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Laila Hasanovic con Achille Lauro: cosa succede tra il cantante romano e la fidanzata di Sinner

Laila Hasanovic sarà tra le protagoniste dell’evento Dondup a San Siro con Achille Lauro. Jannik Sinner, suo compagno, non dovrebbe partecipare alla serata del 15 giugno.

Laila Hasanovic con Achille Lauro a San Siro per Dondup

Laila Hasanovic, fidanzata di Jannik Sinner, passa dai box del tennis alla passerella di San Siro. Secondo Libero Magazine, la modella danese sarà tra le protagoniste dell’evento Dondup in programma il 15 giugno nello stadio milanese, con Achille Lauro alla guida creativa della serata.

Il cantante romano, diventato direttore creativo di Dondup, sta portando il marchio in una dimensione più spettacolare. San Siro consente di legare moda e immaginario pop in una cornice riconoscibile anche fuori dagli ambienti fashion. La presenza di Laila Hasanovic serve anche a questo: portare sullo stesso palco sport, lifestyle e gossip.

La modella danese non sarà soltanto “la fidanzata di Sinner”. La serata milanese le permette di occupare un ruolo autonomo, davanti ai fotografi e agli ospiti invitati. La sua presenza racconta una traiettoria professionale che prova a separarsi dal riflesso mediatico del numero uno del tennis. La coppia di recente è stata vista all’uscita da Palazzo Parigi insieme al cane Snoopy.

Sinner, invece, non dovrebbe esserci alla serata di Dondup. Libero Magazine riferisce che la sua presenza a San Siro viene considerata poco probabile. Il tennista è reduce dai controlli medici a Milano dopo il malessere accusato al Roland Garros. La preparazione verso Wimbledon e la gestione della condizione fisica hanno la precedenza sugli appuntamenti mondani.

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Beatrice Arnera smentisce la gravidanza e attacca: “Il corpo non andrebbe commentato”

Beatrice Arnera ha negato di essere incinta dopo le voci circolate sulla sua presunta gravidanza. L’attrice ha pubblicato uno sfogo su Instagram dopo essere stata fermata davanti alla scuola della figlia.

Beatrice Arnera: “Non sono incinta”, la smentita dopo le voci

Beatrice Arnera ha scelto Instagram per fermare le voci sulla sua presunta gravidanza. Secondo quanto riportato da Gazzetta.it, l’attrice ha spiegato di non essere incinta e ha deciso di parlare dopo un episodio avvenuto nella sua quotidianità, davanti alla scuola della figlia.

Una persona l’ha fermata per farle gli auguri. Non un commento sui social, non una battuta letta su una copertina, ma una frase detta di persona mentre accompagnava la bambina. Da lì è arrivata la reazione dell’attrice, che ha messo fine alle indiscrezioni con una smentita diretta dopo i tanti titoli sul suo presunto “pancino” e gli insulti ricevuti nei mesi scorsi sui social.

Arnera ha chiarito di avere il corpo di una persona che vive, mangia, respira e si gode il mare. Ha respinto l’idea che una pancia leggermente gonfia possa diventare automaticamente una notizia di gravidanza. L’attrice ha ricordato che il gonfiore addominale può dipendere da fattori banali come una intolleranza alimentare o da “percorsi molto più delicati, fatti di attese, tentativi, cure, paure, speranze e ferite che appartengono alla sfera più intima”.

Infine, lancia una stoccata ai direttori dei giornali scandalistici invitandoli a non considerare il corpo femminile come uno “spazio pubblico” e augurandogli di non dover mai rincuorare figlie o compagne “solo perché forse magari non cagavano da due giorni”.

Raoul Bova, la coppia e l’attenzione continua

Beatrice Arnera è legata a Raoul Bova e la loro storia è seguita con attenzione dal pubblico. La coppia è spesso finita nelle notizie di spettacolo, anche per la nascita della loro figlia. Proprio questa esposizione ha reso più forte l’effetto delle ultime indiscrezioni.

La smentita dell’attrice chiude la voce sulla gravidanza, ma lascia aperta una questione molto concreta: il confine tra racconto gossip e invasione della vita personale. Arnera ha scelto un tono duro, senza giri di parole, dopo aver visto una supposizione arrivare fino alla porta della scuola.

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Affari tuoi Mundial, Stefano De Martino torna su Rai1 con una puntata speciale sui Mondiali 2026

Anche Stefano De Martino deve arrendersi ai Mondiali 2026. Affari Tuoi infatti giovedì e venerdì non è andato in onda su Rai1 per fare spazio alla cerimonia di apertura della competizione e la diretta delle partite Messico-Sudafrica e Canada-Bosnia. In tutto il game show dovrebbe perdere otto puntate, con grande gioia de La Ruota la Fortuna che può così consolidare il trend positivo dell’ultima settimana.

