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Ecco il rinnovo del taglio delle accise fino al 3 luglio: dimezzato a 5 centesimi lo sconto sul diesel. Invariata la benzina

Il taglio delle accise su benzina e gasolio è stato prorogato fino al 3 luglio. È scritto nel decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale secondo il quale gli sconti scattano il 7 giugno 2026. In dettaglio il taglio delle accise sulla benzina resta di 5 centesimi, mentre lo sconto per il gasolio passa da dieci a 5 centesimi.

Il decreto precisa poi che la copertura della nuova proroga ammonta a poco meno di 150 milioni, derivante dall’extra gettito dell’Iva.
“Alle minori entrate derivanti” dalla proroga si provvede “con quota parte, pari a 149,4 milioni di euro, del maggior gettito conseguito nel periodo dal primo maggio al 31 maggio 2026 in relazione ai versamenti periodici dell’imposta sul valore aggiunto“, spiega la norma.

“C’è quello che era previsto con il decreto legge, cioè che si utilizzassero le risorse per continuare nel tagliare le accise in modo modulare, così che si possa rispondere alle esigenze delle nostre imprese e delle nostre famiglie”, commenta il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, a margine del convegno dei Giovani Imprenditori di Confindustria. “Il prezzo dei carburanti è costantemente in discesa sotto i due euro – dice – Noi proseguiremo con questa politica di responsabilità e anche di cautela per ridurre, per quanto possibile, l’impatto sulle famiglie, sui lavoratori, sulle imprese e l’impatto ovviamente sull’inflazione generale”.

“Una pessima idea. Il governo continua a ridurre lo sconto sulle accise. Questa volta è ritoccato al gasolio, la volta precedente alla benzina. Una decisione assurda considerato che oggi il gasolio si paga ancora 2,072 euro in autostrada. Il che vuol dire che, a prezzi industriali costanti, domani varcherà nuovamente la soglia di 2,1 euro al litro, arrivando a 2,133 euro, pari ad un aggravio di 3 euro e 5 cent per un rifornimento di 50 litri“, è invece il commento del presidente dell’Unione Nazionale Consumatori Massimiliano Dona. “Non va molto meglio nelle strade normali dove salirà oltre i 2 euro, da 1,980 di oggi a 2,041 – ha aggiunto – Evidentemente non si rendono conto di quello che ha detto ieri l’Istat, ossia che il forte aumento delle quotazioni delle materie prime energetiche ha già cominciato a traslarsi sui prezzi al consumo… con possibili conseguenze sull’andamento dei consumi. Insomma, è stato un autogol”.

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Extreme Division Leading US to “Civil Unrest” & “Financial Collapse,” Warns Ex-WH Economist

by Alex Newman, Liberty Sentinel: The increasing polarization and radicalization in American politics is leading the nation to civil unrest, financial collapse, and war, warned former White House economist and lawman Mike ter Maat in an explosive interview on Conversations That Matter with The New American magazine Senior Editor Alex Newman. Ter Maat, who served […]
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Morti tre cani al World Dog Show di Bologna: chiusi nel furgone per ore senza cibo e acqua. Due persone sono state denunciate per maltrattamento di animali

Dovevano partecipare alle esposizioni canine del World Dog Show, l’importante manifestazione internazionale in corso presso il quartiere fieristico di Bologna fino a domenica, ma sono stati invece lasciati per ore rinchiusi in due furgoni, senza acqua né cibo. La notizia è stata riportata dall’edizione bolognese del quotidiano Il Resto del Carlino.

Un epilogo drammatico quello che ha coinvolto sei cani, vittime di quello che si configura come un grave caso di maltrattamento animale. Alla scoperta della situazione, uno degli animali era già privo di vita all’interno dei mezzi. Gli altri, in condizioni critiche, sono stati immediatamente trasportati presso una clinica veterinaria di Ozzano dell’Emilia, dove però altri due esemplari non hanno retto e sono deceduti nelle ore successive.

Le autorità competenti hanno provveduto a denunciare due espositori — un cittadino italiano e uno straniero, entrambi proprietari dei cani — con l’accusa di maltrattamento di animali.

A chiamare i militari sono stati gli stessi organizzatori della fiera: i furgoni, secondo quanto ricostruito, sono arrivati al mattino intorno alle 6.30 e sono stati parcheggiati nel cortile del distretto fieristico. I proprietari si sono allontanati lasciando nei container i cani. Dopo ore hanno riaperto le porte. I tre animali morti erano dei Drahtthaar, cani da ferma tedeschi.

Stefano Vaccari, deputato Dem della commissione Agricoltura e segretario di Presidenza della Camera ha commentato: “La morte di tre cani lasciati all’interno di furgoni parcheggiati sotto il sole durante il World Dog Show di Bologna, organizzato dall’Enci, è un fatto sconvolgente e gravissimo, incompatibile con i principi di tutela animale che dovrebbero essere alla base di ogni manifestazione cinofila. Occorre accertare immediatamente tutte le responsabilità, individuali e organizzative, verificando eventuali omissioni nei controlli, carenze nei protocolli di sicurezza e nella vigilanza. Per questo presenterò un’interrogazione parlamentare al ministro Francesco Lollobrigida affinché riferisca urgentemente sull’accaduto, sulle iniziative che intende assumere e sul sistema di vigilanza esercitato nei confronti dell’Enci anche a tutela della maggioranza dei cinofili ed allevatori che si comportano in modo corretto”.

E ancora: “Chiederò inoltre al ministro per quale motivo continui a mantenere un atteggiamento di sostanziale inerzia nei confronti dell’Enci nonostante le vicende che negli ultimi mesi hanno coinvolto l’ente e che risultano all’attenzione delle procure. La morte di tre cani non può essere archiviata come una fatalità ma servono verità, responsabilità e misure immediate perché tragedie simili non si ripetano mai più”.

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“Rapito, ucciso e poi mangiato”: il cane influencer Chutou scompare nel nulla mentre il proprietario è all’estero, poi la scoperta choc

Si chiamava Chutou ed era un Border Collie di otto anni diventato una piccola celebrità online. Con oltre 1,5 milioni di follower su Douyin, la versione cinese di TikTok, non era soltanto un animale domestico, ma un vero e proprio “compagno di viaggio digitale” seguito da una vasta community. Accanto al suo proprietario, conosciuto sui social come Guo, aveva attraversato la Cina raccontando una vita nomade fatta di paesaggi estremi, tende montate ovunque e lunghe giornate in viaggio. Negli ultimi giorni, però, la sua storia ha preso una piega drammatica che ha lasciato sotto shock il pubblico. Mentre Guo si trovava all’estero per un viaggio in solitaria, il cane era rimasto nella casa di famiglia, affidato al padre. È lì che, secondo quanto ricostruito, l’11 maggio Chutou sarebbe stato portato via da due persone riprese dalle telecamere di sicurezza. Le immagini mostrano i sospetti allontanarsi in bicicletta elettrica con il cane.

