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Disclosure Day, la scoperta che anche Spielberg invecchia
Steven Spielberg è uno di quei polverosi supermercati di quartiere dove ti portavano da bambino. Sai che è sempre lì, riconosci l’insegna, ma i prodotti sugli scaffali hanno un che di stantio. Il suo Disclosure Day è l’ennesima prova che i “mostri sacri” di Hollywood faticano a tenere il passo con un’epoca che si muove alla velocità dell’intelligenza artificiale. Un cinema che sembra rimasto al 1977, l’anno di Incontri ravvicinati del terzo tipo.
Disclosure Day si presenta come un ideale infatti come ideale completamento di Close Encounters. I dischi volanti non sono mai andati via e per ottant’anni il governo ne ha nascosto la presenza. Una giornalista del meteo in crisi mistica (Emily Blunt) inizia a parlare in una lingua aliena durante un telegiornale locale (Kansas City), scatenando il panico.
Improvvisamente cerca di incontrare un esperto di cybersecurity (Josh O’Connor) in fuga da truci figuri di una azienda appaltatrice del Pentagono capitanata da Colin Firth e insieme lottano per rivelare la verità al mondo. La regia è ineccepibile come sempre, Spielberg sa costruire l’inquadratura perfetta. Il problema è il contesto. In un’epoca in cui la disinformazione viaggia su TikTok, in cui gli Stati sono in guerra con i droni, l’idea che una giornalista del meteo che parla in lingua aliena in tv sia la scintilla di una rivoluzione globale suona ingenua, quasi naif. È un approccio che profuma di ingenuità anni 80, lontano anni luce dalla complessità odierna.
La televisione qui non è soltanto il mezzo attraverso cui si diffonde la verità, ma è l’arma stessa della rivelazione. Emily Blunt lavora in tv, è il suo palcoscenico e la sua arma. Ma oggi, nel 2026, i complotti si svelano sui social, i leak si leggono su Telegram, i meme anticipano le notizie. L’idea di una rivelazione in diretta tv, con tanto di conduttore, suona come la trasposizione di un romanzo di Michael Crichton o di un film catastrofista anni ’90. È un’operazione nostalgia che non convince.
Poi ci sono le incongruenze narrative. Colin Firth interpreta il potente contractor governativo, un uomo disposto a tutto pur di nascondere la verità. Eppure, in due occasioni, si lascia sfuggire Josh O’Connor. La seconda volta, O’Connor si riporta addirittura via lo zaino pieno di schede di memoria rubate, mentre Firth guarda. Gli inseguimenti, poi, sono imbarazzanti: auto che sgasano, sparatorie che non c’entrano con la presunta serietà del tema, uno 007 dei poveri.
Ma, fortunatamente, la generazione dei “vecchi” registi non è tutta uguale. C’è chi arranca e chi, come Martin Scorsese, ha capito che la tecnologia non è un nemico, ma un nuovo pennello.
Mentre Spielberg sembra fossilizzato sui suoi ricordi, Martin Scorsese, a 83 anni, ha capito che il cinema si è evoluto. Da poco è diventato advisor di Black Forest Labs, una startup di intelligenza artificiale. Ha usato il loro modello generativo FLUX per creare storyboard e visualizzare in anteprima le scene. Lui ha capito che l’AI non sostituisce l’arte ma la potenzia, la aiuta a risparmiare tempo e fatica, e a comunicare meglio la propria visione. Non a caso, ha paragonato l’uso dell’AI alla computer grafica di Hugo o al ringiovanimento digitale de The Irishman.
L’AI sta democratizzando la produzione, abbattendo i costi, permettendo a chiunque di visualizzare le proprie idee. Spielberg, con Disclosure Day, ha dimostrato di non aver capito, lui che pure aveva diretto film futuribili, come Minority Report e Ready Player One. È un peccato, perché il suo supermercato sarà pure ancora aperto, ancora rassicurante ma la merce in vendita è tristemente fuori moda.
