Reading view

‘Debases the democratic process’: Sotomayor pens scathing dissent as Supreme Court allows racist Alabama map

U.S. Supreme Court Chief Justice John Roberts, U.S. Supreme Court Associate Justice Sonia Sotomayor and U.S. Associate Supreme Court Justice Ketanji Brown Jackson listen as U.S. President Donald Trump speaks during inauguration ceremonies in the Rotunda of the U.S. Capitol on January 20, 2025 in Washington, DC. Photo by Chip Somodevilla/Getty Images
Common Dreams Logo

This story originally appeared in Common Dreams on June 03, 2026. It is shared here under a Creative Commons (CC BY-NC-ND 3.0) license.

The US Supreme Court late Tuesday gave Alabama a green light to use an aggressively gerrymandered congressional map that a lower court said was “tainted by intentional race-based discrimination.”

The unsigned decision, from which the high court’s three liberal justices dissented, enables Alabama’s Republican-dominated government to replace its current congressional map, which has two majority-Black districts, with a map that the US Supreme Court struck down in 2023. That map has just one majority-Black district.

In her dissenting opinion, liberal Justice Sonia Sotomayor wrote that “just as Alabama doubled down on racial discrimination, the court today doubles down on chaos.”

“In addition to being wrong on the merits, the court’s decision inflicts two grave harms on the public,” wrote Sotomayor. “It debases the democratic process by upending Alabama’s entire election in the name of permitting Alabama to discriminate against Black Alabamians. It also corrodes the rule of law by rewarding Alabama’s gamesmanship and outright defiance of court orders.”

The liberal justice noted that in order to switch to the map previously struck down by the high court, Alabama election officials “will have to reassign hundreds of thousands of voters across the state to new congressional districts.”

“Three of Alabama’s counties will be particularly hard hit because they are split across two congressional districts,” Sotomayor noted. “These counties have about 600,000 registered voters between them (roughly 15% of the state’s total number of registered voters).”

Alabama Gov. Kay Ivey, a Republican, postponed US House primary elections in the wake of the Supreme Court’s April decision in Louisiana v. Callais, which severely narrowed the 1965 Voting Rights Act’s protections against racial discrimination and paved the way for Alabama and other states to impose new maps ahead of the 2026 midterms.

“The Supreme Court’s shameful ruling allowing Alabama to move forward with a gerrymander that was drawn with the explicit intent to dilute Black voting power—as found by a panel of judges that included two Trump appointees—is an absolute affront to the founding principles of our democracy, and wipes out whatever was left of the court’s credibility,” said Marina Jenkins, executive director of the National Redistricting Foundation. “This country deserves better, and we must continue to work toward federal legislation that not only bans partisan and racial gerrymandering but also ensures that our rights cannot be undermined by captured courts.”

The ruling drew condemnation from the two Democrats in Alabama’s US congressional delegation. Rep. Shomari Figures, who was elected to the US House under the independently drawn map that Alabama Republicans are working to replace, said in a statement that “the Supreme Court has now confirmed that there is no longer a Voting Rights Act in America, and states are essentially free to discriminate against minority voters with no consequences.”

“This is a dangerous ruling that sets the state and this nation back decades,” said Figures.

Rep. Terri Sewell called the ruling “just the latest in a pattern of outrageous Supreme Court decisions that help Republicans desperately cling to power ahead of the midterm elections while diluting Black voices and erasing decades of hard-fought civil rights progress.”

“No matter how hard Alabama state officials may try, they will not succeed in silencing our voices,” said Sewell. “We will not go back to the Jim Crow era. The fight for fair representation continues.”

  •  

La mia proposta per una legge elettorale neutra e rispettosa di democrazia e Costituzione

di Giuliano Bastianello*

Il principio è semplice, e sta scritto nella Costituzione: il voto di ogni cittadino deve avere lo stesso peso. Ogni parlamentare eletto deve rappresentare, in misura sostanzialmente uguale, la medesima quota di elettori. È quanto prescrive l’articolo 48 violato sistematicamente dal Rosatellum pensato, come vuole replicare l’attuale governo, per favorire la maggioranza.

