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Destino? Como NY Knicks na final da NBA pode trazer “hexa” para o Brasil

13 June 2026 at 13:00

Mesmo em esportes diferentes, a Seleção Brasileira e o New York Knicks da NBA dividem uma coincidência que pode ajudar a trazer o tão sonhado “hexa” da Copa do Mundo para o Brasil. Todas as vezes em que o time norte-americano de basquete disputou as finais da liga em ano de Mundial masculino, os brasileiros ergueram a taça do torneio.

O Brasil estreia na Copa do Mundo de 2026 contra o Marrocos, na noite deste sábado (13), no Estádio de Nova Jersey, Estados Unidos. No mesmo dia, o NY Knicks disputa o jogo 5 das finais da NBA contra o San Antonio Spurs.

A CNN Esportes te convida a viajar no tempo e entender como o destino do Brasil pode estar atrelado à presença do time nova-iorquinao nas finais da NBA. Entenda abaixo:

O que o destino reserva ao Brasil?

Em 1970, os Knicks conquistaram o título da NBA contra o Los Angeles Lakers. No mesmo ano, a Seleção Brasileira chegou à final da Copa do Mundo e conquistou o tricampeonato ao vencer a Itália, com direito a show de Pelé.

Depois de 24 anos, em 1994, o time de Nova York voltou ao palco das decisões da liga. Dessa vez, a franquia foi derrotada pelo Houston Rockets. Porém, os Estados Unidos reservavam um resultado diferente para o Brasil, que se sagrou tetracampeão em solo norte-americano.

O cenário pode voltar a se repetir após 32 anos. Para os supersticiosos, as coincidências são um prato cheio. Os Knicks já estão próximos de conquistar o título da NBA. Agora, resta saber o que o destino reserva ao Brasil na Copa do Mundo de 2026. 

Knicks na final

O New York Knicks protagonizou a maior virada da história das finais da NBA na madrugada de quinta-feira (11), recuperando-se de uma desvantagem de 29 pontos para derrotar o San Antonio Spurs no Jogo 4 por 107 a 106, no Madison Square Garden, em Nova York.

Agora, os Knicks lideram a série melhor de sete das finais da NBA por 3 a 1, com a chance de conquistar o título já no sábado (13), em San Antonio, no Jogo 5.

Brasil na Copa

A Seleção Brasileira, embora tenha vivido traumas nas últimas Copas do Mundo, chega à competição como a única que pode ser hexacampeã. O Brasil conquistou títulos nas edições de 1958, 1962, 1970, 1994 e 2002.

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Mesmo com algumas incertezas, a seleção ainda chega como uma das favoritas para erguer a taça do maior torneio entre países.

No primeiro passo rumo ao “hexa”, o Brasil enfrenta o Marrocos, às 19h deste sábado (13), em Nova Jersey. Já o segundo jogo, é contra o Haiti, no dia 19 de junho, às 21h30, no Estádio da Filadélfia (EUA). A última partida é diante da Escócia, no dia 24 de junho, às 19h, em Miami.

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Spurs-Kniks, verso gara 5: Anunoby, lampi da MVP. Alcuni appunti sul gioco di Wembanyama | NBA Freestyle

13 June 2026 at 10:27

Crollo Spurs, Cuore Knicks

Tante cose da dire. Tante cose già dette. Una serie finale strana. Finora. Più combattuta di quanto dica il 3-1 per New York. Ci sono troppi fattori da valutare. Sarebbe troppo semplicistico imputare l’andamento delle varie partite a pochi episodi o alle prestazioni di questo o quel giocatore. Il talento e la gioventù degli Spurs si stanno scontrando con la solidità e la determinazione dei Knicks. Questo è un dato di fatto. San Antonio viene da sette partite contro un colosso come Oklahoma City e prima ancora aveva assaggiato la dura difesa perimetrale di Minnesota per ben sei gare. New York si è sbarazzata di Cleveland con un 4-0 e ha incrociato le braccia. La stanchezza, la freschezza atletica va considerata. Sì, certo, ma non basta. I Knicks non hanno (quasi) mai sbagliato quando contava, nelle situazioni in cui “questo deve andare dentro oppure sono guai”. Vero, ma c’è dell’altro. Fare quello che ha fatto Fox in gara 4 è stupido perfino nelle serie minori? Si. Non tenti la conclusione in contropiede con un uomo addosso con quei pochi secondi da giocare, se sei in vantaggio. Fai melina, cerchi un fallo, sei un palleggiatore, che diamine! In più, nell’azione successiva fai un fallo tattico che ha solo l’effetto di permettere all’attacco di New York di organizzarsi. Però, come si fa ad arrivare con l’acqua alla gola dopo essere stati avanti anche di 18-19 punti (lasciamo perdere i 29 punti del massimo vantaggio…) a 9 minuti dal termine del quarto quarto? Gli Spurs hanno smesso di eseguire, non hanno saputo gestire bene il ritmo, hanno ribaltato poco il campo, hanno dimenticato di avere un giocatore alto 2.28 che ha un vantaggio enorme nei pressi del canestro contro chiunque. Mancanza di un palleggiatore in grado di dettare i tempi, forse. I Knicks ne hanno approfittato, in casa, con le urla del Madison Square Garden udibili perfino nel Connecticut. Sono stati bravi. E San Antonio ha perso via via ogni certezza. Inesperienza, pressione, certo. Nelle quattro partite di finale, i Knicks hanno segnato 107 punti di media, gli Spurs 105. Brunson e compagni hanno tirato da tre complessivamente con il 37,8%, mentre San Antonio col 34,2%. Dal campo? 43,6% New York e 42,7% San Antonio. Stoppate: 5,5 per gli Spurs e 5 per New York. Sostanzialmente, cifre allineate. La situazione è molto più complessa. Buona gara 5. Può succedere ancora di tutto (è una speranza…).