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Affari Tuoi tornerà quindi oggi 13 giugno in onda su Rai1 con una puntata speciale dedicata ai Mondiali 2026 a partire dalle 20.30. A seguire in prima serata “Una voce per Padre Pio” e la partita Brasile-Marocco a partire dalla mezzanotte.

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Futuro Nazionale, caos all’assemblea costituente. Giornalisti schiacciati come sardine: “Siamo qui per lavorare”

Questa mattina presso l’Auditorium della Conciliazione di Roma è in corso l’assemblea costituente di Futuro Nazionale. L’inviata di Affaritaliani presente all’evento del partito di Roberto Vannacci riporta di gravi problemi di disorganizzazione.

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I giornalisti sono rinchiusi all’interno di una piccola stanza insufficiente a contenerli e si ritrovano praticamente schiacciati l’uno sull’altro. Tra la folla c’è chi grida: “Siamo qui per lavorare”. Le uscite di sicurezza risultano bloccate e un disabile è impossibilitato ad andare ai servizi igienici. Vannacci sta parlando dal palco, ma i giornalisti non sono potuti entrare e ora attendono in una sala parallela.

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Il Papa ha capito l’IA più di tanti politici. Parla lo youtuber Gaito

Quando Leone XIV ha pubblicato la Magnifica Humanitas, la lettera enciclica sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale, i media si sono quasi all’unisono concentrati principalmente su una parola, “disarmare”. Il risultato è stato prevedibile, con titoli che evocavano prese di posizione papali sui conflitti armati e sull’agenda geopolitica. Tutto giusto, ma non sufficiente a restituire il quadro di quanto espresso dal Pontefice. Raffaele Gaito, divulgatore digitale con oltre 200.000 iscritti su YouTube, autore del volume In cosa posso esserti utile. Guida molto pratica e poco emotiva all’intelligenza artificiale (Mondadori, 2026), ha dedicato un video sui suoi canali social proprio a smontare quella lettura.

«Hanno preso una frase, anzi una singola parola molto forte, “disarmare”, ed è stato facile costruire una notizia attorno a quel termine», dice Gaito a Formiche.net. Nel documento pontificio, il verbo compare in riferimento a un meccanismo di dominio legato all’intelligenza artificiale, ovvero la concentrazione del potere tecnologico nelle mani di pochi grandi attori privati. «Il pericolo di lasciare tutto nelle mani di un gruppo di imprenditori della Silicon Valley e di utilizzare queste tecnologie senza una seria riflessione etica. Il messaggio è evidente fin dalle prime pagine».

Tre livelli di lettura

Restando al di là del contenuto di natura spirituale, e quindi religiosa, materie di cui Gaito non si occupa, il divulgatore identifica nell’enciclica almeno tre livelli di significato distinti. Il primo è storico. «Il fatto stesso che esista un’enciclica dedicata all’intelligenza artificiale ha un valore non indifferente. Ci fa capire quanto la tecnologia sia ormai presente nelle nostre vite e quanto stia già incidendo in modo trasversale sulla società». Il secondo è politico, nel senso più ampio del termine. L’enciclica ha detto cose che altri non hanno detto. «Il Papa ha condiviso riflessioni che ci saremmo aspettati da altri soggetti, ma che non sono arrivate, né dalla politica, né tantomeno dal mondo accademico o da quello degli intellettuali». Molti di coloro che seguono i suoi canali, racconta Gaito, gli hanno scritto chiedendogli se non trovasse paradossale che fosse stato il Papa a colmare quel vuoto. «E io dico sì, e nel frattempo i politici stanno lì a guardare e forse il Papa e il suo team, che hanno lavorato a questa enciclica, hanno compreso più di tanti l’impatto che ha questa tecnologia».

Il terzo livello riguarda il contenuto. Gaito spiega infatti di avere costruito negli anni una divulgazione esplicitamente centrata sulla persona, il che lo porta ad essere particolarmente diretto su questo punto. «È un messaggio in cui io mi ritrovo molto. Sono diversi anni ormai che condivido il mio pensiero sull’intelligenza artificiale, raccontando i pro e i contro, i benefici e le limitazioni e così via, e mi sono rivisto in molte di quelle parole».

