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USA vs Paraguay: World Cup fever grips Los Angeles despite Trump policies
An ideological tug-of-war: the pressures facing Iran’s World Cup squad in US
Flag bans, travel headaches and a religious regime video among bumps in road, as team prepares to be first to play in country with which it is at war
Iran will present a major challenge to Fifa’s “football unites the world” slogan on Monday by becoming the first country in World Cup history to compete on the soil of a host nation with which it is at war.
The national team’s opening match against New Zealand in Los Angeles will kick off amid continuing hostilities between Iran and the US that have intensified in recent days, as a fragile ceasefire has failed to hold and attempts at reaching a negotiated settlement have sputtered.
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© Photograph: Majid Asgaripour/Reuters

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UFC Freedom 250: Start time, card and how to watch White House fights tonight
President Donald Trump is a close friend of UFC boss Dana White, who is putting on fights to celebrate 250 years of the United States

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New Zealand great Kane Williamson retires from international cricket
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Bernardo Silva, arriva l’offerta del Real Madrid: si raffredda la pista italiana per il portoghese, Juve beffata
Bernardo Silva è vicino a una nuova destinazione dopo l’addio al Manchester City. Il Real Madrid si è inserito con forza, riducendo gli spazi per le ipotesi italiane.
Bernardo Silva, il Real Madrid accelera
Bernardo Silva è uno dei nomi più rilevanti tra i giocatori in uscita dal Manchester City. Dopo nove stagioni in Inghilterra, il centrocampista portoghese è stato accostato a diversi club europei. Nelle ultime ore, però, il Real Madrid sembra essersi mosso con un’offerta concreta, con contatti avanzati e un principio di intesa riportato da fonti inglesi e spagnole.
Il suo profilo era stato seguito anche in Italia, soprattutto dalla Juventus, sempre attenta ai parametri zero di alto livello. Per un club italiano, però, l’operazione resta complessa. Bernardo Silva non comporta un esborso per il cartellino, ma richiede un ingaggio elevato, commissioni e garanzie tecniche. A quasi 32 anni, il portoghese punta ancora a un progetto competitivo in Champions e a un contratto importante.
Il Real Madrid può offrire un contesto diverso. La presenza di José Mourinho, indicato come figura favorevole all’operazione nelle ricostruzioni spagnole, può avere inciso sui contatti. Per il giocatore significherebbe restare ai massimi livelli, in un campionato tecnico e in una squadra costruita per vincere subito.
La Juventus, in caso di interesse concreto, dovrebbe impostare un’offerta più prudente. Un biennale con opzione, bonus e ingaggio calibrato sarebbe l’unico modo per rendere sostenibile l’operazione. Ma se il Real confermerà la proposta, lo spazio di manovra italiano si ridurrà molto.
Bernando Silva: ingaggio alto e parametro zero, il costo reale dell’operazione
Bernardo Silva è un parametro zero solo sul prezzo del cartellino. Il costo reale va misurato su stipendio lordo, premio alla firma e commissioni. Un ingaggio netto da 7-8 milioni, per un club italiano, produce un impegno lordo molto rilevante. Su due anni, il costo complessivo può superare facilmente i 25-30 milioni, senza considerare eventuali bonus.
Per il Real Madrid il ragionamento è diverso. Il club spagnolo può assorbire un’operazione breve, soprattutto se non prevede pagamento al Manchester City. Un contratto di due anni, con eventuale opzione per il terzo, permetterebbe di inserire esperienza senza bloccare troppo a lungo il bilancio.
Per la Juventus, invece, ogni investimento di questo tipo deve essere confrontato con altre priorità. Spalletti ha bisogno di un portiere, un centravanti e rinforzi strutturali. Destinare una parte consistente del monte ingaggi a Bernardo Silva significherebbe rinunciare ad altre operazioni o accelerare sulle cessioni. Per il centrocampo si studia il possibile ritorno in Italia di Kessie, il cui ingaggio in Arabia Saudita, però, è un freno all’operazione. In porta l’obiettivo è il Dibu Martinez dall’Aston Villa, mentre in attacco si sono fatti passi avanti con Sorloth, anche se non c’è ancora l’accordo sul prezzo con l’Atletico Madrid. Dal City potrebbe poi arrivare anche Stones a parametro zero. Il mercato bianconero è comunque condizionato dall’addio di Comolli, che verrà a breve sostituito da Carnevali.