Che giocatore OG Anunoby

Un fisico michelangiolesco, una solidità estrema, una mano bella come il sole. Tre frasi per descrivere un giocatore che, al momento, nella Grande Mela potrebbe pure camminare sulle acque e nessuno accuserebbe l’Intelligenza Artificiale di aver modificato il video. In gara 4, ha segnato 33 punti con 7 su 9 da tre. Al di là del tap in che può potenzialmente riportare a New York un titolo agognato da troppo tempo, OG Anunoby in queste finali sta giocando un basket spettacolare. Tempismo perfetto. Definirlo un semplice 3&D (tiro da tre e difesa) è riduttivo, a tratti offensivo. Si, il “nuovo” idolo del Madison sta tirando da tre con il 55,6% e quando carica il tiro gli avversari recitano già le proprie preghiere. Si, il giocatore dei Knicks è un difensore eccellente, con mobilità laterale e capacità di reggere i contatti anche contro gente fisicamente imponente. Ma Anunoby sa fare anche altro, come puntare l’uomo in palleggio, virare a centro area e inchiodare a due mani a difesa schierata o riempire le corsie in contropiede come un levriero. Sta segnando 23,8 punti di media, è il secondo realizzatore di New York dopo Jalen Brunson. Un pensierino per l’MVP delle finali, in caso di vittoria Knicks, si può scommettere che lo faranno.

Dylan Harper non trema, mai!

Una gara 4, quella di Harper, con lampi di talento così abbagliante, che Ben Stiller e Timothée Chalamet hanno a un certo punto dovuto indossare occhiali da sole. Ah, sotto gli occhi anche del padre Ron, che ha abbastanza anelli al dito da poter aprire domani una gioielleria in centro a Milano. Forse il suo primo passo potrebbe essere un po’ più esplosivo, e lo stacco da terra non è quello di un Zach LaVine, per dire, ma ha giocato come se nella carta d’identità avesse scritto almeno 26 o 27 anni. E di anni ne ha appena 20. È fortissimo nella parte alta del corpo, gioca con grande personalità, freddezza, sembra non subire per nulla la pressione. Eppure, stiamo parlando delle finali NBA: se giochi a basket più in alto di così non puoi andare. Certo, a tratti, i pochi anni che ha si sono visti in modo lampante, soprattutto al capitolo selezione tiro. Per lui 21 punti con 3 su 6 dal perimetro e la sensazione che sia a un tiro da fuori per essere già un All Star il prossimo anno.

Wembanyama: stanchezza e stupidaggini

Che è un “dominatore dell’universo” è stato detto più volte, è innegabile, così è e così sarà. Però alcuni appunti sul gioco di Wembanyama in gara 4 ha senso fissarli nella mente. Uno: sicuramente ha avuto un calo fisico durante la gara, è stato in campo tanto tempo, è super utilizzato e viene da una traversata playoff non semplice. Due: il francese deve smetterla con i flagrant. Lo aveva fatto contro Gobert, è stato espulso. Lo ha rifatto contro Karl-Anthony Towns. E da quel momento in poi, ha smesso di giocare, si è spento, è calato. Queste sciocchezze contano anche per questi motivi. Deve abbassare i gomiti, controllarsi, non reagire e non cadere nelle provocazioni se vuole diventare un campione. Basta stupidaggini. Tre: Wembanyama si intestardisce troppo sul tiro da fuori. Ha giocato quasi esclusivamente con i movimenti da guardia. Avrebbe dovuto avvicinarsi di più al canestro, soprattutto nella seconda parte della partita in cui era chiaramente fuori ritmo al tiro e in generale in attacco. Inoltre, è stata corretta la scelta di andare in raddoppio su Brunson che doveva prendersi il tiro finale, con nessuno a tagliare fuori Anunoby per il tap in vincente?