Dopo giorni di tentativi, Guo riesce a rintracciare un uomo che ritiene coinvolto nel furto e gli propone una somma di denaro per riavere il cane. L’uomo, però, sostiene di averlo trovato e di averlo seguito spontaneamente, una versione che non convince il proprietario, anche perché Chutou indossava collare e dispositivo GPS. Poco dopo arriva la notizia più dura da accettare: il cane sarebbe stato venduto a un ristorante per una cifra irrisoria e successivamente ucciso e consumato.

La battaglia legale di Guo

Il proprietario si è rivolto anche al personale del ristorante nella speranza di recuperare almeno qualche traccia del cane, ma avrebbe scoperto che non era rimasto nulla: anche il pelo sarebbe stato gettato via. A questo punto Guo ha deciso di procedere per vie legali, denunciando il caso alle autorità.

La situazione è complessa anche dal punto di vista giuridico: in Cina il furto è punibile solo oltre una certa soglia di valore economico, e stabilire quello di un animale domestico, soprattutto uno famoso sui social, non è semplice. Inoltre, il riconoscimento del danno emotivo non è sempre previsto in modo diretto.

La vicenda ha riacceso il dibattito sulla tutela degli animali da compagnia nel Paese. Pur essendo stati fatti alcuni passi avanti negli ultimi anni, come l’esclusione dei cani dal catalogo del bestiame in diverse aree urbane e alcuni divieti locali sul consumo di carne di cane e gatto, non esiste ancora una normativa nazionale univoca che protegga pienamente gli animali domestici. Sui social, intanto, migliaia di utenti hanno espresso rabbia e tristezza, ricordando i video di Chutou e la sua vita accanto al proprietario.

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Diavolo della Tasmania fugge di notte dal parco: scatta la caccia alla femmina “Mary” – IL VIDEO

È scattata una vera e propria caccia a un diavolo della Tasmania fuggito da un parco faunistico della Gold Coast, in Australia. L’animale, una femmina di nome Mary, è riuscito a scappare il 2 giugno da un’area di quarantena del Paradise Country, nello stato del Queensland, facendo perdere le proprie tracce poco dopo la fuga. Le ultime immagini disponibili arrivano dalle telecamere di sorveglianza del parco, che l’hanno ripresa mentre si muoveva da sola in una zona esterna della struttura nelle ore notturne, intorno alle 4 del mattino, prima di scomparire nel nulla.

Da quel momento sono scattate le ricerche da parte dei guardiaparco e delle squadre specializzate nella fauna selvatica, supportate anche da droni con visione termica. Nonostante gli sforzi, l’esemplare risulta ancora disperso e la sua localizzazione non è stata individuata. Mary non viveva in libertà, ma si trovava in quarantena all’interno della struttura zoologica insieme a un altro esemplare, in una fase di osservazione. La sua fuga ha immediatamente attirato l’attenzione dei media locali e delle autorità ambientali, che hanno diffuso avvisi alla popolazione della zona.

Secondo quanto riportato dal “The Guardian” a coordinare le informazioni alla cittadinanza è la direttrice della struttura, Lauren Mousley, che ha descritto l’animale come poco abituato al contatto e potenzialmente schivo. L’appello è chiaro: evitare qualsiasi tentativo di avvicinamento. “Non avvicinatevi all’animale. I diavoli della Tasmania possono reagire in modo aggressivo se provocati o se qualcuno tenta di catturarli”, ha spiegato. Secondo quanto riferito, Mary sarebbe un esemplare timido, che tende a nascondersi in presenza di movimento o disturbo. Proprio questo comportamento rende più complicate le operazioni di recupero, che si stanno concentrando nelle aree boschive e periferiche attorno alla struttura.

Oltre al rischio per la sicurezza pubblica, gli esperti sottolineano anche un possibile impatto sull’ecosistema locale. Il diavolo della Tasmania è infatti un piccolo marsupiale carnivoro, capace di cacciare attivamente e di nutrirsi di diverse specie di fauna selvatica, tra cui piccoli mammiferi e uccelli. Per questo motivo la sua presenza fuori controllo viene monitorata con attenzione, mentre proseguono le ricerche in un’area che si estende ben oltre il perimetro del parco.

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“Il riarmo mangerà welfare e pensioni o farà salire le tasse. Per inseguire la sicurezza strategica si sacrifica quella sociale”. Il dossier

“Per inseguire una sicurezza strategica basata sul riarmo, all’interno dell’Italia e della UE si rischia di sacrificare la sicurezza sociale”. Questo l’allarme lanciato dal prof. Fabrizio Battistelli, sociologo, nonché presidente e cofondatore di Iriad, l’Istituto di ricerche internazionali di Archivio Disarmo, think tank romano sulla pace, oggi alla presentazione alla Camera dei deputati del rapporto da lui coordinato “Europa: quale difesa?”. Nel report, promosso da Marco Tarquinio, deputato europeo del gruppo dei Socialisti e Democratici eletto da indipendente nelle liste del PD, il professore evidenzia come “l’impegno del 3,5% del Pil solo per la difesa strettamente militare, accettato anche dal governo italiano, è esorbitante. O la presidente del Consiglio se ne rende conto e al vertice Nato che si terrà ad Ankara a luglio recede dall’accordo – spiega Battistelli – o lascia in eredità ai prossimi governi una spesa militare fuori controllo che, se veramente fosse pari al 3,5% del Pil, nel 2035 raggiungerebbe l’astronomica cifra di 83 miliardi e 950 milioni di euro. Insistendo sulla decisione Nato dell’Aja, all’Italia rimarranno soltanto tre possibilità: aumentare ulteriormente il debito pubblico, aumentare le tasse, spostare sul riarmo le risorse per pensioni, istruzione e salute”. L’obiettivo pacifista, indagato nello studio di oltre 100 pagine, è invece l’individuazione di un modello di “difesa europea a due braccia: militare e civile”. “Ho commissionato questo Rapporto ai ricercatori di Archivio Disarmo – ha detto Tarquinio – per l’assoluta qualità del lavoro che portano avanti da tempo e per la necessità, fuori e lontano da semplificazioni e propagande, di fare un serio punto sul processo di riarmo in atto nei singoli Paesi dell’Unione Europea. Un evento niente affatto “comune” e comunitario, più o meno contemporaneo – questo sì, ha aggiunto l’eurodeputato – ma contraddittorio e diseguale, segnato più da competizioni che da collaborazioni tra Stati membri e spesso ammantato da una pesante retorica di riabilitazione della pratica bellica. Un piano che, purtroppo, minaccia di riportarci verso il nostro peggior passato e che si sta sviluppando con affanno, risucchiando fondi ingenti dalle politiche del futuro, quelle sociali e di transizione verde, secondo il disastroso copione imposto alla Ue dalle potenze che hanno riportato la guerra al centro della politica e della vita dei popoli”.

La domanda però resta: come può l’Europa garantire la propria sicurezza senza mettere a rischio il modello sociale che ne rappresenta uno dei pilastri? Lo studio di Iriad affronta uno dei temi centrali del dibattito europeo: la costruzione di una Difesa comune in un contesto internazionale caratterizzato da conflitti armati, tensioni geopolitiche e crescente instabilità. La tesi di fondo è che una politica basata esclusivamente sull’aumento delle spese militari non è sufficiente a rispondere alle sfide della sicurezza contemporanea.

