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Stasi ai pm sul posacenere trovato in casa Poggi: “Io non fumavo, Chiara nemmeno, i genitori erano partiti. Qualcosa che non torna”

Il 20 maggio scorso, Alberto Stasi è stato ascoltato dai magistrati della Procura di Pavia che più di un anno fa, hanno riaperto le indagini sull’omicidio di Chiara Poggi. Il 20 maggio scorso, Alberto Stasi è stato ascoltato dai magistrati della Procura di Pavia che, più di un anno fa, hanno riaperto le indagini sull’omicidio di Chiara Poggi. Nel corso dell’interrogatorio, l’ex fidanzato della vittima ha affrontato alcuni dei temi centrali della nuova inchiesta: dal rapporto con Andrea Sempio, che sostiene di non aver mai conosciuto né sentito nominare prima della rilettura degli atti, ai dubbi sullo scontrino di Vigevano e sulle telefonate ricevute da Chiara pochi giorni prima del delitto. Nel verbale trovano spazio anche i riferimenti ai video intimi della coppia, la ricostruzione della mattina del 13 agosto 2007, il mistero del muretto danneggiato all’esterno della villetta, la cosiddetta impronta 33 e persino il posacenere trovato in casa Poggi, un dettaglio che continua a sollevare interrogativi, ma che ha la sua logica spiegazione nel fatto che il papà della vittima, è un accanito fumatore e che il posacenere era semplicemente sporco.

Stasi su Sempio

Dai panni di condannato ha indossato quelli di testimone del crimine che da mesi è al centro delle cronache e dei dibattiti televisivi: il delitto di Garlasco. A colpire l’attenzione sono stavolta le parole di Stasi, sull’unico indagato che è al centro della nuova inchiesta: Andrea Sempio. Stasi ha dichiarato e ribadito di non aver neanche mai sentito il suo nome, prima che la Procura di Pavia riaprisse il caso.

Ai pm ha dichiarato: “Prima di leggere le Sit messe a disposizione dalla procura di Vigevano non sapevo che esistesse una persona che si chiamava Andrea Sempio. Questo è uno dei passaggi più interessanti dell’interrogatorio all’allora fidanzato di Chiara Poggi, assassinata il 13 agosto 2007 nella villetta di famiglia a Garlasco (mentre i genitori e il fratello erano in villeggiatura in montagna). Le immagini sono state trasmesse in esclusiva Quarta Repubblica su Rete4. Per quell’efferato delitto, l’ex studente della Bocconi sta scontando una condanna definitiva a 16 anni. Al procuratore Fabio Napoleone che gli ha chiesto apertamente se avesse mai avuto sospetti su Andrea Sempio, Alberto Stasi ha risposto con un secco e deciso: “No” e ha aggiunto: “Non l’ho Mai visto, mai sentito, confermo che prima di leggere quelle Sit non sapevo neanche esistesse”.

Lo scontrino a Vigevano

Ma Stasi non nega che c’è un tratto del nuovo indagato Sempio che aveva richiamato la sua attenzione ed ecco quale: “Mi aveva personalmente incuriosito, insospettito la questione dello scontrino, mi aveva lasciato un po’ sorpreso, perché io normalmente non conservo uno scontrino del parcheggio per anni e lo esibisco al bisogno”. Il riferimento è allo scontrino del parcheggio di Vigevano, custodito da quel giorno dalla famiglia Sempio e ritenuto negli anni un pezzo fondamentale del suo alibi.

Le ricerche di Sempio

Al centro delle domande poste a Stasi da Napoleone, ci sono documenti e scritti già acquisiti dai carabinieri del Nucleo investigativo di Milano. Tra questi, ci sono tutte le ricerche effettuate da Sempio sul caso Garlasco e sullo stesso Stasi. “Dimostrano una personalità particolare”, ha fatto notare il procuratore ad Alberto, parlando di questi documenti come di “un magma su cui dobbiamo approfondire”. Quest’attenzione di Sempio, che è un amico storico del fratello della vittima Marco Poggi, è stata definita da Napoleone come morbosa. Ma Stasi non ha cavalcato le osservazioni dell’inquirente e ha preferito prendere le distanze dal nuovo indagato: “Mai visto, mai sentito“.