Keldon Johnson: sesto uomo in calo

Qualcuno ha visto Keldon Johnson? Si, il sesto uomo dell’anno. Quell’ala che entrava dalla panchina e garantiva punti, difesa, contropiede, personalità. Se qualcuno lo vede, gli dica pure che i playoff sono iniziati da un pezzo e che addirittura c’è una finale in corso, dove la sua squadra si sta giocando il titolo. Clamoroso crollo di prestazioni rispetto alla stagione regolare, in cui aveva segnato 13,2 punti con 5,4 rimbalzi e il 36,3% da tre. In finale, Johnson è sceso a 3,8 punti con 2,5 rimbalzi e il 20% da oltre l’arco. La panchina degli Spurs, considerata lunga, è diventata lo stecco di un ghiacciolo se anche Kornet, che dava respiro a Wembanyama, con 6,5 punti, 6,1 rimbalzi e 1 stoppata a partita in stagione, si è ritrovato a segnare nemmeno un punto di media con 2,3 rimbalzi e zero stoppare. Quando si dice, quando il gioco si fa duro…

That’s all Folks!
Alla prossima settimana.

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Wembanyama no se rinde: “Todo el mundo sabe que lo vamos a conseguir”

13 June 2026 at 05:00

No debe resultar fácil sobreponerse a un mazazo como el que recibieron los San Antonio Spurs el pasado miércoles. El equipo liderado por el colosal Victor Wembanyama ganaba al descanso por 29 puntos de diferencia a los New York Knicks en el cuarto partido de la serie de las finales de la NBA. Todo parecía hecho para que los del sur de Texas igualaran las series 2-2 y recuperaran el factor cancha en una ronda final que pasará a la historia por la igualdad entre las dos franquicias. Pero el deporte a veces es caprichoso y depara sorprendentes giros de guion. Un desfallecimiento ofensivo de los Spurs en la segunda mitad dio alas a los neoyorquinos, que lograron una histórica remontada en el último segundo, con un increíble palmeo del alero OG Anunoby, que desató la locura en el Madison Square Garden.

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© Ross D. Franklin (AP Photo/Ross D. Franklin)

San Antonio Spurs forward Victor Wembanyama speaks during a news conference prior to Game 5 of the NBA Finals basketball series against the New York Knicks, Friday, June 12, 2026, in San Antonio. (AP Photo/Ross D. Franklin)

Spurs x Knicks: horário e onde assistir ao jogo 5 da final da NBA

13 June 2026 at 09:00

San Antonio Spurs e New York Knicks fazem o jogo 5 da final da NBA, neste sábado (13), no Frost Bank Center, em San Antonio.

A bola vai subir às 21h30 (de Brasília), e o confronto terá transmissão exclusiva do Amazon Prime Video (streaming).

A franquia de Nova York está vencendo a série por 3 a 1 e pode se sagrar campeão com um novo triunfo como visitante. No último duelo, a equipe reverteu uma diferença de 29 pontos no placar e superou o adversário por 107 a 106.

Se vencer, os Knicks levarão o tão aguardado título da NBA, troféu que não conquistam desde 1973. Os Spurs, por sua vez, querem o resultado positivo para se manterem vivos na decisão.

Onde assistir a Spurs x Knicks

  • Streaming: Amazon Prime Video

Ficha técnica de Spurs x Knicks

  • Data: 13/06/2026 (sábado)
  • Horário: 21h30 (de Brasília)
  • Local: Frost Bank Center, em San Antonio
  • Fase: Jogo 5 da final da NBA

Wembanyama faz história e é eleito defensor do ano com 100% dos votos

Antes de estreia na Copa, jogador dos EUA explica fanatismo pelo NY Knicks

12 June 2026 at 16:04

A última linha de defesa entre o nova-iorquino Tyler Adams e uma comemoração que esperou uma vida inteira para acontecer, as almofadas bege do luxuoso hotel da equipe se transformaram em um trampolim enquanto Adams e a Seleção Masculina dos EUA celebravam a improvável vitória do Knicks contra o San Antonio Spurs no Jogo 4 das Finais da NBA.

Após OG Anunoby converter o arremesso curto de três pontos de Jalen Brunson, Adams — usando apenas um par de chinelos vermelhos casuais nos pés — pulou no sofá e por cima das almofadas.

Em seguida, para completar a comemoração, o meio-campista inverteu o movimento, saltando por cima do encosto do sofá e voltando para as almofadas, com uma expressão de puro choque e alegria estampada no rosto.

Sem dúvida, as acrobacias no sofá fizeram o coração de muitos torcedores de futebol nos EUA disparar. Nesta sexta-feira (12) à noite, Adams jogará aquela que é, indiscutivelmente, a partida mais importante de sua carreira.

Os Estados Unidos enfrentam o Paraguai no Estádio de Los Angeles, em um jogo da Copa do Mundo que vem sendo considerado nada menos que o momento mais crucial na evolução do futebol americano.

SOMEONE CHECK ON KNICKS FAN TYLER ADAMS https://t.co/ISvTYiYAie pic.twitter.com/2yy3qpec1S

— U.S. Soccer Men’s National Team (@USMNT) June 11, 2026

Mas ser fã é ser fã, e Adams, nascido em Poughkeepsie e criado em Wappinger Falls, nasceu em fevereiro de 1999. Alguns meses depois, os Knicks chegaram às finais; e nunca mais voltaram desde então. Ele, assim como gerações que remontam a mais de 50 anos, nunca presenciou um campeonato da NBA.