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Disclosure Day, E.T. senza meraviglia è un disastro: Spielberg smarrisce il contatto. Gli alieni ci sono ma non ce lo dicono
Non ce lo dicono. E se ce lo dicessero tutte le guerre nel mondo cesserebbero. Steven Spielberg e gli alieni capitolo due (o tre). Per 79 anni l’agenzia Wardex ha celato ai cittadini statunitensi e all’intero pianeta le prove dell’apparizione sulla Terra di astronavi extraterrestri e di alieni dal testone oblungo e occhioni larghi. Ma finalmente un gruppo di esperti della Wardex, capitanati dall’affabile Hugo (Colman Domingo), ruba dai suoi uffici sia filmati che chiavette segretissime, oltre ad organizzare l’incontro rivelatore tra due “esperti”: Daniel (Josh O’Connor), esperto informatico Wardex che traduce formule matematiche in inglese, e Margareth (Emily Blunt), una presentatrice meteo della tv di Kansas City che scopre di avere potere di lettura del cervello e lingua altrui, di telepatia e premonizioni. I due fuggono separatamente e rocambolescamente, in lungo e in largo, dagli sgherri in nero della Wardex, evitando i poteri altrettanto telepatici di mister Scanlon (Colin Firth), capo dell’azienda medesima, fino ad una definitiva resa dei conti che li vedrà comunicare al mondo una sorprendente verità in diretta tv.
Disclosure Day, l’attesissima opera spielberghiana sui marziani, è questa cosa qui. Un frullato insapore action che ricorda esteticamente e produttivamente i film via cavo anni Novanta. E per carità, mica è colpa degli alieni. Anzi. Spielberg si vede che ci tiene, che obamianamente sa che “esistono davvero” e che sarebbe meglio, alla Richard Dreyfuss o alla François Truffaut, mettersi lì a studiare un metodo con cui comunicare. Ma certo è che le meraviglie significanti e poetiche di Incontri ravvicinati del terzo tipo o di E.T. ve le dovete scordare.
Non vogliamo sempre tirare fuori la questione maleducata che in vecchiaia i grandi autori, hollywoodiani e non, finiscono spesso fuori strada. Solo che in Disclosure Day la questione deragliamento è conclamata. Fin dall’orribile sequenza d’apertura con un’incomprensibile soggettiva di un wrestler che viene menato dal suo avversario su un ring. Tra il pubblico è seduto Daniel che, per riavere l’amata fidanzatina rapita, consegna lo zaino pieno di memorie aliene agli agenti Wardex. Nessuno, appunto, deve sapere che dal 1947, insomma dal celebre incidente di Roswell, negli Stati Uniti dischi volanti e alieni volano e atterrano, seppur con qualche disturbo, dialogando con gruppi di umani che alla fine li seviziano e torturano come bestie per la vivisezione.
Non è la prima volta che Spielberg torna alla duplice specularità sfruttamento animale/violenza sugli alieni (c’era latente in E.T.), ma questa volta, complice una sceneggiatura farraginosa e forzatamente pretestuosa di David Koepp (il bordone sulle suore cattoliche per parlare di Dio che ama anche gli alieni è da strapparsi i capelli), non esiste alcuna ricostruzione di immaginario e di atmosfera peculiare. Se si eccettua la classica sequenza spielberghiana alla Indiana Jones, qui molto di maniera, con l’eroe in difficoltà estrema che allunga la mano per salvare l’eroina ancor più in pericolo di lui (qui ci sono due treni in corsa che si stanno per incrociare con Margareth rimasta in mezzo), l’andirivieni piatto e convulso dei due protagonisti per oltre un’ora e mezza più che lanciare il film a mille, ne impone l’inconcludenza di genere e la stramba irregolarità narrativa (si allunga il brodo come non mai, insomma).