Le telefonate

Ci sono poi le ormai note telefonate sospette ricevute da Chiara Poggi pochi giorni prima dell’omicidio, tra il 7 e l’8 agosto 2007, proprio da Andrea Sempio. Telefonate di cui Alberto non sapeva nulla, come ha confermato durante questo interrogatorio ai magistrati di Pavia. “Non me l’ha riferito”, è stata la replica di Stasi che ha aggiunto: “Se in quel momento l’avesse reputato importante magari me l’avrebbe detto. Non saprei dire, dare un motivo del perché”. Alla domanda se Chiara gli avesse mai parlato di Andrea Sempio, l’ex bocconiano ha confermato quanto già detto: “No, no…”. Nessun accenno, nessun sospetto condiviso, nessun riferimento a presenze considerate anomale nella cerchia degli amici del fratello.

Le avances e il video intimo

Nel corso del verbale sono emersi anche i dettagli della loro sfera intima, della vita di coppia. Stasi ha ricordato agli inquirenti che Chiara gli aveva invece parlato delle avances di un collega, di cui la ragazza parlò anche alle sue cugine, e gemelle Cappa. Gli inquirenti hanno chiesto a Stasi dei video intimi tra lui e Chiara, di cui si è tornati a discutere dopo alcune intercettazioni attribuite a Sempio. Napoleone ha chiesto a Stasi se fosse al corrente se questi video fossero stati diffusi o meno, all’epoca dei fatti. “Che io sappia no, a distanza di tanto tempo direi di no”, è stata la risposta di Stasi. Alberto ricorda però di un accadimento preciso, nei giorni successivi al delitto. Ecco quanto ha ricordato davanti ai pm: “Marco (Poggi, ndr), durante una visita in casa ancora ad agosto 2007, prendendomi quasi da parte mi chiese se era vero che c’erano dei video sessuali, diciamo così, tra me e Chiara. Credo perché in quei giorni erano uscite forse delle notizie sul punto”. Secondo Stasi, però, Chiara non aveva mai mostrato preoccupazione che qualcuno potesse aver scoperto quei filmati.

Le parole di Marco Poggi

La sua testimonianza si incrocia a quella del fratello della vittima che ha negato di aver visto i video prima del delitto e ritiene che nonostante sia per lui assurda, l’unica ipotesi plausibile (per spiegare i soliloqui di Sempio) è che l’amico potesse avergli rubato la chiavetta per vederli, nonostante tutto questo gli sembri “folle”. Come ha risposto a queste ipotesi Andrea Sempio? Ha dichiarato più volte di non aver mai frequentato Chiara Poggi e di considerare incomprensibile il movente sessuale. Il suo soliloquio, intercettato in auto, sarebbe stato lo sfogo e lo scimmiottamento di alcune trasmissioni sul caso che lo vede indagato.

La ricostruzione di Stasi

I magistrati di Pavia hanno chiesto a Stasi anche del giorno stesso del delitto, ricostruendo quanto avvenne la mattina del 13 agosto 2007, quando Stasi giunse nella villetta di via Pascoli trovando la porta di casa semiaperta. Una casa tranquilla, ordinata e avvolta dal silenzio e dal caldo di Ferragosto. Ma l’ordine del piano terra, di cucina e soggiorno era stato già bruscamente ribaltato dal caos, sulla scala che conduceva verso il seminterrato, dove è stato trovato il corpo di Chiara Poggi, riverso sugli ultimi gradini. Ed ecco un altro frammento significativo di quel giorno: “Ricordo che non ho acceso nessun interruttore”, ha detto Stasi. “Però poi mi hanno detto che una luce era accesa perché hanno detto che gli operatori del 118 non avevano azionato interruttori, quindi evidentemente una, forse quella delle scale, era già stata accesa”.

