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“Non vedo l’ora. Presenterò tutta la documentazione”: si accende lo scontro a distanza tra Milo Infante e Roberta Bruzzone. Il conduttore ha segnalato il comportamento della criminologa al Comitato etico Rai

Si accende lo scontro a distanza tra Milo Infante e Roberta Bruzzone. Una grana, l’ennesima, da risolvere per il servizio pubblico. La rottura tra la criminologa e il giornalista era avvenuta lo scorso novembre, dopo una lunga collaborazione, quando Bruzzone aveva lasciato lo studio di “Ore 14”invitando gli ospiti a “leggere le carte” suscitando la reazione immediata del padrone di casa: “Lo facciamo anche noi lo sforzo di leggerli, non le ha lette solo lei”.

Uno scontro che ha certamente lasciato strascichi. Bruzzone ,oltre a partecipare come opinionista a “La Vita in Diretta“, è anche conduttrice di “Nella mente di Narciso“, una docuserie in onda su RaiPlay e Rai2 prodotta da “La Casa Rossa”, la società di proprietà di Francesca Verdini, compagna di Matteo Salvini. Infante, conduttore ma anche vicedirettore degli Approfondimenti, ha segnalato il comportamento di Roberta Bruzzone al Comitato etico della Rai oltre che ai direttori Rai di competenza.

“Il conduttore sarebbe particolarmente risentito per alcuni commenti che la criminologa ha condiviso sui propri account social dopo la rottura. (…) Ha consegnato un dossier sugli insulti rivolti a lui al comitato, che ora dovrà decidere se sia opportuno affidare un ulteriore programma alla criminologa. La decisione è ancora lontana dal venire e, nel caso, non è detto che non si possa rimediare con delle scuse o altre tipologie di accordi”, fa sapere il Domani. Dopo la rottura Bruzzone aveva parlato di una “scelta doverosa” spiegando nel podcast Burnout di Selvaggia Lucarelli di aver lasciato il programma “perché è venuto meno il rapporto di amicizia con Milo Infante e di conseguenza tutto il resto“.

Domenica scorsa Giuseppe Malara, vicedirettore degli Approfondimenti, avrebbe incontrato la produttrice Francesca Verdini per discutere di quanto accaduto e valutare le diverse opzioni. “Apprendo dalla stampa che Milo Infante avrebbe ritenuto opportuno investire della questione il Comitato Etico Rai. Ne prendo atto con assoluta serenità. Anzi: non vedo l’ora di essere convocata, se davvero questo accadrà”, replica la criminologa a Fanpage.it: “Sarà quella la sede più opportuna per rappresentare, con puntualità e documentazione, tutto ciò che anche io ho da riferire in merito a condotte, modalità e dinamiche che mi riguardano direttamente. E che riguardano Infante. A quel punto vedremo, carte alla mano e non a colpi di suggestioni, chi abbia davvero rispettato il codice etico e chi, invece, lo abbia violato. Io sono pronta. Come sempre”, conclude Bruzzone.

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“Dopo diciannove anni di silenzio parla per la prima volta ai nostri microfoni Marco Poggi, il fratello di Chiara”: l’esclusiva di Quarto Grado

“La redazione di Quarto Grado firma una esclusiva pazzesca. Dopo diciannove anni di silenzio parla per la prima volta ai nostri microfoni Marco Poggi, il fratello di Chiara, assassinata nella villetta di Garlasco. È la sua prima intervista”, annuncia sui social Gianluigi Nuzzi. “Su Marco tante nuvole e tante fake news, racconterà il suo rapporto con Andrea Sempio, cosa è successo quel giorno e se era davvero in montagna”, continua il conduttore comunicando che l’intervista è stata realizzata dall’inviata Martina Maltagliati.

