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Sigue detenido en Libia uruguayo de grupo solidario con Gaza

13 June 2026 at 13:15

Montevideo, 13 jun (Prensa Latina) El uruguayo Matías Álvarez permanece detenido hoy en Libia luego de 18 días de ser encarcelado junto a otros miembros de una misión humanitaria que pretendía llevar ayuda a Gaza.

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Advierten bajo ritmo en vacunación antigripal en Uruguay

13 June 2026 at 13:11

Montevideo, 13 jun (Prensa Latina) El invierno y sus bajas temperaturas pegan hoy en Uruguay y la ministra de Salud Pública (MSP), Cristina Lustemberg, advirtió sobre el bajo ritmo de la campaña de vacunación antigripal.

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Uruguay, poca población pero mucho talento futbolístico al exterior

13 June 2026 at 06:05

Montevideo, 13 jun (Prensa Latina) Con apenas 3,5 millones de habitantes, Uruguay se confirma hoy como cantera de jugadores para el fútbol internacional, según estudios divulgados aquí.

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Presidente uruguayo recibe reclamos de transportistas

13 June 2026 at 00:40

Montevideo, 12 jun (Prensa Latina) El presidente Yamandú Orsi recibió hoy reclamos de transportistas de carga que mantienen protestas en distintos puntos del país.

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Trabajo infantil, expresión de desigualdad en Uruguay

12 June 2026 at 13:55

Montevideo, 12 jun (Prensa Latina) En el Día Mundial contra el Trabajo Infantil, que impulsa la Organización del Trabajo, Uruguay, el fenómeno afecta hoy también a Uruguay, confirman cifras oficiales. Según la última Encuesta Nacional sobre Trabajo Infantil, presentada en 2025 y realizada durante 2024, existen al menos 40 mil 200 niños, niñas y adolescentes en situación de trabajo infantil en Uruguay.

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Remueven cúpula policial en Uruguay

12 June 2026 at 13:31

Montevideo, 12 jun (Prensa Latina) Ataques a policías y varios homicidios en los últimos días antecedieron a cambios en la cúpula policial decididos por el ministro del Interior, Carlos Negro, trascendió hoy.

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Profesores de Montevideo alistan paro en Educación Secundaria

12 June 2026 at 07:06

Montevideo, 12 jun (Prensa Latina) Los profesores de secundaria de Montevideo alistan desde hoy una semana de paros escalonados que culminará con uno general de 24 horas.

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Camioneros protagonizan protesta en Uruguay

11 June 2026 at 19:41

Montevideo, 11 jun (prensa Latina) Camioneros autoconvocados ingresan hoy a esta capital, en protesta por una guía electrónica de carga anunciada por el gobierno y otros reclamos vinculados al sector.

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Solidaridad con Cuba salta a la vista en Montevideo

11 June 2026 at 13:50

Montevideo, 11 jun (Prensa Latina) La solidaridad con Cuba se plasma hoy en fachadas de esta capital, donde brigadas de jóvenes estampan carteles de denuncia a la arremetida de Estados Unidos contra la isla caribeña.

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Todas las selecciones del Mundial 2026 en Estados Unidos, Canadá y México

5 June 2026 at 17:08
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El Mundial de fútbol de EE UU, Canadá y México comienza este 11 de junio con una participación récord de equipos en competición. Consulte en este interactivo la información clave de todas las selecciones y el pronóstico de los expertos de EL PAÍS sobre su desempeño en la fase de grupos.

Redacción:

Daniel Arribas, J. M. Benítez, Lorenzo Calonge, Diego Fonseca Rodríguez, Borja Hermoso, Juan I. Irigoyen, Ladislao J. Moñino, Xavi Sancho y Diego Torres.

Formato:

Guiomar del Ser

Diseño:

Ignacio Povedano

Desarrollo:

Fernando Anido

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Impacta en Uruguay afectaciones del bloqueo de EEUU en cubanos

11 June 2026 at 07:10

Montevideo, 11 jun (Prensa Latina) El inhumano impacto del bloqueo de Estados Unidos en la salud de los cubanos repercute hoy en Uruguay, por los miles de pacientes que en la nación caribeña esperan por intervenciones quirúrgicas.

