Normal view

Europe enters the ‘era of deportations’

“The era of deportations has begun.” A few months ago, this line from far‑right Swedish MEP Charlie Weimers sounded like a provocation. Now, after the agreement on the EU’s new Return Regulation between Parliament, the member states and the Commission, it reads more like an accurate description of the European Union’s political direction. With the legal framework for sending migrants to deportation camps outside Europe nearly complete, several member states — Germany, Austria, the Netherlands, Denmark and Greece — have intensified their search for countries willing to host them, mainly in Africa, far from the European continent, according to diplomatic sources. The political battle is over; the geographical one is just beginning.

Seguir leyendo

© OLIVIER HOSLET (EFE)

Interior and Migration Commissioner Magnus Brunner, in Brussels on Tuesday.

Commissione Ue, deroghe al Patto anche l’energia: per l’Italia 14 miliardi. Giorgetti: “Soddisfatto, accolte nostre proposte”

3 June 2026 at 14:27

Possibili deroghe al Patto di stabilità europeo non solo per la Difesa ma anche per l’energia, sull’onda della crisi petrolifera innescata dalla guerra in Iran aperta da Usa e Israele. Lo ha annunciato il commissario Valdis Dombrovskis: “Proponiamo una flessibilità fiscale limitata per affrontare le sfide della crisi energetica. Consiste nell’estendere l’ambito di applicazione della Clausola nazionale di salvaguardia per la difesa, includendo anche misure che accelerino la transizione e l’uscita dalla dipendenza dai combustibili fossili. Nello specifico, proponiamo la possibilità di usare fino allo 0,3% del Pil all’anno nel 2026, 2027 e 2028 per misure che rafforzino la resilienza strutturale del sistema energetico” con “un limite cumulato pari allo 0,6% del Pil nell’arco dei 3 anni”. Per l’Italia si stimano tra 13 e 14 miliardi di euro.

Dombrovskis chiama l’Italia e Giorgetti esulta

Dombrovskis ha subito chiamato in causa l’Italia: “Considerato il forte interesse per questa soluzione di flessibilità fiscale, posso presumere che sarà interessata a utilizzarla”. E infatti è arrivato il commento entusiastico del ministro delle Finanze Giancarlo Giorgetti, a stretto giro: “Sono soddisfatto perché la Commissione, impensabile fino a qualche mese fa, ha recepito le nostre proposte, frutto di un lavoro lungo, serio e riservato”. “Nel momento in cui verranno precisati i limiti di utilizzo – prosegue Giorgetti – il Mef si riserva di fare le proposte più mirate a tutela di imprese e famiglie. Naturalmente la valutazione deve essere fatta complessivamente e dovrà tener conto anche delle ultime stime fornite dalla Commissione e degli elementi contenuti nelle raccomandazioni della Commissione che testimoniano lo sforzo e la serietà nella gestione della finanza pubblica italiana”.

La Commissione tuttavia non intende allargare troppo i cordoni della borsa: lo 0,3 per cento del Pil non si potrà utilizzare tutti e tre gli anni. Nel triennio si può arrivare alla soglia massima, cumulativa, dello 0,6 per cento del prodotto interno lordo. Non solo: la deroga “rimane all’interno del limite esistente dell’1,5% del Pil previsto dalla Clausola nazionale di salvaguardia per la difesa”. Dunque per gli Stati che “hanno già utilizzato l’intera flessibilità dell’1,5% del Pil”, “sarebbe necessaria una valutazione aggiuntiva della sostenibilità del debito“.

La proposta di Meloni e la ramanzina Ue all’Italia: “Costi tra i più alti per la dipendenza mdal gas, accelerare sulle rinnovabili”

Quella del commissario Dombrovskis è la risposta dell’esecutivo Ue alla richiesta recapitata da Giorgia Meloni a Ursula von der Leyen, e anche a quella avanzata dalla Spagna per bocca del ministro dell’Economia Carlos Cuerpo. La proposta iberica, diversamente da quella italiana, era specificamente focalizzata sulle spese ‘green’. La Commissione è “consapevole” delle conseguenze economiche e sociali dell’attuale shock energetico, nonché dell’importanza di sostenere le famiglie e le imprese “vulnerabili”, salvaguardando al contempo la “competitività” e la “resilienza economica” dell’Europa.

