(Agenzia Vista) Parma, 09 giugno 2026
Una donna ucraina ha confessato a Carlo Calenda di aver aperto un profilo Instagram per poterlo seguire.
Fonte: Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev
(Agenzia Vista) Milano, 09 giugno 2026
“È una festa del calcio lombardo che, come dicevo poco fa in aula, ha dimostrato che anche in questo ambito la Lombardia riesce ad eccellere. Sia dai massimi livelli, sia i medi, sia a livello di Serie C, che sono tutta la parte professionistica, ma io dico anche tutta la parte dilettantistica che è un’altra eccellenza, perché siamo in grado di far giocare tanti ragazzi, siamo in grado di far vedere lo sport come vera aggregazione sociale”, così il Presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana.
Courtesy: Lombardia Notizie
Fonte: Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev
(Agenzia Vista) Roma, 08 giugno 2026
e parliamo dei massimi sistemi con i cittadini, non serviamo il popolo italiano. Dobbiamo far tremare i muri delle aule parlamentari, dobbiamo far cadere le teste”. Lo ha dichiarato Fabio Rampelli nel corso di un incontro su Tor Marancia, tracciando una netta linea di demarcazione tra la proposta politica strutturata e quello che ha definito “situazionismo. Non dobbiamo essere situazionisti. Oggi faccio la battaglia sugli alberi, domani sui mercati, dopodomani sul traffico. Non ci si può limitare a raccontare, a promuovere o a propagandare. Ci sono delle invarianti della politica”, così Fabio Rampelli di Fratelli d’Italia nel corso di un incontro su Tor Marancia.
Fonte: Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev
(Agenzia Vista) Roma, 09 giugno 2026
“No, guardi, anche perché non è maggioranza, i suoi esponenti votano con l’opposizione contro la fiducia al governo, quindi non credo perché… non vedo perché debba essere un problema”, così Giovanni Donzelli in un punto stampa in piazza di Monte Citorio.
Fonte: Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev
(Agenzia Vista) Roma, 09 giugno 2026
Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha ricevuto al Quirinale il Direttore Generale dell’UNESCO, Khaled El-Enany.
Courtesy: Quirinale
Fonte: Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev
La 44ª 1000 Miglia è partita da Brescia con oltre 430 equipaggi. Prima storica in Val Trompia, Lago di Garda e arrivo a Prato della Valle a Padova.
Il tratto inaugurale della prima tappa ha riservato una novità assoluta: per la prima volta nella sua storia, la Freccia Rossa ha attraversato la Val Trompia e la Val Gobbia, due vallate bresciane che finora non avevano mai ospitato il convoglio. L’accoglienza delle comunità locali è stata, come sempre accade quando la 1000 Miglia porta la propria carovana in territori nuovi, entusiastica strade bordate di pubblico, bandiere, famiglie con bambini sulle spalle per vedere passare vetture che per la maggior parte di loro esistono solo nei libri di storia dell’automobile.
Il Controllo Timbro a Gardone Val Trompia, presso la sede della Beretta l’azienda armiera fondata nel 1526 che nel 2026 celebra i propri 500 anni è stato uno dei passaggi più significativi della giornata sotto il profilo simbolico. Due storie di eccellenza manifatturiera italiana, entrambe con radici profonde nel territorio bresciano, si sono incrociate in un momento che difficilmente avrebbe potuto essere pianificato con maggiore coerenza narrativa. La Beretta costruisce precisione da cinque secoli; le auto in gara sono il frutto della precisione meccanica di un’altra epoca. Il parallelismo è immediato.
A Lumezzane, il pranzo di gara nello Stadio Tullio Saleri trasformato per l’occasione in una sala a cielo aperto avvolta nel tricolore ha offerto agli equipaggi e al pubblico presente uno di quei momenti di convivialità che fanno della 1000 Miglia un evento unico nel calendario motoristico mondiale. Non ci sono molte gare al mondo dove i concorrenti si siedono a tavola con la comunità che li ospita a metà percorso.
Il Lago di Garda: Salò, Sirmione e il rito del lungolago
Nel primo pomeriggio, superato il Passo del Cavallo e scesi in Val Sabbia, la prima Prova di Media di gara poco più di 5 chilometri ad Odolo ha acceso la competizione sul piano cronometrico. Le Prove di Media sono l’essenza tecnica della rievocazione moderna: non si tratta di andare il più veloce possibile, ma di percorrere un tratto a una velocità media esatta, misurata al centesimo di secondo. È una sfida di precisione e sensibilità di guida che richiede anni di esperienza e una calibrazione minuziosa dell’andatura troppo veloci si perde il tempo, troppo lenti anche.
L’arrivo sul Lago di Garda ha trasformato la gara in uno spettacolo. Salò è da anni uno dei momenti più iconici della prima giornata: il Lungolago che abbraccia le vetture tra due ali di folla è uno di quegli scenari che la fotografia non riesce mai a restituire completamente bisogna esserci, sentire il rumore dei motori che rimbalza sulle facciate dei palazzi liberty, percepire la folla che si stringe per vedere da vicino una Bugatti o un’Alfa Romeo del 1930 sfilare a pochi centimetri.
La Valtenesi ha offerto un percorso lacustre di rara bellezza, con i passaggi da Cisano a San Felice del Benaco sede del Controllo Timbro fino al Porto Torchio di Manerba, letteralmente sull’acqua. Desenzano del Garda e, in chiusura di pomeriggio bresciano, Sirmione con il Castello scaligero sullo sfondo del Controllo Timbro hanno completato una sequenza di cartoline che ogni anno convincono migliaia di persone a spostarsi lungo il percorso solo per assistere al passaggio della carovana.
La prima classifica: Tonconogy su Alfa Romeo 6C guida il gruppo
I rilevamenti cronometrici a valle della PC016 di Colombare hanno consegnato una classifica provvisoria che mette in testa l’equipaggio argentino composto da Juan e Margarita Tonconogy su Alfa Romeo 6C 1750 GS Spider del 1931 una delle vetture più iconiche della storia del marchio milanese, con la carrozzeria spider che ha definito l’estetica delle sportive italiane degli anni Trenta. Inseguono i freschi vincitori del Gaburri, Andrea Vesco e Fabio Salvinelli nome storico della 1000 Miglia moderna, con anni di esperienza sul percorso e Lorenzo e Mario Turelli.
Nella categoria Ferrari Tribute guidano Fabio Vergamini e Anna Maria Fabrizi, mentre in Gran Turismo Experience sono in testa Kengo Takehara e Kazuya Tokuda la presenza di equipaggi giapponesi nella lista dei leader è un segnale della dimensione internazionale che la 1000 Miglia ha acquisito nel corso degli anni, con partecipanti che arrivano regolarmente da Giappone, Stati Uniti, Australia e Sud America oltre che da tutta Europa.
