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Patrimoniale, Meloni attacca Schlein: “Altri parlano di tassare il patrimonio, noi lavoriamo per farlo avere agli italiani”

10 June 2026 at 12:33

“Altri parlano di tassare il patrimonio, noi lavoriamo perché gli italiani possano ambire ad avere patrimonio dopo decenni di sacrifici”. Intervenendo all’assemblea di Confcommercio a Roma, Giorgia Meloni chiama l’applauso facile ribadendo la sua contrarietà a una nuova imposta patrimoniale, in questi giorni oggetto di dibattito nel centrosinistra dopo l’apparente apertura della segretaria Pd Elly Schlein (di fatto rinnegata pochi giorni dopo). La premier rivendica di aver “lavorato molto per rafforzare il potere d’acquisto degli italiani”: “Abbiamo agito su più fronti, il primo dei quali è stato il taglio delle tasse sul costo del lavoro. Siamo partiti ovviamente dai redditi più bassi, via via abbiamo allargato il raggio d’azione, non intendiamo fermarci, vogliamo fare di più, particolarmente per alleggerire il carico fiscale sul ceto medio perché il taglio delle tasse è uno dei grandi obiettivi di questo governo”, afferma. Tra i risultati vantati da Meloni di fronte alla platea dei commercianti c’è la chiusura d’ufficio di 24mila attivitàapri e chiudi“, “ovvero quelle attività molto spesso gestite da extracomunitari che eludono il fisco. Un risultato importante per lo Stato e gli imprenditori onesti che non meritano di subire la concorrenza sleale di chi magari, dopo essere entrato illegalmente in Italia, si mette pure a farci concorrenza sleale. Non si può fare. Il messaggio che vogliamo lanciare a tutti è che questa non è la Repubblica delle banane. Qui si rispettano le regole”, arringa la leader di FdI.

Prima di salire sul palco dell’Auditorium della Conciliazione, la premier applaude e fa segno di convididere con ampi cenni un passaggio del discorso del presidente Carlo Sangalli, quando dice, in riferimento all’Italia, che “raccontarci peggio di come siamo è un danno per tutti”. “Davvero, presidente, devo ringraziarti per averlo detto”, afferma la premier. “Sarebbe chiaramente intellettualmente disonesto dipingere l’Italia come una nazione nella quale i problemi sono stati risolti. Però io considero ugualmente disonesto dover per forza sminuire il quadro incoraggiante che i dati macroeconomici ci restituiscono. A me dispiace quando questa nazione si dipinge come spacciata, perché il quadro macroeconomico e anche molti osservatori fuori dai nostri confini nazionali raccontano invece una nazione che, pur nella peggiore congiuntura degli ultimi decenni, non solo ha resistito ma ha rilanciato. Nonostante il pessimismo cosmico che domina il racconto, questa nazione non si è fatta spaventare. Ha invece tirato fuori il suo carattere, come sempre accade all’Italia. L’Italia è così. L’Italia è una nazione che tira fuori il carattere quando le cose vanno male”.

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Travaglio a La7: “Dare ragione a Minetti e chiedere scusa? Ma neanche per sogno. La grazia da Mattarella non andava data, punto”

10 June 2026 at 08:17

La grazia a Nicole Minetti non andava data. Questo è il punto di partenza“. Così a Dimartedì (La7) il direttore del Fatto Quotidiano, Marco Travaglio, risponde al conduttore Giovanni Floris circa la grazia concessa dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella a Nicole Minetti, ex consigliera regionale della Lombardia coinvolta nell’inchiesta sul caso Ruby e condannata in via definitiva per favoreggiamento della prostituzione minorile e peculato.

Floris suggerisce che, in mancanza di nuovi testimoni, al Fatto Quotidiano non resterebbe che dare ragione a Nicole Minetti, chiedere scusa e archiviare la vicenda.
Il direttore smentisce assolutamente: “Ma nemmeno per sogno. Noi siamo partiti dal fatto che il presidente della Repubblica ha concesso la grazia a una signora pregiudicata per favoreggiamento della prostituzione e per peculato, che non ha scontato un minuto dei tre anni e undici mesi che doveva scontare, non in carcere ma ai servizi sociali“.
La misura di clemenza si basava su due presupposti indicati dalla Procura: che Minetti avesse cambiato vita e che non potesse svolgere i servizi sociali perché costretta a seguire le cure del figlio adottivo in America, visto che in Italia non sarebbe stato possibile curarlo. Travaglio spiega che entrambi i presupposti sono falsi: “La Minetti non ha cambiato vita e i due ospedali tirati in ballo ci hanno detto: “Nessuno ci ha mai chiesto di curarlo”. Peraltro ci sono altri 9 ospedali in Italia che avrebbero potuto curarlo”.

Floris chiede se l’affermazione sul mancato cambiamento di vita si fondi solo sulla testimonianza di Graciela Torres. Travaglio risponde: “No, questo in base a plurimi elementi”. Ricorda il reportage pubblicato dal mensile FQ Millennium nel 2017 in un locale di Ibiza di proprietà di Giuseppe Cipriani, dove Minetti era presente insieme a “signorine allegre a disposizione dei clienti vip”, le stesse scene descritte nelle indagini su casa Berlusconi e poi nella villa di Cipriani in Uruguay.

Quando Floris insiste che il giornale dovrebbe trovare altri testimoni per uscire dall’angolo, il direttore replica deciso: “No,non dobbiamo trovare niente, dobbiamo difenderci nelle due cause che ci fanno portando tutto ciò che abbiamo già portato sul giornale“.
E cita un ulteriore riscontro: mentre Graciela Torres firmava l’atto di ritrattazione davanti al notaio, l’inviato del Fatto in Uruguay individuava tre autisti che facevano la navetta dal ranch di Cipriani al bordello White di Punta del Este, “portando quattro, tre, cinque prostitute per volta: sempre lo stesso contesto”.
“Naturalmente può esserci un complotto mondiale e tutte le persone che tu senti ti raccontano sempre la stessa storia – conclude Travaglio – oppure potrebbe essere che qualcuno certe verità non le abbia volute sentire“.

