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Stasi ai pm sul posacenere trovato in casa Poggi: “Io non fumavo, Chiara nemmeno, i genitori erano partiti. Qualcosa che non torna”

10 June 2026 at 13:54

Il 20 maggio scorso, Alberto Stasi è stato ascoltato dai magistrati della Procura di Pavia che più di un anno fa, hanno riaperto le indagini sull’omicidio di Chiara Poggi. Il 20 maggio scorso, Alberto Stasi è stato ascoltato dai magistrati della Procura di Pavia che, più di un anno fa, hanno riaperto le indagini sull’omicidio di Chiara Poggi. Nel corso dell’interrogatorio, l’ex fidanzato della vittima ha affrontato alcuni dei temi centrali della nuova inchiesta: dal rapporto con Andrea Sempio, che sostiene di non aver mai conosciuto né sentito nominare prima della rilettura degli atti, ai dubbi sullo scontrino di Vigevano e sulle telefonate ricevute da Chiara pochi giorni prima del delitto. Nel verbale trovano spazio anche i riferimenti ai video intimi della coppia, la ricostruzione della mattina del 13 agosto 2007, il mistero del muretto danneggiato all’esterno della villetta, la cosiddetta impronta 33 e persino il posacenere trovato in casa Poggi, un dettaglio che continua a sollevare interrogativi, ma che ha la sua logica spiegazione nel fatto che il papà della vittima, è un accanito fumatore e che il posacenere era semplicemente sporco.

Stasi su Sempio

Dai panni di condannato ha indossato quelli di testimone del crimine che da mesi è al centro delle cronache e dei dibattiti televisivi: il delitto di Garlasco. A colpire l’attenzione sono stavolta le parole di Stasi, sull’unico indagato che è al centro della nuova inchiesta: Andrea Sempio. Stasi ha dichiarato e ribadito di non aver neanche mai sentito il suo nome, prima che la Procura di Pavia riaprisse il caso.

Ai pm ha dichiarato: “Prima di leggere le Sit messe a disposizione dalla procura di Vigevano non sapevo che esistesse una persona che si chiamava Andrea Sempio. Questo è uno dei passaggi più interessanti dell’interrogatorio all’allora fidanzato di Chiara Poggi, assassinata il 13 agosto 2007 nella villetta di famiglia a Garlasco (mentre i genitori e il fratello erano in villeggiatura in montagna). Le immagini sono state trasmesse in esclusiva Quarta Repubblica su Rete4. Per quell’efferato delitto, l’ex studente della Bocconi sta scontando una condanna definitiva a 16 anni. Al procuratore Fabio Napoleone che gli ha chiesto apertamente se avesse mai avuto sospetti su Andrea Sempio, Alberto Stasi ha risposto con un secco e deciso: “No” e ha aggiunto: “Non l’ho Mai visto, mai sentito, confermo che prima di leggere quelle Sit non sapevo neanche esistesse”.

Lo scontrino a Vigevano

Ma Stasi non nega che c’è un tratto del nuovo indagato Sempio che aveva richiamato la sua attenzione ed ecco quale: “Mi aveva personalmente incuriosito, insospettito la questione dello scontrino, mi aveva lasciato un po’ sorpreso, perché io normalmente non conservo uno scontrino del parcheggio per anni e lo esibisco al bisogno”. Il riferimento è allo scontrino del parcheggio di Vigevano, custodito da quel giorno dalla famiglia Sempio e ritenuto negli anni un pezzo fondamentale del suo alibi.

Le ricerche di Sempio

Al centro delle domande poste a Stasi da Napoleone, ci sono documenti e scritti già acquisiti dai carabinieri del Nucleo investigativo di Milano. Tra questi, ci sono tutte le ricerche effettuate da Sempio sul caso Garlasco e sullo stesso Stasi. “Dimostrano una personalità particolare”, ha fatto notare il procuratore ad Alberto, parlando di questi documenti come di “un magma su cui dobbiamo approfondire”. Quest’attenzione di Sempio, che è un amico storico del fratello della vittima Marco Poggi, è stata definita da Napoleone come morbosa. Ma Stasi non ha cavalcato le osservazioni dell’inquirente e ha preferito prendere le distanze dal nuovo indagato: “Mai visto, mai sentito“.