Uno scoop per il programma di Rete 4 che sarà trasmesso venerdì 5 giugno ma questa settimana eccezionalmente raddoppierà la sua messa in onda anche giovedì 4. Marco Poggi ha deciso di rompere il silenzio dopo le numerose speculazioni mediatiche in un caso ritornato, da oltre un anno, al centro della scena. In studio parlerà per la prima volta anche Mirko Capaldi, amico da oltre vent’anni di Andrea Sempio.

Il programma condotto da Nuzzi e Viero al giovedì sera prenderà il posto di Paolo Del Debbio che ha concluso il suo impegno stagionale con “Dritto e Rovescio“. Sfiderà anche questa settimana Milo Infante che venerdì sera saluterà il pubblico di Rai2 dopo la stagione dei record di “Ore 14” in daytime e in prima serata. Una sfida aperta e dichiarata che ha visto più volte i due giornalisti sfidarsi con un raddoppio della messa in onda del talk di Rai2.

Le puntate di “Quarto Grado” non saranno monografiche, oltre al caso Garlasco spazio alle ultime novità sul caso di Pamela Genini con in studio Francesco Doldi, unico indagato per vilipendio di cadavere e furto del corpo della vittima. Oltre agli aggiornamenti sulla vicenda delle donne avvelenate a Campobasso. Tra gli ospiti Roberta Bruzzone, Carmen Pugliese, Carmelo Abbate, Candida Morvillo, Massimo Picozzi, Paolo Colonnello, Caterina Collovati, Gabriella Marano e Marco Oliva.

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Belluno, sei giovani “bene” denunciati per il pestaggio a un cittadino egiziano: c’è anche il figlio dell’assessore al Sociale

Sei ragazzi, di cui due minorenni, avevano aggredito tre mesi fa un cittadino egiziano di 46 anni in una via di Belluno. Lo avevano colpito con calci e pugni di notte, e, non contenti del gesto di violenza privo di qualsiasi movente, se non quello dello stato di alterazione del gruppo, avevano ripreso la scena con i telefonini, postandola sui social. Le immagini sono diventate la principale prova d’accusa per gli agenti della Squadra mobile che hanno raccolto la dimostrazione inequivocabile di ciò che era accaduto. È stato lo strumento per identificare i componenti del branco. Sono così scattate le denunce alla Procura e alla Procura per i minorenni di Venezia, cui si è aggiunta una serie di Daspo urbani. La sorpresa, però, è venuta quando gli investigatori hanno rintracciato i ragazzi e sono risaliti alle loro famiglie: ne è emersa una storia che non ha nulla che vedere con il disagio sociale, perché i componenti del gruppo appartengono a famiglie borghesi.

Si tratta di quattro maggiorenni e di due minorenni. Luca Dal Pont, 19 anni, è figlio di Marco Dal Pont, assessore comunale a Belluno, che nella giunta guidata dal sindaco Oscar De Pellegrin si occupa di sociale, rapporti con le associazioni, politiche della famiglia e frazioni. Dando notizia dell’operazione, il questore Roberto Della Rocca ha annunciato che è sua intenzione incontrare i genitori dei denunciati per spiegare loro, oltre alla gravità dei fatti, anche i motivi per cui verrà temporaneamente interdetto l’accesso ad alcune zone di Belluno. “Ho trovato un atteggiamento di chiusura, di mancanza di consapevolezza. Hanno fornito risposte del tipo ‘avevo bevuto, non ricordo’. Ma non bisogna accettare questo tipo di risposte: l’alcol non è un alibi, non è un’attenuante, ma semmai un’aggravante”, ha dichiarato il Questore.

L’episodio è accaduto il 22 marzo, nella notte tra sabato e domenica, alla vigilia della “Sagra dei fisciot”, i fischietti da richiamo dei cacciatori, che si tiene in occasione dell’Antica festa della Madonna addolorata. Gli aggressori avevano incontrato sotto i portici il cittadino egiziano. Dagli sguardi minacciosi si era passati a qualche spinta, poi l’uomo si è divincolato, ma è stato inseguito. È cominciato il pestaggio, con calci e pugni in faccia., mentre i ragazzi ridevano. Dopo alcuni minuti l’intervento di un passante ha messo in fuga il gruppetto, che non ha perso l’occasione per mettersi in luce sui social. Il malcapitato è finito in ospedale con una prognosi di otto giorni per contusioni ed ematomi. I poliziotti hanno iniziato le indagini e sono arrivati alla compagnia che vive nella frazione di Castion. La denuncia non contiene la contestazione dell’aggravante dell’odio razziale.

