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Mondiali, quando Infantino chiedeva di avere fiducia in Trump: “Tutti saranno i benvenuti negli Usa”. Ecco le sue promesse tradite

10 June 2026 at 12:10

Adesso che i problemi sono esplosi, la FIFA alza le mani. Dopo il caso dell’arbitro somalo Omar Abdulkadir Artan, respinto all’ingresso negli Stati Uniti nonostante fosse stato designato per il Mondiale, e dopo le difficoltà denunciate da giornalisti e tifosi provenienti da diversi Paesi, la linea ufficiale è diventata improvvisamente prudente: “La FIFA non è coinvolta nelle procedure di immigrazione del Paese ospitante”, ha dichiarato un portavoce della federazione internazionale. Una posizione che però smentisce seccamente anni di promesse e rassicurazioni firmate Gianni Infantino.

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La figuraccia di Infantino è stata smascherata da un durissimo articolo firmato da Adam Crafton su The Athletic. Il presidente della FIFA ha trascorso gli ultimi anni garantendo pubblicamente che i Mondiali del 2026 sarebbero stati aperti a tutti, minimizzando le preoccupazioni sui visti e sui possibili effetti delle politiche migratorie dell’amministrazione Trump. Già il 10 marzo 2025, in un’intervista al quotidiano spagnolo As, Infantino definiva il torneo una “festa” e lasciava intendere che le questioni legate ai visti sarebbero state risolte. Pochi mesi dopo, il 24 giugno 2025, di fronte alle crescenti preoccupazioni per il caso Iran, inserito tra i Paesi colpiti dalle restrizioni statunitensi, Infantino minimizzava il tutto, silenziando anche i timori emersi all’interno della FIFA.

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Il messaggio pubblico di Infantino non è mai cambiato. Il 31 agosto 2025, durante un incontro con i media africani a Nairobi, dichiarava: “Tutti saranno i benvenuti in Canada, Messico e Stati Uniti per la Coppa del Mondo FIFA del prossimo anno”. Nello stesso intervento assicurava che “questo processo sarà agevole e garantirà che coloro che si qualificheranno potranno venire con i loro tifosi”. Parole ribadite più volte. Sempre il 31 agosto, il numero uno della FIFA sosteneva che esistesse “l’impegno del governo degli Stati Uniti a garantire che il processo sia agevole, in modo che i tifosi di tutto il mondo siano i benvenuti”.

Anche il 17 novembre 2025, alla Casa Bianca, durante la presentazione del sistema FIFA PASS insieme a Donald Trump e al segretario di Stato Marco Rubio, Infantino parlava degli Stati Uniti come di un Paese pronto ad accogliere il mondo: “L’America dà il benvenuto al mondo. Abbiamo sempre detto che questa sarà la Coppa del Mondo più grande e inclusiva della storia”.

Eppure oggi la FIFA sostiene di non avere alcun ruolo nelle decisioni prese dalle autorità americane. La contraddizione appare ancora più evidente se si osserva il rapporto costruito da Infantino con Trump negli ultimi anni. The Athletic ricorda come il presidente della FIFA sia stato uno degli ospiti più assidui della Casa Bianca, abbia partecipato a eventi politici vicini al movimento MAGA, abbia aperto un ufficio FIFA nella Trump Tower di New York e abbia spesso esibito pubblicamente la propria vicinanza al presidente americano.

Una strategia che sembrava garantire alla FIFA un canale privilegiato con Washington. Oggi, però, quel rapporto speciale non sembra aver prodotto i risultati promessi. I problemi sui visti restano, le restrizioni colpiscono cittadini di Paesi qualificati ai Mondiali e perfino un arbitro FIFA è stato respinto alla frontiera.

Per anni Infantino ha chiesto al mondo di fidarsi delle sue rassicurazioni. Ora che emergono le conseguenze delle politiche migratorie statunitensi, la FIFA sostiene di non poter fare nulla. Ma sono proprio le dichiarazioni del suo presidente, pronunciate negli ultimi due anni, a dimostrare il suo fallimento.