Le motivazioni dei giudici

Questa sua ricostruzione però, fu considerata “incongrua, illogica e falsa” dai giudici dell’epoca che lo hanno condannato e dalla Cassazione. I giudici contestarono a Stasi che non era possibile che l’avesse vista già “a terra bianca in volto” quando era già coperta di sangue. Né che potesse aver attraversato il piano terra della villetta senza calpestare il sangue caduto sul pavimento dal punto in cui la vittima fu aggredita fino al trascinamento verso la tavernetta dove venne poi ritrovata. Dalle motivazioni della sentenza di condanna si legge: “Le modalità di rinvenimento del corpo di Chiara sono assimilabili a quelle dell’aggressore, non dello scopritore. Poi non sono state ritrovate tracce ematiche né sulle sue scarpe, né sui tappetini della sua auto”.

Il muretto rotto

Ma c’è un dettaglio della scena del crimine che neanche Stasi si spiega: ed è il pezzetto del muretto di cinta rotto, nel punto esatto in cui lui ha scavalcato per entrare nella villa. Stasi conferma di non averlo rotto lui e aggiunge ai pm che “i carabinieri, credo, abbiano detto di non averlo rotto loro, anche i genitori avevano detto che alla loro partenza il muro era intatto. Secondo me, lì… cioè, qualcuno può avere anche scavalcato” ha spiegato. E infine nel verbale, ultimo ma non per importanza, c’è un elemento diventato centrale nel dibattito sulle nuove indagini sul caso: la cosiddetta impronta 33. Quando il procuratore gli ha mostrato le immagini della traccia palmare impressa sulla parete destra a ridosso della scala che porta alla cantina dei Poggi, Stasi ha sospirato: “Avessimo avuto questo dato, nel 2007…”.

Napoleone ha confermato a Stasi il peso fondamentale di questa traccia legata al cosiddetto indizio biologico, sottolineando che “non è importante solo il fatto che ci sia quello di Sempio”, ma anche l’assenza di tracce riconducibili allo stesso Stasi sulla scena del crimine. Nella dinamica del delitto così come cristallizzata nelle sentenze, l’assassino difatti non fece i gradini ma lanciò il corpo di Chiara. Un’altra anomalia sottolineata da Stasi è la cenere ritrovata quel giorno nel posacenere di casa Poggi. Ha dichiarato Stasi ai Pm: “Io non fumavo, Chiara nemmeno, i genitori erano partiti da una settimana. C’è qualcosa che non torna. Ma non so darmi una risposta”. Il posacenere di metallo, come accertato durante le indagini, presentava una piccola quantità di cenere compatibile con la presenza in casa di un accanito fumatore, il papà di Chiara Poggi.

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Garlasco, Stasi-Sempio-mister X: il rebus del (giusto) lavandino. Garofano e le foto col Luminol

Il delitto di Garlasco resta un mistero di difficile lettura. Togliere Alberto Stasi dalla scena del crimine e collocarci al suo posto Andrea Sempio, porta a uno stravolgimento della dinamica del delitto. Ma la Procura di Pavia lavora su questi elementi, per i pm non è stato il fidanzato di Chiara a uccidere la sua ragazza ma l’amico del fratello, in seguito a un approccio sessuale rifiutato. Ma le prove in mano agli inquirenti a carico di Sempio non sono schiaccianti, accertato il presunto movente mancano però riscontri concreti. Anche ricostruendo la possibile dinamica del delitto restano molti dubbi e soprattutto ci sono fatti apparentemente inspiegabili. I legali dell’indagato sono certi di aver fornito tutte le perizie necessarie per smontare ogni accusa a carico di Sempio: dai soliloqui, al Dna sotto le unghie, fino all’impronta 33. Ma Cataliotti, uno degli avvocati dell’indagato, si è concentrato in particolare sulla “prova regina”. “Dimostreremo che le tracce di scarpe lasciate dal killer non sono compatibili con Sempio, questo sarà l’elemento che metterà la parola fine all’eventuale processo”.