I numeri delle politiche del 25 settembre 2022 sono impietosi. Un parlamentare del centrodestra rappresenta in media 52.341 elettori; uno dell’opposizione 93.827. Uno scarto del 79,3%, che significa, in termini concreti, che il voto di un elettore dell’opposizione ha pesato meno della metà di quello di un elettore della coalizione vincente. Il caso più emblematico riguarda la Lega e il Movimento 5 Stelle: la prima, con 2,47 milioni di voti, ha ottenuto 66 seggi — un eletto ogni 37.424 elettori; il secondo, con 4,34 milioni di voti, quasi il doppio, ne ha ottenuti solo 52 — un eletto ogni 83.462 elettori. Un elettore leghista ha avuto un peso parlamentare 2,23 volte superiore a quello di un elettore del M5S. In una democrazia che si rispetti, questo è inaccettabile.

Non si tratta di irregolarità: è un effetto strutturale, prevedibile, incorporato nel sistema elettorale vigente. La Corte Costituzionale aveva già lanciato un campanello d’allarme preciso: con la sentenza n. 1 del 2014 — quella che dichiarò incostituzionale il Porcellum — i giudici enunciarono con chiarezza il principio per cui la legge elettorale non può produrre una distorsione della rappresentanza tale da compromettere l’eguaglianza del voto garantita dall’articolo 48. A distanza di oltre dieci anni, e dopo due leggi elettorali nel frattempo approvate, il problema non solo persiste: si è aggravato e si propone di peggiorarlo ancora.

La proposta che qui illustro interviene alla radice, attraverso quattro obiettivi tra loro coerenti: eguaglianza del voto, rappresentanza territoriale, scelta diretta degli eletti, parità di genere.

Il sistema è di tipo misto, con una netta predominanza proporzionale: l’80% dei seggi viene assegnato con il metodo Sainte-Laguë — adottato in Germania, Svezia e Norvegia, riconosciuto come il più equo in termini di proporzionalità complessiva — mentre il restante 20% è attribuito attraverso collegi uninominali. Questi ultimi, però, sono sottoposti a una correzione obbligatoria: se una lista ha ottenuto nei collegi uninominali più seggi di quanti ne spetterebbero in base al voto proporzionale nazionale, si assegnano seggi compensativi alle altre liste fino al ripristino della proporzionalità. È un meccanismo mutuato dal modello tedesco, che impedisce alla quota territoriale di alterare l’equilibrio complessivo della rappresentanza.

La soglia di sbarramento può oscillare dal 3% al 4% su base nazionale: abbastanza da garantire la funzionalità del Parlamento evitando la frammentazione, non così alta da escludere forze politiche con un radicamento reale nel corpo elettorale. Nessun premio di maggioranza, nessuna soglia differenziata per coalizioni. Il Parlamento eletto così rappresenterà la volontà degli elettori.

Basta liste bloccate, ritornano le preferenze: ogni elettore può indicare fino a tre nomi tra i candidati della lista prescelta. È la preferenza a determinare l’ordine degli eletti, restituendo ai cittadini un potere che oggi non hanno. Per la parità di genere, si adotta la doppia preferenza obbligatoria: se si esprimono due o tre preferenze, almeno una deve essere di genere diverso dalle altre. Nelle regioni italiane dove è in vigore, la quota di elette è salita in media dal 15% al 28%.

La simulazione sui dati del 2022 è eloquente: applicando questo sistema agli stessi risultati elettorali, lo scarto nel rapporto elettori/seggio tra la lista più favorita e la più penalizzata scenderebbe dal 79,3% al 4,1%. Il principio “un uomo = un voto” sarebbe sostanzialmente rispettato per tutte le liste ammesse.

Questa non è una riforma ideologicamente orientata, né una proposta di parte. Il principio di eguaglianza del voto è neutro: non avvantaggia la sinistra né la destra, non premia i grandi partiti né i piccoli, non è pensato per favorire la governabilità di questo o quell’esecutivo. È semplicemente la condizione minima perché un sistema possa dirsi democratico. La sua realizzazione attraverso il proporzionale con correzione uninominale è una scelta tecnica, matura, fondata su decenni di esperienze comparate di successo. Ed è, prima ancora, un obbligo costituzionale che questo Parlamento ha il dovere di onorare.

* Presidente ItaliaCivile.org — Premio Giorgio Ambrosoli 2018

L'articolo La mia proposta per una legge elettorale neutra e rispettosa di democrazia e Costituzione proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  
❌