Le telefonate

Ci sono poi le ormai note telefonate sospette ricevute da Chiara Poggi pochi giorni prima dell’omicidio, tra il 7 e l’8 agosto 2007, proprio da Andrea Sempio. Telefonate di cui Alberto non sapeva nulla, come ha confermato durante questo interrogatorio ai magistrati di Pavia. “Non me l’ha riferito”, è stata la replica di Stasi che ha aggiunto: “Se in quel momento l’avesse reputato importante magari me l’avrebbe detto. Non saprei dire, dare un motivo del perché”. Alla domanda se Chiara gli avesse mai parlato di Andrea Sempio, l’ex bocconiano ha confermato quanto già detto: “No, no…”. Nessun accenno, nessun sospetto condiviso, nessun riferimento a presenze considerate anomale nella cerchia degli amici del fratello.

Le avances e il video intimo

Nel corso del verbale sono emersi anche i dettagli della loro sfera intima, della vita di coppia. Stasi ha ricordato agli inquirenti che Chiara gli aveva invece parlato delle avances di un collega, di cui la ragazza parlò anche alle sue cugine, e gemelle Cappa. Gli inquirenti hanno chiesto a Stasi dei video intimi tra lui e Chiara, di cui si è tornati a discutere dopo alcune intercettazioni attribuite a Sempio. Napoleone ha chiesto a Stasi se fosse al corrente se questi video fossero stati diffusi o meno, all’epoca dei fatti. “Che io sappia no, a distanza di tanto tempo direi di no”, è stata la risposta di Stasi. Alberto ricorda però di un accadimento preciso, nei giorni successivi al delitto. Ecco quanto ha ricordato davanti ai pm: “Marco (Poggi, ndr), durante una visita in casa ancora ad agosto 2007, prendendomi quasi da parte mi chiese se era vero che c’erano dei video sessuali, diciamo così, tra me e Chiara. Credo perché in quei giorni erano uscite forse delle notizie sul punto”. Secondo Stasi, però, Chiara non aveva mai mostrato preoccupazione che qualcuno potesse aver scoperto quei filmati.

Le parole di Marco Poggi

La sua testimonianza si incrocia a quella del fratello della vittima che ha negato di aver visto i video prima del delitto e ritiene che nonostante sia per lui assurda, l’unica ipotesi plausibile (per spiegare i soliloqui di Sempio) è che l’amico potesse avergli rubato la chiavetta per vederli, nonostante tutto questo gli sembri “folle”. Come ha risposto a queste ipotesi Andrea Sempio? Ha dichiarato più volte di non aver mai frequentato Chiara Poggi e di considerare incomprensibile il movente sessuale. Il suo soliloquio, intercettato in auto, sarebbe stato lo sfogo e lo scimmiottamento di alcune trasmissioni sul caso che lo vede indagato.

La ricostruzione di Stasi

I magistrati di Pavia hanno chiesto a Stasi anche del giorno stesso del delitto, ricostruendo quanto avvenne la mattina del 13 agosto 2007, quando Stasi giunse nella villetta di via Pascoli trovando la porta di casa semiaperta. Una casa tranquilla, ordinata e avvolta dal silenzio e dal caldo di Ferragosto. Ma l’ordine del piano terra, di cucina e soggiorno era stato già bruscamente ribaltato dal caos, sulla scala che conduceva verso il seminterrato, dove è stato trovato il corpo di Chiara Poggi, riverso sugli ultimi gradini. Ed ecco un altro frammento significativo di quel giorno: “Ricordo che non ho acceso nessun interruttore”, ha detto Stasi. “Però poi mi hanno detto che una luce era accesa perché hanno detto che gli operatori del 118 non avevano azionato interruttori, quindi evidentemente una, forse quella delle scale, era già stata accesa”.

Le motivazioni dei giudici

Questa sua ricostruzione però, fu considerata “incongrua, illogica e falsa” dai giudici dell’epoca che lo hanno condannato e dalla Cassazione. I giudici contestarono a Stasi che non era possibile che l’avesse vista già “a terra bianca in volto” quando era già coperta di sangue. Né che potesse aver attraversato il piano terra della villetta senza calpestare il sangue caduto sul pavimento dal punto in cui la vittima fu aggredita fino al trascinamento verso la tavernetta dove venne poi ritrovata. Dalle motivazioni della sentenza di condanna si legge: “Le modalità di rinvenimento del corpo di Chiara sono assimilabili a quelle dell’aggressore, non dello scopritore. Poi non sono state ritrovate tracce ematiche né sulle sue scarpe, né sui tappetini della sua auto”.