È per questo che tante curiose e originali trovate visive come quella degli alieni che si presentano come animali (cervi, procioni, volpi, ma soprattutto il cardinale rosso) per calmare gli umani non riescono a trovare spazio naturale in un insieme esteticamente mal assemblato e poco ispirato, il cui esempio estremo è il ricorrente duello telepatico mentale tra Scanlon e la fidanzata ex suora di Daniel con scambio di iridi (sic) ed esperimenti su sedie del dentista con due ventose attaccate ad un angolo della fronte.
Perfino fotografia e musiche dei veterani spielberghiani Janusz Kaminski e John Williams sembrano una svogliata chiamata alla solita rimpatriata in famiglia. Ricordare che il tema “alieni” conservi in nuce una potenzialità espressiva a dir poco dirompente e infinita, è inchiodare ulteriormente Spielberg in un angolo afono e buio che non meriterebbe affatto. L’ultima traccia di questo pallore creativo è la palette emotiva con cui Spielberg tratteggia i due protagonisti: la Blunt oscilla senza peso specifico tra Kate Capshaw e Goldie Hawn; O’Connor, capace di interpretazioni maiuscole come in Rebuilding e The Mastermind, viene lasciato vagolare come uno stuntman qualunque tra auto fracassate e vetrate infrante.
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A Palestina salvará o cinema? Em Marselha, abriu-se uma caixa de Pandora
Exposição revisita «resistência cultural» do Cineclube de Faro durante a ditadura
A exposição “As Sessões do Cineclube de Faro durante o Estado Novo”, patente na Biblioteca da Universidade do Algarve (UAlg), no campus de Gambelas, a partir desta quinta-feira, dia 11, vai revisitar o papel de «resistência cultural» do cineclube durante a ditadura.
Trata-se de uma iniciativa organizada pelo CIAC – Centro de Investigação em Artes e Comunicação e pela Faculdade de Ciências Humanas e Sociais (FCHS) da UAlg, com o apoio do Cineclube de Faro.
Com curadoria do investigador e coordenador do Grupo de Trabalho em Estudos Fílmicos do CIAC Jorge Carrega, a exposição propõe «uma reflexão sobre o papel desempenhado pelo Cineclube de Faro na promoção da cultura cinematográfica e na dinamização de espaços de resistência cultural durante o período da Ditadura do Estado Novo».
A mostra reúne uma seleção de 30 programas de sessões realizadas pelo Cineclube de Faro entre 1956 e 1974.

Estes documentos «testemunham a atividade regular desta associação na divulgação de obras cinematográficas nacionais e internacionais».
O percurso expositivo é complementado por cerca de três dezenas de livros e DVD dedicados à história do cinema e à atividade cineclubista, «contribuindo para contextualizar a relevância cultural e social deste movimento».
Ao destacar materiais históricos raramente acessíveis ao público, a exposição evidencia «a importância dos cineclubes enquanto espaços de formação cultural, debate crítico e contacto com cinematografias alternativas», num contexto marcado pela censura e pelas limitações impostas pelo regime.
A inauguração será no dia 11 de Junho, às 17h00.
Uma hora mais tarde, no anfiteatro D do Complexo Pedagógico em Gambelas, decorre uma mesa-redonda sobre o tema “Resistência e Cineclubismo – O Caso do Cineclube de Faro”.
O debate, também integrado no Curso Livre de História do Algarve (exige inscrição prévia aqui), conta com as participações de Ana Isabel Soares, Fernando Leitão Correia, Manuel Dias Afonso, Olga Fonseca e Carlos Afonso.
A entrada é livre e a exposição poderá ser visitada durante o horário de funcionamento da Biblioteca da Universidade do Algarve, de segunda a sexta-feira, das 8h30 às 20h00, e ao sábado, das 9h30 às 15h30.
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Faro recebe evento satélite do Festival da Nova Bauhaus Europeia com dois dias de atividades
O Al-Bauhaus Dream Academy, um evento satélite do Festival da Nova Bauhaus Europeia 2026, realiza-se em Faro nos dias 11 e 12 de Junho, com atividades em vários espaços da cidade.
