Normal view

Musk brinda alla scalata a Montepaschi. "Intesa e Unipol sono le migliori d'Italia"

Alla vigilia dell'Ipo di SpaceX prevista per questo venerdì, Elon Musk (in foto) brinda all'offerta lanciata da Intesa Sanpaolo su Mps al fianco di Unipol. Andrea Stroppa, il referente di Elon Musk in Italia, ieri ha postato un messaggio su X: "Intesa Sanpaolo e Unipol sono le migliori in Italia. Entrambe hanno investito in X e SpaceX che si quota in Borsa venerdì e faranno molti soldi. Antitesi il pubblico, come Cassa Depositi e Prestiti, incapace di investire nel futuro come stanno facendo i migliori fondi sovrani".

La benedizione dell'operazione messa in piedi da Carlo Messina e Carlo Cimbri non è casuale. Nell'autunno del 2023 Intesa Sanpaolo aveva puntato sulla space economy investendo - senza rivelare quanto - in SpaceX, un player recitava il comunicato dell'epoca "che ha dimostrato una visione d'avanguardia del prossimo futuro". Unipol aveva invece puntato una fiche a ottobre 2022 su Twitter, oggi chiamato X, partecipando, quale unico soggetto italiano, al club di investitori internazionali che hanno affiancato Musk nell'acquisizione del social network. Non solo. Nel maggio del 2023 la stessa compagnia bolognese era inoltre intervenuta a sostegno delle comunità coinvolte nelle alluvioni che avevano colpito l'Emilia Romagna e con la collaborazione di Musk, aveva reso disponibili i terminali Starlink per consentire ai soccorritori, ai servizi essenziali e strategici (ad esempio gli ospedali) e alla popolazione di avere accesso alla rete Internet. SpaceX aveva orientato i suoi satelliti, concentrandoli in modo da dare priorità alla regione emiliana.

A marzo 2025, alla presentazione del nuovo piano industriale del gruppo assicurativo bolognese, aveva detto che l'investimento non era "né aumentato né diminuito, è quello che abbiamo fatto in sede di acquisizione di Twitter" scommettendo sulla frontiera tecnologica. Ora X è stata incorporata in xAI, che a sua volta condivide parte dell'ecosistema imprenditoriale di Musk. E lunedì, durante la conferenza stampa di presentazione dell'operazione con Intesa Sanpaolo su Mps, Cimbri ha dichiarato che l'investimento, in virtù della prossima Ipo del colosso spaziale del miliardario sudafricano, potrebbe valere oggi 280 milioni: in pratica, una plusvalenza teorica di 180 milioni.

L'azienda basata in Texas offre circa 555,6 milioni di azioni a 135 dollari ciascuna e potrebbe essere valutata oltre 2.000 miliardi di dollari perché molti investitori non la considerano solo una società di esplorazione spaziale, ma piuttosto un fornitore di infrastrutture potenzialmente indispensabile per la futura espansione dell'intelligenza artificiale, attraverso le comunicazioni satellitari, la connettività globale e la capacità di trasferimento dati. L'inserimento di SpaceX nel Nasdaq è atteso per il 7 luglio, circa 15 sedute di mercato dopo l'Ipo. Nel frattempo, proprio ieri, OpenAI ha presentato in via riservata la documentazione per la quotazione in Borsa alla Sec (la Consob americana), unendosi al gruppo delle aziende, come Anthropic, che si apprestano a quotarsi.

Nuova fiammata per petrolio e prezzi dell'energia

Il cessate il fuoco dura solo finché una delle due parti non cambia idea e decide di attaccare. Così, mentre Teheran manda missili su Israele e Netanyahu risponde, salta il cessate il fuoco entrato in vigore lo scorso 8 aprile, scuotendo terra, cielo e mercati.

