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Thun conquista la Gen Z: perché angioletti, presepi e statuette da credenza sono tornati di moda su TikTok

Chiudete gli occhi e tornate con la mente ai primi anni Duemila. Visualizzate la pesante credenza in legno massello nel salotto della nonna, le vetrinette “da non toccare” oppure le mensole di quella zia che passava i fine settimana a spolverare la sua collezione infinita. Lì, fieri e inamovibili, troneggiavano gli angioletti dalle guance paffute e dai toni caldi della terra, ma anche animaletti serafici, sposini, campanelle, tazze decorate, statuette da battesimo, da comunione, da Natale, da anniversario. Erano il feticcio assoluto della massaia italiana, il Santo Graal del collezionismo casalingo in cui il presepe in ceramica, pezzo dopo pezzo, assumeva le dimensioni di un plastico urbanistico. Thun è stato il grande lessico della casa italiana: amatissimo, accumulato, regalato, esposto con orgoglio e poi, per una certa stagione, liquidato come troppo tenero, troppo decorativo, troppo “massaia con la passione per le bomboniere”. Oggi, aprite TikTok. Quegli stessi angioletti sono diventati l’oggetto del desiderio dei ventenni.

Ebbene sì: contro ogni pronostico, sono tornati, rivelandosi più di tendenza che mai. Sui social queste celebri ceramiche hanno ripreso a circolare senza sosta, alimentando video nostalgia e unboxing, scatenando frenetiche cacce all’edizione limitata che rimbalzano tra ricordi d’infanzia e piattaforme di reselling come Vinted ed eBay. Non si tratta di un banale revival nostalgico, ma di un vero e proprio fenomeno generazionale capace di spiazzare anche gli esperti di marketing. In un’epoca in cui le nuove tendenze celebrano estetiche come il coquette o il cottagecore — innalzando la casa a rifugio e archivio emotivo — Thun ha innescato il cortocircuito perfetto: quello che fino a ieri veniva talvolta liquidato come “kitsch familiare” è stato oggi sdoganato, elevandosi a simbolo, memoria condivisa e micro-lusso sentimentale. Per capire meglio la portata e la genesi di questo fenomeno, abbiamo interpellato Simon Thun, Ceo di Thun S.p.A., che preferisce parlare di una “nuova consapevolezza” piuttosto che di un semplice ritorno di fiamma. “Abbiamo osservato un cambiamento culturale profondo: oggi le persone, specialmente i più giovani, cercano autenticità e simboli di appartenenza”. La chiave del successo? Aver tradotto un lessico storico e radicato nel passato in una grammatica spiccatamente contemporanea. Insomma, l’azienda non sta diventando interessante per i giovani nonostante la sua storia, ma proprio grazie alla sua storia. In un mercato saturo di prodotti seriali pensati per essere virali, i piccoli angeli decorati a mano sembrano arrivare da un altro tempo. Per i Millennials significano infanzia e domeniche in famiglia; per la Gen Z, che spesso li scopre attraverso lo schermo, sono oggetti già carichi di racconto, facilmente riconoscibili e familiari.

La febbre dei “drop” e i server presi d’assalto

Per inquadrare la portata del fenomeno, bastano i numeri. L’Angelo del Centenario ha generato dinamiche di vendita paragonabili a quelle delle sneaker in edizione limitatissima o di certe collaborazioni come l’ultima tra Swatch e Audemars Piguet. Creato per celebrare i cento anni dalla nascita della fondatrice Lene Thun, è stato prodotto in 3.499 esemplari, che sono andati esauriti in appena 30 minuti online e nel giro di poche ore all’interno degli store fisici. “L’Angelo del Centenario è nato come una creazione speciale per celebrare i cento anni dalla nascita di mia nonna, Lene Thun. Sapevamo che sarebbe stato amato, ma la risposta ci ha sorpresi”, ammette Simon Thun. “Vedere questo entusiasmo ci ha emozionato perché conferma quanto Thun continui a vivere nel cuore delle persone, attraversando generazioni e geografie diverse”.