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Il rosso a Marchisio, il morso di Suarez e Buffon accusa Balotelli: 4370 giorni fa l’Italia giocava l’ultima partita ai Mondiali. E già si parlava di Malagò contro Abete | Il racconto

11 June 2026 at 07:10
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Marco Verratti parla al microfono senza riuscire a guardare dritto nella telecamera. Ha lo sguardo triste, la voce sottile. Sembra quasi che stia per scoppiare a piangere da un momento all’altro. “Per me è una cosa che non ci sta che uno dal 50’ deve giocare in dieci”, dice. “Un altro ‘moccica‘ un avversario e non viene cacciato”, aggiunge. La parola gli scivola via dalla bocca in abruzzese. Come se per raccontare tutta la sua sofferenza dovesse usare la lingua che gli sgorga dal cuore. È il 24 giugno del 2014, un martedì. L’Italia ha appena perso per 1-0 contro l’Uruguay di Cavani e Suarez. Ed è fuori dal Mondiale brasiliano. Al primo turno. È una delusione talmente grande che nessuno riesce a maneggiare. Anche se ancora nessuno sa che quella partita sarà l’ultima giocata dall’Italia in una Coppa del Mondo. Sono già passati 4370 giorni, oggi che inizia il terzo Mondiale consecutivo senza gli azzurri.

I giorni di avvicinamento alla sfida sono stati uno strazio. L’Italia di Cesare Prandelli ha battuto la modesta Inghilterra di Roy Hodgson e poi ha perso contro l’ancora più modesto Costa Rica. I problemi della Nazionale sembrano enormi. Della rosa che nel 2006 aveva alzato la Coppa del Mondo sotto il cielo scuro di Berlino sono rimasti in pochi. Anzi, pochissimi: Buffon, Pirlo, De Rossi, Barzagli. L’emorragia di talento è chiara, ma non ancora desolante. In avanti ci sono Balotelli, Cassano, Immobile, Insigne e Cerci. Il reparto più forte, o almeno più tecnico, è la mediana: Verratti, Marchisio, Thiago Motta, Aquilani, Parolo. I giorni che precedono l’Uruguay sono pieni di dubbi, infestati dai fantasmi.

Nella prima partita, contro i Tre Leoni, aveva giocato titolare Gabriel Paletta, con Chiellini dirottato a sinistra. Poi il centrale della Juve era stato spostato di nuovo in mezzo con Darmian a sinistra. La cura non ha funzionato. Gol incassato contro l’Inghilterra. Gol incassato contro il Costa Rica. Così Prandelli si trova a ricomporre un puzzle in cui le tessere non bastano mai. La decisione è brutale. Addio 4-1-4-1, benvenuto 3-5-2. La speranza è che con la linea a tre e con l’ingresso di Bonucci il blocco Juventus possa ritrovare compattezza. Poco più avanti le cose sono più difficili. De Rossi ha una contrattura e non può giocare. Thiago Motta non ha convinto. Così il cittì disegna una squadra con Verratti, Marchisio e Pirlo in mezzo e De Sciglio come quinto a sinistra. L’obiettivo è uno solo: passare il turno. In tutti i modi. Altrimenti si rischia di tornare a casa, di regalare a un popolo di commissari tecnici un altro fallimento.

Prandelli sembra deciso. Stabilisce che Balotelli non deve più soffrire di solitudine in avanti. Così gli affianca Ciro Immobile, uno che ha appena segnato 22 reti in Serie A (senza rigori) con la maglia del Torino e meno di tre settimane prima ha firmato con il Borussia Dortmund. La stampa dice che può essere il nuovo Paolo Rossi. Anzi, no, il nuovo Schillaci. Super Mario Balotelli lancia un messaggio su Twitter: “Voglio sorridere ancora! Anche se non sembra IO AMO sorridere! Forza azzurri. Sempre e comunque”. Il più verboso degli italiani è Buffon. “Sarebbe un fallimento se venissimo eliminati – dice alla vigilia – questo è innegabile. Sarebbe una grande delusione personale e di gruppo. Ma qui nessuno ha paura di prendersi questo tipo di responsabilità. C’è bisogno di positività. Serve autostima, serve convinzione. Servono un cuore caldo e una mente fredda“.

