Genova si uniscono al dolore dei colleghi e della comunità giornalistica, ricordandone non solo il valore professionale, ma anche la generosità e l’energia contagiosa”.

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Accoltellata e strangolata a Castrovillari: salvata da un amico. 30enne arrestato per tentato femminicidio

3 June 2026 at 16:15

L’ha aspettata al suo rientro a casa, l’ha accoltellata e ha poi tentato di strangolarla. È successo a Castrovillari, in provincia di Cosenza dove un 30enne ha aggredito una donna dopo un rifiuto. La vittima ha riportato gravi ferite alla testa e alla schiena: si è salvata grazie all’arrivo di un amico che ha messo in fuga l’aggressore. L’uomo invece è stato arrestato dai carabinieri con l’accusa di tentato femminicidio.

Il 30enne, un conoscente della vittima, ha tentato più volte di convincerla a instaurare una relazione, nonostante i ripetuti rifiuti della donna.

Dopo averla aspettata sotto casa, le ha strappato di mano il cellulare e l’ha colpita più volte con un coltello. I carabinieri, coordinati dalla Procura di Castrovillari, sono riusciti a ricostruire quanto accaduto grazie ad alcune testimonianze e alle immagini della videosorveglianza. Le indagini sono iniziate dopo che gli agenti hanno ricevuto la segnalazione del ricovero di una ragazza ferita al Pronto soccorso. Il 30enne è stato fermato nella sua abitazione, dove sono stati trovati e sequestrati due coltelli, gli abiti e il veicolo utilizzato per fuggire, tutti con tracce presumibilmente di sangue.

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Tenta di strangolare la moglie e poi di soffocarla con un cuscino: 51enne fermato dalla suocera nel Torinese. Arrestato

3 June 2026 at 16:01

Al culmine dell’ennesima lite familiare ha prima cercato di strangolare la moglie, poi di soffocarla con un cuscino. A salvarla è stato solo l’intervento della madre, in casa al momento dell’aggressione, che ha permesso alla figlia di scappare chiamando poi i soccorsi.

È quanto successo nella serata del 2 giugno a Volvera, nel Torinese, dove i carabinieri sono intervenuti nell’abitazione di una coppia immobilizzando e arrestando un uomo di 51 anni con l’accusa di tentato omicidio aggravato e maltrattamenti in famiglia. La donna è stata trasportata all’ospedale di Orbassano dove è ricoverata in osservazione ma non in pericolo di vita.

Secondo quanto ricostruito dagli agenti, coordinati dalla Procura di Torino, la donna è riuscita a sottrarsi dalla presa del marito grazie all’aiuto della madre. Subito dopo è fuggita dalla vicina di casa in attesa dell’arrivo delle forze dell’ordine.

Dalle prime testimonianze raccolte, è emerso che il litigio era solo l’ultimo di una lunga serie, mai denunciata prima. L’uomo, un ingegnere, si trova ora nel carcere Lorusso e Cotugno di Torino: stando a quanto riportato da La Stampa, aveva accettato le richieste della moglie di lasciare l’Ungheria per venire a lavorare in Italia. Una volta arrivato in Piemonte però, non è riuscito a trovare un impiego, mentre la donna stava a casa per badare alla madre anziana. La situazione ha aggravato le liti e le discussioni che pare fossero all’ordine del giorno.

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Braccianti uccisi ad Amendolara, i sindacati: “È tratta di schiavi, dietro c’è la ‘ndrangheta”

3 June 2026 at 15:38

“È un sistema che fa capo alla ‘ndrangheta, alle organizzazioni malavitose locali”. Con questo commento, Gianfranco Trotta, segretario generale della Cgil Calabria, ha parlato dei quattro braccianti bruciati vivi in un minivan ad Amendolara: avevano solo chiesto di essere pagati. “L’agricoltura in Calabria è piena di questi caporali – prosegue Trotta -. Peraltro qui abbiamo il fenomeno del ‘caporale di emigrazione’, perché prendono i braccianti qui in Calabria e li portano a lavorare d’estate nei campi del Metapontino, addirittura in Puglia, per poi utilizzarli di nuovo in Calabria nel momento in cui è la stagione degli agrumi”.