Un simile livello di hype ha inevitabilmente attivato il mercato secondario: le ceramiche sono approdate a tempo di record su piattaforme di reselling come Vinted ed eBay a prezzi fortemente maggiorati. Una deriva che il Ceo analizza con lucidità: “Quando un oggetto è numerato e carico di significato, il mercato secondario è una conseguenza quasi fisiologica. Tuttavia, la nostra missione non è alimentare la speculazione, ma creare oggetti che entrino nelle case per restarci. Il vero valore di un pezzo Thun è nella storia che rappresenta per chi lo possiede, non nel suo prezzo di rivendita”. Il collezionismo della casa di Bolzano nasce infatti decenni prima dell’hype culture contemporanea e delle file digitali per accaparrarsi blind box e pupazzi Labubu. Le esclusive del Thun Club esistevano già in un’epoca pre-social: “Certamente osserviamo con interesse i nuovi modelli di consumo globale”, spiega il Ceo, “ma la nostra è una scarsità autentica, legata ai tempi della decorazione a mano e alla celebrazione di ricorrenze uniche. Non imitiamo le mode del momento, ma evolviamo i nostri strumenti per dialogare con una sensibilità contemporanea che apprezza l’esclusività”. Al vecchio collezionismo puramente affettivo si affianca oggi la ricerca del pezzo limitato da mostrare: “L’esclusività può accendere la curiosità iniziale, ma è l’emozione a garantire la durata. La dimensione affettiva resta però il nostro pilastro irrinunciabile”.

L’algoritmo di TikTok e il peso della community

Ed è così che arriviamo al punto, ovvero a come l’identikit dell’acquirente tipo si stia frammentando e ringiovanendo: “Stiamo assistendo a un abbassamento costante dell’età media, spinto soprattutto dal digitale“, conferma Simon Thun. “Se il Thun Club rimane il cuore pulsante e fedele, i nuovi acquirenti hanno spesso tra i 25 e i 35 anni. Più che l’età anagrafica, però, è interessante la trasversalità emotiva: oggi Thun viene acquistato sia per celebrare una tradizione familiare, sia come creazione di design iconica da mostrare sui social”. In questo scenario, TikTok ha funzionato da innesco perfetto. “TikTok è stato un amplificatore straordinario di un fenomeno spontaneo”, osserva il manager. “Ci ha colpito vedere giovani content creator raccontare le nostre creazioni attraverso i loro ricordi d’infanzia o nuovi rituali quotidiani. In un certo senso, ha fatto in modo digitale quello che mia nonna Lene faceva leggendo le lettere dei clienti: ha reso visibile un capitale emotivo che esisteva già. Le piattaforme non hanno creato l’interesse, lo hanno reso virale e partecipativo”.

Tuttavia, il motore economico del brand resta solidamente ancorato alla fedeltà a lungo termine, come il programma Thun Lovers che vanta 1,5 milioni di iscritti. “La nostra community è il motore dell’azienda. Più che il dato economico, per noi conta la qualità del dialogo: i Thun Lovers non sono semplici clienti, ma ambasciatori che ci aiutano a co-creare il futuro del brand“. Un capitale umano che si riflette sui bilanci: “Confermo che la componente fidelizzata incide in modo molto rilevante, con punte che raggiungono il 70%. Questo dimostra che Thun non vive di acquisti impulsivi o occasionali, ma di una relazione continua e di una fiducia costruita nel tempo”.

Le conversazioni nascono spesso nei gruppi Facebook, descritti dal Ceo come “veri e propri salotti digitali. C’è chi cerca il pezzo mancante, certo, ma la maggior parte delle interazioni riguarda storie personali: un dono ricevuto in un momento difficile, la gioia di un nuovo arrivo in famiglia”. Ma, mentre gran parte del mercato tenta di trasformare i follower in una comunità, l’azienda percorre la strada inversa: possedeva già una comunità reale, e i social l’hanno resa visibile. “A Caserta ci hanno raggiunto 5.000 amici, a Bari lo stesso. In un mondo che corre verso il virtuale, ritrovarsi fisicamente attorno a valori semplici ma profondi è la nostra vera forza”. Il baricentro di questo universo resta il Thuniversum di Bolzano, definito “il luogo dove gli Angeli imparano a volare. Ogni anno accogliamo oltre 60.000 visitatori, un’esperienza immersiva dove si può toccare con mano la nostra storia”.

