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Etgar Keret, writer: ‘Living in Israel today is like living in a zombie movie’

Etgar Keret on May 11 at his home in Tel Aviv.

Writer Etgar Keret (Ramat Gan, Israel, 58) had planned to deliver his ninth book of short stories to his publisher on October 8, 2023. He had picked the date at random: he produces one every seven years or so and sets himself a firm deadline. Two days earlier, he told his wife, Shira Geffen — the screenwriter and filmmaker who wrote the film Jellyfish (2007), directed by Keret and awarded at Cannes — that he felt the book had become too dark because of the personal and political events that had marked him in preceding years: his mother’s death, the coronavirus pandemic, a herniated disc, the return to power of Benjamin Netanyahu with the most right-wing government in the country’s history… His wife advised him to reread it calmly the next day and, if he still felt that way, to ask the publisher for an extension.

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Etgar Keret poses with his rabbit before the interview, at his home in Tel Aviv.
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Truffa Covid Visibilia, la Consulta ammette il ricorso del Senato sull’audio di Daniela Santanchè. L’ex ministra “aiutata” dalla sentenza Renzi

La Corte Costituzionale ha dichiarato “ammissibile” il conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato promosso dal Senato, a gennaio, in difesa di Daniela Santanché e contro la procura di Milano che, nell’ipotesi della difesa dell’ex ministra, condivisa da palazzo Madama, avrebbe dovuto chiedere l’autorizzazione preventiva per acquisire chat, mail e registrazioni di dipendenti dell’ex ministra del Turismo. La vicenda che è approdata alla Consulta riguarda l’indagine a carico della senatrice di Fdi, accusata di truffa aggravata all’Inps in relazione alla cassa integrazione nel periodo Covid per alcuni lavoratori pendenti di Visibilia. Gli avvocati difensori Salvatore Pino e Nicolò Pelanda avevano sostenuto a Milano che, essendo i messaggi equiparabili ormai a corrispondenza privata, come stabilito dalla stessa Corte costituzionale per il caso Renzi-Open, i pm non possono usare questo materiale probatorio, acquisito senza autorizzazione del Senato. Ora la Corte costituzionale ha deciso che “esiste la materia di un conflitto, la cui risoluzione spetta alla competenza di questa Corte”. L’ordinanza sarà “immediatamente” trasmessa al Senato, che ha 60 giorni di tempo per trasmetterla alla procura di Milano. Dopo ci sono 30 giorni di tempo per deposito memorie e fissazione dell’udienza di merito. La sentenza della Corte, quando ci sarà, verosimilmente darà ragione a Santanché, dato la sua precedente sentenza “storica”. Messaggi, mail, registrazioni sono equiparabili a “corrispondenza” e, quindi, come nel caso di “classiche” intercettazioni, per l’utilizzo ci vuole l’autorizzazione della Camera di appartenenza del parlamentare coinvolto sia se indagato ma anche se si è solo scambiato mail o messaggi con un indagato.

Tutto nasce dal conflitto sollevato dal Senato su richiesta di Matteo Renzi, per l’indagine della procura di Firenze sulla fondazione Open. Nel 2023 la Consulta diede ragione all’ex premier, ampliando il concetto di immunità per i parlamentari, stabilito dall’articolo 68 della Costituzione. La Corte con quella sentenza ha cambiato la procedura delle indagini dei pm che si imbattono in deputati e senatori: ha stabilito che i pm non potevano acquisire “senza preventiva autorizzazione del Senato” mail e Whatsapp: né quelli di Renzi, parlamentare, e neppure quelli “a lui diretti, conservati in dispositivi elettronici appartenenti a terzi, oggetto di provvedimenti di sequestro nell’ambito di un procedimento penale a carico dello stesso parlamentare e di terzi”. Una sentenza quella della Corte che ha ribaltato quanto aveva stabilito con diverse sentenze la Cassazione, secondo la quale invece quel tipo di messaggistica era equiparabile a “documentazione” e quindi come tale senza obbligo di autorizzazione parlamentare. Dal 2023, invece, le cose sono cambiate, tanto che di recente proprio la procura di Milano, che sta indagando sulla scalata Mps-Mediobanca, ha chiesto l’autorizzazione preventiva alle Camere per poter visionare ed estrarre le chat presenti nel cellulare dell’ex dirigente del Ministero dell’Economia (Mef) Marcello Sala, dato che lo stesso Sala ha “avvertito” i pm di avere scambiato messaggi con 9 tra parlamentari e membri del governo, tra cui i ministri Giancarlo Giorgetti e Matteo Salvini, non indagati. Un’altra autorizzazione è stata richiesta alla Camera dei deputati, nei giorni scorsi, dalla procura di Roma che vuole visionare i messaggi scambiati tra l’ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro, FdI e Mauro Caroccia, condannato per intestazione fittizia di beni del clan Senese. Delmastro e suoi amici di Fdi di Biella, non indagati, erano soci della “Bisteccheria d’Italia”, ristorante romani, insieme a Miriam Caroccia, figlia diciottenne di Mauro.

