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Tres derrotas (y una victoria) de Putin

13 June 2026 at 04:30

Dejada atrás la pequeña aldea georgiana de Odzisi, echando un vistazo hacia el otro lado del valle se vislumbra con claridad un recinto fortificado: son instalaciones del FSB, el servicio secreto ruso, cuyos agentes se encargan de las tareas de vigilancia de la frontera artificial impuesta tras la intervención armada rusa de 2008 y gracias a la cual Moscú controla el territorio georgiano de Osetia del Sur.

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© Hayk Baghdasaryan (REUTERS)

Carteles electorales en una calle de Ereván, la capital de Armenia.

La vitalità dei riformisti, e l’ultimo tram per resistere al bipopulismo

13 June 2026 at 03:45

L’unica area politica nella quale oggi si discute di politica è quella riformista (in senso lato: dai riformisti del Partito democratico a Carlo Calenda). È un dato di fatto. A sinistra non c’è una vera discussione, al massimo si stanno azionando tutta una serie di meccanismi per prepararsi alle elezioni. E dunque le mosse su chi fa il leader del campo largo, chi si candida, il peso delle correnti, chi verrà fatto fuori e via dicendo. Nessuno scandalo, la politica è fatta anche di questo. Ma non è una discussione sulle cose.

A destra i problemi sono altri. L’improvvisa disfida nera tra Fratelli d’Italia e Roberto Vannacci, le convulsioni leghiste connesse all’evidente crisi di Matteo Salvini. Sono lotte di potere.

Invece è al centro che si sta sviluppando – invero abbastanza confusamente – un embrione di un vero dibattito.

C’è stata l’uscita di Pina Picierno dal Pd e la nascita di Spazio pubblico, con l’intenzione e di costruire qualcosa di nuovo fuori e contro il bipopulismo. Sono già circa ventimila le adesioni. Ci sarà lunedì a Milano l’iniziativa degli Europeisti organizzata da Piercamillo Falasca, Daniele Nahum e Sergio Scalpelli (presenti Mario Monti, Carlo Calenda, Pina Picierno, Matteo Hallissey, Luigi Marattin, Carlo Cottarelli. Giuseppe Benedetto). Su questo, ha scritto sul Riformista Sergio Scalpelli, che non si tratta di fare «l’ennesimo cespuglio centrista, di quelli che nascono per pesare in una trattativa e muoiono il giorno dopo averla persa. Ma la forma di una cultura politica che esiste, produce classe dirigente, amministra città e regioni, e resta priva di una rappresentanza nazionale che ne raccolga la voce».

Mentre ieri a Roma Alessandro Onorato, ha lanciato il suo Progetto Civico, «non un partito» ma «una nuova forza politica davvero riformista e convintamente popolare», anche «liberale e libertaria» che si fa forte della adesione di seicentottantacinque amministratori sul territorio. In platea Elly Schlein, Giuseppe Conte, Gaetano Manfredi, tanti altri ma non Matteo Renzi. Onorato è un pupillo di Goffredo Bettini (omaggiatissimo), e dunque stiamo parlando di un soggetto che vuole stare nel campo largo.

Qualcuno chiama gli onoratiani i “centristi per Conte” perché secondo diversi osservatori, questa aggregazione, in un eventuale ballottaggio alle primarie, potrebbe appoggiare l’avvocato contro Elly Schlein. E infatti Conte è intervenuto, ottima accoglienza, anche lui ha ringraziato Bettini da cui si attende una mano per conquistare la leadership del campo largo.

Come si vede da questo elenco sommario, di comune c’è la volontà di dar vita a una nuova offerta politica, europeista, pragmatica, non ideologica: tutti i protagonisti delle diverse iniziative, e anche i riformisti dem (Lia Quartapelle e Simona Malpezzi si confronteranno con Picierno, Marianna Madia e Elisabetta Gualmini il 25 a Milano), nel merito, a partire dalla grande discriminante, l’Ucraina, dicono più o meno le stesse cose.