Le vittime sono Ullah Ismat Qiemi, di 19 anni, Amin Fazal Khogjani, 28 anni, Safi Iayjad, 27 anni, e Waseem Khan, il più grande, di 29 anni. Raccoglievano le fragole nella campagna della Basilicata, sfruttati e maltrattati. I loro aguzzini, e poi anche assassini, sono Safeer Ahmed e Ali Raza, due pachistani, ora in carcere, che per punirli li hanno cosparsi di benzina per poi appiccare il fuoco con un accendino nella stazione di servizio lungo la statale 106. Solo uno si è salvato, Mohammad Taj Alamyar, 35 anni: “Ieri il superstite – ha spiegato Trotta- ha avuto modo di dichiarare che questi migranti lavoravano in un’azienda a Scanzano Ionico, in Basilicata, assunti dal 20 aprile, e non erano stati mai pagati. E la lite nasce dalle richieste di soldi, fino ad arrivare all’abominio umano. La perdita totale dell’umanità si è vista in quel filmato. Ed è chiaro che appartengono a un sistema, perché il superstite ha parlato di droga, ha parlato di pistole”, ha concluso.

Un sistema radicato

Dietro alla strage non ci sono solo i due caporali pachistani, ma un sistema radicato e ramificato, sostiene Trotta: “Sulla Strada Statale 106 basta mettersi la mattina alle quattro per capire che ci sono tanti furgoni che transitano, carichi di lavoratori, in alcuni casi regolarmente registrati che vanno a lavorare, ma in tanti altri no. Perché lo ripeto: a fronte di un caporale c’è un’azienda che si rivolge a lui. E noi dobbiamo spingere sulle aziende, sul cambio culturale di queste aziende”. Una posizione sostenuta anche dalla Flai Cgil Calabria: “La barbara esecuzione dei lavoratori è calata all’interno di un sistema più ampio, di silenzi, omertà e responsabilità”.

“Pensate veramente che due persone che vengono da fuori Italia possano gestire il caporalato in un paese senza la copertura della mafia?”, si è chiesto il segretario generale della Uil, Pierpaolo Bombardieri. Non bisogna fermarsi ad identificare “i due pachistani perché bisogna dire con forza che in Calabria le operazioni avvengono se c’è la copertura della mafia. Non basta identificare chi ha dato fuoco alla macchina ma le coperture che quei due delinquenti avevano e le coperture le dà la mafia”, ha ribadito il segretario. “Mi aspetto e spero che si parli non di incidente sul lavoro, non di caporalato ma si parli di tratta degli schiavi e che si riesca ad identificare quale clan mafioso copre quei due delinquenti”.

Anche l’associazione Libera ha parlato di mafia e di come questa si nasconda dietro il sistema del caporalato. “In tutto questo hanno facile gioco le mafie: quelle internazionali che gestiscono la tratta e quelle locali che controllano il caporalato o assoldano manodopera criminale a basso costo fra i disperati. Ma a prosperare è anche un sistema di illegalità che non è mafioso in senso stretto, eppure con le mafie condivide il disprezzo per la vita umana”. “I quattro giovani lavoratori morti ad Amendolara non sono vittime di una fatalità – conclude Libera Basilicata -. Sono vittime di un sistema che continua a considerare il lavoro come una merce da comprimere, i diritti come un costo da ridurre e le persone come strumenti sacrificabili lungo la catena della produzione”.