“Olha, eu tenho grupos de bate-papo com meus amigos da minha cidade natal, e sempre fomos fãs dos Knicks”, disse Adams à CNN Sports. “Nunca fomos tão unidos assim, então é emocionante. Eu fiquei sem palavras.”

O vídeo da comemoração dele e de seus companheiros de equipe, além de viralizar, era encantadoramente genuíno, um retrato de como – independentemente do nível de fama pessoal ou sucesso atlético – no fundo, todos são uma criança torcendo pelo seu time.

A seleção masculina dos EUA… são como nós. E, assim como nós, Adams não hesitou em revelar quais companheiros de equipe não eram torcedores do Knicks.

“Brenden Aaronson, um hater”, disse Adams. “Ele é torcedor dos Sixers.” Em defesa de Aaronson, ele cresceu em Medford, Nova Jersey, do outro lado do rio, em relação à Filadélfia.

O fato de, no último treino antes da participação dos EUA na Copa do Mundo em solo americano, as cinco primeiras perguntas dirigidas a Adams terem sido sobre o Knicks, diz algo sobre a inclinação da cultura esportiva americana.

“Essa vai ser a pergunta agora, tá bom?”, disse Adams, rindo. A Copa do Mundo pode ser o maior evento esportivo do mundo, mas a luta por espaço na consciência esportiva dos EUA continua.

A menos que você investigue a fundo, encontrará paralelos entre a missão da seleção masculina dos EUA e a trajetória dos Knicks.

Apesar de terem dominado os playoffs e vencido 11 jogos seguidos, os Knicks eram considerados azarões nas apostas quando a série começou contra o San Antonio. Ao longo de todos os playoffs, e especialmente nos últimos quatro jogos, eles construíram uma reputação de garra e coragem.

Protagonizaram três viradas épicas contra os Spurs, reservando a mais inacreditável para a mais recente, quando se recuperaram de uma desvantagem de 29 pontos.

Nesse processo, os Knicks alcançaram uma tarefa quase impossível: tornaram um time esportivo profissional de Nova York simpático.

A tarefa da seleção americana é ainda mais árdua. As chances de vitória na Copa do Mundo são de 60 para 1, e um bom desempenho realista seria algo em torno da classificação para as oitavas de final.

Mas, caso tenham sucesso, terão alcançado algo semelhante à conquista mais ampla dos Knicks: terão aberto o esporte a um público maior e talvez o tornado atraente para aqueles que optam por não acompanhá-lo.

“É realmente fascinante”, disse Adams sobre a improvável trajetória dos Knicks. “Eles serem meio que os azarões do Leste e conseguirem algo especial, como estão fazendo agora? Isso me inspira. Mas, ei, eu sou torcedor do New York Knicks.”

NBA: Knicks tentam quebrar jejum de 53 anos nas finais contra os Spurs

La grande confusione sotto il cielo del basket a Roma: così il fermento per Nba Europe rischia di diventare caos

12 June 2026 at 07:01

Un campionato, e un movimento in generale, ridotto ai minimi termini. Società che traballano o saltano proprio, squadre che si spostano come soprammobili, e altre che spuntano come funghi dal nulla. C’è grande confusione sotto il cielo del basket italiano, e non è chiaro se si tratta di un fermento positivo, o semplicemente di caos. Tutto ruota intorno a Nba Europe, il lancio della nuova competizione targata Nba, che vorrebbe replicare anche nel Vecchio continente il successo americano: un campionato semi-chiuso, con 12 franchigie permanenti che in parallelo continueranno a giocare anche nei rispettivi campionati nazionali, e un numero molto limitato di posti (pare inizialmente quattro) per chi si qualificherà, probabilmente attraverso la Champions League. Un progetto non ancora ufficializzato, che dovrebbe partire nell’autunno 2027 nonostante molti punti interrogativi (a partire dalla convivenza con l’Eurolega, con cui da mesi si discute di un possibile, difficile accordo), ma che promette di essere una gallina dalle uova d’oro. Nelle intenzioni degli organizzatori, che guardano più alla piazza intesa come bacino d’utenza che alla tradizione sportiva, l’Italia avrà due squadre: una a Milano, che già da anni è leader del campionato con l’Armani, l’altra a Roma, dove una squadra di massima serie invece manca da tempo. Proprio per questo adesso nella Capitale stanno nascendo non una, ma ben due.

Per semplicità, ribattezziamole Roma1 e Roma2. Il primo progetto è quello che fa capo a Donnie Nelson, figlio del leggendario allenatore Nba Don, e che ha di fatto formalizzato l’iscrizione al prossimo campionato, acquistando il titolo da Cremona e poi spostandolo nella Capitale. Il secondo, invece, è la cordata di Paul Matiasic, imprenditore americano già patron della Pallacanestro Trieste. Roma1 fin qui è stata più reclamizzata, un po’ perché banalmente ha già una squadra acquisita senza particolari tensioni (Cremona conviveva da tempo con ristrettezze e difficoltà e in pochi si sono lamentati della scomparsa, a parte i suoi tifosi, ovvio). E poi, soprattutto, grazie anche al coinvolgimento in società della stella Nba Luka Doncic: alcune voci lo vorrebbero addirittura fisicamente presente alla conferenza del 25 giugno in Campidoglio. Un nome clamoroso, che da solo illuminerebbe l’intero movimento, chiaro che media e istituzioni stendano il tappeto rosso. Dimenticandosi di un piccolo dettaglio, che fin qui non è stato approfondito a dovere: le norme Nba vietano espressamente ai tesserati di detenere qualsiasi tipo di interesse finanziario, diretto o indiretto, in altre franchigie. Si potrà sostenere che quello europeo è un circuito a parte e non comunicante con quello americano, ma servirà comunque un chiarimento interpretativo per sdoganare il tanto sbandierato coinvolgimento di Doncic.