La spesa vale l’impresa?

L’Unione europea dispone già oggi di una spesa militare complessiva tra le più elevate al mondo, seconda soltanto a quella degli Stati Uniti. Eppure, continua a confrontarsi con inefficienze e costi elevati derivanti dalla frammentazione tra gli Stati membri, dalla duplicazione di capacità industriali e dalla scarsa integrazione delle industrie della difesa, evidenzia il rapporto. Da qui la proposta di un modello alternativo basato sulla sicurezza cooperativa e su una difesa comune di tipo federale, capace di superare l’attuale approccio prevalentemente nazionale e intergovernativo. “Si tratta – osserva Marco Tarquinio – di un modello a due braccia, che affianca a una componente militare, orientata alla deterrenza e caratterizzata da una postura esclusivamente difensiva, una componente civile e nonviolenta fondata sulla cooperazione internazionale, sul controllo degli armamenti, sulla prevenzione dei conflitti e sul rafforzamento della resilienza sociale”.

Non solo Rearm Eu

“L’approccio del piano ReArm Europe/Readiness 2030 rimane tradizionale, in quanto solo una parte limitata di esso sostiene progetti industriali comuni, mentre la maggior parte delle azioni intraprese dagli Stati Membri segue un approccio intergovernativo nelle strategie, la spesa viene decisa Stato per Stato e la politica industriale si concentra sui “campioni” nazionali della produzione”, si legge nel report di Iriad. Tra l’altro, stando al rapporto, mentre “le dinamiche economiche, finanziarie e industriali della Difesa europea appaiono inserite in una transizione verso un’economia ormai ‘prebellica’, caratterizzata però da uno uno spazio di manovra fiscale ristretto, nasce il dilemma “burro o armamenti” assume la forma di un vincolo strutturale. L’aumento sincronizzato dei bilanci militari dopo il 2022 è accompagnato da un effetto di spiazzamento nei confronti delle poste di bilancio del welfare (sanità, protezione sociale e istruzione) e da un livello di debito pubblico che limita la capacità degli Stati membri. Allo stesso tempo, la Base Industriale della Difesa della Ue appare come un sistema frammentato in fase di rinazionalizzazione, in cui le esperienze dei gruppi industriali transeuropei (Airbus, KNDS, MBDA) stanno perdendo centralità a favore dei campioni industriali nazionali (una o più aziende leader nel settore armamenti). “In assenza di una drastica revisione del processo di riarmo, inevitabilmente la spesa militare svuoterà lo stato sociale, assorbendo le risorse destinate al welfare, in particolare a sanità e istruzione. Se avverrà ciò verrà compromessa la coesione sociale, intesa come parte integrante della sicurezza complessiva e verrebbe vanificata la stretta interdipendenza che esiste tra sicurezza esterna e sicurezza interna”, sottolinea Battistelli. Per questo il report spiega come “la realizzazione di una vera Difesa europea richiede un avanzamento dell’integrazione politica dell’Unione, il superamento delle attuali frammentazioni decisionali grazie al superamento dell’unanimità e la costruzione di un consenso democratico attorno a un progetto comune. Una sfida che riguarda non solo la capacità dell’Europa di difendersi, ma anche il suo futuro, confermandosi lo spazio di “libertà, sicurezza e giustizia” promesso nel suo patto costitutivo. “In questa prospettiva, la sicurezza non viene considerata soltanto come capacità militare, ma come il risultato dell’interazione tra fattori politici, economici, sociali e tecnologici, conclude Battistelli.

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“Massacrati in modi barbari, gridano dal dolore. Sono costretti a nuotare nel sangue dei loro familiari”: la denuncia degli ambientalisti sulla mattanza di 706 cetacei alle Isole Faroe

“Gli animali gridano dal dolore. Intere famiglie vengono massacrate e alcuni animali vengono visti nuotare nel sangue dei loro familiari per ore“. È attraverso le dichiarazioni di Elisa Allen, vicepresidente dei programmi di PETA affidate al quotidiano “The Independent”, che le organizzazioni per la tutela marina descrivono la tradizionale mattanza consumatasi il 27 maggio al largo delle Isole Faroe. In una singola giornata, le acque dell’arcipelago si sono tinte di rosso per l’uccisione di 706 tra balene pilota e delfini dai fianchi bianchi dell’Atlantico, spinti verso le baie poco profonde e abbattuti. Una caccia tradizionale, il “grindadrap“, che la direttrice della campagna locale di Sea Shepherd, Valentina Crast, ha inquadrato in “scene caotiche di estrema crudeltà”, denunciando un prolungamento dell’agonia dei mammiferi direttamente sugli arenili.

I numeri degli abbattimenti

Le autorità locali difendono le operazioni considerandole una tradizione secolare e un metodo di sussistenza alimentare privo di finalità commerciali, in cui carne e grasso vengono distribuiti tra i residenti. Tuttavia, il conteggio effettuato dagli osservatori di Sea Shepherd restituisce le dimensioni di una macellazione massiva: in poche ore sono stati uccisi 402 balene pilota e quattro tursiopi nella capitale Tórshavn, 168 delfini dai fianchi bianchi a Skalabotnur e altri 132 a Hvalvik. Durante le operazioni, due membri dell’equipaggio di Sea Shepherd presenti in veste di osservatori sono stati arrestati dalla polizia. Il fermo è scattato a seguito delle denunce dei cacciatori locali, che li hanno accusati di interferenza, una circostanza che l’organizzazione ambientalista ha formalmente smentito.

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L’appello a “The Independent”

Di fronte alle carcasse sventrate e ammassate sulle spiagge dell’Atlantico, le organizzazioni hanno chiesto l’intervento dei governi europei. Elisa Allen ha sollecitato un bando immediato e permanente rivolgendosi direttamente al primo ministro faroese: “Ogni anno, con orrore del resto del mondo, centinaia di balene e delfini vengono massacrati in modi barbari con ami di metallo, che vengono conficcati negli sfiatatoi dei mammiferi spiaggiati prima che vengano tagliate loro le spine dorsali”. Allen ha ribadito a “The Independent” la necessità di fermare la pratica ricordando che “le balene e i delfini sono altamente intelligenti e provano dolore e paura tanto quanto gli esseri umani”.

Le modifiche normative e la carenza di strumenti

Le contestazioni degli attivisti non si limitano alla tradizione in sé, ma sollevano problemi legali e procedurali. L’organizzazione ambientalista OceanCare ha evidenziato come gli abbattimenti del 27 maggio si siano verificati a poche ore di distanza da un voto all’unanimità del parlamento faroese su una specifica modifica normativa. Questa delibera stabilisce che i regolamenti locali sulla caccia prevalgono sulle leggi relative al benessere animale, proteggendo i cacciatori da eventuali procedimenti giudiziari per violazioni di tale natura. Le associazioni denunciano inoltre che, durante le tre battute di caccia, si è registrata una carenza di lance spinali. Si tratta degli unici strumenti specializzati e autorizzati per recidere rapidamente il midollo spinale e limitare i tempi di macellazione. L’assenza di queste attrezzature ha costretto alcuni partecipanti all’uso di lunghi coltelli non regolamentari, incrementando i tempi di abbattimento e le sofferenze inferte agli animali.

