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Il panico per l’incidente con materiale pericoloso, il lockdown poi la smentita: falso allarme al Pentagono

L’emergenza che ha innescato lo stato di lockdown al Pentagono e l’evacuazione di alcuni piani della struttura era frutto di un falso allarme. Lo riferiscono fonti della Cnn. Le operazioni di controllo dureranno comunque per un paio d’ore.

Inizialmente, l’incidente era stato indicato come legato a “materiali pericolosi”. Diversi piani e corridoi erano stati isolati e altri evacuati dopo che i sistemi interni dell’edificio avevano rilevato un problema legato alla qualità dell’aria.

Il portavoce del Pentagono, Sean Parnell, aveva confermato che i sistemi della struttura “hanno rilevato un problema di qualità dell’aria che richiede misure precauzionali, in attesa di determinarne la gravità”. “Il dipartimento sta applicando i protocolli standard di protezione”, aveva aggiunto Parnell, spiegando che i team di risposta erano stati dispiegati e pronti a fornire supporto ai dipendenti.

Sul posto era intervenuto anche il team per i materiali pericolosi della Pentagon Force Protection Agency, con il sostegno dei vigili del fuoco della contea di Arlington. Secondo una fonte citata dalla Cnn, alcuni agenti entrati nell’edificio indossavano maschere antigas e tute di protezione da agenti chimici.

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“Vannacci fascista? È un complimento”: all’aperitivo per il generale c’è il “Barone nero” Jonghi Lavarini. I sostenitori di Futuro nazionale: “Meloni e Salvini hanno fallito”

“Il mio cuore era per il Capitone. Sì, Matteo Salvini, proprio lui. Ma dopo l’esperienza Draghi mi sono sentito tradito. Da lui e da tutta la destra. Io, per esempio, non mi sono mai vaccinato“. Amedeo ha 26 anni, polo nera, eloquio rapido. È uno dei pochi sostenitori di Roberto Vannacci che si presenta alla serata organizzata al parco Verga, periferia Nord di Milano: è l’aperi-Vannacci, cioè ritrovo, visione comune di Otto e mezzo, col generale ospite di Lilli Gruber, poi dibattito. Quasi tutti gli altri, infatti, sono delegati che sabato e domenica saranno a Roma per la nascita ufficiale di Futuro nazionale. Vale a dire: persone che politica l’hanno già fatta. Amedeo, si capisce, viene dall’estrema destra – nonostante una piccola parentesi in Forza Italia ma “solo per costituire le liste elettorali per un amico”, spiega – e vorrebbe vedere “dissanguati” da Fn “gli attuali partiti che sostengono il governo”. Giorgia Meloni e quello che lui chiama “Capitone” non li può più vedere.

Deluso è anche Emanuele Ajello, 36 anni. Lui sì totalmente a digiuno di politica, eppure dice chiaro e tondo che “la presidente del Consiglio ha fallito”. Perciò ha fondato un comitato di Fn a Milano – uno dei 13 per ora presenti – e sabato sarà a Roma per l’assemblea costituente. L’uomo di punta – e di riferimento per Vannacci nel capoluogo lombardo – è Massimiliano Bastoni, ex consigliere regionale della Lega, ora eletto nel “parlamentino” composto da cento persone che contribuirà a redigere le linee guida per la nascita di Futuro nazionale. Il suo nome è stato indicato come possibile candidato di Fn alle amministrative di Milano del prossimo anno. Ma è lui, in prima persona, a smentire: “Se il centrodestra continua a mantenere certe posizioni, andremo da soli con un nostro candidato, ma non sarò io. Si stanno valutando diversi profili”. Lo stesso ragionamento vale per il nazionale. Continua Bastoni: “Un entusiasmo così è forse paragonabile a quando Silvio Berlusconi aprì i circoli di Forza Italia. Nell’arco di pochi mesi siamo arrivati a 100mila iscritti, è un risultato incredibile. Nel nostro comitato ci sono persone provenienti da tutti i partiti, dalla Lega a Fratelli d’Italia, ma anche dal Movimento 5 stelle. Ci sono poi tante persone che si erano astenute, non è vero che Vannacci attira solo elettorato di estrema destra. La definizione è sbagliata, il nostro partito è trasversale“.

