Trump Officials Say ICE Won’t Raid World Cup Games, but Fans Are Worried

© Mario Tama/Getty Images

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Estate che arriva, divieti folli che trovi. La stagione balneare 2026 è ufficialmente partita e, con essa, il consueto corollario di ordinanze municipali pronte a infiammare il dibattito sotto il solleone. Come riportato dal quotidiano Repubblica, quest’anno il fronte più caldo delle polemiche non riguarda unicamente i rincari tariffari, ma il diritto stesso di potersi riparare dal sole. Tra regolamenti a tutela dell’ecosistema e nuovi standard di distanziamento imposti dall’alto, le spiagge italiane si stanno trasformando in veri e propri laboratori normativi.
A far discutere in queste settimane è soprattutto la Sardegna, nello specifico l’incantevole baia di Punta Molentis a Villasimius, nel sud-est dell’isola. La spiaggia, circondata da acque turchesi e reduce da un devastante incendio doloso divampato lo scorso luglio, riapre ai bagnanti con una stretta drastica. L’amministrazione comunale guidata dal sindaco Gianluca Dessì ha varato un’ordinanza entrata in vigore a inizio giugno (valida fino al 31 ottobre) che prevede accessi contingentati dalle 8:00 alle 20:30 e un ticket d’ingresso di 10 euro a persona (gratuito per un massimo di tre persone con disabilità accompagnate).
Il dettaglio che ha scatenato la bufera riguarda però la gestione delle zone d’ombra. Il testo dell’ordinanza impone infatti il “divieto di installare ombrelloni, gazebo, tende e altri sistemi di ombreggio. Consentito 1 ombrellone per famiglie con bambini fino ai 10 anni o persone anziane oltre i 65 anni di età”. La drastica misura, motivata dal Comune con la necessità di “preservare l’habitat e per limitare la pressione antropica sull’equilibrio del già fragile arenile”, ha scatenato l’ira dei turisti. Le bacheche social sono state rapidamente inondate di proteste: “E chi non ha bambini cosa deve fare, abbrustolire sotto il sole?” domanda polemicamente un utente, a cui fa eco un altro bagnante che sottolinea i rischi per la salute: “Si rischia l’insolazione così”. Restano confermati, a corredo della tutela ambientale, i divieti assoluti di transitare sulle dune, danneggiare la flora, asportare sabbia o abbandonare rifiuti.
Spostandosi in Veneto, la situazione cambia ma genera altrettante preoccupazioni legate alla disponibilità dei posti. A Jesolo, recependo le indicazioni regionali, l’amministrazione ha avviato un piano quinquennale per aumentare il distanziamento tra i bagnanti. I tradizionali moduli da 3×2 metri verranno progressivamente sostituiti da piazzole più ampie, di 4×4 metri. Se da un lato la misura garantirà maggior respiro e privacy ai turisti, dall’altro comporterà un drastico taglio della capienza: le stime parlano di circa 45mila ombrelloni totali installabili, ovvero un taglio di ben 20.000 postazioni rispetto alle stagioni passate. Una riduzione che alimenta già il timore di non riuscire a trovare posto nei periodi di alta stagione.
Sempre sul litorale veneto, la spiaggia di Bibione sperimenta nuove forme di accoglienza, strizzando l’occhio ai viaggiatori solitari. Nella zona della Pineta fanno il loro debutto 120 piazzole pensate esclusivamente per i single, dotate di un singolo lettino a una piazza e mezzo. L’innovazione passa anche per la tecnologia: alcune di queste postazioni sono equipaggiate con pannelli solari per permettere la ricarica dello smartphone direttamente in spiaggia. Infine, per razionalizzare l’offerta e sradicare la pratica dei posti “prenotati” ma lasciati vuoti, l’occupazione degli ombrelloni sarà monitorabile tramite un’apposita applicazione, introdotta come sistema per “contrastare le occupazioni abusive”.
L'articolo Niente bambini o over 65? Allora l’ombrellone in spiaggia libera è vietato: i folli divieti dell’estate in Sardegna (e non solo) proviene da Il Fatto Quotidiano.
By Ron PAUL
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Not since the notorious 2012 National Defense Authorization Act (NDAA) provided for indefinite detention of American citizens, has the annual funding bill been as misused as this year. Embedded in the bill is an insult to every American who values our national sovereignty. The NDAA’s Section 224, the “United States-Israel Defense Technology Cooperation Initiative,” would “integrate” the Israeli military with our own, fusing technology, production, intelligence-sharing, and more.