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Olhanense conquista primeira Taça do Algarve da sua história

O Olhanense conquistou ontem, quinta-feira, 4 de Junho, a primeira Taça do Algarve de futebol da sua história, ao vencer na final da edição 2025/26 o Imortal, por 1-0, no Estádio Municipal de Portimão.

Daniel Popa foi o autor do único golo da partida, dando o troféu à equipa de Olhão, que assim derrotou a formação de Albufeira, que esta época se sagrou campeã distrital e assegurou a promoção ao Campeonato de Portugal.

Os dois emblemas têm presença confirmada na edição 2026/27 da Taça de Portugal.

O troféu foi entregue por João Pedro Gomes, presidente da Associação de Futebol do Algarve (AFA).

«Uma vitória construída com raça, união e muita ambição. Parabéns a todos os que fazem parte desta família e aos nossos adeptos pelo apoio incansável. Hoje celebramos mais uma página de sucesso na história do clube», destacou o Olhanense, nas suas redes sociais.

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Festas da Cidade de Olhão regressam ao Jardim Pescador Olhanense com quatro noites de música

A cidade de Olhão volta a celebrar as tradicionais Festas da Cidade entre os dias 13 e 16 de junho, no Jardim Pescador Olhanense, com um programa musical diversificado e entrada livre para toda a população.

O cartaz deste ano reúne artistas e grupos bem conhecidos do público português, prometendo animar quatro noites de festa junto à zona ribeirinha da cidade.

As celebrações arrancam no dia 13 de junho com o espetáculo “Obrigado Marco”, protagonizado por Luís Guilherme, com atuação marcada para as 22:00. Antes do concerto, o DJ Filipe Martins aquece o ambiente a partir das 18:30.

No dia 14 de junho, sobe ao palco o grupo Al Mouraria, também às 22:00, antecedido pelo DJ Unno.

A animação continua no dia 15 de junho com os Bandidos do Cante, num concerto marcado para as 22:00, depois da atuação do DJ Zoon às 18:30.

O encerramento das Festas da Cidade acontece a 16 de junho com a atuação d’Os Quatro e Meia, uma das bandas mais populares da música portuguesa atual. A noite contará ainda com a presença do DJ Bentz a partir das 18:30.

Com entrada gratuita, as Festas da Cidade prometem voltar a atrair milhares de residentes e visitantes, celebrando a história do concelho, a música e o espírito de festa dos olhanenses.

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Lasciare la quiete di Le Pertuis per un destino inatteso

La porta del palazzo si aprì sull’atrio risonante. Dalle stanze alte e ombrose spirava una frescura ammuffita che sapeva di oscurità, di bassotto bagnato e di naftalina, una frescura proveniente dai muri di calce impregnati dall’umidità monsonica e dai secchi d’acqua delle domestiche che lavavano le lastre di marmo dei pavimenti lasciando le impronte dei piedi nudi con le dita distanziate. Al piano terra, la vecchia Ms Bill era distesa a letto. Attraverso uno spiraglio della porta avevo intravisto baluginare le lenti dei suoi occhiali e scorto il cuscino bianco su cui poggiava la testa mentre, in balia del sentore umido, seguivo mia zia al piano superiore. 

Qui Mr Bill, il figlio di Ms Bill, avviluppato in una vestaglia di seta grigio elefante, il mento fasciato da una benda rosso ciliegia e in testa un cappellino da baseball con scritte gialle su fondo blu, se ne stava sul divano nel suo boudoir televisivo, un’intima stanza piena di poltrone, sedie e sgabelli in palissandro tappezzati di un tessuto ceruleo. Dalle alte finestre di quella piccola sala penetravano il brusio del traffico, gli squilli dei clacson di auto e camion, il clangore dei risciò e le urla dei venditori ambulanti. Nel rondeau del giardino fiorivano le bocche di leone. Mr Bill indossava pantofole a forma di gondola, e i suoi occhi scuri e lucenti fissavano lo schermo di un Hitachi 1080 che, dopo la morte della moglie, aveva sostituito l’altare domestico. 

Così com’era, Bhupinder Singh Bill dava a chiunque entrasse l’impressione che quei nuovi riti mattutini gli piacessero più dei precedenti, che per lui lo starsene sdraiato sul divano fosse cosa sacra. Nonostante l’educazione britannica, Mr Bill non si alzò dai cuscini per ricevere mia zia, la vedova di un Lord. Quando Lord Leslie, il quale, per una forma di modestia del tutto incomprensibile a Bhupinder, non aveva mai rivendicato quel titolo magnifico era ancora in vita, Bhupinder non si era mai permesso un simile comportamento, ma ora il Lord era morto, e Mr Bill considerava la zia come qualcosa di completamente inutile, una vedova, per l’appunto. 

In passato gli era servita perché poteva presentarla come Lady Leslie. Ma presentare una vedova! Non voleva forse dire presentare una morta? Con Lord e Lady Leslie Mr Bill era solito mettersi in mostra alle feste di nozze sikh, nei golf club, nei bar degli alberghi e ai garden party. Piccolo e disinvolto, faceva la sua comparsa tra gli amici con la coppia elegante, un bicchiere di Johnny Walker nella mano destra, la sinistra nella tasca dei pantaloni. «Nel XII secolo» raccontava poi in inglese, «un nobile fiammingo, Bartholomew, ottenne la baronia di Lesly. Sir Andrew Leslie fu tra i firmatari della lettera al papa del 1320, in cui si dichiarava l’indipendenza della Scozia.» Quella frase, che aveva imparato a memoria, fuoriusciva morbida e sommessa dalle sue piccole labbra carnose e gli donava quanto il turbante color prugna o lampone, il bicchiere di whisky, o il ventre gonfio e tondo come la sua fiabesca ricchezza. 

Come suonava mondana quella frase nell’aria afosa di un giardino indiano, tra i vapori di gamberetti fritti e di riso al limone! Alle cose che riguardavano la vita in società, i titoli, le antiche storie di famiglia, e a tutto ciò che avesse a che fare col denaro, Mr Singh Bill era indiscutibilmente sensibile. «He comes from a very good family»: un’affermazione di cui usava cingere di volta in volta il capo della persona premiata come di una corona di alloro, poiché per Bhupinder non c’era nella vita laurea più prestigiosa della provenienza da una buona famiglia. A parte questo, era l’emblema di un sikh privo di poesia, e se mio zio non fosse stato Lord, Mr Bill si sarebbe indignato per quell’uomo e per il suo modo di trascorrere la vita: leggendo, collezionando rarità e scrivendo. 

