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Vannacci che giustifica tutto col consenso? Anche Hitler aveva vinto le elezioni

11 June 2026 at 14:26

di Massimo Santantonio

Ho assistito alla partecipazione di Roberto Vannacci al programma della Gruber. Due cose in particolare mi hanno colpito.
La prima è la sua bizzarra e pericolosa definizione di “estrema destra”. Il generale sostiene che non si possa definire come tale un partito, un gruppo, che abbia consenso ampio. Cita in proposito la tedesca AFD, accreditata dai sondaggi al 30% se non vado errato. Secondo questo ragionamento, il consenso giustifica tutto: come se Hitler non fosse andato al potere vincendo le elezioni. E giustifica il fatto che, se accompagnato dal consenso, un leader possa ispirarsi apertamente al nazismo, o da noi al fascismo, del quale Vannacci è un dichiarato sostenitore. E, in caso di successo elettorale, possa conseguentemente cercare di metterne in atto i principi, pur cambiandone un secolo dopo le forme esteriori (avete mai visto La Russa indossare la camicia nera e brandire un manganello?).

È il famoso, nefasto, concetto secondo il quale Berlusconi giustificava tutti i suoi osceni tentativi di piegare la Giustizia ai suoi interessi col fatto di avere il consenso del “popolo” e di averne la certificazione attraverso la sua elezione. Stessa cosa con Salvini, che in costume da bagno invocava “pieni poteri”.

L’altro argomento che mi ha disgustato è quello riguardante i diritti delle persone con orientamento sessuale che lui giudica “anormale”. Il generale, nell’affermare che non toglierebbe alcun diritto civile quale il voto a questi suoi connazionali – bontà sua – dimentica un fatto fondamentale. La sua dichiarata omofobia, suffragata da espressioni quali “anormali” e da battute idiote come quando disse beffardo “ma che in caso di guerra ci mandiamo quelli del Gay Pride?”, è quella che definisce l’ambiente tossico nel quale spesso si trovano queste minoranze. Ambiente in cui può prosperare impunito il bullismo a scuola, la discriminazione anche all’interno della stessa famiglia, la vergogna. Con situazioni che possono anche indurre le persone più fragili a gesti estremi.

Essere fascisti vuole anche dire perpetuare queste discriminazioni, in nome del maschio virile e guerriero.

Che pena, e che disgusto per quanti – e in Italia sappiamo essere numerosissimi – stanno entusiasticamente arruolandosi nel miserabile esercito di Vannacci.

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Bergamini la trottola: dalla Lega a Forza Italia a Vannacci. “Non sono un rifiuto parlamentare”. Candiani (Lega): “Futuro nazional-personale”

11 June 2026 at 14:16

Tecnicamente un voltagabbana o un trasfugo. Un cambio di casacca, tra i tanti, ma più clamoroso di altri. E’ la storia di Davide Bergamini. Sul finire dello scorso gennaio l’annuncio del passaggio del deputato dalla Lega a Forza Italia. Virgolettati mai smentiti e riportati da varie testate erano eloquenti sulle regioni del passaggio dal partito guidato da Matteo Salvini a quello capitanato da Antonio Tajani. “Passo dalla Lega a Forza Italia per non farmi trascinare a destra da Vannacci“. Oggi spiega con altre parole: “Uscii dalla Lega per contraddizioni interne”. Contraddizioni che lo portarono nel partito più moderato della coalizione. Deputato e sindaco di un piccolo centro nel Ferrarese annunciava fiero: “La posizione estremista nelle nostre terre ora incontra un muro”. Superato il muro, Bergamini cinque mesi dopo è in Futuro Nazionale. Dunque nel partito più a destra del panorama di centrodestra all’interno del Parlamento.

Ieri sera, ospite di Ottoemezzo Roberto Vannacci, ha parlato della sua truppa parlamentare come di una “sporca dozzina” e di “rifiuti degli altri partiti“. “Io non mi sento un rifiuto parlamentare – afferma Bergamini – facente parte della sporca dozzina sì, ma un rifiuto parlamentare direi di no. E’ stato probabilmente interpretato non nel modo giusto che voleva essere trasmesso. Il ‘generale’ con la sporca dozzina porterà a casa sicuramente risultati importanti per gli italiani”. Stefano Candiani, leghista di ferro, commenta tra l’ironia e l’amarezza: “Forse si tratta di futuro nazional-personale”.