La classifica a questo punto della gara è orientativa: i veri equilibri emergono nella seconda e terza giornata, quando le Prove di Media più impegnative e i Controlli Orario più tecnici selezionano gli equipaggi con la migliore preparazione e la maggiore regolarità di esecuzione.
Verso il Veneto: Vicenza e Padova chiudono la prima giornata
Con il convoglio che lascia il territorio bresciano, la rotta punta verso est. Peschiera del Garda accoglie il transito sotto Porta Verona e con la vista sul Bastione San Marco uno degli accessi alla città fortificata più fotografati del Veneto prima del percorso verso l’entroterra veronese e Soave per un Controllo Timbro tra le mura del castello medievale.
Vicenza segna uno dei momenti più attesi della serata: le vetture sfileranno nel cuore del centro storico palladiano fino a Piazza dei Signori per il Controllo Orario, incorniciate tra la Basilica Palladiana e la Torre Bissara. È il tipo di scenografia che solo l’Italia può offrire un’auto del 1931 che percorre una piazza progettata nel Cinquecento, sotto la luce artificiale della sera, con migliaia di persone a bordopista. È la ragione per cui la 1000 Miglia esiste ancora, a 44 edizioni di distanza dal suo primo capitolo di rievocazione.
Prima del traguardo di tappa, la corsa attraversa il territorio padovano con una fitta serie di Controlli Timbro tra Cittadella, Piombino Dese, Borgoricco e Campodarsego borghi del Veneto centrale che per qualche ora diventano palcoscenico di una storia automobilistica che normalmente vive nei musei. L’atto conclusivo della prima giornata oltre 300 chilometri percorsi dalla partenza andrà in scena a Padova, dove le vetture confluiranno nella spettacolare cornice di Prato della Valle: una delle piazze più grandi d’Europa, circondata da un canale e dalle statue dei personaggi illustri della città, che per una sera si trasforma nel parcheggio più scenografico del mondo.
Perché la 1000 Miglia conta ancora per il settore automotive
In un momento in cui l’industria automobilistica è impegnata nella transizione elettrica, nel dibattito sui motori termici e nella ridefinizione di cosa significhi il piacere di guida nell’era della mobilità connessa e automatizzata, la 1000 Miglia porta sul campo un argomento difficile da replicare digitalmente: il suono di un motore del 1930 che percorre una strada medievale, il controllo di un’auto senza assistenza elettronica tra le mani di chi sa guidare davvero, la materialità di macchine costruite con tecnologie che oggi esistono solo nei laboratori di restauro.
Non è nostalgia fine a sé stessa. È la dimostrazione che l’automobile, nella sua forma più pura, ha prodotto oggetti culturali di valore durevole e che esiste un mercato globale disposto a pagare, viaggiare e svegliarsi all’alba per vederli passare. Per i costruttori che partecipano con i propri modelli storiciFerrari, Alfa Romeo, Maserati, Porsche, Mercedes-Benz la 1000 Miglia è anche un investimento nell’identità del brand: la storia vissuta su strada vale più di qualsiasi campagna di heritage marketing.
Domani, il convoglio riprende il cammino verso sud.
A Maranello Ferrari celebra oltre 500 invenzioni interne e una crescita record dei brevetti, da 39 nel 2021 a 203 nel 2025.
Il numero più sorprendente, in una Casa che ha costruito il proprio mito sul suono dei motori e sulla precisione della meccanica, non riguarda cavalli, giri al minuto o tempi sul giro. Riguarda le idee. Oltre 500 invenzioni celebrate in un solo anno raccontano una Ferrari meno visibile al grande pubblico, ma sempre più decisiva: quella dei laboratori, delle linee produttive, degli uffici tecnici e dei reparti dove un dettaglio può diventare brevetto, efficienza industriale o vantaggio competitivo.
A Maranello si è tenuta la quinta edizione del Premio Inventori Ferrari, iniziativa nata nel 2021 per riconoscere il contributo dei dipendenti allo sviluppo di soluzioni tecniche, miglioramenti di processo e nuove applicazioni industriali. Non un premio di rappresentanza, ma un indicatore interno della trasformazione culturale dell’azienda. Perché in una fase in cui l’auto sportiva deve confrontarsi con elettrificazione, software, materiali avanzati e vincoli produttivi sempre più complessi, l’innovazione non può restare confinata alla sola Ricerca & Sviluppo.
Il dato che misura meglio questa evoluzione è la crescita delle iniziative nate dalle Persone Ferrari: dall’avvio del programma sono più che decuplicate. Una traiettoria che spiega come l’azienda stia provando a rendere sistematica una qualità spesso raccontata come istinto creativo. In altre parole, l’invenzione non è più solo il lampo del singolo progettista, ma il risultato di un ecosistema che incoraggia chi lavora su prodotto, processo, qualità, industrializzazione e tecnologia a trasformare un’intuizione in proprietà intellettuale.
La stessa dinamica emerge dai brevetti. Ferrari è passata dai 39 depositi del 2021 ai 203 del 2025, una crescita che segnala un cambio di passo non soltanto quantitativo. In un settore dove il margine competitivo si gioca sempre più su architetture, sistemi di controllo, materiali, aerodinamica, efficienza energetica e metodi produttivi, la capacità di proteggere le soluzioni sviluppate internamente diventa parte integrante della strategia industriale.
Il Premio Inventori va letto proprio dentro questa cornice. Maranello continua a essere associata al prodotto finale, alla vettura che arriva su strada o in pista, ma prima di quel momento esiste una catena di micro-decisioni tecniche. Una geometria alleggerita, un componente più efficiente, una procedura semplificata, un algoritmo di gestione o un processo più rapido possono incidere sulla qualità finale quanto una scelta stilistica o prestazionale. È qui che Ferrari sta cercando di allargare il campo dell’innovazione.
L’edizione 2026 ha introdotto anche il premio Deletion, dedicato alle iniziative orientate alla semplificazione, all’eliminazione degli sprechi e al miglioramento dell’efficienza operativa. È un dettaglio interessante perché sposta il concetto di invenzione oltre l’aggiunta di nuove tecnologie. Innovare, in fabbrica, può significare anche togliere: ridurre passaggi inutili, accorciare tempi, eliminare complessità, rendere più pulito un processo. In un’industria premium, dove la personalizzazione e la qualità aumentano la complessità produttiva, questa forma di intelligenza organizzativa vale quanto una soluzione tecnica brevettabile.
Alla cerimonia hanno partecipato il Presidente John Elkann, il CEO Benedetto Vigna e il Ferrari Leadership Team. La loro presenza conferma il peso strategico assegnato al programma: non un riconoscimento laterale, ma un tassello della cultura aziendale. In Ferrari, dove il marchio vive di continuità e di rottura allo stesso tempo, proteggere il patrimonio tecnico significa anche preparare il terreno alle prossime generazioni di prodotto.