Ma ancor più si sarebbe indignato per mia zia, che a nessun party, matrimonio o aperitivo perdeva mai l’occasione di accusare l’intera famiglia di irresponsabilità sociale. Poi, con un’ampia gonna, una camicetta verde serpente, cerchi d’oro alle orecchie e bracciali tribali afghani, sedeva su una delle poltrone verde muschio del salotto di Mr Naranjan Singh e porgeva il suo bicchiere vuoto al servitore, affinché le versasse ancora un po’ di whisky, il cui effetto inebriante, in tarda serata, l’aiutava ad attaccare quella banda di fannulloni viziati: la signora Bina Singh Bill, che aveva sacrificato ogni possibilità di far qualcosa della sua vita alle strane concezioni della morale sikh, o suo fratello, talmente rimbambito dai propri privilegi che riusciva a valutare con sicurezza solo le condizioni meteorologiche. In quei frangenti, nessuno dei Bill rispondeva. Si scambiavano sorrisi con lo sguardo avvelenato. L’educazione ricevuta vietava loro di zittire una signora alterata. «Tu non capisci l’India.»

«Non la capisco, ma ho occhi per vedere i prati da golf ben curati davanti alle vostre fabbriche. Li avete allestiti per i vostri operai? E perché non sostituite le ruote dei carri trainati dai buoi con pneumatici di gomma?» «Troppo costoso» esclamava il vecchio Naranjan Singh, lisciandosi la barba con le dita sottilissime, lunghe e inanellate, «è compito del governo», al che le donne facevano tintinnare rumorosamente i loro braccialetti portando la conversazione su una partita di tennis, un modello di occhiali da sole, la ricetta di una torta di datteri o l’olio d’oliva italiano. «Olive oil is the best!» strepitava la vecchia signora Naranjan Singh, mentre Bhupinder raccontava di una caccia alla tigre nel 1971 e “uncle Zutshi”, il fabbricante di tovaglie, ricordava un’indimenticabile partita di polo a Kolkata. Ma poi ché all’epoca mia zia era ancora la moglie di Lord Leslie, le sue accuse venivano accettate con la stessa educazione con cui veniva tollerata l’irritante gentilezza che riservava alla servitù dei Bill. Solo una volta il vecchio Singh l’aveva guardata severamente e le aveva detto: «All is karma!».

Sullo sgabello davanti al divano, nello stesso stile indiano delle altre poltrone e sedie, quello stile unico del mobilio britannico-orientale che dopo il 1947 nelle grandi case non aveva più subito cambiamenti drastici, c’era un bicchiere di tè masala, un piatto con uova strapazzate schiumose e una fetta di pane un po’ troppo tostata per essere considerata un perfetto toast inglese.

Io e la zia eravamo entrate nella stanza proprio nel momento in cui Mr Singh Bill era in procinto di spalmare le uova sul toast con l’aiuto di un piccolo coltello d’argento. Un momento indubbiamente delicato, tanto che alla nostra vista gli sfuggì di bocca un sommesso «Ah».

La tigre nel giardino, Cover

Tratto da “La tigre nel giardino”, di Anna Katharina Fröhlich, 2026, 19€, 168 pagine

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Spremuta fino all’osso dal circuito delle corse, rinasce grazie al coniglietto di peluche rosa: la storia della levriera Poppy

Per anni è stata allevata per correre. Nel circuito delle corse dei levrieri, migliaia di cani vengono selezionati fin da cuccioli con un unico obiettivo: diventare i più veloci. Quando la loro “carriera” finisce, molti si ritrovano senza una destinazione certa. È da questo mondo che arriva la storia di Poppy, una levriera australiana che, dopo decine di gare e diverse cucciolate, ha trovato una seconda possibilità grazie all’adozione. Ma il passaggio dalla pista al divano non è stato immediato. Quando la levriera è stata adottata dalla sua nuova famiglia in Australia, le prime settimane sono state difficili. Di notte si svegliava, si aggirava per casa e piangeva. Un comportamento che ha subito fatto capire ai suoi adottanti quanto il passato fosse ancora presente.

“Per le prime due settimane si svegliava durante la notte e girava per casa piangendo. Ci spezzava il cuore pensare a quanto dovesse sentirsi triste e confusa”, ha raccontato la proprietaria Emma. La famiglia ha quindi provato a offrirle un piccolo punto di riferimento: un morbido coniglietto di peluche rosa. Quello che sembrava un semplice giocattolo si è trasformato in qualcosa di molto più importante. Poppy ha iniziato a portarlo con sé durante il riposo, stringendolo sotto la zampa e trattandolo con una delicatezza riservata a nessun altro oggetto.

Con gli altri giochi si comportava come qualsiasi cane curioso e vivace. Con quel coniglietto, invece, il rapporto era diverso. Non lo scuoteva, non lo mordicchiava, non lo lanciava in aria. Lo custodiva. Con il passare del tempo, però, qualcosa ha iniziato a cambiare. “Dopo un paio di mesi, ha iniziato a mostrare segni di sentirsi al sicuro e rilassata. Il coniglietto rosa ha iniziato a diventare meno importante”, ha spiegato Emma. A distanza di diciotto mesi dall’adozione, Poppy è ormai un cane completamente diverso. Le paure che la accompagnavano nelle prime settimane hanno lasciato il posto a una quotidianità fatta di affetto, gioco e tranquillità: “È sicura di sé, giocherellona, felice, un po’ impertinente e super affettuosa e amorevole. Il coniglietto rosa è sempre vicino al suo letto e a volte la sorprendo con la testa appoggiata accanto a lui”, racconta ancora la proprietaria.

Una seconda possibilità

Dietro questa rinascita c’è però una storia che riaccende i riflettori sul destino di molti levrieri impiegati nelle competizioni. Prima dell’adozione, Poppy aveva partecipato a 53 gare ed era stata utilizzata anche per la riproduzione, dando alla luce tre cucciolate. Secondo le associazioni che si occupano di tutela animale, ogni anno migliaia di levrieri vengono allevati con la speranza di ottenere il campione perfetto. Non tutti, però, trovano una sistemazione una volta terminata la carriera sportiva.

Emma si è avvicinata a questa razza quasi per caso, dopo aver conosciuto il cane di un vicino: “Mi sono resa conto molto rapidamente di quanto fossero gentili e dolci. Poi ho scoperto quanti venivano scartati dopo la loro carriera nelle corse e che semplicemente non c’erano abbastanza case per tutti loro. È stato questo il motivo che mi ha spinto ad adottare un levriero”. Una scelta che ha cambiato due vite: quella della cagnolina e quella della famiglia che l’ha accolta.

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“Ci sono i pazzi che hanno portato illegalmente in Italia un cane con la rabbia e gli altri pazzi che invitano a non vaccinare gli animali”: la rabbia di Burioni

“Ci sono quelli che hanno portato illegalmente in Italia un cane con la rabbia e quelli che invitano a non vaccinare gli animali: sono due categorie di pazzi”. Roberto Burioni interviene così sul caso del cucciolo proveniente dal Marocco e risultato positivo alla rabbia, una vicenda che negli ultimi giorni ha riacceso il dibattito sui vaccini anche nel mondo degli animali domestici. Come riporta il Corriere della Sera, il virologo ha affidato il suo sfogo ai social dopo che, accanto alle notizie sull’animale arrivato in Veneto e poi morto, sono comparsi online numerosi messaggi contrari alla vaccinazione antirabbica di cani e gatti.

