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Carrère a Travaglio: “Ho votato Macron, ma è il candidato perfetto per i ricchi. E poi è infastidito dal fatto che le persone non siano intelligenti quanto lui”

“L’ultima volta, francamente, ho votato per Macron. Il problema con Macron è che è il candidato perfetto solo per persone come me, della classe media, per le quali le cose non vanno poi così male. Ovviamente, siamo contenti di avere uno come Macron, che dopotutto è intelligente, che non ci mette in imbarazzo all’estero, che è tutto questo. Ma il problema con Macron è che è un candidato per le persone benestanti. E ci sono più persone che stanno male che persone benestanti. E le persone che stanno male non apprezzano Macron“. E’ un passaggio dell’intervista di Marco Travaglio allo scrittore Emmanuel Carrère (qui l’integrale).

Da una parte, dice Carrère, “è una persona animata da un’ambizione piuttosto nobile, sia per se stesso, sia per il suo destino, sia per il suo Paese”. Dall’altra “Macron è infastidito dal fatto che le persone non siano intelligenti quanto lui. Quindi, la maggior parte delle persone non è intelligente quanto Macron. Lui capisce tutto, analizza tutto bene. E quindi molte persone hanno l’impressione che Macron non le disprezzi nemmeno, ma che non capisca nemmeno la loro esistenza. No, non è assolutamente così. Questo è ciò che lo penalizza”. Il paragone è con un predecessore Valéry Giscard d’Estaing: “Era lo stesso tipo di persona, un tipo molto intelligente, molto brillante, che voleva il meglio per il suo paese, una sorta di modernizzazione del suo paese, tutto questo. E a un certo punto, tutta la Francia ha visto Giscard come un tipo arrogante, che non capiva niente, che era… E penso che Macron sia in qualche modo esposto alla stessa sorte, sì”.

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Sicilia, chiesto l’arresto per corruzione del deputato regionale Riccardo Gallo (Forza Italia): appalti e incarichi a moglie e uomini di fiducia

Le assunzioni di mogli, figli, generi e collaboratori di politici del centrodestra nel Centro per la formazione permanente e l’aggiornamento del personale del servizio sanitario (Cefpas) sarebbero state in parte pilotate dal deputato regionale forzista Riccardo Gallo Afflitto. La Procura di Caltanissetta, guidata da Salvatore De Luca, ha chiesto l’arresto per corruzione del politico azzurro nell’inchiesta sul Cefpas, che coinvolge altre sette persone ed è legata all’affidamento di incarichi e di appalti all’interno dell’ente regionale. Dovranno presentarsi davanti al gip di Caltanissetta per gli interrogatori preventivi anche il direttore dell’ente Roberto Sanfilippo, il dirigente generale dell’Asp di Caltanissetta, Giuseppe Capodieci, i funzionari dell’ente Gioacchino Pontillo e Maria Luisa Zoda, il medico in quiescenza Salvatore Enrico Giambelluca, l’imprenditore Pietro Tritone, legale della società Sice Srl, e il funzionario regionale in quiescenza Vincenzo Raitano. Al fattoquotidiano.it risultano 8 richieste di misure cautelari e 12 indagati.

Gli incarichi alla moglie e alle persone di fiducia

Secondo l’indagine della mobile di Caltanissetta e dello Sco di Roma, il deputato forzista avrebbe favorito la nomina al Cefpas di Roberto Sanfilippo da marzo 2023, e per i successivi tre anni, e lo avrebbe mantenuto “in carica sin quando si fosse attenuto” alle sue direttive. In cambio, il manager avrebbe “asservito le funzioni e i poteri connessi al suo ruolo dirigenziale agli interessi e alle indicazioni” del deputato, assegnando “l’incarico dirigenziale per esperto amministrativo giuridico a Pontillo, uomo di fiducia” di Gallo, e alla moglie del deputato Simona Sinagra (per la quale non è stata chiesta nessuna misura cautelare) “quattro incarichi di consulenza e la sottoscrizione di un contratto a tempo pieno e determinato” nell’ente. Sanfilippo, in concorso con il deputato e il dg Asp Agrigento Giuseppe Capodieci, avrebbero sottoscrizione l’accordo quadro tra Cefpas-Asp per le “procedure di distacco del personale fra i due enti”, che avrebbe consentito alla “moglie del deputato” di lavorare nella città dei Templi.

