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Architetta a Madrid. “In Italia si rimane stagisti a vita dentro qualche studio. Qui i giovani trovano contratti veri”

A Madrid, dopo quasi trent’anni, Nicoletta Del Bufalo continua a sentirsi profondamente romana. “Sono innamorata della mia città”, racconta a ilfattoquotidiano.it. “Ho ancora casa a Roma e mantenerla è quasi un lusso personale”. Eppure la vita che lei, architetta di 65 anni, è riuscita a costruirsi in Spagna ammette che difficilmente avrebbe potuto realizzarla in Italia. Non soltanto sul piano professionale, ma anche in quello umano, familiare e quotidiano.

Nicoletta non parte giovanissima né spinta da una precarietà immediata. Arriva in Spagna intorno ai 35 anni, dopo un percorso già internazionale nel settore della consulenza per progetti legati alla Commissione europea. “Le ragioni del trasferimento furono personali, perché mio marito è spagnolo”, spiega. “Ma fu una coincidenza fortunata: l’azienda per cui lavoravo stava aprendo una sede a Madrid e io mi ritrovai qui senza conoscere praticamente nessuno e con uno spagnolo molto approssimativo”. Quello che trova, però, la colpisce subito. Non solo un mercato del lavoro aperto, ma un sistema che almeno ai suoi occhi premia davvero le competenze. “Io ne ho la certezza: qui contano più le capacità che le relazioni personali”, racconta. “In Italia tutto quello che avevo fatto era stato estremamente legato alle conoscenze. Qui invece non ho mai sperimentato tutto ciò, né nel lavoro né nella vita quotidiana”.

Nicoletta lavora ancora oggi per una multinazionale europea che si occupa di consulenze e valutazioni per enti pubblici. Un settore molto specializzato, fatto di gare pubbliche, concorsi, progetti con amministrazioni locali e istituzioni nazionali. “La possibilità di partecipare a concorsi pubblici, vincerli o perderli in totale trasparenza, è stata una delle differenze più grandi”, dice. “Se fai bene il tuo mestiere, ti fanno lavorare. Sembra banale, ma non lo è”. La distanza dall’Italia emerge soprattutto quando osserva le nuove generazioni di professionisti. “Conosco giovani architetti italiani che sono al ventesimo anno di schiavitù dentro qualche studio”, racconta amaramente. “Arrivano qui e trovano subito un contratto vero. Per noi fare un contratto è normale, è virtuoso. Non puoi tenere stagisti a vita”.

Oggi Nicoletta coordina un team di circa 25 persone a Madrid. Molti sono giovani. “Noi gli stagisti li teniamo massimo 6 mesi, pagati e seguendo tutte le regole del caso. Poi o crescono o fanno altro. Se non fai così, qui ti guardano male”. Una cultura professionale diversa da quella che, secondo lei, continua a dominare in Italia. “In Italia ormai sembra normale che un neolaureato debba sopravvivere con 600 o 700 euro al mese aspettando che qualcuno gli prometta un posto stabile un giorno”. Ma è soprattutto diventando madre di un figlio autistico che Nicoletta comprende fino in fondo la differenza tra i due sistemi. “Io mi sono trovata davanti a una rete di servizi pubblici che non mi aspettavo”, spiega. “Una volta riconosciuta la disabilità di mio figlio, non ho dovuto fare praticamente niente. Ho seguito le istruzioni, compilato semplici moduli e il sistema ha funzionato”.

Parla di percorsi sanitari prioritari, assistenza pubblica, supporto educativo. “Qui esiste l’educazione speciale, che in Italia non c’è”, racconta. “Può essere meno inclusiva, certo, ma è anche molto più strutturata e specializzata rispetto a molte situazioni italiane”. E soprattutto, sottolinea, senza dover combattere continuamente con la burocrazia. “Non ho dovuto chiedere favori a nessuno, né conoscere qualcuno. Mio figlio aveva diritto a quei servizi e li ha ottenuti”. Il confronto con l’Italia diventa inevitabile quando pensa alla sorella, che vive a Roma e convive con una grave disabilità. “Mi racconta cose inenarrabili”, dice Nicoletta. “Liste d’attesa, anticipi da pagare, visite private necessarie per ottenere cure che dovrebbero essere garantite. Cercare di ottenere ciò che ti spetta diventa quasi un secondo lavoro”. Secondo lei il nodo è anche culturale. “Qui le tasse le pagano tutti. È normale. E questo si riflette nei servizi pubblici”.