Esta vai ser «uma oportunidade de conhecer, celebrar e, também, de aprofundar a comunidade Bauhaus no Algarve e os 40 anos de Portugal Europeu», refere a organização.
Durante dois dias, o festival reúne workshops, exposições, cinema e momentos de conversas na capital algarvia, divididas entre Jardim da Alameda, campus da Penha da Universidade do Algarve, direção regional do Instituto Português do Desporto e Juventude e skate park da Penha.
Inspirado pelo movimento Bauhaus, o Al-Bauhaus «convida estudantes, criativos e público em geral a imaginar novas formas de pensar, habitar e construir o futuro».
«Mais do que um evento, é um espaço para experimentar, partilhar ideias e transformar a criatividade numa ferramenta para pensar o Algarve», lê-se.
A Nova Bauhaus Europeia (NEB) é um movimento artístico que começou a ser desenvolvido pela Comissão Europeia em 2020, e que procura traduzir o Pacto Ecológico Europeu e o Acordo Industrial Limpo em mudanças concretas no terreno, «melhorando a vida quotidiana através de soluções sustentáveis para o ambiente construído e estilos de vida».
Este movimento é «uma continuação do Bauhaus histórico» (célebre escola de arte alemã ativa entre 1919 e 1933) e propõe «integrar sustentabilidade, estética e inclusão nas cidades e na vida quotidiana, com respeito pela diversidade de territórios, património e culturas europeias», respeitando os princípios de “belo”, “sustentável” e “para todos”.
A cada dois anos, a Comissão Europeia organiza o festival, que celebra e avalia o progresso da Nova Bauhaus Europeia.
A edição de 2026 do Festival Bauhaus terá lugar em Bruxelas entre 9 e 13 de Junho, mas há uma série de eventos-satélite marcados em toda a Europa.
Pode consultar toda a programação do Al Bauhaus em Faro aqui.
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Filme «18 Buracos para o Paraíso» estreia com dupla distinção
O filme português «18 Buracos para o Paraíso» estreia com certificação ambiental e recursos de acessibilidade nos cinemas, a 10 de junho de 2026.
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Projeto artístico em Odemira lança programa para jovens de diferentes culturas
Teatro, cinema, música e dança são algumas das propostas do programa para jovens de diferentes culturas que o projeto artístico “Novo Bowing” promove, entre os dias 15 e 19 deste mês, em Odemira.
A iniciativa Summer Bowing é promovida pela cooperativa cultural Lavrar o Mar, sediada em Aljezur, e vai decorrer na Casa Novo Bowing – Centro para as Relações Planetárias, em Odemira, destinando-se a jovens dos 10 aos 18 anos.
«A Summer Bowing propõe durante seis dias um espaço de criação, convivência e descoberta, onde jovens de diferentes culturas, línguas e percursos se encontram através da arte e da vida em comum», explicou a cooperativa, em comunicado enviado à agência Lusa.
De acordo com a Lavrar o Mar, «mais do que uma escola de verão convencional, a Summer Bowing procura criar experiências de imaginação, autonomia, criação coletiva e encontro intercultural».
«Num território marcado pela diversidade cultural e pela presença de comunidades migrantes de diferentes partes do mundo”, esta iniciativa “afirma-se como uma experiência de encontro entre jovens com origens, referências e sensibilidades distintas, valorizando a convivência, a escuta e a criação artística enquanto ferramentas de aproximação humana», justificou a cooperativa.
Nesse âmbito, ao longo da semana, os participantes poderão explorar atividades ligadas ao teatro, cinema, música, dança, barro, desenho, cozinha e criação coletiva.
O programa inclui «experiências tão diversas quanto inventar personagens, realizar pequenos filmes, criar playlists para a casa, modelar criaturas fantásticas em barro, cozinhar em conjunto, entrevistar pessoas, construir objetos, dançar, escrever, ouvir música ou simplesmente conversar e partilhar tempo em comum», pode ler-se no comunicado.