È solo una delle tante incognite di un progetto che fin qui è andato avanti a colpi di annunci sensazionali, non sempre rispettati. Come allenatore doveva arrivare Sasha Djordjevic, che però è andato in Turchia. Come impianto hanno ripiegato sul PalaTiziano, che nonostante la recente ristrutturazione non ha i minimi nemmeno per le coppe europee, figuriamoci per Nba Europe. Mentre il sogno del Foro Italico (dopo la copertura del Centrale del tennis, non prima del 2028) pare più che altro una chimera: il vero piano del Comune e del sindaco Roberto Gualtieri (che si tratti di Roma1 o 2), porta a Fiera di Roma, dove sono disponibili enormi cubature e trasporto pubblico, senza congestionare ulteriormente il centro.

Dall’altra parte, Matiasic si muove a fari spenti ma in maniera forse più concreta. Si è aggiudicato, ad esempio, il PalaEur con un’offerta faraonica di circa 170mila euro a partita, sbaragliando quella del rivale, a riprova della propria solidità. E si sente in vantaggio nei colloqui con Nba Europe, dove entrerà semplicemente chi avrà la maggior disponibilità economica (l’investimento iniziale è esorbitante, si parla di almeno mezzo miliardo). Certo, sconta un problemino non da poco, cioè non avere ancora una squadra a Roma. Matiasic è proprietario di Trieste, che però lascerebbe volentieri lì dov’è, anche per rispetto della realtà che lui stesso ha costruito con discreto successo: preferirebbe piuttosto venderla e acquisire un altro titolo, da portare nella Capitale. Per questo, in pieni playoff scudetto, era uscito il nome della semifinalista Brescia, che a sua volta avrebbe poi dovuto procurarsi un altro titolo magari in una categoria inferiore per sopravvivere: uno spettacolo desolante per il nostro campionato. Vedremo come andrà a finire: una data cerchiata in rosso sul calendario è quella del 26 giugno, per allora dovrebbero definirsi le iscrizioni al prossimo campionato.

La sensazione, come detto, è che alla fine, in un modo o nell’altro, entrambe giocheranno in Serie A. La vera partita, però, è l’ingresso in Nba Europe, e qui il posto rimane uno. Visto che è abbastanza evidente che sia Nelson jr. che Matiasic stiano facendo tutto ciò soltanto per quell’obiettivo, è legittimo chiedersi cosa ne sarà dell’esclusa: il rischio è di ritrovarsi una squadra fantasma nel giro di un paio d’anni. Così come, più in generale, sarebbe importante interrogarsi se sia questa la strada giusta per salvare il basket italiano. La Federazione del presidente Gianni Petrucci e tutto l’ecosistema Fiba guardano con favore all’avvento di Nba Europe perché promette di portare nuove risorse in un movimento agonizzante. E – dettaglio non trascurabile – di concedere i giocatori nelle finestre delle nazionali, cosa che non avviene con Nba, Ncaa, e sempre con maggior difficoltà anche con Euroleague, competizione che alla lunga si è rivelata poco sostenibile, se non per limitate realtà. Si tratta però anche di trapiantare in Europa un modello americano che poco ha a che fare con la nostra idea di sport, dove le squadre sono franchigie che si possono comprare e spostare a piacimento, proprio quello che sta accadendo in Serie A, e gli spettatori non sono necessariamente dei tifosi. Magari lo diventeranno.

X: @lVendemiale

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‘Thank God for the Knicks’: New Yorkers abuzz after historic Game 4 comeback

Largest comeback in NBA finals history galvanizes city and inspires morning-after chants of ‘Knicks in five!’

New Yorkers woke up on Thursday morning – those who had even slept in the city that never sleeps – still jubilant after the Knicks men’s basketball team had made history the night before.

The team staged the largest comeback in NBA finals history to overcome the San Antonio Spurs in the dying seconds of the fourth game of the finals – and put themselves 3-1 up and within one game of a rare championship win.

