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Più stipendio, diritto alla casa e trasporti gratis: la ricetta Pd contro la fuga dei giovani all’estero

La fuga all’estero degli italiani “è un esodo che ci è costato 170 miliardi di euro”, con “192mila giovani che se ne sono andati negli ultimi quattro anni, 630mila persone tra il 2021 e 2024. Una perdita da tutti i punti di vista, ma anche dal punto di vista economico. Questo non è ancora un Paese per giovani”. La segretaria del Pd, Elly Schlein, sceglie questi dati per illustrare un fenomeno che da anni porta all’estero un flusso sempre più consistente di connazionali, che decidono di lasciare l’Italia alla ricerca di migliori opportunità professionali e qualità di vita. E per questo presenta una rosa di iniziative che possano trattenere chi ha meno di 35 anni. “Proponiamo una serie di interventi concreti che vanno dall’aumento salariale di 200 euro al mese, per i primi tre anni sui nuovi contratti stabili attivati under 35; diritto alla casa; diritto al trasporto rendendo gratuito quello pubblico per i giovani studenti; sostegno alla ricerca con borse di studio per i dottorati nelle università del sud; fondi di sostegno all’imprenditoria giovanile nelle aree interne di questo Paese. Quindi un insieme di interventi concreti che possano dare una buona ragione per restare”. Il primo firmatario della proposta di legge, Marco Sarracino, responsabile Sud e Aree Interne nella segreteria nazionale ha indicato dove il Partito Democratico intende trovare le risorse. “Per gli interventi sui salari e per il sostegno all’abitare le risorse le prendiamo dagli extraprofitti delle imprese che faranno ricavi superiori a 50 milioni di euro l’anno”. “Partire – ha aggiunto – deve essere sempre una scelta fatta per arricchire il proprio percorso professionale e il proprio percorso di vita. Mai deve essere una scelta obbligata dalla mancanza di opportunità dove si nasce, dove si cresce, dove si studia, dove si lavora e dove si vuole restare”, ha concluso Schlein.

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El Niño sta già arrivando, tra caldo ed eventi estremi. Il segretario dell’Onu: “Gli impatti saranno ancora più forti”

L’Organizzazione meteorologica mondiale invita a prepararsi per El Niño, fenomeno climatico naturale che ciclicamente provoca un riscaldamento anomalo delle acque superficiali dell’Oceano Pacifico. Di solito si verifica ogni due/sette anni e dura dai nove ai dodici mesi. Inizia a svilupparsi tra marzo e giugno e raggiunge la sua intensità massima tra novembre e febbraio. Già normalmente, quindi, il fenomeno incide in modo significativo su temperature e precipitazioni in tutto il mondo. Gli esperti aspettano il prossimo evento e ne parlano da tempo. Molti ritengono che potrebbe essere il più intenso di questo secolo, tanto da indicarlo come un Super El Niño. Certamente, come già accaduto, innalzerà le temperature di tutto il mondo e intensificherà gli eventi estremi. Probabilmente, però, i suoi effetti saranno già evidenti prima di quanto non ci si aspettasse. Già da questa estate. Secondo un bollettino pubblicato dall’Organizzazione meteorologica mondiale, esiste l’80% di probabilità che si formi prima di settembre, quindi durante l’estate, e il 90% che continui fino al mese di novembre. Resta una certa incertezza sull’intensità e su quale sarà il picco di El Niño, ma la maggior parte delle previsioni dei modelli meteorologici suggerisce che si arriverà almeno a un’intensità moderata, non escludendo affatto un’intensità elevata. Di fatto, temperature superiori alla media sono previste quasi ovunque da giugno ad agosto.