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Non chiamatela destra: quella di Vannacci è una pericolosa regressione culturale

11 June 2026 at 07:25

L’Italia ha conosciuto stagioni di odio ideologico, di slogan disumanizzanti, di semplificazioni feroci: non dovrebbe averne nostalgia. Il commento

C’è una differenza enorme tra avere idee di destra e scivolare nella barbarie del linguaggio politico. Una differenza che andrebbe difesa proprio da chi si riconosce nei valori del conservatorismo democratico. Si può essere favorevoli a politiche migratorie più severe. Si può chiedere maggiore sicurezza. Si può sostenere che l’integrazione abbia regole e limiti. Si può persino contestare alcune battaglie del movimento LGBTQ+, purché lo si faccia nel rispetto della dignità delle persone. È il sale della democrazia. È il pluralismo. È la politica.

Ma quando, nel salotto televisivo di Lilli Gruber, Roberto Vannacci arriva a evocare la deportazione dei migranti o a parlare dei diritti degli omosessuali come se fossero una sorta di favore concesso da una maggioranza magnanima, il piano cambia radicalmente.

Perché le parole hanno un peso. E alcune parole hanno una storia. “Deportazione” non è un termine neutro. Non è sinonimo di rimpatrio. Non è una formula tecnica da inserire in un programma elettorale. È una parola che richiama pagine oscure dell’Europa, l’idea che esseri umani possano essere spostati come merci indesiderate. Usarla con leggerezza significa banalizzare ciò che la nostra storia dovrebbe averci insegnato.

Allo stesso modo, sostenere che i gay abbiano “anche il diritto di guidare” non è una provocazione brillante. È la riduzione dell’uguaglianza a una caricatura. I diritti non sono una gentile concessione della maggioranza di turno. Sono il fondamento dello Stato di diritto. E valgono per tutti, anche per chi vota diversamente da noi.

LEGGI ANCHE: Futuro Nazionale, ecco le condizioni di Vannacci per votare la legge elettorale. Il testo con gli emendamenti

Il problema, allora, non è la destra. Anzi. Una destra liberale, europea, moderna dovrebbe essere la prima a prendere le distanze da questo tipo di retorica. Perché se tutto diventa ammissibile in nome della libertà di espressione, allora il confine tra il confronto politico e l’imbarbarimento del dibattito finisce per dissolversi.

L’Italia ha conosciuto stagioni di odio ideologico, di slogan disumanizzanti, di semplificazioni feroci. Non dovrebbe averne nostalgia. Non dovrebbe nemmeno flirtare con certi fantasmi. La politica dovrebbe elevare il livello della discussione, non abbassarlo. Dovrebbe indicare soluzioni, non bersagli. Dovrebbe parlare alla parte migliore del Paese, non a quella più rabbiosa.

Si può essere di destra, di sinistra o di centro. Si può sostenere il governo o combatterlo ogni giorno. Ma ci sono principi che dovrebbero restare fuori dalla contesa elettorale: il rispetto della dignità umana, il rifiuto di ogni disumanizzazione, la consapevolezza che la democrazia vive di limiti oltre che di consenso. Il punto non è censurare Vannacci. Il punto è non abituarsi. Perché la storia insegna che le idee pericolose raramente si presentano come tali. Spesso entrano nel dibattito travestite da buon senso, da provocazione, da “si dice quello che la gente pensa”. E invece no. Ci sono cose che una società matura deve avere il coraggio di respingere. Non perché siano impopolari. Ma perché sono sbagliate. E su questo non dovrebbero esistere né destra né sinistra. Solo il confine, sottilissimo ma decisivo, tra civiltà e regressione.

