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Teatro do Mar apresenta em Sines espetáculo de rua itinerante “Strata”

O Teatro do Mar estreou ontem e volta a apresentar hoje, sábado, em Sines, o espetáculo “Strata”, uma criação de rua itinerante que cruza dança, teatro físico, acrobacia e instalação, e aborda questões como a produtividade e o desgaste. 

A mais recente produção da companhia alentejana propõe um olhar sobre as várias camadas que o ser humano constrói na vida quotidiana.

“’Strata’ significa camadas e, curiosamente, é a origem da palavra ‘street’, rua, e também da palavra estrada, mas a relação maior [do espetáculo] tem a ver com esta coisa das camadas”, referiu a encenadora Julieta Aurora Santos.

Em declarações à agência Lusa, a também diretora artística explicou que o espetáculo se debruça sobre o facto de o ser humano “estar sempre a produzir” e da necessidade de ser “sempre eficaz”, numa “busca [pelo] sucesso”.

“Na verdade, é um sistema sempre ligado à produtividade”, que alterou “a nossa relação com o tempo” e nos deixa com “a sensação de que não temos tempo para nada”, observou. 

Segundo Julieta Aurora Santos, esta lógica de produtividade constante provoca “um desgaste muito grande no corpo, ao longo do tempo, que vai criando camadas”, podendo refletir-se em problemas como o stress, a ansiedade e outras doenças associadas à saúde mental.

“Tenho sempre uma perspetiva social, no meu trabalho artístico, de olhar para o mundo e perceber quais são as doenças da sociedade”, realçou a encenadora, salientando que, em “Strata”, o foco está no “desgaste e na lógica contemporânea de produtividade”.

Ao longo do espetáculo, os intérpretes Carlos Campos, João Pataco, Joana Teixeira, Luís João Mosteias e Sofia Santos deixam “sair camadas” até ser “revelada a vulnerabilidade dos corpos que começam muito eficazes”, desvendou.

Segundo a encenadora, o público é convidado a viver a experiência de forma física, acompanhando o percurso do espetáculo, “que se adapta ao público presente” e “à arquitetura da rua”, até uma instalação final. 

“O espetáculo não tem texto. Como a esmagadora maioria dos espetáculos do Teatro do Mar, é um espetáculo físico, e provoca o espetador a viver a experiência connosco”, revelou. 

“Strata” é dedicado a Luís Santos, colega e amigo do Teatro do Mar durante cerca de 20 anos, que morreu no passado dia 04 de maio, autor da cenografia da instalação que constituiu o seu último trabalho artístico. 

“Esta presença e esta ausência fazem parte das camadas de que o espetáculo é feito e dedicamo-lo a ele com todo o coração”, afirmou Julieta Aurora Santos. 

Depois da estreia de ontem, o espetáculo volta a ser apresentado este sábado, às 19h00, no exterior do Centro de Artes de Sines.

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La Biennale Teatro diretta da Willem Dafoe apre con Miyagi e Banushi: purezza o disimpegno?

“E qualcosa rimane/ tra le pagine chiare e/ le pagine scure”: con l’eco di anni lontani che furono detti ‘di piombo’, la polemica sul dichiarato disimpegno di Francesco De Gregori continua a tener banco. Eppure, si sa che ’sono solo canzonette’, ormai dal 1980, da quando Edoardo Bennato ha voluto mettere la parola fine a un certo cantautorismo politico. Ma il mondo delle rappresentazioni cosiddette artistiche della realtà offre ogni giorno sempre buoni pretesti per accapigliarsi.