A movimentare la serata ci pensa Roberto Jonghi Lavarini, detto il “Barone nero“, volto noto nella galassia nera di Milano (con una condanna, nel 2020, per apologia di fascismo). “Vannacci fascista? Ma è un complimento, a me lo dicono sempre e li ringrazio” ci dice. Poi aggiunge: “Ma il fascismo purtroppo non esiste più. Noi di estrema destra? Se vuol dire che siamo estremamente coerenti, estremamente chiari ed estremamente patriottici, allora sì, siamo di estrema destra”. Jonghi Lavarini, peraltro, non ha dubbi: “Vannacci è destinato a diventare presidente del Consiglio. Non l’anno prossimo, ma al giro successivo sì”. Ma quando arriva Sylvie Lubamba, showgirl ed ex modella di origini congolesi dal passato giudiziario turbolento, si defila (rivolgendole, non sentito, un epiteto non proprio da gentiluomo). “Sono qui per dimostrare che Vannacci non è razzista” dice lei, che qualche anno fa tentò di entrare nelle grazie di Salvini. Intanto Renato Maturo, altro delegato di Fn, mostra i messaggi sul telefono: “Guardi, mi contattano ogni giorno sconosciuti per entrare nel partito”.

Il refrain tra i tavoli, prima che inizi il dibattito televisivo, è lo stesso: “Meloni e Salvini hanno fallito, ora serve una destra più pura, più capace”. E perché dovrebbe riuscire Vannacci dove gli altri hanno fallito? Curiosamente rispondono tutti la stessa cosa. Lo fa Sergio Flores, bossiano della prima ora, poi salviniano, ora fondatore di un comitato e delegato a Roma: “Vannacci dice le cose che pensiamo tutti noi. Ha un passato da militare, da generale, è abituato a mantenere la parola data”. E lo fa Luigi Stracuzzi, ex Forza Italia, delegato di Bergamo: “È un generale, ogni tanto ci vogliono i generali”. Lo pensa anche Ajello: “Il generale è l’unico leader che può farcela. Ma non solo in Italia, ha la caratura per essere un leader internazionale”. Intanto i numeri del partito corrono: 100mila iscritti, 11mila solo in Lombardia. L’obiettivo, nemmeno troppo celato, è la doppia cifra alle elezioni politiche del 2027.

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Gates davanti al Congresso per il caso Epstein. "Non dovevo incontrarlo. L'isola? Mai stato"

"Non ho mai fatto del male a nessuno e voglio essere molto chiaro: non ho mai assistito né avuto alcun indizio del fatto che Jeffrey Epstein fosse coinvolto in attività criminali continuative". Bill Gates, messo sotto torchio durante un'udienza a porte chiuse al Congresso Usa, nega qualsiasi coinvolgimento nei reati dell'ex finanziere pedofilo morto in carcere nel 2019, ma ammette che "non avrei mai dovuto incontrarlo". Durante l'audizione davanti a una commissione che indaga sulla vicenda, il miliardario filantropo e cofondatore di Microsoft risponde alle domande sull'amicizia con Epstein, che ha frequentato per almeno tre anni al solo scopo, secondo lui, di ottenere fondi per la fondazione benefica che aveva creato con l'allora moglie Melinda. "Alla luce di ciò che so oggi, capisco che se anche se avesse procurato i donatori promessi alla Gates Foundation questo non avrebbe giustificato il fatto di essere associati a lui", sottolinea Gates. "Non sono mai andato sulla sua isola, nel suo ranch o nella sua casa in Florida", prosegue, sostenendo di aver avuto paura di interrompere i rapporti poiché Epstein sapeva delle sue relazioni extraconiugali e minacciava di usarle contro di lui. Il magnate, che non è accusato di alcun illecito, ha espresso la speranza che la sua testimonianza possa "contribuire al lavoro della commissione per rendere giustizia alle vittime".

Gates compare in molte delle foto diffuse dal dipartimento di Giustizia sul caso, e ha detto di aver conosciuto Epstein nel 2011, quindi dopo la condanna per favoreggiamento della prostituzione di una minore, attraverso una sua collaboratrice. Melanie Walker, amica intima di Epstein, ha lavorato per oltre dieci anni presso la Gates Foundation e successivamente nell'ufficio privato del miliardario. Nell'estate del 2017, dopo che i due erano diventati amanti, la donna decise di farsi da parte e chiese un consiglio al finanziere: "Riguardo a BG. Basta che gli dici ho raccontato tutto a Jeffrey... tutto', le rispose lui quando lei gli aveva confessato di temere una vendetta da parte di Gates.