Resta anche il piano tecnico. Bernardo può giocare da mezzala, trequartista, esterno interno e regista offensivo. In Serie A sarebbe un giocatore di qualità superiore, ma l’età richiede una gestione precisa dei minuti. Per un club che vuole costruire un ciclo, non può essere l’unico investimento di peso.
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USA vs Paraguay: World Cup 2026 group match – Trump, schedule, lineups
Mourinho returns to Real Madrid after 13 years

José Mourinho has been officially appointed as the new Real Madrid manager, completing a return to the Santiago Bernabéu 13 years after leaving the Spanish club. The ‘Special One’ has
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Weather tracker: heat, humidity and thunderstorms a danger at World Cup
With matches in 16 cities across the US, Mexico and Canada, players and fans face an array of weather-related challenges
With the 2026 World Cup now under way, all 48 teams face a common opposition: summer weather across North America. Matches will be played in 16 cities, from southern Mexico to Canada, with a range of weather risks possible at each venue.
Thunderstorms disrupted play before the tournament had even begun. England’s warm-up against Costa Rica in Orlando was delayed by about an hour after storms brought lightning and heavy rain that waterlogged the pitch. Safety regulations at US venues mean play is suspended when lightning is recorded within roughly 8 miles of a stadium, not resuming until 30 minutes after the last strike.
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© Photograph: Anadolu/Getty Images

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World Cup 2026 fixtures, results and group tables
Which teams will reach the knockout stages of the 2026 World Cup and who is heading home early?

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Come Russia e Iran stanno riposizionando la geografia commerciale nel Mar Caspio
Il Mar Caspio non rappresenta più una rotta secondaria: sta diventando uno dei pilastri silenziosi della risposta eurasiatica all’egemonia statunitense.
Ri-orientamento strategico
Per anni la pressione militare contro l’Iran è stata concepita soprattutto da sud. Le basi statunitensi circondano il Golfo Persico, mentre Israele opera attività di intelligence dall’Azerbaigian e da altre aree vicine. La superiorità navale americana ha trasformato da tempo gli stretti attorno all’Iran in uno strumento di pressione strategica consolidato, capace di influenzare non soltanto i flussi commerciali ma anche la percezione di vulnerabilità dell’apparato difensivo iraniano.
Più l’asse USA-Israele concentra la propria attenzione sul Golfo, più la profondità strategica iraniana si sposta verso nord, oltre il Mar Caspio, uno spazio chiuso che le potenze occidentali non possono controllare facilmente. Questa dinamica non è casuale: riflette una deliberata scelta di diversificazione geopolitica operata da Teheran nel corso dell’ultimo decennio, accelerata dall’intensificarsi delle sanzioni e delle pressioni militari.
Il Caspio assume oggi un’importanza decisiva perché offre a Iran e Russia ciò di cui entrambe hanno urgente bisogno: una via diretta e politicamente sicura, al di fuori dei corridoi terrestri soggetti all’influenza occidentale. Le rotte terrestri attraversano paesi vicini a Washington oppure riluttanti a sfidare le sanzioni secondarie americane. Il Caspio, invece, collega direttamente Mosca e Teheran senza intermediari, garantendo a entrambe le capitali una linea di comunicazione strategica difficile da intercettare o da neutralizzare senza ricorrere a un’escalation militare di vasta portata.
