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Ministra do Ambiente e Energia visita esta sexta-feira a Praia da Fuseta-Mar

A Ministra do Ambiente e Energia, Maria da Graça Carvalho, esta sexta-feira, 05 de junho, pelas 10h30, visita a obra de intervenção de reforço sedimentar em curso na Praia da Fuseta-Mar, no concelho de Olhão.

Depois da visita relâmpago ao Algarve, a Ministra do Ambiente e Energia regressa a Lisboa, para no Salão Nobre do Instituto Superior de Agronomia (ISA) presidir ao encerramento do seminário ‘Estratégia Água que Une: uma oportunidade ímpar para Portugal’.

Buon senso, così Meloni e Fitto hanno convinto l’Ue. Parla Torselli

4 June 2026 at 15:32

L’Ue si è convinta. Non c’è solo la Difesa al centro delle strategie europee ed italiane per affrontare “tutte” le conseguenze della crisi a Hormuz, ma evidentemente anche l’energia. Il peso geopolitico delle bollette per le imprese è un’oggettività che incide moltissimo sulla produzione e, quindi, su pil, sul rapporto debito-pil e sul futuro della manifattura, tanto in Italia quanto negli altri Paesi membri.

Sul tavolo della commissione, Roma non ha posto semplicemente il tema della flessibilità, corredato dall’esigenza di spostare qualche miliardo da un capitolo all’altro, ma ha segnalato che serve un metodo di lavoro concettuale che faccia riguadagnare terreno anche all’Ue, troppo spesso lenta nei tempi di reazione.

Per cui il sì di Bruxelles all’estensione all’energia della clausola di salvaguardia già riconosciuta alle spese per la Difesa è “un’occasione per il governo italiano”.

Lo dice a Formiche.net l’europarlamentare di FdI/Ecr Francesco Torselli, secondo cui un attimo dopo “possiamo discutere sulle condizioni che l’Europa ha voluto imporre affinché fosse possibile attivare questa salvaguardia. E su questo, mi limito a dire che speriamo vivamente che le richieste di Bruxelles non rallentino troppo la messa a terra delle risorse, perché cittadini e imprese hanno necessità di beneficiare adesso degli aiuti per fronteggiare l’aumento dei costi dell’energia e non tra mesi o tra anni”.

La svolta in Ue segna inoltre l’introduzione di un metodo, quello del lavoro sotto traccia (contro la polemica tout court) che porta un plus effettivo? “Più che lavoro sotto traccia parlerei di logica del buon senso. La presidente Meloni e il vicepresidente Fitto hanno dimostrato in più occasioni che il buon senso abbatte più muri rispetto alla polemica. Certo, dall’altra parte dobbiamo riconoscere la Commissione di oggi è molto meno ideologica e più pragmatica di quella precedente, ma sicuramente l’approccio di Meloni e Fitto è quello vincente: niente proclami, niente urla, ma soluzioni concrete e dettate dal buon senso che, neppure la Commissione Ue può ignorare”.

L’Italia ha indicato la strada, ha detto ieri Giorgia Meloni, e l’Europa la sta percorrendo. Bruxelles prova a fare meno cose e farle meglio? Torselli risponde ricordando un evento di qualche giorno fa, come l’assemblea nazionale di Confindustria a Roma, in cui la presidente Meloni ha ribadito esattamente questo concetto: “L’Europa deve fare meno cose, ma deve farle meglio. Questa è la nostra visione d’Europa, ma le dirò di più: è la visione che avevano in mente i padri fondatori dell’attuale Unione europea. Chi oggi parla di Stati Uniti d’Europa o di Super-Stato europeo in grado di legiferare su tutto e il contrario di tutto, snatura quel progetto unico al mondo che fu pensato fin dal secondo dopoguerra: nazioni sovrane che si mettono liberamente assieme – ognuna mantenendo gelosamente vive le proprie ricchezze e le proprie specificità – con l’obiettivo di aiutarsi reciprocamente solo e soltanto nei campi in cui la competizione per i singoli stati nazionali sarebbe diventata improba. Un’Europa capace di fare solo quello che non possono fare da soli i singoli stati e di farlo, ovviamente, bene. Senza ideologia, senza dogmi imposti, ma guidata da pragmatismo e tanto, tanto buonsenso”, conclude.