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Caso Minetti, Travaglio a La7: “Giornali di destra e ‘de sinistra’ festeggiano il tentativo di Cipriani di far chiudere Il Fatto”

10 June 2026 at 08:16

“In questi giorni sembra che tutti i giornali italiani festeggino il fatto che Cipriani e la Minetti cercano non di ottenere dei soldi dal Fatto Quotidiano, ma di farlo chiudere, perché questo ha dichiarato Cipriani: lo scopo delle sue cause, una in America e una in Italia, è far chiudere il nostro giornale“. Sono le parole pronunciate a Dimartedì (La7) dal direttore del Fatto Quotidiano, Marco Travaglio, rispondendo al conduttore Giovanni Floris che snocciola i titoli dei giornali di destra contro la testata sulla richiesta di 250 milioni di dollari di risarcimento avanzata da Giuseppe Cipriani e Nicole Minetti contro Il Fatto Quotidiano e la Rai.
Se fossero solo i giornali di destra mi farei una risata – commenta Travaglio – perché sono quelli che hanno creduto a Ruby nipote di Mubarak, quindi puoi immaginare da quale pulpito possono dare lezioni di verità e di attendibilità a me e al Fatto Quotidiano. Il problema è che ci sono anche i giornali ‘de sinistra’, i giornali corazzieri, che stanno facendo lo stesso identico gioco, con un po’ più di educazione ma anche con un po’ più di malizia”.

Tutto parte dall’intervista alla massaggiatrice uruguayana Graciela Torres: “Questa testimone peraltro è stata intervistata anche da due televisioni uruguayane e dal Corriere della Sera, che se ne è dimenticato. Il Corriere, infatti, continua a dire che Il Fatto è stato smentito. Ma se è così, dato che Il Fatto ha sentito la stessa testimone che poi è stata ascoltata anche dal Corriere, vuol dire che è smentito anche il Corriere”.
Il direttore sottolinea: “Quindi, mettiamoci d’accordo: o Il Fatto ha fabbricato una verità, oppure Il Fatto, come è realmente avvenuto, ha sentito una persona con nome e cognome, che per tre mesi ha detto la stessa cosa a quattro giornalisti, di cui uno del Fatto e l’altro del Corriere della Sera, ha portato in settecento e passa messaggi in chat, foto, ore e ore di conversazioni, tutti elementi per raccontare quello che aveva visto. Successivamente la testimone ha sperato che almeno la magistratura italiana la volesse ascoltare”.
Travaglio conclude: “La magistratura italiana le ha fatto sapere che non intendeva ascoltarla perché preferiva ascoltare quelli che la smentivano, ovvero i testimoni della difesa di Cipriani e Minetti. E quindi, disperata e spaventata, ha firmato quella che tutti chiamano ritrattazione. Ma poi, se uno la legge per davvero, scopre che è riuscita anche a non ritrattare quasi niente di quello che aveva detto“.

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Il senatore Silvestro (FI) indagato per violenza sessuale, La Russa: “Ai questori gli accertamenti su telecamere e orari di ingresso e uscita”

9 June 2026 at 17:55

“Non vogliamo sottovalutare questa vicenda. L’auspicio è che non infici il buon nome e l’immagine di un’istituzione”, il Senato, “che tendiamo tutti a considerare al di sopra dei singoli interessi di ognuno di noi”. Sono le parole del presidente di Palazzo Madama, Ignazio La Russa, al termine dell’incontro coi senatori questori sul caso che ha coinvolto il parlamentare di Forza Italia, Francesco Silvestro, indagato con l’ipotesi di violenza sessuale all’interno del suo studio nel palazzo di San Luigi de’ Francesi.

La Russa ha affidato l’istruttoria ai tre senatori questori, vale a dire Gaetano Nastri (FdI), Antonio De Poli (Udc) e Marco Meloni (Pd), a cui si sono aggiunti per assistere alla riunione anche Gian Marco Centinaio (Lega), Mariolina Castellone (M5S), Licia Ronzulli (FI) e Anna Rossomando (Pd).

Sull’ipotesi di poter ascoltare il senatore Silvestro, La Russa ha precisato: “Non credo che nei compiti dei questori vi sia quello di ascoltare minimamente l’interessato, né tanto meno l’interessata la cui identità, peraltro, è protetta dalla legge nella maniera più tassativa, né noi abbiamo motivo o interesse a fare diversamente”. E ancora: “Certamente non possiamo interrogare la persona offesa, certamente non abbiamo l’accesso neanche al testo della denuncia, certamente non sarebbe corretto sentire noi di nostra iniziativa il parlamentare prima che decida di sentirlo la magistratura. Quindi in questa condizione escludo che noi si possa assumere decisioni prima, se non della decisione definitiva, quantomeno della piena conoscenza degli atti”.

Il punto importante è che il presidente del Senato “convocherà in settimana” un ufficio di presidenza per proporre “che sia data la delega ai questori, a compiere tutti gli accertamenti irripetibili“, con riferimento a “telecamere, stato dei luoghi, orario di ingresso, orario di uscita, cose che magari fra sei mesi o fra un anno sarebbe difficile fare”.