As Ben Freeman wrote last week in Responsible Statecraft:
“The US and Israel already work together heavily on missile defense, but this provision would greatly expand coordination to seemingly every area of defense tech, including AI, quantum, autonomous systems, directed energy, cyber, biotech, and many more. It also proposes ‘network integration’ and ‘data fusion.’ In other words, the US military’s data could soon be the Israeli military’s data.”
It is hard to think of a more “America last” position than handing the keys to the Pentagon (and our intelligence community) to a foreign country.
The insanity of Section 224 is made even more clear with news over the weekend that the Pentagon has raised to “critical” the threat level of Israel spying on the United States and its officials!
We should not “integrate” our military with any foreign country or organization, but integrating with a country that is a “critical” espionage threat to our national security? How does this make any sense?
The “problem” for American lawmakers is that after the killing in Gaza and now Lebanon, the American people – particularly younger Americans – have turned sharply against the US relationship with Israel. This foreign entanglement has sucked billions from the US treasury over the decades, and it has sucked us into endless conflict in the Middle East, including the current US war on Iran.
Rather than listen to the will of their constituents, Congress has decided to defy the wishes of Americans in favor of the wishes of a foreign government. AIPAC largely controls our Congress and passing Section 224 would be a great victory for the foreign lobby.
It should come as no surprise that Israeli Prime Minister Benjamin Netanyahu endorses Section 224. He may have written it for all we know!
Should Section 224 remain in the NDAA, it would essentially remove future Congresses from any role in determining what level of support, cooperation, and oversight should be included in the US relationship with Israel. It would be worse even than President Obama’s 10 year guaranteed US financial support for Israel. Funding would not only be on autopilot, but the US would be further drawn into Israel’s multiple wars with its neighbors. Worse even than backing up Israel in its regional wars, the wars themselves would become ours.
Americans must speak out against plans to integrate our military with any foreign country. What we should be doing is disentangling from these overseas obligations, whether they be NATO or support for Ukraine or backing Taiwan against China.
We already spend more than a trillion dollars a year on our own military and our national debt is nearing $40 trillion. Taking on the obligation to fight even more wars overseas will hasten our bankruptcy. Section 224 must be stricken from the NDAA and it is up to every American who cares about our sovereignty to demand that Congress do so.
Original article: ronpaulinstitute.org
Quest’anno, l’estate non ha aspettato il 21 giugno per arrivare, ma ha anticipato i tempi. Ed è così che sono già iniziati i primi weekend al mare, tra acque cristalline, sole cocente e puro relax. Con questi primi momenti di vacanza arriva, però, anche il grande dilemma dell’estate: quale costume comprare per essere pratici, a proprio agio e di tendenza? Come ogni anno, il panorama di proposte lanciate dai brand è molto vasto, ognuno può trovare il modello, il colore e la fantasia che più rispecchia le proprie esigenze. Ci sono però dei minimi comuni denominatori che fanno da file rouge alle proposte di stagione, delle vere e proprie tendenze in fatto di costumi donna e uomo, per essere al passo con i tempi in quest’estate 2026.
Due anime abitano le tendenze costumi donna di quest’estate 2026: una più audace e un’altra più minimale. Infatti, a tagli asimmetrici e costruzioni cut-out si affiancano modelli senza cuciture, top a triangolo o a fascia e bikini con laccetti, per non farsi mancare un po’ di nostalgia degli anni Duemila, che quest’anno si fa sentire più che mai. Se il bikini regna ancora sovrano ed è la scelta più gettonata, anche il costume intero prende sempre più piede, in versione liscia o drappeggiata, così come il due pezzi con slip a vita alta, versione bon ton del classico bikini. La doppia natura audace e minimale delle proposte di quest’anno si trova anche nei colori. Da un lato ci sono tinte vitaminiche come il rosso, l’arancione acceso o il giallo limone, che danno quel tocco di vivacità tipico dell’estate, dall’altro lato invece compaiono tinte neutre come il cloud dancer (il Colore dell’Anno 2026 di Pantone), il sabbia, il marrone o il bronzo, ma anche nuance sofisticate come il giallo burro e i colori pastello. In questo magma di proposte, però, ci sono alcune tendenze che spiccano maggiormente: quella delle stampe, che siano floreali, soprattutto in versione tropicale, a pois o a righe (dal sapore più retrò) e quella del bicolore, tendenza proveniente dalle passerelle primavera/estate 2026 che fa incursione anche nella moda mare. Da aggiungere all’appello i costumi con dettagli gioiello, in grado di far brillare con eleganza riflettendo la luce dei raggi solari. Dalla spiaggia all’aperitivo vista mare, quest’anno il costume, specialmente quello intero, si fa anche parte integrante del look, indossato insieme a gonne o pantaloni, camicie di lino e infradito con kitten heel.