Non idealizza la Spagna, ma la considera un Paese che ha costruito un rapporto più maturo tra cittadini e Stato. “La Spagna è probabilmente il Paese europeo più simile all’Italia come mentalità, ma funziona meglio”. La differenza si percepisce anche nella vita quotidiana. “A Roma sapevo quando uscivo di casa, ma non sapevo mai quando sarei tornata”, racconta. “A Madrid invece tutto funziona”. La metropolitana, soprattutto, diventa il simbolo concreto di una qualità della vita diversa. “Con 3 euro vai dall’aeroporto al centro città. In 40 minuti attraversi Madrid da una parte all’altra. Pioggia o neve non importa: i mezzi pubblici funzionano sempre”. E questo cambia le giornate, riduce lo stress, restituisce tempo per sé. “La mobilità influisce sulla qualità della vita in modo profondissimo”, spiega. “Ti permette di lavorare, ma anche di avere tempo per lo sport, per la famiglia, per i tuoi interessi”. E quando guarda all’Italia di oggi, Nicoletta vede soprattutto un sistema che rallenta i giovani. “I ragazzi italiani non se ne vanno di casa perché spesso non possono permetterselo”, osserva. “Studiano più a lungo di tutti gli altri europei e arrivano a 30 anni ancora senza stabilità”. Un ritardo che, secondo lei, spinge inevitabilmente molti professionisti a partire. “Non credo che i giovani italiani siano meno preparati”, conclude. “È il sistema che non permette loro di crescere nei tempi giusti”.

Sei una italiana o un italiano che ha deciso di andare all’estero per lavoro o per cercare una migliore qualità di vita? Se vuoi segnalaci la tua storia a fattocervelli@gmail.com

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Leone XIV: “Il Papa tifa tutte le squadre, ma Prevost per il Real Madrid”

“Il Papa tifa per tutte le squadre, ma Prevost per il Real Madrid“. È la battuta pronunciata da Papa Leone durante il volo a bordo dell’aereo papale diretto a Madrid, dove prende il via il suo quarto viaggio apostolico. Il Pontefice ha scherzato con i giornalisti presenti a bordo mentre si avvicinava l’arrivo in Spagna.

Nella stessa occasione è stato ricordato che questa sera il Real Madrid scenderà in campo contro il Barcellona, in uno dei match più attesi del calcio spagnolo. “Farò sicuramente il tifo per gli usa ai mondiali di calcio ma non so quante partite avrò modo di vedere” ha poi detto il Papa salutando i giornalisti.

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Il Papa: “In Iran una guerra ingiusta”. Appello per la pace in Ucraina e Libano: “Sono preoccupato”

Iran, Libano e Ucraina. A bordo dell’aereo papale diretto a Madrid, Papa Leone XIV è tornato a intervenire con forza sui principali scenari di guerra, partendo dal Medio Oriente e dal dibattito riacceso attorno alla legittimità dei conflitti. Rispondendo ai giornalisti, il pontefice ha messo in discussione il richiamo alla teoria della “guerra giusta” nel caso dell’Iran, osservando come si tratti di un’impostazione che “viene da secoli passati, quando non si immaginavano le armi e la capacità di distruzione che l’uomo ha oggi”, e richiamando i contenuti della sua enciclica Magnifica Humanitas.

Un passaggio che si inserisce nel confronto internazionale anche dopo l’evocazione di quel principio da parte del vicepresidente americano J.D. Vance a sostegno delle azioni militari contro Teheran. “Credo che sia già stato detto molto chiaramente: lì non c’è una guerra giusta. Il problema è che la teoria della guerra giusta proviene dai secoli passati; non contemplava nemmeno le armi e la capacità di distruzione di cui dispone l’essere umano al giorno d’oggi”

Dal volo verso la Spagna, il Papa ha poi allargato lo sguardo agli altri fronti di crisi, a cominciare dall’Ucraina, dove il conflitto prosegue da oltre quattro anni. “Bisogna promuovere il negoziato. Si stava almeno facendo qualche sforzo, ma veramente bisogna spingere perché la violenza abbia una conclusione e finisca la guerra”, ha detto Leone XIV, rispondendo a una domanda sul fallimento dei tentativi di dialogo tra il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e il presidente russo Vladimir Putin.