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Inchiesta per corruzione sul Ponte sullo Stretto, Conte: “Quei 13,5 miliardi vadano a famiglie e sanità”. Opposizioni: “Meloni riferisca in Parlamento”

9 June 2026 at 17:54

Dopo la notizia sull’inchiesta per le presunte tangenti riguardanti il Ponte sullo Stretto di Messina, le opposizioni si sono scatenate in un coro unanime: stop alla grande opera tra Calabria e Sicilia, Meloni e Salvini riferiscano subito in Parlamento. Pietro Ciucci, amministratore delegato della società Stretto di Messina spa, esprime stupore e si dice pronto a sostenere il lavoro di magistrati e forze dell’ordine: “Abbiamo accolto con sorpresa le notizie riportate dai media sulle indagini per le quali la società è totalmente estranea. Confermiamo la massima disponibilità a collaborare con le Autorità inquirenti e prenderemo tutte le misure necessarie a tutela degli interessi aziendali e del progetto”. Tuttavia Ciucci appare deciso ad andare avanti sul progetto: “La società prosegue nel suo impegno di realizzare il ponte sullo Stretto con massima trasparenza per adempiere alla missione affidatale dal Parlamento e dal governo conformandosi a tutti i rilievi espressi dalla Corte dei conti nelle sue delibere così come dettagliatamente definito dal decreto legge ‘Commissari’ dell’11 marzo 2026”.

Tridico (M5s): “Ferrovie ottocentesche, l’unica alta velocità è la carriera dei magistrati”

Il presidente M5s Giuseppe Conte ha chiesto subito di recuperare i miliardi destinati al Ponte per il sostegno a servizi e welfare: “L’inchiesta conferma che non solo il progetto era fallato, non solo c’è stata una forzatura addirittura contro la Corte dei Conti, ma adesso si scopre anche l’ombra della corruzione su questo progetto. L’ennesimo fallimento del governo Meloni. Non ne azzeccano una. Recuperiamo subito quei 13 miliardi e mezzo, servono per le famiglie, per la sanità, per le imprese, per i nostri giovani”, ha dichiarato l’ex premier pentastellato. “Mentre i cittadini calabresi e siciliani viaggiano ancora a passo d’uomo su linee ferroviarie ottocentesche, scopriamo che l’unica ‘alta velocità’ studiata a tavolino dai signori del Ponte era quella promessa alle carriere di magistrati contabili in quiescenza, pur di blindare un’opera fantasma”, ha dichiarato Pasquale Tridico, europarlamentare del Movimento cinque stelle ed ex presidente Inps. A rincarare la dose ci ha pensato l’altro pentastellato Antonio De Luca, capogruppo del Movimento all’Assemblea Regionale Siciliana: “Un quadro estremamente preoccupante e un clima inquietante attorno a un’opera che il governo continua a voler imporre al Paese a tappe forzate”. Il comunicato ufficiale del Movimento chiama in causa la premier e la presidente del Consiglio, cioè il principale sponsor della grande opera: “Per far contento Salvini, Giorgia Meloni ha avallato questo disastro procedurale, condito dal solito mercimonio di incarichi e stipendi faraonici. Se ha ancora un po’ di amor proprio, la premier deve scrivere la parola fine al percorso sconcio di quest’opera”. Non solo Meloni è spronata a presentarsi in Emiciclo. La vicepresidente M5s Vittoria Baldino ha invitato anche Matteo Salvini, ministro delle Infrastrutture, a dare spiegazioni “immediatamente in Parlamento”.

Boccia (Pd): “Calpestate regole e trasparenza”

Neppure il partito democratico è rimasto in silenzio. Il presidente dei senatori dem Francesco Boccia ha invitato Meloni a bloccare il progetto e riferire in parlamento: “Per accelerare i tempi dell’opera in Parlamento sono state calpestate regole e trasparenza. Oltre ad aver sottratto, senza alcun confronto, risorse economiche a Calabria e Sicilia. E’ il caso che il governo fermi i lavori per questa opera e venga al più presto in Aula a riferire”. La presidente dei deputati dem Chiara Braga sottolinea le ombre sulla Corte dei Conti: “Se le notizie emerse dall’inchiesta fossero confermate, saremmo di fronte a fatti di una gravità inaudita: presunte pressioni sulla Corte dei Conti per favorire il via libera. Serve la massima trasparenza. Poiché è un progetto che sta a cuore al vice premier Salvini è la stessa Meloni che dovrebbe chiarire se esiste un sistema costruito per aggirare controlli e regole”. Anche il senatore Nicola Irto (segretario del Pd Calabria) invoca risposte dall’esecutivo e ricorda la propaganda leghista e della maggioranza, sulla pelle del Meridione: “Il governo non può restare in silenzio mentre emergono fatti gravi sull’opera, destinata a impegnare enormi risorse pubbliche. Da mesi denunciamo forzature procedurali, opacità e una propaganda sfacciata. Il ministro Salvini ha trasformato il Ponte in una bandiera ideologica, ma la Calabria e la Sicilia continuano ad attendere il potenziamento dell’Alta velocità ferroviaria, delle strade, dei porti e dei collegamenti ordinari”.

Bonelli (Avs): “Già depositati 6 esposti, negato l’accesso ai documenti”

Alleanza Verdi e Sinistra si è unita al coro delle opposizioni unite contro il governo. “Quanto emerge dall’inchiesta della Procura è di una gravità inaudita: si parla di presunti tentativi di condizionare la decisione della Corte dei Conti”, ha scritto in una nota Angelo Bonelli, deputato di Avs e co-portavoce di Europa Verde. Bonelli ha ricordato i suoi esposti e l’opacità della documentazione e delle procedure per il progetto del Ponte: “Non più tardi di tre settimane fa ho depositato alla Procura di Roma il sesto esposto integrativo sulle procedure adottate dal Governo, che a mio avviso violano le norme italiane ed europee in materia di appalti e ambiente. I nostri esposti servono per fare chiarezza considerato che il governo ha negato al sottoscritto atti e documenti trasmessi alla Corte dei Conti. Il Governo ha gestito tutto nella segretezza, arrivando a negare a un parlamentare gli atti intercorsi con la magistratura contabile”. Nicola Fratorianni, ai microfoni de La 7 nel corso de L’Aria Che Tira, ha commentato con stupore la gravità delle accuse emerse dai primi lanci di agenzia: “La cosa che colpisce, dalle prime notizie emerse, è che le indagini documenterebbero condotte dei tre indagati tese a condizionare l’esame di legittimità della Corte dei Conti sull’approvazione del progetto definitivo del Ponte sullo Stretto”, ha dichiarato il leader di Sinistra italiana.