Diversa però è la tattica. Se tutti sono contro il centrodestra, la divisione è tra chi pensa che lo strumento per battere l’avversario sia il campo largo e chi invece pensa che occorra stare nel mezzo in una posizione critica verso ambedue i poli. Questa divisione tattica non è ricomponibile. Dunque non sarà possibile avere un unico contenitore riformista.

Stabilito questo, o si va alla lotta nel fango tra le due anime del riformismo con il probabile esito dei dieci piccoli indiani di Agatha Christie che muoiono uno dopo l’altro, ripetendo in peggio il tragico passo falso del 2022. Oppure si trova un terreno comune, una piattaforma unitaria, magari un coordinamento, per fare vivere i contenuti riformisti nel prossimo Parlamento. È evidente che ciascun soggetto dovrebbe fare un atto di generosità rinunciando a qualche cosa della propria soggettività. Discorso complicato e, va detto, molto politologico per non dire politicista. E tuttavia è una discussione che portata avanti fino in fondo. Perché questo è l’ultimo tram che passa. Perderlo significa andare tutti a casa.

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Gli europeisti a Milano, e il nuovo volto della lotta al bipopulismo

12 June 2026 at 03:45

L’invasione su vasta scala dell’Ucraina e il tema della difesa comune hanno trasformato l’Europa da sfondo del dibattito politico a linea di frattura che attraversa partiti, coalizioni e appartenenze consolidate. L’Europa intesa come casa dei valori liberali e democratici, e non solo come agglomerato di istituzioni e provvedimenti presi a Bruxelles. È dentro questo cambiamento che nasce Europeisti.eu, il movimento promosso da Piercamillo Falasca, Daniele Nahum e Sergio Scalpelli, che verrà presentato pubblicamente al Teatro Franco Parenti di Milano. Sul palco si alterneranno esponenti politici, amministratori locali, europarlamentari, associazioni e protagonisti della società civile che negli ultimi anni hanno spesso percorso strade diverse. Ma l’interesse attorno all’appuntamento – intitolato proprio “Se tu sei europeista” – va oltre la creazione di un nuovo soggetto politico.

L’idea di fondo è che le categorie con cui la politica italiana ha letto sé stessa negli ultimi anni stiano diventando insufficienti. Il bipopulismo che ha avviluppato la politica italiana, dalla destra di Giorgia Meloni all’asse tra il Partito democratico di Elly Schlein e il Movimento 5 Stelle, non deve necessariamente essere il destino ultimo del Paese. Per questo negli ultimi mesi qualcosa ha iniziato a cambiare. Sono nate nuove associazioni, nuove reti civiche, nuovi movimenti. Alcuni hanno una vocazione politica più esplicita, altri si definiscono luoghi di elaborazione culturale. Tutti però condividono la sensazione, o la speranza, che tra i due poli ci sia ancora uno spazio politico non rappresentato, che non sia soltanto una sottocorrente di uno dei due schieramenti.

Europeisti.eu si inserisce esattamente dentro questa ricerca. Il programma attraversa alcuni dei temi che negli ultimi anni sono diventati identitari per quest’area politica: il sostegno all’Ucraina, il futuro dell’Europa, la competitività economica, l’innovazione tecnologica, il ruolo delle città e delle autonomie. Il messaggio è semplice: costruire una casa comune per chi si riconosce nell’integrazione europea, nell’economia di mercato, nella difesa delle istituzioni liberali e in una collocazione occidentale e atlantista senza ambiguità. Per Falasca il punto non è semplicemente difendere le istituzioni europee, ma trasformare l’europeismo in una vera identità politica. «Siamo convinti che stia nascendo in tutta Europa la necessità di un europeismo come identità politica e non solo come posizionamento», dice a Linkiesta. «L’Europa non si difende più soltanto difendendo Bruxelles, ma costruendo un movimento politico dal basso capace di parlare direttamente alle persone».