Prevost ha espresso una preoccupazione crescente per l’evoluzione della guerra in Europa orientale. “Sono preoccupato per l’Ucraina. Ogni volta la situazione peggiora. Occorre trovare una soluzione”, ha aggiunto, ribadendo la necessità di una via d’uscita politica dopo anni di combattimenti e un bilancio sempre più pesante di vittime e distruzioni. Accanto all’Ucraina, Leone XIV ha richiamato anche la situazione del Libano, da anni attraversato da una profonda crisi economica e istituzionale aggravata dalle tensioni regionali. “Sono in contatto con i leader religiosi che ho incontrato. Stiamo cercando una risposta. La situazione è molto complessa”, ha spiegato il Papa, sottolineando il lavoro di dialogo portato avanti dalla Santa Sede con le diverse componenti religiose del Paese dei Cedri.

L’arrivo a Madrid e l’incontro con le vittime di abusi in agenda

L’arrivo nella capitale spagnola è avvenuto in un clima di grande attesa. Sorridente e dall’aria distesa, Leone XIV è sceso dalla scaletta dell’aereo ITA Airways all’aeroporto internazionale Adolfo Suárez Madrid-Barajas con alcuni minuti di anticipo rispetto all’orario previsto. Ad accoglierlo c’erano re Felipe VI e la regina Letizia, che gli hanno riservato il protocollo delle grandi occasioni.

Già dalle prime ore del mattino, migliaia di persone avevano raggiunto il centro della capitale per assicurarsi un posto lungo il percorso del Papa. In Plaza de Oriente, davanti al Palazzo Reale, e nell’area che collega la Cattedrale dell’Almudena alla Plaza de la Armería, fedeli, turisti e curiosi hanno atteso sotto il sole l’arrivo del Pontefice. Sedie pieghevoli, cappellini e bottiglie d’acqua hanno caratterizzato una lunga attesa vissuta con entusiasmo e pazienza. Tra i presenti anche anziani, persone in sedia a rotelle e gruppi provenienti da diverse regioni della Spagna. Alcuni erano arrivati già all’alba per conquistare le posizioni migliori lungo le transenne predisposte dalle autorità.

Ma nell’agenda del Papa c’è anche un incontro delicatissimo. La questione degli abusi sessuali nella Chiesa resta “una ferita ancora aperta” come ha spiegato durante il volo che da Roma confermando l’intenzione di incontrare alcune vittime nel corso della visita in Spagna. “Incontrerò alcune persone che hanno subito abusi – ha spiegato il Pontefice ai giornalisti al seguito – ma purtroppo è impossibile ricevere tutte quelle che lo vorrebbero”. Parole che confermano la volontà del pontefice di mantenere alta l’attenzione su una delle questioni più dolorose per la Chiesa cattolica contemporanea, in un Paese che negli ultimi anni ha vissuto un intenso dibattito pubblico sulle responsabilità ecclesiastiche e sulla tutela delle vittime.

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Salvador Dalí at art school: A wayward and insolent student expelled for life

A century has passed since the day that forever changed the life of Salvador Dalí: his second dismissal, this one permanent, from the Special School of Drawing, Sculpture and Printmaking at Madrid’s prestigious San Fernando Fine Art Royal Academy. In such a rigid, rule‑bound environment, Dalí felt out of place — and perhaps for that reason, this academic period has been overshadowed in scholarly writing. What dominates the narrative of those years in Madrid — which he described as the happiest of his life— are his escapades and artistic exchanges with Federico García Lorca, Maruja Mallo, and Luis Buñuel, his companions at the Residencia de Estudiantes, a pioneering cultural and academic residence, and a circle of mutual inspiration.

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Ana Rocasolano, director of the Complutense University’s general archive holds up several of the Dalí documents in the law department.From left, the UCM fine arts librarians Javier Pérez Iglesias and Laura Bomati and Dean Raquel Monje.