Il muretto rotto

Ma c’è un dettaglio della scena del crimine che neanche Stasi si spiega: ed è il pezzetto del muretto di cinta rotto, nel punto esatto in cui lui ha scavalcato per entrare nella villa. Stasi conferma di non averlo rotto lui e aggiunge ai pm che “i carabinieri, credo, abbiano detto di non averlo rotto loro, anche i genitori avevano detto che alla loro partenza il muro era intatto. Secondo me, lì… cioè, qualcuno può avere anche scavalcato” ha spiegato. E infine nel verbale, ultimo ma non per importanza, c’è un elemento diventato centrale nel dibattito sulle nuove indagini sul caso: la cosiddetta impronta 33. Quando il procuratore gli ha mostrato le immagini della traccia palmare impressa sulla parete destra a ridosso della scala che porta alla cantina dei Poggi, Stasi ha sospirato: “Avessimo avuto questo dato, nel 2007…”.

Napoleone ha confermato a Stasi il peso fondamentale di questa traccia legata al cosiddetto indizio biologico, sottolineando che “non è importante solo il fatto che ci sia quello di Sempio”, ma anche l’assenza di tracce riconducibili allo stesso Stasi sulla scena del crimine. Nella dinamica del delitto così come cristallizzata nelle sentenze, l’assassino difatti non fece i gradini ma lanciò il corpo di Chiara. Un’altra anomalia sottolineata da Stasi è la cenere ritrovata quel giorno nel posacenere di casa Poggi. Ha dichiarato Stasi ai Pm: “Io non fumavo, Chiara nemmeno, i genitori erano partiti da una settimana. C’è qualcosa che non torna. Ma non so darmi una risposta”. Il posacenere di metallo, come accertato durante le indagini, presentava una piccola quantità di cenere compatibile con la presenza in casa di un accanito fumatore, il papà di Chiara Poggi.

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Garlasco, Stasi-Sempio-mister X: il rebus del (giusto) lavandino. Garofano e le foto col Luminol

10 June 2026 at 06:24

Il delitto di Garlasco resta un mistero di difficile lettura. Togliere Alberto Stasi dalla scena del crimine e collocarci al suo posto Andrea Sempio, porta a uno stravolgimento della dinamica del delitto. Ma la Procura di Pavia lavora su questi elementi, per i pm non è stato il fidanzato di Chiara a uccidere la sua ragazza ma l’amico del fratello, in seguito a un approccio sessuale rifiutato. Ma le prove in mano agli inquirenti a carico di Sempio non sono schiaccianti, accertato il presunto movente mancano però riscontri concreti. Anche ricostruendo la possibile dinamica del delitto restano molti dubbi e soprattutto ci sono fatti apparentemente inspiegabili. I legali dell’indagato sono certi di aver fornito tutte le perizie necessarie per smontare ogni accusa a carico di Sempio: dai soliloqui, al Dna sotto le unghie, fino all’impronta 33. Ma Cataliotti, uno degli avvocati dell’indagato, si è concentrato in particolare sulla “prova regina”. “Dimostreremo che le tracce di scarpe lasciate dal killer non sono compatibili con Sempio, questo sarà l’elemento che metterà la parola fine all’eventuale processo”.

Su quelle tracce di scarpe si era concentrato ai tempi anche l’ex comandate del Ris, il generale Luciano Garofano. In particolare, stando alle foto scattate dopo il trattamento col Luminol, sarebbe emerso che il killer si sarebbe lavato in bagno e non in cucina, come invece sostiene l’accusa. Un dato importante, visto che in quella stanza non ci sono tracce di Sempio. Per dimostrarlo, l’ex consulente della difesa di Andrea Sempio ha pubblicato le foto inedite scattate dai Ris nell’abitazione dei Poggi durante il sopralluogo della sua squadra nell’agosto 2007.