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Mondiali al via, la Fifa si ritrova con oltre 180mila posti vuoti negli stadi: tra prezzi folli, polemiche e disinteresse

10 June 2026 at 11:10

Tutti i timori relativi ai Mondiali americani si stanno trasformando tristemente in realtà. I visti negati per l’ingresso negli Stati Uniti, ai tifosi ma perfino a un arbitro. Le tensioni diplomatiche a livello mondiale. Gli scontri e la violenza in Messico. Ora anche lo spauracchio degli stadi semi-vuoti, a causa del folle prezzo dei biglietti che viene denunciato da mesi. Il calcio di inizio della Coppa del Mondo è ormai dietro l’angolo e la Fifa si ritrova a dover gestire migliaia di posti vuoti sugli spalti. Sono infatti oltre 180mila i biglietti finiti sul mercato della rivendita. I prezzi – riporta il Financial Times – si mantengono ancora elevati, anche se nell’ultimo mese sono scesi del 20%.

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Sul portale di rivendita della Fifa sono a disposizione 176mila biglietti per la fase a gironi iniziale della competizione. A questi si aggiungono 16mila biglietti per le partite dell’Iran che risultano invenduti, nonostante i prezzi ridotti. Teheran ha denunciato in tal senso che è stati privata della possibilità di gestire il proprio pacchetto di biglietti. Ma perfino gli Stati Uniti faticano a vendere i biglietti: sul portale di rivendita sono ancora disponibili 4.400 biglietti per la partita d’esordio della squadra contro il Paraguay. Nonostante i forti sconti, il prezzo medio dei biglietti offerti supera ancora gli 800 dollari. Il posto standard più economico disponibile sul mercato, invece, ha un prezzo di 138 dollari.

Oltre a quelli destinati alla rivendita, la Fifa continua a offrire circa 15.000 biglietti per le partite della fase a gironi. I biglietti popolari a 60 dollari, promessi da Gianni Infantino, non si sono praticamente mai visti, andati esauriti subito nella prima lotteria, al punto che qualcuno ha cominciato a dubitare che siano mai esistiti, o comunque su quanti ne siano stati messi realmente in vendita. La Fifa ha sbandierato oltre 500 milioni richieste di biglietti su quasi 7 milioni di posti disponibili, ma al momento rischi dei buchi enormi in molti stadi: evidente che la domanda spropositata ha interessato soprattutto le partite delle nazionali più attese e quelle ad eliminazione diretta, molto meno i match dei gironi con nazionali di secondo piano.

C’è anche la grana dei biglietti quindi a rovinare questa vigilia dei Mondiali, una delle più tristi di sempre. Allo Stadio Azteca domani si terrà la cerimonia di apertura con la partita MessicoSudafrica, preceduta da una cerimonia musicale, il tutto trasmesso in mondovisione. In Messico intanto ieri migliaia di manifestanti, che chiedevano aumenti salariali e l’abrogazione di una legge sulle pensioni, hanno bloccato brevemente l’ingresso principale dell’iconico stadio, che ospiterà la partita inaugurale per la terza volta dopo il 1970 e il 1986.

Da lunedì, le tensioni sono aumentate a causa della rigida politica statunitense in materia di immigrazione, mettendo in imbarazzo la Fifa e Infantino. L’episodio più eclatante riguarda l’arbitro somalo Omar Artan, respinto sabato dalla polizia di frontiera statunitense al suo arrivo a Miami, in Florida, da Istanbul. Non solo: nel contesto instabile della guerra scoppiata in Medio Oriente in seguito all’offensiva israelo-americana contro l’Iran del 28 febbraio, la nazionale iraniana continua la sua preparazione, seppur con difficoltà, nel suo campo base messicano a Tijuana. Tuttavia, a diverse persone che li accompagnano la Nazionale è stato negato il visto per gli Usa, tra cui il presidente della Federazione calcistica iraniana, Mehdi Taj. Inoltre, i tifosi potrebbero subire le conseguenze delle continue tensioni geopolitiche, poiché la Federazione calcistica iraniana ha accusato gli Stati Uniti di aver revocato l’assegnazione dei biglietti per i Mondiali, in violazione dei regolamenti Fifa che assegnano i biglietti a ciascuna nazione per le proprie partite.

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