Nucleare, la Camera approva la legge delega. Pichetto: “Scelta di concretezza, non ideologica”. Opposizioni di traverso

4 June 2026 at 15:20

La Camera approva la legge delega sul nucleare con 155 voti favorevoli, 86 contrari e 8 astenuti. Come da cronoprogramma annunciato settimane fa dal ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, il testo passa ora al Senato. Il governo conta nell’approvazione definitiva prima della pausa estiva e sull’emanazione dei decreti delegati entro il 2026. Perché il Governo Meloni portasse l’Italia fino a questo punto, è accaduto di tutto. Fino alla fine, alla vigilia del voto. Mercoledì, infatti, la maggioranza ha deciso di cambiare l’ordine dei lavori della Camera contro il parere delle opposizioni, imponendo la discussione sulla legge delega per il nucleare, invece che quella su una mozione che riguarda il gioco d’azzardo. Poi, l’Aula della Camera ha bocciato con 74 voti favorevoli e 116 contrari le pregiudiziali di costituzionalità di Avs ed M5s sulla legge delega sul nucleare. Anche Azione ha votato contro, insieme alla maggioranza. E così si è arrivati al voto finale della Camera, che non ha svelato nulla di nuovo sul fronte delle posizioni. Tramite la legge le camere conferiranno al governo una delega, da esercitare entro un anno, per disciplinare la produzione di energia da ‘fonte nucleare sostenibile’, la ricerca sulla fusione e la gestione dei rifiuti radioattivi. Il testo definisce i campi d’intervento dei futuri decreti governativi tra cui la disciplina per la costruzione e l’esercizio di impianti nucleari (SMR, AMR e micro-reattori), la produzione di idrogeno tramite energia nucleare, la gestione del combustibile esaurito, la sicurezza nucleare e la riorganizzazione della governance, con il riordino delle funzioni degli enti competenti. Per gli esponenti di maggioranza – in questo caso appoggiati da Azione – la legge è il primo passo verso l’indipendenza energetica, per le altre forze politiche questa legge è una forzatura. E ci sono una serie di perplessità sull’iter seguito, sull’utilità e anche sul nodo del nucleare a scopi militari. Su cui il Governo Meloni si lascia la porta aperta. Anche se il ministro ha precisato che il ddl “riguarda solo il nucleare civile”.

Il ministro Pichetto Fratin: “Una scelta di concretezza, non di ideologia”

“Con l’approvazione compiamo un passo importante per il futuro energetico dell’Italia. Oggi abbiamo iniziato a porre le condizioni affinché il Paese sia pronto ad adottare il nucleare sostenibile quando le nuove tecnologie, alle quali puntiamo, saranno mature e disponibili all’inizio del prossimo decennio” ha commentato Pichetto Fratin. E ancora: “Il nucleare sostenibile significa più sicurezza energetica, più decarbonizzazione, più indipendenza. In un mondo in cui la domanda di energia è destinata a crescere rapidamente, anche per effetto dell’intelligenza artificiale, dei data center, dell’elettrificazione industriale e civile, chi sarà in grado di produrre energia sarà più libero, più forte e più sicuro”. Per il ministro il nucleare “non è una bandiera politica o ecologica: è uno strumento da valutare con serietà, fiducia nella ricerca e responsabilità verso le prossime generazioni”. Insomma, si parla di sostenibilità e sicurezza ma, intanto, il testo stabilisce anche i criteri direttivi che l’esecutivo deve seguire nel redigere i decreti: garantire sì i massimi standard di sicurezza e la protezione della salute, oltre a prevedere misure di compensazione e beneficio per i territori ospitanti gli impianti, ma anche semplificare i procedimenti autorizzativi. E, ovviamente, assicurare la partecipazione dell’industria italiana alla filiera tecnologica. “Se mi si dice quando pensi di vedere l’energia da fonte nucleare, da fissione, vi dico 2034-2035 perché poi diventerà molto più veloce. Se noi seguiamo quella che che è l’evoluzione della scienza nella ricerca – ha aggiunto il ministro – e quindi della tecnologia, l’accelerazione è notevole ed è sta avvenendo in tutto il mondo”.