L’ospite d’onore dell’edizione 2026 è stato Herbert Wertheim, imprenditore, inventore e filantropo statunitense, fondatore di Brain Power Inc. e figura nota nel campo dell’ottica e del progresso tecnologico. La sua presenza ha dato al premio una dimensione più ampia, legando il tema della proprietà intellettuale non solo all’automobile, ma alla capacità dell’industria di generare conoscenza applicata.
Ernesto Lasalandra, Chief Research & Development Officer di Ferrari, ha sintetizzato il senso dell’iniziativa ricordando che il premio celebra idee, risultati e brevetti, ma soprattutto le persone. È forse questo il passaggio più rilevante: in una fase in cui la tecnologia tende a essere raccontata come software, piattaforme e automazione, Ferrari rimette al centro la competenza umana. La creatività interna diventa così un motore parallelo a quello delle vetture: meno rumoroso, ma indispensabile per continuare a costruire differenza.
SchedaEvento: quinta edizione del Premio Inventori Ferrari Luogo: Maranello Avvio del programma: 2021 Invenzioni celebrate: oltre 500 Brevetti Ferrari: da 39 nel 2021 a 203 nel 2025 Novità 2026: premio Deletion per semplificazione ed efficienza Partecipanti: John Elkann, Benedetto Vigna, Ferrari Leadership Team Ospite d’onore: Herbert Wertheim Focus industriale: innovazione, proprietà intellettuale, processi, brevetti
Il settore genera un fatturato di 3,1 mld e attiva 8,9 mila posti di lavoro
Un’edizione profondamente rinnovata, con un nuovo format itinerante per valorizzare i distretti italiani dell’aerospazio: è stata presentata questa mattina a Roma, presso la sede del Ministero delle Imprese e del Made in Italy durante la conferenza stampa “Spazio, eccellenza del Made in Italy”, la nuova edizione degli Stati Generali della Space Economy 2026, iniziativa promossa dall’Intergruppo Parlamentare per la Space Economy (IPSE) e organizzata da Inrete – Relazioni Istituzionali e Comunicazione.
La manifestazione si presenta quest’anno con un format completamente nuovo e rivisitato. Questa evoluzione strutturale nasce come risposta diretta alla straordinaria crescita del comparto aerospaziale nazionale e al crescente interesse strategico ed economico verso questo segmento, che gli Stati Generali stanno promuovendo con successo ormai da due anni. Dal 2021 al 2024 il fatturato della filiera è cresciuto passando da 1,9 a 3,1 Miliardi con incremento anche degli addetti al settore che sono cresciuti da 5,9 mila a 8,9mila. Per la prima volta, la rassegna adotterà una formula totalmente itinerante: una scelta strategica volta a valorizzare capillarmente tutti i distretti tecnologici, le filiere industriali e i singoli territori d’eccellenza che compongono il comparto spaziale sul territorio nazionale.
«Con Spazio Italia 2.0 vogliamo costruire il più ampio momento di confronto mai realizzato nel nostro Paese sull’economia dello spazio. Il percorso si articolerà in venti sessioni: diciotto sessioni tematiche realizzate in collaborazione con i distretti aerospaziali nelle sedici regioni italiane che li ospitano, una dedicata ai giovani e una Sessione Plenaria conclusiva a Milano. Un confronto che coinvolgerà istituzioni, industria, associazioni di categoria, università, mondo della ricerca e della finanza, con l’obiettivo di mettere a sistema competenze, investimenti e visione strategica.
Gli Stati Generali prenderanno il via il 15 giugno a Potenza, in occasione delle celebrazioni per il centenario della nascita di Rocco Petrone, figlio della Basilicata e protagonista di una delle pagine più straordinarie della storia dell’umanità. Petrone fu infatti tra i principali artefici della missione Apollo 11 che portò l’uomo sulla Luna. Un simbolo dell’eccellenza italiana nel mondo e del contributo che il nostro Paese ha saputo offrire alla conquista dello spazio.
Gli Stati Generali della Space Economy sono promossi dall’Intergruppo Parlamentare per la Space Economy, che riunisce cinquanta parlamentari tra deputati e senatori appartenenti ai principali gruppi parlamentari di maggioranza e opposizione. Un segnale importante di come la Space Economy sia oggi considerata una delle più grandi opportunità di crescita economica, industriale e tecnologica per l’Italia.
Accanto ai tavoli di lavoro dedicati agli operatori del settore abbiamo voluto riservare un’attenzione particolare alle nuove generazioni attraverso il programma “Spazio ai Giovani” e lo Space Economy Hackathon Italia, perché il futuro dello spazio dipenderà dalla nostra capacità di formare oggi le competenze che guideranno il Paese domani.
I risultati delle sessioni confluiranno nella Sessione Plenaria finale di Milano e nello Smart Space Pact, uno strumento innovativo che consentirà di trasformare proposte e impegni condivisi in obiettivi concreti, misurabili e verificabili nel tempo. In un tempo in cui molti si interrogano su quali professioni sopravviveranno alla rivoluzione tecnologica in atto, noi stiamo contribuendo a costruire oggi le professioni del futuro”
“Lo spazio è un settore che oggi unisce l’Italia e proietta la sua industria e la sua economia nel futuro. Venti eventi in sedici regioni, dal Nord al Sud, promossi da un Intergruppo parlamentare che riunisce maggioranza e opposizione e accompagnati dal Governo con la presenza di quindici ministri e otto tra viceministri e sottosegretari, dimostrano che il Paese ha scelto di fare sistema su una delle frontiere decisive della crescita, della sicurezza e della sovranità tecnologica”, ha dichiarato il Ministro Urso. “Lo spazio non è più soltanto ricerca o esplorazione: è industria, sicurezza, comunicazioni, dati, servizi, difesa, competitività. Chi presidia oggi lo spazio presidia una parte decisiva dell’economia e della sovranità di domani. L’Italia ha scelto di essere tra i Paesi che guidano questa nuova fase”, ha spiegato il Presidente dell’Intergruppo parlamentare sulla space economy, On. Andrea Mascaretti.
“L’aerospazio può e deve diventare uno dei principali motori di crescita per l’economia del nostro Paese e dell’intero Continente europeo. Investire in questo settore significa rafforzare innovazione, sicurezza, competitività industriale e nuove opportunità per le nostre imprese e per i nostri giovani”, ha dichiarato l’On. Simone Billi, membro dell’ IPSE.