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© Photograph: Olga Fedorova/EPA

© Photograph: Olga Fedorova/EPA

© Photograph: Olga Fedorova/EPA

Quali Mondiali? A New York esistono solo i Knicks: l’entusiasmo è tutto per la caccia al titolo NBA

11 June 2026 at 10:59

Ventinove punti rimontati in poco più di due tempi. Non era mai successo in una finale Nba. C’è già chi la racconta come la partita più importante della storia dei Knicks da 53 anni, da quel 1973 che regalò alla squadra di New York il suo ultimo anello. Non è ancora finita, e la sfida di giovedì notte conferma che in tutti gli sport davvero vale il vecchio aforisma non è finita finche non è finita, ma il 3-1 della serie, soprattutto per come è arrivato, tranquillizza molto chi temeva – in fondo tutto il mondo è paese – che il “sistema” avrebbe fatto di tutto per non far vincere New York. Sì, certo, oggi incomincia il Mondiale di calcio, l’evento più grande di sempre, Infantino dixit, o forse era Trump?, no era proprio Infantino, che però è ormai diventato un replicante di The Donald, per cui è lo stesso. Dunque, comincia la Fifa World Cup, là dove Fifa non è più soltanto un complemento aggiunto a una denominazione storica, bensì il compendio di tutto quanto sarebbe stato meglio non fare, di cui fortunatamente si è parlato abbastanza in questi giorni, e anche di tutto quanto invece funzionerà.

Si aprono le danze: kick off, stadi che alla fine saranno tutti pieni o quasi e grandi ascolti tv planetari garantiti, i migliori calciatori del mondo pronti a dare spettacolo. Ma New York è in tutt’altre faccende sportive affaccendata. Se passeggiate per Manhattan, difficile capire che qui siamo al centro del mondo del calcio: giusto un po’ di poster degli sponsor principali, in genere piuttosto discreti, nessun 6×3 per intenderci, qualche sudamericano con la maglietta della nazionale del suo Paese, una manciata di maxi-palloni griffati disseminati per i cinque boroughs, giusto per farli fotografare a turisti e tifosi. Niente altro. Tutto il resto è Knicks. Cappellini dei Knicks indossati anche sopra grisaglie e tailleurs, quei pochi rimasti, magliette dei Knicks, pantaloncini dei Knicks, persino sciarpe dei Knicks, approfittando di un’estate ancora abbastanza fresca. Una miriade di locali attrezzati con maxi-schermo per vedere le finali, gremiti dentro e fuori durante le partite e circondati da ristoranti desolatamente vuoti. Con boati di folla impazzita di cui da queste parti non si aveva memoria. È vero che la città che non dorme mai ha cambiato abitudini, adesso va quasi tutta a letto piuttosto presto. Ma a questo nuovo way of life un po’ tristanzuolo si può derogare in via del tutto eccezionale: ovviamente per la Nba o meglio per i Knicks, non certo per il soccer, la Fifa World Cup sarà magari alla fine davvero l’evento più grande di sempre, ma non qui, non nella Mela un po’ avvizzita di questi tempi, e di certo non a Manhattan, al di sotto della Centodecima Strada.

Del resto, lo stadio locale, quello dove stavolta si giocherà anche la finalissima, non è in città, e neppure nello Stato di New York, ma nel New Jersey, anche se solo a una ventina di minuti di treno e una mezz’ora di bus, traffico permettendo, da Midtown Manhattan. Per cui non ci dovrebbero essere neppure problemi di sicurezza e di ordine pubblico, nonostante il MetLife Stadium di East Rutherford, capienza 80.663 posti certificati, casa delle due squadre di football, Nfl, di New York, Giants e Jets, e teatro di grandi concerti musicali, aprirà i suoi cancelli mondiali per ospitare, sabato sera, la partita più importante di tutta la prima fase, quella fra le due squadre con il ranking Fifa più alto, Brasile e Marocco, debutto mondiale in panchina di Carlo Ancelotti, unico allenatore straniero nella storia della nazionale più titolata di sempre. Piuttosto un certo allarme potrebbe scattare per Francia-Senegal, martedì prossimo, ma solo, nell’eventualità, a questo punto non improbabile, che la finale Nba arrivi a gara 6.

In quel caso, i tifosi di ritorno dal New Jersey, la partita è fissata alle 15, potrebbero incrociare il popolo dei Knicks, non tanto i privilegiati che sono riusciti a trovare il biglietto per il Madison Squadre Garden, quanto quelli abituati a raggrupparsi vicino al palazzetto per sostenere la squadra dall’esterno, godersi la sfida sui maxischermi e poi eventualmente festeggiare, tifosi un po’ irrequieti che già lunedì scorso, poiché allontanati dalla zona calda per via della presenza di Trump, hanno dato vita a tafferugli con la polizia. Knicks, sempre Knicks, fortissimamente Knicks. Se non fosse per i Knicks, qui il calcio non darebbe nessun problema, gli ultrà del pallone non abitano in America. Di sicuro, non a New York. Dove finora il Mondiale non ha sollecitato neppure tentativi di sfruttarne l’eco e la popolarità universale per ottenerne vantaggi economici, sociali o persino religiosi, per fare da cassa di risonanza al malcontento. Altrove è diverso.

