Reading view

Comunali, ecco quanto è finita davvero la sfida tra centrodestra e centrosinistra nei capoluoghi

Il centrosinistra vince 10-6 sul centrodestra le comunali 2026 nei capoluoghi di provincia. Nelle precedenti consultazioni il centrosinistra si impose 8-5. Il centrosinistra strappa al primo turno al centrodestra Pistoia, al ballottaggio Agrigento. Nel primo turno il centrosinistra ha conquistato Enna (da Italia viva) e Avellino (da liste civiche). Confermati al primo turno i sindaci di Mantova, Andria, Prato e Salerno. Al ballottaggio i sindaci di Chieti e Trani.

Il centrodestra strappa al primo turno al centrosinistra il sindaco di Reggio Calabria, al ballottaggio Lecco. Nel primo turno il centrodestra ha conquistato Crotone (da liste civiche). Confermato al primo turno il sindaco di Venezia. Al ballottaggio i sindaci di Arezzo e Macerata. Le liste civiche confermano al primo turno i sindaci di Fermo e Sanluri. A Tempio Pausania ci sarà il ballottaggio il 21 e 22 giugno tra due candidati espressione di liste civiche. Sud chiama Nord ha confermato al primo turno il sindaco di Messina.

“Dopo aver vinto al primo turno conquistando amministrazioni come Reggio Calabria e Venezia, città su cui Schlein e Conte avevano puntato tutto, per la sinistra un’altra giornata amara. Il conto totale su 118 comuni al voto li vede passare da 59 a 50 sindaci, una debacle: se gli piace festeggiare in questo modo, a noi va benissimo. Nella tornata amministrativa di oggi i cittadini confermano la fiducia ai candidati del centrodestra, che si afferma chiaramente come una coalizione solida con amministratori affidabili e credibili agli occhi degli elettori, contro una sinistra sfaldata e litigiosa”. Lo afferma il responsabile organizzazione di FdI, Giovanni Donzelli.

Al termine dei ballottaggi, il centrosinistra si conferma avanti sia nei Comuni capoluogo che nelle città con più di 15.000 abitanti. Dei 16 capoluoghi di provincia il centrosinistra ne conquista 10, strappandone due al centrodestra che si ferma a 6. Altrettanto interessanti sono i risultati in città di medie dimensioni – come Molfetta, Castelfranco Veneto, Legnano, Somma Vesuviana, solo per citarne alcune – in cui sono stati eletti sindaci e sindache del campo progressista. Dove il centrosinistra si presenta unito e con proposte credibili è convincente e riesce a conquistare il consenso della maggioranza dei cittadini e delle cittadine. Il lavoro fatto in questi anni dal PD e dalla sua segretaria Elly Schlein ha dato buoni risultati e rende il centrosinistra competitivo anche a livello nazionale. Lo afferma Marina Sereni della segreteria del Partito Democratico.

L'articolo Comunali, ecco quanto è finita davvero la sfida tra centrodestra e centrosinistra nei capoluoghi proviene da Affaritaliani.it.

  •  

Ballottaggi elezioni comunali, Meloni esulta: “Avanti così”. Schlein: “Ha problemi con la calcolatrice, ha vinto il centrosinistra”. Ecco tutti i numeri

Hanno vinto tutti, come al solito. Ha vinto il centrodestra, che tiene Arezzo e Macerata e si prende Lecco. Ma ha vinto anche il centrosinistra, che trionfa – a sorpresa – ad Agrigento e si conferma a Chieti e Trani. E dunque, a stare a sentire i politici degli opposti schieramenti, c’è da festeggiare. Tuttavia a ben guardare le elezioni amministrative nel complesso non ha vinto né l’uno né l’altro. Sì, perché nei 118 comuni con più di 15mila abitanti al voto quest’anno tanto il centrodestra quanto il centrosinistra perdono sindaci. Chi vincono, quindi? I civici.

Tutti i risultati

L’elaborazione è pubblicata da YouTrend: dopo la tornata del 2026 il centrosinistra, in termini assoluti, porta a casa 50 città, 40 invece il centrodestra. Qual era la situazione prima del voto? Il centrosinistra aveva 59 sindaci, 42 il centrodestra. E dunque è boom per i candidati civici, che da 17 passano a 28.