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Milano 2027, La Russa accelera e insiste: “Il candidato entro l’estate, Lupi sarebbe un ottimo nome”

10 June 2026 at 08:41

Il centrodestra deve smettere di alimentare il toto-nomi e individuare il prima possibile il candidato con cui tentare la conquista di Palazzo Marino nel 2027. A chiedere un’accelerazione è Ignazio La Russa, che invita la coalizione a chiudere la partita entro l’estate. “È ora di decidere”, afferma il presidente del Senato in un’intervista al Corriere della Sera. “Non possiamo permetterci di perdere altro tempo mettendo o lasciando che si mettano nomi nel frullatore. Entro l’estate un’indicazione dobbiamo darla.” Secondo La Russa, il confronto tra i partiti dovrebbe concentrarsi ormai esclusivamente sul profilo del candidato, perché l’intesa sui contenuti sarebbe già stata raggiunta. “Tenendo conto che siamo già uniti sul programma, basato su quattro temi chiave: sicurezza, urbanistica, innovazione e viabilità. Si tratta di trovare il nome giusto.”

“Non importa se politico o civico, conta la persona”

Il presidente del Senato non ritiene necessario stabilire in anticipo se il candidato debba provenire dai partiti oppure dalla società civile. Il criterio determinante, sostiene, deve essere la capacità di conquistare consenso e amministrare una città complessa come Milano. “Non esiste una categoria, esiste la persona. Se ad esempio civici come Flavio Cattaneo, Tronchetti Provera o Ruth Shammah mi dicessero che sono disponibili, direi ‘benissimo’, noi abbiamo bisogno di una persona capace, che attiri consensi, che sappia governare, che conosca il territorio, magari che abbia anche notorietà.” “Non importa l’appartenenza partitica, importa che sia la persona giusta”, aggiunge La Russa. Il candidato dovrebbe inoltre presentarsi agli elettori insieme a un primo nucleo della futura squadra di governo. “E, secondo me, dovrebbe essere accompagnato da una squadra di quattro possibili assessori già indicati prima del voto: civici (senza dover essere candidati) se sarà un politico, politici se sarà un civico. Si va assieme, in squadra.”

“Lupi? Confermo, è persona capace e nota”

Tra i nomi indicati negli ultimi mesi, La Russa torna a valorizzare quello di Maurizio Lupi, presidente di Noi Moderati ed ex assessore all’Urbanistica del Comune di Milano. “In una occasione ho detto che apprezzo Lupi, e lo confermo, è persona capace, nota, ha le caratteristiche del neo sindaco di Venezia: ha fatto il consigliere, l’assessore all’Urbanistica, in più è stato anche ministro ed è leader di un partito. Certamente lo vedrei come ottimo candidato.” Lupi dispone, nella valutazione del presidente del Senato, di un curriculum che unisce esperienza amministrativa, conoscenza della città e visibilità nazionale. Una combinazione che potrebbe renderlo competitivo nella sfida per la successione a Giuseppe Sala.

Tra i nomi anche Silvia Sardone

La Russa non limita però la rosa al leader di Noi Moderati. Tra i profili politici giudicati adeguati cita anche l’europarlamentare e vicesegretaria della Lega Silvia Sardone. “È valida anche Silvia Sardone, è donna, capace. Come sono validi pure alcuni nomi della società civile”, conclude.

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Agrigento al ballottaggio: tra richieste di arresto, centrodestra in difficoltà e accuse “stupefacenti” al candidato del campo largo

5 June 2026 at 07:09

Inchieste giudiziarie, apparentamenti sottoscritti e saltati poche ore dopo e poi attacchi al candidato del centrosinistra per una sua proposta di legge sulla cannabis quando era deputato. Ad Agrigento, la città che ha dato i natali al drammaturgo e premio Nobel Luigi Pirandello, la campagna elettorale per il ballottaggio si è trasformata non tanto nella trama di uno spettacolo teatrale quanto in quella di un film statunitense, un mix tra commedia e thriller.