A Città del Messico le vie della capitale negli ultimi giorni sono state invase da manifestazioni di protesta di varie categorie, dai maestri elementari ai contadini, infuriati per la spesa pubblica a loro avviso dilapidata per i Mondiali. A Los Angeles il sindacato di baristi, camerieri, cuochi e altri addetti allo stadio ha ottenuto un aumento delle paghe dopo avere minacciato uno sciopero in occasione della partita inaugurale del Mondiale negli Usa. Ad Atlanta una rete di monitoraggio formata da varie organizzazioni sindacali, di attivisti per il diritto alla casa e di difensori dei diritti degli immigrati si è mobilitata contro l’Amministrazione locale che ha consentito, a fronte di ricavi stimati per circa 1 miliardo di dollari indotto compreso, di ottenere per il bilancio comunale soltanto 4 milioni di dollari di entrate fiscali dirette. A Seattle i predicatori evangelici di strada si stanno mobilitando con i loro potentissimi altoparlanti mobili per ricordare alle decine di migliaia di tifosi attesi in città, prevalentemente musulmani, che senza pentimento andranno incontro inevitabilmente alla dannazione eterna. Nella notte newyorkese invece risuonano i clacson delle automobili che danno vita a caroselli qui davvero poco abituali. Per festeggiare la maxi-rimonta e il 3-1 dei Kincks, ovvio. Ma senza fare troppo rumore e, soprattutto, senza fare troppo tardi. Altro che città che non dorme mai.

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Caos en Nueva York por el cuarto partido entre los Knicks y los Spurs: explosiones, peleas...

11 June 2026 at 09:30

El cuarto partido de las finales de la NBA entre los Knicks y los Spurs volvió a quedar eclipsado en parte por el caos y la tensión vivida en los aledaños del Madison Square, donde desde antes del encuentro los aficionados de la franquicia neoyorquina provocaron fuertes altercados con peleas, explosiones... Además, el francés Victor Wembanyama fue insultado y acosado.

Ya había sucedido en los partidos previos de la serie, por lo que la ciudad de Nueva York y la policía establecieron un perímetro con una valla para prohibir a los aficionados acercarse a las inmediaciones más próximas del estadio. Sin embargo, esta medida enfureció aún más a los aficionados y el caos en la ciudad creció.

Durante el partido se llegaron a escuchar fuera varias explosiones provocadas por esos ultras, que protagonizaron múltiples peleas y acabaron en numerosas detenciones.

Tras el encuentro, que dejó una de las remontadas más épicas al ganar en el último suspiro los Knicks 107-106, los graves altercados continuaron, también en los aledaños del hotel en el que se alojaban los jugadores de los Spurs.

Las estrellas de la franquicia de San Antonio, entre ellas Victor Wembanyama, fueron acosados por los aficionados de los Knicks. Incluso les lanzaron huevos, según muestran las duras imágenes.

Taylor Swift, Timothée Chalamet y otros famosos que han vibrado con la remontada de los Knicks

11 June 2026 at 08:59

© Vincent Carchietta (IMAGN IMAGES via Reuters Connect)

Nueva York enloqueció este miércoles con el palmeo de OG Anunoby a un segundo del final que dio a los Knicks la victoria por 107-106 ante los San Antonio Spurs, tras culminar una remontada de 29 puntos, la mayor de la historia de
las Finales de la NBA. En el el Madison Square Garden no faltaron numerosos famosos, como Taylor Swift.

© Jan Téllez Asensio (EFE)

La estrella del pop Taylor Swift apareció en la pantalla del estadio neoyorquino durante el cuarto partido de las finales de la NBA entre New York Knicks y San Antonio Spurs. Tras su histórica victoria del miércoles, los Knicks están a un partido de poder ganar su primer anillo de la NBA desde 1973.

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El actor Timothée Chalamet, a pie de cancha, en un momento del partido.

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Timothée Chalamet acudió al encuentro junto a su pareja Kylie Jenner, la más pequeña de las hermanas Kardashian.

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El actor Ben Stiller acudió al partido junto a su esposa, la también actriz Christine Taylor. En la imagen, ambos charlan con el intérprete y cómico Tracy Morgan en el cuarto partido de la final de la NBA.

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Ben Stiller junto a los exjugadores de la NBA Spencer Haywood y Larry Johnson.

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El director Spike Lee durante el intermedio del partido.

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El presentador Jimmy Fallon tras la victoria de los Knicks en el cuarto partido de las Finales de la NBA contra los San Antonio Spurs.

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El actor Adam Sandler y su esposa Jackie durante el partido.

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El comediante, escritor, actor Larry David (en el centro, con gafas y sin gorra) junto al exjugador de tenis John McEnroe (con la camiseta de los Knicks con el número 7) durante el cuarto partido de la final de la NBA.

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El actor y cómico Jerry Seinfeld (con chaqueta granate) celebra la victoria de los New York Knicks. El equipo de baloncesto neoyorquino ganó en el último momento a los San Antonio Spurs tras el tanto de su alero OG Anunoby.

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Taylor Swift acudió acompañada de dos de las tres integrantes y hermanas de la banda estadounidense de pop-rock Haim (en la imagen, junto a Este). Otros famosos que no se perdieron el partido fueron el actor Jon Hamm, el cómico Chris Rock, las actrices Emma Roberts y Sydney Sweeney o Hailey Bieber.