Sempre sotto le indicazioni di Gallo Afflitto, il manager Sanfilippo avrebbe affidato l’appalto “per la realizzazione di una biblioteca digitale” a Domenico Reina (per la quale non è stata chiesta nessuna misura cautelare), fratello del cardinale Baldassarre Reina. Gli investigatori ritengono che Reina sia “privo di competenza in materie”. In questa vicenda, rispondono di falso ideologico i due funzionari dell’ente Pontillo e Zoda. Sarebbe stato introdotto sempre dal deputato Gallo Afflitto anche l’imprenditore Pietro Tirone (Sice Srl), accusato di corruzione e che si è aggiudica l’appalto per “lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria del patrimonio Cefpas 2023-2027. In cambio, l’imprenditore si sarebbe messo a disposizione del politico. Infine Raitano risponde di atto contrario ai doveri d’ufficio perché in qualità di componente della commissione di valutazione dell’ente avrebbe favorito Pontillo, accettando “la promessa di futuri incarichi”.

Il Ras agrigentino all’ombra di Dell’Utri e Alfano (e le accuse dei pentiti archiviate)

Chi è Gallo Afflitto? Cresciuto sotto l’ala protettiva dell’ex ministro Angelino Alfano, Gallo Afflitto è ritenuto uno dei ras delle preferenze nell’agrigentino, avendo seguito le orme del co-fondatore di Forza Italia, Marcello Dell’Utri, e diventando poi luogotenente del viceré azzurro Gianfranco Micciché . Nel 2008 è eletto consigliere nella provincia di Agrigento con il PdL, per poi fondare il movimento di fede forzista “Patto per il Territorio di Agrigento”, che grazie all’inciucio con il Partito Democratico, contribuisce all’elezione a sindaco della città della valle dei Templi, di Marco Zambuto, genero di Totò Cuffaro. In seguito, è eletto deputato alla Camera nel 2013, per poi ottenere lo scranno a Palazzo dei Normanni sempre con il centrodestra nel 2017, all’interno della coalizione a sostegno di Nello Musumeci, ottenendo nell’agrigentino 7341 preferenze. Quattro anni dopo, si riconferma all’assemblea regionale siciliana come primo degli eletti nelle fila degli azzurri nella lista “In Sicilia – Renato Schifani Presidente”.

Il cognome del deputato è stato in passato tirato in ballo da due collaboratori di giustizia. Prima dal pentito Daniele Sciabica, che si è auto-accusato di diversi omicidi di mafia tra il 1985 e il 1988, per conto del clan mafioso Grassonelli di Porto Empedocle. Sciabica accusa Gallo Afflitto di concorso in omicidio, ma la Dda di Palermo archivia l’indagine. In seguito è stato l’architetto-massone Giuseppe Tuzzolino a citare il deputato in relazione a presunti intrecci di assunzioni nella Girgenti Acque, società che gestiva l’ato idrico nell’agrigentino. Le dichiarazioni di Tuzzolino però non convincono la Dda di Caltanissetta, che in seguito ha arrestato il pentito per calunnia aggravata.

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Commissione Ue, deroghe al Patto anche l’energia: per l’Italia 14 miliardi. Giorgetti: “Soddisfatto, accolte nostre proposte”

Possibili deroghe al Patto di stabilità europeo non solo per la Difesa ma anche per l’energia, sull’onda della crisi petrolifera innescata dalla guerra in Iran aperta da Usa e Israele. Lo ha annunciato il commissario Valdis Dombrovskis: “Proponiamo una flessibilità fiscale limitata per affrontare le sfide della crisi energetica. Consiste nell’estendere l’ambito di applicazione della Clausola nazionale di salvaguardia per la difesa, includendo anche misure che accelerino la transizione e l’uscita dalla dipendenza dai combustibili fossili. Nello specifico, proponiamo la possibilità di usare fino allo 0,3% del Pil all’anno nel 2026, 2027 e 2028 per misure che rafforzino la resilienza strutturale del sistema energetico” con “un limite cumulato pari allo 0,6% del Pil nell’arco dei 3 anni”. Per l’Italia si stimano tra 13 e 14 miliardi di euro.