Mentre i missili tornano a passare sui Paesi del Golfo, i prezzi dell'energia vanno incontro a una nuova fiammata. Dopo un periodo di calma, con i prezzi del petrolio che erano scesi stabilmente intorno ai 90 dollari al barile, ieri i prezzi sono tornati a scaldarsi. I principali contratti sul greggio mondiale, il Brent del Mare del Nord e il West Texas Intermediate, hanno entrambi guadagnato oltre il 5% durante le contrattazioni asiatiche - che ieri sono affondate sulla scia del crollo dell'intelligenza artificiale che venerdì ha colpito gli Stati Uniti - e si sono nuovamente avvicinati ai 100 dollari al barile prima di registrare un calo. Alle 20 italiane, infatti, sia il Brent che il Wti erano tornate più vicine ai livelli dei giorni precedenti valendo, rispettivamente, 94,4 (+1,3%) euro al barile e 91,4 (+1,0%).

A chiusura di giornata, il Ttf di Amsterdam ha toccato i 50,16 euro per megawattora con una crescita giornaliera di oltre il 3,4%. Con questo nuovo balzo, il gas liquefatto olandese ha visto il suo prezzo aumentare del 13,6% in soli tre mesi.

E così, mentre la tregua si sgretola sul campo, petrolio e gas tornano a ricordare quanto i mercati restino sensibili a ogni scossa nel Medioriente, nonostante la promessa di tregue e pace.

Hotel, miniere e voli: fuga delle aziende straniere. Cuba al collasso senza scorte di cibo e medicine

L'economia di Cuba ormai al collasso riceve l'ennesimo durissimo colpo: dai giganti globali dei pagamenti elettronici agli operatori alberghieri, le aziende straniere stanno abbandonando l'isola, sempre più in crisi tra carenza di carburante, inflazione alle stelle e crollo del turismo. Il tutto mentre l'amministrazione di Donald Trump intensifica la pressione su L'Avana.

Come riporta il Wall Street Journal, secondo la Banca Centrale di Cuba a partire da sabato sono sospese le transazioni di Mastercard e Visa effettuate da visitatori stranieri non statunitensi (agli americani era già vietato utilizzare le proprie carte). Anche i colossi alberghieri si ritirano dal Paese caraibico a causa delle difficoltà energetiche e del calo della domanda: gli spagnoli Iberostar e Meliá hanno annunciato la rinuncia alla gestione di oltre una decina di hotel ciascuno, e la canadese Royalton Hotels & Resorts ha cessato le attività. Vi è incertezza pure sul futuro di Sherritt International, un'importante società mineraria canadese, che sta riconsiderando la propria presenza. Tra i più importanti investitori stranieri a Cuba, l'ex amministratore delegato della società era soprannominato "il capitalista preferito" di Fidel Castro, ma il mese scorso, Sherritt ha dichiarato di voler sospendere le operazioni e rimpatriare il personale.

L'esodo delle aziende straniere segue la cancellazione dei voli da parte di diverse grandi compagnie aeree, dovuta alla carenza di carburante. Air Canada, ad esempio, ha annunciato la sospensione a tempo indeterminato dei voli per l'isola: la compagnia di bandiera di Ottawa a febbraio aveva già comunicato uno stop fino a novembre, ma "data la persistente incertezza politica ed economica", ha deciso di estendere il fermo. Per decenni le aziende straniere hanno accettato i rischi legati all'operatività a Cuba, cercando di inserirsi nei settori del turismo e dell'industria mineraria nonostante il perdurante embargo statunitense, portando valuta pregiata e competenze imprenditoriali di cui il Paese aveva estremo bisogno. Oggi, invece, molte di esse ritengono che i rischi superino i vantaggi, trovandosi ad affrontare sia un collasso economico sempre più grave, sia un'amministrazione Trump decisa a inasprire la pressione.

