Reading view

Sollievo o scisma? Le reazioni all’uscita di Pina Picierno dal Pd mostrano quant’è debole la sinistra

L’addio al Pd di Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento europeo e vessillifera dei “riformisti” (la versione politica del Sarchiapone, tutti ne parlano, nessuno l’ha mai visto), ha innescato un doppio standard di commenti e una polemica che definisce una volta di più l’accorante vacuità del personaggio e, purtroppo anche la debolezza della sinistra italiana, altra e differente versione di un Sarchiapone che annaspa alla ricerca di sé stesso.

Giubilo e sollievo da parte dei tanti che non sopportavano gli attacchi reiterati della Picierno alla segretaria Schlein, il suo aperto parteggiare per la guerra in Ucraina, l’appoggio entusiasta ad Israele, concentrato nella sedicente “sinistra per Israele” con Fassino e Fiano, Delrio e Gori e l’intera compagnia di giro che infesta da destra gli equilibri interni del partito democratico. Sorvolo sulle ragioni addotte che hanno “costretto” all’abbandono della casa madre la pasionaria di Santa Matria Capua Vetere, inducendola ad abbracciare a Bruxelles il gruppo di Renew Europe che annovera come presidente il francese Bayrou, già primo ministro di Macron, come segretario Sandro Gozi, preclara figura di banderuola politica passati attraverso il partito radicale di Pannella, il Msi, il Pd, Italia Viva, i repubblicani, di nuovo i radicali ma transanzionali fino all’elezione in Francia al Parlamento europeo. La Trimurti che accoglie Picierno è completata alla vicepresidenza da un’altra vecchia conoscenza del “riformismo” camaleontico de’noantri: Teresa Bellanova, una signora con la licenza media passata dal Ds al Pd a Italia Viva, ex sindacalista dei braccianti agricoli del Sud, dunque presunta, assai presunta difensora dei diritti dei più deboli. Un bel pot pourri attende Picierno. Che innalza lo stendardo del liberalismo europeo, fratello gemello del “riformismo”, si porta su tutto e in tutte le stagioni…

Sul versante opposto i fans della Pina esecrano la svolta politica troppo radicale, impressa – accusano – da Schlein al Partito democratico. Il quadro dipinto dai sodali di Picierno inneggia allo scisma e preconizza la sconfitta del Pd e dunque del campo largo alle prossime politiche. Senonché Schlein, poveretta, è tutt’altro che una bomba incendiaria. Anzi, Procede con i piedi di piombo, reitera il ritornello del “sono ostinatamente unitaria” e non replica agli attacchi domestici portati da chi la vorrebbe più decisa nello sbarazzarsi degli oppositori, e chi, sull’altro versante, le rimprovera di non prestare ascolto alle voci dissenzienti. Povera Elly, strattonata di qua e di là, volenterosa domatrice di un partito non plurale come vorrebbe la consolatoria retorica dei suoi celebranti, bensì una congrega di battitori liberi in competizione perenne con la segreteria. A Bruxelles il Pd è allineato alle posizioni belliciste dalla commissione von der Leyen sull’Ucraina. Una divaricazione non trascurabile col M5S che vota sempre con Avs e Lega contro gli aiuti a Zelenski.

Quanti elettori andati alle urne per difendere la Costituzione ci torneranno per sbarrare sulla scheda uno dei simboli dei partiti del campo progressista? Il punto politico sta tutto qui. I vincitori del referendum si sono addormentati sulla certezza di aver aperto la strada alla riscossa del centrosinistra. Errore fatale, già comprovato dai risultati delle recenti amministrative. L’elettorato giovane non abbocca alle chiacchiere, alle fumisterie. E’ sensibile ai temi epocali: pace, clima, risorse energetiche, diritti. Quei ragazzi attendono proposte chiare, ultimative, vincolanti dai partiti che le formulano. Non è più tempo di sofismi, di sotterfugi dialettici, di politichese e di parole soppesate col bilancino. Vanno assunti impegni radicali, ci si deve schierare: o di qua o di là. Sul nucleare come si pongono il Pd e i suoi alleati, compreso od escluso Renzi che al referendum sulla Giustizia aveva votato Sì e approva il nucleare proposti dal governo Meloni? Le sanzioni ad Israele sono o no un’opzione praticabile per l’Italia? Le piazze in subbuglio attendono un padrinato politico che ne rappresenti e ne rafforzi le istanze nelle sedi istituzionali, in cui il Potere decide le sorti di tutti. Che ci aspetta a rispondere a questa chiamata? L’Albania insegna.