Nelle raccomandazioni specifiche per l’Italia pubblicate oggi da palazzo Berlaymont nel pacchetto del Semestre europeo, l’esecutivo Ue bacchetta Roma per i costi eccessivi dell’energia: “L’Italia si trova ad affrontare tra i prezzi dell’elettricità più alti dell’UE a causa della sua dipendenza strutturale dalla costosa produzione di energia da centrali a gas. Questo, e in particolare l’elevato rapporto tra il prezzo dell’elettricità e quello del gas, rappresenta un ostacolo fondamentale all’elettrificazione sia per le famiglie che per l’industria. Nonostante il significativo potenziale non sfruttato, la crescita delle energie rinnovabili è troppo lenta per raggiungere gli obiettivi del 2030: accelerare la diffusione delle energie rinnovabili contribuirebbe a mitigare i prezzi dell’elettricità nel medio termine”.

“Un sostegno continuo attraverso aste per le energie rinnovabili e lo stoccaggio, nonché la piena attuazione della riforma del sistema di autorizzazioni “Testo Unico” anche a livello regionale, sosterrebbero questo obiettivo”, suggerisce la Commissione. “L’integrazione di quote maggiori di energie rinnovabili richiede un’accelerazione degli investimenti per rafforzare la rete elettrica e ridurre le congestioni, limitando al contempo l’impatto sulle bollette dei consumatori. Ciò include investire nelle interconnessioni transfrontaliere e affrontare i ritardi di connessione alla rete di distribuzione. L’Italia dovrebbe inoltre continuare a promuovere la flessibilità non fossile, come lo stoccaggio e i meccanismi di gestione della domanda”. Per tutto questo, l’Ue raccomanda all’Italia di “accelerare l’elettrificazione e intensificare gli sforzi per la diffusione delle energie rinnovabili e dei sistemi di accumulo, anche attraverso la piena attuazione delle riforme in materia di autorizzazioni, in particolare a livello subnazionale, e investendo nella rete elettrica”.

L'articolo Commissione Ue, deroghe al Patto anche l’energia: per l’Italia 14 miliardi. Giorgetti: “Soddisfatto, accolte nostre proposte” proviene da Il Fatto Quotidiano.

Cacciari sbotta con Gruber: “Ce la prendiamo con Meloni, ma l’Europa di von der Leyen è infinitamente peggio di lei”

3 June 2026 at 13:41

Scintille a Otto e mezzo (La) tra la conduttrice della trasmissione, Lilli Gruber, e il filosofo Massimo Cacciari sulla posizione del governo italiano e dell’Unione europea di fronte alle guerre in corso. Al centro del dibattito, l’immobilismo della presidente del Consiglio Giorgia Meloni sul fronte internazionale e le responsabilità ben più gravi che, secondo Cacciari, ricadono sulle istituzioni europee.
Gruber chiede direttamente se Giorgia Meloni sappia ancora dove collocarsi sullo scacchiere globale e come possa ricostruire un posizionamento credibile in politica estera. Cacciari risponde che la premier si barcamena come può: non può certo applaudire le scelte di Trump e Netanyahu, ma allo stesso tempo non può permettersi di prenderne le distanze in modo netto. “Dove va? Con chi si allea? Con Putin? È una condizione totalmente obbligata”, sottolinea.

Poi sposta il tiro sull’Unione europea: “Noi ce la prendiamo con la Meloni. E l’Europa? È infinitamente peggio, perché forse l’Europa potrebbe almeno sforzarsi di approntare una politica estera decente, che manca totalmente. Se la Meloni è stata fin qui succube di Trump e di Netanyahu, allora cosa dire della von der Leyen? – continua – Soltanto sui dazi ha alzato un po’ la voce, ma neanche sulle più efferate stragi ha preso una posizione chiara e definita. Ha per caso proposto una qualche sanzione nei confronti di Israele? Quindi, ce la prendiamo con la Meloni?”.
E ribadisce: “Scenari addirittura apocalittici di questo genere possono essere affrontati soltanto da grandi spazi politici. Certo, l’Italia non fa niente, ma cosa potrebbe fare? In ogni caso, non potrebbe fare nulla. L’unico soggetto che potrebbe avere peso e incidere su queste tragedie sarebbe l’Europa. E l’Europa non solo non c’è, ma per quel poco che esiste è infinitamente peggiore della Meloni”.
Il filosofo lancia quindi una stoccata ai dem: “Certamente questa Europa è anche appoggiata da tutti, visto che la von der Leyen è stata votata dalla Meloni e pure dal Pd“.