A programação vai desenvolver-se «num ambiente aberto e colaborativo, onde cada participante pode encontrar a sua própria forma de participar, seja através do movimento, da palavra, da observação, da construção manual, da música ou da convivência quotidiana», explicou a cooperativa.
A iniciativa termina a 21 de Junho, com o Dia Aberto ao Planeta #9, evento promovido regularmente pela Lavrar o Mar e que reúne comunidade, artistas, famílias e participantes em torno de experiências de encontro, criação e convivência.
Nesta edição, o dia funcionará também como momento de partilha pública desta escola de verão, abrindo a Casa Novo Bowing a amigos, vizinhos e curiosos para conhecerem as experiências e criações desenvolvidas ao longo da semana, adiantou a cooperativa.
O “Novo Bowing” é um projeto artístico e social da Lavrar o Mar, que visa promover a integração através da arte, «fortalecendo os laços entre as comunidades oriental e ocidental do concelho de Odemira».
Apoiado pelo programa operacional Alentejo 2030 e cofinanciado pela União Europeia, pela Fundação Calouste Gulbenkian e pela Câmara de Odemira, o projeto é coordenado por Madalena Victorino.
A iniciativa baseia-se em três eixos de intervenção, visando o desenvolvimento de práticas artísticas como ferramenta de inclusão e aprendizagem no contexto escolar, a dinamização de atividades culturais e colaborativas que promovem o encontro e o diálogo, e a valorização do conhecimento e capacitação para a inclusão laboral e social da população migrante.
«Mais do que um projeto artístico, o ‘Novo Bowing’ é um gesto de futuro: uma proposta de encontro onde a arte serve de linguagem comum para imaginar e construir uma comunidade mais coesa, justa e plural», concluiu a Lavrar o Mar.
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Editorial : En tous les cas ne pas s’illusionner sur le rôle réel que l’on joue et les adversaires que l’on se donne par Danielle Bleitrach
Hier j’ai parlé de Braudel et de ses concepts en particulier la manière dont il a mis en évidence que le capitalisme n’avait jamais été le « marché » parfait mais un marché basé sur un mode d’hégémonie fonctionnant sur une zone d’ombre. La classe dominante capitaliste a toujours établi des règles dont elle s’émancipait tandis qu’elle les fait subir dans toute la rigueur possible à ceux qui sont soumis. On peut considérer que c’est cette fiction du marché et du libéralisme qui lui est associé qui s’effondre en tornade avec Trump ses guerres hybrides, l’affirmation fasciste du droit de la grande puissance, ce cirque grotesque, puéril et effrayant a été précédé d’une tendance lourde pour ceux qui l’ont subie en blocus, interventions destructrices y compris chez les démocrates, qui s’exhibe aujourd’hui sans complexe. jusqu’aux alliés invités à participer à la curée ce qui ne les a jamais gêné, mais avec l’abandon des formes et qui jouent les mondains vexés mais qui suivent, anticipent même, revendiquent d’être considérés.
Le paradoxe dont il sera question aujourd’hui est comment en France, dans les élites poltico- médiatique se maintient la croyance dans la suprematie d’un tel système alors qu’il déborde sur les « alliés » comment il cautionne une division des rôles tel que pour le peuple français même si la foi est ébranlée, il reste l’incapacité à s’y opposer, une tendance qui existe aussi au plan international, c’est la résistance et la contestation qui est « criminalisée » diabolisée et là aussi nous sommes dans une tendance qui s’est développée sur des décennies .
Si l’impérialisme renonce à sa propre légalité et revendique la loi de la jungle, l’escalade apocalyptique, il reste la manière dont l’autorité devient superstitieuse sur le mode d’une sorte de théologie., la « démocratie » de ce type devient les saintes écritures et la révolte diabolique.