“La situazione, già molto pericolosa a causa di questi pazzi che hanno riportato illegalmente in Italia un cane e con esso la rabbia che da molti anni nel nostro Paese non c’è più, viene aggravata da una seconda categoria di pazzi che non vogliono vaccinare i loro animali domestici“, ha scritto Burioni. Il riferimento è ai gruppi che in queste ore stanno contestando le campagne vaccinali rivolte agli animali, sostenendo che sarebbero inutili o addirittura dannose. Una posizione respinta dal mondo scientifico e anche dall’Associazione nazionale medici veterinari italiani (Anmvi), che ha definito la vaccinazione antirabbica “l’azione più efficace e sicura per proteggere cani, gatti e persone”.

I veterinari hanno inoltre ricordato che l’Italia è tornata ufficialmente indenne dalla rabbia oltre dieci anni fa grazie a una lunga attività di prevenzione e controllo sanitario. Per questo invitano a prestare particolare attenzione all’importazione di animali provenienti da Paesi dove la malattia è ancora diffusa e a rispettare tutte le procedure previste. “L’indennità sanitaria è una dura conquista“, sottolinea l’associazione, che raccomanda di informarsi sempre sullo stato sanitario dei Paesi da cui provengono gli animali e di non sottovalutare una malattia che, una volta manifestatasi, è quasi sempre mortale.

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PL lidera divisão do fundo eleitoral e receberá R$ 881,6 milhões

O TSE (Tribunal Superior Eleitoral) divulgou nesta quarta (3) a divisão dos valores do fundo eleitoral de financiamento de campanha. Ao todo, cerca de R$ 4,9 bilhões serão distribuídos entre 30 partidos.

A divisão considera a representatividade dos partidos no Congresso e o desempenho nas últimas eleições. Como PL e PT elegeram as maiores bancadas na Câmara e Senado, recebem mais recursos.

Veja quanto cada partido vai receber

o PL: R$ 881.657.477,34

o PT: R$ 615.367.980,20

o União Brasil: R$ 526.242.858,11

o PSD: R$ 421.008.404,89

o PP: R$ 417.067.738,40

o MDB: R$ 400.002.399,99

o Republicanos – R$ 348.587.815,77

o Podemos: R$ 245.969.763,68

o PDT: R$ 169.285.643,92

o PSB: R$ 152.252.956,07

o PSDB: R$ 147.895.172,40

o PSOL: R$ 131.506.284,42

o Solidariedade: R$ 88.526.669,83

o Avante: R$ 72.516.777,19

o PRD: R$ 71.819.227,37

o Cidadania: R$ 60.714.157,11

o PCdoB: R$ 60.531.914,25

o PV: R$ 45.183.873,26

o Novo: R$ 37.044.203,26

o Rede: R$ 35.803.821,03

o Agir: R$ 3.307.679,85

o DC: R$ 3.307.679,85

o Democrata: R$ 3.307.679,85

o Missão: R$ 3.307.679,85

o Mobiliza: R$ 3.307.679,85

o PCB: R$ 3.307.679,85

o PCO: R$ 3.307.679,85

o PRTB: R$ 3.307.679,85

o PSTU: R$ 3.307.679,85

o UP: R$ 3.307.679,85

Recursos podem ser usados em despesas de campanha

Os valores podem ser utilizados para despesas relacionadas à campanha. Gastos incluem produção de material gráfico, impulsionamento de conteúdo na internet, contratação de pessoal, aluguel de espaços para eventos, transporte e serviços de comunicação. (UOL/FOLHAPRESS)

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Tiago Fernandes deixa comando técnico do Portimonense

Tiago Fernandes deixou de ser treinador do Portimonense, anunciou o clube algarvio nas redes sociais, agradecendo o trabalho do técnico que conseguiu alcançar, na última jornada, a manutenção na II Liga.

Num post publicado na manhã desta quinta-feira, 4 de Junho, a SAD do Portimonense reconhece a «liderança, profissionalismo e compromisso» de Tiago Fernandes ao longa da época.

«Depois de uma época marcada por desafios, dedicação e entrega diária ao serviço do Portimonense, chega o momento de agradecer a quem esteve na linha da frente desta caminhada», lê-se.

Com Tiago Fernandes, saem também Vítor Afonso e Vasco Silva (adjuntos), preparadores físicos (Diogo Carvalho e Ricardo Cavaco) e Rafael Diogo (analista).

O agora antigo técnico do Portimonense tem sido apontado como possível substituto de Tiago Margarido no comando do Nacional (I Liga).

Em relação ao sucessor de Tiago Fernandes, o jornal Record noticiou que Alex Costa, que subiu o Amarante à II Liga, pode ser o nome escolhido.

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Come leggere la busta paga dopo le modifiche all’Irpef. La guida alle voci, dall’imponibile alla retribuzione netta

Leggere la busta paga nel 2026 non è più una semplice operazione di routine, ma richiede un occhio attento alle novità strutturali introdotte dall’ultima Legge di Bilancio. Il panorama fiscale ha subito una metamorfosi significativa, dove la riforma degli scaglioni Irpef e le nuove agevolazioni per i redditi medi hanno ridisegnato il confine tra lordo e netto.

Per decifrare correttamente il proprio cedolino, è fondamentale capire che il processo di tassazione non parte mai dalla retribuzione lorda totale, ma da un valore intermedio definito imponibile fiscale. Questo importo si ottiene sottraendo immediatamente dal lordo i contributi previdenziali a carico del lavoratore, poiché lo Stato sceglie di non tassare la quota destinata alla futura pensione. Solo una volta “ripulito” il lordo da questi oneri previdenziali, si ottiene la base reale su cui viene calcolato il prelievo fiscale.

Le nuove aliquote Irpef in busta paga

L’elemento centrale della lettura della busta paga è il funzionamento progressivo dei tre scaglioni Irpef, che agiscono come una serie di gradini successivi. Sulla prima porzione di reddito, quella che va da zero a 28.000 euro, viene applicata l’aliquota del 23%, determinando un’imposta fissa massima di 6.440 euro per chi raggiunge pienamente tale soglia.

La vera novità del 2026 si manifesta sul secondo gradino: se il reddito imponibile si colloca tra i 28.001 e i 50.000 euro, la parte eccedente i primi 28.000 viene tassata con la nuova aliquota ridotta al 33%. Questo ritocco verso il basso rispetto al precedente 35% rappresenta un vantaggio diretto per il ceto medio, poiché permette di trattenere una percentuale maggiore di guadagno rispetto al passato. Infine, solo per le retribuzioni che superano il tetto dei 50.000 euro, si attiva l’ultimo scaglione del 43%, il quale colpisce esclusivamente la parte di reddito che “sconfina” oltre tale limite.