La richiesta d’arresto

L’ultimo colpo di scena, a pochi giorni dal voto, è la richiesta d’arresto per il deputato regionale di Forza Italia, Riccardo Gallo. La procura di Caltanissetta lo accusa di corruzione per appalti e incarichi alla moglie e a suoi uomini di fiducia nell’ambito di un’inchiesta che riguarda il Centro per la formazione del personale del servizio sanitario (Cefpas). Una notizia che travolge come una valanga Dino Alonge – il candidato sindaco ad Agrigento di Forza Italia, Fratelli d’Italia e Mpa – ancora alle prese con la batosta elettorale del primo turno.

Gli altri big indagati

Adesso tutti i suoi principali sponsor politici – gli stessi che hanno sostenuto l’amministrazione uscente protagonista del flop e delle numerose gaffe di Agrigento Capitale della Cultura 2025 – sono alle prese con guai con la giustizia. Oltre a Gallo, infatti, anche il parlamentare nazionale di Fdi, Calogero Pisano, è indagato, ma per truffa e peculato, in un’indagine sull’uso di fondi regionali e comunali destinati a eventi culturali, mentre il deputato regionale del Mpa, Roberto Di Mauro, è coinvolto nell’inchiesta della Procura di Agrigento su un giro di tangenti nelle pubbliche forniture, compresi i lavori per la nuova rete idrica della città. Il tridente del candidato Alonge si trova pertanto azzoppato.

Centrodestra ancora diviso

Il primo tempo di questa pellicola era stato disastroso per il candidato principale del centrodestra che, per poco, ha rischiato il colpo del KO. Il responso delle urne del 24 e 25 maggio è stato molto penalizzante per lui. Le liste che lo sostenevano hanno sfiorato il 60% dei consensi, ma di questi voti lui ne ha persi per strada tanti, piazzandosi in seconda posizione. Il voto disgiunto ha toccato infatti cifre record spingendo al ballottaggio il candidato di ControCorrente, sostenuto anche da Pd e M5s, Michele Sondano. In nome della “pacificazione” della città Alonge ha così provato a ricompattare il centrodestra (Lega e Dc sostenevano un altro candidato, l’ex deputato regionale Luigi Gentile). Ma è stato inutile.

Le mosse di Alonge

Allora Alonge ha provato a chiudere un accordo con il candidato civico Giuseppe Di Rosa. Un corteggiamento durato pochissimo, così come il successivo “divorzio”. Di Rosa dopo avere attaccato duramente e per mesi i partiti che sostenevano Alonge e l’amministrazione uscente ha cambiato idea e ha chiuso un’intesa con la promessa di essere nominato vicesindaco. Un accordo, è stato spiegato, in nome di una vecchia amicizia che li legava nonostante le critiche mosse pochi giorni prima: “Anche grandi calciatori di serie A sono passati dal Milan all’Inter”, ha detto Di Rosa in conferenza stampa con un infelice parallelismo con il calciomercato. Designato nella lista di assessori di Alonge, però, pochi minuti dopo l’ex candidato civico si ritira lamentando presunti insulti ricevuti dal candidato Sodano all’interno dei corridoi del Comune. Il suo nome, comunque, sarebbe rimasto tra quelli della squadra di Alonge consegnata ufficialmente in Municipio.

Gli attacchi di Manlio Messina

Tra beghe locali ecco che arriva l’intervento “dall’esterno”. Probabilmente dai partiti che governano a Roma e a Palermo il rischio di perdere un capoluogo di provincia non è molto gradito. Così ecco arrivare in soccorso un parlamentare nazionale, il catanese Manlio Messina. Con un video sui social attacca a tutto campo Sodano, la sua giunta e il fondatore di ControCorrente, il deputato regionale ed ex iena Ismaele La Vardera che è alla prima importante prova elettorale del suo nuovo movimento. Messina ricorda che Sodano, quando era deputato, ha presentato una proposta di legge per legalizzare in Italia la cannabis e che, poco prima, aveva acquistato delle azioni di un’azienda canadese che opera nel settore della cannabis sanitaria. Quindi punta il dito contro una sorta di conflitto di interessi. Pubblica immagini create con l’intelligenza artificiale di La Vardera in una Valle dei Templi piena di piante di marijuana e parla di parenti di alcuni assessori designati da Sodano con presunti problemi con la giustizia o legami con politici democristiani.