Anche se le navi potrebbero essere colpite da droni o missili, farlo richiederebbe operazioni molto più profonde nel territorio iraniano e comporterebbe il rischio di uno scontro diretto con la Russia. Nel breve periodo, il Caspio garantisce quindi all’Iran una linea di approvvigionamento relativamente sicura. Nel lungo termine, potrebbe rafforzare ulteriormente l’integrazione tra i due paesi e trasformarsi in una rotta fondamentale verso l’Asia occidentale, l’India e altri mercati internazionali attualmente fuori dalla portata delle sanzioni statunitensi.
Stabilire se il Caspio sia un mare o un lago non è una semplice questione terminologica. Se considerato un mare, rientrerebbe nella Convenzione ONU sul diritto del mare (UNCLOS), che assegna a ogni stato 12 miglia nautiche di acque territoriali lasciando il resto alla libera navigazione internazionale. Se invece fosse classificato come lago, i confini dovrebbero essere concordati direttamente tra gli stati rivieraschi, senza alcun coinvolgimento di terze parti. Questa distinzione ha implicazioni profonde tanto sul piano commerciale quanto su quello militare.
Fino al 1991, sulle coste del Caspio si affacciavano solo Iran e Unione Sovietica. Il Trattato russo-persiano del 1921 vietava ad altri paesi di navigarvi. Con il crollo dell’URSS, si aggiunsero Azerbaigian, Kazakistan e Turkmenistan, che contestarono quell’accordo chiedendo nuove trattative ispirate ai principi dell’UNCLOS. Le ex repubbliche sovietiche, Russia inclusa, volevano trattare il Caspio come un mare. L’Iran, invece, preferiva considerarlo un lago, poiché la sua costa relativamente corta gli avrebbe garantito una quota territoriale minore. Inoltre, l’applicazione dell’UNCLOS avrebbe potuto consentire l’ingresso di flotte straniere vicino alle acque iraniane, una prospettiva particolarmente sensibile viste le strette relazioni tra Azerbaigian e Israele.
L’assenza di un accordo mantenne per anni ambiguo lo status legale del Caspio, ostacolando progetti strategici di integrazione regionale, come il gasdotto Trans-Caspico tra Turkmenistan e Azerbaigian. La svolta arrivò nel 2018, quando i cinque stati rivieraschi firmarono la Convenzione sullo status giuridico del Mar Caspio: il bacino venne definito come una categoria unica, né mare né lago. L’accordo attribuì a ciascun paese 15 miglia nautiche di acque territoriali più ulteriori 10 miglia dedicate alla pesca, con le aree restanti da condividere tra gli stati firmatari. Diversamente dall’UNCLOS, il trattato vietò la presenza di forze militari di paesi esterni, consentendo a Teheran di raggiungere l’obiettivo ritenuto prioritario: impedire l’ingresso di marine straniere nel bacino.
Il valore geoeconomico che non si può scartare
Prima dell’inizio della SMO nel febbraio 2022, i rapporti commerciali tra Mosca e Teheran, pur significativi sul piano politico, erano strutturalmente limitati da una serie di vincoli comuni: entrambi i paesi erano esposti a regimi sanzionatori occidentali, ma la Russia manteneva ancora una serie di canali con i mercati europei che la rendevano cauta nei confronti di un’eccessiva vicinanza all’Iran. Il volume degli scambi bilaterali si attestava attorno ai 4 miliardi di dollari annui, un dato modesto rispetto al potenziale delle due economie.
Nel 2013 Mosca aveva promosso il Corridoio Internazionale Nord-Sud (INSTC), una rete di ferrovie, strade e infrastrutture energetiche destinata a collegare la Russia all’Iran attraverso l’Azerbaigian, per poi proseguire verso India e Asia. Tuttavia, fino al 2022, il corridoio restò in larga misura un progetto sulla carta: le rotte terrestri erano ancora percorribili, gli incentivi economici per svilupparlo non erano abbastanza urgenti, e l’Azerbaigian — stato cardine per i transiti terrestri — manteneva equilibri delicati tra Mosca e Occidente.