L’allarme lanciato da Guterres

Dai modelli all’allarme lanciato da Antonio Guterres, segretario generale delle Nazioni Unite, l’uomo che da anni pronuncia discorsi sulla necessità di prepararsi agli effetti dei cambiamenti climatici. “I dati scientifici sono inequivocabili: c’è il 90% di possibilità che El Niño arrivi alle nostre porte nei prossimi mesi. Il mondo deve trattarlo come l’urgente avvertimento climatico che è. Le condizioni di El Niño – ha detto Guterres – getteranno benzina sul fuoco di un mondo in via di riscaldamento. Gli impatti saranno ancora più forti e si faranno sentire ancora più lontano. Attraverseranno i confini a una velocità devastante”. Per il segretario generale delle Nazioni Unite, come ha ribadito ormai innumerevoli volte “l’unica risposta efficace è un’azione climatica all’altezza della crisi. Si tratta di porre fine alla dipendenza dai combustibili fossili, accelerare la transizione verso le energie rinnovabili, proteggere i più vulnerabili e istituire sistemi di allarme rapido per tutti. D’altronde i bollettini su Niño e Niña dell’Omm sono la fonte di informazioni più affidabile al mondo in questo campo per i governi, le organizzazioni umanitarie e i settori sensibili al clima come l’agricoltura, la salute, l’energia e la gestione delle risorse idriche. E sono il risultato di una collaborazione tra l’Omm con l’Istituto internazionale di ricerca sul clima e la società.

I segnali dell’arrivo di El Niño

Secondo le osservazioni effettuate attraverso diverse piattaforme, da fine aprile a metà maggio, la temperatura della superficie del mare si avvicinava alle soglie El Niño nel centro-est del Pacifico equatoriale, che rappresenta la zona di monitoraggio di riferimento. Queste anomalie crescenti sono alimentate da temperature elevate, superiori di oltre 6 °C rispetto alla media, sotto la superficie di tutto il Pacifico tropicale. Costituiscono un importante serbatoio di calore che contribuisce al riscaldamento osservato in superficie. L’Omm non utilizza l’espressione super El Niño, perché non fa parte delle classificazioni operative standardizzate.

L’ultimo report: cosa accadrà in 5 anni

Ma le previsioni su questo fenomeno arrivano dopo che, nei giorni scorsi, è stato pubblicato il nuovo report dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale sulle temperature medie globali annuali per il periodo 2026-2030. Secondo gli esperti saranno comprese tra 1,3 e 1,9 gradi al di sopra della media rispetto al periodo 1850-1900. C’è, inoltre, l’86% di probabilità che uno di questi 5 anni superi il 2024 come quello più caldo mai registrato. Il sorvegliato speciale è il 2027, che potrebbe rivelarsi particolarmente rovente proprio a causa dell’arrivo di El Niño. Il rapporto, prodotto dal Met Office del Regno Unito in qualità di centro di riferimento della Wmo, offre una sintesi delle previsioni fornite da 13 istituti di tutto il mondo. Tra questi, quattro Centri di Produzione Globale, cioè istituti meteorologici designati dalla Wmo per generare previsioni climatiche e meteorologiche su scala globale: il Centro di supercalcolo di Barcellona, il Centro canadese per la modellazione e l’analisi climatica, il Servizio meteorologico tedesco e il Met Office stesso. Il nuovo rapporto conferma le previsioni fornite da quello del 2025, che già indicava come il riscaldamento globale medio avrebbe superato i livelli preindustriali di oltre 1,5 gradi nei 5 anni seguenti. Gli ultimi dati indicano che c’è il 91% di probabilità, nei prossimi 5 anni, che la temperatura media globale superi temporaneamente di 1,5 gradi i livelli medi del periodo 1850-1900. Questo livello è stato superato anche nel 2024, quando la temperatura ha sorpassato quella soglia di 1,55 gradi. L’Artico continuerà a risentire in maniera particolarmente intensa del riscaldamento globale: nei prossimi 5 inverni dell’emisfero settentrionale, si prevede che le temperature artiche saranno di 2,8 gradi più alte di quelle medie, un valore 3,5 volte superiore rispetto a quello globale. Inoltre, il ghiaccio marino subirà un’ulteriore riduzione in particolare nel Mare di Barents tra Norvegia e Russia, nel Mare di Bering tra Alaska e Siberia, e in quello di Okhotsk tra Siberia e Giappone.