Il coordinamento Liga Veneta Repubblica di Belluno ha diffuso un comunicato. “Esprimiamo la nostra vicinanza all’assessore Marco Dal Pont e alla sua famiglia, chiamati ad affrontare una situazione certamente difficile e dolorosa. Riteniamo ingiusto e semplicistico attribuire responsabilità automatiche ai genitori, ancor più quando questi ricoprono incarichi pubblici. Troppo spesso si tende a giudicare con superficialità chi svolge un ruolo istituzionale, come se le difficoltà educative e familiari fossero prerogativa esclusiva di altri. Le famiglie degli amministratori pubblici sono famiglie come tutte le altre. Non meritano di essere esposte a una gogna mediatica o a giudizi sommari”. Il gruppo politico, sorto nel 1999 da una scissione dalla Liga Veneta, aggiunge: “Quanto accaduto è particolarmente grave e deve essere affrontato con il rigore necessario da parte delle istituzioni e con senso di responsabilità da parte di tutte le famiglie coinvolte”.

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Olimpiadi 2026, in Valtellina FdI attacca la Lega. Anzi no. Ecco il comunicato-verità, poi minimizzato

Fratelli d’Italia contro la Lega, in provincia di Sondrio, a causa degli scandali e delle inchieste olimpiche, per smascherare quella Zona Franca che si è creata troppo a lungo attorno al grande evento celebrato tre mesi fa. C’era da strabuzzare gli occhi quando il Coordinamento Provinciale del partito di Giorgia Meloni ha diffuso un comunicato carico di sospetti e censure: “Appalti olimpici e inchiesta Simico: un silenzio che preoccupa”. Bastavano le prime righe per capire che non si trattava di un’allucinazione e si profilava una clamorosa spaccatura. “Le notizie relative all’inchiesta della Procura di Belluno che c

oinvolge i vertici di Simico (Società Infrastrutture Milano Cortina, che dipende dal ministero di Matteo Salvini, ndr) non possono lasciare indifferente il territorio valtellinese, direttamente interessato da importanti opere olimpiche finanziate con ingenti risorse pubbliche”. Già l’appello a non girarsi dall’altra parte di fronte all’indagine per turbativa d’asta riguardante la cabinovia incompiuta di Socrepes a Cortina appariva una novità. Da quando l’Italia ha ottenuto nel 2019 l’assegnazione dei Giochi, dal centrodestra si sono levate solo voci entusiastiche, rassicurazioni che tutto stava procedendo per il meglio, che le Olimpiadi a costo zero sarebbero state un successo.

La linea di Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia non è mai mutata in questo lungo arco di tempo, anzi ha visto i rappresentanti politici dei tre partiti (i ministri Andrea Abodi, Matteo Salvini e Antonio Tajani, con i governatori Attilio Fontana, Luca Zaia e Maurizio Fugatti) sempre schierati sul versante dell’ottimismo, a costo di negare l’evidenza. Il comunicato di FdI di Sondrio è nato da una giustificazione locale, dopo che Simico ha dato la disdetta al raggruppamento di imprese condotto dalla bresciana Graffer che aveva ricevuto l’incarico di costruire una cabinovia da 44,8 milioni anche a Bormio, oltre che a Cortina e Livigno. Si tratta di una delle tante eredità olimpiche, annunciate in pompa magna, che subisce uno stop in Valtellina e pone interrogativi anche sullo sviluppo dell’appalto nel Piccolo Tibet.