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Il fallimento sociale del Regno Unito che ha abdicato alla propria identità

Le immagini che arrivano da Belfast con una città a ferro e fuoco, case e auto bruciate, assalti ai negozi etnici sono molto più di una semplice protesta ma rappresentano la fotografia del fallimento di un modello, quello multiculturale, che per prima la Gran Bretagna ha provato a realizzare in Europa. La società britannica, a differenza di altre nazioni europee, da secoli ha al suo interno varie componenti etniche grazie al suo impero e al Commonwealth. Le varie etnie hanno sempre convissuto pacificamente in un modello basato sul rispetto delle usanze di ciascuno ma riconoscendo la preminenza della cultura britannica nell'isola.

Negli ultimi decenni questo equilibrio è saltato a causa dell'immigrazione di massa e il tessuto urbano britannico è cambiato diventando in molti casi irriconoscibile non solo a Londra (dove ormai esistono veri e propri quartieri ghetto) ma anche nelle altre grandi città (emblematico il caso di Birmingham) e perfino nei piccoli centri. Aver accolto milioni di immigrati con numeri ingestibili e avere al tempo stesso abdicato alla difesa della propria identità ha determinato la crescita di fenomeni di radicalizzazione (soprattutto legati all'immigrazione islamica) e un senso di impunità testimoniato dagli ultimi drammatici fatti di cronaca.

L'uccisione del giovane Henry Nowak accoltellato a morte da un immigrato di origine sikh a Southampton a dicembre dello scorso anno ha scosso profondamente l'opinione pubblica inglese dopo la pubblicazione nei giorni scorsi di un filmato in cui ci vede la polizia ammanettare a terra il giovane che sarebbe morto poco dopo mentre viene accusato di razzismo dal suo assassino. Il video testimonia la situazione della Gran Bretagna di oggi in cui, a forza di parlare di inclusione verso gli immigrati, sono sempre più diffusi fenomeni di "razzismo al contrario" con una colpevolizzazione preventiva degli autoctoni.

È la diffusione di un altro filmato ad aver determinato le proteste di Belfast in un ci si vede un rifugiato sudanese cercare di decapitare con un coltello da cucina un nordirlandese salvato solo grazie all'intervento di alcuni passanti. Il tentato omicidio da parte del migrante ha fatto esplodere la rabbia della popolazione locale ormai esasperata dalla crescente insicurezza e dei crimini degli immigrai. D'altro canto Roger Scruton, il principale pensatore conservatore britannico contemporaneo, aveva provato a mettere in guardia i suoi connazionali: "Per tutta la mia vita adulta i governi del mondo occidentale hanno propagato il vangelo del multiculturalismo".

Il fallimento del modello britannico sull'immigrazione determina però non solo conseguenze socio-culturali ma anche politiche con la crisi da un lato del Partito Laburista che è stato l'alfiere di un'immigrazione di massa e dall'altro del Partito Conservatore che non è riuscito negli anni in cui ha governato a fermare e invertire questa tendenza. Non a caso l'immigrazione è uno dei cavalli di battaglia di Nigel Farage e del suo partito Reform Uk e di figure come il popolare influencer Tommy Robinson. Eppure c'è anche chi come Jeremy Corbyn e i Verdi cercano di sfruttare a loro vantaggio l'immigrazione candidando rappresentanti della comunità musulmana, denunciando una presunta islamofobia e accusando gli inglesi di razzismo mentre vengono accoltellati e decapitati nelle strade della loro nazione.

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Gli effetti malati dell'accoglienza indiscriminata

E adesso tutti denunceranno il razzismo, la xenofobia, l'odio nei confronti del diverso. Giusto, anzi giustissimo, ma non dimentichiamoci del resto.