Il 24 febbraio 2022 segnò una rottura strutturale in questo quadro. Le sanzioni occidentali contro la Russia — le più severe mai adottate contro un’economia di grandi dimensioni — resero urgente per Mosca la ricerca di mercati e partner alternativi. L’Iran, già aduso a operare in un contesto di isolamento internazionale, divenne il partner naturale. Dal canto suo, Teheran comprese che la convergenza con Mosca non era più soltanto una scelta politica ma una necessità economica: la Russia offriva tecnologia, cereali, materie prime industriali e, soprattutto, un mercato alternativo per l’export energetico iraniano.
Il 2022 sancisce pertanto la nascita di una partnership geoeconomica strutturata, con il Caspio come suo asse portante, il porto iraniano di Noshahr accolse la prima nave cargo russa dopo oltre vent’anni e, nello stesso periodo, compagnie marittime russe e iraniane crearono una nuova società congiunta per sviluppare l’INSTC. Nel 2025, il traffico commerciale nel porto di Anzali, principale hub sul Caspio, aumentò del 56% rispetto all’anno precedente: un incremento che non ha precedenti nella storia recente dei due paesi e che testimonia la velocità con cui si sta consolidando questa nuova geografia degli scambi.
Hormuz e la nuova linea rossa
La chiusura dello Stretto di Hormuz — o anche soltanto la sua credibile minaccia — rappresenta uno degli scenari più temuti anche dall’asse Russia-Iran.
Con l’escalation militare tra Stati Uniti, Israele e Iran e il successivo blocco imposto da Washington nel Golfo Persico, Teheran si è trovata a dover riorientare rapidamente e in misura massiccia i propri flussi commerciali e di approvvigionamento. Le vie terrestri attraverso Azerbaigian, Pakistan e Turchia sono diventate più rischiose, non solo per ragioni logistiche, ma per le crescenti pressioni politiche esercitate dagli Stati Uniti su questi governi affinché non facilitassero scambi con Teheran in violazione delle sanzioni secondarie. Il Caspio è emerso come unica alternativa concretamente percorribile.
Dal punto di vista geoeconomico, la chiusura di Hormuz ha determinato una serie di effetti strutturali che si estendono ben oltre il perimetro del conflitto immediato. In primo luogo, ha costretto l’Iran a monetizzare la propria posizione geografica settentrionale, valorizzando porti come Anzali, Noshahr e Amirabad come snodi alternativi per l’import-export. In secondo luogo, ha reso la Russia il principale fornitore di beni essenziali per il mercato iraniano: secondo alcune stime, le esportazioni russe verso l’Iran nel settore alimentare sono raddoppiate nel solo primo semestre del 2025, con particolare riguardo ai cereali e ai prodotti derivati, settore in cui Mosca detiene una posizione dominante sui mercati mondiali.
In terzo luogo, la chiusura di Hormuz ha ridefinito il valore strategico del corridoio INSTC. Ciò che fino al 2021 era un progetto di integrazione regionale dal valore prevalentemente simbolico si è trasformato in un’infrastruttura di rilevanza critica, capace di determinare l’esito della tenuta economica iraniana sotto embargo. Mosca ha dunque acquisito una leva di influenza senza precedenti su Teheran: non soltanto come fornitore militare, ma come garante dell’approvvigionamento civile e come partner commerciale di ultima istanza. Questa asimmetria nella dipendenza reciproca costituisce uno degli elementi più significativi della nuova architettura geoeconomica del Caspio.
Con l’escalation militare e la chiusura del Golfo, anche le rotte settentrionali sono diventate oggetto di attenzione militare. Secondo il New York Times, Mosca avrebbe trasferito componenti per droni attraverso il Caspio, rifornendo l’arsenale iraniano in un momento di estrema pressione. Questi droni si sono dimostrati fondamentali sia nel conflitto ucraino sia nelle operazioni iraniane contro basi militari americane in Asia occidentale. Navi russe avrebbero inoltre trasportato beni essenziali, inclusi prodotti alimentari, per attenuare gli effetti del blocco economico sull’Iran.