Design:

Ruth Benito

Development:

Fernando Anido

Graphic design:

Inés Arcones

Coordination:

Brenda Valverde Rubio

Featured image:

Salvador Dalí and his classmates at the Special School of Painting, Sculpture, and Engraving (Academy of San Fernando). 1922–1923. GALA-SALVADOR DALÍ FOUNDATION

© Museo Nacional del Prado

Several artists, including Salvador Dalí and Maruja Mallo, during a visit to the Prado Museum with King Alfonso XIII.

© Archivo Residencia de Estudiantes

From left to right, Salvador Dalí, José Moreno Villa, Luis Buñuel, Federico García Lorca, and José Antonio Rubio Sacristán in La Bombilla Park (Madrid) in May 1926.

© ARCHIVIO GBB / Alamy Stock Photo (Alamy Stock Photo)

Portrait of Salvador Dalí, dated to the 1920s.

© FUNDACIÓN GALA - SALVADOR DALÍ

Salvador Dalí with his classmates at the Special School of Painting, Sculpture, and Printmaking during the 1922–1923 academic year.

© Juan Vicens (Archivo Residencia de Estudiantes)

From left to right: José Bello, José Moreno Villa, Luis Buñuel, José María Hinojosa (seated), María Luisa González, and Salvador Dalí at a meeting of the Order of Toledo at the Venta de Aires (Toledo) in 1924.
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Spain, a country of 50 million people with infrastructure for 40 million: ‘The cracks are starting to show’

At the rate at which Spain’s population has grown in recent years, a country of 50 million inhabitants could soon become a reality. The National Institute of Statistics (INE) is expected to reveal this month, in its 2026-2076 population projections, when it believes this milestone will be reached. According to the 2025 census, Spain surpassed 49.1 million inhabitants last year, but data from the Continuous Population Statistics—which combines census data with quarterly estimates—indicate that Spain already had 49,687,120 inhabitants in April.

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© Samuel Sánchez

Crowds of people on Gran Vía in Madrid.
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The reality the Spanish Catholic Church continues to hide: Seven cardinals and 61 bishops implicated in covering up child abusers for decades

EL PAÍS launched an investigation into child sexual abuse by members of the Spanish Church in 2018 and maintains a database updated with all known cases. If you know of a case that has not come to light, you can write to: abusos@elpais.es. If it is a case in Latin America, the email address is: abusosamerica@elpais.es.

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The cover of the music record The letter that Provincial Superior Ramón Alaix wrote to Superior General Peter Hans Kolvenbach, suggesting that a pedophile priest be relocated and given treatment.Brother Marino González with a class at the school of Talavera de la Reina in the late 1970s.

© Vatican Pool (Getty Images)

Pope Leo XIV, flanked by archbishop of Barcelona cardinal Juan José Omella, meets with Spanish seminarians at the Vatican on February 28, 2026.
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Da Haaland a Mou, la battaglia per il Real Madrid diventa uno show planetario: così Riquelme sfida Florentino Perez

Tempi eroici – si fa per dire – quelli in cui il comandante Achille Lauro, armatore e dirigente sportivo del Novecento, prima consigliere nazionale della Camera dei Fasci e delle Corporazioni, poi sostenitore dell’Uomo Qualunque e del Partito Monarchico, infine sindaco di Napoli, consegnava una scarpa sinistra ai potenziali elettori e quella destra solo dopo il voto. Lauro fu anche presidente del Napoli dal 1936 al 1969 e con l’acquisto dello svedese Hasse Jeppson, pagato 105 milioni, nel 1952 fece saltare il banco del mercato. Oggi c’è ben altro: la campagna elettorale del Real Madrid, in vista del voto del 7 giugno, per confermare Florentino Perez o lanciare l’imprenditore di Alicante Enrique Riquelme – magnate delle rinnovabili -, è diventata uno show planetario che sta provocando persino incidenti diplomatici, vedi la reazione furibonda del Manchester City dopo l’annuncio che lo sfidante vorrebbe strappare al club inglese Haaland e Rodri. A quel punto, replica immediata di Florentino: se vinco, squadra affidata a José Mourinho con un contratto triennale – concordato da tempo – e subito un rinforzo in difesa, lo svincolato Konaté, ex Liverpool.