Si apre a Venezia, per esempio, una Biennale Teatro dal maiuscolo titolo “ALTER NATIVE”, che fa tanto contro-cultura da sembrare pescato in un vecchio numero della rivista ‘Re Nudo’. Ciò non toglie che sia la rassegna istituzionale che segna l’apice internazionale di una stagione dei festival che anche in Italia si sta presentando con scelte diverse. Così pare da quanto s’è visto ai primi assaggi a Milano, con un eccellente FOG 2026 in Triennale Teatro, poi con LIFE di Zona K, dedicato alla polarizzazione politica, con ‘Presente Indicativo’ al Piccolo Teatro, piuttosto che, in questi stessi giorni, con il sostanzioso 30mo festival Da vicino nessuno è normale di Olinda all’ex ospedale psichiatrico Pini. E anche se si alza lo sguardo verso le grandi manifestazioni europee per studiarne i programmi, si nota che oggi i nomi di punta del teatro, della danza e delle arti performative privilegiano uno spiccato interesse per la realtà, prima ancora che la ricerca della bellezza e della poesia, o meglio attraverso di essa.

Di questa seconda edizione di Biennale affidata a Willem Dafoe – sempre che si possa parlare di costruzioni coerenti di linee editoriali – si nota una scelta di fondo legata invece all’idea di un teatro artistico per così dire ‘allo stato puro’. Questa linea s’intuisce fin dalla doppia apertura, davvero originale, di domenica 7 giugno: la riproposta di ‘Ragada’, primo atto del Romance Familiare di Mario Banushi, che avverrà nel contesto di un salotto privato, in Ca’ Malcanton; e la prima europea, al Teatro Piccolo Arsenale, di ‘Mugen Noh Othello’ di Satoshi Miyagi, rivisitazione allegorica orientale di un classico shakespeariano.

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Banushi è una sorta di nuova stella del post-teatro europeo, greco di origine albanese, giovane autore di una prima trilogia di storie di famiglia rappresentate senza che in scena sia pronunciata una sola parola, la sua visionarietà oscilla tra la tradizione popolare mediterranea e un’estetica che si direbbe queer. Satoshi Miyagi è un maestro riconosciuto del teatro classico giapponese: in questo suo recente capolavoro ribalta Otello nella chiave di una Desdemona dall’immenso potere mistico, riportando addirittura Shakespeare dentro il Mugen Noh, ‘variazione ancora più spirituale del Teatro Noh che guarda a un’antica pratica religiosa di pacificazione degli spiriti rabbiosi’.

Così lo stesso Miyagi ha dichiarato in un’intervista recente a Cristina Piccino su ‘Alias’, dove ha poi toccato con invidiabile chiarezza i temi forti dell’attualità del teatro: ‘Abbiamo la tecnologia, l’intelligenza artificiale ma se guardi la tragedia greca le questioni e i conflitti i dei suoi personaggi sono gli stessi ai quali ci si confronta oggi. C’è poi un altro punto: i testi moderni si identificano col punto di vista di una singola persona mentre nei testi classici la visione è generale. Va oltre una vita, una storia, una realtà specifica che di per sé va bene ma restituisce una immagine più individuale. I classici invece permettono una lettura universale che come in Shakespeare non appartiene solo al suo tempo’.

Ecco, l’accostamento di questo ‘Mugen Noh Othello’ dichiaratamente spirituale e universalista, in apertura di Biennale, con il primo atto teatrale domestico, e per pochi intimi, del romanzo familiare personale di Banushi, fa riflettere ben aldilà dei contrasti estetici e poetici che rivela. In fondo ci racconta di un mondo occidentale che, pur ancora intriso di tossicità ideologiche e derive pseudo-identitarie, vede le classi medio-alte delle nuove generazioni imboccare decisamente la via d’uscita sociale e culturale della singolarità (o della singolarizzazione).