L’attacco israeliano contro Bandar Anzali nel marzo 2026 ha rappresentato un salto qualitativo nel conflitto. Il porto è il principale hub commerciale e logistico iraniano sul Caspio, strettamente collegato alle rotte russe e alle infrastrutture dell’INSTC. Colpirlo significava non soltanto degradare le capacità operative di Teheran ma anche inviare un segnale diretto a Mosca: la guerra non si sarebbe più fermata alle acque del Golfo. Il messaggio era ricevuto da entrambe le sponde del Caspio.
La portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, dichiarò che l’attacco aveva colpito “gli interessi economici della Russia e di altri paesi regionali”, avvertendo che tali azioni rischiavano di trascinare gli stati del Caspio nel conflitto. Il Cremlino espresse forte preoccupazione, mentre Teheran cercò di trasformare l’episodio in una questione di sicurezza regionale, invitando tutti i paesi rivieraschi ad assumere una posizione comune contro la destabilizzazione del bacino. Il messaggio era evidente: una volta raggiunta la costa settentrionale iraniana, la guerra toccava direttamente gli interessi di tutti gli stati che dipendono dalla stabilità del Caspio.
Questo sviluppo ha introdotto de facto una nuova linea rossa nel conflitto: il Caspio non può più essere trattato come spazio neutro o di retrovia. La sua militarizzazione di fatto, ancorché ancora incompiuta, ha trasformato la geopolitica regionale. Kazakistan e Turkmenistan, che condividono il bacino con Russia e Iran, si trovano ora in una posizione di crescente disagio: dipendono dalle infrastrutture commerciali del Caspio e non possono permettersi di essere trascinati in un confronto diretto con le potenze occidentali, ma allo stesso tempo non possono ignorare le pressioni di Mosca e Teheran a solidarizzare con la causa della sicurezza regionale.
Prospettive di lungo termine
Anche dopo la fine del conflitto armato, il Caspio continuerà a essere strategico sia per l’Iran sia per la Russia. Già da anni Mosca vedeva nell’INSTC un modo per raggiungere l’Oceano Indiano aggirando l’Europa. Oggi, tra sanzioni occidentali e crescente competizione geopolitica, quel progetto ha assunto un peso ben superiore alle aspettative iniziali. Se in futuro le sanzioni dovessero diminuire e l’India ridurre la propria dipendenza dall’Occidente, questo corridoio potrebbe diventare una delle infrastrutture portanti di un ordine commerciale multipolare.
Sul piano energetico, il Caspio offre ulteriori opportunità. Il bacino stesso è ricco di idrocarburi: le riserve offshore del Kazakistan e dell’Azerbaigian hanno già attirato investimenti internazionali significativi. Un sistema integrato di infrastrutture energetiche che connettesse le risorse del Caspio con il mercato indiano, passando per l’Iran, trasformerebbe la regione in un polo energetico di prima grandezza. Mosca potrebbe fungere da garante politico e finanziario di tale sistema, consolidando la propria influenza in un’area in cui la presenza occidentale è strutturalmente limitata dalla Convenzione del 2018.
La Russia otterrebbe un accesso più diretto all’Oceano Indiano, mentre l’Iran assumerebbe un ruolo centrale nei commerci eurasiatici, riducendo la capacità degli Stati Uniti di isolare economicamente entrambi i paesi attraverso il controllo marittimo e finanziario. Questa visione non è meramente speculativa: le infrastrutture già realizzate o in via di completamento lungo l’INSTC — tra cui la ferrovia Iran-Russia che utilizza il traghetto ferroviario sul Caspio tra i porti di Astrakhan e Anzali — mostrano che esiste una concreta volontà politica e capacità operativa di trasformare questa visione in realtà.
Per anni il Caspio è rimasto sottovalutato, soprattutto finché le rotte terrestri sembravano sufficienti e il suo status legale restava indefinito, ma con il progressivo avvicinamento tra Mosca e Teheran in un contesto internazionale sempre più ostile, il Caspio non rappresenta più una via secondaria: sta diventando uno dei pilastri silenziosi della risposta eurasiatica all’egemonia statunitense. La sua rilevanza geoeconomica, amplificata dalla chiusura di Hormuz e dalla cristallizzazione di nuove linee rosse militari, potrebbe ridefinire in modo permanente le mappe del commercio internazionale e della proiezione di potenza nel XXI secolo molto più di quanto ci immaginiamo.