Provando a ricostruire i movimenti del killer e collocando solo Andrea Sempio sulla scena, il quadro che emerge è pieno di incongruenze oggettive. Il killer sarebbe entrato di nascosto in casa, probabilmente dopo un appostamento in giardino e forse anche “rompendo il muretto” di recinzione della villetta dei Poggi, come sostiene Stasi. A quel punto avrebbe aggredito Chiara in almeno tre punti della casa: divano, zona telefono e scale che portano alla cantina. La vittima si sarebbe difesa “15-20 minuti di scontro”, in base alla perizia della dottoressa Cattaneo. La presunta arma del delitto sarebbe stata un martello, presumibile che il killer si sia sporcato parecchio del sangue della vittima, se non anche ferito. Dopo l’omicidio quindi avrebbe avuto la necessità di lavarsi. Qui però qualcosa non torna.

La logica porterebbe a pensare al bagno, ma gli inquirenti credono invece che il killer si sia lavato nel lavabo della cucina (che non sarebbe mai stato analizzato). Ma proprio attraverso le foto scattate in cucina, Garofano fa notare che “nell’area sotto il lavandino della cucina non vi è alcuna traccia di scarpe insanguinate“. Le impronte, piuttosto, “si interrompono in corrispondenza del tavolo”. Alla luce di questi elementi Garofano, ex consulente di Sempio, sostiene che sia “logicamente improbabile” che, data la quantità di sangue riscontrata sulla scena del delitto, “l’assassino sia riuscito a raggiungere il lavandino senza lasciare nessuna traccia sul pavimento”.

Altro mistero poi, la fuga del killer. La nuova ipotesi porta a pensare che Sempio, secondo l’accusa, potrebbe essersi mosso a piedi attraverso i campi. La casa di sua nonna, dove effettivamente è stato quella mattina del 13 agosto 2007, dista infatti solo 500 metri. Sempio però, stando alle dichiarazioni della madre, sarebbe tornato a casa “con gli stessi vestiti che indossava al mattino e puliti“. Questo omicidio resta un mistero, troppe le cose che non tornano.

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Parla la mamma di Alberto Stasi: “Quando tornerà a casa, da innocente o da colpevole, penso che andremo al cimitero da Chiara Poggi”

7 June 2026 at 10:22

La prima cosa che faremo insieme io e Alberto? Penso che andremo al cimitero da Chiara”. Ha parlato in rarissime occasioni Elisabetta Ligabò, la mamma di Alberto Stasi, e torna a farlo proprio pochi giorni dopo l’intervista concessa da Marco Poggi a Quarto Grado. Quasi fosse parte di una “instancabile battaglia mediatica”, come fa notare Selvaggia Lucarelli, secondo la quale “si sta cercando di capovolgere la narrazione su questa vicenda”. Se fino ad ora la madre di Stasi aveva deciso di vivere lontana dai riflettori la vicenda giudiziaria del figlio, oggi parla a Repubblica e racconta come ha vissuto l’ultimo anno ammettendo di essere fiduciosa rispetto al lavoro di “questi nuovi inquirenti e investigatori”.

CASO GARLASCO, PARLA LA MAMMA DI ALBERTO STASI

L’intervista parte dai nuovi indizi a carico dell’indagato Andrea Sempio, che Elisabetta Ligabò definisce “elementi forti”, tanto da spingerla a dire: “Sì, a questo punto, certo che ci credo! Spero fin dal 2007. Non potevo accettare quello che stava succedendo ad Alberto. L’ho sempre detto: se solo avessimo avuto, sia io sia mio marito, il minimo sospetto che fosse stato lui, io personalmente lo avrei preso e portato dai carabinieri”. La madre di Stasi ammette che “dopo la condanna del 2014 la fiducia nella giustizia è venuta a traballare” ma che “questa Procura ha lavorato in modo eccellente”. E a quelli che attaccano la Procura, replica tranchant: “Evidentemente non vogliono che si venga a sapere come sono andate le cose”.

LA VITA A GARLASCO E L’OPINIONE PUBBLICA SU STASI

Poi l’intervista si sposta su un piano più personale, a cominciare dalla vita a Garlasco, rivelando di non avere mai sentito uno sguardo addosso: “O, quanto meno, non li ho notati. Nessuno dei nostri amici si è allontanato o ha avuto sospetti. Io ho sempre fatto la mia vita tranquilla, preferisco stare in casa e non andare in giro. Ho dovuto occuparmi anche del negozio per sei anni, insieme ai due dipendenti, da quando è venuto a mancare mio marito”. Poi confessa che le cose oggi sono diverse, come se l’opinione pubblica avesse “cambiato idea” sul figlio: “Ho sempre avuto persone vicino a darmi conforto nei momenti difficili. Ma ho notato questo cambiamento, ho trovato molta solidarietà nelle piccole cose di tutti i giorni, quando esco in paese per le mie commissioni. Incontro persone che mi fermano e mi dicono: la posso abbracciare?”. E racconta di un episodio accaduto tre giorni fa, quando è andata in Comune per rinnovare la carta d’identità: “Una persona mai vista mi ha guardato e poi mi ha detto: forza, vedrà che questa volta ce la facciamo. Sono cose che aiutano ad andare avanti”.

