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“L’intelligenza artificiale sia al servizio dell’uomo, l’arte ci restituisce anima e profondità”, l’appello di Antonio Banderas a Papa Leone XIV

L’arte come antidoto alla semplificazione, alla violenza e al rischio che la tecnologia finisca per dominare l’uomo anziché servirlo. È il messaggio lanciato da Antonio Banderas durante l’incontro con Papa Leone XIV e i rappresentanti del mondo della cultura, dell’arte, dell’economia e dello sport che si è svolto alla Movistar Arena. L’attore e regista spagnolo ha dedicato una parte significativa del suo intervento al rapporto tra creatività e intelligenza artificiale, sottolineando il valore insostituibile dell’esperienza artistica in una società sempre più condizionata dall’innovazione tecnologica.

“In un mondo che corre, che si frammenta, che a volte si semplifica troppo, l’arte ci aiuta a recuperare la profondità e l’anima che ci vengono sottratte dall’intelligenza artificiale, che deve stare al servizio dell’essere umano e non il contrario”, ha affermato la star internazionale del cinema. Secondo Banderas, l’arte conserva una dimensione umana che nessuna tecnologia può sostituire. “Abbiamo bisogno di continuare a creare e a condividere. Di continuare a porci domande. Di continuare a cercare la bellezza sì, ma anche la verità”, ha aggiunto, descrivendo l’incontro tra la Chiesa e la società civile come un momento “non solo opportuno, ma necessario”.

Nel suo intervento, l’attore ha anche ribadito il ruolo dell’arte come strumento di dialogo e di pace. “L’arte è sempre un’alternativa alla violenza e alla sofferenza. Contro le guerre. Contro tutte le guerre, contro ogni forma di violenza, perché l’arte deve essere un tacito accordo per un dialogo profondo”, ha dichiarato. Banderas ha inoltre ricordato il legame storico tra la Chiesa cattolica e la produzione artistica, definendolo “non solo fecondo, ma decisivo”. A suo giudizio, la Chiesa può essere considerata “la più grande produttrice d’arte nella storia dell’umanità”, con Gesù Cristo come “la figura più rappresentata nella storia dell’arte” e “il grande protagonista del film della vita”.

L’attore ha poi richiamato la tradizione della Settimana Santa di Malaga, città alla quale è profondamente legato e dove partecipa ogni anno alle celebrazioni religiose. Riti che, ha spiegato, rappresentano l’incontro tra arte e fede e continuano a unire devozione popolare e patrimonio culturale. Al termine del suo discorso, Banderas si è avvicinato a Papa Leone XIV per un breve scambio di parole, suggellando un intervento incentrato sulla necessità di preservare la dimensione umana della creatività in un’epoca segnata dalla crescente presenza dell’intelligenza artificiale.

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“Ho sentito un colpo violento e una forte trazione al piede. Ho capito che uno squalo mi aveva morso. Mi sono salvato prendendolo a calci”: il racconto del surfista Alejo Santiñaque

“Ho evitato il panico e ho pensato solo a tornare a riva”. È così che Alejo Santiñaque, surfista uruguaiano di 20 anni che vive in Australia da quasi due anni, racconta l’attacco di uno squalo che avrebbe potuto costargli la vita.

Il giovane si trovava in acqua al largo di Red Cliff, sulla costa del Nuovo Galles del Sud, ed era in attesa di un’onda quando ha avvertito “un colpo violento e una forte trazione al piede”. In un messaggio pubblicato sui social ha raccontato di aver capito immediatamente cosa stava accadendo: “Uno squalo mi aveva morso“.

Secondo il suo racconto, l’animale lo avrebbe trascinato sott’acqua rimanendo impigliato nel leash, il laccio che collega il surfista alla tavola. “È successo tutto in modo incredibilmente rapido. Non credo siano passati più di due secondi tra il morso e la mia reazione”, ha spiegato. A quel punto, a guidare Santiñaque è stato l’istinto: “Mi stava trascinando in acqua e la mia risposta immediata è stata prenderlo a calci il più forte possibile per farlo mollare”.

La mossa ha funzionato. Lo squalo ha lasciato la presa, anche se durante la colluttazione il leash si è spezzato. Santiñaque è riuscito così a nuotare verso la riva, concentrandosi esclusivamente sulla fuga: “Dal momento in cui sono stato morso fino a quando ho raggiunto la spiaggia mi sono concentrato su ciò che dovevo fare ed ho evitato di farmi prendere dal panico”.

