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Cacciari sbotta con Gruber: “Ce la prendiamo con Meloni, ma l’Europa di von der Leyen è infinitamente peggio di lei”

Scintille a Otto e mezzo (La) tra la conduttrice della trasmissione, Lilli Gruber, e il filosofo Massimo Cacciari sulla posizione del governo italiano e dell’Unione europea di fronte alle guerre in corso. Al centro del dibattito, l’immobilismo della presidente del Consiglio Giorgia Meloni sul fronte internazionale e le responsabilità ben più gravi che, secondo Cacciari, ricadono sulle istituzioni europee.
Gruber chiede direttamente se Giorgia Meloni sappia ancora dove collocarsi sullo scacchiere globale e come possa ricostruire un posizionamento credibile in politica estera. Cacciari risponde che la premier si barcamena come può: non può certo applaudire le scelte di Trump e Netanyahu, ma allo stesso tempo non può permettersi di prenderne le distanze in modo netto. “Dove va? Con chi si allea? Con Putin? È una condizione totalmente obbligata”, sottolinea.

Poi sposta il tiro sull’Unione europea: “Noi ce la prendiamo con la Meloni. E l’Europa? È infinitamente peggio, perché forse l’Europa potrebbe almeno sforzarsi di approntare una politica estera decente, che manca totalmente. Se la Meloni è stata fin qui succube di Trump e di Netanyahu, allora cosa dire della von der Leyen? – continua – Soltanto sui dazi ha alzato un po’ la voce, ma neanche sulle più efferate stragi ha preso una posizione chiara e definita. Ha per caso proposto una qualche sanzione nei confronti di Israele? Quindi, ce la prendiamo con la Meloni?”.
E ribadisce: “Scenari addirittura apocalittici di questo genere possono essere affrontati soltanto da grandi spazi politici. Certo, l’Italia non fa niente, ma cosa potrebbe fare? In ogni caso, non potrebbe fare nulla. L’unico soggetto che potrebbe avere peso e incidere su queste tragedie sarebbe l’Europa. E l’Europa non solo non c’è, ma per quel poco che esiste è infinitamente peggiore della Meloni”.
Il filosofo lancia quindi una stoccata ai dem: “Certamente questa Europa è anche appoggiata da tutti, visto che la von der Leyen è stata votata dalla Meloni e pure dal Pd“.

Le parole di Cacciari provocano la reazione immediata di Gruber, che si rivolge alla storica Michela Ponzani: “Dobbiamo prendercela con l’Europa e non con Giorgia Meloni, né coi sovranisti che minano in realtà l’Europa e che fanno di tutto per disunire?”.
A quel punto Cacciari sbotta: “Scusi Gruber, cerchi di non equivocare in questo modo quello che dico. È chiaro che bisogna prendersela con i sovranisti e con tutti gli altri, ma certamente le responsabilità non sono di quattro scemi che fanno i populisti e i sovranisti, sono responsabilità della Commissione Europea e delle leadership effettive. E queste non sono certamente i sovranisti o qualche fascista in giro per l’Europa, che non contano niente di niente. Certo che me la prendo con i sovranisti, ma sono ben altre le responsabilità”.
La conduttrice insiste: “Ho capito, ma bisognerebbe anche ricordare che sulla maggioranza delle questioni cruciali c’è ancora il diritto di veto in Europa, quindi per essere più operativi l’Unione Europea ha bisogno di toglierlo“.
Cacciari dissente con fermezza: “Ma non c’è bisogno di toglierlo, perché la Commissione Europea su quelle questioni è andata davanti sparata. Sono stati sempre tutti compatti e uniti nella politica estera che hanno adottato. Ma scherziamo?”.

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Bersani a La7: “La ricchezza si sta concentrando sempre più in mano a pochi. È ora che paghino qualcosa, altrimenti la gente si incazza”

“Questi qui devono rendersi conto che è ora che paghino qualcosa perché dopo un po’ la gente si incazza“. Con questa frase durissima, pronunciata a Dimartedì (La7), Pier Luigi Bersani mette il dito nella piaga di un’Italia sempre più divisa tra chi accumula ricchezza a ritmi vertiginosi e chi fatica a mettere insieme il pranzo con la cena. L’occasione della riflessione dell’ex ministro è data dalle immagini dell’inaugurazione del Tala Beach, il nuovo stabilimento balneare di lusso firmato da Daniela Santanchè e dal compagno Dimitri Kunz d’Asburgo Lorena a Marina di Pietrasanta, in Versilia. Si tratta di un video che la stessa ex ministra del Turismo ha voluto diffondere sui social con orgoglio: una festa notturna tra dj set, cocktail, spettacoli, personaggi famosi (tra cui spiccano Ignazio La Russa) e arredi di pregio, con tende da sole da 12mila euro l’una, lettini esclusivi, area relax con piscina e un’atmosfera da salotto buono per vip.