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Jemma Stapleton, Australian sprinter and Stawell Gift finalist, dies aged 25 on family holiday
Flood of tributes for Victorian athlete, who died while overseas
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Local Australian athletics organisations have paid tribute to 2025 Stawell Gift finalist Jemma Stapleton, 25, who died while on holiday overseas with her family.
The cause of death has not yet been disclosed, though an online fundraising page shared by her brother said she “tragically lost her life in an accident”.
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© Photograph: Kelly Defina/Getty Images

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Inter, fuori in quattro: ecco chi sono i sacrificabili per finanziare il mercato
L’Inter lavora a un mercato sostenibile, con alcune uscite necessarie prima degli acquisti. Frattesi, Asllani, Pavard e Luis Henrique sono i nomi monitorati per generare liquidità e alleggerire il monte ingaggi.
Calciomercato Inter: la lista delle uscite prende forma
L’Inter ha iniziato a muoversi sul mercato partendo dalle cessioni. La linea economica resta chiara: prima creare margine, poi intervenire sulla rosa. Secondo le ultime ricostruzioni di mercato, tra i giocatori valutati in uscita ci sono Davide Frattesi, Kristjan Asllani, Benjamin Pavard e Luis Henrique. L’obiettivo è costruire un tesoretto utile per finanziare nuove operazioni senza appesantire il bilancio.
Frattesi è il profilo che può portare l’incasso più alto. Il centrocampista ha mercato in Italia e all’estero, con la Roma sempre accostata al suo nome e il Nottingham Forest già interessato in passato. L’Inter, in caso di proposta adeguata, può valutare una cessione attorno ai 30-35 milioni. A bilancio l’operazione avrebbe un impatto rilevante, perché permetterebbe di liberare risorse immediate e ridurre la concorrenza interna in mezzo al campo.
Asllani ha una valutazione più bassa, ma resta un giocatore giovane, con esperienza in Champions e margini tecnici ancora spendibili sul mercato. L’Inter può chiedere una cifra tra i 15 e i 20 milioni. La sua uscita avrebbe un effetto diverso rispetto a Frattesi: meno incasso complessivo, ma più spazio per un centrocampista con caratteristiche diverse, magari più fisico o più pronto per alternarsi con i titolari.
Calciomercato Inter: Pavard e Luis Henrique, tra ingaggi e ammortamenti
Pavard è il nome che pesa soprattutto sul monte ingaggi. Il difensore francese ha esperienza internazionale e uno stipendio importante. Una sua cessione può portare un incasso tra i 18 e i 25 milioni, ma anche un alleggerimento salariale significativo. Per una società che deve tenere sotto controllo costi e ammortamenti, il risparmio sull’ingaggio può valere quasi quanto una parte del prezzo del cartellino.
Per Luis Henrique, invece, i nerazzurri devono ragionare in modo diverso. L’esterno brasiliano è un profilo da rivalutare in base alle richieste e al progetto tecnico. Se dovesse arrivare un’offerta interessante, l’Inter potrebbe considerarla per aumentare il margine di manovra sugli esterni. Non si parla di un sacrificio obbligato, ma di una posizione da seguire nelle prossime settimane.
La somma delle possibili uscite può avvicinarsi a 50 milioni, considerando soprattutto Frattesi, Asllani e Pavard. La cifra reale dipenderà dalle formule. Un prestito con obbligo sposterebbe parte dell’incasso sul prossimo esercizio. Una cessione definitiva darebbe invece più margine immediato. Per il club cambia molto: liquidità, plusvalenze, ingaggi e possibilità di reinvestire. Per la difesa, dopo l’addio di Dumfries, i primi nomi sulla lista per rinforzare la difesa sono quelli di Marco Palestra dell’Atalanta e Solet dell’Udinese. Per la porta piace Provedel della Lazio, mentre a centrocampo l’obiettivo è Koné della Roma.