Esultano gli esponenti del Governo. E puntano sulle “bollette delle famiglie”

“Sono assolutamente soddisfatto. L’Italia non può fare a meno dell’energia nucleare. È la cosa più urgente e importante per abbassare in prospettiva le bollette per le famiglie e le imprese, però dobbiamo partire con i progetti entro la fine della legislatura” ha detto il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, a margine del question time alla Camera. Anche se diversi studi indicano che l’energia da fissione nucleare non abbassa e non abbasserà le bollette. Per il viceministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, la leghista Vannia Gava “l’approvazione rappresenta un passo importante per costruire un sistema energetico più sicuro, sostenibile e competitivo. L’Italia sceglie di guardare avanti con pragmatismo, puntando su tutte le tecnologie disponibili per garantire energia stabile a famiglie e imprese, ridurre la dipendenza dall’estero e accompagnare il percorso di decarbonizzazione”. Soddisfatto anche il ministro degli esteri e vicepresidente del Consiglio dei Ministri, Antonio Tajani: “Una scelta fondamentale per la nostra economia, per le politiche energetiche nucleare di ultima generazione, ci permetterà di fare un salto di grande qualità e finalmente garantire la nostra libertà da condizionamenti esterni”. Anche la ministra dell’Università, Anna Maria Bernini, non manca di mostrare il suo sostegno alla causa: “Una scelta strategica e di visione per il futuro”. Ha votato a favore anche Azione. E Carlo Calenda lo rivendica: “Era nel nostro programma e Azione ha fatto una grande campagna per il nucleare. È l’unica energia che ci consente di essere indipendenti, di pagare poco e di emettere nulla. Un passo avanti importante per l’Italia”.

Per la maggioranza si tratta di un passo storico

Il deputato e responsabile del dipartimento energia di Forza Italia, Luca Squeri, relatore del ddl sul nucleare parla di “una visione lucida e concreta: quella di costruire un vero mix energetico. È in questa integrazione tra fonti che si gioca la sicurezza energetica nazionale – aggiunge – e in questo quadro oggi manca un elemento strategico come il nucleare”. Per Squeri “l’Italia ha già una forte base rinnovabile” (anche se è lontana dagli obiettivi al 2030, ndr), ma resta ancora esposta a una dipendenza significativa dal gas nella produzione elettrica”. “Nessuna fonte, da sola, è in grado di risolvere rapidamente il fabbisogno energetico nazionale. In questo quadro – aggiunge – il ritorno al nucleare rappresenta una scelta di realismo e di prospettiva industriale”. Il deputato di Fratelli d’Italia Massimo Milani, segretario della commissione Ambiente, Territorio e Lavori pubblici della Camera dei deputati sottolinea la differenza con il nucleare a cui gli italiani hanno detto no con il referendum: “Mettiamo un primo tassello verso una futura indipendenza energetica. Il testo della legge delega è molto chiaro: il nuovo nucleare non è tecnologicamente comparabile con quello a cui l’Italia rinunciò in passato con i due referendum, perché parliamo di nucleare di nuova generazione”. Soddisfatto anche il deputato della Lega e capogruppo in Commissione Ambiente della Camera, Gianpiero Zinzi. “Abbiamo il dovere di mettere cittadini e imprese al riparo da choc energetici come quelli provocati negli ultimi anni dalle crisi internazionali e dalle tensioni geopolitiche. Quando ne parlavamo tempo fa eravamo considerati pazzi visionari” commenta. Anche il senatore del Carroccio, Manfredi Potenti, ribadisce: “Una notizia storica e un passaggio fondamentale per il futuro energetico dell’Italia. La Lega lo dice da sempre, anche quando altri non ci credevano, perché senza nucleare non può esserci vera autonomia energetica, né bollette più leggere per famiglie e imprese”.