Diranno che dietro la rivolta che ha incendiato Belfast c'è tutto questo e ci sono anche l'estrema destra e pure Elon Musk, il presunto agitatore globale di tutti i populismi e i sovranismi nazionali. Ma non dimentichiamoci dei fatti: cioè che nella capitale dell'Irlanda del Nord un migrante sudanese ha tentato di decapitare un uomo, riuscendo "solo" a fargli perdere un occhio. Diranno e faranno tutto questo, e magari in taluni casi avranno anche una piccola percentuale di ragione, ma sarà unicamente una scusa per licenziare con approssimazione gli effetti, senza analizzare nel profondo le cause. Perché significherebbe, innanzitutto, dover fare autocritica e mettere in discussione quel mito dell'accoglienza indiscriminata che da decenni cercano di inculcare nell'opinione pubblica. Sgombriamo subito il campo da un dubbio capzioso: noi non stiamo e non staremo mai con chi mette a soqquadro le città, brucia autobus e cassonetti, attacca la polizia e dà la caccia a stranieri e africani. Qualunque sia la ragione della sua protesta e della sua rabbia. Alla delinquenza non c'è giustificazione alcuna. Ma non possiamo indossare i paraocchi del politicamente corretto e trottare tranquillamente verso il precipizio dell'Occidente. L'integrazione per come la abbiamo intesa fino a oggi è un processo che è fallito pressoché ovunque: dalla Francia fino alla Germania e alla Gran Bretagna, passando, ahinoi, per l'Italia.

Il film horror - da entrambe le parti - che è andato in scena a Belfast è il sequel di quello che è già successo in giro per il mondo e rischia di essere il prequel di quello che potrebbe accadere altrove. Attenzione a non confondere il dito con la luna e gli effetti con le cause. L'immigrazione è un problema, ignorarlo è un danno sia per gli europei che per i migranti.

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Belfast, la città a ferro e fuoco. "Un pogrom contro gli stranieri"

Le peggiori paure si sono avverate. Belfast è da due notti e un giorno ostaggio delle violente proteste anti-immigrati, seguito all'arresto del sudanese che lunedì sera, in una via della capitale dell'Irlanda del Nord, ha cercato di decapitare un uomo nel corso di un selvaggio agguato che un anonimo testimone ha documentato con un video che ha scioccato e inorridito la città, il Regno Unito e l'Europa. E gli appelli alla moderazione delle autorità cittadine del governo nazionale sono stati acqua fresca rispetto alla chiamata alle armi diramata su X dagli autonominati patrioti.

Così martedì sera i manifestanti, molti dei quali con il volto travisato, si sono radunati in diversi punti della città e sono passati all'azione, bloccando importanti arterie stradali, dando fuoco a diversi veicoli, e anche a un edificio in centro città, che è stato evacuato dopo un lancio di molotov. La città è stata sorvolata da diversi elicotteri della polizia, che hanno ritmato l'ansia di una città senza fiato per l'odore acre del fumo dei roghi e dei lacrimogeni. Le proteste sono andate avanti ieri con un presidio serale di protesta davanti all'assemblea legislativa di Stormont e sono previste anche per oggi. Le scuole resteranno chiuse.

I ribelli, teleguidati dalle forze di estrema destra, si sono dedicati a quello che loro stessi hanno definito un "pogrom". I manifestanti se la sono presa con qualsiasi straniero, in particolare le famiglie di origine africana. Nella zona est di Belfast, un gruppo di circa cento uomini mascherati ha percorso le strade al grido di "cacciare gli stranieri". Tre persone sono state arrestate, "ma ne seguiranno sicuramente altri", ha detto il viceministro Dan Jarvis, numero due del ministero dell'Interno e responsabile della sicurezza, riferendo ieri alla Camera dei Comuni. Due agenti di polizia sono rimasti feriti nelle rivolte.

Ieri il governo dell'Irlanda del Nord si è riunito per una sessione di emergenza. Molti altri agenti sono in arrivo a Belfast dal resto del Regno Unito. "Abbiamo predisposto l'arrivo di rinforzi da altre forze dell'ordine domani (oggi, ndr). Stiamo cercando di far arrivare altri 200 agenti circa per affrontare la situazione", ha detto in conferenza stampa il capo della polizia Jon Boutcher.

Ad alimentare le proteste come detto sono stati gli appelli diffusi su X da gruppi legati all'ultradestra: un post dell'estremista Tommy Robinson è stato rilanciato su X da Elon Musk con tanto di invito a scendere in strada. Dura la condanna da parte del premier Keir Starmer, che parla di atti "scioccanti e del tutto inaccettabili" e senza "alcuna giustificazione". La giovane sindaca di Belfast, Róis-Máire Donnelly, ha reso noto di essere stata avvisata dalla polizie di minacce di morte contro di lei ma ha avvertito che non si farà intimidire.