Dalle uova di Pasqua a Frida Kahlo: la potenza dell’imperfezione

Dietro ogni disegno c’è ancora l’impronta di Lene Thun, affettuosamente chiamata “Omi Lene”. “Mia nonna è la nostra bussola”, racconta il nipote. “Non è solo la fondatrice; la sua visione della vita — gioiosa, attenta agli altri e capace di vedere il magico nel quotidiano — ispira ogni nostro nuovo disegno”. Soprannominata la “Contessa degli Angeli”, ha regalato a queste figure una forma rassicurante e laica: “L’Angelo è un simbolo universale che supera i confini della religione per diventare un segno di protezione e vicinanza”. Per preservare questa magia, l’azienda bandisce il lessico della produzione seriale: “Prodotto è un termine industriale, Creazione richiama il tocco umano“, puntualizza Simon Thun. “La decorazione a mano rende ogni pezzo unico: quella piccola imperfezione o sfumatura è la firma dell’artigiano e la garanzia che quell’oggetto ha un’anima”. Ed è proprio questa identità forte a permettere al marchio di giocare con icone pop senza snaturarsi. Dai progetti speciali dedicati a Frida Kahlo o ai Minions, fino alla dirompente collaborazione pasquale, che ha spinto i consumatori a pesare letteralmente le uova di cioccolato tra le corsie dei supermercati pur di accaparrarsi la sorpresa in ceramica. Una “caccia al tesoro” che ha stupito la stessa azienda: “Ci ha divertito e lusingato! Quando le persone si impegnano così tanto per trovare una tua creazione, significa che hai creato qualcosa di veramente desiderabile”.

Il futuro del brand è quindi tracciato, e guarda ben oltre l’entusiasmo passeggero dei social: “L’obiettivo è trasformare questo revival in un legame duraturo“, conclude il Ceo. “Non vogliamo inseguire la fiammata del momento, ma consolidare una comunità che si riconosce in valori di autenticità e gentilezza. Il Centenario è stato un nuovo inizio: continueremo a evolvere, parlando a nuove generazioni con la stessa passione con cui mia nonna modellò il suo primo angelo”.

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Quando l’“incredibile somiglianza” diventa un business: cos’è e come funziona il trend delle gare di sosia dei vip che riunisce migliaia di persone nelle piazze

Si dice che tutti, nel mondo, abbiano almeno un sosia. Quelli delle celebrità ora si danno appuntamento nelle piazze: è il fenomeno dei lookalike contest, eventi in cui si cerca chi somiglia di più a Paul Mescal, a Pedro Pascal, a Timothée Chalamet o a John Fitzgerald Kennedy Jr. I social, prevedibilmente, sono impazziti: ma cos’è che ci affascina tanto? E perché i protagonisti sono sempre uomini?

Tutto è iniziato nel 2024 con la ricerca del sosia di Timothée Chalamet. L’evento è stato organizzato dallo Youtuber Anthony Po a New York, e ha riunito migliaia di partecipanti a Washington Square Park. A sorpresa, si è presentato l’attore in persona, mandando in delirio la folla. Prima che intervenisse la polizia, il vincitore Miles Mitchell ha portato a casa una coppa, 50 dollari e l’opportunità di posare insieme al vero Chalamet.

Da quel momento, le gare si sono moltiplicate in tutto il mondo, alla ricerca del sosia di Harry Styles o Dev Patel. George Gountas è stato incoronato per la somiglianza a Pedro Pascal; Abdul Bunny è arrivato a San Francisco dal Messico per dimostrare di essere il doppelgänger di Bad Bunny; Jack Wall O’Reilly a Dublino ha vinto la bellezza di venti euro per la somiglianza con l’attore Paul Mescal. In questo tipo di gare, i concorrenti si vestono come le star in questione e spesso sono chiamati ad esibirsi – cantando o recitando – per dimostrare la loro abilità. Esistono dei premi in denaro, ma tendenzialmente si gioca per la gloria, per la fama e per la possibilità che il loro idolo segua l’esempio di Chalamet e faccia un’apparizione dal vivo.