Il programma è stato presentato alla presenza del ministro delle Imprese e del Made in Italy e Autorità delegata alle politiche spaziali e aerospaziali, sen. Adolfo Urso, del presidente dell’Intergruppo, on. Andrea Mascaretti e degli Onorevoli Alessia Ambrosi, Simone Billi, Beatriz Colombo Gianmauro Dell’Olio e Daniela Dondi.
Sono stati illustrati i pilastri della nuova rassegna le sessioni tematiche si terranno in tutte le Regioni dove è presente un Distretto aerospaziale per valorizzarne le specificità e favorire un confronto tra istituzioni nazionali e locali, aziende, associazioni, università, enti di ricerca, e sistema finanziario. La Sessione Plenaria, prevista a Milano, rappresenterà il momento di sintesi del percorso e porterà alla definizione dello Smart Space Pact, un documento programmatico digitale che tradurrà gli impegni condivisi in una vera e propria agenda operativa nazionale, dinamica e misurabile.
I sindacati confederali sospendono lo sciopero di 8 ore dell’11 giugno nelle ferrovie, legato alle gare dei servizi Intercity
I sindacati confederali di settore hanno sospeso lo sciopero di 8 ore dell’11 giugno nelle ferrovie. La decisione è arrivata al termine del tavolo convocato al Mit e presieduto dal viceministro Edoardo Rixi. Resta confermato lo sciopero dalle ore 3:00 di giovedì 11 giugno alle ore 2:00 di venerdì 12 giugno, “a sostegno della piattaforma per un Cccnl che tuteli adeguatamente diritti, sicurezza, salute e salario di tutti i ferrovieri”, indetto dalle sigle Cub Trasporti e Sgb (Sindacato Generale di Base).
La nota del Mit
“Il Mit ha ascoltato e raccolto le richieste dei sindacati dei ferrovieri, tutelando una giornata di lavoro per milioni di lavoratori e pendolari. La sospensione dello sciopero dell’11 giugno dimostra che il confronto serio e concreto porta risultati. Il Mit continuerà a lavorare per garantire servizi efficienti, tutela dei lavoratori e rispetto dei cittadini”. Così in una nota il Mit dopo che i sindacati confederali di settore hanno sospeso lo sciopero di 8 ore dell’11 giugno nelle ferrovie.
Affaritaliani pubblica in anteprima lo schema di decreto legislativo sull’adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del regolamento (UE) 2024/1689 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 giugno 2024, che stabilisce regole armonizzate sull’intelligenza artificiale, in materia di poteri delle autorità nazionali e di utilizzo dell’intelligenza artificiale nella formazione.
Ecco i punti principali
Il testo ridisegna la governance nazionale dell’intelligenza artificiale: AgID assume il ruolo di autorità di notifica, mentre ACN diventa autorità di vigilanza e punto di contatto unico. Nel settore finanziario le competenze sono attribuite a Banca d’Italia, Consob e Ivass, mentre il Garante Privacy mantiene i profili legati alla protezione dei dati. Il decreto introduce un sistema sanzionatorio che può arrivare fino a 35 milioni di euro o al 7% del fatturato mondiale per le violazioni più gravi. È previsto inoltre lo Spazio di sperimentazione italiano per l’IA, un ambiente regolato per testare sistemi prima dell’immissione sul mercato.
Sul fronte educativo, l’intelligenza artificiale entra nei percorsi scolastici fin dal primo ciclo, all’interno dell’educazione civica. Un piano da 100 milioni finanzierà la formazione dei docenti sull’uso consapevole di social e tecnologie digitali. La formazione sull’IA diventa obbligatoria anche per insegnanti, studenti, professionisti e personale sanitario. Nel lavoro viene stabilito che le decisioni non possono essere affidate esclusivamente a sistemi automatizzati: assunzioni, licenziamenti e provvedimenti disciplinari richiederanno sempre l’intervento di una persona fisica. Il licenziamento deciso solo da un algoritmo è considerato nullo. L’uso dell’IA dovrà inoltre essere incluso nella valutazione dei rischi aziendali.
Università, AFAM e ITS integreranno moduli dedicati all’IA. Gli ordini professionali avranno sei mesi per aggiornare i regolamenti formativi. L’utilizzo di sistemi di IA potrà incidere sulla determinazione dell’equo compenso, in base al livello di rischio del sistema impiegato. Nel settore sanitario, una quota della formazione ECM sarà riservata ai temi dell’intelligenza artificiale. Infine, il decreto aggiorna il Codice della proprietà industriale includendo tra le informazioni aziendali riservate anche dati, algoritmi e metodi matematici utilizzati per l’addestramento dei sistemi di IA.
Luca Parmitano farà parte dell’equipaggio della missione Artemis III
L’astronauta Luca Parmitano è nell’equipaggio della missione Artemis III della Nasa, destinata ad aprire la via al ritorno di esseri umani sul suolo lunare. Lo ha annunciato la Nasa.
L’astronauta italiano dell’Agenzia Spaziale Europea farà parte della missione, prevista nella seconda metà del 2027 e che non sarà diretta alla Luna: è stata progettata dopo la revisione del programma Artemis da parte della Nasa per sperimentare nell’orbita terrestre le tecnologie di rendezvous e di attracco fra la capsula Orion, sulla quale voleranno gli astronauti, e uno o due veicoli costruiti da aziende private per posarsi sul suolo lunare.
Luca Parmitano avrà il ruolo di pilota, unico astronauta non americano a far parte dell’equipaggio. Al comando c’è Randy Bresnik, con un addestramento da pilota come Parmitano. Specialisti di missione sono Frank Rubio, un altro veterano della Nasa e Andre Douglas, che era stato assegnato come riserva nella missione ArtemisII.
Alma Società tra Avvocati, studio legale di riferimento in Italia nei settori FinTech & Payments Regulation, entra in FinTech Lawyers Network (FLN), prestigiosa rete internazionale che riunisce studi legali specializzati nei comparti FinTech, Digital Payments, Digital Assets e Financial Services.
Alma, con gli avvocati Marco Zechini (Equity Partner) e Sergio Visalli (Of Counsel), entra nel Network in rappresentanza dell’Italia.
L’ingresso nel FinTech Lawyers Network consolida ulteriormente il posizionamento internazionale di Alma Società tra Avvocati, favorendo lo sviluppo di nuove sinergie e collaborazioni in un comparto in costante evoluzione, caratterizzato da una crescente integrazione tra innovazione tecnologica e servizi finanziari.
Mondadori è il maggior editore di libri in Italiano con quasi 1 miliardo di ricavi, ma non trascura la creazione di contenuti digitali. Un settore non semplice, che cresce anche in Italia nonostante la barriera della lingua, ma a piccoli passi.