A maggio, ad esempio, il presidente Usa firmato un ordine esecutivo contro Gaesa, il conglomerato di proprietà dell'esercito cubano, che controlla almeno il 40% dell'economia, inclusi numerosi hotel gestiti in partnership con società straniere, come le catene che ora stanno abbandonando l'isola o riducendo la propria presenza. Inoltre, l'embargo sul carburante ha lasciato Cuba senza gasolio per i generatori utilizzati per sostenere la rete elettrica, con conseguenti interruzioni di corrente fino a 22 ore al giorno e carenza di acqua potabile. E con i trasporti praticamente fermi, il Paese sta anche esaurendo le scorte di cibo e medicine, diventando dipendente dagli aiuti umanitari. Per Ricardo Torres, economista cubano dell'American University di Washington, "siamo a un punto di svolta, un duro colpo per un'economia già indebolita".

Meloni al 52%, Schlein al 19%, Conte e Vannacci all’8%: le “quote” sul futuro premier per gli scommettitori online

6 June 2026 at 07:57

Chi sarà il prossimo presidente del Consiglio? Il 52% dice Giorgia Meloni: per oltre metà la leader di Fratelli d’Italia rivincerà alle prossime elezioni. Impressionante la crescita dei consensi su Roberto Vannacci (all’8%, ma nei giorni scorsi aveva superato il 10) che “vale” quasi metà delle chance di Elly Schlein (19%), tanto quanto Giuseppe Conte e insegue Silvia Salis (12%) dopo averla battuta nei giorni scorsi, la stessa Salis che solo pochi giorni fa però a sua volta aveva superato la segretaria del Pd. Le indicazioni oscillano continuamente. Un sondaggio? No, parola dei prediction market di Polymarket, una sorta di mercato digitale a metà tra la finanza e le scommesse. Non si tratta di singoli scommettitori, si badi bene, ma di puntate. E cambiare i “pronostici” costerebbe poche migliaia di euro.

Le previsioni sono dunque estremamente volatili, ma anche manipolabili per creare l’effetto bandwagon, cioè attrarre il consenso degli indecisi che sono propensi a saltare sul carro del possibile vincitore. E ci sono stati già casi celebri. È uno dei motivi per i quali in Italia è vietato scommettere sulla politica e i risultati elettorali. Ma all’estero no.

I prediction market (o mercati predittivi) sono piattaforme di scambio online in cui gli utenti acquistano e vendono contratti basati sul verificarsi di eventi futuri reali. Funzionano convertendo la probabilità di un evento (politico, economico, geopolitico o di costume) in un prezzo di mercato regolato dalla legge della domanda e dell’offerta. Questi mercati si basano sul principio della “saggezza della folla”: l’aggregazione delle scommesse finanziarie di migliaia di individui genera previsioni spesso più accurate dei sondaggi tradizionali o dei singoli esperti.

Il funzionamento di un prediction market è strutturato su contratti standardizzati. Ogni mercato si apre con un quesito verificabile che prevede una risposta netta (“Il candidato X vincerà le elezioni?” oppure “Il traffico nello Stretto di Hormuz tornerà alla normalità entro fine giugno?”). Gli utenti acquistano quote a favore del “sì”o del “no”. Il valore finale del contratto a evento concluso è tipicamente fissato a 1 dollaro per la risposta corretta e a zero per quella errata. Se una quota del “sì” viene scambiata a 0,6 dollari, significa che il mercato attribuisce al verificarsi di quell’evento una probabilità del 60%. Chi ha comprato il “sì” a 0,6 incasserà 1 in caso di vittoria (guadagnando 0,4) o perderà l’intero investimento se l’evento non si verifica.

A differenza delle scommesse tradizionali, dove le quote sono fissate unilateralmente dal banco, nei prediction market il prezzo nasce dall’incontro tra domanda e offerta su basi peer-to-peer. Molte di queste piattaforme, come Polymarket, sono decentralizzate e basate su blockchain, mentre altre come Kalshi sono regolate e operano negli Stati Uniti offrendo contratti su economia e politica. La forza di questi strumenti risiede nella loro reattività in tempo reale: i prezzi oscillano istantaneamente durante dibattiti o eventi geopolitici, spesso anticipando i risultati elettorali con precisione maggiore rispetto ai sondaggi demoscopici.