L'uomo che ha aggredito il quarantenne si chiama Hadi Alodid ed è un richiedente asilo arrivato dal Sudan via Dublino nel febbraio 2023, al quale era stato successivamente riconosciuto lo status di rifugiato e un permesso di soggiorno nel Regno Unito. È al momento in stato di fermo ed è comparso ieri davanti al tribunale della città per una breve udienza nella quale gli è stata formalizzata dal giudice l'incriminazione per tentato omicidio e possesso di un'arma bianca. Ha rifiutato l'assistenza legale e non ha risposto alle domande. Gli è stata negata la libertà su cauzione per timore di esacerbare ulteriormente gli animi. La sua vittima, il quarantenne Stephen Ogilvie, tecnico radiologo del servizio sanitario pubblico, originario della Scozia e residente nello stesso complesso di edilizia popolare di Alodid, ha perso un occhio e resta ricoverato in ospedale in condizioni gravi. La sua famiglia ha invitato la città alla calma: "Non vogliamo che questa terribile tragedia venga usata per dividere le persone o alimentare l'ostilità. Siamo devastati ma la protesta pacifica è l'unica via da seguire".

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“Un incubo per gli Usa”: ecco i super missili di Kim

La Corea del Nord ha chiesto alle sue fabbriche di aumentare massicciamente la produzione di missili balistici e da crociera nell'arco dei prossimi cinque anni. Il leader Kim Jong Un ha ordinato un'espansione di 2,5 volte della capacità produttiva delle suddette armi, con un focus specifico sul famigerato Kn-23. Si tratta di un particolare importante, visto che gli esperti del Congresso Usa hanno definito le manovre di risalita di questi ultimi missili citati come uno dei più grandi progressi realizzati da Pyongyang nel settore della Difesa. La variante più grande può trasportare una testata da 2.500 kg ed è progettata per eludere i sistemi di difesa AEGIS. La mossa di Kim ha principalmente due scopi: rafforzare il proprio Paese in vista di una futura crisi con Washington e soddisfare la domanda russa.

Kim potenzia la produzione di missili

Kim ha visitato personalmente uno stabilimento – il nome non è stato reso noto - che ha superato gli obiettivi di produzione, definendo la sua espansione una “missione fondamentale” per l'esercito del Paese che dovrà sempre più riorganizzarsi e affidarsi alle forze missilistiche.

L'ispezione del presidente nordcoreano si è concentrata sulle prestazioni produttive del sito durante la prima metà del 2026, periodo in cui l'azienda avrebbe superato in anticipo i tempi previsti per la realizzazione di armi strategiche, dimostrando che il modello di mobilitazione industriale bellica della Corea del Nord sta già operando al di là degli obiettivi di produzione di base.

Le immagini diffuse dai media statali mostrano Kim intento a osservare missili balistici a corto raggio, e suggeriscono fortemente che la famiglia Hwasong-11, comprese le varianti KN-23 e KN-24, rimanga centrale nella dottrina di attacco di Pyongyang. Ebbene, l'ordine di aumentare la capacità di produzione missilistica di 2,5 volte nel prossimo quinquennio indica che la Corea del Nord sta passando da uno sviluppo episodico di armi a una generazione di forza su scala industriale e continuativa, progettata per un confronto regionale prolungato e una competizione di deterrenza.

Le recenti dichiarazioni della potente sorella di Kim, Kim Yo Jong, secondo la quale lo status nucleare nordcoreano è "non negoziabile", rafforzano inoltre l'interpretazione secondo cui questa iniziativa di espansione missilistica dovrebbe essere intesa come una trasformazione strutturale permanente della politica di difesa nazionale di Pyongyang.

La Corea del Nord stringe i muscoli

Come ha spiegato Defence Security Asia, la serie Hwasong-11 presenta già serie difficoltà di intercettazione, visto che le traiettorie di manovra quasi balistiche, i profili di volo e la mobilità al momento del lancio complicano le soluzioni di tracciamento per i sistemi di difesa missilistica balistica Patriot PAC-3, THAAD e AEGIS. L'ampliamento della capacità industriale nazionale consentirebbe inoltre alla Corea del Nord di sostenere densità di lancio più elevate in tempo di guerra, ricostituendo rapidamente le scorte missilistiche dopo le spese di combattimento e aumentando così la resistenza operativa in più teatri militari contemporaneamente.