La diabolisation gratuite de l’adversaire, un adversaire le plus souvent créé de toute pièce, justifierait une telle fureur qui fait de la crainte l’ultime mode de gouvernement : Si les hommes pouvaient régler toutes leurs affaires suivant un dessein arrêté ou encore si la fortune leur était toujours favorable, ils ne seraient jamais prisonniers de la superstition. Mais souvent réduits à une extrémité telle qu’ils ne savent plus que résoudre, et condamnés, par leur désir sans mesure des biens incertains de fortune, à flotter presque sans répit entre l’espérance et la crainte, ils ont très naturellement l’âme encline à la plus extrême crédulité ; est-elle dans le doute, la plus légère impulsion la fait pencher dans un sens ou dans l’autre, et sa mobilité s’accroît encore quand elle est suspendue entre la crainte et l’espoir, taudis qu’à ses moments d’assurance elle se remplit de jactance et s’enfle d’orgueil. »
C’est la préface de Spinoza dans le traité théologico politique. Ou la démonstration que dans cette incertitude malheureuse à laquelle les peuples sont réduits, le recours à la superstition est encore le meilleur moyen de gouverner les êtres humains et même d’en arriver à leur faire aimer leur ignorance aliénée comme s’il s’agissait de leur bien le plus précieux.
Quand un pauvre choisit un tel système il a illustré cette crédulité superstitieuse qui exigé de lui pour maintenir une autorité qui a perdu tout fondement légitime.
Celui qui ne partage pas la crédulité générale devient un ennemi qui mérite tous les traitements et c’est pour cela qu’il parait vain de s’opposer à la censure dans un tel système parce qu’il se trouvera toujours quelqu’un pour subodorer que vous l’avez mérité et parce que les autres s’écarteront comme si vous étiez contagieux. .
C’est dire si j’ai pour ma part renoncer à lutter contre la censure et les diffamations dont mes pareils sont victimes, le problème est beaucoup plus vaste, j’ai découvert à quel point la volonté de faire taire ce qui exprimait un point de vue communiste réel ou même une contestation des saintes écritures de la démocratie impérialiste relevait d’un phénomène beaucoup général qui substituait à la remise en cause des règles, l’idée de transformation se heurtait en la foi dans la personne, dans le sauveur qui s’identifiait à la fuite en avant.
– IL Y A LE CAS ETRANGE DE L’EUROPE
Un exemple : un aujourd’hui article décrivait comment le président de l’Arménie avait mis en prison des candidats d’Arménie forte le parti pro-russe, sans la moindre explication. Un commentaire s’exclamait : c’est très bien c’est là où devraient être tous les partisans de l’ignoble Poutine. Pour ceux qui ont un minimum de connaissance de la situation arménienne et de qui est le premier ministre, Nikol Pachinian, le vainqueur du scrutin, avoir une telle conviction non seulement augure mal de l’argument démocratique par lequel est vendu l’adhésion à l’UE mais de l’avenir de ce malheureux pays .Pour faire simple avec la carotte de l’intégration à l’Europe, l’Arménie a accepté de fait de rétablir les relations avec l’Azerbaïdjan, qui s’étaient envenimées avec la fin de l’URSS et l’influence turque. Epuisé le peuple arménien espère une protection et une paix par la réddition sur un mode assez proche de celui qui s’est imposé en Syrie ou au Liban, ce sont les seules « sécurité » que l’UE offre et derrière lesquelles se profile le couple USA-Israël dont il devrait ne plus être besoin de décrire ce qu’on peut en attendre .. Ce « choix est en effet celui de l’exigence ‘une rupture avec deux partenaires historiques, la Russie et l’Iran. Moscou a déjà manifesté une irritation croissante face au rapprochement de l’Arménie avec l’Occident et le Kremlin a averti qu’un désengagement plus marqué pourrait entraîner une révision des conditions préférentielles d’approvisionnement en gaz naturel, composante essentielle de l’économie arménienne. Ce scénario est le miroir aux alouette dans lequel sont entraînés des pays jadis dans l’ère soviétique et qui paradoxalement attendent de l’UE ce qu’elle ne leur apportera pas la paix de l’UNion sovietique.