Le ore non passano mai. Come se la vigilia non volesse farsi evento. Per volare agli ottavi l’Italia ha due risultati a disposizione. Può vincere o pareggiare. Eppure Prandelli si sente come un condannato. “È la partita più importante della mia carriera”, dice. Prima ancora del fischio di inizio i giornali si chiedono se il ct darà le dimissioni in caso di eliminazione. La politica comincia a impregnare l’attesa, coprendo tutto il resto. “È giusto chiedersi quale sarà il futuro del presidente Giancarlo Abete – scrive il Corriere della Sera – in carica sino a dopo gli Europei 2016 e già nel mirino di Giovanni Malagò. Il Coni, che non ha in simpatia la Federcalcio, potrebbe aumentare la pressione sul vertice Figc per costringere Abete alle dimissioni“. È una frase che riletta oggi, a dodici anni di distanza, assume un significato molto diverso. E racconta di come il pallone sappia solo guardare a ieri per scrivere il domani. Pirlo è più criptico: “Le partite di un Mondiale sono tutte importanti, quelle decisive ancora di più“.

Quando l’arbitro fischia l’inizio l’Italia è già stanca. Le gambe sono molli, troppo. In campo va in scena una battaglia. L’Uruguay riesce a mettere in pratica la partita che aveva preparato Tabarez: si chiude ermeticamente dietro, poi nella mezz’ora finale prova a far gol. Immobile non punge mai. Finisce in fuorigioco, si fa chiudere sistematicamente dagli avversari. Balotelli fa ancora peggio. Salta in maniera scomposta su un avversario e si fa ammonire. Così all’intervallo Prandelli lo lascia negli spogliatoi. Il migliore degli azzurri è Buffon. Poi nella ripresa cambia tutto. Marchisio interviene sulla tibia di Arevalo Rios. Non è un fallo cattivo, ma l’arbitro messicano Rodriguez, detto Dracula, estrae il rosso tra lo stupore generale. L’Italia è un pugile suonato. A dieci dalla fine un pallone vaga nell’area dell’Italia. Suarez si avvicina a Chiellini e poi i due cadono a terra. L’azzurro tira il colletto della maglia fino alla spalla per mostrare un segno. L’uruguagio si tocca i denti. Dalle immagini si capisce che Suarez ha morso Chiellini a una spalla. Per l’arbitro è tutto regolare.

Due minuti più tardi Godin segna di testa. Il risultato non cambierà più, l’Italia è fuori dal Mondiale. E inizia un tutti contro tutti. Prandelli si dimette dicendo: “Non rubo i soldi dei contribuenti”. Abete lo segue poco dopo. Buffon accusa Balotelli: “Noi vecchi tiriamo la carretta, i giovani no”. Verratti si commuove davanti alla telecamera. È un fallimento personale e collettivo che entrerà nella storia. Di quell’Italia oggi non resta quasi niente. Balotelli gioca negli Emirati Arabi, Darmian nell’Inter, Immobile a Parigi, ma nel Paris FC, Verratti nell’Al-Duhail, Perin fa il secondo portiere alla Juve. Buffon è stato il capo delegazione dell’Italia nel fallimentare playoff perso contro la Bosnia a marzo. Prandelli è il coordinatore dei vivai Azzurri. Abate allena la Juve Stabia. Insigne potrebbe restare al Pescara o finire all’Afragolese, ma spera di restare almeno in B. Pirlo è un maestro in cerca di cattedra. La loro impresa al contrario in Brasile è così lontana, eppure così vicina.

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Movimiento obrero uruguayo por nuevo modelo de desarrollo y reformas

10 June 2026 at 19:44

Montevideo, 10 jun (Prensa Latina) La central sindical PIT-CNT realizó hoy un paro nacional parcial en Uruguay y demandó un nuevo modelo de desarrollo y reformas en materia laboral, tributaria y de los sistemas de protección social.

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Uruguay anunciará apagón analógico después del Mundial

10 June 2026 at 13:00

Montevideo, 10 jun (Prensa Latina) El gobierno uruguayo se alista a concretar el fin de las transmisiones analógicas de televisión, según declaraciones que trascienden hoy del director nacional de Telecomunicaciones, Pablo Siris.