Il tifo da stadio che non aiuta il dibattito

Uno dei nodi più discussi dell’enciclica è il modo in cui il tema dell’intelligenza artificiale viene trattato nel dibattito pubblico. Leone XIV chiede di non essere spettatori passivi. «L’intelligenza artificiale spesso viene trattata in modo divisivo. Sei a favore o sei contrario. Il tifo da stadio non fa bene al dibattito», spiega Gaito, che tuttavia individua un ostacolo strutturale. «La tecnologia è qua, è già nelle nostre vite. Non stiamo parlando del futuro ma del presente. Cercare di comprenderla significa raccontarne le potenzialità e i limiti, gli aspetti positivi e i rischi, far capire quello che c’è dietro». Un approccio che però, riconosce, non è commercialmente conveniente. «Questo approccio razionale, molto concreto, quindi poco emotivo, è una cosa molto rara. È una cosa che non funziona quanto funziona urlare allo scandalo e fare il titolone che magari ti fa vendere una copia in più o ti fa ottenere un clic in più».

Algoritmi che decidono vite

L’enciclica dedica poi ampio spazio al tema delle disuguaglianze prodotte dall’intelligenza artificiale. Non un problema teorico, dice Gaito. «Già in realtà c’è. Il fatto è che molte persone non lo sanno. Ogni volta che apriamo un social c’è un algoritmo che decide cosa mostrarci, e quella roba ci influenza quotidianamente. Ma la parte grave è quando è un’IA a decidere che magari non puoi avere un mutuo, un’assicurazione oppure no, persino se puoi essere assunto o licenziato. Ecco, in quei casi la questione diventa molto importante, perché non ci si può nascondere dietro la scusa del “l’ha deciso l’algoritmo”, con un effetto scaricabarile, nel quale nessuno si prende la responsabilità e nessuno paga le conseguenze». La risposta, per Gaito, passa per la regolazione e la trasparenza. «Bisogna pretendere che il legislatore vada in una certa direzione, che le aziende decidano un certo livello di trasparenza e che ci sia una supervisione umana».

Il manifesto di Palantir e il sogno infranto

Poi c’è il tema della concentrazione del potere nelle mani di grandi attori privati che, scrive Leone XIV, «fissano le condizioni di accesso, le regole della visibilità e le possibilità stesse di partecipazione». Già Gaito nelle scorse settimane aveva analizzato sul suo canale il manifesto pubblicato da Palantir, la società di analisi dei dati fondata da Peter Thiel. «Io ho definito quel manifesto come una delle cose più distopiche che abbia mai incontrato nella mia vita, in questo lavoro che faccio da una ventina d’anni». Poi rincara la dose. «Probabilmente, fino a qualche anno fa, l’avremmo letto con il sorriso sulle labbra. Avremmo detto: vabbè, questi sono un po’ strani, sono i soliti soggetti un po’ particolari che vivono in Silicon Valley, fuori dal mondo. Oggi, purtroppo, quella cosa non mi fa più sorridere. È da prendere molto seriamente, perché è la visione del mondo che hanno alcune persone, e che non mette l’uomo al centro, assolutamente no, e che vogliono imporre al resto del mondo». Il raffronto con l’enciclica è conseguenziale. «Qualsiasi cosa leggevo lì dentro, uno, mi spaventava; due, ero in profondo disaccordo; e tre, se vogliamo fare il parallelismo con l’enciclica, era estremamente lontana da quella visione che invece abbiamo letto nel documento del Papa. Le due visioni si oppongono proprio: sono antitetiche».

La questione, per Gaito, è che ormai il modello del “fondatore che costruisce nel garage e cambia il mondo” è scomparso. «Io ero un ex-ragazzino cresciuto con il mito della Silicon Valley. Un po’ alla volta mi è crollato, da diverso tempo ormai. Leggere un documento del genere è stata proprio la pietra finale messa su quel sogno. A un certo punto, hanno avuto un potere enorme tra le mani, e da quel momento hanno iniziato a fare un po’ quello che volevano. Senza controllo. Perché quando diventi più potente e ricco di uno Stato non è sicuramente la multa della Comunità Europea a fermarti».

Il paragrafo 107 e la questione della governance

Quale paragrafo dell’enciclica consiglierebbe quindi Gaito a chi lavora ogni giorno con l’IA? «C’è questo passaggio che io trovo potentissimo, al paragrafo 107, dove dice che non serve un’IA più morale se questa morale è decisa da pochi. Riassume perfettamente quello che penso. La lezione è: non dimentichiamoci che di fronte abbiamo degli esseri umani. In un mondo che va alla velocità della luce e dove il dato regna sovrano, ricordiamoci che dietro quei dati ci sono sempre delle persone, con esigenze e problematiche, oltre che sogni e obiettivi». Paradossalmente, però, potrebbe essere proprio l’IA a restituire spazio alle relazioni umane. «Se la usiamo per automatizzare quella parte più noiosa, più macchinosa del lavoro, possiamo liberare tempo da dedicare alle persone, a ricostruire quelle relazioni che forse abbiamo un po’ messo da parte negli ultimi anni. Dobbiamo capire che è una scelta. Non dobbiamo subire questa tecnologia. Possiamo decidere noi in che direzione vogliamo indirizzarla».

 

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