L'enfasi posta da Pyongyang sia sulla produzione di missili balistici che di missili da crociera indica una dottrina di attacco a più livelli. Last but not least, il crescente arsenale nordcoreano di missili balistici a corto raggio a guida di precisione aumenta anche la capacità dell'esercito nordcoreano di condurre attacchi convenzionali contro centri di comando, aeroporti, snodi logistici e batterie di difesa missilistica in Corea del Sud e in alcune zone del Giappone. Ultimo aspetto da non trascurare: l'integrazione di varianti con munizioni a grappolo, a frammentazione e a capacità di oscuramento nelle famiglie di missili esistenti complica ulteriormente la gestione dell'escalation da parte degli avversari.

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Un modulo e nessun colloquio, così il sudanese di Belfast ha ottenuto il permesso di soggiorno “fast-track”

Le polemiche sull’attacco di Belfast non si placano e queste sono le ore delle domande. Scemata l’indignazione del momento, gli inglesi si chiedono come sia arrivato nel loro Paese Hadi Alodid e come abbia fatto a ottenere un permesso di soggiorno illimitato (con tutti i benefici del caso) della durata di 5 anni. Questo ha generato molte polemiche e ripreso vecchi temi legati alle politiche migratorie fin troppo lasche di Rishi Sunak.

In base alle notizie finora note, la prima comparsa ufficiale dell’uomo è a Parigi tra il 2022 e il 2023, da lì è arrivato a Dublino ma non è chiaro come, visto che i barconi non coprono la tratta tra le coste francesi e l’Irlanda. Inoltre, se fosse arrivato nel Regno Unito illegalmente attraverso la Manica, avrebbe potuto fare domanda direttamente nel posto di sbarco invece di arrivare fino a Belfast: tra l’Inghilterra e l’Irlanda del Nord non vi sono differenze in tal senso. Invece, da Dublino Alodid ha preso un autobus che lo ha portato a Belfast nel febbraio 2023 e qui ha presentato immediatamente domanda di asilo, che gli è stata accettata nel settembre dello stesso anno. Non ha dovuto nemmeno sottostare a controlli confine, perché per antichi accordi non esiste una frontiera tra i due Paesi. Al momento non è noto né come Alodid sia arrivato a Parigi e nemmeno come sia arrivato a Dublino. Sta di fatto che ha potuto usufruire dello “Streamlined Asylum Process”, noto come Sap, e definito anche “fast-track” delle domande di asilo per la facilità e rapidità con le quali venivano sbrigate le domande. Questo sistema è stato introdotto sotto il governo Sunak proprio a febbraio 2023 ed è stato esteso ai richiedenti asilo sudanesi nel giugno dello stesso anno.

Questo sistema, fortemente contestato fin dalla sua introduzione, prevede la compilazione di un modulo di 10 pagine da parte del richiedente, che non viene sottoposto ad alcun colloquio faccia a faccia. È stato introdotto dal governo del Regno Unito per smaltire le 92mila domande di asilo arretrate e, con questo sistema, quelle presentate da sedicenti cittadini sudanesi hanno avuto un tasso di accoglimento del 95% a fronte dei conflitti nella regione. “Il Ministero dell'Interno all'epoca non voleva attuare il piano fast-track, ma Rishi glielo ha imposto. È stato il peggiore dei due mondi, perché non è riuscito a fermare le piccole imbarcazioni attraverso la Manica e, allo stesso tempo, ha reso più facile ottenere l'asilo. Era totalmente illogico e avrebbero dovuto lavorare per disincentivare i richiedenti asilo”, ha dichiarato una fonte dei Tory al Daily Mail che ha dato in esclusiva la notizia.

Il governo in carica ha inasprito nuovamente i criteri di accesso allo status di rifugiato ma in quella finestra nella quale è stato in vigore il sistema Sunak sono stati decine di migliaia i migranti che hanno potuto ottenere il permesso di soggiorno. Questo metodo non era stato sospeso o rivisto nemmeno a seguito delle segnalazioni dei funzionari pubblici, che avevano messo in guardia il governo sul fatto che il SAP non sarebbe stato in grado di identificare i “malintenzionati”, inclusi terroristi e autori di reati gravi.