Per la società di Segrate, presieduta da Marina Berlusconi, l’espansione in questo settore è cominciata parecchi anni fa ma ora, con la creazione di Mondadori Digital che, dopo l’acquisizione di Edilportale, vede per il 2025 ricavi proforma di oltre 100 milioni e un margine lordo superiore ai 20 milioni. La strategia di crescita adottata ha visto consolidare la leadership nel mercato dei media digitali, dove ora Mondadori può contare su 137 milioni di follower e 33 milioni di utenti unici al mese, attraverso una strategia di acquisizioni, l’integrazione dell’intelligenza artificiale e la spinta verso l’internazionalizzazione.
Tra i brand di Mondadori Digital c’è GialloZafferano, Fatto in casa da Benedetta, Studenti, Webboh, TheWom ma anche talent Agency per la valorizzazione dei creator e Adkaora, società internazionale di marketing e comunicazione. “Crediamo molto nello sviluppo dei social- ha detto Andrea Santagata ad di Mondadori Digital- per creare una base utenti fidelizzata”.
Santagata non ha nascosto che l’intelligenza artificiale, che elabora le richieste fatte tramite Google, abbiamo portato via un po’di traffico che veniva veicolato verso i siti dopo le ricerche. Traffico che viene compensato dall’iterazione con i social e creator che sanno fidelizzare il loro followers. E infatti Benedetta Rossi, influencer e cuciniera per eccellenza, può contare su 22 milioni di followers, ossia quanti quelli di Chiara Ferragni. “Mondadori digital- ha spiegato l’ad di Mondadori Antonio Porro– rappresenta non solo un solido business ma anche un hub di sperimentazione che consente di testare sul campo soluzioni d’avanguardia applicabili anche al resto dell’azienda”.
L’ultima acquisizione, non totalitaria ma al 58%, è stata quella di Edilportale che opera nel campo dell’edilizia, architettura e design. Il rimanente 42% è rimasto nelle mani dei soci fondatori tra cui l’ad di Edilportale Ferdinando Napoli. Quanto al futuro potrebbero arrivare nuove acquisizioni e, quando l’azienda sarà finanziariamente pronta, anche la quotazione in Borsa come società distinta da Mondadori.
Ulrico Carlo Hoepli è morto martedì a Milano all’età di 91 anni. Era stato ricoverato al Policlinico per una polmonite bilaterale e, nei giorni scorsi, trasferito in un hospice. Con lui scompare una delle figure più rappresentative dell’editoria milanese: non solo il presidente della casa editrice Hoepli, ma anche l’uomo che per anni ha incarnato il legame tra la tradizione familiare, la libreria di via Hoepli e una certa idea di cultura tecnica, scientifica e civile profondamente radicata nella storia della città.
Padre di Giovanni, Matteo e Barbara Hoepli, Ulrico Carlo è stato a lungo il punto di equilibrio di una famiglia segnata negli ultimi anni da tensioni, contenziosi e scelte difficili. La sua morte arriva in un momento particolarmente simbolico: proprio mentre la storica libreria milanese ha già chiuso definitivamente e il palazzo di via Hoepli dovrà essere svuotato entro il 30 giugno.
Una dinastia editoriale nata nel 1870
La storia della famiglia Hoepli affonda le radici nel 7 dicembre 1870, quando Ulrico Hoepli, nato a Tuttwil, in Svizzera, rilevò a Milano una libreria già esistente e diede avvio alla casa editrice destinata a diventare uno dei marchi più riconoscibili del panorama culturale italiano. Il fondatore, morto nel 1935 senza eredi diretti, scelse come successore il nipote Carlo Hoepli. Dopo la Seconda guerra mondiale, Carlo fu affiancato dai figli Ulrico e Gianni. A partire dagli anni Sessanta, dopo la laurea in giurisprudenza, entrò nella direzione dell’impresa anche Ulrico Carlo Hoepli, rappresentante della quarta generazione familiare.
Sotto la sua guida, e poi con l’ingresso dei figli Giovanni, Matteo e Barbara, la casa editrice proseguì nel solco originario: editoria tecnico-scientifica, manualistica, scolastica, dizionari, testi professionali e libri pensati per la formazione. Una specializzazione che Hoepli ha sempre rivendicato come parte della propria identità, lontana dalle mode editoriali e fedele a una vocazione di lungo periodo.
L’artigiano del libro
Ulrico Carlo Hoepli amava definirsi, e veniva spesso raccontato, come un “artigiano del libro”. Per lui l’editoria non era soltanto produzione industriale, ma cura, qualità, equilibrio economico e attenzione alla durata. In una lunga intervista del 2010 aveva spiegato che il compito di chi lavora nei libri è adattarsi al nuovo senza perdere il rapporto con il passato. Era questa, forse, la sua cifra più evidente: la capacità di guardare alla modernità, dai supporti multimediali alla vendita online, senza rinunciare alla tradizione del libraio-editore. La Libreria Internazionale Hoepli, per lui, restava il cuore pulsante dell’azienda: un luogo non soltanto commerciale, ma identitario, capace di tenere insieme catalogo, lettori, librai e città.
La libreria come cuore della casa editrice
Hoepli rivendicava spesso la natura particolare dell’impresa familiare: una casa editrice nata da una libreria e rimasta legata al modello europeo del libraio-editore. Un’impostazione che, nella sua visione, permetteva di mantenere il controllo della filiera culturale, di conoscere direttamente i lettori e di custodire una libreria “di eccellenza” nel centro di Milano.
Via Hoepli, a pochi passi dal Duomo, non era quindi una sede qualsiasi. Era ilsimbolo di una continuità iniziata nell’Ottocento, sopravvissuta ai bombardamenti della Seconda guerra mondiale e ricostruita anche grazie all’impegno delle generazioni successive. Per 156 anni, quella libreria è stata un punto di riferimento per studenti, professionisti, tecnici, ingegneri, giuristi, appassionati di lingue, manuali e dizionari.
I manuali, la scienza e i “bei libri”
Nella storia della casa editrice, Ulrico Carlo Hoepli ha difeso la centralità dei settori tecnico-scientifici e manualistici. Il “Manuale dell’ingegnere”, pubblicato per la prima volta nel 1876 e arrivato a decine di edizioni, rappresentava uno degli esempi più forti di questa continuità. Accanto ai grandi testi professionali, Hoepli conservava anche un legame affettivo con titoli storici come “Pierino Porcospino”, piccolo classico di derivazione tedesca che l’editore amava ricordare come parte dell’eredità culturale della casa.
Per Hoepli, un libro doveva essere solido nei contenuti ma anche bello come oggetto. L’attenzione alla carta, ai caratteri, all’aspetto materiale del volume era parte integrante del mestiere. Non un dettaglio estetico, ma un modo per rispettare il lettore e dare durata al lavoro editoriale.