La denuncia dei meloniani continuava riferendosi all’inchiesta che coinvolge Graffer (indagata anche a Verbania per un impianto non olimpico) e Simico: “Sorprende il totale silenzio della Lega e dell’amministrazione comunale di Bormio, che negli ultimi anni hanno rivendicato come propri i risultati e gli investimenti legati alle Olimpiadi. Se fino a ieri qualcuno si attribuiva il merito delle opere, oggi è doveroso che gli stessi soggetti si assumano la responsabilità politica di spiegare ai cittadini quale sia lo stato effettivo degli interventi, quali procedure siano state adottate e quali garanzie siano state poste a tutela della trasparenza”.

Un attacco frontale. “Bormio rappresenta uno dei principali poli di investimento dell’intero progetto Milano-Cortina. Per questo Fratelli d’Italia chiede che il Sindaco di Bormio riferisca pubblicamente sullo stato delle opere e che venga resa disponibile una relazione aggiornata sugli affidamenti, sui cronoprogrammi e sulle eventuali criticità emerse nel corso della realizzazione degli interventi”. Per la verità il sindaco Silvia Cavazzi non è della Lega, ma di una lista civica. La conclusione della nota pone un problema a lungo trascurato: la rendicontazione della dispendiosissima organizzazione dei grandi eventi pagati con soldi pubblici. “Le Olimpiadi costituiscono un’occasione storica per la Valtellina. Proprio per questo non possono essere trasformate in una zona franca sottratta al confronto politico e al controllo pubblico. Chi ha governato e continua a governare il territorio ha il dovere di rispondere alle domande dei cittadini. Il tempo dei comunicati celebrativi è finito: è arrivato il momento della trasparenza e della responsabilità”.

Finalmente un po’ di verità attorno alle Olimpiadi? L’epoca dei silenzi politici complici è giunta al capolinea, anche se con colpevole ritardo? Niente di tutto questo. Dopo poche ore il coordinatore provinciale di FdI, Francesco Romualdi, ha fornito l’interpretazione autentica del comunicato emesso dallo stesso Coordinamento Provinciale da lui presieduto. Il dietrofront è plateale. “Fratelli d’Italia ha il massimo rispetto per la Lega e non ha alcun dubbio che le indagini confermeranno il buon lavoro di tutte le forze politiche che hanno insieme lavorato per la buona riuscita delle Olimpiadi. Non esiste alcun caso politico con la Lega”. Strano, sembrava esattamente il contrario. Il diktat di Romualdi non ammette repliche. “Confido che le inutili discussioni e speculazioni scaturite dalla nota di ieri si trasformino in una sana e salda collaborazione che il territorio provinciale richiede”.

La sindaca Cavazzi, da noi interpellata, ha elogiato i benefici di legacy per il territorio, glissando su qualsiasi riflessione critica o autocritica. Gli unici che si sono esercitati in questa funzione necessaria per la buona amministrazione sono stati in questi anni gli ambientalisti, Alleanza Verdi Sinistra e il Movimento Cinquestelle. Tutto il resto, a destra e non solo, compone una desolante Zona Franca che, evidentemente, non è solo una prerogativa economica di Livigno, dove non si pagano Iva e accise, ma comprende un’enorme area grigia delle istituzioni. Vietato parlare di spese folli, opere fatte male, ritardi o incompiute. Un silenzio scaltro, compiacente e compiaciuto, domina nelle vallate del Nord, benedette da una nevicata di miliardi.

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“Bianca stai conducendo un programma su Rete4, non puoi essere d’accordo con me sul Governo. Non posso più dire un cazz*”, “Io dico quello che penso su Rai3 e su Rete4”: scontro Iacchetti-Berlinguer

Un botta e risposta tra Enzo Iacchetti e Bianca Berlinguer ha tenuto banco nel corso dell’ultima puntata di “È Sempre CartaBianca“. Il conduttore nel rivedere le immagini storiche del 2 giugno 1946 fornisce un suo primo commento: “Sono immagini contrarie a quello che si è visto recentemente. È inutile che si parli di democrazia o di un altro tipo di democrazia. La maggioranza di questo governo ha già dimostrato simpatie per un regime poco democratico per cui io resto dell’idea che dovrebbero avere vergogna”.