Una volta a terra, gli amici gli hanno applicato un laccio emostatico in attesa dei soccorsi. Trasportato in ospedale, è stato sottoposto a un intervento chirurgico per la rottura di un tendine e lesioni muscolari. Il morso, però, non ha interessato le arterie principali e le sue condizioni non sono considerate gravi.

Nonostante quanto accaduto, il ventenne ha escluso qualsiasi sentimento di rabbia verso l’animale. “L’oceano è casa sua e siamo noi a entrare nel suo ambiente”, ha scritto. E ha aggiunto: “Gli squali non sono cattivi né mostri. Sono animali selvatici e una parte essenziale dell’ecosistema marino”.

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“Mai successo nella storia della Rai che un programma si trasferisca in cortile”: Paola Perego e Paola Barale costrette a fare una parte di Citofonare Rai2 all’aperto

Paola Perego e Paola Barale hanno salutato il pubblico di Citofonare Rai2 nell’ultima puntata di stagione andata in onda oggi, 7 giugno. Ma c’è un retroscena che riguarda proprio la registrazione della trasmissione.

Il programma della seconda rete Rai, per una parte della puntata, è stato costretto a trasferirsi all’esterno degli studi Fabrizio Frizzi di Roma. Come mai? Tutto risalirebbe alla registrazione effettuata lunedì 1 giugno. Come spesso accade in televisione, i tempi si sarebbero allungati oltre il previsto ma, stavolta, appena raggiunto l’orario stabilito, le maestranze avrebbero interrotto il lavoro.

A quel punto Perego e Barale si sono ritrovate nel cortile degli studi per registrare il blocco dedicato all’oroscopo. A sottolineare l’accaduto è stato anche Lucio Presta, manager e marito di Paola Perego, con un messaggio pubblicato su X: “Mai successo nella storia della Rai che un programma si trasferisca in cortile per finire il programma perché la squadra non lo aveva mai fatto, quindi tanti ritardi e quando mancavano 15 minuti alla fine ha smesso di lavorare. Hanno registrato in cortile con i telefonini. Che dire?”. La puntata si è poi conclusa regolarmente con il ritorno in studio per i saluti finali, quelli sì registrati all’interno del set.

E sempre Presta ha espresso qualche dubbio sul futuro del programma: “Citofonare Rai 2: Prima parte 4.37% -Seconda parte 5.62%. I programmi che vanno bene non devono essere riconfermati, quelli che vanno male assolutamente intoccabili. Il meraviglioso mondo della Tv”, si legge in un altro suo post su X.

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“Marco Poggi pagato 50 mila euro per l’intervista? Ho querelato Fabrizio Corona e tornerò a querelarlo. A Quarto Grado il massimo è una pizza, forse pernottamento e volo”: parla Gianluigi Nuzzi

Marco Poggi ha rotto il silenzio a 19 anni dall’omicidio della sorella Chiara e lo ha fatto a Quarto Grado, la trasmissione condotta da Gianluigi Nuzzi e Alessandra Viero su Rete 4. “A me ha commosso la nostra Martina Maltagliati, che con una gravidanza al settimo mese, con quel suo bel pancione da dolce attesa, ha preso l’ennesimo treno, è andata a Mestre e ha condotto un’intervista così densa. Se c’è qualcuno a cui va il mio plauso è lei”, spiega il giornalista in un’intervista a Liberoquotidiano.

Nuzzi condivide anche le preoccupazioni espresse da Marco Poggi sull’eccessiva esposizione mediatica del caso e si rivolge al procuratore capo di Pavia. “Non me ne voglia il dottor Napoleone, però io mi aspettavo, di fronte a un’indagine che desta un così forte allarme sociale, una procura della Repubblica attenta anche a evitare che la gente finisse nelle ghigliottine delle fake news e della disinformazione. Invece l’unico comunicato afferente alle questioni mediatiche è dell’ottobre scorso ed è stato vergato per smentire quanto detto da Fabrizio Corona, che io ho querelato e che tornerò a querelare”.