Il ruolo nell’editoria italiana ed europea
La figura di Ulrico Carlo Hoepli non è stata centrale solo per la storia della sua azienda. Nel corso della sua carriera ha ricoperto incarichi di rilievo nel mondo editoriale italiano e internazionale. È stato consigliere di amministrazione della Siae, consigliere e tesoriere dell’Associazione Italiana Editori, presidente e vicepresidente della Federazione Europea Editori e membro del consiglio esecutivo dell’Unione Internazionale Editori.
In questi ruoli ha rappresentato una generazione di editori abituata a ragionare in termini europei, ma con un forte radicamento nazionale e cittadino. Una visione coerente con le origini della famiglia, svizzere e mitteleuropee, e con la storia stessa di Milano, città di scambi culturali, professionali e linguistici.
La scomparsa nel momento più difficile per la libreria Hoepli
La morte di Ulrico Carlo Hoepli arriva mentre la storica libreria di via Hoepli è ormai entrata nella fase finale della sua chiusura. Il palazzo dovrà essere completamente svuotato entro il 30 giugno: scaffali, uffici, magazzini, volumi e arredi sono destinati a lasciare la sede che per oltre un secolo e mezzo ha identificato il marchio nel cuore della città. La coincidenza ha un forte valore simbolico. Mentre scompare l’uomo che più di altri ha tenuto insieme il filo della memoria familiare, si allontana anche la possibilità di conservare intatto uno dei luoghi culturali più riconoscibili di Milano.
Nelle prossime settimane si capirà se una parte dell’attività potrà essere salvata. Entro il 15 giugno è attesa la proposta della cordata di imprenditori che ha scelto come figura di riferimento Vittorio Graziani, storico libraio della Centofiori. L’obiettivo è rilevare l’attività e tentare di dare continuità alla tradizione della libreria, con una condizione considerata essenziale: mantenere, se possibile, un legame con la sede originaria.
Il contesto, però, è complesso. Il ramo scolastico è stato ceduto a Mondadori insieme al marchio Hoepli, elemento che renderebbe impossibile per un eventuale nuovo progetto utilizzare il nome storico nella forma attuale. Sullo sfondo resta anche la controversia familiare con Giovanni Nava, cugino di Barbara, Giovanni e Matteo Hoepli, oggi titolare del 33% della società e in attesa della decisione della Cassazione sulla richiesta di una diversa attribuzione delle quote.
Il lascito di Ulrico Carlo Hoepli
Nel ricordare il fondatore, Ulrico Carlo Hoepli diceva che il messaggio più importante lasciato alla famiglia era “andare avanti”: continuare a fare libri, mantenere viva la casa editrice, restare a Milano. È lo stesso filo che ha attraversato la sua vita professionale, dalla direzione dell’impresa familiare al lavoro nelle associazioni editoriali, dalla difesa della libreria alla capacità di accompagnare l’azienda verso il digitale. Con la sua scomparsa Milano perde un editore sobrio, colto, legato a un’idea concreta e artigianale del libro. Un uomo che ha vissuto la libreria non come semplice negozio, ma come presidio culturale. E che, fino alla fine, ha rappresentato una delle ultime grandi continuità tra la Milano ottocentesca dei librai-editori e la città contemporanea.
GreenYellow, player internazionale della transizione energetica, annuncia il completamento di un nuovo progetto per Dupol Next, società del Gruppo Sacchital attivo nel settore del packaging flessibile. Il progetto testimonia l’impegno della Società nell’affiancare le imprese italiane nella transizione energetica, mediante soluzioni chiavi in mano che combinano sostenibilità ambientale, ottimizzazione operativa e rafforzamento della competitività industriale.
L’impianto fotovoltaico rooftop da 700 kWp realizzato presso il sito produttivo di Zanica (BG) è stato completato ed è entrato in funzione a marzo, nell’ambito di un contratto della durata di 20 anni dedicato all’autoconsumo. Composto da oltre 1.300 pannelli fotovoltaici, l’impianto sarà in grado di produrre circa 800 MWh di energia all’anno, coprendo circa il 18% del fabbisogno energetico del sito produttivo. Il progetto consentirà inoltre di evitare l’emissione di oltre 335 tonnellate di CO₂ ogni anno, equivalenti al consumo energetico medio di oltre 400 famiglie.
Il progetto è stato completato in meno di 5 mesi dall’avvio dei lavori e a soli 9 mesi dalla firma del contratto, in anticipo rispetto alle tempistiche previste, a conferma della capacità di GreenYellow di garantire efficienza esecutiva, qualità e rispetto dei requisiti HSE lungo tutto il ciclo di sviluppo. GreenYellow ha gestito tutte le fasi di sviluppo del progetto, dalla progettazione alla costruzione dell’impianto, e continuerà a garantirne la gestione operativa e la manutenzione, consentendo a Dupol Next di accedere a energia rinnovabile con benefici immediati in termini di riduzione dei costi energetici e dell’impronta carbonica.
Marouby (GreenYellow Italia): “Un ulteriore passo verso la decarbonizzazione dell’industria italiana”
“Questo progetto rappresenta un ulteriore passo nel percorso di decarbonizzazione dell’industria italiana, a partire dal territorio. Siamo, quindi, orgogliosi di supportare Dupol Next e il Gruppo Sacchital nel loro percorso verso l’indipendenza energetica e la decarbonizzazione attraverso soluzioni su misurai in grado di rispondere alle esigenze operative del cliente”, dichiara Pierre Marouby, General Manager di GreenYellow Italia.
Luppi (Dupol Next): “Benefici tangibili in termini ambientali ed energetici”
“Siamo soddisfatti di aver completato questo progetto nei tempi previsti e di poter avviare la produzione di energia rinnovabile presso il nostro sito di Zanica. Questa iniziativa rappresenta un passo concreto nel percorso di sostenibilità industriale del Gruppo Sacchital, con benefici tangibili in termini ambientali ed energetici”, dichiara Alberto Luppi, Presidente di Dupol Next (Gruppo Sacchital).
GreenYellow continua così a supportare il tessuto industriale italiano con soluzioni energetiche innovative, contribuendo attivamente alla riduzione delle emissioni e alla diffusione di modelli produttivi più sostenibili.
Bending Spoons si quota al Nasdaq. La società tech italiana guidata da Luca Ferrari annuncia il deposito di una dichiarazione di registrazione per una proposta di offerta pubblica iniziale. Bending Spons “annuncia di aver depositato pubblicamente una dichiarazione di registrazione sul modulo F-1 presso la U.S. Securities and exchange commission (Sec) relativa a una proposta di offerta pubblica iniziale delle proprie azioni ordinarie”, si legge in una nota.