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Il senatore Silvestro (Fi) indagato per violenza sessuale, alle 15 summit a Palazzo Madama tra La Russa e questori

9 June 2026 at 11:59

Il caso del senatore Francesco Silvestro sarà al centro della riunione del collegio dei questori di Palazzo Madama con il presidente La Russa, convocata per questo pomeriggio alle 15. Era stato già il Presidente del Senato a interessarsi della questione del collega forzista indagato con l’ipotesi di violenza sessuale dopo la denuncia di una agente di commercio nel settore vinicolo, che ha riferito agli inquirenti un episodio avvenuto all’interno dello studio del parlamentare, nel palazzo di San Luigi de’ Francesi. Silvestro aveva respinto l’accusa del fatto dicendo tra l’altro “Io sono un bel ragazzo, lei è normale”, salvo poi ritrattare e scusarsi per quelle parole.

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Sondaggi, Vannacci sempre più decisivo: sfiora il 5% e tallona la Lega. Senza di lui il campo largo supera il centrodestra

9 June 2026 at 10:41

Il “campo largo” in vantaggio di due punti sul centrodestra, con il partito di Roberto Vannacci che arriva a sfiorare il 5% ed è sempre più decisivo per le sorti delle prossime Politiche. È il quadro che emerge dal sondaggio settimanale di Swg per il TgLa7, secondo cui le due potenziali coalizioni rimangono alla stessa distanza di sette giorni fa, pur perdendo entrambe qualche decimale: l’alleanza Pd-M5s-Avs-Italia viva è stimata al 44% (-0,4% rispetto a lunedì scorso), mentre FdI, Lega, Forza Italia e Noi Moderati si fermano al 42,1% (-0,3). Nel centrosinistra a perdere più terreno è il Pd, che cala dello 0,3% al 22%; Alleanza Verdi e Sinistra, al 6,5, perde lo 0,2, mentre il Movimento 5 stelle, al 13,1, guadagna un decimale. Nella coalizione di governo calano sia Forza Italia che la Lega, entrambe di due decimali: sono stimate rispettivamente al 7 e al 5,6%. Fratelli d’Italia invece riguadagna uno 0,1% e si assesta al 28,3.

Ad approfittare della perdita di consensi del centrodestra è soprattutto Futuro Nazionale di Vannacci, che guadagna un altro 0,2% e arriva al 4,8%, a meno di un punto di distanza dalla Lega, di cui era il generale era vicesegretario fino a poche settimane fa. Se entrasse in coalizione – superando i veti, in particolare quello di Forza Italia – sulla carta Fn potrebbe quindi garantire la vittoria all’alleanza di governo. A crescere però è anche l’altro partito virtualmente fuori dalle coalizioni, Azione di Carlo Calenda, stimato al 3,6% dal 3,4 della scorsa settimana: anche Calenda è un potenziale alleato del centrodestra, ma la sua presenza in coalizione è incompatibile con quella di Vannacci.

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Caso Minetti, Gratteri a La7: “Se dico quello che penso, domani mi aprono un procedimento disciplinare”

9 June 2026 at 07:56

“La grazia concessa a Nicole Minetti e la mancata convocazione della massaggiatrice Graciela Torres da parte della Procura generale di Milano? Se mi pronuncio, domani mattina alle 8 e 30 mi aprono un procedimento disciplinare. Voglio ancora fare il procuratore di Napoli perché mi piace”. Così a Otto e mezzo (La7) il magistrato Nicola Gratteri, risponde a Lilli Gruber sulla grazia concessa dal Quirinale a Nicole Minetti e sulla scelta della Procura generale di Milano di non sentire la testimonianza della massaggiatrice uruguayana Graciela Torres, spiegando i limiti che gli impone lo status di magistrato in servizio. Sul tema specifico della grazia, il procuratore capo di Napoli mantiene la stessa linea: “Non posso dire nulla anche perché ho letto proprio oggi che stanno facendo altre indagini e altri approfondimenti”. E precisa che solo da pensionato, tra due anni al compimento dei 70, si concederebbe il lusso di un’opinione personale.

La conversazione si sposta poi sulle dichiarazioni di Marina Berlusconi. Dopo l’archiviazione disposta dal Tribunale di Firenze sulle indagini riguardanti Marcello Dell’Utri come possibile mandante occulto delle stragi del 1993, la presidente di Fininvest ha definito la giustizia “un’emergenza del Paese”, citando il fatto che si tratterebbe della sesta volta in cui procedimenti a carico di esponenti vicini a Silvio Berlusconi non arrivano a sentenza definitiva. Gratteri riconosce l’esistenza di un’emergenza, ma la colloca su un piano diverso. Non è l’archiviazione di Firenze a crearla, ma l’assenza di riforme strutturali da parte della politica: “Il governo e il Parlamento non hanno fatto le riforme che servivano a velocizzare i processi e si potevano fare senza abbassare il livello di garanzia dell’indagato e dell’imputato”.

Il magistrato ricorda che l’emergenza nasce dalla lentezza cronica del sistema, non dalle singole decisioni giudiziarie. Quanto alle critiche di Marina Berlusconi sul ripetersi di archiviazioni, Gratteri sottolinea un principio cardine del nostro ordinamento: l’obbligatorietà dell’azione penale. E spiega: “Se domani mattina arrivano elementi nuovi su Dell’Utri, il pm può chiedere al gip la riapertura dello stesso fascicolo sul quale due, tre, quattro mesi fa lo stesso pm ha chiesto l’archiviazione. Questo è il codice di procedura penale. Se non vi piace, modificatelo. Avete fatto tante di quelle modifiche… se questo vi scandalizza, modificatelo, ma è inutile che andate a protestare e a contestare”.