Su quelle tracce di scarpe si era concentrato ai tempi anche l’ex comandate del Ris, il generale Luciano Garofano. In particolare, stando alle foto scattate dopo il trattamento col Luminol, sarebbe emerso che il killer si sarebbe lavato in bagno e non in cucina, come invece sostiene l’accusa. Un dato importante, visto che in quella stanza non ci sono tracce di Sempio. Per dimostrarlo, l’ex consulente della difesa di Andrea Sempio ha pubblicato le foto inedite scattate dai Ris nell’abitazione dei Poggi durante il sopralluogo della sua squadra nell’agosto 2007.

Provando a ricostruire i movimenti del killer e collocando solo Andrea Sempio sulla scena, il quadro che emerge è pieno di incongruenze oggettive. Il killer sarebbe entrato di nascosto in casa, probabilmente dopo un appostamento in giardino e forse anche “rompendo il muretto” di recinzione della villetta dei Poggi, come sostiene Stasi. A quel punto avrebbe aggredito Chiara in almeno tre punti della casa: divano, zona telefono e scale che portano alla cantina. La vittima si sarebbe difesa “15-20 minuti di scontro”, in base alla perizia della dottoressa Cattaneo. La presunta arma del delitto sarebbe stata un martello, presumibile che il killer si sia sporcato parecchio del sangue della vittima, se non anche ferito. Dopo l’omicidio quindi avrebbe avuto la necessità di lavarsi. Qui però qualcosa non torna.

La logica porterebbe a pensare al bagno, ma gli inquirenti credono invece che il killer si sia lavato nel lavabo della cucina (che non sarebbe mai stato analizzato). Ma proprio attraverso le foto scattate in cucina, Garofano fa notare che “nell’area sotto il lavandino della cucina non vi è alcuna traccia di scarpe insanguinate“. Le impronte, piuttosto, “si interrompono in corrispondenza del tavolo”. Alla luce di questi elementi Garofano, ex consulente di Sempio, sostiene che sia “logicamente improbabile” che, data la quantità di sangue riscontrata sulla scena del delitto, “l’assassino sia riuscito a raggiungere il lavandino senza lasciare nessuna traccia sul pavimento”.

Altro mistero poi, la fuga del killer. La nuova ipotesi porta a pensare che Sempio, secondo l’accusa, potrebbe essersi mosso a piedi attraverso i campi. La casa di sua nonna, dove effettivamente è stato quella mattina del 13 agosto 2007, dista infatti solo 500 metri. Sempio però, stando alle dichiarazioni della madre, sarebbe tornato a casa “con gli stessi vestiti che indossava al mattino e puliti“. Questo omicidio resta un mistero, troppe le cose che non tornano.

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“Marco Poggi pagato 50 mila euro per l’intervista? Ho querelato Fabrizio Corona e tornerò a querelarlo. A Quarto Grado il massimo è una pizza, forse pernottamento e volo”: parla Gianluigi Nuzzi

Marco Poggi ha rotto il silenzio a 19 anni dall’omicidio della sorella Chiara e lo ha fatto a Quarto Grado, la trasmissione condotta da Gianluigi Nuzzi e Alessandra Viero su Rete 4. “A me ha commosso la nostra Martina Maltagliati, che con una gravidanza al settimo mese, con quel suo bel pancione da dolce attesa, ha preso l’ennesimo treno, è andata a Mestre e ha condotto un’intervista così densa. Se c’è qualcuno a cui va il mio plauso è lei”, spiega il giornalista in un’intervista a Liberoquotidiano.