Cut-out e dettagli gioiello sono protagonisti del costume intero firmato Calzedonia, un modello raffinato ma audace in grado di fare la differenza in un look, anche usato come body dopo una giornata sotto il sole. Il beachwear che prende spazio fuori dalla spiaggia è centrale anche nella nuova collezione mare di Fracomina, che accompagna durante ogni momento dell’estate con costumi e capi confortevoli e sensuali dotati di un’eleganza disinvolta, proprio come il due pezzi con slip a vita alta che unisce la delicatezza dei fiori e la grinta dell’animalier. Anche Parfois e Yamamay propongono diverse stampe, il primo con un costume intero a righe bianche e blu e profili bordeaux e il secondo con un bikini dalla stampa audace, un tripudio di fiori tropicali declinati in colori vibranti come il rosa, il rosso, l’arancione e il giallo, con un tocco di menta. Zara segue l’onda dei colori vitaminici con un rosso acceso dal taglio asimmetrico dato da un’unica spallina che si innesta su un taglio a fascia. Color albicocca invece per LATTE The Label, brand di intimo sostenibile e Made in Italy, che propone un due pezzi essenziale nella linea, ma d’impatto per il colore. Oltre a LATTE The Label, spiccano nel panorama attuale anche Festa Foresta, Reina Olga e Clara Aestas, marchi che uniscono la sostenibilità a un design contemporaneo: le loro proposte mare includono un costume intero drappeggiato color burro, un costume intero monospalla con dettaglio gioiello e un bikini bianco con top a fascia e ricami su spallina e slip. Uno sguardo sulle ultime tendenze lo offrono poi Mango, con un bicolore bianco e marrone, ma anche Tezenis, con un modello con laccetti anni Duemila e pois, una reinterpretazione moderna di codici vintage. Colori accesi e bikini con laccetti anche per Gant, che si inserisce nelle tendenze di stagione con un due pezzi fucsia dal fascino di inizio millennio. Infine, un intramontabile bikini nero per Polo Club, con un top insieme elegante e pratico, diverso dal solito triangolo.
Anche per l’uomo vale la dicotomia audace-minimale già vista nelle tendenze femminili. A tonalità vitaminiche come l’arancione acceso, il lime, ma anche l’azzurro intenso, si accostano colori neutri come il blu, il sabbia, il verde oliva e il nero, classico intramontabile. Anche qui le stampe sono protagoniste e si declinano in versione sofisticata: micro-stampe geometriche, righe verticali, stampe floreali e tropicali discrete sono le fantasie che dominano questa stagione, senza dimenticare le fantasie dal sapore vintage ispirate all’estetica degli anni Settanta e Ottanta. Per quanto riguarda i modelli, restano in testa alla classifica i classici boxer, affiancati dagli shorts mare a lunghezza media per un look più ricercato, specialmente se dalla linea sartoriale. La parola d’ordine per la moda mare uomo di quest’anno è “lusso rilassato”, un mix tra dettagli e linee eleganti, ma anche di carattere e in linea con la vivacità della stagione. Infine, come per la donna, quest’anno i modelli uomo si prestano per passare direttamente dalla spiaggia all’aperitivo, se abbinati con una camicia in lino e un paio di mocassini in suede.
Le stampe sono le vere protagoniste dei costumi uomo di quest’estate, sempre in versione elegante e discreta. Zara propone una fantasia floreale dai toni chiari con sfondo scuro, una versione più chic della classica e variopinta stampa tropicale, mentre Tezenis, sulla stessa linea d’onda, presenta un modello a righe bianche e blu, un classico dell’estate. Un pizzico di creatività in più la mettono MC2 Saint Barth e Peninsula, il primo con un paio di boxer a righe arricchiti da una micro-fantasia a forma di stelle marine e il secondo – brand 100% Made in Italy e a basso impatto ambientale – con un costume con stampa paisley anni Settanta rivisitata in chiave contemporanea, un tuffo nel passato che si ispira alle estati in Sardegna dell’infanzia del fondatore del brand Edoardo Pasolini. Un tocco di vivacità anche per Sundek, con il suo boxer in arancione vitaminico, e un tocco di leggerezza per Iuman e MOSSO Sunwear, che propongono un costume verde oliva con micro-fantasia tono su tono e un boxer utility color sabbia, pratico ma raffinato. Infine, se il boxer non è il vostro prediletto e preferite un look più sportivo, Arena propone diversi modelli di slip, come questo bicolore in verde oliva e blu navy.
L'articolo Quale costume comprare per l’estate 2026? Tendenze, colori e modelli per lui e per lei da usare anche fuori dalla spiaggia proviene da Il Fatto Quotidiano.

© Todd Heisler/The New York Times

© Dakota Santiago for The New York Times