Il procuratore di Napoli conclude con un passaggio di forte preoccupazione su un altro fronte: la recente riforma della Corte dei Conti voluta dal governo Meloni, la cosiddetta “legge Foti”. Oggi un pubblico amministratore che cagiona un danno erariale di 100mila euro risponde solo per 30mila. “Mi spiegate qual è la ratio di questa norma? – denuncia Gratteri – È quella di dire a qualsiasi pubblico amministratore: fai quello che vuoi, tanto più del 30% non paghi”. Una norma che definisce di “gravità assoluta” e sulla quale, a suo avviso, l’opposizione tace.

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In Puglia neo-sindaci di Rifondazione e M5s. Acerbo: “Dopo Mamdani a New York, ecco Minervini a Molfetta”

8 June 2026 at 17:56

Uno di Rifondazione Comunista, l’altro del Movimento Cinque Stelle. Nel giorno in cui perde la sindaca di Foggia, dimessasi per tensioni interne alla maggioranza, il campo largo conquista due paesi della Puglia con due candidati “radicali”. Il ballottaggio delle amministrative consegna la guida del Comune di Molfetta a Manuel Minervini, eletto con il 67,47% dei voti, e quella di San Vito dei Normanni a Marco Ruggiero, con un successo al fotofinish. Entrambi vengono da partiti che rappresentano le ali “esterne” del centrosinistra.

Minervini, addirittura, è un esponente di Rifondazione Comunista. Alla fine, come raccontato da Il Fatto Quotidiano, era stato l’unica figura a riuscire ad aggregare l’intero centrosinistra per riprendersi una città che nel 2025 aveva visto la giunta decapitata da un’inchiesta che aveva coinvolto l’allora sindaco con l’accusa di appalti in cambio di voti. Ingegnere meccanico di 36 anni, il neo-sindaco fa politica da quando aveva 15 anni: era partito dall’associazionismo di base, poi aveva fatto parte nei movimenti contro l’austerità post-governo Monti e dal sei anni è in Rifondazione.

La sua affermazione ha fatto festeggiare il segretario del partito, Maurizio Acerbo, con un paragone a stelle e strisce: “Dopo Mamdani a New York la conferma che c’è voglia di sinistra viene dalla vittoria del nostro compagno Manuel Minervini a Molfetta. Si può vincere coinvolgendo i giovani e il popolo del No con idee chiare e di sinistra – ha detto – La corsa al centro e il trasformismo hanno aperto la strada alla destra. Intorno a un giovane candidato di Rifondazione Comunista come Manuel si è creato un movimento giovanile e popolare e un fronte costituzionale e democratico pieno di entusiasmo e partecipazione”.

Un centinaio di chilometri più a sud, in provincia di Brindisi, ecco un’altra sorpresa: la vittoria di Marco Ruggiero a San Vito dei Normanni. Espressione del Movimento Cinque Stelle, e sostenuto dall’intero centrosinistra, Ruggiero ha superato al ballottaggio il candidato del centrodestra Giacomo Viva con il 51,48% delle preferenze. San Vito era amministrato dal centrodestra con l’ex sindaca Silvana Errico, fuori dal ballottaggio in una guerra tutta a destra e una frattura che ha fatto sentire i suoi strascichi anche al secondo turno. Viva, infatti, era stato il candidato più suffragato al primo turno, con il 38%, ma è uscito sconfitto nella volata finale. “Da domani sono certo – ha detto il neo sindaco – metteremo da parte le posizioni avute. Il ballottaggio è un’elezione a se. Non bisogna dimenticare la bassa affluenza al primo e secondo turno. Sono tutti piccoli segnali che dobbiamo mettere insieme per poter programmare e coinvolgere la cittadinanza nelle politiche dei prossimi cinque anni”.

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Ballottaggio ad Agrigento, la festa del candidato di centrosinistra Sodano: “Per la città è una nuova primavera”

8 June 2026 at 15:44

“Per Agrigento è una nuova primavera”. Con queste parole Michele Sodano, candidato del centrosinistra ad Agrigento, ha salutato la vittoria al ballottaggio nella città siciliana, che dunque “passa di mano”, dopo la legislatura di centrodestra.

Sodano, che ha letteralmente trionfato con oltre il 70% dei consensi, ha ringraziato i cittadini e le cittadine e “un ringraziamento e un gesto di rispetto va anche a tutti i nostri competitor con cui ci siamo sfidati in questa campagna elettorale. Adesso comincia il bello, il bello sarà ricostruire la nostra Agrigento”.

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Attivisti della Flotilla in carcere in Libia, Tajani: “Situazione complicata, non c’è ancora un’accusa formalizzata”

8 June 2026 at 13:35

Quella degli attivisti della Global Sumud Flotilla, ancora detenuti nelle carceri libiche dal 24 maggio scorso, è “una situazione complicata“. Lo ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani incontrando i giornalisti alla Farnesina al margine del Forum Italia-Norvegia, sottolineando che “stiamo seguendo minuto per minuto l’evolversi della situazione con il nostro console a Bengasi e anche da Roma, lavoriamo perché possano essere liberati il prima possibile”.

Tajani ha aggiunto che “è una situazione delicata perché non ci sono soltanto italiani, ma anche altre persone di altre nazionalità arrestate e questo rende un po’ più complicata la situazione”. Il titolare della Farnesina ha rassicurato che la situazione viene seguita minuto per minuto, sottolineando però che “ancora non c’è un’accusa formalizzata” nei confronti degli attivisti italiani.