Le parole di Cacciari provocano la reazione immediata di Gruber, che si rivolge alla storica Michela Ponzani: “Dobbiamo prendercela con l’Europa e non con Giorgia Meloni, né coi sovranisti che minano in realtà l’Europa e che fanno di tutto per disunire?”.
A quel punto Cacciari sbotta: “Scusi Gruber, cerchi di non equivocare in questo modo quello che dico. È chiaro che bisogna prendersela con i sovranisti e con tutti gli altri, ma certamente le responsabilità non sono di quattro scemi che fanno i populisti e i sovranisti, sono responsabilità della Commissione Europea e delle leadership effettive. E queste non sono certamente i sovranisti o qualche fascista in giro per l’Europa, che non contano niente di niente. Certo che me la prendo con i sovranisti, ma sono ben altre le responsabilità”.
La conduttrice insiste: “Ho capito, ma bisognerebbe anche ricordare che sulla maggioranza delle questioni cruciali c’è ancora il diritto di veto in Europa, quindi per essere più operativi l’Unione Europea ha bisogno di toglierlo“.
Cacciari dissente con fermezza: “Ma non c’è bisogno di toglierlo, perché la Commissione Europea su quelle questioni è andata davanti sparata. Sono stati sempre tutti compatti e uniti nella politica estera che hanno adottato. Ma scherziamo?”.

L'articolo Cacciari sbotta con Gruber: “Ce la prendiamo con Meloni, ma l’Europa di von der Leyen è infinitamente peggio di lei” proviene da Il Fatto Quotidiano.

Bersani a La7: “La ricchezza si sta concentrando sempre più in mano a pochi. È ora che paghino qualcosa, altrimenti la gente si incazza”

3 June 2026 at 12:09

“Questi qui devono rendersi conto che è ora che paghino qualcosa perché dopo un po’ la gente si incazza“. Con questa frase durissima, pronunciata a Dimartedì (La7), Pier Luigi Bersani mette il dito nella piaga di un’Italia sempre più divisa tra chi accumula ricchezza a ritmi vertiginosi e chi fatica a mettere insieme il pranzo con la cena. L’occasione della riflessione dell’ex ministro è data dalle immagini dell’inaugurazione del Tala Beach, il nuovo stabilimento balneare di lusso firmato da Daniela Santanchè e dal compagno Dimitri Kunz d’Asburgo Lorena a Marina di Pietrasanta, in Versilia. Si tratta di un video che la stessa ex ministra del Turismo ha voluto diffondere sui social con orgoglio: una festa notturna tra dj set, cocktail, spettacoli, personaggi famosi (tra cui spiccano Ignazio La Russa) e arredi di pregio, con tende da sole da 12mila euro l’una, lettini esclusivi, area relax con piscina e un’atmosfera da salotto buono per vip.

Bersani non ci gira intorno: “Io penso che questa cosa disveli al meglio quello che ci dicono le statistiche, comprese le parti che non si riprendono mai della relazione del governatore della Banca d’Italia, e cioè che è in corso un fenomeno di concentrazione della ricchezza galoppante nel mondo e in Italia“.
Secondo l’ex segretario del Pd, che la grande maggioranza degli italiani possa riconoscersi in quel mondo dorato è un’illusione che si allontana sempre di più man mano che la ricchezza si concentra nelle mani di pochi. Il confronto con l’era Berlusconi arriva subito, ma Bersani lo respinge con decisione: “No, ma non mi paragoni Berlusconi con la Santanchè. Berlusconi aveva tante frecce al suo arco. Era simpatico Berlusconi, a me non molto, ma insomma a tanta gente risultava simpatico e questo fenomeno però non era così galoppante allora“.