Per molti dei protagonisti che si ritroveranno al Parenti, la guerra scatenata dalla Russia ha rappresentato uno spartiacque politico e culturale. Non a caso il simbolo scelto dal movimento richiama proprio la bandiera ucraina. «Noi crediamo che la resistenza degli ucraini sia il momento europeo più significativo della nostra epoca», dice Falasca. «La politica europeista non può che partire dal sacrificio di un popolo che combatte per la propria libertà».

Molte delle figure presenti a Milano hanno alle spalle percorsi differenti. Ci saranno esponenti provenienti dal Partito democratico, da Azione, dall’esperienza del Terzo Polo, dal Partito Liberal Democratico di Luigi Marattin, dal mondo civico e da quello associativo. Il Parenti assomiglierà a una fotografia di un’area politica che sta cercando di riconoscersi, e come una grande tenda accoglierà anime diverse andando oltre i dissidi e le divisioni.

Sarà anche la prima uscita pubblica di Pina Picierno a una settimana dal suo addio al Partito democratico. Con la sua associazione Spazio Pubblico ha già superato le dodicimila adesioni. I più attenti avranno colto nel nome un’assonanza con il partito di centrosinistra francese Place Publique, fondato dall’europarlamentare Raphael Glucksmann – che però è nel gruppo socialista al Parlamento europeo, mentre Picierno ha lasciato i socialisti per aderire ai liberali di Renew. Nella definizione che ne ha dato Marco Taradash ieri, «l’appello di Spazio Pubblico è rivolto a chi rifiuta i giochi senza costrutto di due schieramenti che si somigliano così tanto da doversi insultare quotidianamente per distinguersi».

La vicepresidente del Parlamento europeo non sarà l’unica protagonista della giornata, ma la sua presenza conferma che il tentativo in corso va oltre la semplice costruzione di una nuova sigla. L’obiettivo è quello di ricostruire relazioni politiche e culturali tra mondi che negli ultimi anni hanno finito per parlarsi sempre meno.

Per questo gli organizzatori insistono sul fatto che l’obiettivo non sia ricostruire semplicemente il perimetro dell’ex Terzo Polo. «Non possiamo limitarci a conservare uno spazio elettorale», osserva Falasca. «Dobbiamo avere l’ambizione di parlare trasversalmente agli elettori e convincere un numero sempre più grande di persone che questa è la nuova dimensione della politica».

Gli organizzatori raccontano di aver cercato interlocutori anche nel centrosinistra e nel centrodestra, compresi esponenti che pubblicamente rivendicano una forte identità europeista. «Avremmo voluto confrontarci anche con chi continua a stare dentro i due schieramenti», dice ancora Falasca. «Ma non abbiamo trovato disponibilità». Un’assenza che, in qualche modo, rafforza la natura dell’iniziativa: mettere in discussione proprio le appartenenze consolidate del bipopulismo.

L’evento europeista non sarà l’unico appuntamento milanese di queste settimane. Dieci giorni dopo, il 25 giugno, sempre a Milano, Pina Picierno, Marianna Madia ed Elisabetta Gualmini discuteranno con Lia Quartapelle e Simona Malpezzi in un incontro dal titolo “C’è ancora domani. Quattro strade per combattere populismo ed estremismo” (qui i biglietti). Un’iniziativa che unisce tre ex dirigenti democratiche che hanno seguito percorsi diversi dopo la rottura con il Pd: Gualmini è approdata in Azione, Madia collabora con Italia Viva da indipendente, mentre Picierno ha lanciato Spazio Pubblico. Quartapelle e Malpezzi, invece, sono rimaste nel Partito democratico. Tutte loro condividono l’idea che il dialogo tra le diverse anime del riformismo non possa interrompersi. «Sarebbe imperdonabile se nel 2027 dovessero prevalere le forze populiste e nazionaliste», ha spiegato Quartapelle. È un segnale politico che suggerisce come la discussione aperta nel mondo riformista sia tutt’altro che conclusa e continui a cercare forme nuove attraverso cui organizzarsi e riconoscersi.

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