Nei 18 capoluoghi di provincia il centrosinistra ne porta a casa dieci, sei il centrodestra e due i civici. E qui sì che per i due schieramenti c’è un miglioramento: il primo partiva da otto, il secondo da cinque. Dunque un piccolo incremento per entrambi. I ballottaggi di oggi, invece, dicono che c’è stato un sostanziale equilibrio: tre a tre, col centrodestra che ha strappato Lecco e il centrosinistra, come detto, Agrigento. Per Lorenzo Pregliasco di YouTrend “i capoluoghi confermano la tendenza del primo turno, di un certo equilibrio. L’affluenza registra un calo fisiologico di circa otto punti” e si conferma il “punto debole dei ballottaggio che tendono a vedere una partecipazione inferiore”. L’affluenza si è attestata al 52,07%, in calo di oltre otto punti.

Centrodestra vs centrosinistra

La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nel pomeriggio ha fatto sapere, attraverso i social, che è soddisfatta del risultato, che conferma “ancora una volta la forza del centrodestra, la solidità della coalizione e il suo radicamento nei territori. Avanti così, con serietà e concretezza”. Per Antonio Tajani “il centrodestra vince moltissimi ballottaggi e si conferma la coalizione protagonista”. Soddisfazione anche per la Lega, con la ministra per la Disabilità, Alessandra Locatelli, secondo cui “la Lega vince a Lecco, Arezzo, Macerata e in tantissimi altri comuni e vince il centrodestra”, e con Matteo Salvini, che ha affidato ai social poche parole di circostanza, impegnato com’è nella gestione degli scossoni all’interno del partito e con una probabile riorganizzazione dei vertici.

A Meloni risponde prima Matteo Renzi, su X: “Nei comuni capoluogo è finita 10-6 per il centrosinistra. Sulla politica internazionale non ci hanno invitato a Londra. Sulla politica economica peggiorano debito, stipendi, bollette e produttività. E tu ci dici ‘avanti così?’ Chi si contenta gode, capisco. Ma così è troppo”. Poi tocca a Elly Schlein: “Vedo che continua ad avere problemi con la calcolatrice. Che si tratti di ammettere i troppo scarsi investimenti sulla sanità pubblica di questo governo o i risultati delle amministrative, il tentativo è sempre lo stesso: capovolgere la realtà. Quanto a noi, avevamo detto che i conti li avremmo fatti alla fine. Su 18 capoluoghi al voto, tra primo turno e ballottaggi, al centrosinistra vanno 8 sindaci e al centrodestra 6 sindaci. Belle vittorie a Agrigento, dove governavano loro, a Chieti e a Trani. Già al primo turno tra i comuni sopra i 15mila abitanti il centrosinistra ha vinto in 37 e il centrodestra in 25, cui si aggiungono numerosi comuni vinti in questo secondo turno, come la splendida vittoria di Molfetta. Al di là della propaganda di Meloni e Salvini, anche in questa tornata elettorale i numeri fotografano una chiara affermazione dell’alleanza progressista, con il Pd primo partito in gran parte del Paese”.

Sempre per i dem, c’è il responsabile organizzazione Igor Taruffi: “Alle vittorie di Mantova, Pistoia, Prato, Avellino e Andria al primo turno si aggiungono oggi Chieti, Trani e Agrigento al ballottaggio. Numeri ancora più chiari se si tiene conto dei risultati di altri due capoluoghi quali Salerno ed Enna già assegnati al primo turno in cui a prevalere non è stato certo il centrodestra”. E infine, il caso Molfetta, con Manuel Minervini di Rifondazione, sostenuto dal campo largo: “La vittoria netta del candidato del campo progressista è una nota particolarmente preziosa maturata in condizioni difficili ma che segnala l’affermazione anche del nuovo corso del Pd, che ha scelto di costruire l’alleanza progressista dicendo no a trasformismi e ambiguità”.