Questo meccanismo a compartimenti stagni è ciò che garantisce che un aumento di stipendio si traduca sempre in un vantaggio reale, impedendo che l’aliquota più alta torni indietro a colpire i guadagni dei gradini inferiori. Il risultato di questa somma di percentuali rappresenta l’Irpef lorda, ovvero il debito teorico verso il fisco.

Tuttavia, per arrivare al netto finale che “resta in tasca”, bisogna considerare l’ultimo passaggio fondamentale: la sottrazione delle detrazioni fiscali. Queste includono gli sconti per il lavoro dipendente, i carichi di famiglia o i nuovi bonus legati al taglio del cuneo fiscale, che operano riducendo l’imposta lorda fino a determinare l’Irpef netta, ovvero l’effettiva trattenuta che compare nella parte finale della busta paga. Capire questi ingranaggi è l’unico modo per avere il pieno controllo della propria situazione finanziaria e comprendere il reale valore del proprio lavoro.

Trattamento integrativo (ex bonus Renzi)

Altro importante elemento determinante per la composizione del netto in busta paga nel 2026 è il trattamento integrativo, erede del bonus Renzi. Questa voce si presenta come un sostegno diretto ai redditi minimi, ma la sua lettura nel cedolino richiede attenzione poiché segue regole di spettanza molto specifiche.

La condizione primaria è il limite reddituale: il beneficio di 1.200 euro annui – erogato solitamente in quote mensili da 100 euro – spetta infatti solo a chi non supera la soglia dei 15.000 euro di reddito complessivo. Al di sopra di questo tetto, il bonus decade completamente, lasciando spazio ad altre forme di detrazione previste per gli scaglioni successivi.

Tuttavia, il solo parametro del reddito non basta a garantirne l’accredito; è necessario superare anche il test della capienza fiscale. Il meccanismo prevede infatti che l’imposta lorda generata dallo stipendio debba essere superiore alla detrazione spettante per il lavoro dipendente. In termini pratici, se le detrazioni fiscali fossero così elevate da azzerare totalmente l’imposta dovuta, il lavoratore verrebbe classificato come “incapiente“: in questa situazione, non avendo tasse da pagare, non si avrebbe diritto al bonus, che nasce proprio per alleggerire un carico fiscale effettivamente esistente.

Questa distinzione tecnica è fondamentale per capire perché, a parità di stipendio lordo, un lavoratore potrebbe vedere o meno i 100 euro aggiuntivi nel proprio netto. Il trattamento integrativo segna quindi un confine netto nel sistema fiscale: agisce come un’iniezione di liquidità diretta per la fascia di reddito più bassa, mentre per chi supera i 15.000 euro il beneficio viene assorbito e sostituito dal nuovo sistema di detrazioni e taglio del cuneo fiscale, che operano in modo diverso sulla struttura della busta paga.

Il taglio del cuneo fiscale (meccanismo a due fasi)

Il nuovo meccanismo del taglio del cuneo fiscale per il 2026 rappresenta l’ultimo grande motore che spinge il netto verso l’alto, ma lo fa con una struttura a due velocità che cambia radicalmente a seconda che si superi o meno la soglia dei 20.000 euro.

Per i lavoratori che si collocano al di sotto di questa cifra, l’agevolazione non agisce sulle tasse, ma si configura come un vero e proprio bonus integrativo: una somma netta aggiuntiva che può arrivare fino a 960 euro annui (circa 80 euro al mese). Questo importo è vantaggioso perché è “pulito”, ovvero non concorre alla formazione del reddito tassabile, andando a incrementare direttamente il potere d’acquisto senza generare ulteriori prelievi fiscali.

La lettura della busta paga diventa però più tecnica quando il reddito si muove nella fascia compresa tra i 20.000 e i 40.000 euro. In questo intervallo, l’agevolazione cambia natura giuridica: il bonus diretto sparisce e viene sostituito da una detrazione fiscale specifica. Questo passaggio è stato studiato per eliminare il rischio del cosiddetto “scalone”, ovvero quella situazione paradossale in cui un piccolo aumento di stipendio lordo porterebbe a una perdita netta a causa della scomparsa improvvisa dei benefici. Per evitarlo, la detrazione è strutturata per essere decrescente: lo sconto sulle tasse è massimo per chi si trova appena sopra i 20.000 euro e diminuisce gradualmente man mano che il reddito sale verso i 40.000 euro, garantendo una transizione fluida e proporzionata.

L’impatto finale di questo sistema si riflette direttamente nel calcolo dell’Irpef netta. Queste nuove detrazioni specifiche per il cuneo fiscale non sostituiscono quelle ordinarie per lavoro dipendente, ma vi si sommano, creando un “abbattimento” dell’imposta lorda molto più consistente rispetto agli anni passati. Riducendo drasticamente la quota di tasse che il datore di lavoro deve trattenere per conto dello Stato, questo ingranaggio assicura che una fetta più ampia della retribuzione lorda rimanga nelle tasche del dipendente, annullandosi completamente solo una volta raggiunta la soglia dei 40.000 euro, oltre la quale il sistema fiscale rientra nei binari della tassazione ordinaria.

Tfr e Irpef netta

Il percorso per interpretare correttamente la busta paga nel 2026 si conclude cercando di comprendere come vengono gestiti il Trattamento di Fine Rapporto (TFR) e il calcolo definitivo dell’Irpef netta, i due elementi che definiscono il valore reale, presente e futuro, del proprio lavoro.

Il TFR rappresenta una vera e propria “retribuzione differita“: non è denaro immediatamente disponibile, ma una quota che l’azienda accantona mensilmente dividendo la retribuzione annua lorda per il coefficiente fisso di 13,5. La particolarità di questo tesoretto risiede nel suo regime fiscale privilegiato, poiché non viene tassato con le aliquote ordinarie mensili ma gode della tassazione separata. Questo meccanismo protegge il risparmio del lavoratore, evitando che al momento della liquidazione finale la somma si accumuli con i redditi dell’anno facendoli balzare nello scaglione più alto del 43%; il datore di lavoro, agendo come sostituto d’imposta, trattiene infatti un 20% a titolo di acconto per conto dello Stato.

Parallelamente, la determinazione della cifra che “resta in tasca” ogni mese passa attraverso un’operazione di sottrazione fondamentale che trasforma l’imposta teorica in trattenuta effettiva. Una volta applicate le nuove aliquote del 23%, 33% o 43% sulla base imponibile, si ottiene l’Irpef lorda, ovvero il debito massimo potenziale verso il fisco. È a questo punto che intervengono le detrazioni fiscali, veri e propri “sconti” diretti che abbattono la tassa lorda. Queste includono non solo le classiche agevolazioni per lavoro dipendente e per i carichi di famiglia (come coniuge o figli), ma anche i nuovi benefici legati al taglio del cuneo fiscale discussi in precedenza.