L’ex re dei paparazzi ha infatti sostenuto che a Marco Poggi sarebbero stati corrisposti 50 mila euro per l’intervista concessa a Quarto Grado. Un’ipotesi che Nuzzi respinge con decisione: “Ma, vorrei sapere, quella cifra da dove gli viene? Perché proprio 50mila e non 100mila a questo punto, o addirittura un milione? A Quarto Grado il massimo che possiamo pagare è una pizza, mi creda. Forse un pernottamento o un volo aereo quando è necessario. Niente di più”.

Nell’intervista c’è spazio anche per un ricordo della visita nella casa della famiglia Poggi, a Garlasco: “Ci sono stato e ho salutato con rispetto i genitori di Chiara che hanno tolto le lancette ai loro orologi. In quella casa è rimasto tutto identico a due decenni fa, eccezion fatta per il tappetino del bagno. Fa parte di un’elaborazione del lutto che i coniugi Poggi hanno vissuto in maniera estremamente graduale perché, di fronte a una cosa così spaventosa, quale genitore riesce a tornare alla normalità?”.

Secondo Nuzzi, il caso Garlasco presenta “due punti senza precedenti”. “Il primo è che c’è una procura che riconsidera radicalmente quanto già stabilito dalla Corte di Cassazione e cerca di scrivere una pagina nuova. Questo, francamente, in Italia non è consueto“, osserva. Un fatto che, secondo il giornalista, rappresenta “un segno di salute per una magistratura che ha un senso di autocritica profondo”. Con una precisazione: “Tuttavia la speranza, adesso, è che non si replichino le sciatterie viste e patite sulla vita di Alberto Stasi“.

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“Ci sono amicizie che si possono chiudere. Mi dispiace, le ho voluto genuinamente bene ma ormai non ci sono spiragli di riapertura”: così Tommaso Zorzi su Aurora Ramazzotti

Ci sono amicizie che si possono chiudere“. Un’esperienza che Tommaso Zorzi conosce bene e che ha riguardato il suo rapporto con Aurora Ramazzotti. Ospite del podcast Non lo Faccio per Moda, condotto da Giulia Salemi, il volto RealTime ha spiegato: “Mi dispiace, è una persona alla quale ho voluto genuinamente bene. Non le ho mai fatto del male e non voglio dire che lei ne abbia fatto a me. Insomma, parlo per me. Ormai è un rapporto chiuso e credo anche che non ci sia spiraglio di riapertura ma va bene“.

Parole nette su un rapporto che per anni era parso molto stretto. E a proposito delle imminenti nozze di Ramazzotti con Goffredo Cerza, il commento è stato netto: “La ricordo con grandissimo affetto, sono felice della vita che ha. Ho una sana invidia nei suoi confronti per la famiglia che ha saputo costruire. Goffredo è l’uomo dei sogni (…) Non ci siamo mai fatti del male, quindi io sono molto felice per lei. Adesso so che si sposa, quindi le auguro ogni bene”.

Le prime avvisaglie della fine dell’amicizia si erano viste già nel 2024 quando un follower aveva posto a Zorzi una domanda, su Instagram: “Aurora ti ha lanciato frecciatine per mesi e non hai mai risposto. Perché?“. Secca la risposta: “Perché ho molto rispetto dei miei rapporti (presenti e passati) e non mi piace gettarli in pasto ai social. Non l’ho mai fatto. Nemmeno con i miei ex fidanzati. Non posso dire lo stesso per le controparti”.

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“Non ci aspettavamo di essere licenziati dopo Reazione a Catena e nemmeno il pregiudizio di alcune aziende. Con la vincita ho comprato casa”: parla Marco Burato dei Tre di Denari

Chi segue Reazione a Catena se li ricorda bene. I Tre di Denari, dieci anni fa, rimasero in gara per 35 puntate consecutive e portarono a casa una vincita complessiva di 420 mila euro. Uno di loro, Marco Burato, si è raccontato a Fanpage dopo essere tornato protanonista nel quiz di RaiUno per il torneo dei campioni.

Burato, che forma la quadra insieme a Francesco Nonnis e Michael Di Liberto, ha colto l’occasione per tracciare un bilancio dei conduttori incontrati nel programma. “Con Amadeus abbiamo fatto 35 puntate più un serale. Ci siamo affezionati a lui perché abbiamo trascorso tanto tempo insieme”, racconta. Poi il confronto con gli altri volti che si sono alternati alla guida del quiz: “Marco Liorni era un po’ più soft. Pino Insegno è un bravo comico, fa molto ridere e anche l’interazione con i concorrenti è coinvolgente. Fa battute, intrattiene, scherza. Giocare così è piacevole perché ti senti sempre nel vivo della puntata”.