Le tempistiche dell’offerta, il numero di azioni da offrire e la fascia di prezzo per l’offerta non sono ancora stati determinati, spiega Bending Spoons, che ha presentato domanda per la quotazione delle proprie azioni ordinarie sul Nasdaq global select market con il ticker Bsp. Goldman Sachs International, Jp Morgan e Allen & Company Llc sono joint lead book-running manager dell’offerta. Wells Fargo Securities, BofA Securities, Jefferies, Evercore Isi, Bnp Paribas, Mizuho, Societe Generale, Crédit Agricole Cib, Imi-Intesa Sanpaolo, UniCredit e Banca Akros-Gruppo Banco Bpm svolgono il ruolo di joint book-running manager dell’offerta.
Le condizioni dell’offerta
“L’offerta è soggetta alle condizioni di mercato e ad altri fattori, inclusa l’efficacia della dichiarazione di registrazione, e non vi è alcuna garanzia circa se e quando l’offerta verrà avviata o completata, né in merito alle dimensioni, al prezzo o agli altri termini definitivi dell’offerta”, spiega la società. Da tempo gli osservatori si attendevano una quotazione da parte di Bending Spoons, che da ormai anni segue un percorso di acquisizioni molto serrato. Le aziende principali nell’orbita di Bending Spoons includono Aol, Brightcove, Eventbrite, Evernote, Harvest, komoot, Remini, StreamYard, Vimeo e WeTransfer. A marzo 2026, la società ha servito più di 500 milioni di utenti attivi mensili e più di 9 milioni di clienti paganti mensili.
Glasner aspetta l’incastro tecnico, Mateta torna nel mirino per l’attacco rossonero
Il Milan vuole ripartire da Ralf Rangnick, ma il sì non è ancora arrivato. Il ct dell’Austria è tentato dalla possibilità di entrare nel club rossonero con un ruolo di vertice nell’area sportiva, ma prima di firmare vuole certezze. Non promesse generiche. Garanzie scritte.
Secondo il quotidiano austriaco Wiener Zeitung, Rangnick non si fida al cento per cento del quadro che gli è stato prospettato dal Milan. L’idea di guidare la rifondazione tecnica di un club storico lo intriga, ma il tedesco teme che gli impegni presi nei colloqui non vengano poi rispettati fino in fondo. Rangnick vorrebbe mettersi al capo della piramide sportiva, scegliere gli uomini con cui lavorare, controllare scouting e mercato, intervenire sull’organizzazione tecnica e muoversi senza interferenze esterne. In sintesi, vuole comandare l’area sportiva.
La richiesta al Milan è chiara: impegni definiti, ruoli separati, autonomia operativa. Il riferimento riguarda anche la presenza di figure influenti attorno al club, a partire da Zlatan Ibrahimovic, senior advisor di Gerry Cardinale e molto coinvolto nelle scelte rossonere. Rangnick non vuole sovrapposizioni né zone grigie nelle decisioni.
Seduto al tavolo, però, non c’è solo il Milan, la ÖFB, la Federcalcio austriaca, vuole trattenere Rangnick fino all’Europeo 2028. Il presidente Josef Pröll ha ottenuto il via libera per lavorare al rinnovo dopo una fase di stallo. Le richieste dell’ex Hoffenheim erano considerate alte e dentro la federazione c’era chi temeva un controllo troppo ampio da parte del ct. La proposta economica austriaca è cresciuta. Dopo una prima offerta vicina all’attuale ingaggio, poco sopra il milione di euro, l’ingresso degli sponsor Raiffeisen, IMMOUnited, Uniqa e Sporteo avrebbe consentito di raddoppiare la cifra. Ma per Rangnick i soldi non sono l’unico fattore. Il suo obiettivo, secondo la stampa austriaca, è professionalizzare la federazione, la nazionale e il calcio austriaco nel suo complesso. Anche con la ÖFB, quindi, la richiesta è la stessa fatta al Milan: libertà tecnica, controllo dello staff e margine di intervento sulle strutture.
La scelta di Rangnick può incidere anche sulla panchina. Oliver Glasner resta uno dei nomi favoriti per il Milan e avrebbe già allontanato le voci legate al Feyenoord. L’idea di allenare un club del peso dei rossoneri lo attrae, anche senza Champions League. La trattativa sarebbe in stato avanzato dopo l’incontro positivo con Cardinale e Ibrahimovic. Per Glasner sarebbe pronto un biennale con opzione per il terzo anno da circa 3,5 milioni di euro a stagione. La sua posizione, però, va letta anche insieme a quella di Rangnick. I due hanno lavorato insieme al Salisburgo e si conoscono bene. Un eventuale no del ct dell’Austria non bloccherebbe automaticamente Glasner, ma potrebbe spingerlo a riflettere sul progetto rossonero.
In attacco, il nome che può tornare d’attualità è Jean-Philippe Mateta. Il francese era stato vicino al Milan già a gennaio, dopo una trattativa impostata con il Crystal Palace intorno ai 35-36 milioni di euro. L’operazione si era poi fermata per le valutazioni mediche sul ginocchio. Da allora Mateta è rimasto a Londra, ha scelto una terapia conservativa, ha saltato otto partite tra Premier e Conference ed è tornato protagonista nel finale di stagione. Ha segnato cinque goltra metà marzo e la fine dell’anno, compreso quello decisivo nella finale europea contro il Rayo Vallecano. Le prestazioni gli sono valse anche la convocazione della Francia per il Mondiale. Glasner lo conosce bene e lo avrebbe indicato come rinforzo per l’attacco. Insieme hanno vissuto una stagione storica al Crystal Palace, con la vittoria di FA Cup, Community Shield e Conference League. Il Milan ci pensa, anche perché il contratto di Mateta scade nel 2027 e il prezzo potrebbe scendere sotto la richiesta iniziale, superiore ai 30 milioni.
La concorrenza è tanta. La Juventus aveva seguito Mateta già nel mercato invernale e lo considera un’alternativa di livello a profili come Sorloth e Kolo Muani. Il Milan può provarci, ma prima deve capire chi comanderà la parte tecnica.
Il tempo del “vedremo” è scaduto. Con l’entrata in vigore delle nuove regole di recepimento della Direttiva UE sulla trasparenza salariale, il mercato del lavoro italiano ha vissuto una delle sue trasformazioni più profonde e radicali degli ultimi decenni. Il vero errore che le imprese italiane non possono commettere ora è approcciare questa scadenza come l’ennesimo “compito a casa” burocratico da smarcare, una compliance formale calata dall’alto di Bruxelles.
Perché questa normativa non chiede semplicemente di compilare report o inviare tabelle ministeriali, impone alle aziende una necessità imprescindibile e quasi culturale: guardarsi dentro, analizzare i propri dati e andare alla radice dei propri processi decisionali.