Attenzione: l’atteggiamento ‘singolarista’ è qualcosa di diverso dal cosiddetto individualismo, inteso anche nel senso buono, di un certo anticonformismo alla De Gregori, per intenderci. E’ quello che la filosofa Francesca Rigotti, in un pamphlet del 2021 per Einaudi, aveva definito L’era del singolo, in cui ‘ognuno è originale e speciale e realizza un’opera d’arte unica e irripetibile, la propria vita’. Ed è questo profilo intenzionalmente singolarista a dividere il pubblico di età più matura o più engagé rispetto al ‘romance familiare’ di Banushi, che in fondo è l’esempio aulico di un certo teatro generazionale che si vede sovente in scena anche in Italia. Forse questa Biennale Teatro, con un programma tanto internazionale, sarà davvero così ‘alternativa’ da evocare in concreto la suggestione che si possa superare lo steccato tra singolare e plurale?

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Há 30 anos que este Tapete Mágico voa pelo teatro em Faro

O livro sobre o Clube de Teatro Tapete Mágico, do Agrupamento de Escolas Pinheiro e Rosa (Faro), foi apresentado na FNAC do Forum Algarve.

Esta obra, que marca os 30 anos de trabalho ininterrupto, foi apresentado por uma das suas fundadoras, Lúcia Vicente que partilhou a vontade férrea que a levou a exigir à então comissão instaladora da Escola Pinheiro e Rosa a criação de um Clube de Teatro.

Francisco Soares, diretor do Agrupamento de Escolas Pinheiro e Rosa, salientou a importância do Teatro, e das Artes em geral, na construção dos homens e das mulheres do futuro.

Paulo Cunha, na qualidade de editor do livro Espreitar para Debaixo do Tapete, realçou a importância da parceria estabelecida entre o Agrupamento Pinheiro e Rosa e a Associação Cultural Música XXI, pela oportunidade de partilha entre os jovens alunos do Clube de Teatro e os artistas associados à Música XXI.

Por fim, João Tiago Neto, que foi também fundador do Clube de Teatro e compôs temas musicais para um dos espectáculos, interpretou três músicas da sua autoria.

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Teatro Ridotto, finalmente un libro che tratta dei quarant’anni di storia nella periferia di Bologna

C’è una celebre poesia di Brecht che inizia così: Tebe dalle Sette Porte, chi la costruì?/ Ci sono i nomi dei re, dentro i libri./ Sono stati i re a strascicarli, quei blocchi di pietra? A queste domande sembra rispondere l’amico Walter Benjamin: “E’ compito ben più arduo onorare la memoria delle persone senza nome che non delle persone celebri”.

Nonostante gli sforzi, troppo spesso, anche nei libri degli storici del teatro (a cominciare da quelli del sottoscritto), ricorrono soltanto “i nomi dei re” e latitano le “persone senza nome”. Eppure, nessuna epoca teatrale può esistere, consolidarsi, mutare, tramandarsi senza i tanti, tantissimi ignorati dagli studiosi ma fondamentali al funzionamento di ogni ecosistema culturale. Questo vale anche per i teatri antichi, anzi forse soprattutto per loro, visto che su di essi interveniamo a selezione già fatta dal tempo, per ragioni che non sempre ci è dato di capire.

Prendiamo la Commedia dell’Arte. Salvo isolate eccezioni, continuiamo a parlarne facendo riferimento ai soliti noti, le grandi attrici e i grandi attori che la resero celebre, le poche compagnie primarie che i regnanti e i principi di tutta Europa si contendevano. Ma in realtà, per gli oltre due secoli della sua durata, le compagnie furono centinaia, gli attori diverse migliaia e solo di una parte di essi abbiamo notizia.

Anche per queste ragioni è da salutare con grande favore l’uscita di Le sette vite del Teatro Ridotto-Quarant’anni ai confini del teatro (Editoria&Spettacolo, 2026), libro collettivo curato da Marcello Gallucci. Perché restituendoci con dovizia di informazioni e testimonianze appassionate la vicenda di una piccola realtà teatrale della periferia bolognese, Il Teatro Ridotto, e mostrandocene la funzione essenziale che ha svolto e continua a svolgere in quel territorio, rappresenta anche, in qualche modo, una lezione di metodo.