Ma il ricordo più forte resta quello del periodo successivo alla vittoria. Nel 2017, infatti, per lui e per i suoi colleghi e compagni di squadra arrivò il licenziamento dall’azienda in cui lavoravano. Una vicenda che fece molto discutere e che, racconta oggi Burato, ha avuto conseguenze anche nella ricerca di un nuovo impiego. “All’inizio non è stato facile perché la notizia del licenziamento era finita ovunque, persino in televisione, quindi lo sapevano anche nelle aziende in cui facevo i colloqui”, spiega. “Alcuni pensavano che avessimo anteposto la televisione al lavoro, ma in realtà non è andata così. Mi sentivo dire: ‘Ci interessi, ma non ce la sentiamo di assumerti’. Non ci aspettavamo né il licenziamento né il pregiudizio che ne è derivato”.

Oggi la situazione è molto diversa. Burato lavora da quasi otto anni in un’azienda che produce moduli LED e racconta di aver trovato un ambiente che non ha mai guardato con sospetto alla sua esperienza televisiva. “Il mio capo attuale non ha mai avuto pregiudizi sulla mia partecipazione a Reazione a Catena. Quando mi hanno richiamato per il torneo dei campioni mi ha fatto l’in bocca al lupo“.

Nel frattempo anche i progetti condivisi con gli ex compagni di squadra hanno preso strade diverse. L’idea di aprire un pub insieme, nata dopo la vincita, non si è mai concretizzata. “Eravamo giovani e abbiamo sottovalutato l’impegno economico”, ammette.

Quei 420 mila euro vinti, però, hanno lasciato un segno concreto. “Non è una cifra che ti cambia la vita, ma è comunque importante”, spiega. “Ho comprato la macchina, che non avevo, e soprattutto ho acquistato casa. Comprare una casa a Milano non è facile, quindi quella vincita è stata essenziale“.

C’è poi un altro aspetto che lega ancora oggi Burato al programma che lo ha reso famoso. Nel 2023 ha sposato Rachele Setola, ex concorrente del quiz nella squadra de Le Regine di Cuori. “Noi già convivevamo da parecchi anni, quindi le nozze non hanno cambiato molto”, racconta.

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Richiamato un lotto di Würstel Fiorucci: caseina non dichiarata in etichetta. L’avviso del Ministero della Salute

Richiamo alimentare per un lotto di Würstel Suillo a marchio Fiorucci. Il Ministero della Salute ha segnalato la presenza di caseina non dichiarata in etichetta, disponendo il ritiro precauzionale del prodotto.

Il richiamo riguarda le confezioni da 250 grammi con numero di lotto 160926LM e data di scadenza 16 settembre 2026. Secondo l’avviso pubblicato sul portale dedicato alla sicurezza alimentare, la presenza dell’allergene è emersa durante controlli effettuati dal produttore.

I würstel sono commercializzati da Cesare Fiorucci S.p.A. e prodotti nello stabilimento del Salumificio Scarlino Srl di Ugento (Lecce). Il provvedimento riguarda esclusivamente il lotto indicato dal Ministero.

Le persone allergiche alle proteine del latte sono invitate a non consumare il prodotto e a riportarlo al punto vendita. La caseina, principale proteina del latte, mantiene infatti le proprie caratteristiche allergeniche anche dopo la cottura.

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“Sono stato male tutta la notte, non riesco a venire”: professore finge un malessere per andare all’addio al celibato dell’amico, ma una foto sui social lo incastra

Aveva pensato a tutto. Alla telefonata all’alba per avvisare la scuola che non sarebbe andato al lavoro, alla scusa della notte passata tra vomito e mal di testa e perfino alle pagine del passaporto da strappare per cancellare le tracce del viaggio. Quello che non aveva previsto era che qualcuno pubblicasse sui social una foto in cui compariva con una birra in mano all’aeroporto.

Protagonista della vicenda è Joe Wilson, insegnante di una scuola primaria di Rotherham, nel South Yorkshire, finito al centro di un procedimento disciplinare dopo aver finto di essere malato per partecipare invece all’addio al celibato di un amico in Portogallo. A raccontare la storia è la BBC, che cita le conclusioni della Teaching Regulation Authority.