Tornando alla sentenza della Corte sul caso Renzi, i giudici, nel 2023, stabilirono che bisogna adeguarsi ai tempi: la “corrispondenza” – tutelata dall’articolo 15 della Costituzione, comminato con l’articolo 68, quello sulle guarentigie parlamentari – ai giorni nostri non può che essere costituita prevalentemente da messaggistica elettronica: “Lo scambio di messaggi elettronici, e-mail, Sms, WhatsApp e simili” rappresenta “di per sé una forma di corrispondenza a tutti gli effetti”. Sempre la Corte criticò la Cassazione che fino ad allora aveva stabilito diversamente: “Sostenere il contrario, (che i messaggi elettronici non siano corrispondenza, ndr) in un momento storico nel quale la corrispondenza cartacea, trasmessa tramite il servizio postale e telegrafico, è ormai relegata a un ruolo di secondo piano, significherebbe deprimere radicalmente la valenza della prerogativa parlamentare”. La Cassazione, invece, aveva sostenuto che “i dati informatici acquisiti dalla memoria del telefono” – sms, WhatsApp, mail – “hanno natura di meri documenti, di tal che la relativa attività acquisitiva non soggiace alle regole” per la corrispondenza. Ma da tre anni per la Corte costituzionale sono “corrispondenza” e quella decisione è diventato uno scudo anche per non parlamentari indagati, di solito potenti imprenditori, finanzieri, banchieri, che magari si sono scambiati un paio di messaggi con un deputato o senatore o hanno mandato una semplice mail in copia. Magari, come mossa preventiva in caso di indagine: se il Parlamento non dà l’autorizzazione all’utilizzo, sia pure il deputato o il senatore in questione non sia indagato, il gioco è fatto.

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With time running out for him, Trump searches for an exit from the war in Iran

In the war with Iran, the sense of urgency has shifted sides. In February, the United States and Israel judged it so urgent to start the conflict that they were prepared to launch a massive strike and kill the supreme leader, Ali Khamenei, even amid negotiations; three months later it is Donald Trump who is trying to keep alive the talks that would definitively end the conflict, while Tehran remains firm. The U.S. president showed that attitude again on Monday when he ordered Israel’s prime minister, Benjamin Netanyahu, to halt the airstrikes the latter had announced on Beirut. The aim? To prevent the feared derailment of negotiations with the ayatollahs.

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© Stringer (REUTERS)

Israeli strikes on southern Lebanon this Tuesday.
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The other Carmen Navas: The tireless families searching for relatives who disappeared in Venezuela’s prisons

María Emely Delgado crossed paths with Carmen Navas several times this year: at the offices of the NGO Foro Penal, at the Public Ministry, and once at the El Rodeo prison on the outskirts of Caracas. Delgado is 63 years old, Navas was 82. Both were looking for their sons, who disappeared after being arbitrarily detained. Carmen Navas died 10 days after finding her son Víctor Hugo in a cemetery. She had spent 16 months searching for him. María Emely has still not found Jorgen. “You have to be in these shoes to know what this is like,” says the retired teacher, who has been wearing them for almost two years. “Her son had been missing for less time than mine; with Jorgen I’m now coming up on 22 months without news of him.”

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© Ronald Peña R (EFE)

People hold candles during a vigil in honor of Carmen Navas in Caracas, Venezuela.
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WWII internment of travellers: French survivors fight for recognition

Throughout World War II, discriminatory policies saw thousands of Romani, Sinti, Manush, Yenish and travellers displaced across France, imprisoned in vast internment camps and sent to extermination camps in Eastern Europe. Eighty years ago, the last travellers were freed from French internment camps. Our reporters Antonia Kerrigan and Valentine Erba went to meet with a French survivor of internment.

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