Mentre nel Regno Unito scommettere sul prossimo Primo Ministro è una tradizione consolidata ed è possibile farlo su bookmaker come William Hill, in Italia è vietato scommettere sulle elezioni nazionali. Questo divieto è radicato nel Codice penale e blindato dall’Agenzia delle dogane e dei monopoli (Adm). Sono tre le ragioni politiche e giuridiche di questo orientamento. Innanzitutto la tutela della democrazia: si teme che le scommesse possano incentivare il voto di scambio o la manipolazione dell’opinione pubblica. In secondo luogo, le norme sulla par condicio: le fluttuazioni delle quote agirebbero come un “sondaggio clandestino continuo” nei 15 giorni precedenti il voto, periodo in cui i sondaggi sono vietati. Infine, il rischio di insider trading politico: politici o funzionari potrebbero usare informazioni riservate per scommettere, alterando l’integrità del mercato. Un rischio che di recente si è già verificato: militari Usa e israeliani sono stati arrestati per aver puntato sulle date dell’attacco al Venezuela e all’Iran grazie a informazioni riservate in loro possesso. Per queste ragioni, l’Adm ha inserito siti come Polymarket in una blacklist, rendendoli inaccessibili dall’Italia se non tramite sistemi di anonimizzazione degli indirizzi web.

All’estero, però, il rapporto tra prediction market e politica è già entrato di prepotenza sotto la lente dell’opinione pubblica e dei media. Durante le scorse elezioni presidenziali statunitensi Polymarket è stato scosso da un trader francese noto come “Théo”, che ha scommesso oltre 70 milioni di dollari sulla vittoria di Donald Trump. Théo ha iniettato progressivamente oltre 70 milioni di dollari in scommesse pro-Trump, puntando non solo sulla vittoria dell’Election College ma anche sul voto popolare, e le ha suddivise tra 11 account coordinati. Inizialmente, media e regolatori hanno gridato alla manipolazione elettorale, temendo un tentativo artificiale di creare l’effetto carrozzone. Tuttavia, le indagini di Polymarket che hanno portato all’individuazione di “Théo” e le sue successive interviste rilasciate al Wall Street Journal e a The Free Press hanno smentito l’ipotesi della manipolazione geopolitica. Secondo “Théo” si è trattato di puro calcolo finanziario, non per ingannare il pubblico ma per evitare lo “slippage“, ovvero l’aumento istantaneo del prezzo causato da un unico ordine massiccio. Il trader aveva commissionato sondaggi privati basati sul metodo dei “vicini di casa” ed era convinto che i poll ufficiali sottostimassero Trump. La sua scommessa si è rivelata corretta, portandogli un profitto netto di circa 85 milioni di dollari e dimostrando l’efficienza predittiva del mercato.

Ammesso che qualcuno volesse fare la stessa cosa sul mercato di Polymarket sul “prossimo presidente del Consiglio italiano”, le cifre in gioco però sarebbero ben più modeste. Il mercato è attualmente molto illiquido, con volumi che si aggirano tra i 25 e i 150mila dollari, assai ridotti rispetto a quelli americani. Proprio questa caratteristica lo rende però facilmente manipolabile da chiunque — esponenti politici o agenzie di comunicazione — volesse generare propaganda o “fake news”.

Modificare artificialmente le quote per rafforzare la favorita, portando Meloni dal 54% al 75%, costerebbe tra i 5mila e i 10mila dollari. L’algoritmo alzerebbe la quota in pochi secondi a causa della scarsità di contratti disponibili. Per ribaltare il mercato, portare uno sfidante come Schlein o Vannacci in testa richiederebbe tra i 20mila e i 40mila dollari. Il manipolatore dovrebbe vendere i contratti di Meloni e acquistare massicciamente quelli dell’altro candidato. Ma una simile distorsione sarebbe temporanea. I prediction market possiedono “anticorpi”: non appena i trader razionali notano un prezzo irrazionale, scommettono contro il manipolatore per guadagnare, riportando le quote al valore reale e causando al manipolatore la perdita del capitale investito.