Il caso Vigevano e il No al referendum

A far parlare di sé, dopo il primo turno, era stata la seconda città più popolosa della provincia di Pavia – dopo il capoluogo – vale a dire Vigevano. E lo aveva fatto per il risultato oltre le aspettative del candidato di Roberto Vannacci, che correva senza simbolo (per ragioni organizzative), Fulvio Suvilla. Il candidato di Futuro Nazionale, infatti, aveva preso oltre il 14% dei voti, mentre Salvini aveva commissariato il partito dopo il disastro elettorale (il candidato del Carroccio è stato escluso dal ballottaggio). Nei giorni scorsi, Vannacci ha dato l’indicazione di non appoggiare nessuno, e di fare scheda bianca o nulla. Oggi ha vinto il candidato di Forza Italia, Paolo Previde Massara. E dall’analisi dei flussi elettorali di YouTrend, risulta che il 52% di chi aveva espresso il voto per Fuvilla è rimasto a casa, mentre il 41% ha dato la propria preferenza a Previde Massara.

Interessante un’altra elaborazione di YouTrend, che ha preso in considerazione il voto al referendum costituzionale dello scorso 22-23 marzo. Incrociando i dati tra le elezioni comunali e il referendum, emerge che il centrodestra “ha conquistato 25 comuni nei quali aveva prevalso il No. Al contrario, ci sono 6 comuni in cui aveva vinto il Sì ma in cui si è affermato il centrosinistra. Sebbene in questa tornata i comuni sopra i 15mila abitanti in cui il No aveva prevalso siano nettamente più numerosi rispetto a quelli in cui aveva vinto il Sì (91 contro 27), il dato evidenzia come il consenso raccolto dal No al referendum non si sia tradotto automaticamente in un sostegno ai candidati di centrosinistra alle amministrative”.

L'articolo Ballottaggi elezioni comunali, Meloni esulta: “Avanti così”. Schlein: “Ha problemi con la calcolatrice, ha vinto il centrosinistra”. Ecco tutti i numeri proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

In Puglia neo-sindaci di Rifondazione e M5s. Acerbo: “Dopo Mamdani a New York, ecco Minervini a Molfetta”

Uno di Rifondazione Comunista, l’altro del Movimento Cinque Stelle. Nel giorno in cui perde la sindaca di Foggia, dimessasi per tensioni interne alla maggioranza, il campo largo conquista due paesi della Puglia con due candidati “radicali”. Il ballottaggio delle amministrative consegna la guida del Comune di Molfetta a Manuel Minervini, eletto con il 67,47% dei voti, e quella di San Vito dei Normanni a Marco Ruggiero, con un successo al fotofinish. Entrambi vengono da partiti che rappresentano le ali “esterne” del centrosinistra.

Minervini, addirittura, è un esponente di Rifondazione Comunista. Alla fine, come raccontato da Il Fatto Quotidiano, era stato l’unica figura a riuscire ad aggregare l’intero centrosinistra per riprendersi una città che nel 2025 aveva visto la giunta decapitata da un’inchiesta che aveva coinvolto l’allora sindaco con l’accusa di appalti in cambio di voti. Ingegnere meccanico di 36 anni, il neo-sindaco fa politica da quando aveva 15 anni: era partito dall’associazionismo di base, poi aveva fatto parte nei movimenti contro l’austerità post-governo Monti e dal sei anni è in Rifondazione.

La sua affermazione ha fatto festeggiare il segretario del partito, Maurizio Acerbo, con un paragone a stelle e strisce: “Dopo Mamdani a New York la conferma che c’è voglia di sinistra viene dalla vittoria del nostro compagno Manuel Minervini a Molfetta. Si può vincere coinvolgendo i giovani e il popolo del No con idee chiare e di sinistra – ha detto – La corsa al centro e il trasformismo hanno aperto la strada alla destra. Intorno a un giovane candidato di Rifondazione Comunista come Manuel si è creato un movimento giovanile e popolare e un fronte costituzionale e democratico pieno di entusiasmo e partecipazione”.