Il Teatro Ridotto è stato, ed è ancora, le due persone che lo hanno fondato nel 1983: l’attrice Lina Della Rocca e il regista Renzo Filippetti, scomparso nel gennaio 2021. Due personaggi unici, come ogni essere umano del resto, e, contemporaneamente, espressione tipica di un’epoca in cui al teatro si arrivava in modi inconsueti rispetto al passato, senza una formazione specifica o una vera e propria vocazione, ma trasportandovi urgenze, passioni, inquietudini coltivate fuori e prima.

A cominciare dalla politica, almeno nel caso di Filippetti, che nel ’77 a Roma faceva già teatro ma soprattutto militava nel gruppo extraparlamentare di Lotta Continua. Fra l’altro, fu così che egli conobbe l’amico Erri De Luca, diventato in seguito un famoso scrittore, e allora dirigente nazionale di quel gruppo (nel volume si può leggere un suo intervento).

Lina Della Rocca, invece, arriva al teatro dopo un seminario con Ryszard Cieślak, mitico attore di Grotowski. Siamo a Bologna, dove si è trasferita con Renzo, conosciuto a Roma anni prima. Così la descrive Clelia Falletti in un’intervista del libro: “Era l’82, aveva ventotto anni, era una signora con un bambino e un impiego alla Fiera di Bologna”. Ma le vie al teatro erano infinite a quei tempi. E l’anno dopo Lina risulta cofondatrice del Teatro Ridotto, insieme a Renzo. Sono basati nella periferia nord di Bologna a Lavino di Mezzo. Qui otterranno una sede più adeguata nel 1995, con una piccola sala dove si poteva stipare a fatica un centinaio di spettatori.

Con il nuovo nome di Casa delle Culture e dei Teatri, questo punto minuscolo, quasi impercettibile, sulla mappa ricca di realtà artistiche forti della provincia emiliana, riesce a realizzare cose a prima vista impensabili. Come mettere insieme Università (allora retta da Fabio Roversi Monaco, da poco scomparso), Comune, Provincia e Regione per organizzare progetti estremamente impegnativi, anche dal punto di vista finanziario: una sessione dell’International School of Theatre Anthropology nel 1990; e poi un progetto che riportò Grotowski a Bologna per un mese, strappandolo al suo eremo toscano, un anno prima della morte, nel 1997; seguito l’anno successivo da una presenza analoga dell’Odin Teatret. In entrambi i casi le iniziative culminarono con il conferimento della laurea honoris causa in Dams ai due registi.

Grazie alla caparbietà visionaria di Renzo e alla dedizione incrollabile di Lina, questo spazio è stato il porto sicuro per registi e attori già nella storia, come Grotowski e Barba appena citati, Iben Nagel Rasmussen e Torgeir Wethal, figure allora emergenti come Pippo Delbono, Armando Punzo, Cesar Brie, compagni di strada del Terzo Teatro come Pino Di Buduo o Roberto Bacci.

Ma non solo teatro e non solo Occidente. Poeti e scrittori amati come Tonino Guerra e Erri De Luca, tanti attori sudamericani, musicisti di ogni provenienza, i grandi tamburi coreani, il Kathakali indiano, le danze balinesi. E, sempre di più, gruppi giovani e giovanissimi, con progetti dedicati e lunghe residenze.
Dopo la morte di Renzo, Lina è rimasta sola alla guida del teatro, irriducibile come sempre.

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Em Junho, há dança, ópera e concertos de Tomás Wallenstein e Paus no Cine-Teatro Louletano

A despedida da banda Paus, a dança da coreógrafa Vera Mantero, um concerto intimista de Tomás Wallenstein e uma ópera do Teatro Nacional de São Carlos marcam a programação de Junho no Cine-Teatro Louletano.