Tra gli attivisti ancora bloccati ci sono gli italiani Dina Alberizia e Domenico Centrone,

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Telese paragona Picierno a una “Vannacci di sinistra” e lei telefona in diretta: “Sopporto i suoi dileggi, ma questo no”

8 June 2026 at 13:26

Tensione alle stelle nell’ultima puntata di In Onda (La7) tra Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento europeo, e Luca Telese, conduttore del talk show politico insieme a Marianna Aprile. L’argomento del dibattito è la vicenda dell’europarlamentare, ora nel gruppo Renew Europe, dopo l’abbandono del Pd e la fondazione del movimento Spazio Pubblico. Telese ripercorre il suo editoriale pubblicato sul Centro, di cui è direttore. Ricorda, in primis, che Picierno se n’è andata da sola e non ha subito alcuna epurazione. Dopo aver votato più volte contro le indicazioni del partito, senza ricevere alcun richiamo, nemmeno sui fondi strutturali destinati alle armi, e dopo aver ricevuto una delegazione dell’Israel Defense and Security Forum nel pieno dell’offensiva in Palestina, è arrivato il nodo decisivo. Pur di non cedere la vicepresidenza del Parlamento europeo secondo le regole di rotazione del gruppo S&D, ha scelto di lasciare prima il Pd e poi il gruppo europeo.
Telese, quindi, si chiede se non sia un’operazione politica per affermare una leadership moderata: “Picierno potrebbe essere una Vannacci che ruba dei consensi al Pd, diventando la federatrice del centro“.

Pochi minuti dopo arriva in diretta la telefonata di Pina Picierno, visibilmente irritata. “Mi hanno riferito che Telese mi avrebbe definita in diretta una Vannacci”, attacca.
Telese precisa subito: “No, no, guardi, è incompleto. Dico che lei potrebbe essere elettoralmente una Vannacci di sinistra, cioè una persona che porta via un pezzo di consenso alla coalizione del campo largo”.
Picierno non ci sta: “Io da lei sopporto diverse cose, molto spesso il dileggio, senza mai perdere la calma. Da ultimo, il suo articolo sul suo giornale. Non posso però transigere quando lei mi paragona a Vannacci, perché questa è una questione che riguarda i valori, le cose in cui credo e tutto quello che io ho sempre combattuto. Mi oppongo in maniera totale, convintissima a tutto quello che Vannacci è, a tutto quello che Vannacci rappresenta, a tutto quello con cui Vannacci è in contatto”.
Telese replica serafico: “Siamo contenti che lei ce lo dica, ma non era in discussione. Se Prodi dice che serve una Meloni di sinistra, cosa che peraltro ha smentito, non vuol dire che la Meloni diventi leader del centrosinistra. Però bene che lei ce l’abbia spiegato”.

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Sospendere Schengen tra Italia e Slovenia è già costato 20 milioni di euro. E il confine è comunque “un colabrodo”

7 June 2026 at 13:48

Venti milioni di euro. Tanto è costato fino ad ora, secondo un’inchiesta pubblicata dal quotidiano Il Piccolo di Trieste domenica 7 giugno, chiudere e controllare i 232 chilometri di confine tra Italia e Slovenia dal 21 ottobre 2023. La maggior parte della somma, 18,7 milioni, è andata nelle trasferte degli agenti inviati in Friuli Venezia Giulia in rinforzo alla Polizia di frontiera. I restanti 1,7 milioni sono stati invece spesi per logistica e attrezzature, con una spesa annua di circa 200mila euro per il noleggio dei container usati come uffici insieme con gazebo, bagni chimici, torri faro, energia elettrica e allacciamenti, approvvigionamento di acqua.

Alla stima, ricorda il quotidiano triestino, andranno aggiunti i costi per la sospensione del trattato di Schengen fino alla scadenza del 18 dicembre, quando la durata della misura avrà superato i tre anni di vita, nonostante gli inviti della Commissione in senso opposto.
Eppure dalle colonne dello stesso giornale, giorni fa, dopo l’ultimo monito di Bruxelles rivolto a nove Paesi tra cui l’Italia, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, aveva definito la misura “pilastro fondamentale” e che aveva portato a 658 arresti, 280 dei quali per favoreggiamento dell’ immigrazione clandestina. Dati che però, sempre secondo il quotidiano, sarebbero in linea con i trend precedenti alla serrata dei confini.

Per altro, rileva ancora Il Piccolo, il dispiegamento di forze – sono impegnati in servizi giornalieri 231 agenti della Polizia di Stato di cui 30 di Frontiera, oltre a 35 carabinieri e 75 militari della Guardia di Finanza, per un totale di 341 persone – non sembra sufficiente a raggiungere lo scopo vista l’ampiezza dell’area da monitorare. Inoltre, se i valichi principali (come Fernetti e Rabuiese) sono sempre presidiati, ai numerosi ingressi secondari le presenze sono molto meno incisive. Tanto che il sindacato di polizia Siulp ha definito il monitoraggio un “colabrodo”.

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Denunciato il senatore di Fi Silvestro: “Violenza sessuale nel suo ufficio”. Lui: “Assurdo”. La Russa chiede accertamenti

7 June 2026 at 10:54

Una donna di 52 anni, agente di commercio di vini, ha denunciato di essere stata aggredita sessualmente dal senatore di Forza Italia Francesco Silvestro, presidente della Commissione bicamerale per le questioni regionali. A riportare la notizia è Repubblica, dando atto della versione fornita dalla presunta vittima ai pm e alle forze dell’ordine: a febbraio del 2025, durante un incontro nell’ufficio di Silvestro per discutere di una fornitura di bottiglie, il senatore avrebbe iniziato a rivolgere alla donna frasi allusive (“Il vino mi eccita, perdo i freni”) per poi costringerla a subire un atto sessuale “senza alcun consenso né espresso né implicito”. Interpellato dal quotidiano, il parlamentare – ancora non ascoltato dagli inquirenti – ha confermato l’incontro negando però la presunta violenza, definita “assurda”, e accusando implicitamente la denunciante di mentire per ricattarlo: “Modestamente io sono un bel ragazzo, la signora è una signora normale… uno può dire quello che vuole, poi però le cose vanno provate. Magari mi vuole estorcere qualcosa“, ha detto Silvestro. Che aggiunge spavaldo: “Denunciasse, poi ci divertiamo“.