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“Se mi chiamano, testimonierò per Thomas a sostegno della sua inchiesta”: il messaggio di Graciela prima della ritrattazione sul caso Minetti

7 June 2026 at 15:47

“Se mi chiamano a difendere l’unica persona che si è presa cura di me, Thomas, andrò a testimoniare a sostegno della sua inchiesta. Ecco perché chiedo di non essere menzionata qui, dove Giuseppe ha molta influenza”. È il 6 maggio quando Graciela, la massaggiatrice finita al centro del caso della grazia a Nicole Minetti, invia questo messaggio all’inviato del Corriere della Sera in Uruguay, come riportato dal quotidiano di via Solferino oggi in edicola. Thomas è Thomas Mackinson, il cronista del Fatto Quotidiano che ha raccolto la sua testimonianza. Giuseppe è Giuseppe Cipriani. In poche righe sono racchiusi due elementi che oggi assumono un significato particolare alla luce delle notizie della “ritrattazione” davanti a un notaio: la volontà di sostenere pubblicamente l’inchiesta giornalistica e il timore per le possibili conseguenze della sua esposizione in Uruguay.

Il messaggio – che risale a un mese fa – si inserisce in una sequenza di dichiarazioni che, fino a metà maggio, sembrano andare tutte nella stessa direzione. Graciela parla per oltre un’ora e mezza con il giornalista del Fatto Quotidiano, scambia 766 messaggi corredati da fotografie e screenshot. Il 12 maggio anche il Corriere della Sera la incontra a Punta del Este e pubblica il resoconto di una testimone che afferma: “Là dentro ho visto tutto, ho paura e vivo nascosta“. Nello stesso articolo si dice pronta a testimoniare nell’ambito dell’istruttoria sulla grazia.

Il giorno successivo, il 13 maggio, ribadisce la stessa disponibilità durante la trasmissione televisiva uruguaiana “Sin Piedad”. È quella, di fatto, la sua ultima apparizione pubblica. Dal giorno successivo qualcosa cambia. Il 14 maggio emerge che la Procura generale di Milano non ritiene necessario ascoltarla, giudicando le sue dichiarazioni prive di riscontri sufficienti. Graciela apprende la notizia dalle agenzie di stampa e da quel momento interrompe progressivamente i contatti con i giornalisti.

Nei giorni successivi prende corpo l’ipotesi di una sua ritrattazione. Ma un reportage pubblicato dal Fatto Quotidiano da Punta del Este aggiunge elementi che rendono più complesso il quadro. Secondo le verifiche effettuate sul posto, la polizia di Maldonado non avrebbe mai interrogato Graciela sui contenuti delle sue dichiarazioni ai giornalisti. Viene così esclusa l’ipotesi, circolata in alcune ricostruzioni, che abbia fornito una versione ai media e una diversa agli investigatori. Anche la Procura generale di Milano ha certificato che la donna non è mai stata convocata dall’Interpol.

Un contatto con la polizia uruguaiana c’è stato, ma per ragioni diverse. Dopo le preoccupazioni manifestate dalla donna, il ministro dell’Interno Carlos Negro avrebbe chiesto alla polizia locale di verificare se necessitasse di protezione. Graciela, tuttavia, avrebbe rifiutato ogni forma di tutela. Una decisione che, secondo chi l’ha incontrata, sarebbe coerente con la sfiducia verso le forze dell’ordine manifestata in precedenza e legata anche a vicende personali. Il 29 maggio arriva infine la dichiarazione giurata firmata davanti a un notaio, nella quale Graciela prende le distanze dal racconto che aveva sostenuto fino a quel momento.

Resta così una sequenza di fatti difficilmente conciliabile con l’idea di una semplice smentita. Da una parte ci sono mesi di contatti, centinaia di messaggi, interviste e ripetute richieste di essere ascoltata dalla magistratura italiana. Dall’altra una ritrattazione maturata dopo la mancata audizione, in un contesto nel quale la stessa Graciela aveva più volte dichiarato di avere paura. Sul perché abbia cambiato versione non esistono oggi risposte definitive. Ma il messaggio del 6 maggio continua a raccontare una donna che, fino a pochi giorni prima del suo silenzio, era pronta a testimoniare a sostegno dell’inchiesta e chiedeva soltanto una cosa: non essere esposta.

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