Problema di legislazione

Anche il segretario generale della Cgil Basilicata, Fernando Mega, ha fatto appello alle istituzioni, chiedendo la convocazione urgente nella Prefettura di Matera del tavolo della Sicurezza e del caporalato: “È l’ennesima dimostrazione di come il caporalato nel Metapontino sia strutturato e radicato. Nel Mezzogiorno – ha aggiunto – siamo tornati al 1800, alla pre-industrializzazione. Il lavoro nel nostro Paese è sempre più precario e sfruttato, fino a vere e proprie forme di nuova schiavitù”. Mega ha poi criticato il decreto flussi, ritenendolo una della cause principali di questo sfruttamento: “I tragici fatti di Amendolara mettono in evidenza come il cosiddetto decreto flussi per l’ingresso di lavoratrici e lavoratori stranieri, oltre ad essere palesemente inefficace, continua a produrre irregolarità e ingiustizie. Non è mai stato uno strumento per garantire ingressi legali e sicuri perché si basa sull’incrocio tra domanda e offerta di lavoro a distanza”. La “mancanza di trasparenza – ha concluso – e l’opacità dei meccanismi di intermediazione continuano a lasciare migliaia di persone nelle mani di sfruttatori e soggetti senza scrupoli, come dimostrato dai terribili fatti degli ultimi mesi”. Un attacco arrivato anche da Usb: “Dall’introduzione della scellerata legge Bossi-Fini in poi, passando per tutti i provvedimenti successivi che ne hanno ricalcato la logica, lo Stato italiano ha scientemente scelto di criminalizzare i migranti. Legando il permesso di soggiorno al contratto di lavoro, queste leggi non hanno contrastato l’illegalità, ma l’hanno programmaticamente prodotta. La Bossi-Fini e i decreti successivi sono il braccio armato del caporalato – ha commentato la sigla sindacale -. Riducendo i lavoratori a ‘clandestini’ hanno tolto loro ogni potere contrattuale e la possibilità stessa di denunciare i propri aguzzini per paura dell’espulsione”.

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Una tromba d’aria si abbatte su Roma: decine di alberi caduti e auto danneggiate in diverse zone

3 June 2026 at 12:06

Almeno 50 alberi caduti, segnali stradali divelti, allagamenti e auto distrutte. Sono le conseguenze di una forte tromba d’aria, subito dopo un nubifragio, che ha colpito Roma nella prime ore del mattino del 3 giugno. I quartieri più colpiti sono Prati Fiscali, Conca d’Oro e Tufello, ma anche Nomentano, Salario e Parioli. Al lavoro vigili del fuoco e pattuglie della polizia locale in campo per gestire la viabilità. Si registrano disagi anche sulla tangenziale est dove c’è stata in più punti una riduzione di carreggiata a causa dei rami finiti in strada.

“Una violenta tromba d’aria ha interessato diverse aree – ha detto il presidente del Municipio III Montesacro, Paolo Emilio Marchionne -. Fortunatamente non si registrano feriti gravi. Alcune persone hanno riportato lievi conseguenze, mentre il forte evento atmosferico ha provocato soprattutto grande spavento tra i cittadini e ingenti danni a proprietà private e infrastrutture pubbliche”. Il presidente ha fatto sapere in una nota che ci sono stati numerosi interventi per far fronte all’emergenza e ripristinare la sicurezza nelle aree colpite. “Invito tutte le cittadine e tutti i cittadini alla massima prudenza negli spostamenti, sia a piedi sia in automobile”, ha concluso Marchionne.

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Roma, uccide a coltellate il vicino 57enne per motivi condominiali: arrestato un 18enne

3 June 2026 at 10:00

Una lite per motivi condominiali è degenerata in omicidio. Nella tarda serata del 2 giugno, intorno alle 21, un 18enne colombiano ha accoltellato a morte il suo vicino 57enne, Luca Di Vito, a seguito di una discussione. È successo nella periferia ovest di Roma, in via Villastellone, in zona Boccea, dove è intervenuta la polizia che ha arrestato il giovane. Secondo le prime ricostruzioni, anche grazie alle testimonianze dei condomini, già in passato tra i due ci sono stati litigi.