Sempre che, naturalmente, non ci sia qualcuno disposto a perdere soldi per guadagnare influenza politica.

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Balzo del Dow Jones: i mercati scommettono sul successo della pace

Scoppia la pace tra Russia e Ucraina? Il mercato sembra crederci a giudicare da come si sono mossi gli indici a Wall Street nella seconda parte della seduta con il Dow Jones che ha messo improvvisamente il turbo battendo un nuovo record per poi chiudere in rialzo dell'1,73% fino a 51.561,93 punti. Più prudente l'andamento del Nasdaq che ha archiviato la giornata poco sotto la parità (-0,09%) rallentato dal sell-off nel settore dei semiconduttori. Gli acquisti sono scattati quando è stata resa nota la lettera aperta indirizzata al Cremlino da Volodymyr Zelensky in cui il leader ucraino avanza la proposta di un faccia a faccia con Vladimir Putin. Una mossa che arriva proprio mentre lo zar da San Pietroburgo (dove si trova per il forum economico dello Spief, la cosiddetta Davos russa) sembra aprire alla pace con l'Ucraina dopo oltre quattro anni di guerra, rilanciando l'ex cancelliere tedesco Gerhard Schroeder come mediatore.

Del resto, anche i falchi in Russia hanno cominciato a mettere in discussione l'operazione militare speciale in Ucraina e gli obiettivi del Cremlino e a chiedere pubblicamente la fine della guerra, come ha scritto il Wall Street Journal, sottolineando che, di fronte a questa svolta, come anche allo stallo al fronte, e alla débacle degli attacchi dei droni ucraini, o la minaccia degli attacchi come il 9 maggio, l'interrogativo è se Putin prenderà atto della nuova realtà e abbandonerà il suo obiettivo di liquidare lo Stato ucraino indipendente.

L'approccio più pragmatico riconosce i limiti del potere militare russo e ha raccolto consensi nel blocco di potere economico che chiede il ritorno a una qualche forma di normalità. Ad alimentare la speranza sul finale della giornata è stato anche l'intervento di Donald Trump che si è detto «felice» del gesto di Zelensky. «Credo che noi abbiamo molto a che fare con questo», ha dichiarato il presidente parlando nello Studio Ovale. «Sarebbe bello se si incontrassero, dovrebbero farlo», ha aggiunto. Rispondendo sui possibili compromessi tra Mosca e Kiev, il tycoon ha scelto di non entrare nei dettagli: «Non è qualcosa di cui parlare pubblicamente, non è così che si negozia», ha affermato, aggiungendo tuttavia che «entrambi dovranno fare concessioni» e che avrebbe già avanzato alcune ipotesi in tal senso. Il presidente ha quindi ribadito la necessità di un accordo rapido, ricordando che «ogni mese muoiono circa 25 mila soldati». Sullo sfondo, resta la guerra in Medio Oriente. Ma sempre nella serata di ieri il prezzo del petrolio ha confermato i ribassi del 3-4% in scia alle notizie che vedono un Trump riluttante a riprendere una guerra su vasta scala in Iran e più propenso a raggiungere un accordo di pace. Il future sul Brent per consegna agosto ha reagito con una discesa del 3,3% a 94,74 dollari, mentre il West Texas Intermediate (WTI) per consegna luglio ha segnato un ribasso del 3,7% a 92,45 dollari. L'inquilino della Casa Bianca avrebbe confessato ai suoi collaboratori che il cessate il fuoco con l'Iran sta reggendo, nonostante gli scontri sporadici, ma avrebbe anche avvertito che porrà fine alla tregua, se l'Iran ucciderà soldati americani.

Kevin Warsh: l’uomo del “regime change” alla prova dei fatti

4 June 2026 at 09:10

Confermato dal Senato con i soli voti repubblicani, Warsh promette di rivoluzionare la Fed. Ma il presidente non decide da solo. E la vera domanda non è se subirà pressioni da Trump, ma come eserciterà l’autonomia che la legge americana gli garantisce.

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