Il marketing dei sosia

Queste gare, a pensarci bene, sono tra i pochi fenomeni virali degli ultimi anni nati nel mondo reale e non sui social. Le prime gare sono state pubblicizzate tramite volantini, dandosi appuntamento nei parchi o nelle piazze. Considerato che i concorsi per sosia di celebrità esistono almeno da un secolo e hanno prosperato in tv, Instagram qui non ha nessuna colpa – ha, semmai, allargato i confini di qualcosa che già esisteva. Ma perché questo revival? C’è chi lo trova un antidoto alla solitudine, un momento di socialità offline per conoscere nuove persone o, nella migliore delle ipotesi, lasciare il numero di telefono a un ragazzo che somiglia vagamente a un attore hollywoodiano. C’è anche chi ci vede una geniale intuizione di marketing: un evento di promozione completamente gratis. Di solito i lookalike contest vengono organizzati in concomitanza con l’uscita di film, dischi o grandi eventi come il Superbowl.

Oppure, semplicemente, abbiamo tutti bisogno di un po’ di divertimento, di leggerezza e di distrazioni. Ma è impossibile non notare la punta di autentica e innocente vanità nei doppelgänger che provano a godersi i quindici minuti di fama promessi da Andy Warhol. “C’è qualcosa di piuttosto audace nel dire alla gente che assomigli a una persona famosa, soprattutto se il tuo presunto sosia è uno degli idoli più amati al mondo”, ha scritto la reporter della BBC Yasmin Rufo.

Il delirio del doppio

In effetti, i lookalike contest riguardano quasi sempre uomini: l’unica gara al femminile di cui si abbia notizia ha radunato le sosia di Zendaya a Oakland, nel 2024. I social hanno una precisa teoria su questo: solo l’incrollabile autostima del maschio medio può spingere dozzine di ragazzi a paragonarsi, senza remore, a divi del cinema o a figure semi-mitologiche come John Fitzgerald Kennedy jr., lo scapolo più desiderato d’America tragicamente scomparso in un incidente aereo insieme alla moglie Carolyn Bessette.

Ovviamente anche JFK Jr. ha avuto il suo contest. A New York si sono radunati ragazzi in completo con biciclette prestate, la cui unica somiglianza con il figlio del presidente consisteva nel cappellino girato al contrario. Le ragazze di solito partecipano a questi eventi per godersi lo spettacolo: nella migliore delle ipotesi incoraggiano gli amici, nella peggiore commentano l’aspetto degli uomini in gara, approfittano del ribaltamento di ruoli. Il popolo femminile di Internet è stato particolarmente deluso dall’ultima gara, definendo i partecipanti “delulu” (cioé: illusi) per aver pensato che bastasse una giacca e un berretto per potersi avvicinare al fascino di John John. A loro discolpa, probabilmente nessun uomo sulla Terra ci somiglia, tranne Paul Anthony Kelly, l’attore che lo interpreta nella serie tv Love Story (potete verificarlo su Disney+). Ed è già stato difficile abbastanza trovare lui.

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“Non abbiamo ricevuto nulla”. Choupette, la gatta ereditiera di Karl Lagerfeld non ha visto ancora un centesimo dell’eredità da 1,5 milioni dello stilista: ecco perché

Sette anni dopo la scomparsa di Karl Lagerfeld, la sua amata gatta birmana Choupette, spesso definita dai media internazionali come il “felino più ricco del mondo”, non ha ancora ricevuto un solo centesimo della sua eredità milionaria. I fondi, stimati in circa 1,5 milioni di euro e destinati esclusivamente al mantenimento e alle cure quotidiane dell’animale, sono attualmente bloccati all’interno di una vasta e complessa disputa legale legata al patrimonio complessivo dello stilista.