Dopo la pubblicazione dell’articolo, Silvestro è tornato a negare i fatti oggetto della denuncia tramite il suo legale: “In riferimento all’articolo uscito oggi su Repubblica, il senatore Francesco Silvestro rappresenta il proprio stupore e dichiara la propria totale estraneità ai fatti. Chiarisce di non avere alcuna notizia della pendenza di un procedimento a suo carico. In ogni caso, se necessario, è pronto a chiarire ogni aspetto nelle opportune sedi. E si riserva ogni azione a tutela della propria reputazione e immagine”, comunica il legale. Il caso, però, ha spinto il presidente del Senato Ignazio La Russa ad assumere un’iniziativa formale: “Ai sensi del combinato disposto dell’articolo 67 del regolamento e degli articoli 2 e 8 del Codice di condotta”, La Russa “ha chiesto ai senatori questori di procedere agli accertamenti necessari per le successive valutazioni di competenza del Consiglio di Presidenza”, comunica una nota di palazzo Madama. “A tal fine”, viene aggiunto, “il presidente e i questori si incontreranno martedì prossimo”.

Dall’opposizione intante piovono condanne e richieste di chiarimenti. Le prime a intervenire sulla vicenda sono le senatrici del Pd: “Le rivelazioni pubblicate da Repubblica, se confermate, sarebbero di una gravità inaudita: un senatore della Repubblica accusato di violenza sessuale ai danni di una donna, sua ospite, dentro gli uffici del Senato. Vale per tutti la presunzione di innocenza e sarà la magistratura ad accertare i fatti, anche perché la donna ha già sporto querela. Ma se quel racconto trovasse riscontro, ci troveremmo di fronte a un fatto inaccettabile, davanti al quale il Senato come istituzione non può rimanere silente”, scrivono le parlamentari in una nota. La vicepresidente dem del Senato, Anna Rossomando, si sofferma in particolare sulle parole di Silvestro, che definisce “inascoltabili“: “Nel 2026, “Io un bel ragazzo, lei signora normale”, rappresenta la peggiore e deteriore cultura sui rapporti uomo-donna”, accusa. Sulla stessa linea la senatrice Cecilia D’Elia, vicepresidente della Commissione bicamerale sul femminicidio: le frasi di Silvestro “dimostrano, se ancora ce ne fosse bisogno, la necessità – anche per gli adulti, ed evidentemente anche per i senatori – dell’educazione sessuo-affettiva e al rispetto dell’altro”, dichiara.

“Se le accuse nei confronti del senatore Francesco Silvestro dovessero trovare conferma, saremmo di fronte non soltanto a una gravissima violenza ai danni di una donna, ma anche a un intollerabile abuso del ruolo e dei luoghi delle istituzioni, che non possono mai diventare spazi sottratti a trasparenza, rispetto e sicurezza”, afferma invece il gruppo del M5s al Senato. “Lungi dall’esprimere giudizi che spettano solo alla magistratura, non si può non restare sconcertati rispetto al modo in cui Silvestro liquida la vicenda: lui un bel ragazzo, lei una normale. Al di là dell’accertamento delle responsabilità individuali, colpisce il contesto culturale che continua a emergere da settori della maggioranza. Le parole pronunciate nei giorni scorsi dal senatore Menia nella sua intemerata omofoba e le notizie di oggi restituiscono l’immagine di una destra che troppo spesso considera i diritti, il rispetto delle differenze e l’autodeterminazione delle donne come temi secondari o addirittura divisivi. Tra uscite omofobe, stereotipi di genere e una visione della donna troppo spesso ridotta a oggetto, è evidente quanto il problema culturale all’interno della maggioranza sia ancora profondo”.

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Amministrative, urne aperte in 42 comuni per i ballottaggi: alle 12 affluenza in calo di due punti

7 June 2026 at 09:15

Affluenza in calo nei 42 comuni chiamati ai ballottaggi delle elezioni amministrative. Alle 12 la partecipazione media al voto è stata 13,55%, in calo di quasi due punti rispetto al 15,52% del primo turno del 24 e 25 maggio scorso. I capoluoghi di provincia al voto sono sei: Lecco, Arezzo, Macerata, Chieti, Agrigento e Trani. In totale sono chiamati a scegliere più di 1,1 milioni di elettori, residenti nei comuni sopra i 15mila abitanti dove nessun candidato sindaco ha raggiunto la maggioranza assoluta dei voti espressi al primo turno. I seggi, distribuiti in 12 regioni, saranno aperti oggi, domenica 7 giugno, dalle 7 alle 23, e domani, lunedì 8 giugno, dalle 7 alle 15. Si vota anche per il primo turno in 148 comuni in Sardegna.

A Lecco il ballottaggio sarà tra il candidato di centrodestra Filippo Boscagli e il candidato di centrosinistra e sindaco uscente Mauro Gattinoni. Ad Arezzo si sfideranno Marcello Comanducci del centrodestra e il candidato del campo largo Vincenzo Ceccarelli. A Macerata torna in campo il sindaco di centrodestra uscente Sandro Parcaroli, sfidato dal candidato del campo largo, Gianluca Tittarelli. A Chieti, invece, i cittadini dovranno scegliere tra la proposta del campo largo, Giovanni Legnini, molto conosciuto nella zona per il suo impegno come commissario straordinario alla ricostruzione dopo il terremoto del 2016, e il candidato del centrodestra, Cristiano Sicari. A Trani il ballottaggio è tra il candidato di centrosinistra Marco Galiano e il candidato di centrodestra Angelo Guarriello, mentre ad Agrigento si sfideranno il candidato di centrosinistra Michele Sodano e il candidato di centrodestra Gerlando Alonge. Caso a parte è Mandatoriccio, nel Cosentino, dove i cittadini sono chiamati di nuovo al voto nonostante il comune abbia meno di 15mila abitanti: al primo turno, infatti, i due candidati, Maria Teresa Villella (Nuova Alba) e Cataldo Iozzi (Uniti per Mandatoriccio) hanno ottenuto esattamente lo stesso numero di voti, 852 ciascuno.