Nuzzi condivide anche le preoccupazioni espresse da Marco Poggi sull’eccessiva esposizione mediatica del caso e si rivolge al procuratore capo di Pavia. “Non me ne voglia il dottor Napoleone, però io mi aspettavo, di fronte a un’indagine che desta un così forte allarme sociale, una procura della Repubblica attenta anche a evitare che la gente finisse nelle ghigliottine delle fake news e della disinformazione. Invece l’unico comunicato afferente alle questioni mediatiche è dell’ottobre scorso ed è stato vergato per smentire quanto detto da Fabrizio Corona, che io ho querelato e che tornerò a querelare”.

L’ex re dei paparazzi ha infatti sostenuto che a Marco Poggi sarebbero stati corrisposti 50 mila euro per l’intervista concessa a Quarto Grado. Un’ipotesi che Nuzzi respinge con decisione: “Ma, vorrei sapere, quella cifra da dove gli viene? Perché proprio 50mila e non 100mila a questo punto, o addirittura un milione? A Quarto Grado il massimo che possiamo pagare è una pizza, mi creda. Forse un pernottamento o un volo aereo quando è necessario. Niente di più”.

Nell’intervista c’è spazio anche per un ricordo della visita nella casa della famiglia Poggi, a Garlasco: “Ci sono stato e ho salutato con rispetto i genitori di Chiara che hanno tolto le lancette ai loro orologi. In quella casa è rimasto tutto identico a due decenni fa, eccezion fatta per il tappetino del bagno. Fa parte di un’elaborazione del lutto che i coniugi Poggi hanno vissuto in maniera estremamente graduale perché, di fronte a una cosa così spaventosa, quale genitore riesce a tornare alla normalità?”.

Secondo Nuzzi, il caso Garlasco presenta “due punti senza precedenti”. “Il primo è che c’è una procura che riconsidera radicalmente quanto già stabilito dalla Corte di Cassazione e cerca di scrivere una pagina nuova. Questo, francamente, in Italia non è consueto“, osserva. Un fatto che, secondo il giornalista, rappresenta “un segno di salute per una magistratura che ha un senso di autocritica profondo”. Con una precisazione: “Tuttavia la speranza, adesso, è che non si replichino le sciatterie viste e patite sulla vita di Alberto Stasi“.

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Parla la mamma di Alberto Stasi: “Quando tornerà a casa, da innocente o da colpevole, penso che andremo al cimitero da Chiara Poggi”

La prima cosa che faremo insieme io e Alberto? Penso che andremo al cimitero da Chiara”. Ha parlato in rarissime occasioni Elisabetta Ligabò, la mamma di Alberto Stasi, e torna a farlo proprio pochi giorni dopo l’intervista concessa da Marco Poggi a Quarto Grado. Quasi fosse parte di una “instancabile battaglia mediatica”, come fa notare Selvaggia Lucarelli, secondo la quale “si sta cercando di capovolgere la narrazione su questa vicenda”. Se fino ad ora la madre di Stasi aveva deciso di vivere lontana dai riflettori la vicenda giudiziaria del figlio, oggi parla a Repubblica e racconta come ha vissuto l’ultimo anno ammettendo di essere fiduciosa rispetto al lavoro di “questi nuovi inquirenti e investigatori”.

CASO GARLASCO, PARLA LA MAMMA DI ALBERTO STASI

L’intervista parte dai nuovi indizi a carico dell’indagato Andrea Sempio, che Elisabetta Ligabò definisce “elementi forti”, tanto da spingerla a dire: “Sì, a questo punto, certo che ci credo! Spero fin dal 2007. Non potevo accettare quello che stava succedendo ad Alberto. L’ho sempre detto: se solo avessimo avuto, sia io sia mio marito, il minimo sospetto che fosse stato lui, io personalmente lo avrei preso e portato dai carabinieri”. La madre di Stasi ammette che “dopo la condanna del 2014 la fiducia nella giustizia è venuta a traballare” ma che “questa Procura ha lavorato in modo eccellente”. E a quelli che attaccano la Procura, replica tranchant: “Evidentemente non vogliono che si venga a sapere come sono andate le cose”.