Se il popolo fa massa critica, il Potere si arrende e viene a patti. Chi avrebbe immaginato che Rama, l’amico della Meloni, cedesse alle oceaniche proteste di piazza e revocasse l’accordo capestro che avrebbe trasformato un pezzo pregiato del territorio albanese nel resort di lusso del genero di Donald Trump? Ebbene, è accaduto.

L'articolo Sollievo o scisma? Le reazioni all’uscita di Pina Picierno dal Pd mostrano quant’è debole la sinistra proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Patrimoniale, Meloni attacca Schlein: “Altri parlano di tassare il patrimonio, noi lavoriamo per farlo avere agli italiani”

“Altri parlano di tassare il patrimonio, noi lavoriamo perché gli italiani possano ambire ad avere patrimonio dopo decenni di sacrifici”. Intervenendo all’assemblea di Confcommercio a Roma, Giorgia Meloni chiama l’applauso facile ribadendo la sua contrarietà a una nuova imposta patrimoniale, in questi giorni oggetto di dibattito nel centrosinistra dopo l’apparente apertura della segretaria Pd Elly Schlein (di fatto rinnegata pochi giorni dopo). La premier rivendica di aver “lavorato molto per rafforzare il potere d’acquisto degli italiani”: “Abbiamo agito su più fronti, il primo dei quali è stato il taglio delle tasse sul costo del lavoro. Siamo partiti ovviamente dai redditi più bassi, via via abbiamo allargato il raggio d’azione, non intendiamo fermarci, vogliamo fare di più, particolarmente per alleggerire il carico fiscale sul ceto medio perché il taglio delle tasse è uno dei grandi obiettivi di questo governo”, afferma. Tra i risultati vantati da Meloni di fronte alla platea dei commercianti c’è la chiusura d’ufficio di 24mila attivitàapri e chiudi“, “ovvero quelle attività molto spesso gestite da extracomunitari che eludono il fisco. Un risultato importante per lo Stato e gli imprenditori onesti che non meritano di subire la concorrenza sleale di chi magari, dopo essere entrato illegalmente in Italia, si mette pure a farci concorrenza sleale. Non si può fare. Il messaggio che vogliamo lanciare a tutti è che questa non è la Repubblica delle banane. Qui si rispettano le regole”, arringa la leader di FdI.

Prima di salire sul palco dell’Auditorium della Conciliazione, la premier applaude e fa segno di convididere con ampi cenni un passaggio del discorso del presidente Carlo Sangalli, quando dice, in riferimento all’Italia, che “raccontarci peggio di come siamo è un danno per tutti”. “Davvero, presidente, devo ringraziarti per averlo detto”, afferma la premier. “Sarebbe chiaramente intellettualmente disonesto dipingere l’Italia come una nazione nella quale i problemi sono stati risolti. Però io considero ugualmente disonesto dover per forza sminuire il quadro incoraggiante che i dati macroeconomici ci restituiscono. A me dispiace quando questa nazione si dipinge come spacciata, perché il quadro macroeconomico e anche molti osservatori fuori dai nostri confini nazionali raccontano invece una nazione che, pur nella peggiore congiuntura degli ultimi decenni, non solo ha resistito ma ha rilanciato. Nonostante il pessimismo cosmico che domina il racconto, questa nazione non si è fatta spaventare. Ha invece tirato fuori il suo carattere, come sempre accade all’Italia. L’Italia è così. L’Italia è una nazione che tira fuori il carattere quando le cose vanno male”.

L'articolo Patrimoniale, Meloni attacca Schlein: “Altri parlano di tassare il patrimonio, noi lavoriamo per farlo avere agli italiani” proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  
❌