Le opposizioni: “Parlamento marginalizzato. Voto su delega in bianco”

Ma il dibattito è tutt’altro che chiuso. Al ministro Pichetto Fratin si rivolge in un post sui social il vicepresidente M5S Stefano Patuanelli: “A parte le grafiche sui social in cui rilancia il nucleare, ci potrebbe dire dove intendete realizzare il deposito nazionale delle scorie radioattive? Grazie”. Molto critica Chiara Braga, capogruppo Pd alla Camera dei Deputati, intervenendo a Rainews: “Ora ci impongono una legge delega sul nucleare spacciando tecnologie inesistenti sul mercato e soluzioni a 15 – 20 anni mentre ogni giorno i cittadini si chiedono quanto ancora aumenterà un litro di benzina. Hanno sempre la solita ricetta: propaganda e vittimismo, l’unica che hanno imparato a praticare bene”. A parlare dell’iter è stato il capogruppo Pd in commissione Attività produttive alla Camera, Alberto Pandolfo, intervenendo in Aula per annunciare il voto contrario del gruppo al Ddl delega sul nucleare. “Il Parlamento è stato marginalizzato su una delle scelte di politica energetica più rilevanti degli ultimi cinquant’anni. Oggi non votiamo su una scelta di politica energetica, ma su una delega in bianco. C’è una differenza netta tra la ricerca e la propaganda che fa il governo, tra una prospettiva scientifica di lungo periodo e la pretesa di presentare ipotesi di lavoro come soluzioni cantierabili, tra una politica energetica e un’illusione da conferenza stampa”. E non si placa neppure la polemica sulla questione degli scopi militari, nonostante le parole di Pichetto Fratin. “In Parlamento è successo un fatto di una gravità inaudita” denunciano Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, deputati Avs. Al centro, ancora una volta, l’emendamento che avrebbe impegnato il governo, all’articolo 2 della legge delega sul nucleare, a prevedere il divieto di utilizzare il nucleare per scopi militari sia nella ricerca che nell’applicazione. Solo che il Governo ha dato parere negativo determinandone la bocciatura. “Una scelta che indica l’ambiguità di Giorgia Meloni su un aspetto così importante. Si tiene aperta la porta all’uso militare del nucleare in Italia? Il voto di ieri, che ha bocciato il nostro emendamento, dice chiaramente che si è aperto un problema serio nel nostro Paese” sottolineano Bonelli e Fratoianni.

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UE quer que as famílias cortem consumo de eletricidade por causa da IA

4 June 2026 at 14:30
A iniciativa integra o Roteiro Estratégico da UE para a Digitalização e a IA no Setor Energético e consiste na implementação de contadores de eletricidade inteligentes que ajudam as famílias a ajustar o seu consumo em tempo real. A Comissão Europeia está a preparar nova legislação com o objetivo de incentivar as famílias a reduzir o consumo de eletricidade nas horas de ponta devido ao aumento acentuado da procura de energia impulsionada pela inteligência artificial, centros de dados e eletrificação da economia. De acordo com um roteiro divulgado na quarta-feira, a Comissão planeia propor uma lei ainda este ano para

Commissione Ue, deroghe al Patto anche l’energia: per l’Italia 14 miliardi. Giorgetti: “Soddisfatto, accolte nostre proposte”

3 June 2026 at 14:27

Possibili deroghe al Patto di stabilità europeo non solo per la Difesa ma anche per l’energia, sull’onda della crisi petrolifera innescata dalla guerra in Iran aperta da Usa e Israele. Lo ha annunciato il commissario Valdis Dombrovskis: “Proponiamo una flessibilità fiscale limitata per affrontare le sfide della crisi energetica. Consiste nell’estendere l’ambito di applicazione della Clausola nazionale di salvaguardia per la difesa, includendo anche misure che accelerino la transizione e l’uscita dalla dipendenza dai combustibili fossili. Nello specifico, proponiamo la possibilità di usare fino allo 0,3% del Pil all’anno nel 2026, 2027 e 2028 per misure che rafforzino la resilienza strutturale del sistema energetico” con “un limite cumulato pari allo 0,6% del Pil nell’arco dei 3 anni”. Per l’Italia si stimano tra 13 e 14 miliardi di euro.