Un centinaio di chilometri più a sud, in provincia di Brindisi, ecco un’altra sorpresa: la vittoria di Marco Ruggiero a San Vito dei Normanni. Espressione del Movimento Cinque Stelle, e sostenuto dall’intero centrosinistra, Ruggiero ha superato al ballottaggio il candidato del centrodestra Giacomo Viva con il 51,48% delle preferenze. San Vito era amministrato dal centrodestra con l’ex sindaca Silvana Errico, fuori dal ballottaggio in una guerra tutta a destra e una frattura che ha fatto sentire i suoi strascichi anche al secondo turno. Viva, infatti, era stato il candidato più suffragato al primo turno, con il 38%, ma è uscito sconfitto nella volata finale. “Da domani sono certo – ha detto il neo sindaco – metteremo da parte le posizioni avute. Il ballottaggio è un’elezione a se. Non bisogna dimenticare la bassa affluenza al primo e secondo turno. Sono tutti piccoli segnali che dobbiamo mettere insieme per poter programmare e coinvolgere la cittadinanza nelle politiche dei prossimi cinque anni”.

L'articolo In Puglia neo-sindaci di Rifondazione e M5s. Acerbo: “Dopo Mamdani a New York, ecco Minervini a Molfetta” proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Agrigento al ballottaggio: tra richieste di arresto, centrodestra in difficoltà e accuse “stupefacenti” al candidato del campo largo

Inchieste giudiziarie, apparentamenti sottoscritti e saltati poche ore dopo e poi attacchi al candidato del centrosinistra per una sua proposta di legge sulla cannabis quando era deputato. Ad Agrigento, la città che ha dato i natali al drammaturgo e premio Nobel Luigi Pirandello, la campagna elettorale per il ballottaggio si è trasformata non tanto nella trama di uno spettacolo teatrale quanto in quella di un film statunitense, un mix tra commedia e thriller.

La richiesta d’arresto

L’ultimo colpo di scena, a pochi giorni dal voto, è la richiesta d’arresto per il deputato regionale di Forza Italia, Riccardo Gallo. La procura di Caltanissetta lo accusa di corruzione per appalti e incarichi alla moglie e a suoi uomini di fiducia nell’ambito di un’inchiesta che riguarda il Centro per la formazione del personale del servizio sanitario (Cefpas). Una notizia che travolge come una valanga Dino Alonge – il candidato sindaco ad Agrigento di Forza Italia, Fratelli d’Italia e Mpa – ancora alle prese con la batosta elettorale del primo turno.

Gli altri big indagati

Adesso tutti i suoi principali sponsor politici – gli stessi che hanno sostenuto l’amministrazione uscente protagonista del flop e delle numerose gaffe di Agrigento Capitale della Cultura 2025 – sono alle prese con guai con la giustizia. Oltre a Gallo, infatti, anche il parlamentare nazionale di Fdi, Calogero Pisano, è indagato, ma per truffa e peculato, in un’indagine sull’uso di fondi regionali e comunali destinati a eventi culturali, mentre il deputato regionale del Mpa, Roberto Di Mauro, è coinvolto nell’inchiesta della Procura di Agrigento su un giro di tangenti nelle pubbliche forniture, compresi i lavori per la nuova rete idrica della città. Il tridente del candidato Alonge si trova pertanto azzoppato.

Centrodestra ancora diviso

Il primo tempo di questa pellicola era stato disastroso per il candidato principale del centrodestra che, per poco, ha rischiato il colpo del KO. Il responso delle urne del 24 e 25 maggio è stato molto penalizzante per lui. Le liste che lo sostenevano hanno sfiorato il 60% dei consensi, ma di questi voti lui ne ha persi per strada tanti, piazzandosi in seconda posizione. Il voto disgiunto ha toccato infatti cifre record spingendo al ballottaggio il candidato di ControCorrente, sostenuto anche da Pd e M5s, Michele Sondano. In nome della “pacificazione” della città Alonge ha così provato a ricompattare il centrodestra (Lega e Dc sostenevano un altro candidato, l’ex deputato regionale Luigi Gentile). Ma è stato inutile.

Le mosse di Alonge

Allora Alonge ha provato a chiudere un accordo con il candidato civico Giuseppe Di Rosa. Un corteggiamento durato pochissimo, così come il successivo “divorzio”. Di Rosa dopo avere attaccato duramente e per mesi i partiti che sostenevano Alonge e l’amministrazione uscente ha cambiato idea e ha chiuso un’intesa con la promessa di essere nominato vicesindaco. Un accordo, è stato spiegato, in nome di una vecchia amicizia che li legava nonostante le critiche mosse pochi giorni prima: “Anche grandi calciatori di serie A sono passati dal Milan all’Inter”, ha detto Di Rosa in conferenza stampa con un infelice parallelismo con il calciomercato. Designato nella lista di assessori di Alonge, però, pochi minuti dopo l’ex candidato civico si ritira lamentando presunti insulti ricevuti dal candidato Sodano all’interno dei corridoi del Comune. Il suo nome, comunque, sarebbe rimasto tra quelli della squadra di Alonge consegnata ufficialmente in Municipio.