Et l’Arménie n’est qu’un cas parmi d’autres, le rôle que la France de Macron joue est là comme ailleurs d’être le supplétif des anglosaxons dans l’assaut de la Russie., il est la fiction d’une Europe autonome, impuissante et pleine de jactance.
Le mirage de l’Union européenne pour des populations qui ont perdu toute perspective, ont de graves difficultés fait de cette UE un mirage tel que critiquer le gouvernement revient à s’opposer à l’Europe elle-même : la politique est alors réduite à un changement d’hommes, les autres étant plus ou moins convaincus de n’être là que pour leurs intérêts et la personnalisation jouant plus que les règles qui aboutissent à de telles dévalorisation, la corruption, les moeurs…
Que dire du régime ukrainien? Là encore la seule réponse que me fit un militant pourtant encarté au parti communiste il y a peu fut: le régime de Zelenski ne peut pas être pire que celui de Poutine. Là aussi cet état étrange ne date pas d’aujourd’hui. Que peut-on reprocher à ce militant quand il ignore tout de la réalité de ce qu’a été la fin de l’URSS, quand le parti communiste de la fédération de Russie est interdit dans les colonnes de l’humanité. Cet effet de censure ne s’est pas installé en jour: en 1994, Jacques Dimet interviewait pour l’hebdomadaire Révolution le dit Ziouganov,. Déléguée par le PCF en Inde, je le rencontrais à Chandigarh dans le Penjab, où il nous ‘expliquait à moi et à Risquet, délégué de Cuba, comme je l’étais pour le PCF alors parti de « gouvernement », (celui qui a le plus privatisé), que les communistes allaient reconquérir le pouvoir.
Il est trop tôt a commenté Risquet, alors que les Cubains étaient déjà entré en résistance, c’étai la période spéciale. Il voyait juste, effectivement cela aurait déclenché une guerre civile, les Etats-Unis régnaient en maitre et les Russes étaient trop traumatisés pour recommencer l’épopée… Il a fallu un autre processus, mais Ziouganov est un grand dirigeant, un sage qui aurait beaucoup à nous dire… quelle manque à gagner qu’une telle expérience soit il désormais censuré, le KPRF n’existe même plus.
Cette censure s’avère une contribution à la liquidation du communisme pour les Français puisque l’interdit est tel qu’il commence à englober tout ce qui est « communiste » , le système perdurera avec le congrès, c’est vraisemblable, il est littéralement enkysté. Mais au-delà de l’interdit communiste c’est le fascisme que l’on autorise, c’est une conception de la sécurité qui à l’échelle planètaire favorise la guerre contre les pauvres, et qui leur interdit de connaitre la proposition d’autres issues, il ne reste à ces malheureux que la crédulité et la diabolisation, l’attente d’un sauveur qui balayera ce qui les opprime et qui paraîtra « hors système ».
VOUS ENRôlER DANS LA GUERRE HYBRIDE ET HORS LIMITE PAR LE MIRAGE
On me dira que j’exagère la cécité de ce landernau politique mais comment ne pas voir qu’il fonctionne sur une ignorance crasse des FAITS, de l’Histoire comme de la geopolitique. Quand à l’oNU l’Allemagne et les Philippines, les deux proches des USA ne sont pas « élus au conseil de sécurité parce qu’ils représentent une insécurité maximale pour toutes les nations de l’Assemblée de l’ONU, qui mesure ce qu’est le Kirzighistan l’Asie centrale? Ce qui se joue partout pour empêcher le terrorisme, les explosions… les guerres hors limite, hybrides.
Parce que la question est bien là, si quelques peuples cèdent au mirage de l’adhésion à l’UE c’est un facteur de division et de polarisation supplémentaire, en tous les cas l’hégémon occidental ne représente plus la sécurité et sans hostilité réelle se multiplient les dynamiques régionales qui s’en écartent., ce qui domine est la peur, la recherche de protection ou du moins la tentative d’échapper à la fureur aveugle.