Primo turno per il rinnovo dei consigli comunali, invece, per 148 comuni in Sardegna. Nonostante si tratti di circa il 40% delle comunità isolane, i cittadini al voto sono appena 400mila, il 30% dei totali. La maggior parte delle città interessate, infatti, fa parte della provincia e sono quindi piccoli centri.

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Vannacci attacca (ancora) Marina Berlusconi: “Non capisco perché parli a nome di Forza Italia, non ha ruolo politico”

6 June 2026 at 14:55

Roberto Vannacci torna ad attaccare Marina Berlusconi. Dopo aver parlato di Forza Italia come di un partito “eterodiretto dal denaro e dall’editoria”, a margine della presentazione oggi a Viareggio dei nuovi ingressi in Futuro Nazionale, il leader, ex leghista, ha rincarato la dose: “Marina Berlusconi mi può stare simpaticissima, non capisco perché parli a nome di Forza Italia quando non svolge un ruolo politico“.

Il riferimento è al “veto” della primogenita di Berlusconi che ha dato la linea al partito affermando che “non è possibile” stare “in coalizione con Vannacci”.

“Le coalizioni sono possibili purché le nostre linee rosse non vengano oltrepassate, sono quelle che definiscono la curva in viluppo entro la quale si può intavolare discussione, negoziazione e possibilità di collaborare”, ha detto ancora il leader di Futuro Nazionale.

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Ue, Conte: “Meloni non è riuscita a prendere l’aereo per un vertice importantissimo, ma lo guidava Salvini?”

5 June 2026 at 18:19

“Io non finisco di sorprendermi. Meloni ha cercato di accettare tutte le richieste di Trump ed è stata mollata da Trump. Poi si è associata alla scommessa sulla vittoria militare dell’Europa e della Nato sulla Russia e ieri hanno fatto il vertice Germania, Regno Unito e Francia e non l’hanno invitata. Adesso l’ultima è che non è riuscita a prendere l’aereo e a raggiungere un vertice Ue-Balcani importantissimo. Mi chiedo, ma l’aereo lo guidava Salvini?”. Così il presidente del M5S Giuseppe Conte a margine di un evento elettorale a Molfetta, ha commentato l’assenza della premier al vertice Ue-Balcani. “Ma è possibile che l’Italia sia caduta così in basso. Abbiamo ancora un presidente che parla di ritrovo della centralità, di riconquista dell’autorevolezza e della credibilità. Ma quale credibilità? Manco forse i suoi familiari ci credono più”, ha continuato Conte.

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Meloni assente al vertice Ue-Balcani: era alla presentazione di un francobollo. Conte: “Siamo caduti così in basso?”

5 June 2026 at 16:26

Giorgia Meloni salta un vertice internazionale per partecipare alla presentazione di un francobollo. Venerdì la premier ha dato forfait al summit Ue-Balcani occidentali a Tivat, in Montenegro, dove i capi di Stato e di governo europei si sono incontrati alle 15 per discutere dell’allargamento dell’Unione agli stati balcanici e delle sorti dell’Ucraina. Meloni avrebbe dovuto volare oltre l’Adriatico dopo la festa per l’anniversario dell’Arma dei Carabinieri a Reggio Calabria, terminata verso le 13. Dopo la cerimonia, però, la leader di FdI ha voluto recarsi in Prefettura – insieme ai ministri Guido Crosetto, Matteo Piantedosi, Paolo Zangrillo e Marina Calderone – per l’annullo filatelico di un francobollo celebrativo dell’anniversario, evento non previsto nel programma originario. Così, intorno alle 14, palazzo Chigi ha comunicato che “a causa del protrarsi della cerimonia“, la premier non avrebbe più partecipato al vertice, decollando invece direttamente per Roma. Meloni, informa il suo staff, “ha informato personalmente il presidente montenegrino Milatović e il presidente del Consiglio europeo Costa esprimendo il proprio rammarico per l’impossibilità di raggiungere in tempo la riunione, la cui conclusione è prevista per le 15:30″.

Sulla vicenda si scatenano le opposizioni. “Io non finisco di sorprendermi. Meloni ha cercato di accettare tutte le richieste di Trump ed è stata mollata da Trump. Poi si è associata alla scommessa e sulla vittoria militare dell’Europa e della Nato sulla Russia e ieri hanno fatto il vertice Germania, Regno Unito e Francia e non l’hanno invitata. Adesso l’ultima è che non è riuscita a prendere l’aereo e a raggiungere un vertice Ue-Balcani importantissimo. Mi chiedo, ma l’aereo lo guidava Salvini? Ma è possibile che l’Italia sia caduta così in basso?”, attacca il presidente M5s Giuseppe Conte a margine di un evento elettorale a Molfetta (Bari). Anche il leader di Italia viva Matteo Renzi ironizza sui social: “Tutti i leader europei sono nei Balcani a discutere del futuro dell’Europa e della pace in Ucraina. Unica assente: l’Italia. Giorgia Meloni non è andata, dice che ha fatto tardi con l’aereo a Reggio Calabria”. Per il portavoce di Europa Verde Angelo Bonelli, il forfait è “Un’immagine plastica dell’irrilevanza in cui questo governo sta trascinando l’Italia. Non è una gaffe di protocollo: è un fatto politico. Meloni parla ogni giorno di patriottismo, ma nei tavoli in cui si decidono gli equilibri europei e il ruolo dell’Italia il governo non c’è”, accusa.

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