Secondo quanto emerso durante l’inchiesta, il 18 maggio 2023 Wilson ha inviato un messaggio alle 5 del mattino spiegando che non sarebbe riuscito a presentarsi a scuola. “Sono stato male tutta la notte e ho un forte mal di testa“. La giustificazione è proseguita anche il giorno successivo. “Non sto ancora meglio, oggi non riuscirò a venire. Non riesco a trattenere né cibo né acqua, vi terrò aggiornati“, ha comunicato ai responsabili dell’istituto.

In realtà, secondo la commissione disciplinare, il docente si trovava in viaggio verso il Portogallo per partecipare a un addio al celibato. A far crollare la sua versione è stata una fotografia pubblicata online da altri partecipanti all’evento. Nello scatto compariva anche lui, immortalato in aeroporto con una pinta di birra in mano poche ore dopo aver comunicato alla scuola di essere troppo malato per lavorare.

Quando la vicenda è emersa, Wilson ha inizialmente sostenuto che le immagini risalissero a un viaggio precedente. Successivamente, secondo quanto riportato durante il procedimento, ha persino strappato alcune pagine del passaporto nel tentativo di nascondere la trasferta. Messo di fronte alle prove, ha infine ammesso di aver mentito per partecipare al weekend con gli amici.

La Teaching Regulation Authority ha concluso che il docente ha intenzionalmente ingannato la scuola e ostacolato le verifiche interne. Pur giudicando il comportamento incompatibile con gli standard richiesti alla professione, la commissione ha deciso di non vietargli l’insegnamento, ritenendo sufficiente la pubblicazione delle proprie conclusioni disciplinari.

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Torna il verme del Nuovo Mondo negli Stati Uniti dopo 60 anni: cos’è il parassita che può colpire anche l’uomo

Per la prima volta dal 1966 gli Stati Uniti hanno confermato un caso di verme del Nuovo Mondo in Texas. A darne notizia è stato il Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti (USDA), citato da Reuters, dopo il ritrovamento del parassita in un vitello nella località di La Pryor, a circa 50 chilometri dal confine con il Messico.

La scoperta ha riacceso l’attenzione su un organismo che il Paese era riuscito a eradicare oltre mezzo secolo fa e che oggi rappresenta soprattutto una minaccia per allevamenti e fauna selvatica. Secondo le autorità americane, si tratta al momento di un numero limitato di casi, ma sufficiente a far scattare misure di contenimento e monitoraggio nell’area interessata.

Cos’è il verme del Nuovo Mondo

Nonostante il nome con cui è comunemente conosciuto, il verme del Nuovo Mondo non è un verme vero e proprio. Si tratta della larva della mosca Cochliomyia hominivorax, una specie presente in alcune aree dell’America Centrale, dei Caraibi e del Sud America.

Come riporta Reuters, le femmine depongono le uova all’interno di ferite aperte o nelle mucose di animali a sangue caldo. Quando le uova si schiudono, le larve iniziano a nutrirsi dei tessuti vivi dell’ospite scavando progressivamente nella carne. Se l’infestazione non viene individuata e trattata in tempo, può provocare gravi lesioni e persino la morte dell’animale.

Negli Stati Uniti il parassita era stato eliminato negli anni Sessanta grazie a un programma che prevedeva il rilascio massiccio di mosche sterili, una strategia che oggi le autorità stanno nuovamente valutando per contenere la diffusione del focolaio.

Può colpire anche gli esseri umani?

Sì, ma gli esperti invitano a mantenere le giuste proporzioni. Il verme del Nuovo Mondo colpisce soprattutto bovini, cavalli, animali domestici e fauna selvatica. In casi più rari può infestare anche gli esseri umani, provocando una forma di miasi, cioè un’infestazione da larve che si sviluppano all’interno di ferite o lesioni cutanee.

Secondo le autorità sanitarie statunitensi, i casi nell’uomo restano comunque poco frequenti e il rischio per la popolazione è considerato basso. Inoltre il parassita non rappresenta un problema per la sicurezza alimentare: non infesta carne destinata al consumo, frutta o altri alimenti presenti nella catena commerciale.