L’eredità contesa e le spese legali

Il patrimonio totale lasciato dall’ex direttore creativo di Chanel si aggira intorno ai 200 milioni di euro e prevede sette eredi principali, tra cui figurano collaboratori storici, amici fidati e il modello Baptiste Giabiconi. Poiché la legge francese non riconosce gli animali come soggetti giuridici e vieta di lasciare loro direttamente un’eredità, Lagerfeld aveva predisposto un fondo a nome di Françoise Caçote, la sua stimata governante, incaricandola di prendersi cura della gatta. Tuttavia, le disposizioni testamentarie sono rimaste finora inattuate. A confermare lo stallo burocratico e legale è stata la stessa Caçote in un’intervista rilasciata alla rivista The Atlantic. La governante ha chiarito la situazione senza mezzi termini: “Voglio essere del tutto trasparente: oggi non abbiamo ricevuto assolutamente nulla. Data la complessità della situazione, ho dovuto assumere avvocati costosi per rivendicare l’eredità a mio nome e garantire che i desideri di Karl vengano debitamente rispettati“.

Il lavoro part-time per mantenere la gatta

L’assenza dei fondi previsti dallo stilista non ha comunque intaccato lo stile di vita del felino, grazie ai sacrifici personali della sua custode. Lungi dall’essere la “rich girl” milionaria descritta dai tabloid, Choupette dipende attualmente dalle entrate della donna che si prende cura di lei. “Mentre le cose si stanno sistemando, sto facendo del mio meglio per onorare i suoi desideri, soprattutto affinché a Choupette non manchi nulla”, ha spiegato Caçote. “Questa è la mia priorità assoluta. Oltre a prendermi cura di lei, lavoro part-time per mantenerla. Riceve tutto l’amore, l’attenzione e le cure di cui ha bisogno”.

La vita da “diva” e le regole di Choupette

Nonostante le incertezze finanziarie, la quotidianità di Choupette si svolge in totale serenità, mantenendo intatto quel carattere indipendente e ribelle forgiato negli anni trascorsi accanto all’Imperatore della moda. In una precedente intervista a People, Caçote aveva descritto il temperamento del felino: “Qui è lei il capo. Il suo motto è: ‘Quando voglio, come voglio, e se voglio farmi spazzolare mi faccio spazzolare. Se non voglio farmi spazzolare, non mi faccio spazzolare'”. Una fermezza che l’animale applica a ogni aspetto della giornata: “Ed è così per tutto. Se le dico: ‘No, devi farti spazzolare’, lei ringhia. Se ne andrà senza farmelo fare. Lei è fatta così”.

In attesa che la complessa macchina ereditaria di Lagerfeld trovi un definitivo sblocco giudiziario, la governante ribadisce quale sia il vero obiettivo del suo impegno quotidiano. “La cosa più importante è che sia felice, circondata da amore e affetto, e protetta proprio come avrebbe voluto Karl”, ha concluso Caçote. “Continuiamo a sperare che un giorno la situazione si risolva in modo pacifico”.

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Dua Lipa e le nozze da 1,5 milioni con Callum Turner in Sicilia: abiti Versace, il party sul set de “Il Gattopardo” e tra gli invitati vip anche Madonna e Harry Styles

Dopo il “sì” pronunciato in totale segretezza lo scorso 31 maggio all’Old Marylebone Town Hall di Londra, la popstar trentenne Dua Lipa e l’attore trentaseienne Callum Turner hanno scelto la Sicilia per i festeggiamenti ufficiali delle loro nozze. Un evento curato nei minimi dettagli, dal costo stimato di circa un milione e mezzo di euro, che trasformerà per tre giorni Palermo e Bagheria in un crocevia di star internazionali.

L’arrivo in jet privato e il quartier generale

La coppia è atterrata all’aeroporto internazionale Falcone e Borsellino di Punta Raisi alle 22:36 di mercoledì, viaggiando a bordo di un jet privato Cessna Citation XLS+ decollato dall’aeroporto di London Luton. Il costo per il noleggio del velivolo, operato da VistaJet, si aggira intorno ai 20 mila euro complessivi, pari a circa 3.600 euro l’ora.

Al momento della partenza in Inghilterra, i due sono stati immortalati sorridenti dal Daily Mail: Dua Lipa indossava pantaloni bianchi, t-shirt nera, un cappellino rosso e blu e bagagli griffati, mentre Turner ha optato per jeans e polo verde salvia. “Gli sposi sono scesi all’aeroporto londinese da una Range Rover prima di entrare nel terminal dei jet per imbarcarsi sul loro volo”, ha riportato il tabloid britannico descrivendo l’inizio del viaggio. Sulla pista palermitana ad attenderli c’era un van che li ha scortati direttamente al Grand Hotel Villa Igiea, la lussuosa struttura scelta come quartier generale blindatissimo per l’intero weekend.