LA VITA A GARLASCO E L’OPINIONE PUBBLICA SU STASI

Poi l’intervista si sposta su un piano più personale, a cominciare dalla vita a Garlasco, rivelando di non avere mai sentito uno sguardo addosso: “O, quanto meno, non li ho notati. Nessuno dei nostri amici si è allontanato o ha avuto sospetti. Io ho sempre fatto la mia vita tranquilla, preferisco stare in casa e non andare in giro. Ho dovuto occuparmi anche del negozio per sei anni, insieme ai due dipendenti, da quando è venuto a mancare mio marito”. Poi confessa che le cose oggi sono diverse, come se l’opinione pubblica avesse “cambiato idea” sul figlio: “Ho sempre avuto persone vicino a darmi conforto nei momenti difficili. Ma ho notato questo cambiamento, ho trovato molta solidarietà nelle piccole cose di tutti i giorni, quando esco in paese per le mie commissioni. Incontro persone che mi fermano e mi dicono: la posso abbracciare?”. E racconta di un episodio accaduto tre giorni fa, quando è andata in Comune per rinnovare la carta d’identità: “Una persona mai vista mi ha guardato e poi mi ha detto: forza, vedrà che questa volta ce la facciamo. Sono cose che aiutano ad andare avanti”.

IL RAPPORTO CON IL FIGLIO ALBERTO

Ma che rapporto hanno lei e il figlio Alberto? “Ci siamo dati forza l’uno con l’altra. Forse Alberto ne ha data più a me, anche se non era fisicamente presente”, ammette la Ligabò, che parla anche della morte del marito come di un momento molto doloro per loro. Oggi lei e Stasi hanno la possibilità di vedersi e di tornare a frequentarsi di più: “Vuol dire molto. Ma no, il rapporto non è cambiato, e lui è sempre lo stesso. Certo che la vita ci ha messo a dura prova”. A domanda diretta sulla prima cosa che faranno assieme quando Stasi tornerà a casa (“da innocente o colpevole”) a risposta è spiazzante: “Siamo già andati sulla tomba di mio marito Nicola, la prima volta che mio figlio ha avuto permesso di muoversi. Penso che andremo al cimitero da Chiara”.

IL RICORDO DI CHIARA POGGI

A proposito di Chiara Poggi, invece, che ricordo ha? “Veniva a casa nostra, anche se non spessissimo. E poi in quella al mare, quando andavano insieme. Erano due ragazzi stupendi. Mi rimane il suo sorriso: sorrideva sempre”. L’ultima volta che l’ha vista è stata nel luglio 2007, quando Stasi era già partito per Londra: “Chiara venne a prendere dei vestiti da portar su. Aveva una gonnellina rossa e una maglietta bianca. Sorridente, felice di andare a trovare Alberto. Comunque, Chiara è sempre nei miei pensieri e nelle mie preghiere. E so che lei da lassù ci sta proteggendo”. Un messaggio per la famiglia Poggi? “Preferisco di no”, risponde la donna. Nessuna parola neppure per Sempio e la famiglia. Ma, credendo all’innocenza del figlio, si sbilancia immaginando l’eventualità che il responsabile dell’omicidio sia rimasto libero per vent’anni: “Mi auguro che abbia vissuto male tutto questo tempo, se possiede una coscienza. Non sono una persona che augura il male agli altri, ma spero che non abbia trovato serenità”.

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“Essere accusato di essere coinvolto nell’omicidio di Chiara mi ha fatto male”: Marco Poggi parla in esclusiva a Quarto Grado. E aggiunge: “Hanno rovinato l’immagine di mia sorella”

Per diciannove anni ha scelto il silenzio. Ora Marco Poggi, fratello di Chiara Poggi, parla per la prima volta in televisione. Lo fa nella puntata di Quarto Grado in onda stasera, venerdì 5 giugno, su Rete 4, in un’intervista esclusiva annunciata dal programma condotto da Gianluigi Nuzzi e Alessandra Viero.