A programação do espaço cultural de Loulé cruza dança, música, teatro e cinema, mantendo a aposta na coprodução artística, na diversidade de linguagens e na acessibilidade, com Língua Gestual Portuguesa e Audiodescrição.

O mês arranca com dança a 5 de Junho, às 21h00, no Cineteatro Louletano, com “C.C. (Crematística e Contraforça)”, peça da coreógrafa Vera Mantero.

Esta coprodução do Cineteatro Louletano propõe uma reflexão coreográfica e performativa em torno das relações entre economia, poder e corpo, numa criação assinada por uma das mais relevantes figuras da dança contemporânea portuguesa.

Nos dias 6 e 7 de Junho, o Auditório do Solar da Música Nova acolhe a 19ª edição da Festa do Cinema Italiano, promovida pela Associação Il Sorpasso.

No sábado, dia 6, existem três sessões, às 16h00, às 19h00 e às 21h00, e no domingo duas sessões, intercaladas com cine-jantar pelo chef Sergio Zanotti, inspirado no filme “Louca-Mente”, de Paolo Genovese, que é exibido após a refeição.

No dia 9, às 21h00, o Cineteatro Louletano recebe “As Damas da Noite”, Uma Farsa de Elmano Sancho. O espetáculo, com interpretação em Língua Gestual Portuguesa, recorre à sátira social imergindo no mundo fascinante e provocador do transformismo.

Os artistas transformistas/dragqueens “vestem a pele de um outro, tentam ser um outro”.

Sul Informação

No mesmo dia, às 21h00, o Auditório do Solar da Música Nova acolhe mais uma sessão do ciclo Filme Francês do Mês, promovido pela Alliance Française do Algarve. Desta vez é “Fifi”, de Paul Saintillan e Jeanne Aslan (2022), uma obra centrada nas relações humanas, juventude e desigualdade social.

A música ocupa lugar de destaque no dia 13 de Junho, às 21h00, no Cineteatro Louletano, com a apresentação da ópera “Relicário Perpétuo”, de Luísa Costa Gomes e Luís Tinoco.

A peça, trazida a Loulé pelo Teatro Nacional de São Carlos, estreia em Lisboa três dias antes, no Dia de Portugal e das Comunidades Portuguesas, e assinala os 500 anos do nascimento de Luís de Camões.

A criação junta literatura e composição musical contemporânea e é marcada pelo cruzamento entre palavra, memória e património cultural.

No dia 14, às 17h00, o Cineteatro Louletano recebe Tomás Wallenstein. Conhecido do grande público enquanto músico e compositor como vocalista e guitarrista dos Capitão Fausto, o artista apresenta-se num formato mais intimista, explorando as suas canções com diferentes sonoridades e novas dimensões.

A 19 de junho, às 21h00, sobe ao palco do Cineteatro Louletano “Álbum de Família”, de Lúcia Pires, pelo Projecto Casa, projeto de apoio à criação tripartido entre o Cineteatro Louletano, o Centro Cultural Vila Flor, em Guimarães, e O Espaço do Tempo, em Montemor-o-Novo.

Esta coprodução, com audiodescrição, propõe uma reflexão sobre memória, relações familiares e identidade, através de uma abordagem intimista e contemporânea.

A 20 de junho, às 17h00, o Auditório do Solar da Música Nova acolhe o Grupo Síntese – Concerto no Património, numa fusão única entre a expressão musical contemporânea e o património cultural.

O grupo traz obras de Luciano Berio, Pedro Rebelo, Eduardo Patriarca, Amilcar Vasques-Dias e Jorge Peixinho, numa iniciativa de entrada gratuita que cruza música e valorização patrimonial.

No mesmo dia, às 21h00, os PAUS apresentam-se no Cineteatro Louletano, na digressão que decreta o fim da banda, com o álbum “Enterro”.