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Estrazione illegale di oro in Amazzonia: le miniere abusive hanno distrutto 100mila ettari di foreste protette in tre anni

Il contesto globale di crescente instabilità geopolitica ed economica alimenta la domanda internazionale di oro, facendo aumentare la pressione sulla foresta pluviale tropicale più grande del pianeta. In Amazzonia l’estrazione illegale continua ad avanzare: in tre anni le miniere abusive hanno distrutto 100mila ettari di foreste protette. Un fenomeno reso possibile da gravi falle normative e dall’assenza di un sistema di tracciabilità efficace. Tra il 2023 e il 2025, oltre 5mila ettari di foresta sono stati distrutti dall’estrazione di oro solo all’interno di terre indigene. È quanto emerge dal report di Greenpeace Brasile “Gold Laundering in the Amazon: Anatomy of a Fraud”, che documenta come il sistema dei permessi di Lavra Garimpeira, introdotto dal governo brasiliano per consentire l’attività mineraria artigianale, venga in realtà sfruttato per riciclare oro estratto illegalmente da terre indigene e aree protette, dove questa attività è vietata dalla legge. Complice il mercato internazionale, come mostra un’indagine della Polizia Federale brasiliana che, nel 2025, ha rivelato un giro miliardario di estrazione ed esportazione illegale di oro proveniente dall’Amazzonia. Pubblicata da Repórter Brasil e diffusa in esclusiva per l’Italia da Il Fatto Quotidiano, l’inchiesta ha ricostruito il percorso di parte di questo oro illegale fino al mercato internazionale, inclusa l’Italia.

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Field Expedition in the Kayapó Indigenous LandExpedição de campo na Terra Indígena Indígena Kayapó

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Flyover Exposes over 500 Illegal Mining Barges in the Madeira River, BrazilGreenpeace flagra mais de 500 balsas de garimpo em sobrevoo no Rio Madeira

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Overflight to Monitor Illegal Mining in Indigenous Lands in the AmazonSobrevoo de monitoramento de garimpo ilegal em Terras Indígenas na Amazônia

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Illegal Mining in Munduruku Indigenous Land in BrazilMineração ilegal na Terra Indígena Munduruku (Outubro, 2021)

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Illegal Mining in the Sete de Setembro Indigenous Land, BrazilGarimpo Ilegal na Terra Indígena Sete de Setembro

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Overflight to Monitor Illegal Mining in Indigenous Lands in the AmazonSobrevoo de monitoramento de garimpo ilegal em Terras Indígenas na Amazônia

Come l’oro illegale entra nelle catene globali

Dal 1985 al 2022, l’estrazione illegale di oro è aumentata del 1.100%, con attività concentrate per il 91% in Amazzonia. “L’assenza di controlli efficaci da parte dell’Agenzia nazionale mineraria brasiliana e l’esenzione dall’obbligo di una preventiva analisi geologica – denuncia il dossier – hanno creato un ‘punto cieco’ che impedisce di valutare correttamente l’impatto dell’attività estrattiva e facilita il riciclaggio dell’oro illegale”. Attraverso hub di commercio, raffinazione e consumo, l’oro illegale entra così nelle catene globali di approvvigionamento e può raggiungere mercati come Italia, Svizzera, Francia, Germania, Canada e Emirati Arabi. In questi Paesi, una volta immesso nel sistema, diventa estremamente difficile da tracciare. Solo nel 2024, dal Brasile sono state esportate oltre 61mila tonnellate d’oro per un valore superiore a 3,9 miliardi di dollari statunitensi verso mercati di tutto il mondo.