Perché la scoperta preoccupa

A preoccupare maggiormente non è tanto il rischio sanitario per la popolazione quanto il possibile impatto economico. Come evidenzia Reuters, il patrimonio bovino degli Stati Uniti si trova già ai livelli più bassi degli ultimi 75 anni. Un’eventuale diffusione del parassita potrebbe causare ulteriori perdite agli allevatori, aumentare i costi sanitari e incidere sulla produzione di carne bovina. Negli ultimi anni Washington ha investito milioni di dollari per rallentare l’avanzata del parassita dal Messico verso nord, intensificando i controlli sugli animali e rafforzando le attività di sorveglianza lungo il confine. Dopo la conferma del caso in Texas, le autorità hanno istituito un’area di controllo attorno al focolaio, limitato gli spostamenti degli animali e avviato nuove misure di monitoraggio. Per ora il numero di infestazioni confermate resta contenuto.

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“Se sono qui è grazie a lui, vorrei incontrarlo”, modella denuncia aggressione in strada a Milano: “Salvata da un ragazzo, mi sembrava italiano”

Pochi minuti che si sono trasformati in un incubo. Anna Aksamit, modella polacca di 30 anni che vive a Milano da alcuni mesi, in una intervista al Corriere della Sera ha raccontato di essere stata aggredita venerdì pomeriggio in via Livenza, nella zona di Porta Romana, da un gruppo di giovani che l’avrebbero inseguita, molestata e picchiata mentre stava andando a fare la spesa. Sull’occhio destro le conseguenze dei colpi. L’episodio sarebbe avvenuto poco dopo le 14. La donna stava raggiungendo un supermercato vicino a casa quando ha notato un gruppo di ragazzi che, a suo dire, stavano consumando alcolici in strada. Insospettita, avrebbe deciso di cambiare percorso per evitare di incrociarli, senza però riuscire a sottrarsi alla loro attenzione.

Secondo il racconto della trentenne, il gruppo l’avrebbe raggiunta poco dopo, circondandola. Da lì sarebbero iniziate le molestie e l’aggressione fisica. La donna sostiene di aver tentato di opporsi e di allontanarsi, ma di essere stata colpita con pugni al volto e all’addome. A interrompere l’aggressione sarebbe stato l’intervento di un giovane passante che, accortosi di quanto stava accadendo, avrebbe affrontato da solo il gruppo. Ne sarebbe nata una colluttazione che avrebbe infine costretto gli aggressori ad allontanarsi.

La stessa Anna ha voluto sottolineare il ruolo decisivo del suo soccorritore: “Sì, un ragazzo coraggioso è intervenuto per aiutarmi dopo aver visto quello che stava succedendo. Anche lui ha rischiato tanto affrontandoli da solo e senza paura. Se sono qui è grazie a lui. Ricordo solo che era molto alto e robusto. Nulla di più. Purtroppo, per lo choc, non ricordo molto altro di quei concitati momenti, sono scappata subito”.

La donna ha spiegato di non conoscere l’identità del giovane e di volerlo rintracciare per ringraziarlo. “Mi piacerebbe incontrarlo o almeno sapere il suo nome. Mi sembrava fosse italiano. Gli devo tanto e vorrei ringraziarlo per quello che ha fatto. È stato un gesto da vero eroe”, ha aggiunto. Dopo l’accaduto, la trentenne ha raccontato di aver trascorso una notte insonne, segnata dalla paura e dalle conseguenze fisiche dell’aggressione. “Ho trascorso tutta la notte a piangere. Non riesco a smettere. Ho avuto tanta paura e, se mi guardo allo specchio, vedo l’occhio continuare a gonfiarsi per le botte. Sono stati attimi terribili. Un episodio che difficilmente riuscirò a dimenticare”. Assistita dall’avvocato Domenico Musicco, la donna non ha ancora formalizzato una denuncia ma ha manifestato l’intenzione di rivolgersi alle autorità nelle prossime ore.

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“Abbiamo pagato 44 euro per due gelati. È stato uno choc. Ci hanno servito cannoli e macaron senza dirci che erano extra”: il racconto di una turista americana in vacanza a Roma

Quarantaquattro euro per due coppette di gelato e alcuni extra che, secondo lei, credeva fossero inclusi. È quanto racconta Nicole Ann, turista della Florida in vacanza a Roma con il marito, che sui social ha definito l’episodio una vera e propria “trappola per turisti”. La sua storia, pubblicata nel gruppo Facebook “Rome Travel Tips – Italy – Sistine Chapel – Colosseum – Vatican“, è stata rilanciata da Repubblica.