La padrona di casa chiede all’ospite a quale regime si stesse riferendo: “Quello di adesso, santo cielo. Stanno cercando di togliere gli articoli dalla Costituzione in ogni modo, e speriamo che non riescano a farlo, perché se no non c’è una democrazia”. Il comico si sofferma poi sull’assenza di moltissimi esponenti di Fratelli d’Italia al ricordo di Giacomo Matteotti: “Mi fanno sempre ridere le cose che dice la Meloni. Lei e il suo Governo non sono sempre vicinissimi alla Repubblica. Lo dimostra il fatto che quando si è onorato Matteotti alla Camera, Fratelli d’Italia non si è presentata, quindi questo governo è simpatizzante del fascismo. L’aula deserta per la commemorazione di Matteotti è stato uno degli atti più sconsiderati di un Governo, perché è come essere complici di chi lo ha ammazzato e chi lo ha ammazzato lo sappiamo benissimo, non è che si può negare”.

“Complici mi sembra eccessivo”, interviene Berlinguer. “Bianca almeno tu cerca di capirmi, io non parlo come un libro, complici nel senso che erano solo una decina, nessuno ammette mai un errore. Figurati se dico se sono stati loro a uccidere Matteotti. Sennò domani sono sui giornali, anche se a me quello che scrivono non me ne frega niente“, la replica di Iacchetti. La giornalista prova a frenare: “Tu gli dai un significato molto connotato, può darsi che tu abbia ragione, secondo me è stata una scelta di disinteresse”.

Da qui la stoccata del conduttore di Striscia la notizia: “Ma certo che ho ragione, Bianca tu sei troppo democratica, stai conducendo un programma su Rete4 ed è logico e consequenziale che tu non possa essere completamente d’accordo con me”. Berlinguer piccata reagisce: “Oddio no, aspetta. Questa francamente non la capisco, quindi me la devi spiegare. Perché io conduco e dico tutto quello che penso, non è che mi costringo ad avere un pensiero diverso perché sto conducendo su Rete4 o su Rai3“.

“Ma perché tu devi giustificare una mia frase? Lasciala lì”, insiste Iacchetti. “Mi sembrava un po’ forte”, spiega Berlinguer. “E che forte sia, l’aula era vuota perché nessuno voleva andare a quella commemorazione, e forse qualcuno anche di sinistra. Questo è il mio dire, non offenderti però! Sennò non vengo più, non posso dire più un ca**o da nessuna parte”, conclude il conduttore. “Tu puoi dire quello che vuoi, perché mai mi dovrei offendere”, la chiosa della giornalista.

“Quando si è onorato Matteotti alla Camera, i Fratelli d’Italia non si sono presentati. Il Governo italiano simpatizza per il fascismo”

Enzo Iacchetti è ospite a #ÈsempreCartabianca pic.twitter.com/9d2s2MrEKf

— È sempre Cartabianca (@CartabiancaR4) June 2, 2026

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Da Venezia a Rimini i pescatori fermano i motori, la protesta contro il governo e il caro-carburante: “Lavoriamo in perdita”

Parte da Chioggia e Caorle la rivolta anti-governativa dei pescatori dell’Adriatico a causa del caro gasolio a seguito della Guerra del Golfo e di una serie di inadempienze nel pagamento degli arretrati del fermo-pesca. Dall’1 giugno è cominciata la settimana di agitazione che ha portato una cinquantina di barche a fermare i motori in provincia di Venezia. Hanno deciso di restare in porto e di stendere lenzuoli bianchi con le scritte: “Salviamo la pesca”, “Stanchi delle promesse non mantenute”, “Burocrazia troppo lenta, blocca gli aiuti necessari” e “Chiediamo il rinnovo del credito d’imposta”. La decisione è stata presa durante un’assemblea che si è tenuta al mercato ittico di Chioggia, presenti anche alcuni rappresentanti di Pila e Goro, ed è cominciata la mobilitazione per coinvolgere le altre marinerie dell’Adriatico. Rimini e Termoli hanno già dato la loro adesione.