IL RAPPORTO CON IL FIGLIO ALBERTO

Ma che rapporto hanno lei e il figlio Alberto? “Ci siamo dati forza l’uno con l’altra. Forse Alberto ne ha data più a me, anche se non era fisicamente presente”, ammette la Ligabò, che parla anche della morte del marito come di un momento molto doloro per loro. Oggi lei e Stasi hanno la possibilità di vedersi e di tornare a frequentarsi di più: “Vuol dire molto. Ma no, il rapporto non è cambiato, e lui è sempre lo stesso. Certo che la vita ci ha messo a dura prova”. A domanda diretta sulla prima cosa che faranno assieme quando Stasi tornerà a casa (“da innocente o colpevole”) a risposta è spiazzante: “Siamo già andati sulla tomba di mio marito Nicola, la prima volta che mio figlio ha avuto permesso di muoversi. Penso che andremo al cimitero da Chiara”.

IL RICORDO DI CHIARA POGGI

A proposito di Chiara Poggi, invece, che ricordo ha? “Veniva a casa nostra, anche se non spessissimo. E poi in quella al mare, quando andavano insieme. Erano due ragazzi stupendi. Mi rimane il suo sorriso: sorrideva sempre”. L’ultima volta che l’ha vista è stata nel luglio 2007, quando Stasi era già partito per Londra: “Chiara venne a prendere dei vestiti da portar su. Aveva una gonnellina rossa e una maglietta bianca. Sorridente, felice di andare a trovare Alberto. Comunque, Chiara è sempre nei miei pensieri e nelle mie preghiere. E so che lei da lassù ci sta proteggendo”. Un messaggio per la famiglia Poggi? “Preferisco di no”, risponde la donna. Nessuna parola neppure per Sempio e la famiglia. Ma, credendo all’innocenza del figlio, si sbilancia immaginando l’eventualità che il responsabile dell’omicidio sia rimasto libero per vent’anni: “Mi auguro che abbia vissuto male tutto questo tempo, se possiede una coscienza. Non sono una persona che augura il male agli altri, ma spero che non abbia trovato serenità”.

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Garlasco, parla Marco Poggi: cantina, montagna, video intimo e Sempio. Le verità nascoste

5 June 2026 at 06:16

Il delitto di Garlasco resta avvolto nel più profondo mistero. A distanza di quasi 19 anni dalla brutale morte di Chiara Poggi, infatti, non c’è nessuna certezza su chi sia il killer. Alberto Stasi, l’unico condannato in via definitiva per l’omicidio, va verso la revisione del processo. La nuova perizia della dottoressa Cattaneo lo colloca fuori dalla scena del crimine. Salterebbero quindi tutti quegli elementi chiave che hanno portato alla sua condanna: dalle impronte delle scarpe Frau 42 al Dna di Chiara sui pedali della bici, fino alle tracce sul dispenser del sapone in bagno. Ma quindi chi ha ucciso Chiara? Per i pm il colpevole è Andrea Sempio, l’amico del fratello della vittima. La tesi accusatoria è quella di un approccio sessuale respinto da parte della vittima che avrebbe scatenato la sua ira. Ma di prove concrete c’è poco: dai soliloqui, al Dna sotto le unghie di Chiara, all’impronta 33, fino alla presunta visione di un video intimo di Chiara e Alberto.