Conhecida pela energia dos seus concertos e pela fusão entre rock, percussão e eletrónica, a banda traz a Loulé um espetáculo marcado pela intensidade sonora e performativa e toda a carga de um final anunciado, que culminará com dois concertos em novembro, em Lisboa e Porto.

O mês fecha a 21 de Junho, às 17h00, no Cineteatro Louletano, precisamente com o Concerto de Laureados do Conservatório.

O espetáculo reúne jovens músicos distinguidos pela instituição, celebrando o talento emergente e o ensino artístico especializado no concelho.

Já em Julho, há mais um espetáculo multidisciplinar, com “Ostra feliz não faz pérola”, de Ana Borges, no dia 4, às 21h00. É uma metáfora sobre a vivência no feminino, construída a partir das muitas imposições históricas, sociais, culturais, de corpo e de existência.

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Cineteatro Louletano apresenta dança, música, teatro e cinema em junho e julho

O Cineteatro Louletano apresenta em junho uma programação que cruza dança, música, teatro e cinema, mantendo a aposta na coprodução artística, na diversidade de linguagens e na acessibilidade, com Língua Gestual Portuguesa e Audiodescrição.

O mês arranca com dança a 5 de junho, às 21h00, no Cineteatro Louletano, com C.C. (Crematística e Contraforça), peça da coreógrafa Vera Mantero. Esta coprodução do Cineteatro Louletano propõe uma reflexão coreográfica e performativa em torno das relações entre economia, poder e corpo, numa criação assinada por uma das mais relevantes figuras da dança contemporânea portuguesa.

Nos dias 6 e 7 de junho, o Auditório do Solar da Música Nova acolhe a 19.ª edição da Festa do Cinema Italiano, promovida pela Associação Il Sorpasso. No sábado, 6 de junho, existem três sessões, às 16h00, às 19h00 e às 21h00. E no domingo, duas sessões, intercaladas com cine-jantar pelo chef Sergio Zanotti, inspirado no filme “Louca-Mente”, de Paolo Genovese, que é exibido após a refeição.

No dia 9 de junho, às 21h00, o Cineteatro Louletano recebe As Damas da Noite, Uma Farsa de Elmano Sancho. O espetáculo, com interpretação em Língua Gestual Portuguesa, recorre à sátira social imergindo no mundo fascinante e provocador do transformismo. Os artistas transformistas/dragqueens “vestem a pele de um outro, tentam ser um outro”. Elmano mostra-nos o outro que pode existir em nós.

Damas da Noite

No mesmo dia, 9 de junho, às 21h00, o Auditório do Solar da Música Nova acolhe mais uma sessão do ciclo Filme Francês do Mês, promovido pela Alliance Française do Algarve. Desta vez é Fifi, de Paul Saintillan e Jeanne Aslan (2022), uma obra centrada nas relações humanas, juventude e desigualdade social.

A música ocupa lugar de destaque no dia 13 de junho, às 21h00, no Cineteatro Louletano, com a apresentação da ópera Relicário Perpétuo, de Luísa Costa Gomes e Luís Tinoco. A peça, trazida a Loulé pelo Teatro Nacional de São Carlos, estreia em Lisboa três dias antes, no Dia de Portugal e das Comunidades Portuguesas, e assinala os 500 anos do nascimento de Luís de Camões. A criação junta literatura e composição musical contemporânea e é marcada pelo cruzamento entre palavra, memória e património cultural.

No dia 14 de junho, às 17h00, o Cineteatro Louletano recebe Tomás Wallenstein. Conhecido do grande público enquanto músico e compositor como vocalista e guitarrista dos Capitão Fausto, o artista apresenta-se num formato mais intimista, explorando as suas canções com diferentes sonoridades e novas dimensões.

A 19 de junho, às 21h00, sobe ao palco do Cineteatro Louletano Álbum de Família, de Lúcia Pires, pelo Projecto Casa, projeto de apoio à criação tripartido entre o Cineteatro Louletano, o Centro Cultural Vila Flor, em Guimarães, e O Espaço do Tempo, em Montemor-o-Novo. Esta coprodução, com audiodescrição, propõe uma reflexão sobre memória, relações familiares e identidade, através de uma abordagem intimista e contemporânea.