La sentenza della Corte Suprema e i limiti del sistema

In questo contesto, mentre una legge del 2013 stabiliva una ‘presunzione di legalità’ basata sulla semplice autodichiarazione del venditore, a marzo 2025, la Corte Suprema brasiliana (Supremo Tribunal Federal) ha dichiarato incostituzionale questo principio della presunzione di buona fede nell’acquisto dell’oro. Una sentenza storica che punta proprio a bloccare il riciclaggio dell’oro di provenienza illecita proveniente dall’Amazzonia. “La decisione rappresenta un passo importante, ma non sarà sufficiente senza un sistema di tracciabilità realmente efficace lungo tutta la filiera” spiega Martina Borghi della campagna Foreste di Greenpeace Italia. “Finché il Brasile non introdurrà controlli rigorosi – aggiunge – basati su dati geologici affidabili e verifiche indipendenti, l’oro estratto illegalmente continuerà a entrare nel mercato globale alimentando deforestazione, violazioni dei diritti umani e distruzione dei territori indigeni. Anche l’Unione Europea e i Paesi importatori devono fare la propria parte, introducendo regole più severe sulla tracciabilità dell’oro e impedendo l’ingresso nel mercato europeo di metallo legato alla distruzione dell’Amazzonia”.

Le miniere fantasma, un fenomeno fuori controllo

L’indagine rivela inoltre la persistenza di ‘miniere fantasma’: permessi minerari attivi solo sulla carta, privi di attività coerente con i dati satellitari o con le verifiche sul campo, che funzionano come copertura legale per introdurre oro proveniente da altre aree, inclusi territori indigeni e zone protette. E i dati sono allarmanti: complessivamente, il 94% dei processi minerari analizzati da Greenpeace tra il 2018 e il 2026 è stato classificato come ‘miniera fantasma’ oppure operazione industriale incompatibile con il regime previsto per l’estrazione artigianale.

Gli impatti sociali e le terre indigene

L’estrazione illegale di oro ha anche gravi impatti sociali, che colpiscono in modo particolare le popolazioni indigene, con un aumento di violenze, sfruttamento economico e deterioramento delle condizioni di vita, soprattutto per le donne. Anche la contaminazione da mercurio rappresenta una minaccia: uno studio della Fundação Oswaldo Cruz nelle terre indigene del Popolo Munduruku ha rilevato che il 98,5% delle donne in gravidanza sottoposte ad analisi presentava livelli di mercurio superiori alla soglia di sicurezza, evidenziando un grave rischio per la salute riproduttiva e le generazioni future. Per contrastare efficacemente l’estrazione illegale di oro in Amazzonia, Greenpeace ritiene fondamentale rafforzare le misure normative e amministrative contro il riciclaggio, promuovendo al tempo stesso un processo di riconversione economica della regione e sostenendo attività compatibili con la foresta, che siano rispettose dei diritti umani e capaci di contrastare la povertà.

Fotocredits: Greenpeace Brasile

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New book offers tips to translate climate science into political gains

At a time when climate politics in the United States and globally remain deeply polarized, Will Hackman, a climate advocate and political operative, argues that the climate movement needs a new language — one rooted less in doom, guilt and abstract planetary crisis, and more in people’s everyday lives, health, safety, costs and communities. In his new book, Radically Reframing Climate Change: A Guide to Saving Ourselves, he makes the case that climate advocates have too often spoken to those who already agree with them, while failing to reach people who may be cautious, doubtful or simply disconnected from the issue. The challenge, he says, is not only scientific or technological. It is political, cultural and communicative. In the United States, climate change remains politically polarized, with surveys showing that Republicans are less likely than Democrats to view it as an urgent threat, making climate messaging particularly challenging across ideological divides. Mongabay spoke with Hackman over video call about climate messaging, grassroots activism, fossil fuels, political polarization, and why he believes the climate movement must rebuild, creating a broader and more hopeful constituency. Mongabay: You write in your book that much of climate messaging has been framed around fear, guilt and apocalypse. Is that still the right way to talk about climate change? Will Hackman: I think the nature-based messages — polar bears, melting glaciers, “there is no planet B,” “save the planet,” “world on fire” — work for people who already care about climate change. But they do not…This article was originally published on Mongabay