Superremontada de los Knicks para rozar el anillo

11 June 2026 at 07:23

Nueva York enloqueció este miércoles con el palmeo de OG Anunoby a un segundo del final que dio a los Knicks la victoria por 107-106 ante los San Antonio Spurs, tras culminar una remontada de 29 puntos, la mayor de la historia de las Finales de la NBA.

Con este triunfo, los Knicks toman una ventaja de 3-1 y quedan a una sola victoria de su primer anillo desde 1973, que podrían conquistar este próximo sábado en San Antonio. Solo los Cleveland Cavaliers de LeBron James en 2016 han remontado un 3-1 en la historia de las Finales.

Jalen Brunson con 36 puntos y Anunoby con 31 metieron a los Knicks en la historia del baloncesto con esta remontada en el Madison Square Garden.

Arranque diabólico de San Antonio

Después de que los Spurs ganasen los primeros cuartos en los tres primeros partidos de las Finales, el mensaje de Mike Brown a sus jugadores antes del duelo de este miércoles fue contundente: "No podemos permitir que empiecen bien esta noche".

Más fácil dicho que hecho. En un abrir y cerrar de ojos los Spurs se pusieron 2-12 con una ventaja de 10 puntos, cargando a Karl-Anthony Towns con dos personales tras 62 segundos de partido, las más rápidas en unas Finales desde 1998.

Brown pidió tiempo muerto, pero los Knicks no pudieron cambiar el ritmo envenenado que los Spurs impusieron. El primer cuarto terminó con San Antonio 22-41 arriba, con un 65,2 % de acierto de los Spurs por un 29,4 % de los Knicks; una auténtica pesadilla en el Garden.

Al contrario que en partidos anteriores, los Spurs no levantaron el pie del acelerador en un segundo cuarto que se convirtió en una lluvia de triples que dejaron en silencio sepulcral al otrora bullicioso pabellón neoyorquino.

Dylan Harper, con un perfecto 3 de 3, junto a De'Aaron Fox, Devin Vassell, Julian Champagnie y Carter Bryant, firmó los ocho triples de los Spurs en 16 intentos durante el segundo cuarto, para un total de 14 de 26 desde el perímetro al descanso.

Solo Jalen Brunson, con 15 puntos en el segundo cuarto, mantuvo a unos Knicks desbordados con esperanzas de firmar una remontada épica.

El marcador al descanso era de 49-76, una diferencia de 27 puntos que dejó un récord histórico: la mayor ventaja de un equipo visitante al término de la primera mitad unas Finales de la NBA.

Palmeo con sabor a anillo

Tras verse 29 abajo al inicio del segundo tiempo, los Knicks firmaron un parcial de 13-0, una de sus especialidades, para reengancharse al partido. Al fin y al cabo, estos mismos Knicks remontaron 22 puntos en menos tiempo a los Cleveland Cavaliers.

Los Spurs se empezaron a poner nerviosos. De las dos pérdidas en toda la primera mitad a cinco en el tercer cuarto. Del 53,8 % en triples a un 16,7 % (2 de 12). De la lluvia a la sequía: San Antonio cerró el cuarto con solo 14 puntos.

El intento de remontada de los Knicks, liderado por OG Anunoby, dejó el marcador 75-90 de cara al último cuarto, con las buenas sensaciones del bando local.

Otro vendaval neoyorquino en forma de 20-4 puso a los Knicks a solo cuatro puntos (95-99) con más de cuatro minutos y medio por jugar. A Victor Wembanyama -24 puntos y 13 rebotes- se le había borrado la sonrisa. Lo que iba a pasar parecía ya inevitable.

Mitch Johnson pidió tiempo muerto y Fox metió un triple para dar un poco de aire a los Spurs, pero no sirvió de nada. A 1:22 del final, una canasta de Brunson daba a los Knicks su primera ventaja de todo el partido con 105-104.

Stephon Castle devolvió el mando a los Spurs desde el tiro libre con 30 segundos por jugar.

Balón a Brunson, que falló la canasta, dando a los Spurs la última posesión, pero Fox, en lugar de quemar tiempo o esperar la falta, intentó el tiro y falló, dando de nuevo la posesión a los Knicks.

Fue entonces cuando Anunoby palmeó el rebote de un triple fallado por Brunson y desató la locura en el Madison Square Garden. De la miseria a la gloria en 24 minutos.

Los Knicks enloquecen con una remontada imposible

By: EFE
11 June 2026 at 06:12
Los de Nueva York toman una ventaja de 3-1 y quedan a una sola victoria de su primer anillo desde 1973, que podrían conquistar este próximo sábado en San Antonio. Solo los Cavaliers de LeBron en 2016 han remontado un 3-1 en la historia de las Finales Leer

Los de Nueva York toman una ventaja de 3-1 y quedan a una sola victoria de su primer anillo desde 1973, que podrían conquistar este próximo sábado en San Antonio. Solo los Cavaliers de LeBron en 2016 han remontado un 3-1 en la historia de las Finales
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