Dombrovskis chiama l’Italia e Giorgetti esulta

Dombrovskis ha subito chiamato in causa l’Italia: “Considerato il forte interesse per questa soluzione di flessibilità fiscale, posso presumere che sarà interessata a utilizzarla”. E infatti è arrivato il commento entusiastico del ministro delle Finanze Giancarlo Giorgetti, a stretto giro: “Sono soddisfatto perché la Commissione, impensabile fino a qualche mese fa, ha recepito le nostre proposte, frutto di un lavoro lungo, serio e riservato”. “Nel momento in cui verranno precisati i limiti di utilizzo – prosegue Giorgetti – il Mef si riserva di fare le proposte più mirate a tutela di imprese e famiglie. Naturalmente la valutazione deve essere fatta complessivamente e dovrà tener conto anche delle ultime stime fornite dalla Commissione e degli elementi contenuti nelle raccomandazioni della Commissione che testimoniano lo sforzo e la serietà nella gestione della finanza pubblica italiana”.

La Commissione tuttavia non intende allargare troppo i cordoni della borsa: lo 0,3 per cento del Pil non si potrà utilizzare tutti e tre gli anni. Nel triennio si può arrivare alla soglia massima, cumulativa, dello 0,6 per cento del prodotto interno lordo. Non solo: la deroga “rimane all’interno del limite esistente dell’1,5% del Pil previsto dalla Clausola nazionale di salvaguardia per la difesa”. Dunque per gli Stati che “hanno già utilizzato l’intera flessibilità dell’1,5% del Pil”, “sarebbe necessaria una valutazione aggiuntiva della sostenibilità del debito“.

La proposta di Meloni e la ramanzina Ue all’Italia: “Costi tra i più alti per la dipendenza mdal gas, accelerare sulle rinnovabili”

Quella del commissario Dombrovskis è la risposta dell’esecutivo Ue alla richiesta recapitata da Giorgia Meloni a Ursula von der Leyen, e anche a quella avanzata dalla Spagna per bocca del ministro dell’Economia Carlos Cuerpo. La proposta iberica, diversamente da quella italiana, era specificamente focalizzata sulle spese ‘green’. La Commissione è “consapevole” delle conseguenze economiche e sociali dell’attuale shock energetico, nonché dell’importanza di sostenere le famiglie e le imprese “vulnerabili”, salvaguardando al contempo la “competitività” e la “resilienza economica” dell’Europa.

Nelle raccomandazioni specifiche per l’Italia pubblicate oggi da palazzo Berlaymont nel pacchetto del Semestre europeo, l’esecutivo Ue bacchetta Roma per i costi eccessivi dell’energia: “L’Italia si trova ad affrontare tra i prezzi dell’elettricità più alti dell’UE a causa della sua dipendenza strutturale dalla costosa produzione di energia da centrali a gas. Questo, e in particolare l’elevato rapporto tra il prezzo dell’elettricità e quello del gas, rappresenta un ostacolo fondamentale all’elettrificazione sia per le famiglie che per l’industria. Nonostante il significativo potenziale non sfruttato, la crescita delle energie rinnovabili è troppo lenta per raggiungere gli obiettivi del 2030: accelerare la diffusione delle energie rinnovabili contribuirebbe a mitigare i prezzi dell’elettricità nel medio termine”.

“Un sostegno continuo attraverso aste per le energie rinnovabili e lo stoccaggio, nonché la piena attuazione della riforma del sistema di autorizzazioni “Testo Unico” anche a livello regionale, sosterrebbero questo obiettivo”, suggerisce la Commissione. “L’integrazione di quote maggiori di energie rinnovabili richiede un’accelerazione degli investimenti per rafforzare la rete elettrica e ridurre le congestioni, limitando al contempo l’impatto sulle bollette dei consumatori. Ciò include investire nelle interconnessioni transfrontaliere e affrontare i ritardi di connessione alla rete di distribuzione. L’Italia dovrebbe inoltre continuare a promuovere la flessibilità non fossile, come lo stoccaggio e i meccanismi di gestione della domanda”. Per tutto questo, l’Ue raccomanda all’Italia di “accelerare l’elettrificazione e intensificare gli sforzi per la diffusione delle energie rinnovabili e dei sistemi di accumulo, anche attraverso la piena attuazione delle riforme in materia di autorizzazioni, in particolare a livello subnazionale, e investendo nella rete elettrica”.

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