Tutto è accaduto il 3 giugno in una gelateria a due passi da piazza Navona. Nicole racconta di aver ordinato due coppette piccole, salvo poi trovarsi davanti a uno scontrino molto più salato del previsto. Il motivo, spiega, è una serie di aggiunte che aveva interpretato come omaggi del locale.

“Abbiamo chiesto due coppette e ci è stata proposta la misura più piccola”, scrive nel post. “Poi sono stati aggiunti cannoli e macaron, facendoci pensare che fossero inclusi“. La turista sostiene di aver capito soltanto alla cassa che quelle aggiunte avevano un costo. “Pensavo avesse detto 14 dollari”, racconta, spiegando di essersi resa conto dell’importo reale solo dopo aver controllato lo scontrino: 44 euro.

Le immagini pubblicate online mostrano però che il conto non riguarda esclusivamente il gelato. Oltre alle due porzioni compaiono infatti panna, due macaron e due cannolini al pistacchio. È proprio qui che nasce la contestazione: non tanto sul prezzo finale in sé, quanto sul fatto che la coppia sostiene di non aver compreso che quei prodotti sarebbero stati addebitati separatamente.

La vicenda ha acceso il dibattito tra gli utenti del gruppo Facebook. C’è chi parla di un costo sproporzionato rispetto a quanto consumato e chi, al contrario, osserva che lo scontrino comprende diversi extra oltre alle coppette di gelato. “È un prezzo altissimo per quello che avete ricevuto”, commenta un’utente.

Altri invitano invece i turisti a chiedere sempre il costo di ogni aggiunta prima di confermare l’ordine. E Nicole Ann, proprio a questo proposito, ha precisato di non voler contestare il conto: “Avrei dovuto controllare il costo dei gelati“. Poi aggiunge: “In Italia abbiamo mangiato gelati eccellenti e non abbiamo mai speso più di 10 dollari, nemmeno per una porzione grande. Per questo è stato uno shock. Succede, ma è scoraggiante“.

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“Amadeus? Ha scelto di andarsene”. L’ad Rai Rossi: “Abbiamo altri talenti straordinari, De Martino è il futuro”

I toni sono netti, la porta è chiusa. “Amadeus è una persona a cui sono molto legato e che stimo, e ha fatto una scelta molto chiara e netta ormai due anni fa. La Rai ha straordinari talenti. Abbiamo coperto il festival di Sanremo con uno dei più grandi professionisti della televisione italiana, Carlo Conti, e portato la gara canora a record storici”: così Giampaolo Rossi, ad Rai, alla festa del Foglio.

La scelta di Amadeus la conoscono tutti: lasciare la Rai per approdare a Warner Bros Discovery e misurarsi con una nuova sfida professionale. Un percorso che, almeno sul fronte degli ascolti, finora non ha prodotto i risultati sperati. Chissà com’era il clima tra i dirigenti Rai e Amadeus quando quest’ultimo ha deciso di andarsene. In ogni caso, le parole dell’ad Rai sembrano allontanare l’ipotesi di un ritorno a breve: “Abbiamo investito su Affari tuoi e sul prossimo Sanremo puntando su Stefano De Martino, che giudico una grande risorsa artistica per il nostro futuro”.

Cambio di argomento, che ne pensa di TeleMeloni? “È il grande dibattito della tv italiana oggi ma in realtà non ha ragione d’essere, è solo marketing. La Rai non può essere ridotta alla polemica giornalistica, ma è un’industria complessa che fa informazione e cultura tenendo in piedi il cinema e la fiction. Senza la Rai saremmo invasi dalle produzioni dei grandi player globali“. E ancora: “Il ruolo del servizio pubblico è molto più complicato di una semplice battuta. Sono in Rai da vent’ anni e conosco la complessità di un’azienda, patrimonio nazionale, capace di investire un miliardo di euro nei diritti sportivi negli ultimi anni per consentire la trasmissione free. Fa fatica perché il mercato è crudele e andrebbe tutelata di più! Non si sta ritirando, si sta trasformando. Se abbiamo portato il bilancio in attivo, ci siamo riusciti non con i tagli, ma attraverso un processo di riorganizzazione della produzione e dei modelli lavorativi: incentivazione degli esodi e acquisizione di forza lavoro più giovane, dal costo più basso”.