I punti della controversia sono quattro. Innanzitutto il rimborso del credito d’imposta sul prezzo del gasolio. “Attendiamo i fondi da tre mesi – spiega l’armatore chioggiotto Elio Dall’Acqua – e fino adesso, non solo non è arrivato niente, ma ancora non abbiamo i codici per poterli richiedere”. Visto l’aumento dei costi del carburante c’è, inoltre, la richiesta dei pescatori di prolungare il decreto sul credito d’imposta sul gasolio almeno fino a fine anno. Ritardi sono stati denunciati anche nei compensi per il fermo biologico 2024 mentre è stata richiesta la liquidazione del fermo relativo al 2025. In quarto luogo c’è una serie di altri finanziamenti promessi, ma non concretizzati. “Se non ci facciamo sentire diamo la sensazione che anche se il gasolio è schizzato a 1,35 euro al litro noi si riesca a guadagnare lo stesso, anche se in realtà non è così”.

I pescatori sostengono di lavorare in perdita. Marco Spinadin: “Il costo del carburante è alto, abbiamo imprese troppo energivore, una settimana di uscite in mare può costare dai 5 ai 6mila euro. Abbiamo dovuto aprire questo momento di agitazione in quanto abbiamo bisogno che vengano compresi i problemi del settore e che il governo stia dalla nostra parte”. L’armatore Dall’Acqua: “Stiamo facendo un atto dimostrativo, più che uno sciopero, per rendere noti i problemi che la nostra categoria sta vivendo. Sappiamo che i tempi dettati dalla burocrazia sono lunghi ma siamo fiduciosi. Con noi stanno aderendo le marinerie di Caorle, Pila, Goro, Porto Garibaldi. Altre si fermeranno dal 3 giugno, quasi tutto l’alto Adriatico”.

Un altro armatore, Roberto Penzo, intervistato dal Gazzettino di Venezia, fa alcuni calcoli: “Per due settimane di lavoro ho riempito i serbatoi con 14.600 euro, pagati in contanti perché non si fa più credito. Il credito di imposta del 20 per cento, ora che il gasolio è cresciuto, aiuterebbe: è una misura che dividiamo con i marinai, con l’equipaggio, che è la parte che soffre maggiormente della situazione”. A Caorle il portavoce dei pescatori, Riccardo Gusso, ha aggiunto: “Il costante aumento del costo del carburante sta erodendo i margini economici delle imprese di pesca fino a compromettere la sostenibilità dell’attività. Una situazione che rende sempre più difficile garantire il pagamento degli stipendi agli equipaggi”.

Anche a Rimini si fermano i 25 pescherecci della Cooperativa lavoratori del mare. “È praticamente impossibile andare avanti così – ha dichiarato al Corriere di Romagna il presidente della cooperativa Mauro Zangoli – Ogni imbarcazione vanta crediti tra i 13mila e i 42mila euro: da 10mila a 30mila di credito d’imposta non erogato per marzo, aprile e maggio, da 3mila a 12mila di contributo per il fermo pesca. Su ogni barca lavorano 5-6 pescatori. Il prezzo del gasolio è passato dai 60 centesimi al litro di inizio marzo a 1,20 euro al litro, costringendo le barche a dimezzare le uscite settimanali, da quattro a due giorni”.

In copertina una foto d’archivio

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Stop Weaponizing Everything!!!

Jan Marco Müller, the European Commission official who drafted the EU’s new science diplomacy framework, just said the quiet part out loud: “Science diplomacy is not about being nice to each other.” Yes, it is, dumbass. That was the whole point. For centuries, science diplomacy worked precisely because it allowed ordinary human beings to humanize […]
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