In una Spagna dove traballa la posizione del premier Sànchez, la battaglia per il nuovo boss del Real sta raggiungendo picchi di audience elevati. Tutto è cominciato con l’annuncio a sorpresa del voto anticipato da parte di Florentino Perez, 79 anni, presidente dei Blancos dal 2009, dopo esserlo già stato tra 2000 e 2006 – l’era dei Galàcticos -, patrimonio che lo colloca tra gli uomini più ricchi della patria di Cervantes e 37 trofei conquistati nelle sue gestioni madridiste. La mossa di Perez, dopo una stagione deludente, è stata quella di anticipare il potenziale rivale, Enrique Riquelme, da tempo al lavoro sottotraccia per mettere le mani sul club. Perez dal 2009 a oggi non ha avuto rivali. E’ stato rieletto per cinque volte.

Ora, in un momento di difficoltà e di inevitabili cambiamenti, chiusa la pratica dolorosa e dispendiosa della ristrutturazione dello stadio Santiago Bernabeu – ben 1,76 miliardi di euro il costo del nuovo ingresso principale, dell’intera facciata, dell’aggiunta del tetto retrattile e del nuovo campo in erba -, Perez ha fatto l’ennesimo numero a effetto, ma l’avversario ha risposto annunciando Haaland e Rodri. Il Manchester City, che ha salutato Pep Guardiola e sta incoronando Enzo Maresca, sta valutando gli estremi per un’azione legale. Lo stesso Haaland e chi cura i suoi interessi, l’agente Rafaela Pimenta e il padre Alfie, hanno negato la cosa: “È tutto molto divertente, ma non c’è nulla di vero. Auguriamo a entrambi i candidati il meglio per le elezioni del Real Madrid”.

La partita del voto è aperta. Due settimane fa, Florentino sembrava avviato verso la sesta incoronazione di fila, ma lo sfidante sta recuperando alla grande. I sondaggi lanciati dal giornale sportivo Marca lasciano intendere che il 7 giugno potrebbe addirittura scapparci un clamoroso ribaltone. Il 36% è infatti convinto che Riquelme possa sorprendere il rivale. Il 33% afferma che Florentino vincerà di misura. Il 65% sostiene che l’annuncio di voler strappare Haaland al City potrebbe condizionare le intenzioni di voto. Secondo l’82%, il ritorno di Mourinho non sarà sufficiente a Florentino per imporsi sul rivale. Riquelme sulla scelta del tecnico non si è sbilanciato, ma ha detto di voler “portare l’allenatore che tutti i tifosi sognano alla guida del Real”. Il nome in questione è quello di Jurgen Klopp, il più amato dai madridisti. Se però Riquelme non ha fatto apertamente il nome del tecnico tedesco, dal 2024 coordinatore delle attività calcistiche del gruppo Red Bull, la ragione è molto semplice: non sarà facile convincerlo a tornare in panchina. In Germania sono sicuri che Klopp sia il candidato numero uno per la nazionale, in caso di flop al mondiale.

Haaland, Rodri, Klopp, Mourinho (senza offesa per Konaté): l’universo Real è questo, non c’è da stupirsi. L’unica vera sorpresa, semmai, sarà il trionfo di Riquelme, CEO delle rinnovabili Cox Energy, soprannominato il “Re del Sole”, patrimonio stimato di 460 milioni di euro e ben 187 messi a disposizione nella battaglia per il club. Florentino è un abile imprenditore, ma potrebbe pentirsi di aver sottovalutato il suo avversario.

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The couple traveling with Bad Bunny to make coffee for the singer and his entire team

In September 2017, just as Abner Román and Karla Ly Quiñones were about to open the doors of Café Comunión in the Santurce neighborhood of San Juan, Puerto Rico, Hurricane Maria devastated the island.