Dombrovskis chiama l’Italia e Giorgetti esulta

Dombrovskis ha subito chiamato in causa l’Italia: “Considerato il forte interesse per questa soluzione di flessibilità fiscale, posso presumere che sarà interessata a utilizzarla”. E infatti è arrivato il commento entusiastico del ministro delle Finanze Giancarlo Giorgetti, a stretto giro: “Sono soddisfatto perché la Commissione, impensabile fino a qualche mese fa, ha recepito le nostre proposte, frutto di un lavoro lungo, serio e riservato”. “Nel momento in cui verranno precisati i limiti di utilizzo – prosegue Giorgetti – il Mef si riserva di fare le proposte più mirate a tutela di imprese e famiglie. Naturalmente la valutazione deve essere fatta complessivamente e dovrà tener conto anche delle ultime stime fornite dalla Commissione e degli elementi contenuti nelle raccomandazioni della Commissione che testimoniano lo sforzo e la serietà nella gestione della finanza pubblica italiana”.

La Commissione tuttavia non intende allargare troppo i cordoni della borsa: lo 0,3 per cento del Pil non si potrà utilizzare tutti e tre gli anni. Nel triennio si può arrivare alla soglia massima, cumulativa, dello 0,6 per cento del prodotto interno lordo. Non solo: la deroga “rimane all’interno del limite esistente dell’1,5% del Pil previsto dalla Clausola nazionale di salvaguardia per la difesa”. Dunque per gli Stati che “hanno già utilizzato l’intera flessibilità dell’1,5% del Pil”, “sarebbe necessaria una valutazione aggiuntiva della sostenibilità del debito“.

La proposta di Meloni e la ramanzina Ue all’Italia: “Costi tra i più alti per la dipendenza mdal gas, accelerare sulle rinnovabili”

Quella del commissario Dombrovskis è la risposta dell’esecutivo Ue alla richiesta recapitata da Giorgia Meloni a Ursula von der Leyen, e anche a quella avanzata dalla Spagna per bocca del ministro dell’Economia Carlos Cuerpo. La proposta iberica, diversamente da quella italiana, era specificamente focalizzata sulle spese ‘green’. La Commissione è “consapevole” delle conseguenze economiche e sociali dell’attuale shock energetico, nonché dell’importanza di sostenere le famiglie e le imprese “vulnerabili”, salvaguardando al contempo la “competitività” e la “resilienza economica” dell’Europa.

Nelle raccomandazioni specifiche per l’Italia pubblicate oggi da palazzo Berlaymont nel pacchetto del Semestre europeo, l’esecutivo Ue bacchetta Roma per i costi eccessivi dell’energia: “L’Italia si trova ad affrontare tra i prezzi dell’elettricità più alti dell’UE a causa della sua dipendenza strutturale dalla costosa produzione di energia da centrali a gas. Questo, e in particolare l’elevato rapporto tra il prezzo dell’elettricità e quello del gas, rappresenta un ostacolo fondamentale all’elettrificazione sia per le famiglie che per l’industria. Nonostante il significativo potenziale non sfruttato, la crescita delle energie rinnovabili è troppo lenta per raggiungere gli obiettivi del 2030: accelerare la diffusione delle energie rinnovabili contribuirebbe a mitigare i prezzi dell’elettricità nel medio termine”.

“Un sostegno continuo attraverso aste per le energie rinnovabili e lo stoccaggio, nonché la piena attuazione della riforma del sistema di autorizzazioni “Testo Unico” anche a livello regionale, sosterrebbero questo obiettivo”, suggerisce la Commissione. “L’integrazione di quote maggiori di energie rinnovabili richiede un’accelerazione degli investimenti per rafforzare la rete elettrica e ridurre le congestioni, limitando al contempo l’impatto sulle bollette dei consumatori. Ciò include investire nelle interconnessioni transfrontaliere e affrontare i ritardi di connessione alla rete di distribuzione. L’Italia dovrebbe inoltre continuare a promuovere la flessibilità non fossile, come lo stoccaggio e i meccanismi di gestione della domanda”. Per tutto questo, l’Ue raccomanda all’Italia di “accelerare l’elettrificazione e intensificare gli sforzi per la diffusione delle energie rinnovabili e dei sistemi di accumulo, anche attraverso la piena attuazione delle riforme in materia di autorizzazioni, in particolare a livello subnazionale, e investendo nella rete elettrica”.