Oggi, invece, l’accelerazione è evidente e preoccupante. “Credo che per tenere assieme questa società – osserva Bersani – bisognerà averne consapevolezza. Non è un fenomeno che genera automaticamente una risposta politica organizzata, quanto piuttosto un aggravamento del distacco tra cittadini e istituzioni, cioè il rischio è che aumenti la fascia di popolazione che dice se il mondo è così non venitemi a cercare oppure lo rifiuto in toto: la politica, la democrazia, tutto”.
La riflessione di Bersani si chiude con una domanda diretta rivolta al governo Meloni: “Ma noi possiamo o no andare a chiedere un contributo a quel 5% di italiani che hanno il 49% delle ricchezze? Possiamo leggere quel che dice Banca Italia, l’Istat, Oxfam, sul dirompente fenomeno di concentrazione delle ricchezze che abbiamo in atto? Pensiamo di arrenderci?”.

L'articolo Bersani a La7: “La ricchezza si sta concentrando sempre più in mano a pochi. È ora che paghino qualcosa, altrimenti la gente si incazza” proviene da Il Fatto Quotidiano.

Salvini diserta (ancora) la parata del 2 giugno: “Al lavoro al ministero”. La Russa: “Ognuno è dove vuole”

2 June 2026 at 13:34

Dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ai presidenti di Senato e Camera, Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana, passando per il vicepremier Antonio Tajani e anche i ministri, come Giuseppe Valditara, Carlo Nordio eGilberto Pichetto Fratin. Tutti nel palco d’onore insieme al presidente della Repubblica Sergio Mattarella e i vertici militari per partecipare alla tradizionale parata del 2 giugno. Il grande assente è stato però l’altro vicepremier, il leader della Lega Matteo Salvini.

Non è la prima volta che l’attuale ministro alle Infrastrutture e trasporti diserta la cerimonia della Festa della Repubblica. Questa volta, però, la sua assenza è stata fatta presente agli altri esponenti del partito di governo. “Questa è la festa di tutti gli italiani e mi dispiace per chi era assente. Non ho visto Salvini, ma non ho visto molti. Tranne Italia Viva, non ho visto un capogruppo“, ha commentato La Russa. Per la seconda carica dello Stato “ognuno è dove vuole“: “Io non chiedo mai dove sono, sono altri che hanno la mania di chiedere dove sono”, conclude il presidente del Senato.

Sulla stessa linea l’altro vicepremier che, per sviare le critiche, tira in ballo i leader dell’opposizione: “Salvini assente? Non so, lo dovete domandare a lui. Non c’erano neanche Conte e la Schlein, non li ho visti. È un peccato quando si manca…”, ha detto il leader di Forza Italia parlando a margine delle celebrazioni.

Dopo le dichiarazioni di La Russa e Tajani fonti del ministero delle Infrastrutture e Trasporti fanno sapere che Matteo Salvini, “ha passato tutta la mattinata al lavoro, come ieri peraltro, su trasporti e opere pubbliche da completare, Pnrr in primis, con l’obiettivo fra gli altri di evitare lo sciopero dei ferrovieri per il prossimo 11 giugno”.

Quindi gli impegni di lavoro avrebbero costretto il ministro a non potere partecipare alla parata. In realtà, anche negli anni passati è stato assente diverse volte. Un giorno molto particolare per Salvini considerando che il 2 giugno del 2013, da segretario di quella che si chiamava ancora “Lega Nord“, sui social scriveva “Non c’è un caz** da festeggiare. Tra l’altro sempre il 2 giugno, ma di due anni fa, il Carroccio è stato protagonista di un duro attacco al presidente Mattarella: dichiarazioni, di Claudio Borghi prima e Salvini poi, che provocare molto imbarazzo nel governo.

(Foto dal sito del Ministero della Difesa)

L'articolo Salvini diserta (ancora) la parata del 2 giugno: “Al lavoro al ministero”. La Russa: “Ognuno è dove vuole” proviene da Il Fatto Quotidiano.

❌