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As African cities heat up, a new book argues trees are part of the solution

A newly released book documenting urban forestry efforts across Africa argues that trees and green spaces are no longer a luxury for African cities, but a critical response to climate change, biodiversity loss, and urban inequality. Published by Johannesburg City Parks and Zoo (JCPZ), Urban Forests and Green Spaces in Africa: Case Studies and Lessons from Across the Continent brings together 34 case studies from 14 African countries, covering everything from restoring biodiversity around wetlands in Rwanda’s capital Kigali, creating Miyawaki forests (forests with native trees planted closely together) in Kenya’s capital Nairobi, greening heat-stressed neighborhoods in Zimbabwe’s capital Harare, transplanting baobabs in Senegal to rehabilitating degraded urban land in South Africa. Hot days, hot nights, and heatwaves have become more frequent across Africa, concludes the Sixth Assessment Report of the Intergovernmental Panel on Climate Change, the world’s most authoritative scientific assessment on climate change. The report also finds that coastal cities are vulnerable to floods related to rainfall events and sea level rise. Palm-lined trees provide near-continuous canopy cover along a boulevard in Bahir Dar, the capital of Ethiopia’s Amhara region. The book notes that canopy closure along some of the city’s main streets approaches 100%, making Bahir Dar one of the most heavily treed urban centers in Africa. Image courtesy of Cathy Watson/CIFOR-ICRAF. As African cities experience rising temperatures, worsening floods, biodiversity loss, and rapid urbanization, the book argues that urban forests and green infrastructure are essential tools for climate resilience. Beyond storing carbon, trees and green spaces…This article was originally published on Mongabay

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The Judaism-Zionism Bifurcation (Part 2): Tikkun Olam: Fixing the World, But for What, for Whom?, by Ilana Mercer

©2026 By ilana mercer Contra classical natural law theory, my own religious order, Judaism in its popular rendering has always appeared to me quite sectarian. The faith to which I was born frequently seemed a we-only litany, more about Jews and for Jews than about the world, or for the good of the world. For...
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America is Profiteering on the Coffins of Innocent Iranians

The ongoing war in the Middle East has seen American defense companies making gargantuan profits; these profits, however, come at the cost of the blood of hundreds of thousands of Iranians who have become the victims of American and Israeli aggression. War is said to be good for business. This, perhaps, can’t be any truer […]
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Comparativa de cafeteras superautomáticas 2026: los modelos más rápidos, eficientes y con mayor variedad de recetas

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Tener una cafetera superautomática en casa se ha convertido en una de las mejores formas de disfrutar de un café de calidad sin complicaciones. Estos modelos permiten preparar desde un espresso intenso hasta cappuccinos cremosos con solo pulsar un botón, moliendo el café al instante para conseguir un aroma y un sabor mucho más auténticos en cada taza.

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The Fallout of Israel and America’s Illegal War against Iran on India and the World

The appeals made by the Prime Minister of India to the populace of the country are part of global mitigation measures announced by different countries in the aftermath of Israel and America’s ill-conceived and illegal war against Iran, and the destruction it has wrought on India and the world. Use public transport as much as […]
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Lena Dunham, the millennial icon who changed the way the body and sex are portrayed

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In the world of television, Girls marked a before and after when it premiered in 2012. If Sex and the City, which debuted 14 years earlier, reminded women of their power and their right to have fun and take control of their lives, Girls — the quintessential millennial series, written, directed, and starring Lena Dunham — delved much deeper into the realities of everyday life, far less glamorous for ordinary people.

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Ecocide: Israel and America’s War on the Environment in the Middle East

The ongoing war in the Middle East has seen America and Israel indulge not just in gross violations of human rights but also in wanton violations of the rights of Mother Nature. In the annals of international law, an area that is rapidly gaining traction among countries is environmental law. Environmental law states that conservation […]
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