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L’Ocse stima al +0,5% il Pil dell’Italia nel 2026: “Lo shock sui prezzi dell’energia cancella l’aumento dei salari”

3 June 2026 at 08:31

Il nuovo shock sui prezzi energetici frena la crescita dell’Italia. A causa, tra le altre cose, della dipendenza del nostro Paese ai combustibili fossili. E, dunque, all’evoluzione del conflitto in Medio Oriente. L’Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) ha presentato le Prospettive economiche, oggi a Parigi. La stima è che il Pil italiano si assesti allo 0,5% nel 2026 e cresca soltanto dello 0,6% nel 2027.

Il recente impatto “sui prezzi energetici”, scrive l’Ocse, “pesa sul consumo delle famiglie, sugli investimenti e sulle esportazioni”. La conseguenza è che “l’aumento dei prezzi causerà un aumento dell’inflazione, cancellando la recente progressione dei salari reali“. L’anno prossimo “il ripiegamento dei prezzi energetici e l’attenuazione delle incertezze porteranno la crescita allo 0,6%. Le prospettive dell’Italia sono relativamente esposte all’evoluzione del conflitto in Medio Oriente, vista la quota elevata di energia prodotta a partire da combustibili fossili importati e il peso della produzione manifatturiera esportata”.

Le stime italiane

“I primi segnali di un risanamento progressivo dell’economia si stavano profilando tra fine 2025 e inizio 2026, quando il forte aumento dei prezzi dell’energia e l’instabilità non hanno iniziato ad intaccare la fiducia”. Nel rapporto dedicato all’Italia, l’organizzazione internazionale sottolinea che il Pil italiano è “progredito dello 0,2% nel primo trimestre 2026 rispetto al trimestre precedente, sostenuto dall’aumento degli investimenti e della produzione legato ai prodotti farmaceutici e dalle transizioni energetiche e digitali. Nel 2026 – continua l’Ocse – le imprese hanno indicato un miglioramento dei loro ordini mentre l’aumento delle somme sbloccate nel quadro del Pnrr ha avuto un effetto stimolante sull’attività delle costruzioni e gli incentivi fiscali hanno sostenuto l’investimento residenziale”. Quanto ai Giochi Olimpici di Milano-Cortina “hanno temporaneamente rilanciato l’attività nel settore dei servizi come anche le esportazioni”.

Secondo l’Ocse, l’avvio del conflitto in Medio Oriente ha tuttavia causato un “forte peggioramento della fiducia dei consumatori e delle imprese. L’aumento del prezzo dell’energia ha portato il tasso d’inflazione al 2,8% ad aprile”. Quanto alle esportazioni, “hanno registrato un calo in volume a fine 2025, in particolare quelle verso i mercati di eurozona e Usa, per poi ripartire leggermente a inizio 2026”. “L’Italia – scrive ancora l’Ocse – è più dipendente rispetto ad altri grandi Paesi dell’eurozona dal petrolio raffinato e dal gas naturale (rispettivamente un quarto e l’11% dell’offerta totale) veicolati attraverso lo Stretto di Hormuz“. E ancora: “La ripresa è frenata dalla debole crescita dei redditi, con i salari reali che recuperano solo in parte le perdite subite a causa dell’aumento dei prezzi al consumo, a causa dei limitati rinnovi dei contratti collettivi previsti per il 2027 e della persistente debolezza del mercato del lavoro”.

Deficit e misure contro il caro-energia

Il deficit italiano dovrebbe calare dal 3,1% del 2025, al 2,9 nel 2026 e 2,8% nel 2027. Stando all’analisi, l’Italia “prosegue il graduale risanamento di bilancio”. Ma il debito pubblico dal 137,1 dello scorso anno salirebbe al 138,8% quest’anno pero poi calare lievemente al 138,6 nel 2027, a causa del superbonus. L’aumento delle entrate, in particolare dei contributi previdenziali, ha sostenuto il saldo di bilancio. La spesa primaria netta è aumentata in percentuale del pil, in contrasto con il Piano fiscale-strutturale a medio termine che prevede un calo di tale rapporto. L’accelerazione dell’attuazione del Pnrr ha portato gli investimenti pubblici oltre il 3,8% del pil, il tasso più alto degli ultimi 35 anni. L’Ocse spiega poi che le misure contro il caro energia “sono limitate da date di scadenza o da stanziamenti di finanziamento e sono in parte finanziate attraverso un aumento delle imposte sulle società energetiche, maggiori entrate Iva e proventi del sistema ETS, nonché da una riduzione dei finanziamenti ad alcuni ministeri”.