Solo dopo aver decurtato l’imposta lorda attraverso queste detrazioni si ottiene l’Irpef netta, che rappresenta l’effettiva trattenuta fiscale visibile nel corpo del cedolino. Sottraendo questa cifra finale e i contributi previdenziali dal lordo iniziale, si arriva finalmente al netto in busta paga. Capire questo delicato bilanciamento tra accantonamenti differiti, scaglioni progressivi e detrazioni protettive è l’unico modo per leggere consapevolmente il proprio stipendio nel 2026 e avere il pieno controllo della propria situazione finanziaria.

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NASA unveils plans of creating LUNAR BASE by 2032. During phase one US Aeronautics and Space Admin. will launch 3 Moon Base Uncrewed missions

The US National Aeronautics and Space Administration (NASA) unveiled its plans for establishing a lunar base by 2032, during a press conference by NASA Administrator Jared Isaacman.

According to the plans that he presented to the media, phase one will last until 2029, with several crewed and uncrewed missions to the Moon that will conduct experiments and ensure reliable access to the Moon surface.

During phase two, to last from 2029 to 2032, NASA will build temporary and long-term infrastructure on the surface of the Earth’s natural satellite and will establish its temporary presence.

NASA short VIDEO Teaser

Phase three, to begin in 2032, will be aimed at creating a permanent presence on the Moon with rotating crews.

Phase three, to begin in 2032, will be aimed at creating a permanent presence on the Moon with rotating crews.

During phase one, NASA will launch three Moon Base uncrewed missions. During Moon Base I, which is targeted for launch no earlier than fall 2026, NASA will use Blue Origin’s Blue Moon Mark 1 endurance lander to deliver equipment to study the Moon’s surface and how thrusters interact with it.

Artemis Mission

Moon Base II, planned for launch later this year, will deliver more than 1,100 pounds of cargo on Astrobotic’s Griffin lander, including Astrolab’s FLIP rover.

Moon Base III, also targeted for this year, will fly on Intuitive Machines’ Nova-C Trinity lunar lander and study lunar swirls, or light spots on the surface of the Moon, to improve the understanding of surface evolution and material behavior under extreme conditions. The mission will include payloads from ESA (European Space Agency) and the Korea Astronomy and Space Science Institute.

These missions are the first of more than a dozen missions that will be announced this year, Isaacman said.

“Every mission, crewed and uncrewed, will be a learning opportunity as we return to the lunar surface, build the infrastructure to stay, and master the skills required to live and operate in one of the most demanding and dangerous environments imaginable,” he added.

NASA Full VIDEO Conference


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Gunman killed after opening fire on Secret Service checkpoint outside White House (2 video)

NBC News publishes name of suspected White House shooter

The gunman who opened fire near the White House complex was identified as Nasire Best, NBC News reported, citing sources.

Five sources told the channel that the suspect had unspecified mental disorders on his medical record.

Meanwhile, the New York Post said the shooter believed he was Jesus Christ.

“While a motive for the attack hasn’t been confirmed, sources said Best is a mentally troubled individual who was well-known to the Secret Service for repeatedly loitering around various entry posts and who has violated a previous court order to stay away from the White House,” the newspaper wrote.

Here’s what we know about the shooting near the White House:

  • A gunman was killed after opening fire on a U.S. Secret Service checkpoint outside the White House Saturday evening, an agency spokesperson told CBS News. Secret Service officers returned fire, hitting the suspect, who was taken to a hospital, where he died. A bystander was also wounded, but no Secret Service agents were injured.

  • President Trump was at the White House during the incident, “but was not impacted,” the Secret Service spokesperson said.
  • The suspect was identified by a person familiar with the investigation as 21-year-old Nasire Best. According to the source, Best had a previous run-in with Secret Service in July 2025 in which he tried to gain entry to the White House and was arrested and sent to a psychiatric ward for mental health issues.

  • The shooting occurred outside the White House at 17th Street and Pennsylvania Avenue NW near the Eisenhower Executive Office Building. Somewhere between approximately 15 to 30 gunshots were fired, law enforcement sources told CBS News.
  • Multiple CBS News reporters who were on the White House North Lawn said they heard what sounded like gunfire at around 6 p.m. ET before U.S. Secret Service ushered them inside. A White House lockdown was lifted just before 7 p.m.

Escerpt by CBS News 


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“Mi ha morso cinque volte, come se mi stesse assaggiando. Ho urlato, il che lo ha eccitato ancora di più ed è diventato sempre più aggressivo”: il racconto choc del triatleta attaccato da uno squalo in Sardegna

Una nuotata di allenamento nelle acque della Sardegna si è trasformata in un incontro ravvicinato con uno squalo per Giovanni Caselli, 28 anni, triatleta francese in vacanza sull’isola. Il giovane sostiene di essere stato morso più volte mentre si trovava in mare aperto e di essere riuscito a raggiungere la riva riportando soltanto ferite superficiali. La vicenda, riportata da LaPresse, è stata raccontata dallo stesso Caselli al quotidiano francese Midi Libre.

Il 28enne, originario di Sète, vicino a Montpellier, stava trascorrendo alcuni giorni di vacanza in Sardegna quando ha deciso di approfittare del mare per proseguire la preparazione atletica. Prima di entrare in acqua aveva in mente anche di registrare qualche contenuto per i social: “Volevo fare un video con acqua turchese e tramonto per i miei social. In seguito, ho detto a mia moglie che avrei fatto 500 metri ad alta intensità per il mio allenamento”, ha raccontato. Secondo la sua ricostruzione, l’allenamento procedeva regolarmente fino a quando non avrebbe notato uno squalo a poca distanza. “A un certo punto ho visto lo squalo davanti a me”, ha spiegato al giornale francese. Inizialmente l’animale non sembrava manifestare atteggiamenti aggressivi, ma la situazione sarebbe cambiata nel giro di pochi secondi. “Invece di girarmi intorno, mi è venuto addosso. Mi è arrivato proprio accanto. Allora ho iniziato a nuotare lentamente all’indietro sul dorso ed è stato allora che mi ha dato il primo morso”, ha raccontato Caselli. Da quel momento, sostiene, sarebbero seguiti altri attacchi ravvicinati.

“Mi ha attaccato, mordendomi cinque volte, per fortuna in maniera superficiale”, ha dichiarato. Il giovane racconta di aver perso la calma dopo il primo contatto. “Ho urlato, il che lo ha eccitato ancora di più ed è diventato sempre più aggressivo. Continuava a mordermi e ho iniziato davvero a farmi prendere dal panico perché gli squali di solito non sono soli”. Nonostante la paura, il ventottenne sarebbe riuscito a mantenere sufficiente lucidità per dirigersi verso la riva. Lo squalo si sarebbe allontanato poco dopo, permettendogli di uscire dall’acqua senza conseguenze più serie.

Le condizioni

Ripensando a quei momenti, Caselli ha descritto una sensazione che rende bene l’idea della tensione vissuta in mare aperto: “Era come se mi stesse assaggiando”. Il bilancio finale parla di ferite lievi a una mano, a un ginocchio e a un polpaccio, che non hanno richiesto il ricovero in ospedale. Le ferite, ha aggiunto, restano sotto osservazione. “Le tengo sotto controllo perché i denti di squalo sono pieni di batteri”.

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