Bersani non ci gira intorno: “Io penso che questa cosa disveli al meglio quello che ci dicono le statistiche, comprese le parti che non si riprendono mai della relazione del governatore della Banca d’Italia, e cioè che è in corso un fenomeno di concentrazione della ricchezza galoppante nel mondo e in Italia“.
Secondo l’ex segretario del Pd, che la grande maggioranza degli italiani possa riconoscersi in quel mondo dorato è un’illusione che si allontana sempre di più man mano che la ricchezza si concentra nelle mani di pochi. Il confronto con l’era Berlusconi arriva subito, ma Bersani lo respinge con decisione: “No, ma non mi paragoni Berlusconi con la Santanchè. Berlusconi aveva tante frecce al suo arco. Era simpatico Berlusconi, a me non molto, ma insomma a tanta gente risultava simpatico e questo fenomeno però non era così galoppante allora“.

Oggi, invece, l’accelerazione è evidente e preoccupante. “Credo che per tenere assieme questa società – osserva Bersani – bisognerà averne consapevolezza. Non è un fenomeno che genera automaticamente una risposta politica organizzata, quanto piuttosto un aggravamento del distacco tra cittadini e istituzioni, cioè il rischio è che aumenti la fascia di popolazione che dice se il mondo è così non venitemi a cercare oppure lo rifiuto in toto: la politica, la democrazia, tutto”.
La riflessione di Bersani si chiude con una domanda diretta rivolta al governo Meloni: “Ma noi possiamo o no andare a chiedere un contributo a quel 5% di italiani che hanno il 49% delle ricchezze? Possiamo leggere quel che dice Banca Italia, l’Istat, Oxfam, sul dirompente fenomeno di concentrazione delle ricchezze che abbiamo in atto? Pensiamo di arrenderci?”.

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Travaglio a La7: “La parata del 2 giugno puzza di ipocrisia. Se sfilano droni, diciamo chiaramente che l’Italia non ripudia più la guerra”

“A me questa parata del 2 giugno puzza, distante un miglio, di ipocrisia, di fasullume, di vuotaggini“. Sono le parole pronunciate a Otto e mezzo (La7) dal direttore del Fatto Quotidiano, Marco Travaglio, che, interpellato da Lilli Gruber sul discorso tenuto ieri alla festa della Repubblica del presidente Mattarella e sul contesto internazionale segnato da riarmo e tensioni, sceglie la via della sincerità senza filtri.
“Purtroppo come in ogni 2 giugno mi cogli al punto più basso del mio spirito patriottico – esordisce il giornalista – Io ho sentito dire che la nostra Costituzione ripudia la guerra mentre sfilavano droni, carri armati, missili, bombardieri e quindi o è vera una o è vera l’altra”.

Travaglio non contesta il principio della difesa, ma mette in discussione la scelta simbolica di celebrare l’ottantesimo anniversario della Repubblica con un’esibizione di armamenti. Quest’anno, in particolare, l’attenzione si è concentrata sui droni, presentati come vanto della produzione nazionale. Per il direttore del Fatto si tratta invece di un simbolo problematico: “Il drone è l’arma più vile che esista perché la telecomandi a distanza, perché fa un sacco di vittime civili, perché può essere deviata, perché non fa vittime tra i tuoi ma solo tra gli altri e quindi deresponsabilizza completamente chi la utilizza. Ma che gli è saltato in mente di far sfilare i droni? Per carità li producono tutti, li produciamo anche noi, ma perché dovrebbero diventare il simbolo e il vanto della nazione?”.

E aggiunge: “Facciamo sfilare dei diplomatici, dei cooperanti, dei volontari, dei facilitatori, della gente che mette insieme il dialogo fra i popoli, non degli strumenti che mai come in questo momento distruggono e uccidono”.
Il giornalista richiama poi episodi recenti per rafforzare la sua tesi: “L’altro giorno i droni ucraini hanno fatto secchi 21 studenti in una scuola del Lugansk, poi c’è stato il drone deviato, a Gaza i droni sono stati utilizzati per sterminare la popolazione civile e adesso in Libano“.
Di fronte a queste immagini, conclude, l’articolo 11 della Costituzione rischia di suonare vuoto: “A questo punto, smettiamola di celebrare l’articolo 11 della Costituzione e diciamo che l’Italia ripudia la pace e che non ripudia la guerra, perché altrimenti suona tutto finto e tutto fasullo. E la gente non ci capisce più niente”.

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