Normal view

“The Beatles”: veja a 1ª foto dos atores caracterizados para cinebiografia

17 June 2026 at 17:53

Harris Dickinson, Paul Mescal, Barry Keoghan e Joseph Quinn foram flagrados pela primeira vez caracterizados como John Lennon, Paul McCartney, Ringo Starr e George Harrison, para os novos filmes dos Beatles.

No registro, o quarteto aparece com os tradicionais cortes dos anos 1960, roupas sociais e óculos escuros junto a um comandante de navio em uma varanda da embarcação. Ainda não há mais informações sobre qual é a trama por trás da caracterização.

Essa será a primeira vez que a indústria do cinema receberá histórias inéditas e os direitos musicais do grupo. Todas as informações foram autorizadas pelas famílias e pelos próprios membros que ainda estão vivos.

Segundo o anúncio oficial do site do grupo musical, serão quatro títulos, um para cada integrante, dirigidos pelo cineasta Sam Mendes (“1917” e “Beleza Americana”). A produção será feita em conjunto com a Sony Pictures Entertainment e a Apple Corps Ltd.

O projeto que deu vida aos vários roteiros foi intitulado “The Beatles: Um Evento Cinematográfico em Quatro Filmes”, e o lançamento dos longas está previsto para ser entre o fim de 2027 e abril de 2028. De acordo com fontes do portal Deadline, os filmes devem se entrelaçar em algum momento para incluir a história da banda, mantendo o ponto de vista de cada um.

Desde que o anúncio do elenco foi feito ao público, todos os atores principais afirmaram estar animados para o papel e ansiosos com a grande responsabilidade de interpretar os astros britânicos. Embora os fãs estejam compartilhando a mesma animação dos artistas, ainda não há mais informações sobre como serão as narrativas.

Confira a foto dos atores caracterizados como os músicos:

pic.twitter.com/xgBEWVIjPW

— • (@mediafilmcrave) June 17, 2026

*Sob supervisão de Ana Beatriz Dias, da CNN Brasil

The Beatles: Anthology 2025: banda anuncia série, livro e mais

Fab Four, splash e rock’n’roll: il bagno proibito dei Beatles a Roma che fece epoca

16 June 2026 at 06:00

Roma è piena di storie sorprendenti, ma poche riescono a unire il fascino della Capitale e il mito dei Beatles come quella legata alla Fontana delle Rane. Nel cuore del suggestivo Quartiere Coppedè, a due passi da Piazza Mincio, si trova infatti uno dei luoghi più curiosi della memoria musicale cittadina. Qui, secondo un racconto diventato ormai leggenda, i quattro ragazzi di Liverpool decisero di concedersi una bravata destinata a entrare nella storia del rock. Una notte romana, calda e spensierata, trasformò una semplice fontana in un piccolo santuario per gli appassionati dei Fab Four.

L’estate del 1965 e il tuffo che fece storia

Era il giugno del 1965 quando The Beatles arrivarono nella Capitale per esibirsi al Teatro Adriano. La Beatlemania stava travolgendo l’Europa e anche Roma si preparava ad accogliere il fenomeno musicale più importante del momento. Dopo uno spettacolo e una lunga serata trascorsa tra amici e locali della Dolce Vita, i quattro musicisti si sarebbero ritrovati nella zona del celebre Piper Club. Fu lì che, complice il caldo estivo e l’atmosfera euforica della notte romana, decisero di tuffarsi completamente vestiti nella Fontana delle Rane. Nessuna fotografia, nessun filmato, nessun post social ovviamente. Solo testimonianze, racconti e ricordi che negli anni hanno alimentato il fascino di un episodio diventato quasi mitologico.

Un gioiello nascosto nel quartiere Coppedè

La Fontana delle Rane non è soltanto un simbolo per i fan dei Beatles. Realizzata negli anni Venti all’interno del visionario complesso architettonico progettato da Gino Coppedè, rappresenta uno degli angoli più affascinanti e fotografati di Roma. Le sue decorazioni, le piccole rane da cui sgorga l’acqua e l’atmosfera sospesa nel tempo la rendono una meta perfetta per chi cerca una Roma diversa dai percorsi turistici tradizionali. E sapere che proprio lì, in una notte del 1965, John Lennon, Paul McCartney, George Harrison e Ringo Starr abbiano scelto di fare un bagno improvvisato aggiunge un ulteriore tocco di magia. A oltre sessant’anni di distanza, quel tuffo continua a raccontare una Roma capace di sorprendere. Una città dove, tra una fontana liberty e una notte d’estate, anche le più grandi leggende del rock hanno lasciato il segno.