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“Il successo non cambia quella sensazione di inadeguatezza. La morte? Ineluttabile, vorrei avere il tempo di salutare”: Max Pezzali si racconta

Il successo, anche mostruoso, non potrà mai cambiare quella sensazione di inadeguatezza“: parole importanti, quelle che Max Pezzali dice al Corriere della Sera. In un’epoca dove conta essere al massimo a qualsiasi costo, il cantautore prosegue: “Da ragazzino ero il classico nerd: occhiali da miope tipo fondi di bottiglia, in disparte alle feste, incapace di stabilire contatti. Ero appassionato di modellismo militare, studiavo i colori esatti delle livree… cose che non piacciono alle coetanee e alle persone di successo della tua classe. Questo mi ha dato la possibilità di capire gli altri inadeguati”. E si definisce “sfigatello“.

Nella lunga chiacchierata si vede una sincerità che è merce rara nei cantautori d’oggi: “(…) il patrimonio genetico da inadeguato l’ho portato sempre con me. E nel mio lavoro non aiuta. In quei dieci minuti che vanno dal momento in cui hai la consapevolezza che dovrai salire sul palco a quando ci salirai fisicamente mi passa per la testa di tutto: critico le mie scelte, scatta la sindrome dell’impostore… Come quando trovi un posto di blocco e ti consegni alla polizia anche se non hai fatto nulla e loro ti dicono ‘vada vada’”.

Dalla consapevolezza di essere l’artista che quest’anno vende più biglietti, ai ricordi di prime volte (“Avevo 17 anni. Con Luciana, che fu la mia fidanzatina per un po’ di tempo”), e gli aneddoti su canzoni cult come “Sei un mito: “È la storia di un amore che sembrava impossibile. Estate 1992, l’anno del successo di Hanno ucciso l’Uomo Ragno. Io e Mauro Repetto facevamo avanti e indietro tra Riccione — per le feste di Radio Deejay — e Pavia, vuota e deserta. Una sera si creò il clima da isola deserta: lei, il mito…”. Chi è il mito? Il nome Pezzali non lo dice ma racconta: “È andata bene; ma dal giorno dopo non si è più fatta sentire”.

I ricordi, quelli di ragazzo e la vita di oggi, con il figlio adolescente che si chiama Hilo “come una città delle Hawaii che prende il nome da un esploratore polinesiano”, per arrivare alla politica con Meloni che, secondo Pezzali, “ha delle doti e, in un tempo molto difficile e delirante come questo, sia riuscita a barcamenarsi come immagine internazionale” ma anche Schlein “conosciuta a un concerto e l’ho trovata molto simpatica. Mi sembra una che conosce il tempo in cui viviamo”, e Vannacci che “parla di cose obsolete. Ho imparato grazie a mio figlio a vedere gli avvenimenti lungo la timeline: sulla linea del tempo Cleopatra è più vicina all’iPhone che alle piramidi. Quando sono nato io nessuno era così ossessionato da quello che accadeva 80 anni prima, a fine Ottocento, quanto Vannacci invece mi sembra avvitato sul 1945“.

L’intervista è lunga, densa, e c’è spazio anche per il Festival: “Chi fa questo lavoro ha delle superstizioni e la mia è un po’ quella della maledizione di Sanremo. Con gli 883 ci andammo nel 1995 con ‘Senza averti qui‘ e come autori di ‘Finalmente tu‘ di Fiorello. Avevamo lo stesso team e il fatto che Fiore fosse favorito ma non avesse vinto, il suo fidanzamento con una delle presentatrici e altro ci avevano messo addosso così tanta pressione che sono tornato con herpes, sfoghi cutanei e 40 di febbre”.

E il rapporto con Dio? “Credo in qualcosa tipo lo spirito della natura, una spiritualità in linea con la necessità che abbiamo un po’ tutti, ma non ho bisogno di trasformarla in un’immagine, in un’effigie”. La morte, dice Pezzali, “è ineluttabile. Mio padre dice che vorrebbe addormentarsi e non svegliarsi più per paura della sofferenza. Io invece vorrei avere il tempo di salutare tutti quelli a cui voglio bene”.

L'articolo “Il successo non cambia quella sensazione di inadeguatezza. La morte? Ineluttabile, vorrei avere il tempo di salutare”: Max Pezzali si racconta proviene da Il Fatto Quotidiano.

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