L’ex Fdi e “l’operazione verità” annullata

Ma chi è Manlio Messina? È quel deputato nazionale, ed ex assessore regionale di Nello Musumeci, che a fine luglio del 2025 ha lasciato Fratelli d’Italia senza dare particolari motivazioni. Nell’aprile scorso ha annunciato una conferenza stampa affermando che era arrivato il momento di raccontare la verità sul suo addio al partito di Giorgia Meloni. L’attesa era alta, ma lui ci ha ripensato e ha annullato tutto: “Niente rivelazioni per non aiutare la sinistra”, dirà. Adesso eccolo riapparire, questa volta per inserirsi all’interno della campagna elettorale del ballottaggio ad Agrigento.

La replica di Sodano

Michele Sodano, che per meno di 260 voti ha sfiorato l’elezione al primo turno (in Sicilia, infatti, basta superare il 40% per essere proclamati sindaci), ha replicato punto per punto a quella che ha definito una “macchina del fango ad orologeria” portata avanti da Messina. Tra le altre cose ha ricordato che la sua proposta di legge “supportata dalla Direzione Investigativa Antimafia” prevedeva “l’autocoltivazione, ossia la possibilità di coltivare in casa” come avviene in tanti altri Stati. Una legge che, sottolinea, non avrebbe potuto quindi agevolare l’azienda canadese. “Avete provato ad intimidirci, ad aprire i nostri armadi. Se è questo quello che avete trovato, vi apriamo pure i nostri cassetti”, ha concluso. Una vittoria di Sodano rappresenterebbe un rilevante cambio politico per la Città dei Templi: gli unici sindaci eletti con alleanze trasversali, che includevano forze di centrosinistra, provenivano comunque dall’universo del centrodestra e qui hanno continuato a orbitare.

La parola agli elettori

In questo clima si arriva al voto. Lunedì si conoscerà il nome del nuovo sindaco di Agrigento. Gli elettori, al primo turno, hanno operato una sorta di rivoluzione a metà. Hanno praticato in massa il voto disgiunto ma hanno consegnato la maggioranza del consiglio comunale al centrodestra (19 consiglieri su 24): i più votati, tra l’altro, sono stati assessori uscenti e attuali consiglieri comunali, anche loro protagonisti degli ultimi cinque anni di vita amministrativa della città. Tra poco si scoprirà se il segnale dato al primo turno porterà all’elezione del primo vero sindaco di centrosinistra ad Agrigento o se il centrodestra manterrà la storica roccaforte. Non resta che guardare il finale del film.

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Vannacci: “Pozzolo? Resta nel partito”. E incalza i giornalisti: “Mi date una definizione di ubriaco?”

4 June 2026 at 19:42

Il primo evento pubblico di Roberto Vannacci a Roma è preceduto da una conferenza stampa al Salone delle Fontane dell’Eur. Alle domande dei giornalisti sul caso di Emanuele Pozzolo, il presidente di Futuro Nazionale afferma “non ho visto il video”. Parla di “un incidente automobilistico che riguarda la vita privata e che nulla ha a che vedere con l’attività politica che stiamo svolgendo”.

“Io sono un pochettino strabiliato dalla reazione che ha avuto (la vicenda, nrd) su tutte le pagine dei quotidiani”. Vannacci non gradisce essere interrotto, anche se pone domande giornalisti ai presenti. “Parla lei o parlo io”.

“Ma se lo stesso incidente fosse avvenuto ad un cardiochirurgo il giorno dopo gli sarebbe stato vietato l’ingresso in sala operatoria? Se lo stesso incidente fosse avvenuto ad un professore, di liceo o di università, il giorno dopo gli sarebbe stato proscritto l’ingresso all’aula presso la quale insegna?”.

Il leader di Futuro Nazionale prosegue con gli esempi, poi ai cronisti pone altre domande “mi date una definizione di ubriaco?”. Tutto questo per dire che “Pozzolo resta nel partito. Io non abbandono nessuno, nessuno rimane indietro di quelli che sono stati con me in mille campi di battaglia e non rimane indietro nel mio partito politico”.

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