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"Massimo controllo": come funziona il database segreto cinese che spia gli stranieri

Nell’ultimo decennio la Cina ha costruito una delle reti di sorveglianza più estese al mondo. Questa architettura molto sofisticata si basa su centinaia di milioni di telecamere, sistemi di riconoscimento facciale e una raccolta capillare di dati personali. Ma fino a oggi era rimasto poco chiaro in che modo tutte queste informazioni venissero integrate e utilizzate per monitorare individui specifici. Un recente “ritrovamento digitale” ha offerto uno sguardo raro e dettagliato su questo singolare modus operandi. La scoperta riguarda una piattaforma di polizia lasciata accidentalmente accessibile online, che sembra essere stata progettata per seguire e analizzare in tempo reale la presenza e gli spostamenti degli stranieri in una città del nord della Cina.

La piattaforma di sorveglianza cinese

Secondo quanto riportato dal Sydney Morning Herald, il sistema è stato individuato dal giornalista tedesco specializzato in cybersicurezza Marc Hofer durante un'indagine sui siti collegati al Ministero della Pubblica Sicurezza cinese. La piattaforma, denominata “Dynamic Control Platform for Overseas Personnel”, sarebbe stata associata alla città di Zhangjiakou, nella provincia di Hebei, e si presentava come un cruscotto operativo destinato alle forze dell’ordine.

Al suo interno erano presenti dati relativi a centinaia di persone reali, tra cui circa 350 giornalisti stranieri residenti a Pechino nel 2021. Ogni profilo conteneva fotografie, dettagli del passaporto, numeri di telefono, data di nascita e informazioni professionali. Alcuni soggetti risultavano classificati come “tracciabili”, una categoria che consentiva alle autorità di accedere a dati molto più dettagliati.

In alcuni casi il sistema registrava gli spostamenti rilevati dalle telecamere di sorveglianza, le visite in alberghi e ospedali, gli acquisti di carburante e persino le informazioni sui viaggi ferroviari, inclusi numero del treno e posto assegnato. La piattaforma mostrava inoltre mappe con la distribuzione degli stranieri sul territorio e disponeva di funzioni di analisi relazionale capaci di evidenziare collegamenti e frequentazioni tra persone diverse.

EXCLUSIVE: How the track foreigners in China - We got rare access to demo system developed by the Ministry of Public Security in China for the prefecture of Zhangjiakou, to track and surveil foreigners visiting or being residents ( actually it applies to most nationals as well,… pic.twitter.com/uC9SP83nBn

— NetAskari (@NetAskari) May 19, 2026

Un mare di informazioni

L’aspetto più significativo emerso dalla scoperta non è tanto l’esistenza di singoli strumenti di monitoraggio, quanto la capacità di aggregare informazioni provenienti da fonti differenti in un’unica interfaccia operativa.

Un simile approccio rappresenta in effetti un’evoluzione dei grandi programmi di sorveglianza già attivi nel Paese, come Skynet e Sharp Eyes, sviluppati ufficialmente per finalità di sicurezza pubblica. Il database individuato da Hofer suggerisce, sempre a detta del Sydney Morning Herald, che le autorità stiano cercando di costruire sistemi in grado di seguire gli individui quasi in tempo reale, ricostruendone abitudini, reti sociali e movimenti.

Fergus Ryan, esperto di tecnologie cinesi dell’Australian Strategic Policy Institute, ha fatto notare che strumenti del genere erano stati finora associati soprattutto alla regione dello Xinjiang, ma che la loro comparsa in altre aree del Paese potrebbe indicare una diffusione più ampia di queste tecniche.

Certo, la piattaforma di Zhangjiakou appariva ancora incompleta e priva di alcune funzionalità avanzate, come il tracciamento diretto dei telefoni cellulari. Tuttavia, il livello di dettaglio già disponibile mostra fino a che punto possa spingersi il monitoraggio degli stranieri considerati di interesse. Dopo la pubblicazione delle inchieste di Hofer e di altri giornalisti coinvolti nell’analisi del sistema, l’accesso alla piattaforma è stato rapidamente chiuso.

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Ventunesimo pacchetto di sanzioni UE: l’Europa che chiude le porte ai russi e perde il controllo di Belfast

Ventunesimo pacchetto sanzioni UE contro la Russia: divieto d'ingresso ai veterani, costi economici asimmetrici e il paradosso di Belfast. Analisi geopolitica.
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