Álbum de Família

A 20 de junho, às 17h00, o Auditório do Solar da Música Nova acolhe o Grupo Síntese – Concerto no Património, numa fusão única entre a expressão musical contemporânea e o património cultural. O grupo traz obras de Luciano Berio, Pedro Rebelo, Eduardo Patriarca, Amilcar Vasques-Dias e Jorge Peixinho, numa iniciativa de entrada gratuita que cruza música e valorização patrimonial (o Solar da Música Nova é um palácio do séc. XVIII, monumento de interesse municipal, que foi recuperado e adaptado para acolher o Conservatório de Música de Loulé – Francisco Rosado).

No mesmo dia, às 21h00, os PAUS apresentam-se no Cineteatro Louletano, na tour que decreta o fim da banda, com o álbum “Enterro”. Conhecida pela energia dos seus concertos e pela fusão entre rock, percussão e eletrónica, a banda traz a Loulé um espetáculo marcado pela intensidade sonora e performativa e toda a carga de um final anunciado, que culminará com dois concertos em novembro, em Lisboa e Porto.

O mês fecha a 21 de junho, às 17h00, no Cineteatro Louletano, precisamente com o Concerto de Laureados do Conservatório. O espetáculo reúne jovens músicos distinguidos pela instituição, celebrando o talento emergente e o ensino artístico especializado no concelho.

Já em julho, mais um espetáculo multidisciplinar, com Ostra feliz não faz pérola, de Ana Borges, no dia 4, às 21h00. É uma metáfora sobre a vivência no feminino, construída a partir das muitas imposições históricas, sociais, culturais, de corpo e de existência. A peça, que conta com o recurso de Audiodescrição (para pessoas cegas e/ou com baixa visão) nasce da pesquisa sobre as muitas formas que o corpo encontra para existir, quando por vezes parece não haver espaço que o escute, que o veja, que o olhe mesmo e que o sinta.

Com uma programação de referência (que pode ser consultada no site e nas redes sociais do Cineteatro), o Cineteatro Louletano está credenciado pela Rede de Teatros e Cineteatros Portugueses, integrando ainda a Rede de Teatros com Programação Acessível e proporcionando espetáculos com interpretação em Língua Gestual Portuguesa, outros com Audiodescrição, para pessoas cegas e/ou com deficiência visual, e ainda Sessões Descontraídas, adaptadas a vários públicos, entre eles pessoas neuro divergentes.

O Cineteatro Louletano é uma estrutura cultural da Câmara Municipal de Loulé no domínio das artes performativas, e um dos promotores da Rede Azul – Rede de Teatros do Algarve e da Rede 5 Sentidos.

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São João viaja até Tavira

O Teatro Municipal António Pinheiro, em Tavira, e o Teatro Nacional São João (Porto) assinaram um protocolo de colaboração que prevê a vida de espetáculos ao Algarve.

Segundo a Câmara de Tavira, este protocolo «estabelece um quadro de colaboração para a apresentação regular de produções artísticas em Tavira, bem como para o desenvolvimento de iniciativas educativas e de mediação cultural, reforçando a ligação entre a criação artística e a comunidade»..

O protocolo, agora aprovado, com o Teatro Nacional São João prevê a circulação de espetáculos, o contacto com artistas e a realização de ações dirigidas às escolas e à comunidade, promovendo o acesso à cultura e a participação cultural no território.

Nesse âmbito, o Teatro Municipal António Pinheiro mantém já protocolos com entidades como a Fundação Calouste Gulbenkian, a OPART — que integra a Companhia Nacional de Bailado e o Teatro Nacional de São Carlos — e o Teatro Nacional D. Maria II.

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