Un altro tuffo memorabile

Quello dei Beatles alla Fontana delle Rane non è l’unico bagno notturno entrato nella leggenda della Capitale. Qualche anno prima, infatti, Roma aveva già consegnato all’immaginario collettivo una delle scene più celebri della storia del cinema: il bagno di Anita Ekberg nella Fontana di Trevi insieme a Marcello Mastroianni nel capolavoro La Dolce Vita di Federico Fellini. Se quello immortalato sul grande schermo era un gesto costruito dalla magia del cinema, il tuffo dei Fab Four nel quartiere Coppedè appartiene invece alla dimensione della cronaca e della leggenda urbana. Due episodi diversissimi, accomunati però dalla stessa atmosfera: una Roma notturna, romantica e un po’ trasgressiva, capace di trasformare una semplice fontana in un simbolo destinato a vivere per sempre nell’immaginario collettivo.

L'articolo Fab Four, splash e rock’n’roll: il bagno proibito dei Beatles a Roma che fece epoca proviene da Affaritaliani.it.

Sgt. Pepper e il club dei fantasmi: perché la copertina dei Beatles oggi fa venire i brividi

15 June 2026 at 09:00

Ci sono immagini che raccontano un’epoca. E poi ci sono immagini che riescono a raccontare il tempo stesso. È il caso della storica copertina di Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band, l’album che nel 1967 rivoluzionò la musica popolare e contribuì a consacrare definitivamente i Beatles nell’Olimpo della cultura contemporanea.

A uno sguardo superficiale appare come un colorato assemblaggio di personaggi famosi: attori, scrittori, musicisti, filosofi, sportivi e figure simboliche scelte dai Fab Four per popolare il loro immaginario universo artistico. Eppure, osservandola oggi, quella fotografia restituisce una sensazione sorprendente e quasi malinconica.

Qualche curiosità che non tutti sanno

La celebre copertina fu realizzata dagli artisti britannici Peter Blake e Jann Haworth, sotto la direzione creativa dei Beatles e con un contributo particolarmente importante di Paul McCartney.

L’idea era rivoluzionaria per l’epoca: immaginare che i Beatles avessero abbandonato la propria identità per trasformarsi nella banda immaginaria del Sergente Pepper, posando davanti a una folla composta dai personaggi che avevano influenzato la loro formazione culturale e artistica. La sua realizzazione materiale fu un’impresa piuttosto complessa. Blake e Haworth crearono un grande set fotografico utilizzando fotografie a grandezza naturale montate su cartone, statue di cera prese dal museo Madame Tussauds e numerosi oggetti scenografici. Lo scatto finale venne eseguito dal fotografo Michael Cooper il 30 marzo 1967 nello studio londinese di Chelsea.

Una folla diventata storia

Intorno a John Lennon, Paul McCartney, George Harrison e Ringo Starr si affollano decine di volti che hanno segnato il Novecento. Ci sono Oscar Wilde, Edgar Allan Poe, Carl Gustav Jung, Marlene Dietrich, Stan Laurel e molte altre personalità che hanno lasciato un’impronta profonda nella letteratura, nel cinema, nella scienza e nell’arte.

Nel 1967 molti di quei protagonisti erano ancora vivi. Oggi, invece, la situazione è radicalmente cambiata. La quasi totalità delle persone rappresentate nella celebre foto appartiene ormai alla storia. Anche due membri dei Beatles, Lennon e Harrison, non ci sono più, lasciando a McCartney e Starr il ruolo di ultimi custodi viventi di quell’avventura irripetibile.

La fotografia che sfida il tempo

È proprio questo a rendere la copertina di Sgt. Pepper così affascinante ancora oggi. Quella che all’epoca sembrava una festa popolata dalle grandi celebrità del mondo si è trasformata, con il passare dei decenni, in una sorta di museo visivo della memoria collettiva.

Ogni volto racconta una storia, ogni figura richiama un’eredità culturale che continua a influenzare il presente. L’immagine non rappresenta più soltanto un album leggendario, ma diventa una riflessione sul trascorrere del tempo e sulla capacità dell’arte di sopravvivere ai suoi creatori. Forse è proprio questo il segreto della sua eterna attualità. Mentre le persone scompaiono, le idee, la musica e le opere restano. E quel celebre scatto di gruppo, immortalato quasi sessant’anni fa, continua ancora oggi a parlare alle nuove generazioni come se fosse stato realizzato ieri.

L'articolo Sgt. Pepper e il club dei fantasmi: perché la copertina dei Beatles oggi fa venire i brividi proviene da Affaritaliani.it.

❌