Gli attacchi di Manlio Messina

Tra beghe locali ecco che arriva l’intervento “dall’esterno”. Probabilmente dai partiti che governano a Roma e a Palermo il rischio di perdere un capoluogo di provincia non è molto gradito. Così ecco arrivare in soccorso un parlamentare nazionale, il catanese Manlio Messina. Con un video sui social attacca a tutto campo Sodano, la sua giunta e il fondatore di ControCorrente, il deputato regionale ed ex iena Ismaele La Vardera che è alla prima importante prova elettorale del suo nuovo movimento. Messina ricorda che Sodano, quando era deputato, ha presentato una proposta di legge per legalizzare in Italia la cannabis e che, poco prima, aveva acquistato delle azioni di un’azienda canadese che opera nel settore della cannabis sanitaria. Quindi punta il dito contro una sorta di conflitto di interessi. Pubblica immagini create con l’intelligenza artificiale di La Vardera in una Valle dei Templi piena di piante di marijuana e parla di parenti di alcuni assessori designati da Sodano con presunti problemi con la giustizia o legami con politici democristiani.

L’ex Fdi e “l’operazione verità” annullata

Ma chi è Manlio Messina? È quel deputato nazionale, ed ex assessore regionale di Nello Musumeci, che a fine luglio del 2025 ha lasciato Fratelli d’Italia senza dare particolari motivazioni. Nell’aprile scorso ha annunciato una conferenza stampa affermando che era arrivato il momento di raccontare la verità sul suo addio al partito di Giorgia Meloni. L’attesa era alta, ma lui ci ha ripensato e ha annullato tutto: “Niente rivelazioni per non aiutare la sinistra”, dirà. Adesso eccolo riapparire, questa volta per inserirsi all’interno della campagna elettorale del ballottaggio ad Agrigento.

La replica di Sodano

Michele Sodano, che per meno di 260 voti ha sfiorato l’elezione al primo turno (in Sicilia, infatti, basta superare il 40% per essere proclamati sindaci), ha replicato punto per punto a quella che ha definito una “macchina del fango ad orologeria” portata avanti da Messina. Tra le altre cose ha ricordato che la sua proposta di legge “supportata dalla Direzione Investigativa Antimafia” prevedeva “l’autocoltivazione, ossia la possibilità di coltivare in casa” come avviene in tanti altri Stati. Una legge che, sottolinea, non avrebbe potuto quindi agevolare l’azienda canadese. “Avete provato ad intimidirci, ad aprire i nostri armadi. Se è questo quello che avete trovato, vi apriamo pure i nostri cassetti”, ha concluso. Una vittoria di Sodano rappresenterebbe un rilevante cambio politico per la Città dei Templi: gli unici sindaci eletti con alleanze trasversali, che includevano forze di centrosinistra, provenivano comunque dall’universo del centrodestra e qui hanno continuato a orbitare.

La parola agli elettori

In questo clima si arriva al voto. Lunedì si conoscerà il nome del nuovo sindaco di Agrigento. Gli elettori, al primo turno, hanno operato una sorta di rivoluzione a metà. Hanno praticato in massa il voto disgiunto ma hanno consegnato la maggioranza del consiglio comunale al centrodestra (19 consiglieri su 24): i più votati, tra l’altro, sono stati assessori uscenti e attuali consiglieri comunali, anche loro protagonisti degli ultimi cinque anni di vita amministrativa della città. Tra poco si scoprirà se il segnale dato al primo turno porterà all’elezione del primo vero sindaco di centrosinistra ad Agrigento o se il centrodestra manterrà la storica roccaforte. Non resta che guardare il finale del film.

L'articolo Agrigento al ballottaggio: tra richieste di arresto, centrodestra in difficoltà e accuse “stupefacenti” al candidato del campo largo proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  
❌