La transizione verso la trasparenza, tuttavia, rischia di mettere a nudo una faglia profonda tra la percezione della forza lavoro e l’effettiva preparazione dei datori di lavoro. Nel settembre del 2025, il Centro Studi Coverflex ha condotto un’indagine sui manager secondo la quale solo il 19% delle imprese aveva effettivamente avviato attività concrete per adeguarsi. Oltre 6 manager su 10 esprimevano un certo scetticismo verso il decreto, non credendo che sarebbe stato sufficiente a colmare concretamente il gender pay gap. Il paradosso risiede nel fatto che, nella maggior parte dei casi, le imprese non hanno gli strumenti per smentire o confermare questa percezione.
Ma non è tutto, perché dall’altra parte del tavolo, il sentiment dei dipendenti, in particolare delle donne, evidenzia una richiesta di equità ormai non più rimandabile: secondo un’indagine che abbiamo condotto a febbraio 2026, oltre l’85% delle donne ritiene che la trasparenza salariale incida direttamente sulla fiducia verso il proprio datore di lavoro e il 57,2% ha subito o sospettato una disparità salariale nel corso della propria carriera. Ci troviamo quindi in un limbo pericoloso: da un lato la richiesta di equità è ai massimi storici, dall’altro manca la materia prima: il dato per costruire una narrazione oggettiva.
Oltre la RAL: la necessità strutturale della Total Compensation
Fissare fasce retributive chiare e mappare le competenze significa ridisegnare l’intera struttura organizzativa, dall’attribuzione di ruoli e mansioni fino alla definizione delle responsabilità. In questo scenario, la RAL (Retribuzione Annua Lorda) si rivela uno strumento ormai obsoleto, non più sufficiente da solo a rispondere alle nuove esigenze di equità e attrazione dei talenti. Il mercato si muove decisamente verso una logica di Total Compensation. È qui che la governance aziendale deve cambiare pelle: la retribuzione deve essere vista come un ecosistema che include welfare, flessibilità e apprendimento continuo. Il welfare aziendale, in particolare, si trasforma da mero “accessorio” o benefit standardizzato a strumento strategico nelle mani del datore di lavoro. Diventa la leva flessibile per sanare i divari retributivi intercettati dall’analisi interna, senza impattare linearmente e in modo insostenibile sul costo azienda, e per premiare, incentivare e trattenere le persone in modo personalizzato e realmente meritocratico.
Il vero ostacolo non è tecnico, ma di impianto manageriale
Le nuove regole sulla trasparenza retributiva sollevano un velo su un limite storico del nostro tessuto imprenditoriale. Alle aziende italiane non mancano i consulenti del lavoro o i software gestionali, manca un’infrastruttura oggettiva e condivisa nelle decisioni retributive. Per troppi anni la determinazione dei salari e degli aumenti è stata guidata dall’estemporaneità, dalla reattività alle richieste del singolo o dalla pura negoziazione individuale in fase di assunzione. Questo ha stratificato iniquità interne spesso inconsapevoli. Oggi, senza criteri di classificazione professionale oggettivi, neutrali rispetto al genere e condivisi, svoltare verso la trasparenza diventa una sfida molto difficile.
Da vincolo normativo a vantaggio competitivo
Rendere trasparenti i criteri retributivi non significa banalmente “rendere pubblici gli stipendi di tutti sulla bacheca aziendale”, un timore voyeuristico che frena molti manager. Significa, al contrario, eliminare quell’asimmetria informativa che storicamente genera iniquità e alimenta la sfiducia. Le aziende che sceglieranno di subire passivamente la norma, limitandosi a una compliance di facciata, pagheranno costi indiretti altissimi in termini di reputazione, turnover e talent attraction. Al contrario, chi sceglierà di guidare questo cambiamento utilizzerà la trasparenza come un potentissimo fattore di credibilità sul mercato. Il conto alla rovescia è terminato. La parità retributiva e la trasparenza non sono più un’opzione o una dichiarazione d’intenti per i report di sostenibilità: sono il nuovo standard del fare impresa. E le organizzazioni pronte a fare questo salto culturale oggi sono quelle che scriveranno il futuro del lavoro domani.
Analisi a cura di Chiara Bassi, VP Global Public Affairs di Coverflex
Coloni violenti in Cisgiordania, arrivano nuove sanzioni
Un nuovo pacchetto coordinato congiuntamente tra Francia, Regno Unito, Canada, Australia, Nuova Zelanda e Norvegia è stato adottato per “nuove sanzioni contro i responsabili dell’intensificarsi delle attività di insediamento e della violenza in Cisgiordania”. Lo ha annunciato il ministro degli Esteri francese Jean Noel Barrot.
Londra: “Le aziende Uk cessino le attività nelle colonie israeliane in Cisgiordania”
Il governo britannico ha invitato le aziende del Paese a cessare ogni attività negli insediamenti israeliani nella Cisgiordania occupata. Lo ha annunciato la ministra degli Esteri Yvette Cooper. “Ho rafforzato le nostre linee guida sui rischi aziendali affinché siano chiare e inequivocabili: se siete cittadini britannici o aziende britanniche, non dovete svolgere alcuna attività economica o finanziaria negli insediamenti israeliani illegali”, ha dichiarato la ministra al Parlamento. “Riteniamo che i gruppi di coloni violenti non debbano trarre profitto dalle terre che hanno sottratto ai palestinesi”, ha aggiunto, affermando che le condanne di alcune di queste violenze da parte del governo israeliano “suonano vuote” in assenza di misure concrete per punirle.
Israele: “Vergognose le misure di governi stranieri contro di noi”
“Israele respinge con fermezza le vergognose misure adottate da governi stranieri contro cittadini israeliani, entità israeliane e un ministro del governo”. Lo si legge sull’account X del ministero degli Esteri israeliano in riferimento alle misure adottate da diversi Paesi occidentali nei confronti di coloni e al divieto di ingresso imposto dalla Francia al ministro delle Finanze Bezalel Smotrich. “La vera essenza di questi provvedimenti è il tentativo di imporre una posizione politica riguardo al diritto degli ebrei di vivere nella Terra d’Israele e in merito al conflitto israelo-palestinese, mascherandolo da misura contro la violenza”, scrive il ministero.
“Ciò che questi governi hanno in comune è il loro clamoroso fallimento nel contrastare l’antisemitismo dilagante nei propri Paesi. Politiche anti-israeliane del tipo adottato oggi non fanno altro che alimentare tale antisemitismo”, prosegue il ministero degli Esteri israeliano. “Sorprendentemente, questi governi hanno anche omesso di imporre sanzioni o di adottare misure contro i fenomeni che, secondo Israele, alimentano realmente la violenza: la politica dell’Autorità Palestinese di corrispondere stipendi ai terroristi (“pay-for-slay”, ovvero “pagare per uccidere”) e l’incitamento all’odio”, conclude il post.