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© Harold Camilo

Abner Román and Karla Ly Quiñones in their mobile coffee shop on Bad Bunny’s tour in Madrid.
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Inter, Dumfries al Real Madrid: è fatta. I Blancos pagheranno 20 milioni: perché la clausola è così bassa e non è mai stata tolta

È fatta: Denzel Dumfries lascia l’Inter e si trasferisce in Spagna, al Real Madrid, alla corte di José Mourinho. È questa la prima trattativa importante di calciomercato che coinvolge il calcio italiano e nello specifico la squadra campione d’Italia. I Blancos hanno l’accordo con il giocatore e pagheranno all’Inter la clausola rescissoria di 20 milioni di euro. L’esterno olandese – che giocherà i Mondiali con la propria nazionale – lascia i nerazzurri dopo 207 partite e 27 gol totali, 2 scudetti, 3 Supercoppe nazionali e 3 Coppe Italia. Ora l’Inter andrà dritta su Marco Palestra, cercando di anticipare la concorrenza nel minor tempo possibile per non incappare in un nuovo caso Lookman.

A tenere banco nelle ultime ore però è il prezzo di Dumfries, con diversi tifosi nerazzurri che continuano a chiedersi come mai la clausola rescissoria sia così bassa. Nonostante i problemi fisici e l’età che avanza (Dumfries ha 30 anni, compiuti qualche mese fa), rimane un giocatore di livello internazionale, tra i migliori interpreti del suo ruolo, con anche diversi gol nelle corde. Caratteristica non scontata per un esterno difensivo o comunque da 3-5-2. Dati e qualità che portano a pensare che 20 milioni per un giocatore del suo livello siano pochi visti i prezzi di oggi e le cifre folli che girano sul mercato.

Quella di Dumfries è una clausola rescissoria inserita nel suo contratto rinnovato nel 2024, su richiesta degli agenti: era una condizione necessaria per rinnovare. O il calciatore sarebbe andato via a parametro zero. I nerazzurri hanno cercato di tutelarsi inserendo una serie di condizioni: è valida solo per l’esterno, solo entro il 15 luglio e solo se i 20 milioni vengono pagati in un’unica soluzione. Motivo per cui lo scorso anno – nonostante l’ottimo campionato – nessuno aveva pagato la clausola. Ora c’è il Real Madrid, che dopo la delusione Alexander-Arnold cerca un terzino destro affidabile in questo nuovo corso di José Mourinho.

L’Inter intanto si è fiondata su Marco Palestra, esterno di proprietà dell’Atalanta che si è messo in evidenza con la maglia del Cagliari nell’ultimo campionato di Serie A. Il 21enne italiano – qualche giorno fa – aveva strizzato l’occhio ai nerazzurri durante la conferenza stampa di Coverciano con la nazionale: “Mi sono sempre sentito pronto per una big”. L’Inter ha offerto 40 milioni più bonus, ma all’Atalanta non basta: la richiesta è di 50.

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Ten nights, one stadium: Bad Bunny and the business of residencies

Bad Bunny performing at the Estadi Olímpic in Barcelona on May 22.

Bad Bunny performs today, June 1, at Metropolitano Stadium. He played on May 30 and 31, and will return on June 2, 3, and so on, for a total of 10 shows. In the entertainment industry, this is known as a musical residency — a series of concerts an artist stages in the same venue over a short period of time. There’s no exact number that defines one, but one of the core ideas behind the concept is impact: the more shows, the better.

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Bad Bunny’s concert at the Estadi Olímpic in Barcelona on May 22.
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Caetano Veloso: ‘Right now concern predominates within me; Brazil seems unable to save itself’

Caetano Veloso, in a video call from Lisbon, Portugal, speaks slowly with that blend of intellectual clarity and Bahian melancholy that for six decades has turned each of his interviews into something more like a philosophical conversation than a mere promotion of new albums or concerts. At age 83, the celebrated musician from Brazil is embarking on a tour titled Caetano nos festivais, which will stop in Madrid on June 4 and which he himself describes, without drama but with honesty, as perhaps his last visit to Spain. That is despite the close relationship he has always maintained with Spanish culture. There is no monumental nostalgia in his words; rather a physical weariness, a wise resignation, political concern and a bitter — though not yet defeated — view of the present. He speaks, without losing passion, about the military dictatorship his country suffered, about Silicon Valley, The Beatles, contemporary confusion and a Brazil that, in spite of everything, he still believes can “say something to the world.”

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© Jota Erre (AGIF via AFP / Europa Press)

Caetano Veloso during a concert in São Paulo, in November 2025.
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