Marco Poggi aveva 19 anni quando, il 13 agosto 2007, sua sorella Chiara fu trovata uccisa nella villetta di famiglia di Garlasco, in provincia di Pavia. Oggi ne ha 37, vive in Veneto, lavora come impiegato e ha sempre scelto di restare lontano dai riflettori e dall’attenzione mediatica che negli anni ha accompagnato il caso.

Nelle anticipazioni diffuse da Quarto Grado, Poggi torna sulle accuse e sulle ricostruzioni che nel tempo hanno coinvolto anche lui. “Essere accusato di essere coinvolto nell’omicidio di Chiara mi ha fatto male. Chi indagava poteva smorzare alcune piste”. Poi le parole dedicate alla sorella: “Quello che mi dispiace di più è che hanno rovinato l’immagine di Chiara”.

A presentare l’intervista è Gianluigi Nuzzi, che sui social la definisce un documento eccezionale: “Su Marco tante nuvole e tante fake news. Racconterà il suo rapporto con Andrea Sempio, cosa è successo quel giorno e se era davvero in montagna“.

La scelta di parlare arriva in un momento in cui il delitto di Garlasco è tornato al centro dell’attenzione mediatica e giudiziaria. Tra i temi affrontati nell’intervista c’è appunto anche il rapporto con Andrea Sempio, amico di lunga data di Marco Poggi e oggi nuovamente al centro delle indagini aperte dalla Procura di Pavia.

Nel corso della conversazione, Poggi parla anche dell’impatto che la vicenda ha avuto sulla sua famiglia: “Ci siamo tornati dentro, forse più di prima. Spero che prima o poi abbiamo la possibilità di voltare pagina”.

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“Dopo diciannove anni di silenzio parla per la prima volta ai nostri microfoni Marco Poggi, il fratello di Chiara”: l’esclusiva di Quarto Grado

“La redazione di Quarto Grado firma una esclusiva pazzesca. Dopo diciannove anni di silenzio parla per la prima volta ai nostri microfoni Marco Poggi, il fratello di Chiara, assassinata nella villetta di Garlasco. È la sua prima intervista”, annuncia sui social Gianluigi Nuzzi. “Su Marco tante nuvole e tante fake news, racconterà il suo rapporto con Andrea Sempio, cosa è successo quel giorno e se era davvero in montagna”, continua il conduttore comunicando che l’intervista è stata realizzata dall’inviata Martina Maltagliati.

Uno scoop per il programma di Rete 4 che sarà trasmesso venerdì 5 giugno ma questa settimana eccezionalmente raddoppierà la sua messa in onda anche giovedì 4. Marco Poggi ha deciso di rompere il silenzio dopo le numerose speculazioni mediatiche in un caso ritornato, da oltre un anno, al centro della scena. In studio parlerà per la prima volta anche Mirko Capaldi, amico da oltre vent’anni di Andrea Sempio.

Il programma condotto da Nuzzi e Viero al giovedì sera prenderà il posto di Paolo Del Debbio che ha concluso il suo impegno stagionale con “Dritto e Rovescio“. Sfiderà anche questa settimana Milo Infante che venerdì sera saluterà il pubblico di Rai2 dopo la stagione dei record di “Ore 14” in daytime e in prima serata. Una sfida aperta e dichiarata che ha visto più volte i due giornalisti sfidarsi con un raddoppio della messa in onda del talk di Rai2.

Le puntate di “Quarto Grado” non saranno monografiche, oltre al caso Garlasco spazio alle ultime novità sul caso di Pamela Genini con in studio Francesco Doldi, unico indagato per vilipendio di cadavere e furto del corpo della vittima. Oltre agli aggiornamenti sulla vicenda delle donne avvelenate a Campobasso. Tra gli ospiti Roberta Bruzzone, Carmen Pugliese, Carmelo Abbate, Candida Morvillo, Massimo Picozzi, Paolo Colonnello, Caterina Collovati, Gabriella Marano e Marco Oliva.

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