Stando a quanto riportato da Repubblica, a provocare la lite è stata una disputa protratta nel tempo. A creare rancore tra i due erano stati i bidoni della raccolta differenziata davanti all’abitazione di Luca Di Vito, sistematicamente usati dai condomini di un palazzo poco distante, dove viveva anche il 18enne. Sopra uno dei cassonetti, un cartello scritto a penna, gli agenti ipotizzano dalla stessa vittima, recitava: “Non buttate la vostra spazzatura nei nostri secchi. Avete rotto il ca…”. Una versione confermata anche dal fratello della vittima: “Da quel palazzo escono con i sacchi pieni e li lasciano davanti casa di mio fratello. Luca si era affacciato dal balcone per rimproverarlo, dicendogli di riportarsi la spazzatura a casa. E quel ragazzino lo ha sfidato: “Scendi giù, se hai coraggio“. Luca non si sarebbe mai messo a combattere con un ragazzino per una cosa del genere”.

Per questo motivo, sempre stando al racconto del fratello, Di Vito era andato lì solo per chiarirsi con i genitori del giovane, ma lui ha aperto la porta e lo ha accoltellato. Diversi fendenti, di cui uno fatale al collo: i sanitari del 118 ne hanno solo potuto constatare la morte. L’uomo è stato trovato senza vita sulla terrazza del primo piano dell’edificio che è stato posto sotto sequestro. La teoria è comunque al vaglio degli agenti del Commissariato Aurelio che chiariranno la dinamica di quanto accaduto, anche per verificare se il giovane 18enne abbia reagito a un’aggressione per difendersi.

Video Agenzia Local Team

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Amin, Ullah, Safi e Waseem: chi erano i braccianti bruciati vivi ad Amendolara. Il più grande aveva 29 anni

3 June 2026 at 09:35

Il più giovane di tutti, Ullah Ismat Qiemi, aveva 19 anni. Il più gande, Waseem Khan, dieci in più. Sono morti insieme, uno accanto all’altro, trasformati in torce umane perché avevano detto basta: volevano essere pagati il giusto per raccogliere le fragole nelle campagne della Basilicata. La stessa sorte è toccata ad Amin Fazal Khogjani e Safi Iayjad, che di anni ne avevano rispettivamente 28 e 27. Erano tutte giovanissime, le vittime della strage di braccianti di Amendolara, dove due caporali della zona, i pachistani Safeer Ahmed e Ali Raza, li hanno rinchiusi in un minivan dentro una stazione di servizio lungo la statale 106, li hanno cosparsi di benzina e poi hanno appiccato il fuoco con un accendino. Saafer e Raza ora sono in carcere, accusati di omicidio plurimo e pluriaggravato.

Avrebbero voluto ammazzare anche Mohammad Taj Alamyar, 35 anni, afgano come tre delle quattro vittime. Ma lui è riuscito a fuggire e martedì ha raccontato quegli attimi, definiti “un inferno”, durante i quali è riuscito a fuggire da dentro la vettura riportando ustioni alle braccia e alle mani. I cinque condividevano tutto: la casa a Villapiana, spartita con altri cinque “invisibili” del Metapontino e della Siberitide tra materassi a terra e cucinino, l’occupazione nei campi dove raccoglievano le fragole per sostentarsi e aiutare le famiglie nei loro Paesi di origine. Agli altri quattro è toccato lo stesso destino, anche, dal quale Alamyar è riuscito a scampare per miracolo.

Martedì ha raccontato i soprusi, le minacce e lo sfruttamento che tutti hanno subito da quella che ha definito la “mafia del Pakistan”, un sistema di caporalato che tra Basilicata e Calabria è già stato focalizzato da diverse inchieste nell’ultimo periodo. Ricevevano cibo e avevano un alloggio, ma non venivano pagati per il loro lavoro nei campi. In più, i caporali pretendevano anche 5 euro per il trasporto da Villapiana alle campagne nei quali dovevano raccogliere la frutta. Così a un certo punto si sono ribellati. Hanno alzato la testa, chiedendo quel poco che gli spettava. A quel punto, secondo il suo racconto, è iniziato un diverbio con i pachistani. Finito in quella stazione di servizio sulla statale 106 tra Amendolara e Roseto Capo Spulico: meno di un minuto per ammazzare quattro persone diventate invisibili.

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