Se multiplient pourtant les manifestations de la nocivité d’un tel système, qu’il s’agisse de ce qui se passe au Moyen Orient, en Afrique, à Cuba, en Amérique latine partout non seulement l’hegemon crée les conditions de la misère pour les peuples auquel il s’attaque mais il s’emploie désormais à ce que les conséquences comme dans le cas du détroit d’Ormuz ou des guerres tarifaires s’élargissent à toute l’humanité, en devienne la punition qui inspire la crainte. C’est le cas du blocus de Cuba où l’on s’emploie à interdire qu’il soit apporté du pétrole mais encore à faire partir les investisseurs étrangers. C’est le blocus « le plus long de l’histoire » et maintenant « le plus cruel et le plus inhumain ».Cuba a connu des situations difficiles mais celle-ci est la pire de toutes et l’atmosphère d’escalade entretenue rend toujours plus terrible pour les petits pays la manière dont l’impérialisme est acculé à s’en prendre à des peuples désarmés, aucune loi ne les protège plus.
Ce qui est interdit c’est toute manifestation de souveraineté et l’UE n’est plus exclue. En revanche, il y a un espoir de voir ce fléau endigué il réside dans le monde multipolaire et dans les résistances diabolisées c’est le parti pris d’Histoire et societe et c’est à ce titre qu’il a subi les mille et une forme de la censure des saintes écritures, la diaibolisation , le silence et l’invite à reconnaitre que c’est de notre faute, les mille et une trahison des culs bénis ou que l’on a transformé en tels dans des factions, des sectes, des gens qui ne veulent plus entendre parler de ça.
L’IGNORANCE ENKYSTEE
La Russie lors du récent Forum économique international de Saint-Pétersbourg (SPIEF), le vice-Premier ministre russe Dmitri Chernishenko a envoyé un message fort à la communauté internationale : la Russie est prête pour une expansion massive à long terme à Cuba. Cette annonce n’est pas un hasard ; elle répond directement à la crise complexe de l’île, aggravée par le retrait des capitaux européens et des chaînes hôtelières. Comme la Chine, des pays qui sont déjà en train pour leur propre compte de faire face à l’agression sont les seuls d’où émane un message clair celui qui dénonce la fascisation qui n’attend pas les échéances électorales mais qui est déjà là sous une forme globale, geopolitique alors que nous sommes la proie d’une vision sanctifiée de l’occident, de sa démocratie et tout ce qui la conteste va a contrario de cette conception religieuse de notre « salut ». En fait voici bien longtemps que s’est substitué à la démocratie les inventions multiples qui obligent les autres à penser comme eux.
Et aujourd’hui où ils agissent avec de moins en moins de scrupule ils continuent à attribuer à la démocratie confondue avec la suprématie y compris raciste le pouvoir de vaincre le mal absolu ou désigné comme tel. Nul ne peut s’opposer à leur arbitraire sauf être convaincu d’appartenir à l’espèce des damnés et être interdit de parole, d’hymne, de drapeau avec l’assentiment de tous.comme aux jeux olympiques ou plus grotesque encore à Roland Garros. C’est leur toute puissance destructrice qui se joue et quand nous sommes incapables d’en voir le caractère global et que partout c’est l’adversaire qui est convaincu de mériter son sort nous acceptons d’être gouvernés par la crédulité.
Qui échappe à un tel état de superstition, en ce qui concerne l’expérience que j’en ai : personne! Que peut-on espérer ? Une accélération de l’histoire déjà perceptible, il y a moins de résistance à accepter de reconsidérer les préjugés dans le grand public que dans les groupes plus idéologisés… Mais chez ces derniers l’impression d’un savoir immédiat demeure l’obstacle comme l’illusion que le changement de leader résout tout. alors qu’il faut accroitre le niveau politique, défendre les règles existantes pied à pied et en conquérir d’autres. Qui sera capable d’apaiser tout en mobilisant ? Peut-on ignorer un tel contexte ?
En tous les cas ne pas s’illusionner sur le rôle réel que l’on joue et les adversaires que l’on se donne.
danielle Bleitrach
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