Il programma: dal set de “Il Gattopardo” a Villa Valguarnera

Le celebrazioni, coordinate dalla wedding planner Alessandra Grillo in collaborazione con l’agenzia milanese “Fasten Seat Belt”, prevedono la gestione di oltre 200 invitati. Gli ospiti alloggeranno tra Villa Igiea, il Grand Hotel et Des Palmes e il Grand Hotel Piazza Borsa. L’itinerario dei festeggiamenti si divide in due tappe principali:

Venerdì a Palermo: Il programma inizia con una visita privata alla Galleria d’Arte Moderna, eccezionalmente chiusa al pubblico dalle ore 14:00. La serata proseguirà con una festa esclusiva a Palazzo Gangi, celebre set della scena del ballo nel film Il Gattopardo di Luchino Visconti. Il catering dell’evento è affidato all’Osteria dei Vespri, locale di piazza Croce dei Vespri dove la coppia aveva già cenato la scorsa estate.

Sabato a Bagheria: Il baricentro delle nozze si sposterà a Villa Valguarnera, storica dimora settecentesca di proprietà della principessa Vittoria Alliata, affittata per oltre 50 mila euro. Per l’allestimento dei saloni, delle terrazze e dei giardini affacciati sul golfo con pouf rossi, tavoli e climatizzatori sono stati impiegati decine di operai, mentre l’area antistante la piazza è stata completamente transennata e liberata dalle automobili per consentire l’arrivo degli ospiti tra le 18:30 e le 19:00. Due tir presidieranno l’ingresso per garantire ulteriore sicurezza.

L’organizzazione ha posto come priorità assoluta la tutela della privacy: l’area è protetta da un imponente servizio di sicurezza privata e sistemi anti-drone per neutralizzare eventuali riprese dall’alto. Inoltre, le maestranze coinvolte e i locali hanno dovuto firmare rigidi accordi di riservatezza con penali che ammontano a migliaia di euro in caso di violazione, e ai curiosi è stato imposto il divieto di scattare foto e registrare video.

Gli abiti, gli ospiti vip e il concerto di Elton John

C’è grande attesa per le scelte stilistiche della sposa. Per la popstar sono previsti oltre venti look differenti nell’arco dei tre giorni, incluse alcune creazioni dell’amico e stilista Simon Porte Jacquemus. L’abito di punta dovrebbe essere una creazione custom Atelier Versace, i cui dettagli finali sono stati oggetto di recenti incontri in Italia e di ultime prove a Villa Igiea direttamente con Donatella Versace.

La lista degli ospiti include personalità in arrivo da Los Angeles, Londra e Parigi. Oltre a Donatella Versace, sono attesi Mark Ronson, Charli XCX, Olivia Dean e Lourdes Leon. Sui media e sui social circolano anche i nomi di Robbie Williams, Pedro Almodóvar, Madonna, Adele, Katy Perry, Harry Styles e Kylie Minogue. Il culmine dell’intrattenimento è fissato per venerdì sera a Palazzo Gangi, dove Elton John si esibirà in un concerto privato dedicato agli sposi e agli invitati.

Il “matrimonio dell’anno” e il menù siciliano

L’eco mediatico dell’evento è globale, con troupe di testate come il Times, The Sun e Daily Mail appostate sull’isola. Gli addetti ai lavori hanno già definito l’evento “il matrimonio dell’anno nel mondo dello spettacolo”, azzardando un parallelismo cinematografico per sottolinearne la portata: “Il matrimonio più importante in Sicilia dai tempi delle nozze tra Michael Corleone, interpretato da Al Pacino, e Apollonia Vitelli nel classico del 1972 Il Padrino”.

A deliziare gli invitati sarà un menù in cui l’alta cucina incontra i sapori del territorio. Accanto a uno chef romano stellato, lavoreranno brigate di cuochi e pasticceri di Palermo e Bagheria. Le portate includeranno specialità locali come anelletti alla Norma, panelle e crocchè, per poi concludersi con i dolci più tipici della tradizione siciliana: cassate e cannoli.

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