Chivu attende una rosa più aderente alle sue richieste, ma la costruzione passa dai conti. L’Inter non può permettersi un mercato solo in entrata. Ogni acquisto dovrà essere accompagnato da un’uscita sostenibile. In questo momento la priorità è trasformare alcuni giocatori meno centrali in risorse per completare la squadra. Parlando di possibili uscite, i nerazzurri rischiano di perdere anche Bastoni.
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La Serie A ha aperto le porte a Polymarket, la piattaforma di prediction market in cerca di legittimazione
South Korea rally to beat Czechia 2-1 on World Cup opening day
Mondiali 2026, vittoria in rimonta della Corea del Sud. Messico: tre punti, tre rossi e scontri fuori l’Azteca
Nella seconda partita dei Mondiali di Calcio 2026, allo Stadio Guadalajara la Corea del Sud ha battuto la Repubblica Ceca per 2-1. Al 59′ Ladislav Krejci ha portato in vantaggio i cechi con un colpo di testa. Meno di dieci minuti dopo, c’è stato il pareggio della Corea del Sud con il gol di Hwang In-Beom, seguito all’80’ dal gol di Oh Hyeon-Gyu.
Il Messico batte 2-0 il Sudafrica nella partita inaugurale del Mondiale 2026, caratterizzata da ben tre espulsioni, una per i padroni di casa e due per i bafana bafana. Allo stadio Azteca gli uomini di Aguirre conquistano i primi tre punti del girone A grazie alle reti di Quinones e Raul Jimenez. Sono loro, a prescindere dai gol, i protagonisti del remake della gara d’apertura del Mondiale 2010. All’8′ Quinones sfrutta un pasticcio di Sithole e batte Williams facendo passare la palla sotto le gambe del portiere. Al 19′ l’esterno ci prova anche con un tiro dalla distanza che non va lontano dall’incrocio dei pali. Al 42′ altra chance: Gutierrez scarica per Quinones che piazza col destro colpendo il palo. È la sintesi di un primo tempo difficile per il portiere sudafricano, che aveva aperto il suo Mondiale con un grande intervento su un tiro a botta sicura di Raul Jimenez dopo appena quattro minuti. La partita dei bafana bafana si complica ulteriormente al 50′. Sithole completa la sua serata horror chiudendo fallosamente la corsa verso la porta di Gutierrez e venendo espulso dal direttore di gara brasiliano Sampaio.
Il Messico domina il gioco, ma fatica a trovare il guizzo per chiudere il match. Al 66′ il ct messicano Aguirre si gioca la carta Gilberto Mora, 17enne talento del Club Tijuana, accostato di recente anche al Milan. A firmare il 2-0 è però il veterano Raul Jimenez che sfrutta il cross di Alvarado e di testa batte Williams. Gli ultimi 20 minuti sono di pura gestione per la difesa messicana guidata dal genoano Vasquez. Nel finale c’è anche la seconda espulsione: Zwane colpisce a palla lontana Alvarado e riceve il rosso dopo l’intervento del Var. Nel recupero l’unica nota stonata del Messico: Montes stende Mudau all’ingresso dell’area e riceve il rosso diretto. Salterà la prossima gara con la Corea del Sud.
Decine di manifestanti e agenti di polizia si sono scontrati all’esterno dello stadio Azteca di Città del Messico, dove si è disputata la partita inaugurale dei Mondiali 2026 tra Messico e Sudafrica. I manifestanti chiedevano giustizia per le persone scomparse, una delle principali piaghe del Paese, segnato da anni di violenze legate al narcotraffico. Durante la protesta, alcuni partecipanti hanno rimosso parte delle barriere installate per proteggere il perimetro dello stadio e sono venuti alle mani con le forze dell’ordine che hanno risposto con il lancio di lacrimogeni.
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