Proprio quest’ultimo punto sarà uno dei temi caldo dell’intervista concessa per la prima volta dal 2007 da Marco Poggi a un programma televisivo. Questa sera a Quarto Grado su Rete4, il fratello della vittima parlerà di tutto e racconterà la sua verità, fin qui nascosta, davanti alle telecamere. Qualche segreto lo aveva già svelato l’ex comandante dei carabinieri Gennaro Cassese, il primo a entrare nella villetta dei Poggi dopo l’omicidio. Cassese ha svelato un dettaglio sull’interrogatorio di Marco Poggi. Al fratello di Chiara venne fatta la domanda sul video intimo e lui ne ammise l’esistenza. “Mi disse – spiega Cassese – che ne parlò un giorno al cimitero con Alberto Stasi. Il fratello voleva un ricordo di Chiara e chiese ad Alberto di togliere le parti intime e salvargli una copia. Ma Stasi – continua Cassese – fu netto – gli disse che non era possibile”.

Marco Poggi racconterà anche altri dettagli, come le abitudini di lui Sempio e gli altri amici quando erano a casa Poggi. Dalle discese in cantina per recuperare i giochi, all’uso del computer di Chiara. Ma parlerà anche della montagna, chiarendo se fosse realmente con i suoi lontano da Garlasco quel drammatico 13 agosto 2007. Poi c’è quel rapporto mai interrotto con Andrea Sempio, nonostante le pesanti accuse a carico del suo amico, una questione mai totalmente chiarita. “Si è giocato per un anno sulla morte e sulla vita di Chiara”, è una delle dichiarazioni di Marco. “Le cose che mi hanno ferito di più alla fine sono quelle un po’ che riguardano Chiara e il voler rovinare il suo ricordo“, queste le sue prime parole in tv.

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Garlasco, 21 punti per accusare Sempio. Bruzzone: “Non c’è niente”. Marco Poggi, la verità sulla montagna

4 June 2026 at 06:08

Il giallo di Garlasco si fa sempre più intricato. Dopo quasi 19 anni, infatti, non c’è nessuna certezza sul killer di Chiara Poggi. Alberto Stasi rischia addirittura una revisione del processo, in base alla nuova perizia non era neanche presente sulla scena. Totalmente ribaltata (per l’ennesima volta) la dinamica del delitto. I pm collocano solo Andrea Sempio nella villetta dei Poggi in quel drammatico 13 agosto 2007. Gli inquirenti sostengono di aver individuato 21 punti per accusare Sempio, quattro di questi sarebbero legati al movente, il presunto approccio sessuale rifiutato da Chiara. Ma di concreto nei confronti dell’indagato c’è proprio poco: i soliloqui, il Dna sotto le unghie appartenente al suo ceppo familiare e l’impronta 33. Oltre al famoso video intimo di Alberto e Chiara, di cui sarebbe venuto in possesso e che avrebbe scatenato tutto questo, ma senza riscontri reali.

Sulla questione interviene la criminologa Roberta Bruzzone: “Credo che questo sia stato l’esito di questa nuova strategia nel tentativo di scagionare Alberto Stasi. Non ce lo nascondiamo, – dice Bruzzone a La Vita in Diretta – questa è un’inchiesta in cui a livello di elementi oggettivi a carico di Sempio c’è il nulla, sottovuoto spinto, e voglio essere generosa. Se ci attacchiamo a frasi interpretabili, a parole più o meno udibili, a seconda di chi le ascolta, addirittura parole che compaiono e scompaiono a seconda dell’accertamento, a un movente sessuale che è tutto tranne che qualcosa di consolidato. C’è una richiesta di consulenza psichiatrica che arriva dopo l’emissione dell’articolo 415 bis, che di fatto sancisce la chiusura dell’inchiesta, io non l’ho mai visto in 30 anni di attività”.

Ma per la prima volta parlerà anche davanti alle telecamere Marco Poggi, il fratello della vittima racconterà tutta la sua verità a Quarto Grado. L’annuncio arriva direttamente da Gianluigi Nuzzi: “Per venerdì la redazione firma un’esclusiva pazzesca. Su Marco tante nuvole, tante fake news e lui racconterà il suo rapporto con Andrea Sempio: cosa è successo quel giorno, era davvero in montagna?“. Novità anche sull’altra inchiesta parallela, quella relativa alla presunta corruzione di cui è accusato l’ex procuratore Mario Venditti, relativa al biglietto scritto dal padre di Sempio e trovato a casa dei genitori dell’indagato. Si va verso l’archiviazione. Non sarebbe emerso alcun elemento tale da avvalorare l’ipotesi di corruzione a suo carico. Ma sarebbero emersi elementi – lo riporta il Tg1 – che aggravano le posizioni di alcuni avvocati e carabinieri.

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