I consigli

Questa crisi dimostra “che la necessità di liberare le nostre economie dalla dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili sta diventando sempre più urgente”. Lo dice il capoeconomista dell’Ocse, Stefano Scarpetta. “Nel breve termine – continua – i governi dispongono di diverse opzioni per mitigare gli effetti della contrazione dell’offerta energetica, in particolare sulle famiglie e sulle piccole imprese più vulnerabili”.

Per il segretario generale dell’Ocse, Mathias Cormann, “qualsiasi misura di sostegno fiscale adottata dai Paesi in risposta allo shock deve essere temporanea e mirata a coloro che ne hanno più bisogno, per evitare un ulteriore aumento del debito pubblico e per preservare gli incentivi al risparmio energetico”.

Per quanto riguarda il nostro Paese, “il perseguimento del risanamento fiscale, unitamente a un programma globale di riforme strutturali volte ad aumentare la produttività e l’occupazione, contribuirà a ridurre l’onere del debito e a migliorare la resilienza dell’economia agli shock esterni”. Di nuovo, in questo senso, “garantire che le misure di sostegno ai prezzi dell’energia siano temporanee e mirate alle famiglie e alle imprese vulnerabili limiterà i danni causati dallo shock, contenendo al contempo i costi di bilancio. Portare avanti riforme in materia di pianificazione e approvazione per accelerare gli investimenti nella produzione e nella trasmissione di energia rinnovabile può ridurre i costi energetici e la vulnerabilità all’aumento dei prezzi dei combustibili fossili”. Proprio oggi l’Ue dovrebbe ufficializzare la mini-clausola di salvaguardia per gli investimenti sull’energia. Il vincolo è che dovranno essere mirati, temporanei e non aumentare la domanda di combustibili fossili.

Fari sulle pressioni sulla spesa che “stanno aumentando a causa dell’invecchiamento demografico, dei cambiamenti climatici e della difesa” quindi “il raggiungimento del risanamento previsto richiederà un miglioramento dell’efficacia e dell’integrità della spesa pubblica, nonché un contenimento dell’elevata spesa pensionistica”. Inoltre “il miglioramento dell’adempimento fiscale può finanziare riforme volte a rendere il sistema fiscale più favorevole alla crescita, consentendo riduzioni del carico fiscale per i singoli contribuenti, in particolare i lavoratori a basso reddito”, si aggiunge. Anche il perseguimento di un programma globale di riforme strutturali, basato sul Pnrr e sul piano di bilancio strutturale a medio termine volto ad aumentare la produttività e l’occupazione e ad accrescere i redditi, sosterrebbe la sostenibilità di bilancio.

Pil mondiale: due scenari

In questo quadro, la crescita del Pil mondiale dovrebbe contrarsi, passando dal 3,4% nel 2025 al 2,8 % del 2026, prima di risalire al 3,1% nel 2027. Stime precisa l’Ocse, basate su uno scenario a “turbative limitate nel tempo”. Vista l’”eccezionale incertezza” della situazione legata alla guerra in Medio Oriente, l’organismo ha infatti deciso di proporre quest’anno due scenari possibili. Uno scenario, appunto, a “turbative limitate nel tempo”, e l’altra a “turbative prolungate” nel tempo, dalle “conseguenze più vaste e ben più duratura”. Nel caso in cui dovesse verificarsi questo secondo scenario, con l’assenza di un accordo di pace in Medio Oriente per buona parte del 2026, scrive l’Ocse, il Pil mondiale ”dovrebbe rallentare nettamente per stabilirsi a solo 2,1% nel 2026 e 1,8% nel 2027, conducendo così diverse economie ad entrare in recessione o a sfiorarla, facendo aumentare la disoccupazione”.

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